Australian Open, un Nadal mostruoso: “Aggressivo sì, ma non sono Roger Federer”

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Australian Open, un Nadal mostruoso: “Aggressivo sì, ma non sono Roger Federer”

Le risposte di Rafa confermano la sua straordinaria intelligenza. “Ogni colpo che tiro ha l’obiettivo di far male al mio avversario. Chi dice che non sono aggressivo non capisce niente”

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Spazio sponsorizzato da Barilla

Will Djokovic join Nadal in the men’s final? [VIDEO]

Se vi dico che non avevo mai visto Rafa Nadal giocare in questo modo sul cemento, mi dovete credere. Certamente mi crederebbe Tsitsipas che è venuto in conferenza stampa con l’aria del cane bastonato. Si era illuso di poter far partita pari, magari di vincere, e invece ha fatto solo sei game. Nel primo set ha conquistato solo tre punti sul servizio di Rafa, nel secondo quattro, ed è arrivato per la prima volta a 40, e a palla break, sul 6-2 6-4 5-0 per Rafa.

 

“Non riesco a spiegarmi cosa sia successo. Non ho idea. Non sono mai stato vicino a conquistar qualcosa, ho fatto solo sei game. Mi sento molto strano, contento per il torneo, deluso per il match, pensavo che avrei fatto meglio e invece…”Stefanos si era un po’ illuso dopo la finale persa a Toronto, nella quale aveva subito un 6-2 7-6 che gli aveva dato l’impressione di un Nadal non imbattibile sul cemento, diversamente da come gli era apparso invece sulla terra battuta di Barcellona dove era stato dominato. Ma l’arcano l’avrebbe rivelato Rafa parlando in spagnolo (e quindi non ne troverete traccia nei transcript che arrivano in inglese dall’Australian Open): “Di tutti i tornei che ho vinto – e sono 80, mentre Tsitsipas ne ha vinto uno solo, ma il greco deve aver pazienza, ha 12 anni e 70 giorni meno di Rafa – quello di Toronto è stato quello che ho giocato peggio. Sia durante il torneo sia durante la finale”.

Sempre in spagnolo Rafa ha detto: “Oggi ho servito davvero bene, ma non ho fatto 30 ace. Ma ho fatto bene tutto. Il dritto è sempre stato molto centrato in questi giorni, ma se non avessi avuto anche il miglior rovescio di tutto il torneo, non sarei riuscito a vincere così. Con il rovescio che andava così bene il mio gioco era più difficile da prevedere”. E a chi gli chiedeva se non fosse orgoglioso di essere ancora una volta in finale a uno Slam, a 32 anni e passa. Rafa rispondeva: “No, non è questo che mi rende orgoglioso ma il fatto di avere sempre cercato in tutti questi anni di trovare, trovare, trovare soluzioni ai vari problemi che si potevano presentare. Risposte a infortuni, a momenti delicati, a periodi meno brillanti e talvolta di sfiducia. Non mi sono mai arreso ai problemi che potevano presentarsi.

Della partita con Tsitsipas, come immaginate, si può dire ben poco, tale è stato il dominio di Rafa. Il risultato dice già molto, i pochi punti persi al servizio aggiungono altro, ma chi lo ha visto buttarsi a rete e cogliere quasi sempre il punto anche in acrobazia, e con una tecnica sopraffina, ha creduto di avere scoperto un nuovo Nadal. Lui ha spiegato alla perfezione perché in realtà nessuno avrebbe dovuto sorprendersi. Trovo che la successiva conferenza stampa di Rafa sia stata la riprova straordinaria dell’intelligenza del campione maiorchino. Quasi ogni sua risposta andrebbe trascritta e tradotta. Ma a me sono piaciute soprattutto queste in risposta a un collega che sottolineava la sua spaventosa aggressività:

“Ero aggressivo perché giocavo bene no? Non è una novità che io sia giochi un tennis aggressivo. Il problema con me (con la percezione che la gente ha di me) è che io ho avuto tanti successi sulla terra battuta e quindi la gente è portata a pensare che io non sia aggressivo. E io credo proprio che chi la pensa così abbia torto, si sbagli completamente. Certo io non faccio serve&volley e non tiro vincenti su ogni palla, ma io gioco tutti i colpi con un obiettivo. Non c’è miglior modo di essere aggressivo che quello di tirare qualsiasi colpo pensando a come creare un problema all’avversario. Quello è stato il mio obiettivo lungo tutta la mia carriera. Oggi posso far danni all’avversario un po’ prima di una volta perché in questo torneo ho servito alla grande. E quando servi alla grande poi la palla successiva è un po’ più facile. È la sola ragione probabile. Avevo la determinazione perché ciò accadesse. Questo è tutto.

