ATP Ranking: Djokovic sempre più solo, la rincorsa di Fognini

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ATP Ranking: Djokovic sempre più solo, la rincorsa di Fognini

33esima vittoria in un Masters 1000 per Nole, come Nadal. Fabio a caccia della top 10. Rafa supera Federer nella Race, ora è secondo. Tsitsipas a best ranking

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Novak Djokovic - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Con la vittoria al Mutua Madrid Open, Novak Djokovic ha ulteriormente consolidato la sua posizione al vertice della classifica ed ha affiancato Rafael Nadal nel numero di Masters 1000 conquistati: 33. Questa è la notizia principale della settimana ma non l’unica di rilievo nei piani alti del ranking.

TOP 20

Posizione Nazione Giocatore Punti Variazione
1 Serbia N. Djokovic 12115  =
2 Spagna R. Nadal 7945  =
3 Svizzera Federer 5770 =
4 Austria Thiem 4845 1
5 Germania Zverev 4745 -1
6 Giappone Nishikori 3860 1
7 Grecia Tsitsipas 3790 2
8 Sud Africa Anderson 3755 -2
9 Argentina del Potro 3145 -1
10 Croazia Cilic 3025 1
11 USA Isner 2950 -1
12 Italia Fognini 2920  =
13 Russia Khachanov 2720  =
14 Russia Medvedev 2625  =
15 Croazia Coric 2445  =
16 Francia Monfils 1965 2
17 Canada Raonic 1960 -1
18 Georgia Basilashvili 1905 -1
19 Italia Cecchinato 1840 =
20 Spagna Bautista Agut 1645 1


Alcune considerazioni:

 
  • Marin Cilic ritorna tra i primi dieci estromettendone John Isner
  • Denis Shapovalov scivola al 22esimo posto
  • Thiem eguaglia il proprio best ranking
  • Tsitsipas raggiunge per la prima volta in carriera la settima posizione

Con soltanto 70 punti da difendere a Roma, l’ellenico ha una grossa chance di arrivare alla sesta, Jannik Sinner (suo avversario al secondo turno) permettendo.

Le vittorie al primo turno degli internazionali d’Italia di quattro italiani (Sinner, Berrettini, Fognini e Cecchinato) fanno sperare in una settimana brillante per i nostri rappresentanti. Quella appena trascorsa invece non lo è stata particolarmente se non per Thomas Fabbiano, che è rientrato nella top 100. Rispetto all’ultimo aggiornamento la pattuglia tricolore presente nelle prime 200 posizioni perde Andrea Arnaboldi e vede Gianluigi Quinzi sprofondare malinconicamente in coda al gruppo. Jannik Sinner, indipendentemente dall’esito del prossimo incontro, è già virtualmente il numero 227 del mondo.

ITALIANI TOP 200

 
Classifica Giocatore Punti Variazione
12 Fognini 2920 =
19 Cecchinato 1840 =
33 Berrettini 1275 -2
65 Seppi 785 2
67 Sonego 774 1
100 Fabbiano 592 1
104 Lorenzi 575 =
124 Travaglia 455 =
140 Mager 401 2
148 Caruso 388 4
161 Baldi 355 -3
165 Giustino 336 -4
168 Giannessi 325 -4
170 Vanni 315 -3
181 Napolitano 289 8
190 Marcora 278 2
192 Bolelli 272 -12
200 Quinzi 261 -23


RACE TO LONDON

Il dream team in corsa per le Finals londinesi registra il sorpasso di Nadal ai danni di Federer:

 
Posizione ATP Nazione Giocatore Punti
1 Serbia Djokovic 3405
2 Spagna Nadal 2505
3 Svizzera Federer 2460
7 Grescia Tsitsipas 2400
4 Austria Thiem 2095
14 Russia Medvedev 1565
12 Italia Fognini 1280
6 Giappone Nishikori 1170
16 Francia Monfils 1130
11 USA Isner 1060


NEXT GENERATION

Immutati i nomi dei primi sette candidati alle Finali di Milano :

 
Posizione ATP Nazione Giocatore Nato nel Punti
7 Grecia Tsitsipas 1998 2400
30 Canada Auger-Aliassime 2000 921
33 USA Tiafoe 1998 730
37 Canada Shapovalov 1999 695
26 Australia de Minaur 1999 495
76 Norvegia Ruud 1998 426
84 Serbia Kecmanovic 1999 325


BEST RANKING

L’elenco dei tennisti giunti al loro best ranking questa settimana è breve (anche perché l’indiano Gunnaswaran sta ricaricando le batterie) ma di qualità e composto per i 4/5 da giocatori under 22.

