Andreescu genuina: "Sono la fo***ta campionessa di Indian Wells!"

Interviste

Andreescu genuina: “Sono la fo***ta campionessa di Indian Wells!”

La conferenza stampa della vincitrice del BNP Paribas Open 2019. “Un anno fa stavo giocando un 25k in Giappone. Sono rilassata. Mi fido dei miei colpi”

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Bianca Andreescu con trofeo - Indian Wells 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

IL PODCAST DEI NOSTRI INVIATI

Una nuova stella si è aggiunta al firmamento del tennis femminile. Quella della 18enne canadese (di chiare origini rumene) Bianca Andreescu, che ha sconfitto in una finale incerta sin dalle prime battute Angelique Kerber con un 6-4 3-6 6-4, diventando la prima wild card nella storia di Indian Wells a vincere il torneo.

 

La tennista canadese ha continuato una tradizione crescente di Indian Wells, quella di lanciare i talenti migliori del tennis femminile. Qui Serena Williams nel 1999 vinse il suo primo Premier Mandatory in finale contro la Graf, e lo scorso anno Naomi Osaka vinse il suo primo titolo WTA in assoluto, lanciandola nella corsa che l’avrebbe portata alla vittoria di due Slam consecutivi. E vista la giovane età di Andreescu, sono stati fatti molti paralleli in conferenza stampa, non dribblati dalla diretta interessata. “Sì, è stata sicuramente un’ispirazione vederla vincere prima qui l’anno scorso e poi due Slam, è stato fantastico.”.

Andreescu non si è mostrata timida davanti alla stampa, come abbiamo imparato a conoscerla durante questo torneo. Esprimendo tutte le sensazioni provate durante la partita, ma parlando con la calma e la spigliatezza di una veterana. La tennista canadese ha ricordato i periodi difficili passati per via degli infortuni, ma in momenti del genere è quasi impossibile non lasciarsi andare almeno un po’; diciamo che non ha avuto molti peli sulla lingua. “Un anno fa, di questi tempi, ho avuto molti problemi con il mio corpo ed il mio tennis. Quindi è pazzesco cosa può cambiare in un anno. Stavo giocando un 25k in Giappone, e ora sono il – posso dire quella parola con la F? No, non posso. (Sorridente). La fo***ta campionessa di Indian Wells! È pazzesco”.

Il suo tennis ha rappresentato una vera e propria novità questa settimana. Ricco di variazioni e di creatività, oltre che solido nei fondamentali, si è rivelato un vero e proprio rebus per qualsiasi sua avversaria, anche contro una giocatrice reattiva ed esperta come Angie Kerber. La stessa Andreescu è stata esplicita sulle soluzioni tattiche adottate durante la partita, soprattutto sulla scelta di giocare una palla molto alta sul rovescio della tedesca. “Sì, è stato sicuramente d’aiuto ma non si tratta di alzare la palla. Ho colpito forte sul suo rovescio e con più rotazione. Sembra una palla molto alta perché non l’ho impostata correttamente, ma non è mia intenzione”.

L’aspetto più impressionante della ragazza canadese è senza dubbio la forzao mentale.  Sul punteggio di 2-1 nel secondo set ha accusato dei problemi fisici al braccio destro, e si è vista costretta a chiamare il medical time-out, per poi subire un break subito dopo. Non si è scomposta, così come dopo i tre match point falliti, in un misto di coraggio ed incoscienza. Sicuramente ha aiutato la sua passione per la meditazione, che spiega parte del suo approccio. Sono rilassata. Mi fido di me stessa. Mi fido dei miei colpi. Sono fiduciosa. In quei momenti, provo a respirare il più possibile, per concentrarmi. Questo è quello che faccio di solito prima della partita. In questo torneo, mi ha sicuramente aiutato. Sono stata concentrata ogni partita. Ci sono stati alcuni alti e bassi in alcune partite, ovviamente. Il tennis non è uno sport perfetto. Questo vuol dire tutto per me”.

