Danilovic, Potapova, Anisimova: la generazione 2001

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Danilovic, Potapova, Anisimova: la generazione 2001

Dopo il 1997 di Ostapenko, Kasatkina, Osaka & Co., il 2001 diventerà un’altra annata speciale in WTA?

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Nello sport qualche volta accade che un evento possa assumere un significato simbolico che travalica il valore tecnico: è successo al tennis femminile con il torneo di Mosca della scorsa settimana. Nell’International russo il campo di partecipazione non era di primissimo livello: al via c’erano una sola Top 10 (la numero 10 Goerges) e due Top 20 (la 13 Kasatkina e la 20 Sevastova); però dopo che in finale sono arrivate due diciassettenni, entrambe nate nel nuovo millennio, la situazione è diventata speciale, stimolando la ricerca di confronti e ricorsi storici.

Nelle ultimi dieci stagioni WTA è accaduto solo tre volte che la finale fosse interamente composta da teenager: nel 2009 a Linz (vittoria di Wickmayer su Kvitova), nel 2017 a Charleston (vittoria di Kasatkina su Ostapenko) e la terza volta, appunto, a Mosca 2018 con la vittoria di Olga Danilovic su Anastasia Potapova.

 

Ma il torneo russo sarà ricordato anche per un altro paio di ragioni, meno importanti. Intanto perché era un International particolare, visto che il montepremi non era costituito dai “soliti” 250mila dollari (cifra stabilita da WTA per questa categoria di tornei) ma da una somma tripla: 750mila dollari. Cifra non trascurabile (vicinissima ai 799mila dei Premier semplici), che ha fatto la fortuna in particolare delle due finaliste. Danilovic e Potapova hanno infatti guadagnato 163 e 81 mila dollari, che sono quasi il quadruplo rispetto ai 43mila e 21mila normalmente stabiliti per chi vince gli International. Non male per due diciassettenni… Sono invece sempre gli stessi i punti distribuiti in classifica: 280 e 180, che hanno permesso a entrambe di raggiungere il proprio best ranking: Danilovic numero 112 , Potapova numero 135.

Altro aspetto particolare: Danilovic ha vinto il torneo da lucky loser, e sicuramente non era mai accaduto in questo millennio. Sconfitta nell’ultimo turno di qualificazioni da Paula Badosa Gibert, Danilovic è entrata nel tabellone principale insieme alla rumena Bara grazie ai forfait in extremis di Begu e Martic. È stato scritto sia la seconda volta nella storia della WTA che una lucky loser vince il torneo, e che la prima risalga a Las Vegas 1980, evento che vide l’affermazione della “baby prodigio” Andrea Jaeger, allora appena quattordicenne. Informazione pubblicata da più parti (WTA inclusa) ma sulla quale ho dubbi. Sono più portato a credere a questa fonte (forum gestito da appassionati), che riporta l’intero sviluppo del torneo di Las Vegas 1980, vinto da Jaeger partendo dalle qualificazioni (addirittura in due fasi) senza alcuna sconfitta. Se così fosse, l’impresa di Danilovic non avrebbe precedenti nella storia del tennis open femminile. Speriamo che la WTA verifichi la questione.

In ogni caso quando una lucky loser arriva nelle fasi finali ci si domanda sempre che cosa penserà chi l’ha battuta nelle qualificazioni. Per Mosca l’interrogativo rimanda a una giocatrice appena ventenne, che a sua volta qualche anno fa era ritenuta una grandissima promessa fra le ragazze: la spagnola Paula Badosa Gibert (nata nel 1998). Badosa Gibert ha infatti vinto il Roland Garros junior nel 2015, e qualche mese prima a lvello WTA era arrivata al terzo turno nel torneo di Miami 2015 grazie a una wild card, come era già successo per Garbiñe Muguruza nel 2012 (quarto turno). Risultati che avevano fatto parlare di Paula come di una futura possibile stella, anche se a oggi i suoi progressi sono stati ostacolati da problemi fisici che non le hanno permesso di giocare sempre al meglio.

Insomma, tutti gli elementi della passata settimana, sia in termini di attualità che di ricorsi storici, rimandano allo stesso tema: alle giovanissime che cominciano ad affermarsi in WTA. E visto che sia Danilovic che Potapova sono nate del 2001, viene da chiedersi se la “generazione 2001” possa diventare per il tennis femminile altrettanto importante come quella 1997 di Ostapenko, Kasatkina, Osaka, Bencic, Konjuh. Ricordo che avevano vinto il loro primo torneo WTA a 17 anni anche Ana Konjuh (Nottingham 1995) e Belinda Bencic (Eastbourne 2015).

Parlo di “generazione 2001” perché credo che a Danilovic e Potapova vada aggiunta per forza, dopo le prestazioni al “Sunshine Double” 2018 (Indian Wells e Miami), anche Amanda Anisimova. Altra 2001 che ha mostrato di potersela giocare alla pari a livello WTA. Tre giocatrici che fanno pensare che questa annata possa diventare realmente speciale per il tennis femminile.

Tra parentesi segnalo che nel recente torneo di Wimbledon Junior ha vinto la polacca Iga Swiatek, che è nata il 31 maggio 2001. Swiatek gioca un tennis che unisce straordinaria capacità di coordinazione fisica (davvero sopra la media) a interessanti qualità tecniche, ma naturalmente è presto per sapere se saprà far valere queste doti anche tra le adulte. Per certi aspetti mi ricorda Anna-Lena Friedsam, una giocatrice dai notevoli mezzi fisico-tecnici che però al momento non ha mai davvero sfondato, direi soprattutto per due problemi: la fragilità fisica, che troppo spesso le ha impedito di giocare con continuità; e la difficoltà a limitare gli errori non forzati: un aspetto del tennis poco appariscente, ma che pesa, e molto, al momento di raggiungere i risultati.
Dunque: Danilovic, Potapova, Anisimova. Come giudicarle in prospettiva? Procediamo in ordine di età.

a pagina 2: Olga Danilovic e Anastasia Potapova

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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