Regali di Natale: i 12 + 12 punti memorabili del 2018 WTA – Ubitennis

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Regali di Natale: i 12 + 12 punti memorabili del 2018 WTA

Due dozzine di punti speciali, selezionati tra i migliori giocati nel 2018: la stagione che ha visto l’uscita di scena della “regina” degli Hot Shots, Agnieszka Radwanska

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Agnieszka Radwanska

Ultimo articolo dell’anno, dedicato ai migliori punti del 2018. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è al limite, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti sono sostanzialmente tre: le diverse raccolte che si trovano su Youtube (o similari), gli “Hot Shots” di WTA e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Riguardo a quest’ultima fonte: purtroppo non sempre riesco poi a recuperare immagini su Internet, specie quando si tratta di Slam: la copertura totale non è evidentemente possibile. Quindi qualche lacuna è inevitabile. In più quest’anno a mio avviso le scelte WTA hanno lasciato a desiderare; per esempio, per il sito ufficiale (che non fa differenza tra colpi e scambi, e non include gli Slam), questo è stato votato come “Shot of the Year”:

 

Sicuramente un bel punto, ma non mi pare tale da meritare il titolo del 2018; a mio avviso la stessa Halep ha fatto di meglio in stagione. In realtà penso che da questo esito emerga il problema delle valutazioni basate su votazioni on line, in cui spesso conta più la popolarità della giocatrice rispetto al giudizio sul punto considerato in sé e per sé, indipendentemente da chi lo ha effettuato.

Comunque WTA ha fatto peggio dei suoi stessi votanti nel momento in cui ha scelto questo colpo come il migliore della giornata in cui a Miami si disputavano tutti i quarti di finale:

Povera Collins, in quel torneo ha giocato il tennis della vita e si ritrova immortalata per un servizio qualsiasi, che ha l’unico merito di essere quello del match point.
Ma dopo aver distribuito rimproveri a tutti, è arrivato il momento di prendere la mia parte di critiche. Ecco le scelte per il 2018. Come detto, due categorie: colpi e scambi. Cominciamo con i colpi.

A pagina 2: I colpi dal numero 12 al numero 7

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Australian Open donne: generazioni a confronto

Nel primo Slam della stagione si presentano con serie possibilità di vittoria tre diverse generazioni di tenniste

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Caroline Wozniacki dopo la vittoria agli Australian Open 2018

Sono passate appena due settimane di tennis giocato e sta per cominciare il primo Slam. A mio avviso sarebbe meglio un approccio al Major meno repentino, ma questo è il calendario e con questo dobbiamo misurarci: è già il momento di ragionare sui prossimi Australian Open.

Il primo tema è quasi obbligato: dopo otto Slam in cui abbiamo avuto otto vincitrici differenti, la lista si allungherà con un nome ancora diverso? Oppure arriverà un bis che interromperà la serie? Ecco chi si è affermata a partire dagli Australian Open 2017: Serena Williams, Ostapenko, Muguruza, Stephens; e poi nel 2018: Wozniacki, Halep, Kerber, Osaka. Allo stato attuale è possibile che una di queste otto si ripeta, ma non sarebbe certo un evento incredibile se vincesse, per esempio, Sabalenka, oppure Pliskova, o Svitolina. Questo a dimostrazione di quanto equilibrio ci sia oggi nel tennis femminile, in cui sempre più tenniste sono in grado di giocare bene e mettere in difficoltà le prime del ranking, che non svettano più distaccate e irraggiungibili.

Il secondo tema, non meno interessante, è la presenza tra le favorite di più generazioni di tenniste. Un ventaglio amplissimo: dai 37 anni (e oltre) delle sorelle Williams, che hanno cominciato a giocare nel secolo scorso, si arriva alle giovanissime come Ostapenko e Osaka, che a 20 anni hanno dimostrato di sapere già vincere Slam. Fra questi due estremi le giocatrici nell’età di mezzo, da Halep a Kerber: la generazione al momento più solida in termini di continuità e che per questo occupa le prime tre posizioni del ranking.

 

Penso che il 2019 sarà forse l’ultimo (o il penultimo) anno a offrire questa straordinaria varietà generazionale: ho la sensazione infatti che nel prossimo biennio le nuove leve potrebbero prendere la leadership del movimento, producendo un profondo ricambio ai vertici. Ma questo è un discorso da approfondire in altre occasioni; torniamo agli Australian Open per valutare la condizione delle prime 16 teste di serie.

