Ranking ATP: l'Italia festeggia con Berrettini, Londero irrompe in top 100

Focus

Ranking ATP: l’Italia festeggia con Berrettini, Londero irrompe in top 100

Tra i primi 30 cade solo Pouille, che non difende il titolo di Montpellier. L’Italia torna ad avere quattro giocatori in top 50 dopo 42 anni

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Classifica ATP invariata nelle prime 15 posizioni e piccole scosse di assestamento sino alla trentesima con la sola eccezione di Pouille che paga a caro prezzo la sconfitta subita contro Baghdatis a Montpellier:

CLASSIFICA GENERALE TOP 30

Posizione

 

Nazione

Giocatore

Punti

Variazione

1

Serbia

N. Djokovic

10955

 =

2

Spagna

R. Nadal

8320

 =

3

Germania

A. Zverev

6475

 =

4

Argentina

JM del Potro

5060

 =

5

S. Africa

K. Anderson

4845

 =

6

Svizzera

R. Federer

4600

 =

7

Giappone

K. Nishikori

4100

 =

8

Austria

D. Thiem

3960

 =

9

USA

J. Isner

3155

 =

10

Croazia

M. Cilic

3140

 =

11

Russia

K. Khachanov

2880

 =

12

Grecia

S. Tsitsipas

2805

 =

13

Croazia

B. Coric

2605

 =

14

Canada

M. Raonic

2250

 =

15

Italia

F. Fognini

2225

 =

16

Russia

D. Medvedev

2160

 =

17

Spagna

R. Bautista Agut

1955

1

18

Italia

M. Cecchinato

1870

1

19

Argentina

D. Schwartzman

1835

1

20

Georgia

N. Basilashvili

1820

2

21

Belgio

D. Goffin

1740

=

22

Francia

L. Pouille

1715

-5

23

Spagna

P. Carreno Busta

1705

 =

24

Bulgaria

G. Dimitrov

1610

=

25

Canada

D. Shapovalov

1485

=

26

Spagna

F. Verdasco

1455

=

27

Australia

A. de Minaur

1443

1

28

GB

K. Edmund

1440

1

29

USA

F. Tiafoe

1430

1

30

Francia

R. Gasquet

1340

-3

I tornei 250 disputati a Montpellier, Cordoba e Sofia la scorsa settimana hanno prodotto mutamenti di classifica interessanti al di sotto di tale soglia, proponendo all’attenzione degli appassionati giocatori sino ad oggi pressoché sconosciuti come il sorprendente Juan Ignacio Londero, conquistatore del torneo di casa, che per la prima volta in carriera a quasi 26 anni di età entra in top 100 e porta a 7 i componenti della pattuglia argentina presente nell’elite del tennis mondiale. L’exploit di Londero, che in un sol colpo ha guadagnato 43 posizioni, arriva a quasi un anno di distanza dall’aprile d’oro che nel 2018 gli aveva permesso, vincendo un challenger in Messico e raggiungendo altre due semifinali nel circuito cadetto, di scalare oltre 150 posti ed entrare in top 200.

ITALIA – Nonostante l’eliminazione al primo turno, Marco Cecchinato ritorna al best ranking, al 18esimo posto, mentre la semifinale di Sofia regala a Matteo Berrettini la 46esima piazzaCi siamo già soffermati sul significato di questo exploit di Matteo per il nostro tennis maschile di punta; ora non ci resta che mostrarlo graficamente:

ITALIANI  TOP 200

Classifica

Giocatore

Punti

Variazione

15

F. Fognini

2225

 =

18

M. Cecchinato

1870

1

40

A. Seppi

1060

-3

46

M. Berrettini

974

7

86

T. Fabbiano

653

-2

109

L. Sonego

515

4

111

P. Lorenzi

493

3

120

S. Travaglia

455

2

137

S. Bolelli

408

 =

153

G. Quinzi

370

 =

155

L. Vanni

366

-1

169

F. Baldi

333

-3

170

A Giannessi

330

-2

173

S. Caruso

308

-4

176

A. Arnaboldi

298

1

185

L. Giustino

273

2

198

S. Napolitano

254

2

Molti dei nostri rappresentanti saranno presto in campo al Challenger di Bergamo. Tra questi il recente vincitore dell’Australian Open Jr, Lorenzo Musetti, che ha ottenuto una wild card dall’organizzazione insieme ad altri due giovanissimi italiani: Zeppieri e Sinner. Nella classifica avulsa riservata ai migliori giocatori nati dopo il 1997, si fa strada il genietto francese Corentin Moutet che a Chennai ha conquistato il terzo torneo Challenger della sua vita.

