Mutua Madrid Open, entry list ATP: la 'prima' di Federer sul rosso, l'ultima di Ferrer

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Mutua Madrid Open, entry list ATP: la ‘prima’ di Federer sul rosso, l’ultima di Ferrer

La Caja Magica sarà teatro dell’atteso ritorno sulla terra di Roger. Djokovic e Nadal davanti a tutti. Ferrer all’ultimo valzer

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Roger Federer - Madrid 2015 (foto @Gianni Ciaccia)

Il più atipico dei 1000 su terra rossa, il torneo di Madrid, ha ufficializzato la propria entry list. Lo status di torneo obbligatorio fa sì che risultino automaticamente iscritti tutti i primi 45 giocatori del ranking ATP. Davanti a tutti ovviamente Novak Djokovic, tallonato dal signore della terra Rafael Nadal che però a Madrid ha raccolto un po’ meno rispetto agli altri appuntamenti sul rosso (“appena” cinque titoli, uno nel 2005 quando si giocava su cemento indoor).

Indubbiamente la marcia in più di questa edizione sarà il ritorno sul mattone tritato di Roger Federer, che ha appunto scelto il torneo madrileno per tornare a sporcarsi i calzini di rosso. Regolarmente iscritti i finalisti della scorsa edizione, Dominic Thiem e Alexander Zverev. Wild card d’onore per David Ferrer che alla Caja Magica ballerà l’ultimo valzer (a meno di un invito a Barcellona). Inviti anche per Felix Auger Aliassime e Jaume Munar.

Marco Cecchinato e Fabio Fognini sono gli unici azzurri in tabellone. Fuori di tre posti Andreas Seppi, mentre Matteo Berrettini è un po’ più indietro, ottavo tra gli alternates.

 
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Il tabellone di Atlanta: tutti contro John Isner

Lo statunitense va a caccia del sesto trionfo sul cemento di Atlanta. Al via anche Fritz, De Minaur ed Herbert. Wild card a Dimitrov e Sock

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Detto qua del tabellone del 500 di Amburgo e qua del 250 di Gstaad, in vista della prossima settimana rimane da analizzare soltanto il main draw del 250 di Atlanta. Il BB&T Atlanta Open vedrà ai nastri di partenza, al netto delle qualificazioni ancora in corso, nove tennisti statunitensi, un dato rilevante se si considera che dal 2010 (anno in cui il torneo si è spostato da Indianapolis a Atlanta) al 2018, un’unica edizione è stata vinta da un giocatore non americano: si tratta di Nick Kyrgios, campione nel 2016.

L’australiano, che non sarà al via dell’edizione 2019, alzò il trofeo battendo in finale Isner, che nelle ultime nove edizioni ha collezionato cinque titoli e tre finali perse. John, primo favorito del seeding, andrà quindi a caccia del suo sesto successo in carriera sul duro di Atlanta, il terzo consecutivo (impresa che gli è già riuscita dal 2013 al 2015). Il giocatore sorteggiato nella sua parte di tabellone è l’australiano Alex De Minaur, mentre nella parte bassa l’ipotetica semifinale è Fritz-Herbert.

Ricordando che le prime quattro teste di serie godranno di un bye al primo turno, è curioso come all’esordio Isner potrebbe trovare lo stesso avversario che affronterà quest’oggi nella finale di Newport: si tratta del kazako Alexander Bublik, che avrà però un primo turno complicato contro Reilly Opelka. In main draw saranno presenti, grazie a due wild card, anche Grigor Dimitrov (che esordirà contro un qualificato) e il rientrante Jack Sock, che torna a giocare nel circuito maggiore dopo una lunga assenza per infortunio, e che al debutto se la vedrà con Miomir Kecmanovic.

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Navratilova: “Il trionfo a Wimbledon può essere la svolta per Simona Halep”

Nella rubrica che tiene periodicamente sul sito WTA, la leggenda del tennis femminile ha parlato della vittoria di Halep su Serena Williams e della potenziale spinta che tale trionfo può rappresentare per la sua carriera

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Il netto successo con cui Simona Halep si è aggiudicata il torneo di Wimbledon battendo Serena Williams, è ancora sotto gli occhi di tutti. Un doppio 6-2, in meno di un’ora, è bastato infatti ad Halep per regolare l’ex numero 1 del mondo e ventitré volte campionessa Slam, senza lasciarle alcuna possibilità, sovvertendo un pronostico che la vedeva sfavorita. Un punteggio netto, accompagnato da una prestazione eccezionale, che ha permesso alla ventottenne tennista di Costanza di aggiudicarsi il secondo torneo dello Slam della carriera, dopo il Roland Garros 2018 e il titolo numero 19 su 36 finali disputate. Per la tennista rumena si tratta del secondo trionfo in carriera su erba, dopo quello ‘s-Hertogenbosch nel 2013, a dimostrazione della sua buona attitudine e adattabilità sul verde. Della vittoria e della grande prestazione di Simona Halep ha parlato l’ex campionessa Martina Navratilova nella sua rubrica sul sito WTA.