16. Serena Williams
Aus Open 2018: Assente
Miglior risultato in carriera: Vittoria (2003, 2005, 2007, 2009, 2010, 2015, 2017)
Sette volte vincitrice in passato del torneo (sei volte negli anni dispari, come il 2019…), nel 2018 Serena non lo ha giocato per maternità. Quest’anno ha scelto di prepararsi allo Slam disputando la Hopman Cup: tre impegni vinti contro Sakkari (numero 41 del ranking), Bencic (54) e Boulter (97). Indicazioni utili? Fino a un certo punto; senza andare troppo indietro nel tempo, l’apertura di stagione di Williams non sempre ha dato segnali poi confermati nello Slam.
Per esempio nel 2017 prima di dominare il torneo (conquistato con sette partite vinte nettamente, 14 set a zero), Williams aveva addirittura perso ad Auckland da Madison Brengle (numero 72 del ranking). Nel 2016 si era ritirata dalla Hopman Cup per problemi fisici ed è poi stata comunque capace di arrivare in finale (l’unica persa in carriera a Melbourne, contro Angelique Kerber). Invece nel 2014 aveva vinto a Brisbane ma era poi stata eliminata da Ana Ivanovic al quarto turno. Insomma quanto visto a Perth ci può indicare solo fino a un certo punto la situazione di Serena. Resta comunque il fatto che nelle ultime tre partecipazioni allo Slam australiano ha sempre raggiunto la finale, vincendola due volte.

15. Ashleigh Barty
Aus Open 2018: 3T, sconfitta da Naomi Osaka
Miglior risultato: 3T (2017, 2018)
Come Serena, anche Barty ha cominciato la stagione con la Hopman Cup, dove ha sconfitto Cornet e Muguruza, ma perso da Kerber. Per Barty è lo Slam di casa: avrà sicuramente l’appoggio del pubblico, ma anche una maggiore pressione, visto che è la numero uno fra le australiane. L’anno scorso aveva giocato davvero bene, malgrado il tabellone molto duro: vittoria al primo turno contro Sabalenka e al secondo contro Giorgi. L’aveva fermata al terzo turno una Osaka ispiratissima, con un servizio quasi incontenibile. Allora quella sconfitta poteva sembrare un passo falso, ma quale fosse il potenziale di Naomi nei momenti di forma l’abbiamo poi scoperto a Indian Wells e US Open. Per Ashleigh arriveranno in settimana gli ultimi elementi necessari per definire il suo Major: i risultati di Sydney (per il momento ha superato il primo turno contro Ostapenko) e il sorteggio del tabellone. A quel punto si potranno valutare in pieno le sue possibilità.

14. Julia Goerges
Aus Open 2018: 2T, sconfitta da Alizè Cornet
Miglior risultato: 4T (2012, 2013, 2015)
L’anno scorso Goerges era stata una delle delusioni dello Slam australiano: reduce da una settimana di tennis eccezionale ad Auckland (dove aveva vinto il torneo sconfiggendo Wozniacki), non era stata capace di confermarsi, perdendo al secondo turno da Alizè Cornet. Quest’anno Julia ha di nuovo vinto ad Auckland, anche se forse non ha raggiunto il livello di gioco mostrato lo scorso anno. Ma una vittoria è una vittoria, e quindi si può dire che sia pronta per l’impegno che conta di più. Ora è chiamata a mostrare di saper giocare bene negli Slam come nei tornei minori: le è già accaduto a Wimbledon 2018 (semifinale) ma non agli US Open (secondo turno).

13. Anastasija Sevastova
Aus Open 2018: 2T, sconfitta da Maria Sharapova
Miglior risultato: 4T (2011)
Sevastova ha deciso di preparare lo Slam disputando i due tornei più importanti in calendario, cioè i Premier di Brisbane e Sydney. A Brisbane ha perso da Noami Osaka, un risultato che non si può considerare negativo, visto che stiamo parlando della numero 4 del mondo, per di più in buona giornata. Più preoccupante la sconfitta all’esordio di Sydney contro Bacsinszky, entrata in tabellone grazie al ranking protetto.
In carriera, dopo la pausa di tre anni, Sevastova è tornata a giocare gli Australian Open nel 2016 e non è mai andata oltre il terzo turno. Va detto però che nelle ultime tre edizioni ha perso solo da campionesse Slam, fra l’altro tutte dotate di un tennis molto potente come Ivanovic, Muguruza e Sharapova. Ma è anche vero che per il momento a Melbourne non sembra essere stata in grado di offrire lo stesso livello di gioco mostrato nell’altro Slam sul cemento, gli US Open (dove vanta una semifinale nel 2018).

a pagina 2: Le teste di serie dalla 12 alla 7

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WTA, chi migliorerà nel 2019?

