La generazione 2001 di nuovo protagonista

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La generazione 2001 di nuovo protagonista

Dopo Mosca 2018, a Bogotà e Lugano due diciassettenni come Anisimova e Swiatek sono state di nuovo capaci di raggiungere la finale di un International WTA

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Amanda Anisimova - Bogotà 2019

Questa è una rubrica settimanale, e quindi ogni sette giorni devo affrontare la scelta dell’argomento da trattare. A volte sono in difficoltà su che cosa privilegiare, ma altre volte il tema si impone da solo, come se i fatti andassero in modo da non lasciare alternative. Tra Sud America ed Europa, tra la Colombia e la Svizzera, domenica scorsa c’è stata una costante fondamentale: la presenza in finale di due diciassettenni, entrambe nate nel 2001, Amanda Anisimova e Iga Swiatek.

Al momento potrebbe sembrare prematuro, e forse lo è, ma dopo il 1997 (anno di nascita di Osaka, Ostapenko, Bencic & Co.) se c’è una nuovo numero da individuare nel calendario delle nascite, il più accreditato del nuovo millennio sembra essere proprio il 2001. Se ne era parlato dopo il torneo di Mosca 2018 vinto da Olga Danilovic in finale su Anastasia Potapova (entrambe del 2001), ma non trascurerei in prospettiva nemmeno le due cinesi Wang.

Ma prima di ragionare su Swiatek e Anisimova, è obbligatorio ricordare almeno brevemente le prestazioni a Lugano di due veterane. La ventottenne Polona Hercog ha vinto un torneo WTA a distanza di quasi sette anni: l’ultimo titolo risale infatti al luglio 2012, sulla terra svedese di Båstad. Hercog si può considerare quasi una specialista del rosso, visto che in carriera a livello WTA ha disputato 7 finali tutte su terra. Ma se ha dovuto attendere così tanto per tornare al successo è soprattutto a causa dei guai fisici subiti nelle ultime stagioni.

 

E un serio infortunio è stata anche la causa delle difficoltà di Svetlana Kuznetsova, che a Lugano è tornata ad essere, se non al meglio, quanto meno competitiva dopo altri mesi di pausa forzata. Campionessa degli US Open 2004 e del Roland Garros 2009, negli ultimi due anni il polso sinistro ha trasformato in una calvario una carriera che stava vivendo una nuova giovinezza. Ricordo che al momento del suo primo stop (con successiva operazione), nel finale di 2017 Kuznetsova era in Top 10 in piena lotta per un posto al Masters. Vedremo se a quasi 34 anni sarà ancora una volta in grado di tornare ad alti livelli. Difficile ma non impossibile per una bicampionessa Slam.

Iga Swiatek
A distanza di due anni l’International di aprile che si disputa in Svizzera ha avuto di nuovo protagonista una giovanissima. Nel 2017 si giocava indoor a Biel/Bienne, e a vincere era stata Marketa Vondrousova in finale su Anett Kontaveit. Vondrousova in quel momento aveva 17 anni, visto che è nata il 28 giugno 1999; ottima tennista a livello junior, doveva ancora far parlare di sé tre le professioniste, tanto è vero che allora era ancora numero 233 del ranking WTA.

Il torneo si è poi spostato a Lugano (dal 2018), e in finale quest’anno è ancora riuscita ad arrivare una diciassettenne: Iga Swiatek. Come Vondrousova, anche Swiatek è reduce da una importante carriera da junior: numero 5 del mondo, campionessa di Wimbledon 2018, semifinalista al Roland Garros, finalista al Trofeo Bonfiglio 2017. Iga ha una sorella maggiore di tre anni, Agata, ed entrambe sono state avviate al tennis dal padre, convinto che per le sue figlie fosse necessario praticare uno sport sin da piccole.

Swiatek è di Varsavia, e dopo il ritiro di Agnieszka Radwanska si è ritrovata con uno scomodo ruolo: in Polonia pubblico e media, rimasti orfani della “maga”, hanno designato Iga come l’erede a cui affidarsi nella speranza di non far sparire il loro tennis dai piani alti del Tour. Fino alla scorsa settimana a livello nazionale la numero 1 era Magda Linette, ma grazie alla finale raggiunta in Svizzera per la prima volta Swiatek ha conquistato la leadership: le separano appena tre punti (698 a 695): numero 88 e numero 89 della classifica.