Race to Milan

Posizione

Nazione

Giocatore

Nato nel

Punti

12

Grecia

Tsitsipas

1998

810

27

Australia

de Minaur

1999

385

29

USA

Tiafoe

1998

360

25

Canada

Shapovalov

1999

135

131

Francia

Moutet

1999

113

191

Svezia

M. Ymer

1998

105

124

Serbia

Kecmanovic

1999

100

123

Australia

Popyrin

1999

90

Tra i primi 100 di questa speciale classifica non appare al momento alcun italiano. Per trovare il primo italiano under 1997 bisogna infatti scendere in classifica generale sino al numero 228 dove troviamo Gian Marco Moroni seguito (si fa per dire) al 342 di Enrico Dalla Valle.

È ancora decisamente troppo presto per fare considerazioni appropriate anche sulla classifica dei migliori otto giocatori della stagione. Ma fa comunque piacere vedere un campione in campo e fuori come Thomas Berdych fare capolino all’ottavo posto.

Race to London

Posizione

Nazione

Giocatore

Punti

1

Serbia

Djokovic

2090

2

Spagna

Nadal

1200

12

Grecia

Tsitsipas

810

22

Francia

Pouille

720

17

Spagna

Batista Agut

655

7

Giappone

Nishikori

610

16

Russia

Medvedev

580

59

Rep. Ceca

Berdych

420

E altrettanto piacere fa vedere all’11esimo gradino Jo Wilfred Tsonga, che pur lontano dalla top 100 in classifica generale (è 140esimo), grazie alla vittoria di Montpellier si è guadagnato nuovamente e meritatamente le luci della ribalta.

Di seguito i giocatori che hanno raggiunto il miglior piazzamento in carriera questa settimana.

BEST RANKING

Classifica

Giocatore

Nazione

27

de Minaur

Australia

29

Tiafoe

USA

36

PH Herbert

Francia

46

Berrettini

Italia

69

Londero

Argentina

79

Albut

Romania

89

Opelka

USA

97

Gunneswaran

India

98

Harris

Sud Africa

100

P. Sousa

Portogallo

Il portoghese Pedro Sousa, l’argentino Juan Ignacio Londero e l’indiano Prajnesh Gunneswaran entrano per la prima volta tra i 100 migliori giocatori del mondo. Per il portoghese un traguardo raggiunto a trent’anni già compiuti; una storia che ricorda quella del nostro Paolo Lorenzi.

DOMANDA PER I LETTORI

Pierre Hugues Herbert è attualmente il trentaseiesimo giocatore al mondo in singolare ed il quarto in doppio. Da quando esiste la classifica ATP quanti giocatori sono stati capaci di arrivare al primo posto in entrambe le classifiche?

Continua a leggere
Commenti

Focus

La prima gioia di Humbert ad Auckland

Il tennista 21enne si è aggiudicato il derby francese contro Paire al tiebreak del set decisivo. Primo trofeo in carriera sul circuito maggiore per lui e ritorno nella Top 50

Pubblicato

il

Ugo Humbert - Auckland 2020 (via Twitter, @ASB_Classic)

U. Humbert b. [5] B. Paire 7-6(2) 3-6 7-6(5)

Parte come meglio non potrebbe la nuova stagione per il giovane francese Ugo Humbert, uno degli otto partecipanti all’edizione 2019 delle Next Gen Finals. Dopo la deludente sconfitta al secondo turno nel Challenger di Bendigo, dove si presentava da n.1 del seeding, Humbert ha infatti colto il suo primo titolo in carriera sul circuito maggiore nel torneo ATP 250 di Auckland. In quello che è stato il suo battesimo in una finale di questo livello, il 21enne di Metz ha sconfitto dopo oltre due ore e mezza di battaglia il connazionale Benoit Paire, n.24 del ranking ATP, con il tiratissimo punteggio di 7-6 6-3 7-6. Insomma, Humbert non poteva immaginare un modo più faticoso ed emozionante di conquistare il suo primo trofeo sul tour. Grazie ai punti conquistati, ritoccherà il suo best ranking ottenuto lo scorso luglio, raggiungendo la 43esima posizione mondiale. 