Non posso giocare come Roger perché non ho il servizio di Roger! Roger fa un sacco di punti facili, quando mette dentro un gran servizio e poi lo fa seguire da un un gran dritto nemmeno troppo difficile. Non è mai stato il caso mio lungo tutta la mia carriera perché non ho mai avuto lo stesso suo servizio. Ma ora sto servendo meglio – ha modificato qualcosa nel movimento dacché lavora con Carlo Moya – e sono più capace di procurarmi un maggior numero di vincenti. Per tutto il resto ho sempre cercato di essere aggressivo. Ho la mia mentalità. Non puoi andare contro il modo nel quale tu capisci lo sport che stai giocando. Non posso tirar vincenti su ogni palla, se non è il mio modo di comprendere questo sport. L’aspetto mentale deve prevalere su tutto il gioco, e questo è quello che ho fatto per tutta la mia carriera.

Beh, più chiaro di così Rafa non poteva essere. Spero che tutti quelli che in passato lo hanno chiamato una volta “pallettaro” e un’altra “arrotino” oppure “grande difensore”, abbiano inteso quello che lui ha detto. Mi è piaciuta anche un’altra sua risposta, perché non banale. La domanda era stata: “Non hai giocato molti tornei l’anno scorso, non avevi più giocato un torneo dopo l’US Open. Pensi che esageriamo nel sottolineare tutto questo… e forse non è poi così rilevante?”

E lui: “No, è rilevante! È normale che abbiate dubbi su me, perché anch’io ho dubbi su me. Naturalmente non è un problema, io lo capisco al 100% perché ho i vostri stessi dubbi. È vero altresì che se una cosa del genere fosse accaduta dieci anni fa sarebbe stata una situazione più difficile per me, perché avevo sempre bisogno di essere in pieno ritmo per giocare bene. Da un po’ va meglio perché con il tempo è cresciuta la mia fiducia in me stesso. Ma credo che quando sei meno giovane, perdi meno il tuo tennis se giochi meno. Non hai più bisogno di tanti incontri per giocare bene. Questo è quello che mi è accaduto negli ultimi due anni. Forse perché mi alleno bene quando non sto facendo tornei. Rientro in azione un po’ più rapidamente. Detto questo, non è facile tornare a essere competitivo dopo 4-5 mesi di stop e giocare come sto giocando. Naturalmente non me lo aspettavo per nulla.

Va detto, per chi non ci avesse fatto caso, che Rafa qui è in finale senza aver perso un set. Il giorno di più di riposo prima della finale che tutti (tranne Pouille, ma forse anche lui) si aspettano sia contro Djokovic onestamente non conta. “Abbiamo giocato meno di due ore, avessi avuto anche un giorno solo di riposo non sarebbe cambiato nulla”.

Furono 5 ore e 53 minuti in quella finale memorabile del 2012 vinta da Djokovic, con il quale Rafa sembra avere meno feeling che con Federer. “Abbiamo una buona relazione, ho il massimo rispetto.” e si sente un po’ in credito con l’Australian Open: “Sì, giocherò qui la mia quinta finale, quindi non posso davvero dire che sia un brutto record – ha detto sempre in spagnolo e per questo ve lo riferisco – ma non ho avuto neppure molta “buena suerte”. Ho subito diverse volte degli infortuni…” E ha alluso alla finale con Wawrinka, a quella del 2012 con Djokovic, al ritiro lo scorso anno con Cilic nei quarti. E poi dovette saltare l’edizione 2013. Inoltre Rafa ha sempre considerato anche la finale persa con Federer nel 2017 piuttosto sfortunata per il modo in cui perse il break che aveva di vantaggio. ”Onestamente qua qualche opportunità per far meglio l’ho persa. Ma confido sui progressi che ogni giorno sento di star facendo”.

Salvo miracoli di Pouille vedremo un’ennesima sfida Djokovic-Nadal. Il giornalista serbo con il quale ho registrato oggi il video in inglese spiega perché secondo lui Djokovic avrebbe una “mental edge” sopra Nadal, giustificata anche dal record favorevole al campione di Belgrado. Ascoltatelo e dite la vostra.