IL MOVIMENTO CANADESE – Non sono mancate domande sulla nuova generazione di talenti del Canada, che accomuna Andreescu (classe 2000) a Shapovalov (1999) e Auger-Aliassime (2000). Bianca non ha nascosto che la vittoria di qualsiasi canadese dà a ciascuno di noi la motivazione e l’ispirazione per fare bene. Se loro possono farlo, noi possiamo. Penso che questa vittoria darà fiducia a tante persone, giovani atleti o magari che aspirano a diventarlo. E io ho solo 18 anni, quindi, sì, se io posso farlo, loro possono”. Che sia il Canada il futuro del tennis? Certamente con questo exploit il paese nordamericano promette di ritagliarsi anche uno spazio importante nel circuito femminile, sperando che Andreescu non tradisca le aspettative come già fatto da Eugenie Bouchard.

Certo, stando alla mentalità che dimostra di avere, è difficile che questa ragazza non faccia strada. L’unica pressione che sento è quella che metto su me stessa. Cerco di non pensare alla stampa, ai fan e nulla. Quindi mi concentro solo su me stessa, è tutto ciò che conta per me.”.

STUDI E FUTURO – Ovviamente non è mancato l’accenno alle sue origini rumene, sopratutto per il saluto finale in rumeno che ha riservato al pubblico – “Ho detto, grazie, ragazzi, per il supporto che mi date. Vi amo.” – e alla sua giovane età, in risposta a una precisa domanda sui suoi studi, che ha dovuto un po’ tralasciare. “No, in realtà sono indietro di un anno. Sto facendo online. Ci sto lavorando. Ma è difficile perché dopo gli allenamenti questa è l’ultima cosa che voglio fare. Sono solo così stanca. Ma credo che la conoscenza sia potere, quindi sto facendo del mio meglio per finirlo. E spero in futuro di riuscire a fare alcuni corsi online durante la mia carriera per tenere la mente allenata.”

Chissà che Bianca non possa divenire una vera e propria minaccia per quella che sembrava già pronta a diventare “l’era Osaka”. Lei dopotutto, ancora non ci pensa. Non voglio davvero concentrarmi sul futuro ora. Voglio solo godermi questo momento, perché non voglio dare nulla per scontato. Non si sa mai cosa porterà la prossima settimana. Voglio solo godermelo senza pensarci” . Come darle torto. D’altronde, per pensare in grande c’è ancora molto tempo.

IL VIDEO DELLA CONFERENZA

Giorgio Di Maio

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Anversa, Sinner verso la sfida ad Harris: “Sta giocando bene, ma questa è la mia superficie preferita”

Jannik cercherà di raggiungere la quarta finale del 2021: “Ho sempre detto che il cemento indoor è la mia superficie preferita”. Obiettivo accorciare su Norrie e Hurkacz

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Jannik Sinner - Anversa 2021 - BELGA PHOTO LAURIE DIEFFEMBACQ

Non sarà affatto semplice per Jannik Sinner neutralizzare il gioco di Lloyd Harris nella semifinale dell’ATP di Anversa. Ci sono in palio punti pesanti per la classifica ‘Race’. Vincere contro il sudafricano significherebbe portarsi a -50 punti da Cameron Norrie nella corsa alle ATP Finals di Torino e a -160 da Hurkacz che occupa l’ultimo posto utile. Un distacco importante, ma non impossibile da colmare nelle prossime settimane. Di calcoli e di ATP Finals non si è – giustamente – parlato nella conferenza stampa post vittoria (6-4 6-2 a Rinderknech) dell’altoatesino. Lo sguardo è verso quella che potrebbe essere la quarta finale del 2021.

Non ci sono precedenti tra Sinner e Harris, che sta vivendo un buonissimo periodo di forma e dopo aver concluso il suo match di semifinale in singolo, sarà in campo in doppio assieme al suo coach Xavier Malisse (tornato in campo dopo 8 anni dall’ultimo match ufficiale) in un’altra semifinale. Sicuramente la storia più bella del torneo “Harris gioca bene” spiega Sinner, “ha avuto una buona stagione ed è un giocatore solido. Ho guardato la sua partita perché era prima della mia, sta servendo bene, si sta muovendo bene. Speriamo che sia una buona partita. È la prima volta che ci gioco in un match ufficiale, forse una volta in allenamento. Per entrambi ci saranno situazioni che potranno far girare la partita ovviamente”.