 
Classifica Giocatore Nazione
7 Tsitsipas Grecia
21 Pella Argentina
41 Hurkacz Serbia
53 Opelka USA
62 U. Humbert Francia


TRIVIAL TENNIS Risposta alla domanda della scorsa puntata: John McEnroe rinunciò agli Australian Open del 1984 per un problema al polso. La domanda odierna è: quante sono le chance di Fabio Fognini di conquistare un posto tra i dieci migliori del mondo questa settimana e porre quindi fine all’astinenza italica che dura dal 31 dicembre 1978? Non disponendo di una sfera di cristallo partiamo dalle uniche certezze che abbiamo: i numeri.

Fognini nel 2018 al Foro Italico si fermò ai quarti di finale (180 pp); quindi, se a Roma ripetesse l’exploit di Montecarlo 2019 arriverebbe a 3.740 punti (2.920+1000-180). I giocatori sui quali il ligure può concretamente fare la corsa sono tre: Isner, Cilic e del Potro. L’assenza del convalescente Isner e il momento di forma non trascendentale di Cilic e del Potro – anche se Cilic a Madrid è sembrato in ripresa prima del ritiro contro Djokovic – inducono ad un cauto ottimismo, tanto più che il croato deve difendere i 360 punti, frutto della semifinale del 2018 (del Potro “solo” 90).

Fognini deve però guardarsi le spalle da altrettanti avversari che da questa edizione del torneo romano hanno tanto da guadagnare e poco da perdere, ovvero Khachanov, Medvedev e Coric che nella passata edizione non andarono oltre il primo turno. Incrociamo le dita.

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Djokovic: “Mentalmente è stato il match più duro della mia carriera”

LONDRA – “Magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala”, dice il serbo finalmente con il sorriso dopo il successo a Wimbledon contro Federer. “Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Djokovic si presenta in sala stampa circa quaranta minuti dopo Roger Federer, ed è accolto dall’applauso scrosciante dei presenti. Il tempo trascorso dalla fine del match ha aiutato a cancellare dal volto di Novak i segni della fatica. Il primo commento è su come ha accolto il successo: “Grazie a tutti. Non ho celebrato molto in campo alla fine della partita, perché è stato soprattutto un enorme sollievo. Ma questi successi sono quelli che danno un senso a ogni minuto speso in campo ad allenarsi e prepararsi”.

La conferenza entra poi nel vivo. Come si è adattato, Nole, a una situazione in cui il pubblico era tutto dalla parte del suo avversario? “Sapevo che dovevo cercare di stare calmo e controllare le mie emozioni, sapevo come sarebbe stato l’ambiente visto che giocavo contro Roger, me l’ero immaginato prima nella mia testa, l’avevo visualizzato in anticipo. Sapevo anche come avrebbe reagito il pubblico. Avere gli spettatori dalla tua parte aiuta, ma se non è così devi trovare il modo di superare la difficoltà. Quando la folla gridava ‘Roger’ io sentivo ‘Novak’. È allenamento mentale… e poi Roger e Novak sono simili!”, sorride il serbo.

 

Il numero 1 del mondo è ben consapevole di quanto sia stato vicino alla sconfitta; nelle due precedenti finali contro Federer aveva più o meno sempre mantenuto il controllo della situazioni, oggi l’andamento è stato diverso. “Sono stato a un solo colpo dalla sconfitta e Roger serviva benissimo. Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato. Ci sono energie che non vengono solo dal tuo corpo, ma anche dalla tua mente e dalla tua essenza. Per me è sempre una lotta interiore, oggi ho cercato di chiudere fuori di me tutto ciò che mi succedeva intorno. In alcune fasi ho cercato di lottare. Il coraggio deriva dal potere della visualizzazione che si può fare prima. Ho provato a costruirmi lo scenario in cui io potevo essere il vincente”.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

“La stabilità mentale mi ha salvato nei match-point”, continua Nole, “e mi ha permesso di rimontare e vincere. Mentalmente è stato il match più duro che ho giocato nella mia carriera. Più duro di quello contro Nadal in Australia. Quello più fisico, questo più mentale”.