E se gli è proprio dovuti sudare questi 250 punti il transalpino. Dopo essere scappato sul 3 a 0 nel primo set, si fa riagganciare da Paire sul 4 pari al termine di tre game costellati da altrettanti break. Humbert ha tre set point in risposta nel dodicesimo gioco ma il bizzarro tennista di Avignone si rifugia nel tiebreak. Humbert riesce a rimuovere dalla mente le occasioni perse, vince sette punti lasciandone solo due all’avversario, e porta a casa il parziale. Nel secondo set per Paire è decisivo il break a zero nel quarto gioco. Humbert rischia di andare sotto anche 5 a 1 ma all’ultimo respiro avrebbe anche l’occasione di riportarsi sotto. Paire però chiude per 6 a 3 e rimanda l’esito della finale al terzo. Humbert va a servire per il match sul 5 a 3. Ma l’emozione gli gioca un brutto scherzo, facendogli perdere il gioco a 30. In risposta Humbert si guadagna un match point ma di nuovo si va al tiebreak. Il più giovane dei due francesi va sul 6 a 3 e al terzo match point ottiene la tanto agognata vittoria.

 

“È un torneo di vendette per me perché avevo perso contro quattro dei cinque giocatori che ho affrontato questa settimana”, scherza alla fine dell’incontro il francesino, dopo essersi ripreso da un momento di comprensibile commozione. In realtà erano tre, dato che Shapovalov lo aveva sconfitto a Lione, Isner nella semifinale di Newport e Paire a Winston-Salem. In Nuova Zelanda, con i suoi potenti colpi mancini, ha messo questi giocatori sulla carta più quotati di lui, tutti top 30, in fila. “È un segnale sto migliorando tanto. Non potevo immaginare un inizio migliore per questa stagione”, prosegue.

Nonostante una sconfitta bruciante, Paire non sembra molto amareggiato tanto da bersi una birra offertagli da uno spettatore a bordocampo. “Mi voglio congratulare con Ugo per la sua prima vittoria sul tour. Non sarà l’ultima di sicurosottolinea con grande sportività il più navigato dei due francesi. “Mi sono divertito un sacco questa settimana. Anche la finale è stata speciale. Ho perso ma va tutto bene. Ugo è stato bravo. Tutti si sono divertiti a guardare il match che è la cosa più importante”. Uno showman perfetto come al solito, capace di lasciare il giusto spazio al protagonista di giornata. E ha di che essere soddisfatto. Dopo le positive performance in ATP Cup e questa finale, Paire è infatti di nuovo a ridosso dei primi venti in classifica.

Se poi ci si somma anche la prima finale ATP a Doha del 20enne Corentin Moutet, salta fuori un primo scorcio di 2020 molto positivo per il tennis francese. A conferma di un movimento che tra alti e bassi si conferma di primissimo piano e capace di sfornare tanti giocatori di qualità.

Il tabellone completo 

Continua a leggere

Focus

La Piccola Biblioteca di Ubitennis: GOAT

Piccole meraviglie crescono. È possibile (in Italia) uscire dalla dittatura della realtà e mescolare il tennis contemporaneo con le parole di Wallace costruendo un delicato romanzo grafico che dialoga con l’essenza invisibile del tennis? Sì. Ecco la recensione di GOAT di Emanuele Rosso

Pubblicato

il

La copertina di GOAT, il romanzo grafico di Emanuele Rosso (via Instagram, @ehiuomo)

Rosso E., GOAT, Coconino press, Fandango, Roma, 2019.

La mia vita prima di essere assunto da Ubitennis come unico recensore mondiale di libri di tennis era abbastanza semplice. Avevo capito che le lacrime di migliaia uomini insonni davanti ai televisori nelle calde notti australiane, che l’urlo mai sentito di una gigantesca bestemmia poliglotta dopo due match point sprecati da un vecchio ragazzo svizzero, o la semplice questione che le rasoiate mancine di Gianluca Pozzi hanno costituito il momento più luminoso della mia adolescenza, non possono essere solo sport ma roba misteriosa dietro alla quale ci deve essere un segreto.