“A come affrontarlo ci penserò domani però, con il team” ha concluso. “Stasera come faccio sempre guarderò qualche partita che ha giocato. Sarà importante rilassarsi un po’, altrimenti non recuperi mai. Sicuramente per il 70% farò ciò che sto provando a fare in questi giorni, ovvero fare il mio gioco e tentare di servire bene. Poi servirà affrontare le difficoltà come sempre”.

 

Harris si trova a suo agio in queste condizioni, ma Sinner ci ha vinto due dei suoi tre titoli e non potrebbe chiedere campo migliore per affrontare la partita: Mi è sempre piaciuto giocare indoor. Sin da piccolo. A Sesto d’inverno ci sono cinque metri di neve fuori, dunque l’unico modo per giocare è indoor. Ho sempre detto che è la mia superficie preferita, mi piace. Anche quando mi alleno mi piace. Indoor non c’è vento, non c’è sole. Ci sono solo la palla e il campo.”

C’è stato spazio, infine, per un commento sul suo rapporto con coach Piatti: “Mi piace girare con Riccardo. Non c’è bisogno di chiamarlo quando è con me, può aiutarmi subito. In più quando si è sul campo a vedere la partita è un conto, vederla in TV è un altro. Per esempio, dalla TV sembra che io tiri sempre dritto per dritto. A volte dipende anche dall’angolazione della camera. Per questo mi fa piacere quando c’è lui. Anche perché mi ci trovo bene, stiamo attenti a tutti e speriamo di continuare così”.

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ATP Indian Wells, Cameron Norrie dal college in Texas alla finale in California: “Mi godo il mio tennis”

Il tennista britannico riconosce il valore della sua prima finale in un Masters 1000: “Sarà di nuovo il match più importante della mia carriera”

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Cameron Norrie ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il torneo delle sorprese avrà la finale più inaspettata di tutte. A vincere le loro rispettive semifinali infatti sono stati Cameron Norrie e Nikoloz Basilashvili, risultati leggermente contro pronostico. Nel caso del britannico però l’importanza del palcoscenico non ha pesato molto sull’esito finale, vista la disinvoltura con la quale ha battuto Dimitrov lo dimostra. “Onestamente neanche per una volta ho pensato alla posta in palio“, ha confermato in conferenza stampa. “Stavo solo facendo il mio gioco allungando gli scambi. Quando sono andato a servire per la partita mi sono detto, ‘be’, questo è decisamente un game di battuta importante!’. Ero un po’ nervoso, ma sono andato lì fuori e ho servito alla grande. Penso che mi abbiano aiutato le nuove palle. Non stavo pensando troppo. Ero davvero nel momento presente e non stavo davvero pensando troppo. Mi godevo il mio tennis e giocavo“.

Nella finale in programma all’1 di notte italiana, Norrie se la vedrà come detto con Basilashvili, e così ha parlato del suo imminente avversario. È un giocatore incredibilmente complicato, soprattutto quando è così sicuro di sé. Colpisce la palla alla grande da entrambi i lati. Si muove bene. È un grande atleta. Come ho detto, quando è in fiducia può battere chiunque. È super-pericoloso. Sarà difficile, ma mi sento bene fisicamente e non vedo l’ora di giocare. Lui però sta servendo bene ed è molto propositivo con il suo dritto”. E dopo giorni e giorni di rilassamento apparente, finalmente anche lui inizia a sentire un po’ di pressione.Gli ultimi due giorni sono stati i più grandi match della mia carriera, quindi domani andrò là fuori e sarà di nuovo il più grande match della mia carriera. Andrò in campo e, si spera, farò più o meno lo stesso. C’è molto lavoro da fare. Non vedo l’ora. Sentire tutti i nervi e tutta la pressione, è sicuramente fantastico sperimentare questa cosa. Non vedo l’ora di provare concretamente l’intera esperienza”.