Osservo infine che mi fa piacere che la finale femminile veda di fronte Naomi Osaka, la campionessa dell’ultimo US Open –e spero che qui se dovesse vincere non venga subissata di fischi ingiusti come le capitò a New York per le intemperanze di Serena – e Petra Kvitova che secondo me avrebbe più talento (ma forse meno testa) di tutte per vincere ovunque, non solo sull’erba di Wimbledon dove è stata regina due volte. Mi piace molto anche il fatto che chi vincerà sarà la nuova n.1 del mondo. Non mi piace invece che qualunque sia l’esito della finale maschile il ranking ATP sia già decretato, Djokovic n.1 e Nadal n.2. Sarebbe stato più bello se il trono fosse stato in ballottaggio.

Chiudo rallegrandomi con “Muso” e “Zeppo”, alias Musetti e Zeppieri che alle 5 del mattino (per voi italiani) si batteranno per un posto in finale all’Australian Open, un traguardo qui mai raggiunto da un azzurrino. Peccato, da una parte, che uno dei due amici e compagni di doppio – ascoltate la mia intervista a Musetti oggi e quella ai due di ieri – debba perdere stanotte. Ma almeno un finalista sicuro ce l’abbiamo. Se qualcuno dirà che era meglio che si incontrassero in finale si potrà rispondergli: “Ehi, ma non sei proprio mai contento!”.

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Australian Open: Federer rimonta in scioltezza, è nei quarti

Roger Federer inciampa nel primo set ma poi chiude senza problemi. Per lui 57° quarto di finale in un torneo dello Slam

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Roger Federer - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dal nostro inviato a Melbourne

[3] R. Federer b. M. Fucsovics 4-6 6-1 6-2 6-2

Anche quando sono stanco, ho almeno due ore di buon tennis in me”. Questo aveva detto Roger Federer alla stampa tedesca dopo la sua maratona con John Millman.

 

Due giorni dopo contro Marton Fucsovics ha impiegato 2 ore e 11 minuti per vincere il suo incontro di ottavi di finale in una serata dalle condizioni particolarmente lente che ha visto le velocità di punta dei servizi arrivare a stento a 190 chilometri orari anche per prime piatte centrali. Una partita che poteva diventare complicata ma che Federer ha fatto diventare in discesa dopo poco più di un set, concludendola con dieci minuti di puro cabaret in mezzo al campo rispondendo alle domande di John McEnroe.

Con una inconsueta mise bianca, solitamente riservata alle sessioni diurne, Federer inizia il match dando l’impressione di essere un po’ più in palla di due sere prima: controlla bene gli scambi da fondo, cercando di mettere fuori posizione Fucsovics, che è sicuramente forte e potente, ma non è tremendamente veloce negli spostamenti. Federer invece sembra leggero come sempre nella sua danza intorno alla palla, e anche il suo tradizionale tallone d’Achille dello spostamento verso destra sembra non dargli particolari problemi.

Tutto sembra pronto per il solito copione nella sessione serale di Federer, ma a un tratto si spegne la luce: sul 3-3 due errori di diritto dello svizzero e una volée di diritto tragicamente messa in rete lo inguaiano sullo 0-40. Le prime due palle break vengono annullate, ma un altro gratuito di diritto fa piombare la Rod Laver Arena in zona sorpresa. Fucsovics non fa una piega, continua a servire in maniera impeccabile e porta a casa il primo set.

Lo svizzero non si scompone, ricomincia il suo gioco di sempre, anche se aggiunge un elemento per lui totalmente insolito: il grugnito. Ebbene sì, lui che ha vinto per una carriera (e mezzo quasi) senza emettere suono alcuno in questa era di urla belluine, inizia ad accompagnare i colpi con un cenno della voce, quasi a sottolineare lo sforzo compiuto.