Poi le questioni tecniche, e le difficoltà proposte da una avversario speciale come Federer: “Contro Federer su erba è difficilissimo perché lui sta attaccato alla linea di fondo e anticipa tutto, qualsiasi palla a qualsiasi velocità. E’ così talentuoso in questo tipo di tennis. Giocare contro Roger significa essere costantemente sotto pressione. Non è facile affrontarlo, a tratti ho sentito di non colpire al meglio la palla. Sapevo avrei dovuto essere incisivo sulle palle meno profonde di Roger: a volte ci sono riuscito, a volte no. Ma soprattutto non ho risposto bene sulle seconde di servizio. La maggior parte della partita ho dovuto difendere, ma ho saputo salire di livello quando contava di più, nei tre tie-break“.

Infine uno sguardo sul futuro e sulla sua eterna rivalità con Nadal e Federer. “Quei due tipi, Roger e Rafa, sono il motivo per cui gioco ancora, mi motivano a provare a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, ma è il mio scopo. Intendevo esattamente quello che ho detto in campo, che Roger mi ispira vedendo quello che fa a quella età. Sì, chissà, potrei immaginarmi qui a 37 anni, se mi divertirò e amerò ancora farlo. Non ho più obblighi verso il tennis, lo faccio per me, e magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala!”.

“Come è il gusto di questa vittoria? Il miglior gusto di sempre”, assicura il campione di Belgrado. Cinque a Wimbledon, come Borg. Nelle ultime nove edizioni dello Slam londinese, Djokovic ne ha dunque vinti più della metà. E adesso si è tolto anche la soddisfazione, primo in Era Open, di vincerne uno dopo aver annullato match point. Not too bad, come direbbe lui stesso.

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Focus

Federer: “Similitudini con il 2008? La delusione. Niente Montreal, torno a Cincinnati”

Wimbledon, lo svizzero dopo la sconfitta più amara della carriera: “Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due”. E salta l’Open del Canada

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Roger Federer è ancora incredulo quando si presenta in sala stampa dopo l’incredibile finale di Wimbledon persa al tie-break del quinto set sul 12-12 contro Novak Djokovic, probabilmente la più dolorosa sconfitta della carriera: “Certo mi sento triste, forse anche arrabbiato. Non riesco a credere di aver mancato una possibilità così grande”.

Nonostante la delusione tremenda si sforza di trovare dei lati positivi. “Ero sotto un break e l’ho rimontata nel quinto poi un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle. Certo, lui ha sempre gestito bene il mio slice, si abbassa molto bene e sbaglia poco. Devi sempre essere aggressivo con lui. E non importa se ho fatto molti punti in più, io so quanto ci sono arrivato vicino, e devo essere contento della mia prestazione. Sappiamo tutti quanto forte sia Novak, quanto lo sia stato per tanti anni, ogni vittoria in più aumenta la sua grandezza. Trovo motivazione in tante differenti situazioni, non sono diventato un giocatore di tennis solo per conquistare record“.

Si sforza poi di guardare già avanti, forse cercando di distogliere il pensiero dalla delusione: “Per riprendermi da una sconfitta così, beh, è come quando sei un break avanti, servi per il match, non va, ma prosegui lo stesso. Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello.
Io lo sono. Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho avuto un buon ritmo partita, anche a Halle prima di qui”.

Non è dato sapere se la scelta dipende anche dal fatto di aver allungato la stagione disputando anche i tornei di Madrid, Roma e Parigi, ma Roger annuncia che tornerà in campo soltanto per il secondo dei ‘1000’ sul cemento nordamericano. “Guardando avanti, salterò Montreal, per darmi tempo di prepararmi bene per Cincinnati e gli US Open“.

 

Qualche collega gli chiede infine un paragone con la finale persa contro Nadal 11 anni fa e lui trova il modo di sorridere: “Ci sono stati grandi punti oggi, grandi emozioni. Rispetto al 2008? Mah, questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento“.

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ATP

Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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