Giocare un tennis quasi perfetto sul Campo Centrale di Wimbledon, in finale contro Serena Williams, è un evento che cambia la vita, molto di più rispetto al primo trionfo in un torneo dello Slam. Il risultato e il modo in cui ha giocato in finale dovrebbe darle una forte spinta di fiducia per i prossimi tornei sul cemento americano, per lo US Open e in generale per il resto della sua carriera tennistica. Il fatto di aver lasciato solo quattro game a Serena deve farle capire che il percorso che sta seguendo è quello giusto, così come il modo di gestire le emozioni e l’atteggiamento in campo. Indubbiamente Simona è una delle favorite per chiudere l’anno da numero 1 del mondo”.

Navratilova si è poi soffermata più nello specifico sull’andamento della partita e sulle chiavi tattiche dell’incontro. “Halep ha servito bene ed è stata brava a mescolare le carte variando molto il gioco. Ha eseguito perfettamente il suo piano. Non si è mai innervosita. Grazie alla sua velocità ha costretto Serena a correre durante tutto il match cosa che la maggior parte delle giocatrici non riesce a fare. Serena si trovava quindi spesso a colpire la palla in posizioni scomode non riuscendo a comandare il gioco come avrebbe desiderato. Quando si gioca con Serena è fondamentale tenere alto il livello di concentrazione. In un certo senso penso che ciò abbia aiutato molto Simona. Ha eseguito perfettamente il suo piano di gioco”.

 

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ATP Newport: prima finale per Alexander Bublik, il suo avversario sarà Isner

Il kazako Bublik arriva all’atto conclusivo all’Hall of Fame Open battendo Marcel Granollers. Isner rimonta un set a Humbert

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Alexander Bublik a Newport 2019 (foto Twitter @TennisHalloFame)

Dopo le piogge di giovedì ed i conseguenti ritardi con il programma, nessun problema atmosferico per gli organizzatori dell’Hall of Fame Open nella giornata di sabato. Contrariamente a quanto succede di solito, le semifinali del singolare maschile sono state programmate a partire dalle ore 13 prima della cerimonia di introduzione dei nuovi ammessi alla Hall of Fame (che quest’anno sono Yevgeni Kafelikov, Li Na e Mary Pierce), relegando i discorsi e le lacrime nella serata anziché sotto il sole di mezzogiorno come tradizione.

Nel primo incontro la testa di serie n. 7 del tabellone, il kazako Alexander Bublik, ha superato in tre set lo spagnolo Marcel Granollers per 7-6(5), 3-6, 6-4 in due ore e nove minuti. Prima finale del circuito ATP per il ventiduenne di origine russa ma naturalizzato dal Kazakistan, che dopo aver già vinto tre tornei Challenger su altrettante finali nella prima metà di questa stagione proverà a mettere in bacheca un titolo del circuito maggiore.

A contendergli la vittoria sarà il n. 1 del seeding John Isner, grande esperto dei campi in erba e già vincitore tre volte a Newport. In semifinale il veterano statunitense ha dovuto faticare quasi due ore e tre quarti per avere la meglio del giovane talentuoso francese Ugo Humbert, n.48 della classifica ATP, che prima del match Mats Wilander, impegnato come commentatore per Tennis Channel, aveva addirittura dato come favorito per la vittoria, nonostante le credenziali erbivore di “Long John”. Vinto il primo set al tie-break per 7 punti a 4, il giovane transalpino ha perso la chance di avanzare alla finale quando ha subito cinque punti consecutivi dal 2-0 nel tie-break del secondo set, facendosi poi infilare da un ottimo passante di rovescio lungolinea di Isner sul 5-6 che ha mandato la partita al terzo set. L’americano ha approfittato della delusione di Humbert ottenendo il break all’inizio del parziale decisivo, andando rapidamente 3-0 e mantenendo il vantaggio fino al 6-7(4), 7-6(5) 6-3 finale che ha fatto ritardare la cerimonia di introduzione di oltre un’ora e un quarto.

 

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