Anno nuovo e nuova stagione WTA: da CoCo Vandeweghe ad Aryna Sabalenka, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica rispetto al 2018

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Aryna Sabalenka

Esattamente dodici mesi fa, in apertura di 2018, avevo preparato un articolo che provava a individuare alcune giocatrici che sarebbero migliorate nell’arco della stagione. Nato in modo del tutto estemporaneo, avevo scritto l’articolo senza immaginare che si sarebbe potuto trasformare in una specie di tradizione. Ho riflettuto se ripetere o no l’esperienza, e alla fine ho deciso di riprovarci.

Lo farò con le stesse regole: punto di riferimento la classifica relativa alla prima settimana di tennis giocato (31 dicembre 2018), e scelta delle giocatrici riservata alle prime 100 del ranking. Limite deciso per non allargare a dismisura il campo di riferimento, anche se questo vincolo mi impedisce di tenere conto di alcuni nomi che mi hanno colpito nel 2018 come, per esempio, Karolina Muchova (oggi 144 in classifica) o Iga Swiatek (186). Questo vieta però anche l’indicazione un po’ troppo “furba” di giocatrici forti uscite dalla Top 100 per infortunio, che molto probabilmente sono destinate a rientrare una volta tornate sane; del resto non è certo questo il senso dell’articolo.

Quest’anno ho individuato 14 nomi. Alcune scelte mi convincono di più, altre mi sembrano più rischiose. Ci sono state poi le rinunce in extremis, perché i dubbi sono stati troppi. Ultime “scartate” sono state Jelena Ostapenko e Maria Sharapova. Ostapenko (oggi numero 22) non mi convince per i frequenti cambi di coach, che potrebbero rendere più arduo il recupero della migliore stabilità tecnica e mentale. Magari in stagione troverà l’equilibrio, ma al momento non ne sono del tutto certo.
Sharapova invece da quando è rientrata dopo la sospensione non è mai riuscita a giocare con la necessaria costanza a causa di continui acciacchi fisici. Ricordo che Maria ha rinunciato alla trasferta asiatica, e ha disputato l’ultimo match agli US Open. La giocatrice di Roma 2018 naturalmente vale più della posizione numero 29, ma la classifica si costruisce con la salute e la continuità; aspetti che troppo spesso hanno fatto difetto all’ultima Sharapova. Ecco dunque le scelte:

 

CoCo Vandeweghe
ranking attuale: n° 100
Il 2018 di Vandeweghe è stato disastroso, almeno per quanto riguarda il singolare (in doppio ha vinto gli US Open in coppia con Ashleigh Barty). Un calo repentino e sorprendente dopo l’eccezionale 2017 che le aveva permesso di raggiungere due semifinali Slam (Australian e US Open). Qualcuno dirà che sono stati exploit irripetibili, ma ricordo che in questo caso non si tratta di scommettere su un suo ritorno in Top 10 (numero 9 nel gennaio 2018), quando piuttosto su un rientro in zone di classifica più consone alle sue potenzialità. Alla posizione numero 100 mi sembra sottostimata, e quindi le do fiducia.

Amanda Anisimova
ranking attuale: n° 96
Lo scorso anno si sono messe in luce tre giocatrici nate nel 2001: Danilovic, Potapova, Anisimova. Rispetto alle coetanee Anisimova parte da un ranking costruito in pochi mesi, visto che si è seriamente infortunata a Miami (frattura alla caviglia destra), rimanendo ferma da marzo sino alla fine di luglio. Anche se è sempre un po’ più incerto il rendimento delle giovanissime, che tendono a essere più altalenanti delle giocatrici mature, penso che il livello di gioco mostrato da Anisimova sia ben superiore al suo attuale ranking. E senza contrattempi mi aspetto anche qualche exploit significativo, perché Amanda possiede il cosiddetto “big game”, il tipo di tennis adatto a non subire alcuna avversaria, quelle di prima fascia incluse.

Kristyna Pliskova
ranking attuale: n° 94
La gemella Pliskova mancina aveva cominciato la stagione da numero 61 e l’avevo selezionata nell’articolo 2018 per una possibile posizione in Top 50. Errore totale: è invece regredita di oltre trenta posti. Malgrado abbia una volta di più confermato di avere grandi problemi a chiudere i match, ho deciso di riprovarci. Per due ragioni: perché il 94mo posto è un piazzamento più semplice da migliorare; e perché in carriera è già stata in grado di spingersi fino al numero 35 (luglio 2017).