L’ultimo dato significativo che va sottolineato è l’impressionante ascesa che Swiatek ha compiuto nel ranking WTA: numero 899 nel febbraio 2018, oggi è entrata in top 100 scalando oltre ottocento posizioni nel giro di quattordici mesi. In pratica in poco più di un anno è stata capace di risalire l’intera classifica del tennis professionistico, visto che stare attorno al 900mo posto equivale ad avere meno di 10 punti WTA.

Per quanto mi riguarda non posso dire di avere una conoscenza approfondita del suo tennis: non credo di aver visto più di una decina di match, alcuni solo parziali, quindi non me la sento di provare una descrizione dettagliata. Però ho avuto la fortuna di averla seguita sia dalla TV che dal vivo, e questo consente di farsi un quadro più articolato dei giocatori. Anzi, le prime due volte sono state proprio dal vivo, nelle partite decisive del torneo di Wimbledon junior dello scorso anno : semifinale e finale (che poi Iga avrebbe vinto).

Dunque il mio primo contatto con Swiatek è stata la semifinale vinta contro la cinese Wang Xinyu (la Wang nata nel 2001 che gioca con la destra, a differenza della mancina Wang Xiyu). A differenza degli anni precedenti, nel 2018 gli organizzatori di Wimbledon avevano deciso di non far disputare le semifinali junior in uno Show Court, ma nel semplice Court 8. Può sembrare un dettaglio, ma non è così: le partite invece che in uno stadio con vere e proprie tribune (alte e panoramiche sopra le protagoniste), si erano tenute su un campo delimitato da poche sedute alla stessa altezza dei giocatori, con tutti i pro e i contro che questa posizione significa. Vale a dire: poter valutare con più difficoltà le geometrie di gioco, ma in compenso poter vedere da vicinissimo il puro gesto tecnico-atletico, soprattutto se si riesce a trovare un posto in corrispondenza delle linee di fondo (come nel mio caso).

a pagina 2: Da Wimbledon junior ai tornei WTA

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Australian Open donne: Serena Williams la più quotata

A 38 anni compiuti, per i bookmaker è ancora la 23 volte campionessa Slam la giocatrice di riferimento nel primo Major degli anni ’20

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Naomi Osaka e Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ogni inizio d’anno ho sempre la stessa sensazione: il primo Slam arriva davvero molto presto, quando tutte le protagoniste hanno giocato pochissimo, e il quadro delle loro condizioni di forma è ancora indefinibile. Ma il calendario è questo, e non ci rimane che accettarlo. Per l’imminente Australia Open 2020 direi che al momento i temi principali sono tre.

Il primo non è sportivo ma ambientale: non dipende dal tennis, ma dalla situazione complessiva dell’Australia, alle prese con incendi di una portata senza precedenti. Rimando in proposito all’articolo di questo lunedì su Ubitennis e anche a un articolo uscito l’8 gennaio sul sito del Post e scritto da Giorgio Vacchiano, ricercatore in “Selvicoltura e Pianificazione forestale” dell’Università degli Studi di Milano. Nella mia incompetenza mi è sembrato il pezzo meglio argomentato sulla questione.

Il secondo tema è tennistico, ma è ugualmente una notizia non positiva: il forfait di Bianca Andreescu. L’ultima vincitrice Slam (US Open 2019), campionessa a New York da esordiente ad appena 19 anni, purtroppo non ha recuperato dall’incidente al ginocchio patito durante le WTA Finals. Inevitabile il rinvio a data da destinarsi per il ritorno alla attività agonistica. Ancora una volta Andreescu ha evidenziato la sua fragilità fisica, già emersa nelle passate stagioni. Tanto che viene da domandarsi se sia maggiore il talento tennistico o la delicatezza del suo primo “strumento di lavoro”, vale a dire il suo corpo.

 

Il terzo tema è relativo alla distribuzione delle grandi vittorie fra le diverse generazioni. Sarà interessante scoprire se anche questa stagione si seguirà la tendenza emersa lo scorso anno, con la maggior parte dei grandi titoli vinti da tenniste giovani, al massimo di 23 anni. Se consideriamo i quattro Slam, i nove Premier di riferimento e le Finals, nel 2019 sono sfuggiti alle giovani solo Madrid e Wimbledon (rispettivamente a Bertens e Halep).

