Binaghi a Miami per sbloccare le trattative sulle Finals

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Binaghi a Miami per sbloccare le trattative sulle Finals

Il presidente della FIT va in Florida per sostenere la candidatura di Torino. Secondo ‘Corriere Torino’ la decisione potrebbe arrivare nel pomeriggio, al termine della riunione del Board ATP. Filtra ottimismo

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A poche ore dalla fatidica decisione sulla nuova sede per le ATP Finals 2021, le chances di Torino sembrano essere più che concrete, anzi, c’è grande ottimismo. Purtroppo vista la gestione piuttosto nebulosa delle trattative, dei processi di scelta e di presentazione delle garanzie che ha coinvolto tutte le parti in causa, appare veramente difficile delineare un quadro preciso della situazione. Proprio per questo il presidente della FIT, Angelo Binaghi, ha deciso di decollare verso la Florida per tentare un ultimo e più deciso assalto.

“Il presidente della Federtennis Angelo Binaghi non c’è perché l’altro ieri ha preso l’aereo al volo ed è andato a Miami per cercare di portare a casa la gara contro Manchester, Singapore, Tokyo e Londra per ospitare le ATP Finals”. Come riportato da Sportface.it con queste parole, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha spiegato il motivo dell’assenza del presidente della FIT durante il Consiglio Nazionale del CONI che si è svolto nella giornata di mercoledì a Roma. Nelle prossime ore sapremo se l’impegno di Binaghi avrà dato i suoi frutti.

Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Nel frattempo, nella serata di mercoledì, l’agenzia di stampa ANSA, seconda la quale Torino sembra aver recuperato posizioni rispetto alle altre città in lizza, ha riportato le parole del del sottosegretario Simone Valente a margine del Congresso nazionale della Federazione medico sportiva italiana. “Fumata bianca per ATP Finals a Torino? Lo speriamo veramente perché l’impegno del governo è stato grande, abbiamo lavorato giorno e notte. Devo ringraziare la Federazione italiana tennis e l’Istituto per il credito sportivo perché hanno messo a disposizione tutte le energie per raggiungere questo grande obiettivo che porterebbe grande vantaggio al Paese se andasse in porto. Certo, è un evento diverso da altre grandi manifestazioni come le Olimpiadi e quindi bisogna valutare anche in questo caso costi e benefici“.

 

AGGIORNAMENTO DI GIOVEDÌ 28 MARZO

Secondo quanto riportato questa mattina da ‘Corriere Torino’, nell’articolo che trovate qui a firma di Gabriele Guccione, la decisione finale dell’ATP arriverà nel pomeriggio italiano (dalle 15 in poi), al termine della riunione del Board che si terrà a Miami.


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La (non) risposta di Raul Pérez Roldan, padre del tennista maltrattato: “Sono cose da risolvere in famiglia”

Raul si rivolge a ‘La Nacion’ ma non commenta: “Non si può parlare di questo al telefono”. Il figlio Guillermo lo ha accusato di ripetute violenze

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Raul Pérez Roldán, papà di Guillermo

Sono passati alcuni giorni da quando Guillermo Perez Roldan ha rivelato gli abusi subiti dal padre durante i primi anni della carriera. Per riassumere cinicamente lo sfogo dell’argentino arrivato al n. 13 del mondo nel 1988, è la storia di un uomo che non si comporta da tale con il figlio tennista: gli sottrae tutti i soldi guadagnati e, se un giorno non si muove bene in campo e perde, lo prende a cinghiate. I maltrattamenti non sono stati tuttavia sufficienti a far desistere il ragazzo, ormai adulto, dal tentativo di riavvicinarsi al genitore che, poco sorprendentemente, lo contraccambia pugnalandolo (in senso figurato) di nuovo alle spalle.

Dopo che Sebastián Torok del quotidiano La Nación aveva vanamente tentato di ottenere una replica da Raul prima di pubblicare il racconto di Guillermo, ecco che il fondatore della Scuola di Tandil e del relativo metodo (nonché della nota Torre) si fa finalmente vivo con il giornalista concedendo un’intervista telefonica. Subito gli viene chiesta la sua versione dei fatti. L’inizio della risposta non promette una lunga chiacchierata: “No, no, no” esordisce Perez-Roldan, “non intendo dare nessuna opinione, nessuna difesa, tanto meno contro mio figlio o a mio favore. È una faccenda di famiglia e deve essere risolta in famiglia; però, come quasi sempre accade, la stampa rovina. E allora io non do la mia opinione. E, te lo dico ancora, io non ti conosco. Se ti conoscessi, ti direi la stessa cosa e non esprimerei la mia opinione”.

Come spesso accade, il problema non sono gli abusi (dobbiamo dire presunti) subiti dal ragazzino, ma la stampa che se ne fa portavoce. Il giornalista chiarisce allora che è stato Guillermo a volersi sfogare e a cambiare l’essenza dell’intervista. “Se è così, va bene” replica Raul. “Non compro il vostro giornale e non l’ho vista; come ho detto, sono cose di famiglia da risolvere internamente”.

 

Torok gli chiede poi se telefonerà a suo figlio. “No, no, sono cose mie. Non parlo con nessuno per fargli sapere se parlerò o meno. È, ripeto, una questione assolutamente familiare. Non una, non mezza, non un quarto di parola contro Guillermo né in difesa di quello che ha detto. Il Cile è in difficoltà a causa del coronavirus, noi anche, e questo non è il momento. Indubbiamente, non si può parlare di questo al telefono, vedremo. È tutto”. Saluta e interrompe la comunicazione.

Per quanto riguarda Guillermo, dopo la pubblicazione dell’intervista continua a ricevere messaggi di sostegno, anche da persone del mondo del tennis con cui non aveva contatti da parecchio tempo. Non ha voluto aggiungere nulla alla sua terribile storia dopo aver saputo che suo padre aveva parlato con il giornalista. Ma fa sapere che non gli impedirà di vedere le sue nipoti Agustina e Chiara, rispettivamente di 24 e 14 anni, che vivono in Italia.

Tutto questo dolore e tutto quelle che la mia confessione ha generato, voglio canalizzarlo in qualcosa di positivo, in un progetto perché nessun ragazzo sia ancora maltrattato”. E conclude, “che poi mio padre faccia quello che vuole”.

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Esibizioni: Thiem, Zverev, Kyrgios e Sinner sull’erba di Berlino. Sperando in Federer

Anche Svitolina e Bertens ai due mini-tornei di esibizione in Germania a partire dal 13 luglio. Si giocherà su erba e cemento

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Jannik Sinner - ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Marco Corriero)

Dopo la cancellazione del WTA di Berlino, evento erboso che avrebbe dovuto fare il suo esordio in calendario a metà giugno, resta viva la possibilità di vedere alcune stelle del tennis nella capitale tedesca. Lo stesso sponsor annuncia infatti due mini-tornei di tre giorni con sei giocatori e sei giocatrici a darsi battaglia, rispettivamente, sull’erba dello Stadio Steffi Graf dal 13 al 15 luglio e sul duro in un hangar dell’ex aeroporto Tempelhof dal 17 al 19. Frontmen della manifestazione, per adesso, Sascha Zverev e Nick Kyrgios.

A proposito di Kyrgios, uno dei più attivi sui social durante l’isolamento, l’organizzatore Edwin Weindorfer spiega al quotidiano berlinese B.Z. che “quasi nessuno gode di tanta popolarità come lui fra i giovani. Da una parte le bravate, dall’altra le fantastiche giocate. In generale, comunque, il campo dei partecipanti è di altissimo livello”. Sì, perché oltre al n. 7 e al n. 40 ATP, c’è anche un tale Dominic Thiem, terzo giocatore del mondo, attualmente impegnato in un’esibizione in patria. Il quarto nome annunciato è quello di Jannik Sinner, mentre ancora non sappiamo chi saranno gli altri due tennisti.