Anastasia Potapova
ranking attuale: n° 93
Come Anisimova, anche Potapova è un’altra teenager del 2001 in rampa di lancio. Baby prodigio (finalista all’ Orange Bowl under 12), seguitissima sin da bambina, un po’ come accade oggi a Cory Gauff, Anastasia a 15 anni ha vinto Wimbledon junior e raggiunto il numero 1 nel ranking. Oggi sta inserendosi piuttosto rapidamente anche fra le adulte. Credo possa crescere ancora, anche se a lungo termine penso che forse Anisimova abbia qualcosa di più per affermarsi in WTA. Intanto sarà interessante scoprire come andranno in questo 2019, e chi terminerà la stagione più avanti in classifica.

Margarita Gasparyan
ranking attuale: n° 92
Gasparyan lo scorso anno è tornata a giocare dopo un calvario fisico al ginocchio sinistro che l’ha tenuta ferma per quasi due stagioni, tanto da farla uscire dalle classifiche WTA. Unica under 25 di alto livello con il rovescio a una mano (è nata il primo settembre 1994), già capace di entrare in Top 50 tre anni fa (numero 41 nel febbraio 2016), per me Margarita ha tutte le potenzialità per rimanere stabilmente fra le prime cinquanta del mondo, a patto di stare bene fisicamente. Il 2019 è purtroppo cominciato con un forfait ad Auckland e la motivazione è poco rassicurante: “Left leg injury”. Speriamo sia solo una decisione precauzionale. In ogni caso dopo tutto quello che ha passato negli ultimi anni farò il tifo per lei, perché credo che una giocatrice con il suo talento si meriti qualche stagione positiva, con soddisfazioni che la ripaghino delle troppe sfortune subite.

a pagina 2: Le giocatrici fino alla posizione 40

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Border line: cinque clamorosi casi arbitrali dal circuito WTA 2018

Gli episodi che hanno coinvolto arbitri e giocatrici nelle valutazioni più controverse e sorprendenti dell’anno

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La giudice di sedia Marija Cicak

La stagione 2018 ha offerto alcuni episodi arbitrali che hanno fatto discutere, e uno, quello di Serena Williams agli US Open, ha superato i confini dello sport e gli aspetti strettamente tecnici per diventare materia di dibattito sociale e di costume.

Fra tutti i casi che si sono verificati in WTA, grandi e piccoli, ne ho scelti cinque: quelli che secondo me meritavano una riflessione anche a distanza di tempo, per ragioni in parte differenti e in parte comuni.

Oltre il campo da tennis
Per una strana ricorrenza del destino, sembra che Serena Williams debba vivere tutte le controversie arbitrali più importanti della carriera sui campi degli US Open. In ordine di tempo:

 

2004, quarti di finale contro Jennifer Capriati. Nel set conclusivo Williams subisce quattro evidenti chiamate contrarie (tre suoi colpi atterrati in campo giudicati invece fuori, più un doppio fallo di Capriati non rilevato). Serena finisce per perdere sul filo di lana, e quei punti mal giudicati sembrano un peso inaccettabile che ha orientato la partita. La storia del tennis ha identificato in questo match, con i suoi errori in serie, il motore decisivo che ha portato all’introduzione dell’Hawk-Eye nei tornei di tutto il mondo.

2009, semifinale contro Kim Clijsters. Sul 4-6, 5-6, 30 pari, a Williams viene chiamato un fallo di piede sulla seconda di servizio. Punto perso: 30-40. Serena non la prende bene: si rivolge alla giudice di linea che le ha chiamato l’infrazione: “Ti ficco questa f*** pallina giù per la f*** gola””. Questo le comporta un penalty point che significa sconfitta, visto che si era arrivati al match point.

2011, finale contro Samantha Stosur. L’arbitro giudica a favore di Stosur uno scambio vinto da Williams, ritenendo che Serena abbia commesso “hindrance” (disturbo durante lo scambio, provocato da una esultanza anticipata). Serena protesta a lungo con la giudice di sedia per questa decisione. Stosur vincerà il match in due set.

2018, finale contro Naomi Osaka del settembre scorso. Vicenda articolata, visto che in campo si è sviluppata in più fasi, con attriti crescenti fra Williams e il giudice arbitro, il portoghese Carlos Ramos. Serena perde il primo set per 2-6. Nel secondo set l’arbitro interviene con tre sanzioni.

Fase 1: un primo warning per coaching sul 6-2, 0-1 40-15 Osaka. Williams è offesa dalla sanzione (che ancora non comporta penalità di punteggio) e dice all’arbitro, fra le altre cose: “Non ho mai avuto coaching e non imbroglio per vincere, voglio che tu lo sappia”. Sappiamo che il suo allenatore Patrick Mouratoglou ha ammesso di avere dato indicazioni dalla tribuna. Questo dà sostegno alla decisione dell’arbitro, ma non smentisce Serena, che potrebbe non avere mai richiesto, e perfino nemmeno visto, le indicazioni del suo angolo. La colpa non è sua ma di Mouratoglou: solo che in questi casi il regolamento prevede che la responsabilità del coach ricada sul giocatore in campo.