Per smascherarlo ho deciso di esplorarlo con l’arma più potente prodotta dall’essere umano: la letteratura. Cioè la verità più pura nascosta nella menzogna più bella. Con questi presupposti Ubitennis da cinque anni vi recensisce (quasi) puntualmente i migliori libri di, sul e intorno al tennis. Un viaggio di sola andata nel tennis quadridimensionale, perché vedere una partita è fantastico, rivederla attraverso le parole di Clerici, di Wallace, di Bottazzi o di Marshall Jon Fisher è una specie di realtà aumentata o una droga sana, fate voi

Ma dicevo, la mia vita era semplice, venerdì pomeriggio libreria e il fine settimana sprofondavo in un mondo parallelo fatto di gesti bianchi e sussurri in prosa che vivisezionano campioni, partite e epoche storiche. Una gigantesca memoria storica inerte che cuce, compara, scava e mette tutto nella giusta prospettiva (se nel podio impossibile del più grande giocatore di tutti i tempi non mettete né Tilden né Rosewall siete come quelli che disquisiscono su Messi e Ronaldo ignorando Maradona, Pelé per non parlare di Schiaffino o dell’incommensurabile e irripetibile e inclassificabile Màgico Gonzalez, il GOAT dei GOAT).

Insomma un lavoro da minatore alla ricerca di pepite da consegnare in forma di recensioni per chi non si accontenta della partita, o del presente, ma vuole indagare il Tennis e la sua strana magia fatta di scienza, arte cinetica e storia. Ma negli anni le pepite diminuiscono e il successo della rubrica mi ha travolto. Chiunque si sveglia la mattina e scrive di tennis mi spedisce un libro. Ormai il mio peggior incubo è diventato il postino. La pila sulla mia scrivania ha raggiunto dimensioni pericolose. E in mezzo a decine di libri, molti dei quali non hanno nessuna tensione letteraria o storica, dietro ai quali non c’è mai ricerca ma puro e vago marketing e opportunistico narcisismo nascosto dietro alla mera cronaca, ogni tanto il postino mi consegna una piccola pepita, come GOAT, il coraggioso romanzo grafico di Emanuele Rosso.

Una storia che riesce a mescolare drammaturgia e tennis contemporaneo attraversando tutti i nodi degli ultimi 30 anni del tennis professionistico: la madre padrona, l’outsider, i fantastici quattro (Roger, Nole, Rafa e Andy), i media e più in generale l’angoscia esistenziale di delegare la propria vita professionale a una pallina. Dietro la fantastica parabola del protagonista inventato (Iris Asrlanian) viene vivisezionato il gioco del tennis e la filosofia che lo regge, un uomo solo dentro un rettangolo che deve combattere con i propri demoni. In questa prospettiva l’avversario è sempre un pretesto, un compagno di danza, un demone bellissimo che assomiglia troppo alle nostre paure.

Le pagine migliori di GOAT sono le due lunghe collane di perle che costituiscono lo scheletro drammaturgico della vicenda: gli allenamenti di Iris e le sue partite. Nei primi l’autore ci fa (ri)ascoltare lo strano lirismo ipercontemporaneo del compianto David Foster Wallace. Le parole dello scanzonato allenatore di Iris sono in realtà le perle lasciateci dallo scrittore americano, quelle che riconducono il gioco del tennis alla sua essenza filosofica e metafisica. Un gioco, un fottuto gioco in cui il giocatore tesse in uno spazio definito una tela tridimensionale con variabili esponenziali in cui vince chi ruba il tempo e sa trasformare la solitudine in silenzio interiore perché a un certo livello il perimetro del campo non esiste, la pallina non esiste, sei tu il campo, sei tu la pallina e devi colpirla mille volte al giorno fino a quando il pensiero non evapora e non c’è più separazione tra istinto, azione, racchetta, braccio e pallina.

Il problema è che questo approccio zen va in conflitto con le mostruose pressioni e aspettative di un gioco che si è trasformato in un professionismo puro che promette successo al prezzo di probabili fallimenti esistenziali. Questione che rappresenta la vena più densa e meno esplorata del rapporto tra Wallace e il tennis a dimostrare che Rosso ha letto per davvero Wallace ben oltre il celebre saggio su Federer (su questo tema vedi il mostruoso Infinite Jest o questo, se non volete sottrarvi alla vita per un paio di mesi).

A intervallare questa linea c’è la seconda catena di perle, le partite. E qui Rosso può esplodere tutto il suo talento grafico con disegni che brillano di sintesi cinetica. Il suo tratto poco realistico, innervato da un cromatismo sensoriale, riesce miracolosamente a cogliere con perfezione cinetica l’uncinata di Nadal, l’ipervelocità fluida del braccio di Federer o l’allucinata tensione di Nole in risposta dove la sua immobilità contiene e anticipa l’imminente scatto al fulmicotone. Il tutto innervato da un sentimento di umiltà e amore verso il tennis che cola a ogni riga, anzi a ogni disegno.