Dopo l’emergenza incendi e le successive piogge torrenziali, il clima che ha accompagnato la prima settimana dell’Australian Open è stato insolitamente mite per l’estate australiana: anche in questa serata dell’Australia Day la temperatura è al di sotto dei 20 gradi, e questo rende le condizioni di gioco ancora più lente del solito. Appare incredibilmente complicato colpire colpi vincenti sulle traiettorie “diritte”, che sembrano essere quelle preferite da Federer per gli affondi: la combinazione dei campi in GreenSet più ruvidi, le palline che diventano “gatti arrotolati” dopo alcuni game e l’aria più fredda e densa della sera fanno sembrare la partita quasi un match sulla terra battuta bagnata.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Nel secondo set lo svizzero fa un passo avanti, inizia a giocare dentro la linea di fondo (le statistiche mostreranno che colpirà circa due palle su tre dentro il campo, contro meno del 50% nel primo set) e la perdita del primo set si rivela subito per quello che è stata in realtà: un’incidente. Federer mette la freccia e infila un parziale di 10 game a 1, poi dopo un 6-1, 4-0 cede il servizio ma riparte subito al suo ritmo e allunga fino alla fine del match. A parte qualche altro grugnito, Roger regala anche alcuni dei suoi colpi geniali che valgono il prezzo del biglietto e chiude il match in quattro set raggiungendo il suo 15° quarto di finale all’Australian Open, turno nel quale è imbattuto.

Martedì prossimo Federer affronterà per la prima volta in carriera Tennys Sandgren, che ha battuto il nostro Fabio Fognini. “Ho giocato tanto tennis nella mia vita, ma non ho mai affrontato Tennys” scherza lo svizzero con John McEnroe parlando di un match nel quale il suo avversario avrà un bel po’ di “tasse” da pagare…

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Sandgren è ancora un rebus per Fognini: Italia fuori dall’Australian Open

MELBOURNE – Fabio fallisce ancora l’accesso ai quarti di finale. Sandgren, che lo aveva già battuto a Wimbledon, vince in quattro set. Non c’è più Italia all’Australian Open

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Fabio Fognini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

T. Sandgren b. [12] F. Fognini 7-6(5) 7-5 6-7(2) 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Quando l’occasione è tanto ghiotta per entrambi i contendenti, è facile che una partita di tennis si trasformi in una lotta più psicologica che tecnica. Sia Fabio Fognini che Tennys Sandgren, che si incontrano sulla Melbourne Arena nel pomeriggio, sono perfettamente consapevoli dell’importanza della posta in palio, e il match ne risente pesantemente.

Il primo set vede Fabio inseguire costantemente, essendo il secondo ad andare al servizio. Ma sulla battuta dell’italiano, Tennys non riesce mai a essere pericoloso, mentre Fognini arriva ben 5 volte a palla break; tre consecutive sull’1-1, ben annullate da Sandgren con il servizio e un bell’attacco a rete, altre due sul 5-5, ma anche qui è lo statunitense a spingere e non dare possibilità all’azzurro. Tecnicamente, il match è un confronto fra clava e fioretto: mazzate e corsa da parte di Tennys, splendidi impatti anticipati e accelerazioni fintate, con l’aggiunta di tagli e palle corte molto ben eseguite da parte di Fognini. Ma in ogni caso, si arriva al tie-break. Qui Sandgren scappa subito 4-0, approfittando degli errori di Fabio, si fa recuperare sul 5-5, ma chiude 7-5, con altri due dritti sbagliati dall’azzurro, che sembra davvero sul punto di “sbroccare” per la frustrazione.

 

Fabio perde effettivamente la pazienza, complice un fallo di piede chiamatogli proprio sul 5 pari nel tie-break, subito dopo warning per time violation sul 5-4. Durante il cambio di campo di fine set, Fognini riceve un warning per condotta antisportiva, e la cosa lo fa andare su tutte le furie: “Ma perché? Cosa ho fatto?”. Fabio dice qualcosa al giudice di sedia Dumusois a proposito del suo asciugamano (che gli aveva provocato il “time violation” sul 5-4), dopo averlo apostrofato in malo modo: “Hai rovinato la partita! Ti devi vergognare!” e poi chiede l’intervento del supervisor: “Vieni qua!” urla a Gerry Armstrong, che è dall’altra parte del campo. I due discutono per diversi minuti, e poi Fognini chiede di andare in bagno. Il prolungarsi della pausa fisiologica innervosisce molto Tennys, che in effetti le sue ragioni le ha, ma non è colpa di Fabio se l’arbitro consente tutto questo.