Per cominciare vediamo come si presentano al via dello Slam le prime 16 teste di serie (che corrispondono alle prime 17 del ranking, a causa della rinuncia della numero 6 Andreescu).

16. Elise Mertens
Australian Open 2019: 3T, sconfitta da Keys
Miglior risultato in carriera: SF (2018)
Mertens ha scelto di cominciare dalla Cina, giocando a Shenzhen, dove però pur essendo testa di serie numero 3 si è fermata al terzo turno, sconfitta da Rybakina. È impegnata questa settimana a Hobart. Difficile valutare la sua condizione.

Di Elise ricordo il precedente di Melbourne 2018, quando era stata capace di arrivare sino alla semifinale; in parte grazie a un tabellone non impossibile, ma molto per meriti propri. Con il risultato di due anni fa ha dimostrato di non soffrire le alte temperature che spesso caratterizzano l’Australian Open; potrebbe rivelarsi una qualità importante se nelle due settimane del torneo si confermassero le condizioni sperimentate in questi giorni in Australia.

15. Marketa Vondrousova
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Martic
Miglior risultato: 2T (2018, 2019)
Vondrousova non gioca da Wimbledon 2019 per problemi al polso sinistro (ricordo che Marketa è mancina); dopo il tentativo di seguire una terapia riabilitativa, è stata costretta alla operazione nel settembre dello scorso anno. È iscritta al torneo di Adelaide, dove tornerà a competere per la prima volta dopo l’intervento.

Pochissimo da dire su di lei: è evidente che non si può chiederle alcun risultato in uno Slam che a tutti gli effetti rientra nel periodo di “convalescenza agonistica”. Rimane solo da augurarsi che i problemi fisici siano superati.

14. Sofia Kenin
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Halep
Miglior risultato: 2T (2019)
Kenin ha iniziato l’anno nel Premier di Brisbane, dove è stata sconfitta al secondo turno in tre set da Naomi Osaka, lasciando però una ottima impressione. Ha deciso di giocare anche ad Adelaide, e quindi ci sarà modo di verificarla ancora.

Lo scorso anno a Melbourne era uscita al secondo turno, dopo aver seriamente impegnato Simona Halep (6-3, 7-6, 6-4); questa volta rispetto al 2019 si presenta da testa di serie e penso abbia i numeri per fare strada. A meno di incroci sfortunati (con qualche mina vagante fuori dalle teste di serie), credo possa raggiungere la seconda settimana dello Slam.

13. Petra Martic
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Stephens
Miglior risultato: 4T (2018)
Martic ha esordito ad Auckland dove è stata eliminata al secondo turno da Alizè Cornet. L’ho seguita nel match di primo turno (vinto in tre set contro la lucky loser Arconada) e ho avuto la sensazione che fosse molto indietro di condizione: conduceva lo scambio troppo lontana dalla linea di fondo, con difficoltà nel timing sulla palla.

Nello Slam, essendo testa di serie, dovrebbe evitare incroci troppo difficili all’avvio, ma per poter fare strada occorre un deciso miglioramento rispetto alla prestazione in Nuova Zelanda, perché a mio avviso quel livello di tennis non potrebbe garantirle nemmeno di superare i primi ostacoli.

12. Johanna Konta
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Muguruza
Miglior risultato: SF (2016)
Konta ha aperto la sua stagione a Brisbane, dove ha perso all’esordio contro Strycova in tre set (6-2, 3-6, 6-3). Non è iscritta ad alcun torneo in questa settimana per cui si presenta al via dello Slam con una sola partita ufficiale nelle gambe. Purtroppo non ho seguito il suo unico match, per cui non posso esprimermi sulla sua attuale condizione.

Si può fare una considerazione generale sulle precedenti partecipazioni a Melbourne: è uno Slam nel quale ha dimostrato di trovarsi bene, ed è quasi una giocatrice di casa, visto che Johanna è nata in Australia e ci ha vissuto sino a quando, adolescente, si è trasferita in Inghilterra. Lo scorso anno era uscita al secondo turno, ma al termine di un ottimo match contro Muguruza (6-4, 6-7, 7-5).

