Danilovic, Potapova, Anisimova: la generazione 2001

Dopo il 1997 di Ostapenko, Kasatkina, Osaka & Co., il 2001 diventerà un'altra annata speciale in WTA?

Danilovic, Potapova, Anisimova: la generazione 2001
Olga Danilovic e Anastasia Potapova dopo la vittoria in doppio all'Orange Bowl 2016

Nello sport qualche volta accade che un evento possa assumere un significato simbolico che travalica il valore tecnico: è successo al tennis femminile con il torneo di Mosca della scorsa settimana. Nell’International russo il campo di partecipazione non era di primissimo livello: al via c’erano una sola Top 10 (la numero 10 Goerges) e due Top 20 (la 13 Kasatkina e la 20 Sevastova); però dopo che in finale sono arrivate due diciassettenni, entrambe nate nel nuovo millennio, la situazione è diventata speciale, stimolando la ricerca di confronti e ricorsi storici.

Nelle ultimi dieci stagioni WTA è accaduto solo tre volte che la finale fosse interamente composta da teenager: nel 2009 a Linz (vittoria di Wickmayer su Kvitova), nel 2017 a Charleston (vittoria di Kasatkina su Ostapenko) e la terza volta, appunto, a Mosca 2018 con la vittoria di Olga Danilovic su Anastasia Potapova.

 

Ma il torneo russo sarà ricordato anche per un altro paio di ragioni, meno importanti. Intanto perché era un International particolare, visto che il montepremi non era costituito dai “soliti” 250mila dollari (cifra stabilita da WTA per questa categoria di tornei) ma da una somma tripla: 750mila dollari. Cifra non trascurabile (vicinissima ai 799mila dei Premier semplici), che ha fatto la fortuna in particolare delle due finaliste. Danilovic e Potapova hanno infatti guadagnato 163 e 81 mila dollari, che sono quasi il quadruplo rispetto ai 43mila e 21mila normalmente stabiliti per chi vince gli International. Non male per due diciassettenni… Sono invece sempre gli stessi i punti distribuiti in classifica: 280 e 180, che hanno permesso a entrambe di raggiungere il proprio best ranking: Danilovic numero 112 , Potapova numero 135.

Altro aspetto particolare: Danilovic ha vinto il torneo da lucky loser, e sicuramente non era mai accaduto in questo millennio. Sconfitta nell’ultimo turno di qualificazioni da Paula Badosa Gibert, Danilovic è entrata nel tabellone principale insieme alla rumena Bara grazie ai forfait in extremis di Begu e Martic. È stato scritto sia la seconda volta nella storia della WTA che una lucky loser vince il torneo, e che la prima risalga a Las Vegas 1980, evento che vide l’affermazione della “baby prodigio” Andrea Jaeger, allora appena quattordicenne. Informazione pubblicata da più parti (WTA inclusa) ma sulla quale ho dubbi. Sono più portato a credere a questa fonte (forum gestito da appassionati), che riporta l’intero sviluppo del torneo di Las Vegas 1980, vinto da Jaeger partendo dalle qualificazioni (addirittura in due fasi) senza alcuna sconfitta. Se così fosse, l’impresa di Danilovic non avrebbe precedenti nella storia del tennis open femminile. Speriamo che la WTA verifichi la questione.

In ogni caso quando una lucky loser arriva nelle fasi finali ci si domanda sempre che cosa penserà chi l’ha battuta nelle qualificazioni. Per Mosca l’interrogativo rimanda a una giocatrice appena ventenne, che a sua volta qualche anno fa era ritenuta una grandissima promessa fra le ragazze: la spagnola Paula Badosa Gibert (nata nel 1998). Badosa Gibert ha infatti vinto il Roland Garros junior nel 2015, e qualche mese prima a lvello WTA era arrivata al terzo turno nel torneo di Miami 2015 grazie a una wild card, come era già successo per Garbiñe Muguruza nel 2012 (quarto turno). Risultati che avevano fatto parlare di Paula come di una futura possibile stella, anche se a oggi i suoi progressi sono stati ostacolati da problemi fisici che non le hanno permesso di giocare sempre al meglio.

Insomma, tutti gli elementi della passata settimana, sia in termini di attualità che di ricorsi storici, rimandano allo stesso tema: alle giovanissime che cominciano ad affermarsi in WTA. E visto che sia Danilovic che Potapova sono nate del 2001, viene da chiedersi se la “generazione 2001” possa diventare per il tennis femminile altrettanto importante come quella 1997 di Ostapenko, Kasatkina, Osaka, Bencic, Konjuh. Ricordo che avevano vinto il loro primo torneo WTA a 17 anni anche Ana Konjuh (Nottingham 1995) e Belinda Bencic (Eastbourne 2015).

Parlo di “generazione 2001” perché credo che a Danilovic e Potapova vada aggiunta per forza, dopo le prestazioni al “Sunshine Double” 2018 (Indian Wells e Miami), anche Amanda Anisimova. Altra 2001 che ha mostrato di potersela giocare alla pari a livello WTA. Tre giocatrici che fanno pensare che questa annata possa diventare realmente speciale per il tennis femminile.

Tra parentesi segnalo che nel recente torneo di Wimbledon Junior ha vinto la polacca Iga Swiatek, che è nata il 31 maggio 2001. Swiatek gioca un tennis che unisce straordinaria capacità di coordinazione fisica (davvero sopra la media) a interessanti qualità tecniche, ma naturalmente è presto per sapere se saprà far valere queste doti anche tra le adulte. Per certi aspetti mi ricorda Anna-Lena Friedsam, una giocatrice dai notevoli mezzi fisico-tecnici che però al momento non ha mai davvero sfondato, direi soprattutto per due problemi: la fragilità fisica, che troppo spesso le ha impedito di giocare con continuità; e la difficoltà a limitare gli errori non forzati: un aspetto del tennis poco appariscente, ma che pesa, e molto, al momento di raggiungere i risultati.
Dunque: Danilovic, Potapova, Anisimova. Come giudicarle in prospettiva? Procediamo in ordine di età.

a pagina 2: Olga Danilovic e Anastasia Potapova

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