Totalmente fuori di testa e di conseguenza dal match, Fabio prende break nel primo game del secondo set, per la frustrazione si strappa la maglietta di dosso e arriva un penalty point. A quel punto, forse per calmarsi, chiede l’intervento del fisioterapista per farsi curare una vescica alla mano destra. Armstrong è lì e dice al giudice di sedia di concedere la richiesta. Il gioco si ferma per un medical time-out, ma anche quest’altra pausa non sembra aiutare Fognini che non vince più un punto e arriva a perderne 15 consecutivi. Per Tennys infatti è sufficiente tenere la palla in campo per salire 4-0 con due break, Fognini tira un colpo dentro e uno fuori. Quasi all’improvviso, arriva un contro-break per l’azzurro, che si scuote, inizia a piazzare vincenti da applausi (in particolare alcuni dritti a uscire in avanzamento a dir poco splendidi), e vince addirittura cinque game consecutivi. Sotto 4-5, però, tocca a Sandgren reagire, pareggiare, e a furia di mazzate dal centro del campo brekkare ancora l’italiano, per poi chiudere 7-5. Che partita schizofrenica, sia nello svolgimento del punteggio sia dal punto di vista emotivo e tecnico, difficile trovare una logica o un filo conduttore. Sta di fatto che Fabio è sotto di due set, ora è durissima.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

LA REAZIONE DI FABIO – Nel terzo set, break Sandgren sull’1-1. poi intervento del fisioterapista per lui, un fastidio alla gamba pare. Immediato contro-break di Fognini, e da qui in poi il match rientra nei binari della normalità, con i due che tengono la battuta senza concedersi possibilità a vicenda fino al 6-6. C’è tensione, poco bel gioco quasi tutto da parte dell’azzurro, ma le capacità difensive e di contrattacco di Tennys sono notevoli e lo cavano d’impaccio diverse volte. Il tie-break vede una brutta sequenza di 7 errori gratuiti consecutivi, due Fognini e cinque di Sandgren, ne esce l’italiano in vantaggio 5-2. Dopodiché, con un vincente di dritto seguito da una risposta fallita dall’avversario Fabio chiude il parziale, si va al quarto, che sofferenza ragazzi.

Almeno, rispetto al “circo” di fine primo set-inizio secondo, ora la contesa si svolge più sul campo che tra le polemiche. Serve alla grande e martella con spallate sgraziate ma efficaci Tennys, anticipa e fionda le sue belle accelerazioni Fognini, sul piano del tennis puro ovviamente la qualità dell’italiano è di altra categoria, ma come si è visto non basta quella per vincere a volte. Senza rischi per chi è alla battuta si arriva al 5-4 per Sandgren, è una fase determinante adesso. Purtroppo, il decimo game è fatale a Fabio: dopo una schermaglia a rete conclusa in favore dello statunitense, arriva un match point. Al termine di un bello scambio, la volée di dritto manda Tennys ai quarti di finale qui a Melbourne per la seconda volta, dopo il 2018. Gran livello dello statunitense nelle fasi decisive, bisogna ammetterlo. Avrà il vincente tra Federer e Fucsovics.

Bravo, complimenti a lui, ma i rimpianti per Fognini sono tanti (arrabbiatissimo, non ha stretto la mano all’arbitro Dumusois, lo stesso di Kyrgios-Nadal a Wimbledon 2019), il torneo è stato buono, ma una volta arrivati a questo punto con un avversario giocabile, la sensazione di occasione persa rimane.

Stanco ma soddisfatto Sandgren alla fine: “Sì, grazie a tutti, è stato divertente vero? Giocare con lui è sempre una battaglia, è talmente bravo, mi aspettavo una lotta e così è stato. In quei momenti di tensione ero stanchissimo anch’io, non mi è dispiaciute l’interruzione alla fine, ho dovuto rimanere concentrato e non smettere di spingere però. L’importante però è essere ai quarti! Beh, Fucsovics gioca benissimo, Roger è Roger, venite a vederci chiunque mi tocchi!“.

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La splendida cavalcata di Ons Jabeur, con un paese sulle spalle

Tennis estroso, colpi esplosivi: Jabeur è la prima giocatrice araba a raggiungere i quarti di uno Slam. In Tunisia i bar rimangono aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

Nel 2019, Ons Jabeur ha concluso la sua stagione con una sconfitta al primo turno contro Veronika Kudermetova al WTA Premier di Mosca. Quella sconfitta è stata molto dura da incassare, dal momento che l’anno precedente Ons era giunta in finale nello stesso torneo e di conseguenza non aveva potuto difendere i punti di quel piazzamento precipitando dal numero 53 al numero 78 del ranking mondiale. Subito dopo quella sconfitta, Ons radunò il suo team e, ringraziando tutti quanti per il lavoro svolto e l’annata positiva, ha comunicato che lei però non era contenta del suo livello di gioco: voleva di più, voleva la Top 20, ed era pronta a lavorare quanto necessario per ottenerla.

