Federer si salva in corner, l’Italtennis no

Editoriali del Direttore

Federer si salva in corner, l’Italtennis no

Quattro italiani tutti k.o. Hanno pagato l’eccesso di pressione? Forse il discorso concerne solo Berrettini e Cecchinato. Ma perché Fognini si è scagliato ancora una volta contro Palmieri?

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Fabio Fognini a Roma 2019 (foto Twitter @InteBNLdItalia)

Mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto. Tutti a parlare, noi di Ubitennis compresi, del brillante periodo del tennis italiano, della seconda miglior decade dell’ultimo mezzo secolo dopo quella degli anni settanta, con l’eccellente articolo di Roberto Ferri di qualche giorno fa. Eppoi nel giorno in cui avremmo voluto ricordare l’edizione del ’79 in cui ben quattro italiani avevano raggiunto il terzo turno, Ocleppo e Panatta che poi approdarono ai quarti, Bertolucci e Barazzutti che si fermarono al terzo, c’era invece rimasto il solo Fabio Fognini a rappresentare il tennis azzurro a livello di terzo turno prima di affrontare Tsitsipas nel match serale che avrebbe affossato le nostre residue speranze.

È vero che il n.12 del mondo è il n.1 d’Italia – a seguito dei tre posti persi da Marin Cilic lunedì Fabio dovrebbe salire  a n.11 anche se un anno fa fece un turno più di quest’anno – ma è anche vero che le sue condizioni fisiche da tempo non sono ideali, la caviglia è dolorante e lui sta stringendo i denti per chiudere la stagione sulla terra rossa che è quella cui lui chiede da sempre di più e che gli ha riservato quest’anno la grande gioia del trionfo a Montecarlo. Significativo che la prima domanda di Flavia Pennetta per Fabio all’uscita del campo Pietrangeli dopo il 76 63 inflitto al tenace Albot sia stata: “Fabio, hai preso il Voltaren?”.

Non so se l’avesse preso, ma contro Tsitsipas n.7 del mondo, Voltaren o non Voltaren, non c’è stato proprio nulla da fare: 64 63, 1h e 12 m., troppo superiore il ragazzone greco che non solo per le spallone, la folta chioma bionda che le copre in parte, la camminata, il topspin spesso esasperato e quasi sempre profondissimo, a pochi centimetri dalla riga di fondo, ricorda tanto Bjorn Borg anche se lui tira il rovescio con una sola mano.

 

Non sono francamente riuscito a capire stavolta perché a fine partita, rispondendo alla primissima domanda Fabio Fognini sia partito in quarta rivolgendo – come già un anno fa – apprezzamenti davvero pesanti nei confronti di Sergio Palmieri direttore del torneo. Fabio sembrava proprio non potersi trattenere. Ha detto testualmente: “Questo direttore del torneo ce lo terremo finché c’è. Bisognerebbe invece dire basta. Certa gente dovrebbe levarsi dai c….oni. Invece dobbiamo tenercelo. Questo è solo il mio pensiero!”.

Quale torto gli abbia fatto il direttore del torneo francamente non lo so, non l’ho capito. Lì, dopo quell’esternazione così virulenta e inattesa mi sarei aspettato che qualcuno dei colleghi cercasse di capire le sue motivazioni, ma purtroppo uno solo, Paolo di Lorito di Ubitennis ha osato farlo – “Che cosa avrebbe dovuto fare il direttore del torneo?”. Fabio ha risposto in modo criptico: “Dovreste chiederlo a lui”. Cioè prima ha sparato con il kalashnikov, poi non ha voluto far capire. E naturalmente nella successiva intervista a Supertennis… figurarsi se veniva fuori qualcosa! Mah… magari lo scopriremo l’anno prossimo. Se Palmieri sarà ancora il direttore. O se Fognini giocherà ancora gli Internazionali.

Quale che sia stata la ragione di tale sparata resta il fatto che in questo giovedì di tennis intensissimo con 55 incontri distribuiti in 9 campi fra singolari maschili e femminili, più alcuni doppi, è fuori anche Fabio e nessun italiano sarà in campo per i quarti degli Internazionali d’Italia. Eppure questo sembrava proprio l’anno buono. Uffa. Davvero peccato, perché in Italia si era sparsa la voce di questo movimento maschile in grande salute anche fra i non addetti ai lavori e questo passo indietro potrebbe avere ripercussioni negative se al Roland Garros non si verificasse nuovamente qualche grande exploit tinto d’azzurro.

Chissà, forse c’erano troppe aspettative. Nadal ieri sera, accennando alla bella carriera di Fernando Verdasco, orfano privo però di grandissimi titoli (7 tornei, una sola semifinale di Slam, nel 2009 in Australia quando sfiorò la clamorosa vittoria su Nadal dopo una maratona di cinque set), diceva una grande verità solo apparentemente banale ma alla fin fine non poi così tanto: “Nel tennis non vincono tutti, ed è sempre difficile vincere…la scorsa settimana si è ritirato David Ferrer che ha avuto una gran carriera, è stato fra i primissimi giocatori del mondo…eppure in 15 anni  ha vinto un solo Master 1000!”.

Insomma Fognini non si può rimproverare granché se anche quest’anno non è riuscito a raggiungere le fasi finali del torneo romano. Il suo miglior risultato qui, in 12 partecipazioni, restano i quarti di un anno fa. Meno male che c’è stato Montecarlo. Come Ferrer almeno un Masters 1000 lo ha vinto e la sua carriera non è ancora finita.

Consoliamoci con il fatto che il tennis francese, di solito più brillante sia numericamente sia qualitativamente del nostro, aveva qui 10 rappresentanti ma 9 sono schizzati fuori prima del terzo turno. Unica superstite Kiki Mladenovic, vittoriosa sia sulla Bencic sia sulla Barty, due scalpi niente male per la n.63 del mondo che dovrebbe aver così riportato il sorriso sulle labbra del furibondo Dominic Thiem che sul conto della direzione del torneo nel ha dette di tutti i colori.

Come del resto ha fatto anche David Goffin. Del resto già mercoledì sera Fognini aveva pubblicato un tweet con una foto e una scritta a mano assai polemica: Roma, torneo ATP o junior? Forse si riferiva anche lui alla lunga e inutile attesa al Foro, fino quasi l’ora di cena, in attesa che spiovesse.

Avrete poi letto della posizione del CODACONS. Insomma, alcuni lettori continueranno a scrivere che Ubitennis e FIT siano antagonisti dichiarati, ma vorrei che mi dicessero se secondo loro anche Federer, Thiem, Kyrgios, Goffin, Djokovic (che si è nuovamente lamentato della condizione dei campi) e perfino Fognini sarebbero influenzati da Ubitennis o semplicemente ritengono che il torneo di Roma potrebbe essere gestito meglio. Di certo devono essere d’accordo migliaia di spettatori che ieri mattina ho visto letteralmente inferociti. Le grida “vergogna, vergogna!” all’indirizzo di chi per evitare di dover rimborsare i biglietti ha ridotto molto la possibilità di assistere ad una programmazione completa, hanno echeggiato ovunque.

Che poi questo giovedì, con 55 incontri, non sarebbe stato un giorno semplice da gestire è certo vero e bisogna dare atto chese non ci fosse stata per la direzione da parte FIT l’input primario di bloccare quanto più possibile il rimborso agli spettatori del mercoledì interamente cancellatola situazione avrebbe messo in difficoltà anche un organizzatore molto bravo. Il marcio stava in quell’input: facciamo qualunque cosa piuttosto che restituire soldi ai possessori dei biglietti del mercoledì 15 maggio.