11. Aryna Sabalenka
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Anisimova
Miglior risultato: 3T (2019)
Il primo impegno di Sabalenka è stato in Cina, a Shenzhen, dove difendeva il titolo conquistato nel 2019. Ha però perso al secondo turno, sconfitta a sorpresa da Kristyna Pliskova, la gemella mancina di Karolina. Ora è impegnata ad Adelaide dove troverà un ostacolo non semplice all’esordio (Hsieh Su-Wei).

In vista dell’Australian Open 2020 sulla situazione di Aryna pesano due incognite. La prima è di carattere personale: un mese e mezzo fa ha perso il padre, che aveva appena 44 anni; sarebbe del tutto comprensibile se un lutto del genere avesse inciso sulla preparazione nella off season.. L’altra incognita è legata al curriculum negli Slam: a parte un ottavo di finale a Flushing Meadows nel 2018, non è mai riuscita ad andare oltre il terzo turno in un Major. Dalla numero 11 del mondo ci si aspetta di più.

a pagina 2: Le prime dieci teste di serie

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WTA, chi migliorerà nel 2020?

Anno nuovo in WTA: da Jasmine Paolini ad Amanda Anisimova, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica rispetto al 2019. E un augurio per la stagione appena cominciata

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Coco Gauff - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ormai è quasi una tradizione: per la terza volta ho deciso di aprire il nuovo anno con una serie di previsioni. Previsioni che non sono legate al destino di un singolo match o torneo, ma all’intero rendimento stagionale: si tratta di provare a individuare chi migliorerà in classifica rispetto al 2019.

Ho deciso di farlo anche se lo scorso anno ho potuto seguire meno tennis rispetto al solito, e questo ha comportato sacrificare le partite apparentemente secondarie. E sono proprio questo genere di partite a permettere quella specie di scouting che serve per identificare le giocatrici con possibilità di crescita.

Le potenzialità ancora inespresse si intuiscono per esempio grazie a porzioni di match disputate a un livello sorprendentemente alto, anche se si concludono con una sconfitta. Oppure si intravedono particolari qualità fisico-tecniche, che non sono del tutto sfruttate per immaturità tattica o insicurezza mentale. O semplicemente si assiste a partite perse per incapacità nella chiusura, come spesso avviene quando una giocatrice non è ancora del tutto pronta a certi livelli.

 

Ecco: capita di assistere a situazioni simili una volta; poi magari una seconda volta, e allora si cominciano ad alzare le antenne nei confronti di quella tennista. Ma se durante l’anno si vedono pochi match apparentemente secondari, tutto diventa molto più difficile e aleatorio. Per esempio nel 2019 non sono riuscito a seguire quanto avrei voluto alcune nuove leve russe (o kazake ex russe): Kudermetova, Blinkova, Rybakina. E così ora non ho le idee chiare. Ho apprezzato Kudermetova, ma non so se sarà in grado di spingersi oltre a quanto ha già raggiunto (numero 41 del ranking).

Confessate le mie mancanze, riassumo le regole dell’articolo. Punto primo: il confronto si fa sulla classifica WTA. Punto secondo: i nomi fra cui scegliere sono 100, cioè le prime cento del ranking. Punto terzo: per capire se la previsione è giusta si tratterà di aspettare la fine della stagione 2020 e poi confrontare le posizioni.

Ricordo che la classifica adottata come punto di partenza è quella del 23 dicembre 2019 e non quella che WTA chiama “year end”, che è stata fissata il 4 novembre. La ragione è semplice: visto che da novembre si sono giocati diversi tornei ITF, sarebbe scorretto non tenerne conto. Il ranking del 23 dicembre è l’ultimo utile prima che comincino a essere scalati i punti dei primi tornei WTA di dodici mesi fa (Brisbane, Auckland e Shenzhen).

Ho scelto la soglia delle prime 100, perché andare a pescare senza limiti nelle profondità della classifica renderebbe un po’ troppo facili le scelte. Ricordo per esempio che Sharapova è numero 133 in classifica: le basterà affrontare qualche settimana di tornei da sana per crescere nel ranking. Ed evidentemente non è il senso dell’articolo di oggi.

Chiarito questo, desidero lo stesso esprimere un paio di considerazioni su alcune tenniste oltre la posizione cento e quindi non ”eleggibili”. La prima considerazione è legata alla nuova generazione cinese, che si potrebbe sintetizzare in “Wang & Wang”. Vale a dire Xiyu e Xinyu Wang, le due giocatrici nate nel 2001 che lo scorso anno sono salite attorno alla posizione 150 e che potrebbero essere pronte per affacciarsi in Top 100 (ne ho parlato QUI).