Si potrebbe dire, con i numeri alla mano, che il ventiseienne Norrie ci abbia impiegato un bel po’ a sbocciare nel circuito maggiore, e in effetti forse è così. Ma il processo che lo ha portato adesso ad entrare in Top 20 è stato costante e graduale, e uno dei passaggi chiave è stato il periodo passato alla Texas Christian University dal 2014 al 2017. Così Cameron ha raccontato la sua esperienza nel college americano: “Sono andato alla TCU, dove sono stato molto fortunato con gli allenatori. Devin Bowen, Dave Roditi, entrambi grandi persone dentro e fuori dal campo. Avevo fatto una visita lì all’ultimo minuto. Mi piacquero sia Roditi che Devin quando li incontrai per la prima volta. Il piccolo campus che hanno lì è fantastico. Io mi sono detto ‘va bene, qui è dove posso andare e lavorare sodo’. Il meteo sarebbe stato buono e avevo delle buone sensazioni sul posto. Avevo una squadra meravigliosa. Penso che il tennis universitario sia un’ottima decisione, specialmente venendo dalla Top 10 juniores; mi ha dato sicuramente un po’ più di tempo per maturare e uscire e godermi il mio tempo lì, anche per ottenere un’istruzione. Tutto è organizzato per te. I tuoi amici sono lì. Puoi uscire con loro nei fine settimana. Puoi allenarti con loro e migliorare. Sono stato in grado di non pensare davvero al tour e alle brutte sensazioni di perdere molte partite nei tornei Futures. Ho pensato che fosse davvero un’ottima decisione per me. Mi stavo davvero divertendo lì, andavo anche alle feste dopo le partite di football!”

 

Tornando al presente, è inevitabile che con un risultato così ragguardevole – prima finale in un 1000 – si inizi a guardare anche un po’ più in là, e quindi è lecito chiedersi se Cameron Norrie sia un giocatore da seconda settimana in uno Slam, traguardo che ancora manca al britannico. “Ho avuto alcune opportunità per raggiungere la seconda settimana di uno Slam, ma non è andata per il verso giusto. Sono tutte fonti di apprendimento per me. Spero che con questi risultati potrò avere una testa di serie più alta, quindi forse avere qualche possibilità in più. Ma ho affrontato alcuni giocatori abbastanza discreti quest’anno al terzo turno. Rafa in Australia, Rafa in Francia, poi Roger a Wimbledon. Questi match sono state grandi esperienze per me”.

Qui il tabellone aggiornato di Indian Wells 2021

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Ons Jabeur sempre più ambiziosa: “Voglio vincere uno Slam”

Centrato l’obiettivo Top 10, la semifinalista di Indian Wells racconta di quando gli sponsor la rifiutavano per via della sua nazionalità

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con la vittoria di ieri notte su Anett Kontaveit, Ons Jabeur ha tagliato un traguardo storico, diventando la prima tennista di origine araba (uomo o donna) a raggiungere il gotha del tennis mondiale, vale a dire la Top 10 (al momento sarebbe nona, ma in caso di vittoria del titolo raggiungerebbe la sesta piazza); tuttavia, quella che sembra dare meno peso alla cosa è proprio lei. Durante la conferenza stampa post-partita, la giocatrice tunisina ha rivelato di non aver pensato troppo al ranking all’inizio del torneo, ma piuttosto ad ottenere i punti necessari per guadagnarsi l’accesso alle WTA Finals in programma a Guadalajara dal 10 al 17 novembre: “Onestamente non ho guardato le classifiche, ero più concentrata sulla Race. Però questo è un sogno che si avvera, un obiettivo che ho sempre avuto fin dall’adolescenza. Ho sempre desiderato raggiungere il primo posto, quindi la Top 10 è solo l’inizio. So di essermi meritata questo traguardo perché è tanto tempo che gioco bene, ma voglio continuare a dimostrarlo a tutti“.