Fase 2: Williams si porta avanti di un break, ma nel game successivo Osaka ottiene il controbreak immediato, anche grazie a due doppi falli di Serena, che rompe la racchetta al momento del servizio perso (3-2). Sanzione automatica (tutti gli arbitri la infliggono, senza eccezioni). Il nuovo warning si somma al primo e comporta la perdita di un quindici.

Fase 3: Williams continua a lamentarsi durante i cambi campo; sul 4-3 per Osaka l’arbitro decide una nuova sanzione, probabilmente per le parole “You are a liar and you stole a point from me! You’re a thief!” (“Sei un bugiardo e mi hai rubato un punto! Sei un ladro!”). Terzo warning, che comporta la perdita di un game. Infatti Osaka salirà da 4-3 a 5-3 senza giocare il proprio turno di servizio. Ci sarà tempo per disputare ancora due game: uno vinto da Serena per il 4-5 e uno da Osaka per il definitivo 6-2, 6-4. Il torneo femminile si chiude qui, ma iniziano le discussioni e le polemiche.

Dal momento che Mouratoglou ha riconosciuto di avere dato indicazioni dalla tribuna, la diatriba non è tanto sulla interpretazione dei fatti da parte di Carlos Ramos, ma sulla entità delle sanzioni in proporzione ai fatti. Corrette o fuori misura? Serena in conferenza stampa ha sostenuto che se al suo posto ci fosse stato un giocatore maschio l’arbitro avrebbe sanzionato in modo meno severo. Ha ragione?

Ho titolato questo capitolo “Oltre il campo da tennis” per due motivi. Perché tutto è partito non dal campo ma dalle tribune: dal gesto di Mouratoglou che voleva suggerire un cambiamento tattico. E perché poi, come detto, la discussione ha assunto dimensioni che hanno travalicato i normali confini della disciplina. E così abbiamo assistito a interpretazioni della vicenda da parte di persone senza alcuna competenza: valutazioni del tutto ignare delle regole del gioco. Solo per dare una idea: in pochi hanno dato prova di sapere quando nel tennis femminile il coaching è consentito e quando no, e in quali forme. Non solo: in diversi casi la vicenda è diventata il pretesto per esibirsi con toni assolutamente esagerati, quasi si aspettasse un caso del genere (e di genere) per sfogare il livore represso, che è esploso in forme eccessive e smodate.

Cosa si può dire oggi, a mente fredda? Personalmente rivendico il diritto di non appiattirmi su nessuno dei due fronti. Penso cioè che nella società in generale, e in alcuni casi anche nel tennis, esistano comportamenti discriminatori verso le donne. Ma penso che, in questo caso, Serena abbia avuto torto a evocarli. Non mi sono mai reso conto che nel tennis gli arbitri avessero un pregiudizio di genere nei confronti delle giocatrici donne. Però il fatto che io (o altri) non abbia avuto questa percezione conta ben poco. In realtà non disponiamo di elementi oggettivi per pronunciare una parola risolutiva.

Tra tutti i pareri espressi, gli articoli scritti, i servizi andati in onda, che io sappia solo il New York Times ha provato a fare qualche passo avanti, con un articolo di Christopher Clarey che presenta per esteso il numero di sanzioni subite da uomini e donne negli ultimi 20 anni di Slam. Da questi dati risulta che le donne ricevono meno sanzioni (in totale 535 a 1517), anche tenendo conto che negli Slam stanno in campo meno (non giocano tre set su cinque). Eccezione: proprio le violazioni per coaching, che sono più frequenti (152 a 87). Ma visto che non è possibile verificare quali comportamenti hanno provocato le sanzioni, possiamo ritenere i numeri interessanti, ma non sufficienti per dirimere la controversia.

Allo stato attuale direi che le possibilità sono due. O si ritiene la vicenda chiusa in questo modo, e ognuno rimane della propria opinione. Oppure si pensa che occorra considerare più a fondo l’accusa di Serena, e allora bisognerebbe ricostruire una casistica che permetta di valutare quanto accaduto in passato sulla base di fatti e numeri. Ma una decisione del genere la possono prendere solo gli organi che governano il tennis, cioè federazioni e componenti arbitrali. Gli unici che, realisticamente, hanno gli strumenti per approfondire il tema.

a pagina 2: Due volte Radwanska: Melbourne e Doha

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