 

Leggi tutte le recensioni della Piccola Biblioteca di Ubitennis

Continua a leggere

Area test

Asics Gel Resolution 8, leggeri e veloci in campo come Monfils

Recensione e test della Gel Resolution 8 di Asics, un modello storico che non finisce mai di migliorarsi.

Pubblicato

il

Se ci ha messo mani lui, nel senso di aiuto nella progettazione, allora c’è da stare tranquilli. La nuova Asics Gel-Resolution, giunta alla versione 8, è il frutto di una collaborazione fra Gael Monfils, uno dei meglio dotati fisicamente nel circuito ATP, e il team di ingegneri del colosso giapponese. Quello che ne è venuto fuori è una scarpa che ingloba due nuove tecnologie, DYNAWALL ™ e DYNAWRAP ™, che altro non fanno che aumentarne la flessibilità migliorando di molto la stabilità, due fattori che sono decisivi nella scelta del modello per tutti ma ancora di più per chi staziona a fondo campo durante le sue partite.

DYNAWALL è la tecnologia che garantisce un equilibrio maggiore fra stabilità e flessibilità mentre DYNAWRAP consiste in un sistema di inserti che culla il piede e utilizza lo slancio del giocatore per mantenere un ottima calzata della suola, che massimizza l’area di contatto in zone cruciali per la frenata, riducendone l’attrito. In cosa si traduce questo? Che la Gel Resolution 8 ha una capacità frenante maggiore del 7,2% rispetto alla versione 7.

Il centro di ricerca Asics ha lavorato molto pensando al prodotto migliore per i tennisti che pretendono il massimo dalle scarpe. Gente proprio come Gael Monfils, che costringe le scarpe a sollecitazioni estreme e lunghe, derivanti proprio da un tipo di gioco che si sviluppa prevalentemente da fondocampo, con continui cambi di direzione, frenate e scatti, movimenti che richiedono stabilità e flessibilità al top.

 

Test In campo

Sono diverse le novità di Asics nella Resolution mettendo a paragone la versione 7 con la 8. Si tratta di un modello storico e quindi il livello di attenzione verso queste novità è molto alto. Fin dalla calzata, la tecnologia Dynawrap inserita nell’allacciatura mette rapidamente in sicurezza il piede. È come se allacciaste la cintura di sicurezza che mette veramente al riparo il piede, comodo e funzionale sia per chi ha la pianta del piede larga o stretta. Anche la punta della scarpa, nella parte superiore, è stata revisionata. Non c’è più lo schema a lisca di pesce, ma una specie di ragnatela fatta di un materiale che rende la torsione sull’avampiede più flessibile. Tenendole in mano e provando a torcerle in quella zona, la flessione è molto più agevolata con la Gel Resolution 8. E anche in campo ne abbiamo la sensazione, perché gli scatti sono “agevolati” anche da questa innovazione.

Leggera e stabile allo stesso tempo, la Gel Resolution 8 abbisogna di un paio d’ore di gioco per trovare la giusta forma intorno al piede e consentire di farsi apprezzare al meglio. Proprio nelle sollecitazioni estreme e continue, la Resolution 8 dà il meglio. La suola in Ahar è stata divisa in due parti, ha un numero di punti di contatto col terreno maggiore, ne conseguono zone pivotali maggiori per cambi di direzione con ritardo zero. Anche perché, come già specificato sopra, proprio a paragone con la Resoluzion 7 il tempo di frenata è ridotto.  

A livello di comfort il sistema Gel è la solita garanzia. L’inserto in FlyFloam nell’intersuola è un materiale leggero e aiuta a migliorare la stabilità insieme alla tecnologia Dynawall, visibile esternamente (specie nel modello chiaro della scarpa) e che riveste la scarpa dalla punta al tacco. Uno dei fattori sui quali Asics ha lavorato molto dopo i feedback sulla verisone 7 di questo modello è proprio la stabilità: con la Resolution 8 il problema è stato decisamente risolto. La scarpa forma una sorta di unicum con il piede, comodità, sicurezza e stabilità sono ai massimi livelli.  

Conclusione

Siamo rimasti veramente impressionati dalla qualità di questa versione della Resolution. È senza dubbio una delle top choice del 2020, anche dal punto di vista estetico.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement