Musetti e Sinner, ovvero yin e yang del tennis italiano in erba

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Musetti e Sinner, ovvero yin e yang del tennis italiano in erba

BARLETTA – Jannik Sinner e Lorenzo Musetti non si somigliano in nulla, eppure il loro obiettivo è lo stesso

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Lorenzo Musetti all'Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Barletta, il nostro inviato

Aggiornamento sul torneo: Musetti agli ottavi di finale

Il tennis italiano ha bisogno di idoli. Lo abbiamo visto con Gianluigi Quinzi, vestito di così tante aspettative dopo essersi dimostrato il più forte tra i piccini di Wimbledon (era il 2013) che la sua attuale 142esima posizione in classifica a qualcuno sembra quasi uno scherzo del destino. Lo stiamo rivedendo in queste settimane con Lorenzo Musetti e Jannik Sinner, rispettivamente classe 2002 e 2001, che approfittando di un certo vuoto di prestazioni dei connazionali adulti hanno dettato la recente linea editoriale dei media tennistici italiani; il primo vincendo da favorito l’Australian Open junior, il secondo sbucando fuori dal nulla per vincere il challenger di Bergamo e subito di seguito un paio di tornei ITF.

Il challenger di Barletta ci ha dato l’occasione di vederli da vicino, uno dopo l’altro, sul campo principale del circolo Hugo Simmen. E di vederli vincere, oltre che esprimere due idee di tennis molto differenti.

JANNIK – Ci siamo seduti sugli spalti – piuttosto gremiti, per essere il lunedì di un challenger – che Sinner aveva vinto appena due game su dieci, sovrastato addirittura per 6-0 nel primo set da Gian Marco Moroni. Poi, un punto dopo l’altro, è parso evidente come mai questo 17enne nato in Alta Pusteria – italiano appena per una manciata di chilometri – abbia attirato prima i sapienti tentacoli di Riccardo Piatti e quindi l’improvviso interesse degli impresari del tennis, timidi prima del suo exploit di Bergamo. Il ragazzo, a fronte di polpaccetti ancora timidi e di un fisico che sembra cresciuto tanto rapidamente da non avergli ancora permesso di abbinare la grazia dei movimenti necessaria, applica una pressione da fondocampo quasi scientifica. Ci dirà a fine partita che il rovescio è il suo colpo migliore, ma in realtà non dispiace affatto neanche quel dritto che Jannik si arroga spesso l’onere di colpire in fase ascensionale. Facendo anche malissimo.

Di tutto l’impianto tennistico di Jannik, sguardato ancor meglio durante l’allenamento defaticante agli ordini di coach Cristian Brandi (qui a Barletta c’è lui al posto di Andrea Volpini, il suo allenatore principale), a stupire di più è lafacilità con cui tiene il palleggio pesante e profondo. Poche concessioni ai fronzoli e tanta, tantissima sostanza. Non che si muova male, ma certamente il primo presupposto del suo tennis è che siano gli altri a dover rincorrere le sue traiettorie.

Se dopo averlo visto rimontare con tanta autorità un dignitosissimo top 250 come Moroni il primo pensiero che ci sfiora riguarda la curiosità di vederlo in campo contro tennisti ancora più strutturati, il successivo è proprio andarglielo a chiedere. Nel favorire l’incontro e il dialogo con i giocatori, l’ambiente rilassato dei challenger è straordinario. “Sì, mi sento già pronto ad affrontare giocatori di livello superiore” ci dice in un italiano che ci aspettavamo più incerto, per come ci era stato riferito. Così marcatamente arancione, Jannik non può che ispirare un’innata simpatia. E parlarci non sconfessa le prime sensazioni. “Se è vero che quando sei arrivato ho iniziato a giocar bene beh, allora torna anche domani!” ci suggerisce sorridendo; noi non torneremo e lui in effetti perderà, contro Arnaboldi. Certo non mancheranno le occasioni per scusarci, in futuro.

Della sua vittoria dice che per iniziare a produrre il suo tennis migliore gli è bastato scrollarsi di dosso un po’ di tensione. In quella successione di colpi potenti, sicuri, che tendono a somigliarsi, non è semplice capire quali siano i suoi reali punti di forza. Glielo chiediamo. “Non ci sono delle situazioni di gioco in cui mi sento particolarmente a mio agio. Di sicuro voglio decidere io l’andamento del punto. Se sbaglio, sbaglio io. Mi piace aggredire da fondo campo“. Ma quindi è vero che somiglia a Seppi, al quale è stato già accostato per ovvi motivi di provenienza geografica? “Non troppo, credo di avere più soluzioni di lui!” ci dice con una punta d’orgoglio che non nasconde l’ambizione né può spezzare il fil rouge che lo lega al suo idolo. A rete in realtà ci sembra che Jannik possa e debba ancora lavorare parecchio, ma a quest’età avere margini di miglioramento è in realtà un vantaggio. Specie quando la base è così solida.

Jannik Sinner – ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

LORENZO – Ecco, avete presente il taijitu cinese? Fissatene uno, o immaginatelo, e adesso rovesciatelo; se prima avevate Jannik Sinner, adesso avete Lorenzo Musetti. Il ragazzo di Carrara raggiunge il campo al seguito di coach Simone Tartarini e di Filippo Volandri, che in qualità di responsabile tecnico del centro di Tirrenia segue da vicino il diamante più luccicante tra quelli in orbita federale.

Come passare dal bianco al nero, e non solo perché Musetti il rovescio lo gioca con una sola mano; il campo racconta una storia completamente diversa rispetto a venti minuti prima. Jannik sembrava quasi non curarsi dei panni che indossa, Lorenzo veste con un certo stile l’ultimo modello fornitogli dalla Nike e ci abbina un berretto infilato al contrario; la palla di Jannik incedeva inesorabile, potente, netta, quella di Lorenzo è un turbinìo di rotazioni diverse che, apprezzate alle spalle del suo avversario, riconciliano col gesto. Jannik aveva incrociato di rado lo sguardo del suo angolo durante la partita, Lorenzo cerca il suo allenatore dopo ogni punto, che sia per frustrazione o per riceverne l’approvazione. Di Jannik abbiamo scoperto la voce solo a partita finita, Lorenzo invece parla parecchio, prendendosela con se stesso o con i cattivi rimbalzi.

Jannik gioca un tennis in prosa, brutalmente efficace e diretto, quello di Lorenzo è invece più un tentativo di poesia. E dobbiamo dirlo, spesso riuscito. Nel corso del 6-3 6-4 molto convincente rifilato a Gastao Elias – ex n.57 ATP ora precipitato fuori dai 300 – il 17enne fa vedere cose egregie, e in particolare questa palla corta ‘anomala’ ci ha ricordato esecuzioni ammirate su palcoscenici ben più illustri.

 

Nel corso dei circa ottanta minuti di partita Lorenzo si esibisce in serve&volley, demi-volée di pregevole fattura, strettini di dritto e colpi che persino il suo coach si stupisce di vedergli giocare. La palla non troppo pesante di Elias gli permette di sfoggiare tutto il campionario e persino di sciupare impunemente qualche occasione per rendere il passivo ancora più pesante. L’allenatore non smette mai di incitarlo, ben attento a trasmettere solo sensazioni positive anche quando vorrebbe essere più duro per rimarcare un errore che non avrebbe voluto vedere. Sa benissimo che non basterà sempre, come oggi, vincere i punti belli e lasciare all’avversario quelli brutti e sporchi. E sa benissimo di doverlo insegnare al suo ragazzo. Così come lo sa Volandri, che sul gioiellino di Tirrenia non si sbilancia e predica calma a tutti coloro i quali concede udienza, o un caffè, nelle sale interne del circolo. “Non parliamo di wild card future, procediamo con calma“. Ma si vede che gli brillano gli occhi, quando Lorenzo libera quel rovescio tanto elegante.

In definitiva, Jannik e Lorenzo appaiono diversi in tantissimi aspetti ma forse la differenza principale si può riassumere così: Musetti punta in alto dopo aver attraversato da protagonista i corridoi dell’accademia del tennis, ma per adesso (e fa benissimo!) affronta il tennis degli adulti come un circo nel quale esibirsi da bambino prodigio. Quale indiscutibilmente è. Sinner è quantomai lontano dalla mitologia dello stile, che sa essere insidiosissima soprattutto nel tennis, e si affaccia al mondo dei grandi con il fare del piccolo uomo, precoce lavoratore, persuaso di poter continuare a crescere a ritmo sostenuto. Senza fretta, ma con una certa urgenza.

Perchè accada di mezzo c’è davvero l’oceano, ma che bello sarebbe se un giorno questo dualismo non fosse solo italiano, solo nel piccolo – ma lo ripetiamo, bellissimo: andateli a vedere i challenger! – di Barletta, ma tutto il mondo potesse conoscere la chioma arancione arruffata di Jannik e l’aspetto quasi nobiliare di Lorenzo. Motivati a raggiungere la vetta in due modi così meravigliosamente diversi, così come diversi sono i fulgenti canadesi Auger-Aliassime e Shapovalov. Che fanno invidia al mondo intero, ma mica per caso: Tennis Canada ha investito tanto e bene. La strada maestra è quella.

Un rovescio di Musetti sui campi di Barletta

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ATP

Si ferma in finale la corsa di Mager, Garin è il campione di Rio de Janeiro

Gianluca Mager ha avuto chance in entrambi i set, ma è stato Cristian Garin a sollevare il trofeo. Best ranking per entrambi la settimana prossima

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Cristian Garin con Gustavo Kuerten alla premiazione di Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5

Si è chiusa con una sconfitta la settimana magica di Gianluca Mager, ma ci sono tutti i motivi per essere soddisfatti di questo torneo che probabilmente segnerà uno spartiacque nella carriera del 25enne di Sanremo. Partito dalle qualificazioni ha infilato due scalpi di assoluto prestigio (Ruud e Thiem sulla terra sono vittorie di cui andare fieri, anche se nessuno dei due era al meglio della condizione) ed ha portato a casa 320 punti (300 per la finale più 20 per la qualificazione) che lo proiettano al 77° posto della classifica ATP, con la pressoché matematica certezza di entrare in tabellone in tutti i rimanenti tornei dello Slam di quest’anno, oltre ad una chance di giocarsi un posto alle Olimpiadi di Tokyo.

Che Mager potesse partire piuttosto lentamente dopo la grande battaglia vinta in semifinale solo poche ore prima era tutto sommato piuttosto prevedibile, quindi in pochi hanno battuto ciglio quando il ragazzo di Sanremo è andato subito sotto 2-0 contro un avversario che aveva invece chiuso molto velocemente il suo impegno precedente contro Borna Coric. Un po’ meno prevedibile era che il buon Gianluca, una volta presa coscienza della sua presenza in finale, rimontasse da 1-3 a 4-3 e si procurasse addirittura due palle break per il 5-3, principalmente grazie alle sue accelerazioni di rovescio che con quella preparazione così lineare e così minima mascherano meravigliosamente la traiettoria dei colpi.

 

Svanite le tre opportunità per andare a servire per il set, si è arrivati abbastanza tranquillamente al tie-break, nel quale Mager, forse sentendo di dover fare qualcosa di più, ha commesso almeno tre errori non forzati che gli sono costati il set con il punteggio di 7 punti a 3 in 50 minuti.

Gianluca Mager – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Dopo aver perso il primo tie-break del torneo (in precedenza il ligure era a 4 su 4), Mager ha chiesto l’intervento del fisioterapista per farsi massaggiare l’inguine dalla parte della coscia destra, e c’è da chiedersi che mani abbia quel fisioterapista perché Gianluca è riuscito a infilare una striscia di 10 punti consecutivi che lo ha portato in vantaggio per 3-1 con un break ottenuto a zero in grande stile. La pressione di Garin però iniziava ad aumentare: sul 3-2 Mager si salvava dallo 0-40, ma al momento di servire per il set sul 5-4 tre risposte vincenti di Garin rimettevano il set in parità. Il cileno continuava a spingere, e questa volta il serbatoio di Gianluca appariva davvero vuoto: con niente da opporre alla pressione dell’avversario, Mager subiva un parziale di 16 punti a 2 che chiudeva il match dopo 1 ora e 35 minuti.

Prosegue così la striscia di nove vittorie consecutive sulla terra battuta di Cristian Garin, che conquista così il suo secondo titolo dell’anno (il quarto in totale, e il secondo battendo un italiano in finale avendo sconfitto Berrettini a Monaco lo scorso anno) dopo quello di Cordoba due settimane fa e si appresta ad andare nella sua Santiago del Cile per continuare questa cavalcata. Ci arriverà con il nuovo best ranking di n.18 e addirittura come n.4 della Race to London, per far sognare tutti i suoi compatrioti e che sperano di rinverdire i fasti di Nicolas Massu e Fernando Gonzalez alle Olimpiadi di Atene 2004.

Leggi qui la storia di Gianluca Mager

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ATP

Non sempre piove sul bagnato: a Rio è stato il carnevale di Gianluca Mager

L’azzurro supera Balazs al terzo set dopo l’interruzione per pioggia di ieri e raggiunge la prima finale ATP in carriera. Qui vi raccontiamo la sua storia

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Il Rio Open 2020 verrà sicuramente ricordato come il torneo di Gianluca Mager, classe 1994, presentatosi sulla terra brasiliana con una sola vittoria a livello ATP e una classifica da numero 128 del ranking e capace di stupire tutti superando nei quarti di finale il numero 4 del mondo, Dominic Thiem. Una vittoria ancora più importante e degna di nota, perché maturata in due giorni a causa della pioggia insistente che ha costretto gli organizzatori a rinviare il programma di gioco quando l’azzurro era in vantaggio di un set e di un break. Mager però non si è fatto sopraffare dalle emozioni e ha portato a casa la vittoria più importante della carriera, ripetendosi poi – sempre in due atti ma questa volta in tre set – contro Attila Balazs, già battuto nelle qualificazioni, per raggiungere la prima finale in carriera (e un best ranking di numero 77).

Una carriera scelta e intrapresa con pieno coinvolgimento solo a diciotto anni, quindi piuttosto tardi rispetto agli standard degli altri colleghi professionisti. Fino alla maggiore età Gianluca – che ha preso in mano la racchetta a Sanremo quando aveva sette anni – giocava a tennis per divertirsi, tant’è che il suo nome non è mai apparso nelle classifiche ITF degli juniores, e anzi aveva rischiato di compromettere sul nascere la sua carriera a causa di uno sfortunato episodio. A 16 anni, fu infatti squalificato per quattro mesi per aver fumato marijuana ad una festa, lui che all’epoca ancora non giocava tornei professionistici.

Se il nativo di Sanremo ha poi deciso di cambiare idea e di fare della propria passione un lavoro, molti meriti vanno dati a Diego Nargiso che, stregato dal suo potenziale, lo ha spronato a dare il massimo, di nuovo, come prima e più di prima. “Grazie a lui ho ritrovato la passione per il tennis, la voglia di vincere e tutto il resto“, ha ammesso lo stesso Mager in una vecchia intervista apparsa su ‘Il Tennis Italiano’. Non va inoltre sottovalutato l’aiuto della Federazione che lo ha ospitato da fine 2016 e per alcuni mesi del 2017 nel centro federale di Tirrenia, nell’ambito del progetto “Over 18” curato da Umberto Rianna (e che ha coinvolto tra gli altri anche Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini).

 

I primi punti ATP arrivano nel luglio 2013 e nei tre-quattro anni successivi la sua attività si limita quasi totalmente ai Futures, con quattro titoli e la soddisfazione di sconfiggere un futuro top 10 e finalista Slam come Daniil Medvedev. Nel 2017 esordisce a livello ATP grazie ad una wild card concessagli dagli organizzatori degli Internazionali d’Italia, ma i crampi gli impediscono di terminare il proprio match contro Aljaz Bedene. Ottiene qualche buon risultato nei Challenger, ma, nonostante l’ottimo servizio e un bel drittone carico, la sua dimensione a cavallo tra il 2017 e il 2018 sembra essere ancora quella di giocatore da Futures.

Il salto di qualità arriva nel 2019 che lo vede sempre più continuo e sempre più protagonista a livello Challenger. La sua bacheca si arricchisce di ben tre titoli, equamente distribuiti durante l’anno, a testimonianza dell’ottima condizione raggiunta: Koblenz a gennaio, Barletta ad aprile e Biella a settembre. A fine stagione Mager centra anche la prima vittoria in un torneo ATP, a Stoccolma contro Pablo Andujar, non certo uno specialista del veloce indoor, ma pur sempre un ex top 40 con quattro trofei ATP all’attivo. Evidenti sembrano i miglioramenti in risposta, che assieme al gioco di volo costituisce una fase del gioco in cui Gianluca si porta dietro i maggiori difetti. In prima linea ci sono il gran servizio e un ottimo dritto carico, con il quale ama prendere in mano l’iniziativa e spesso chiudere il punto. Lo aiuta un fisico piuttosto strutturato, perché Gianluca guarda tutti dall’alto dei suoi 188 centimetri nonostante sulle sue doti fisiche non abbia mai creduto di poter fare grande affidamento (‘dal punto di vista fisico mi sento piuttosto scarso!‘, ebbe a dire nella già citata intervista del 2013).

Gianluca Mager (foto Francesco Peluso)

SETTIMANA SPECIALE – Con questa nuova consapevolezza, il venticinquenne azzurro ha iniziato l’anno senza trovare grandi risultati, ma comunque fiducioso. Attualmente nel suo team ci sono Flavio Cipolla (che allena anche Giannessi) e Matteo Civarolo, che lo seguono nei tornei insieme alla ragazza di Gianluca, Valentine Confalonieri, a sua volta ex tennista professionista. Proprio Civarolo, alla vigilia della sfida contro Thiem, non si è detto sorpreso delle prestazioni del proprio pupillo. “Sinceramente me l’aspettavo“, ha dichiarato a RivieraSport. “Vedendo il livello espresso da Gianluca nei primi tornei dell’anno, soprattutto con Purcell all’Australian Open e con Cuevas a Cordoba. Quelli sono stati due match persi per pochi punti, ma giocati alla grande“. Era solo questione di tempo insomma.

Il carattere di Mager si è fatto vedere anche nella ripresa del match contro Attila Balazs, curiosamente già affrontato e battuto dall’azzurro nelle qualificazioni proprio qui a Rio. La partita, interrotta ieri sul punteggio di 7-6 3-3 in suo favore, non ha brillato per la qualità di gioco e si è maledettamente complicata per Mager, che si è trovato sotto di un break nel terzo set dopo aver perso il secondo 6-4. Il tennista italiano è però stato bravissimo a rimanere attaccato al match, aiutato anche dall’avversario che gli ha regalato il contro-break con due doppi falli. Il capolavoro di Mager è stato il tie-break decisivo (il quinto vinto nel torneo su cinque disputati), dominato 7 punti a 2 grazie ad una ritrovata brillantezza e scioltezza nei colpi.

Dopo poche ore, Gianluca è tornato in campo per disputare la finale contro Christian Garin, che ha superato 6-4 7-5 Borna Coric. Una partita, la più importante della sua carriera, che andava presa con spensieratezza e con la sicurezza di avere molte carte da giocare. Purtroppo Garin ha prevalso in due set, vanificando il vantaggio di 4-2 che il sanremese si era costruito nel secondo set e che sembrava una buona base per portare la partita al terzo. Comunque vada da le cose cambieranno per Mager, perché il suo nuovo ranking potrebbe inevitabilmente influenzare le scelte di programmazione dei prossimi mesi.

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ATP

Tsitsipas perfetto, è bis a Marsiglia. Altra finale persa da Auger-Aliassime

MARSIGLIA – Tsitsipas brillante e solidissimo, difende il titolo a Marsiglia salendo a quota sei. Sono invece cinque (su cinque giocate!) le finali perse da Auger-Aliassime

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Stefanos Tsitsipas con il trofeo - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Da Marsiglia, la nostra inviata

[1] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Il Centrale del Palais des Sport mostra il suo volto più giovane per la finale della 28° edizione dell’Open13 di Marsiglia. Stefanos e Felix, generosissimi, battagliano senza esclusioni di colpi dimostrando di possedere un bagaglio tecnico adatto ai piani alti della classifica (quanto alti per Felix lo dirà il tempo), con una differenza piuttosto sostanziale; per il momento, il più forte è Stefanos Tsitsipas. Nonostante l’aggressività e l’esplosività di Felix, il greco è solidissimo, in controllo, da fondo e in avanzamento, sbaglia poco e rischia ancor meno. Dopo un’ora e 26 minuti, il n. 6 del mondo difende con successo il titolo dello scorso anno. Per il greco si tratta del sesto trofeo in carriera, il secondo, appunto, all’Open13. Non solo. Negli ultimi sette match del torneo non ha perso un solo set. Comincia invece ad assumere dimensioni ragguardevoli lo score nelle finali del canadese, che ne ha giocate cinque e le ha perse tutte, senza mai conquistare neanche un set. Auger-Aliassime va comunque applaudito per l’atteggiamento in campo e per la buona qualità di gioco, che ha soddisfatto tifosi e direttore del torneo in primis.

 

TSITSIPAS IN CONTROLLO – Fin dai primi punti, Aliassime appare solido con entrambi i fondamentali e si mostra pronto ad avanzare appena possibile per prendere il tempo all’avversario; infatti chiude il suo primo game a 15 con una stop volley di rovescio da manuale. Anche il greco non scherza prendendo subito la rete per chiudere con una splendida volée, questa volta di dritto. Il tennis è brillante sin dai primi scambi: da parte di entrambi c’è una costruzione solida del punto da fondo che lascia spazio alla chiusura in avanzamento. Tsitsipas si porta ancora avanti sul 2-1, Aliassime deve affrontare le prime due palle break del match ma le annulla entrambe con altrettanti servizi vincenti. Un paio di punti più tardi va ancora fuori giri con il dritto e gli tocca affrontarne una terza. È quella giusta per il greco, che sfrutta un errore da fondo di Felix. Tsitsipas avanza sul 3-1. Ora Auger-Aliassime sembra non trovare più le misure, incalzato dal pressing incisivo e solidissimo del n. 6 del mondo che allunga il passo sul 4-1.  

Felix Auger-Aliassime – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Félix spinge e spinge ancora, ma Stefanos prende tutto, impatta benissimo e, alla fine, è quasi sempre il canadese a sbagliare. Pressato dall’avversario, gli concede ancora una chance di break che però annulla subito con l’ennesimo servizio poderoso. Fa davvero fatica Aliassime in questa fase del match per tenere la battuta, anche se poi accorcia le distanze sul 2-4. Stefanos invece va di fretta e corre sul 5-2, il gioiello di Tennis Canada si difende con le unghie e con i denti e si arrampica sul 3-5. Ora è il n. 6 del mondo a concedere due possibilità all’avversario per riaprire il set; le annulla entrambe e ne cancella una terza spingendo di dritto per poi guadagnarsi il set point. Il pubblico è accesissimo, senza essere particolarmente schierato. Dopo 39 minuti di gioco, con l’ennesima fucilata di dritto, il campione uscente agguanta il primo set per 6-3 e, dagli spalti, si diffondono le note del Sirtaki.

TSITSIPAS DOMINA – Riparte deciso Aliassime ad inizio secondo set, aggiudicandosi il proprio servizio. Il greco comunque continua a deliziare il pubblico con soluzioni intraprendenti e brillanti, a rete e da fondo, per impattare sull’1-1. In perfetto controllo anche Tsitsipas che ora ha tre palle break; Felix ne cancella due con dei servizi ad hoc e la terza con uno smash che questa volta funziona (il precedente era finito quasi sugli spalti). Tuttavia un errore commesso a rete per eccessiva fretta crea il primo squilibrio del set. Il greco sale così 3-2 e servizio, ma subito dopo concede tre occasioni di contro-break. Questa volta è Stefanos a sparacchiare di dritto e si torna in parità sul 3-3. C’è grande instabilità in questo momento del match, ma il terzo break consecutivo – conquistato questa volta da Tsitsipas – ha un seguito positivo per chi lo ha firmato, che approfitta ancora dei troppi errori a rete da parte di Aliassime, che creano lo scollamento definitivo tra i due giocatori. Alla fine Tsitsipas è più concreto, più centrato quando conta e gli basta il primo dei due match point per confermarsi campione a Marsiglia.

Stefanos Tsitsipas – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Tsitsipas adesso farà qualche chilometro verso est per andare a onorare la seconda testa di serie a Dubai. La sua difesa della finale raggiunta lo scorso anno comincerà contro Carreño Busta, un esordio molto complicato. Auger-Aliassime si trasferirà invece in America per affrontare un qualificato ad Acapulco.

Se questa è vittoria è più dolece della prima? Sì, lo è, perché è la seconda di seguito, è stato molto più difficile” conferma Stefanos ai giornalisti. Lui [Felix] ha gocato un ottimo tennis, aggressivo. Ho cercato di stare sempre nel match; ho avuto un ottimo inizio e anche durante il secondo set, mentalmente stavo bene, pensavo che dovevo fare le cose come si deve. Ho continuato a lottare in ogni singolo punto“. Un commento sulla qualità del torneo quest’anno? “C’erano ottimi giocatori, e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Rispetto al mio avversario oggi sono stato molto incisivo e in alcuni punti ho saputo essere particolarmente concentrato e aggressivo“.

Stefanos ha giocato alla grande” ammette Felix. “Io ho giocato bene, fisicamente stavo bene, ma lui ha alzato tanto il livello. Purtroppo non ho sempre servito bene e questa è stata la più grossa difficoltà dell’incontro per me. Lui oggi ha difeso in modo eccellente, meglio rispetto a quando giocavamo da junior, per esempio. È migliorato molto, anche rispetto all’anno scorso, ti mette in difficoltà con il gioco di volo; sul piano della difesa e del fisico è migliorato, e ha servito benissimo. Era preciso in quello che faceva, anche rispetto all’anno scorso, oggi non è più lo stesso giocatore“.

Qual è la sensazione di aver disputato la quinta finale e di non riuscire ancora a vincere un titolo? “Essere qui e disputare una finale è magnifico ma, certo, ho un po’ di frustrazione e delusione ma bisogna attraversare queste fasi e superarle. Certo perdere ogni volta in finale è pesante, ma è necessario analizzare bene la situazione e counque cerco di non farne un dramma. Certo, c’è un piccolo dubbio che ti fa dire “quando ce la farò?”. In complesso mi sento molto bene fisicamente e ora vado ad Acapulco. Adoro giocare, mi sento bene, è la prima volta per me in Messico. La rivalità con Stefanos? Giocando insieme diventiamo giocatori migliori, come ha detto Stefanos in campo. È una “rivalità” che ci fa migliorare a vicenda e continuerà a farlo anche in futuro“.

Il tabellone completo

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