LA PRESSIONE, IL SOGNO SLAM E IL CONTRIBUTO DEL TEAM

Prima del torneo, Jabeur era nona nella Race alle spalle di Naomi Osaka. Al momento è già sicura di superare la nipponica, ma qualora raggiungesse almeno la finale salirebbe addirittura al quinto posto, di fatto ipotecando un posto in Messico. Le classifiche sono dalla sua parte, visto che è la giocatrice con il ranking più alto rimasta in corsa, e questo comporta una notevole pressione, aspetto su cui sta lavorando duramente: “Ero molto stressata per via della corsa alle Finals. Ne ho parlato con la mia mental coach, dicendole ‘tutto questo è troppo per me’. Poi però le ho detto, ‘ce la devo fare, devo riuscire a superare queste difficoltà per poter arrivare un giorno a vincere uno Slam. Se voglio raggiungere questo obiettivo, superare lo stress è un passo necessario, quindi sto cercando di imparare a darmi una calmata. Spero di farcela senza che mi venga un infarto!

Sul tema della preparazione psicologica ha poi aggiunto: “Il mental coach mi aiuta molto, perché non avevo mai giocato così tante partite, quindi era una situazione nuova. Anche l’accesso in Top 10 è una situazione nuova, quindi ci sono tante cose che stanno capitando nello stesso momento; ora sono più matura ed esperta, e finalmente sto apprendendo che questa pressione è un privilegio e un piacere, mentre da giovani è più difficile capirlo, ci si stressa facilmente. Imparo qualcosa ogni giorno, soprattutto su come gestirmi, anche se non è facile. Alcune persone purtroppo non capiscono quanto sia complicato, ma io sto facendo del mio meglio per fare il mio gioco, divertirmi ed accettare la pressione“.

 

In questo senso, Jabeur si dice fortunata perché il suo team la aiuta a stare bene e farla sentire compresa. E sarebbe strano il contrario, visto che il suo fisioterapista, Karim Kamoun, è anche suo marito: “Ho un team straordinario. Prima di tutto mi capiscono, e il fatto che parliamo tutti la stessa lingua è di grande aiuto da questo punto di vista; allo stesso tempo è importante che abbiamo anche la stessa nazionalità, perché così siamo tutti consapevoli di cosa voglia dire essere tunisini. Per fortuna il mio fisioterapista è anche mio marito, quindi è sempre con me – questo rende più semplice passare del tempo lontani da casa. Il mio coach [Issam Jellali, ndr] è come un fratello, ci conosciamo da anni e siamo come una famiglia, viaggiamo insieme e comunichiamo tanto. Sono felice che riusiamo a capirci e che loro sappiano quali siano le scelte migliori per me”.

LE CONGRATULAZIONI DEI CAMPIONI

Il successo di Jabeur non ha lasciato indifferenti alcuni dei nomi più altisonanti dell’universo tennistico, che si sono complimentati a mezzo social per il suo storico risultato: “Per me vuol dire tanto, non mi aspettavo che campioni come Murray, King o Navratilova [quest’ultima ha commentato il suo match con Kontaveit per Amazon Prime Video, ndr] scrivessero qualcosa a riguardo, è davvero incredibile e mi dimostra ancora una volta quanto sia importante aver raggiunto questo risultato. Ottenere il riconoscimento delle leggende del tennis mi spinge a lavorare ancora più duramente per riuscire, forse, ad emularli vincendo uno Slam”.

Qui il tweet di BJK:

E qui quello di Sir Andy:

Una volta, però, era decisamente più complicato ricevere riconoscimenti, soprattutto dal punto di vista economico. Essere la prima tennista araba a raggiungere la Top 10 suona bene sulla carta (o sul web), ma vuol dire anche aver iniziato in aree dove il gioco non è troppo considerato né popolare, e questo si è inizialmente tradotto in grosse difficoltà a trovare sponsorizzazioni: “Le cose sono diverse se sei francese, americana o australiana, hai dei modelli a cui ispirarti, hai più circoli e più tornei. In passato mi è capitato di ricevere dei no dagli sponsor per via della mia nazionalità; è una cosa ingiusta e all’inizio non ne capivo il motivo. Ora lo accetto, e sono molto orgogliosa della persona che sono diventata, perché non ho bisogno di dipendere da nessuno. Ovviamente non sto dicendo che la mia carriera sia stata la più complicata in assoluto, ma di sicuro non volevo che il mio sogno dipendesse da uno sponsor o da qualcuno a cui non interessano né il tennis né lo sport in generale”.

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