Dopo un breve periodo di vacanza, Ons, il suo allenatore Bertrand Perret e il resto del suo team hanno passato quasi due mesi a preparare l’annata 2020 a Tunisi, lavorando come non mai sia dal punto di vista atletico sia da quello tecnico. E i risultati non si sono fatti attendere: in questo Australian Open Jabeur ha conquistato il suo primo quarto di finale in un torneo del Grande Slam battendo tre ex Top-10 (Konta, Garcia e Wozniacki) e la giocatrice che aveva estromesso Serena Williams, Qiang Wang. “Peccato, non vedevo l’ora di incontrare Serena – ha detto Jabeur ai giornalisti dopo la sua vittoria – sarà per la prossima volta”.

 

Già dai primi turni si era sviluppata una sorta di Jabeur-mania nel suo paese natale, la Tunisia, tanto che alcuni bar erano rimasti aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match in diretta dall’Australia: “È una bella cosa che tanta gente mi abbia guardato, speriamo che continuino anche a guardarmi negli altri incontri e negli altri tornei”. D’altra parte si tratta della prima donna di un Paese arabo che raggiunge un turno così avanzato in un torneo di questa importanza: “Spero che il mio risultato aiuti tanti giovani dell’Africa e del Medio Oriente a giocare a tennis. Io ho sempre giocato in Tunisia, mi sono sempre allenata nel mio Paese, sono un prodotto tunisino al 100%, quindi anche se da noi non ci sono tante strutture, è comunque possibile realizzare i propri sogni”. Dopo una buona carriera junior (semifinale allo US Open e finale al Roland Garros) per lei erano arrivate le sirene dei college americani: “Ma andare al college voleva dire ritardare l’ingresso al professionismo, ed era quella la mia aspirazione. Ho preso il mio ‘baccalaureato’, cedendo alle pressioni dei miei genitori, e poi ho iniziato a giocare da professionista”.

Il suo stile di gioco vario ed estroso richiede solitamente tempi più lunghi per poter diventare vincente, e così è stato anche per Ons: “All’inizio ero piuttosto frustrata, vedevo le ragazze che battevo da junior entrare nelle Top 50 ed io ero ancora molto indietro in classifica. Alcuni allenatori avevano anche provato a cambiare il mio gioco, ma credo che fosse un errore. Dovevo semplicemente insistere con il mio modo di giocare”. La sua fedeltà alla Tunisia non le ha comunque impedito di andare a fare esperienze importanti in altri Paesi: “Nel 2012 sono andata per otto mesi ad allenarmi in Belgio, all’accademia di Justine Henin. È stata la prima volta che ho vissuto da sola, avevo il mio appartamento, e il mio vicino mi lasciava anche dei bigliettini per sapere se avessi bisogno di qualcosa”.

Da buona mediterranea Jabeur è una grande appassionata di calcio: “Ons adora il calcio – ha detto il suo allenatore Perret, francese di Strasburgo, in passato all’angolo della cinese Shuai Peng prima di passare ad allenare la tunisina – se si potesse sostituire l’allenamento del tennis con quello del calcio lei sarebbe la persona più felice del mondo”. Inevitabilmente il suo modo di giocare non la porta ad essere una grande sostenitrice degli esercizi di base: “Con lei è necessario trovare sempre il modo di rendere le sessioni di training divertenti, anche per mantenere il suo estro. L’aspetto fondamentale da allenare con una giocatrice come lei è la disciplina nella scelta delle soluzioni, perché ne ha talmente tante a disposizione che è necessario trovare un giusto equilibrio. E se in allenamento ogni tanto vuole fare una palla corta, ogni tanto bisogna lasciargliela fare… è il prezzo da pagare al suo estro”.

Nei quarti di finale dell’Australian Open 2020 Jabeur incontrerà l’americana Sofia Kenin, dalla quale ha perso tre volte in tre incontri, due dei quali lo scorso anno. “Certamente un’ottima giocatrice, ma nei quarti di finale tutte le avversarie sono ottime – ha detto Perret – Dopo le sconfitte dell’anno scorso magari questa è l’occasione giusta per una rivincita”.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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