A dirigere i due tornei sarà l’attuale capitano della squadra tedesca di Fed Cup Barbara Rittner, che per il femminile può contare sulle top ten Elina Svitolina e Kiki Bertens, oltre che su Julia Goerges e Andrea Petkovic, ferma dal torneo di Lussemburgo dello scorso ottobre. Anche qui, ci sono due posti ancora vuoti. Gli organizzatori dicono di stare negoziando con due vincitori Slam: “A Federer piace giocare sull’erba, ma vuole aspettare e vedere come va, proprio come Angie Kerber”, spiega Weindorfer. Avendo a che fare con atleti internazionali, molto dipenderà dalle possibilità di spostamento in luglio.

 

LE REGOLE – Per quanto riguarda le regole di gioco, ci sarà un tabellone a eliminazione diretta che parte dai quarti di finale con i primi due del seeding avanzati di un turno. Gli incontri si disputeranno al meglio dei tre set, ma il terzo sarà un tie-break. Niente giudici di linea, ma tutte le chiamate saranno gestite da hawk-eye come accade alle Nextgen di Milano. Il montepremi è di 100.000 euro sia per il maschile sia per il femminile.

L’idea di Weindorfer è di fissare gli standard del tennis in questi tempi difficili sull’esempio della Bundesliga, che è ripartita il 15 maggio. Mentre proseguono le trattative per i diritti televisivi, la situazione attuale non permettere l’accesso al pubblico, ma le condizioni potrebbero cambiare tra un mese e mezzo.

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Il figlio di Tracy Austin entrerà tra i professionisti

Brandon Holt, 22 anni, ha deciso di lasciare con un anno di anticipo il suo team alla University of South Carolina per diventare un professionista

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Dopo quattro anni da numero uno dei Trojans, Brandon Holt ha fatto la sua scelta: passerà al professionismo, lasciando così il suo team. Holt è stata per tutti questi anni la stella della University of South Carolina, vincendo 91 partite in singolare e 74 in doppio. Il figlio dell’ex numero uno del mondo femminile Tracy Austin e Scott Holt lo ha comunicato in un lungo post pubblicato sul suo profilo Instagram, dove ha salutato e ringraziato i suoi compagni di squadra, gli allenatori e tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita nel suo percorso verso il professionismo.

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What a fantastic 4 years this has been at USC. With the exception of COVID, I don’t think I could have enjoyed my time as a Trojan more. I am excited to start a new chapter and begin my professional career. My teammates and coaches all know how much I love them and I have voiced that in person over the years, so I do not need to write a love story for you all to read. However, I do feel inclined to show just how special USC is to me. I could not have asked for better coaches in @coachpetersmith @brettmasi @kkwintus @dbaughm They made me feel like the most important thing in their day was improving my teammates and I in tennis and as people. Naturally, people talk about my success on the court at USC and view that as the reason I had such a great time. My teammates are the number one reason I was so happy at USC. The single biggest success looking back is @coachpetersmith recruiting GOOD PEOPLE. He recruited people I played tennis with for 4 years. But more importantly, he recruited a band of brothers who are and will continue to be my best friends. I would also like to thank my friends outside of the tennis team and I cherish all the special relationships created at USC. I would like to thank my family for the support and my grandparents who didn’t miss a match. Thank you to everyone at @usc_athletics for always having a smile on your face no matter the difficulty. The training staff was so exceptional and walking into McKay was always such a joy. Thank you to the fans and supporters of @uscmenstennis Thank you to everyone who played a direct role in our team’s success. You all know who you are. Lastly, this feels like a goodbye, but I look to so many of the staff members at USC as friends and mentors, so I know our relationships will remain strong. Love you all. Fight on forever! ✌️ (Wish I could tag everyone but only lets me tag 20)

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Holt lascia l’USC con un anno di anticipo. Attualmente il ragazzo statunitense occupa la 488esima posizione nel ranking ATP, ma per sapere di che pasta è fatto non serve guardare tanto lontano. Dieci giorni fa ha giocato un’esibizione a Rolling Hills, in California. È arrivato in finale dove si è trovato davanti Sam Querrey, che l’ha battuto solo al match tie-break del terzo set, 10-8. Certo, la formula del Fast4 e lo stato di forma non ottimale di Querrey sono due fattori da tenere in grande considerazione, ma al di là dell’Oceano sono abbastanza sicuri del fatto che Brandon Holt, non “il figlio di Tracy Austin”, saprà dire la sua nel circuito ATP.

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