La seconda considerazione è per due giocatrici nate nel 1994 e troppo spesso infortunate. Mi riferisco a Margarita Gasparyan e Anna-Lena Friedsam (numero 103 e 141). Per loro mi auguro soltanto che possano giocare una stagione senza essere martoriate dai guai fisici. Basterebbe questo per tornare a essere protagoniste, visto che possiedono un repertorio tecnico superiore. Entrambe vanno verso i 26 anni e potrebbero essere nel pieno della carriera, se solo la salute le assistesse.

Prima di elencare le scelte del 2020 un’ultima nota. Se per caso qualcuno ha letto l’articolo di inizio 2019 e poi ha perso la verifica di fine stagione, la trova QUI. E adesso cominciamo con i nomi per la prossima stagione. Sono 14.

Camila Giorgi
classifica 23 dicembre: n°100
Il discorso su Camila Giorgi è molto semplice, ed è la replica di quanto fatto due anni fa. Credo che anche per i suoi più feroci detrattori (che non mancano mai di appalesarsi, specie quando le cose non vanno bene) una Giorgi sana non può stazionare attorno al numero 100 del mondo. Per Camila, in sostanza, sarò fondamentale recuperare la salute fisica. Se il polso, che le ha compromesso tanti mesi del 2019, la lascerà in pace e potrà recuperare un minimo di continuità, per me è destinata a risalire in classifica.

Jasmine Paolini
classifica 23 dicembre: n°96
È un anno decisivo per Jasmine Paolini. Nella parte di stagione successiva alla chiusura del ranking ufficiale è entrata fra le prime 100 del mondo (il 4 novembre era ancora numero 117) e ha perfino superato Camila Giorgi, terminando l’anno solare da numero 1 di Italia. Per il 2020 penso ci siano pro e contro. Cominciamo dai contro. Paolini non possiede un fisico e un arsenale di colpi straripanti: significa che ogni quindici se lo deve sudare; affrontare una stagione a livello WTA senza poter contare sui cosiddetti cheap points a lungo andare può essere logorante per fisico e mente. Dovrà dimostrare grande forza di carattere e tenuta atletica.

Ma ci sono anche i pro, che mi spingono a puntare su di lei. Innanzitutto mi convince il suo atteggiamento durante i match, pugnace e deciso. E poi potrebbe cavalcare l’onda dell‘entusiasmo dei traguardi conseguiti, rafforzando la fiducia e scendendo in campo con quel surplus di convinzione che a volte può fare la differenza tra vincere o perdere.

Anastasia Potapova
classifica 23 dicembre: n°92
Scelgo Potapova per la seconda stagione consecutiva. Lo scorso anno si era rivelata una scommessa sbagliata (non era migliorata, dato che era rimasta esattamente alla stessa posizione di inizio stagione). Rimane il fatto che per una giocatrice nata nel marzo 2001 i margini di miglioramento sono potenzialmente notevoli.

Certo per lei il 2020 comincia a essere un passaggio di carriera importante, visto che si presentava come una enfant prodige del tennis junior (numero 1 del mondo a 15 anni appena compiuti), ma dopo essersi spinta rapidamente fra le prime 100 WTA sembra aver trovato difficoltà inattese ad andare oltre. Nel 2019 mi è capitato di seguirla in alcuni match nei quali ha mostrato le prevedibili incertezze mentali che si attribuiscono alle più giovani, con cali di concentrazione improvvisi e occasioni perse in modo sconcertante. Per fare meglio dovrà sicuramente crescere in questi ambiti.

a pagina 2: Le posizioni dalla 90 alla 50

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WTA, diario di un decennio: ultimo capitolo

Undicesimo articolo che conclude la serie dedicata agli anni ’10 in WTA: le vicende di Fed Cup, la geografia degli Slam, le giocatrici del decennio, le partite indimenticabili. E il meglio da Wimbledon

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Bianca Andreescu e Serena Williams - US Open 2019 (via Twitter, @WTA)

Dieci anni di Fed Cup
In questa serie di articoli dedicata agli anni ’10 non mi sono occupato di doppio, perché non avrei avuto il tempo, lo spazio e la competenza per farlo in modo accettabile. Nei pezzi precedenti ho anche trascurato la Fed Cup, soprattutto per un motivo: era complicata da raccontare con il criterio (cronologico) che avevo adottato, visto che si svolge nell’arco di una stagione con lunghi tempi vuoti fra una data e l’altra. Provo a parlarne qui, in estrema sintesi.

Innanzitutto direi che vanno sottolineati due aspetti. Il primo è che con il 2019 è terminata la manifestazione come l’abbiamo conosciuta negli anni recenti. Nel 2020 la formula sarà cambiata, in modo simile alla Coppa Davis maschile. La fase finale si svolgerà in sede unica a Budapest, fra il 14 e il 19 aprile 2020.

Il secondo aspetto è che gli anni ’10 sono stati caratterizzati dal predominio della Repubblica Ceca. Prima con Kvitova e Safarova (più ottime doppiste come Peschke, Hradecka, Hlavackova), poi con il fondamentale inserimento di Karolina Pliskova. Grazie a loro la Repubblica Ceca ha vinto sei edizioni di Fed Cup. E quando le titolari hanno cominciato a disertare alcuni incontri, il team ha trovato forze alternative dotate di esperienza (Strycova) o di gioventù (Siniakova e Vondrousova). E così sono arrivati i successi nel 2011, 2012, 2014, 2015, 2016 e 2018. Qui il match vinto da Pliskova nella finale di Strasburgo del 2016 contro Mladenovic per 6-3, 4-6, 16-14 (no, non è un errore: 16-14):

 

Dietro i sei titoli cechi, i due dell’Italia. La squadra basata su Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci ha vinto nel 2010 e 2013, raggiungendo così il quarto successo nell’arco di otto anni, visto che due vittorie appartengono al decennio precedente (2006 e 2009).

Un titolo degli anni ’10 è uscito dall’Europa: gli USA hanno vinto nel 2017, con una formazione che ha schierato Riske, Rogers, Stephens (e Mattek-Sands in doppio) ma soprattutto CoCo Vandeweghe, vero architrave di quel team: imbattuta in stagione e decisiva nella finale contro la Bielorussia.

L’ultima coppa con la vecchia formula si è conclusa qualche settimana fa: finale disputata a Perth tra Australia e Francia. Dopo diversi tentativi mancati negli anni scorsi, ha vinto la Francia di Mladenovic, Garcia, Cornet e Parmentier, sconfiggendo a sorpresa le padrone di casa (Barty, Stosur e Tomljanovic).

Anche se non hanno vinto titoli, credo vadano ricordate almeno altre due squadre. La prima è la Russia, spesso penalizzata dai forfait delle giocatrici di punta. Va ricordato che la federazione ha sofferto di problemi economici tali da non offrire il gettone di presenza a chi rispondeva alle convocazioni, prassi comune in tutte le nazionali più forti. In teoria la Russia avrebbe potuto schierare Sharapova e Kuznetsova, e poi Zvonareva, Pavlyuchenkova, Kirilenko oltre a due singolariste che formavano anche un grande doppio: Makarova e Vesnina. Tre volte finalista nel decennio, soprattutto nel 2011 e 2015 è andata molto vicina al titolo, perso solo nel doppio conclusivo.

La seconda squadra è la Germania, che aveva in Andrea Petkovic l’anima del team, affiancata da compagne di alto livello come Kerber, Lisicki, Goerges (e Groenefeld in doppio). In diverse edizioni le titolari hanno davvero provato ad affermarsi, anche compiendo trasferte disagevoli, ma al dunque è sempre mancato qualcosa. Qui il combattutissimo match fra Kerber e Kvitova (vinto da Kvitova per 7-6, 4-6, 6-4) giocato in occasione della finale del 2014:

Ultima nota, in relazione agli impegni WTA. A volte la Fed Cup ha funzionato per alcune giocatrici da trampolino di lancio per aumentare la fiducia necessaria ad affermarsi anche nei tornei individuali. Penso per esempio a Mladenovic e Garcia nel 2016-7, al salto di qualità di Kiki Bertens dopo la trasferta vittoriosa in Russia nel 2016, o a Sabalenka e Sasnovich dopo aver portato la Bielorussia sino alla finale nel 2017.

a pagina 2: La geografia degli anni ’10

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