Tornando al tennis giocato… non si poteva onetsamente pretendere che il giovanissimo Sinner riuscisse a infastidire Tsitsipas.  Difatti il Pel di Carota della Val Pusteria ci ha perso 63 62. Qualche ora prima di Fabio ha fatto due game in meno rispetto a Fognini contro lo stesso avversario. Ci sono 3 anni di divario anagrafico fra lui e Tsitsipas e come ha sottolineato Jannik: “Penso di avere un’idea chiara di come dovrò giocare fra tre anni. Loro giocano ad alto livello per tutto un match, e per tanti match, mentre per me è ancora difficile. Ciò detto l’aspetto su cui devo lavorare di più è quello fisico”.

Ma anche i bookmaker si erano sbilanciati abbastanza a favore di Cecchinato con Kohlschreiber e di Berrettini con Schwartzman. Invece il primo ha raccolto solo sei game (63 63) e il secondo appena uno di più, sette (63 64) dopo aver mancato una palla per il 5-3 nel secondo che avrebbe potuto costituire una svolta importante in una partita giocata decisamente male. “Non ha funzionato nulla, è stata una gran delusione, non me l’aspettavo. Non sono mai riuscito a entrare in partita, stranamente facevo i punti quando giocavo peggio, non li facevo quando giocavo meglio. Non mi so davvero spiegare cosa mi sia successo”. Purtroppo Matteo ha fatto di tutto per smentire le mie più recenti previsioni sul suo avvenire, che per me resta roseo. Ma ha tempo per rifarsi.   

A proposito di quella segnalazione statistica sui quattro che raggiunsero il terzo turno nel ’79, e di un’altra annotazione risalente al 2007 quando fu l’ultima volta prima di Fognini e Berrettini a registrare due italiani al terzo turno a Roma (si tratta di Volandri e Starace: ùalmeno questo traguardo è stato eguagliato da Berrettini e Fognini), vi segnalo un inciso cui tengo davvero perché si riferisce a un lavoro… mostruoso fatto a suo tempo con Luca Marianantoni e in anni più recenti aggiornato grazie a Lorenzo Colle e Giuseppe Porzilli: se aprirete il sito www.ilgrandeslam.it troverete tutti i tabelloni degli internazionali d’Italia, maschili e femminili, tutte le finali con la loro cronaca scritta dal sottoscritto a suo tempo per i miei giornali e le foto, tutti gli anni dal 1968 con in una pagina sola riunite le finali dei quattro Slam più Roma, insomma una miriade di statistiche per il data base più completo che esista sull’Italian Open.

Per diversi anni il data base fu sponsorizzato dal main-sponsor degli Internazionali d’Italia, BNL-BNP-Paribas, proprio come avrebbe suggerito ogni logica commerciale. Ma poi il management dell’advertising di BNL-BNP – probabilmente preoccupato di una collaborazione poco gradita al partner FIT – preferì interrompere la collaborazione con Ubitennis. Senza mai più riuscire a fare qualcosa di analogo. Credo che prima o poi qualcuno si accorgerà del lavoro pazzesco che c’è dietro. Io non ho fretta. Ma avrei piacere che i lettori più affezionati e appassionati di storia del tennis gli dessero un’occhiata. Perché si trova davvero di tutto dal 1930 in poi. Compresi tutti i top ten dell’era del computer, non solo i numeri uno con i loro migliori risultati a Roma e la data del loro best ranking, ma anche l’elenco completo di chi è stato n.2, n.3, fino al numero 10. Ci si possono togliere un sacco di curiosità, a spulciare per bene un “sito-database” che ho fin qui tenuto quasi nascosto. Fatemi sapere che ne pensate… se mi volete bene!

Riprendo a parlare degli italiani per dire che oltre che da Berrrettini n.33 con Schwartzman n.24 mi attendevo molto di più da Cecchinato, n.19 Atp, contro il veterano tedesco Kohlschreiber n.56. Ma come ho avuto più volte modo di dire ancora non sono riuscito bene a soppesare il vero valore del siciliano. Ho come l’impressione di non averlo visto giocare abbastanza. Anche Marco non era contento del campo in cui era stato “confinato”, il campo 2. Ma, di nuovo, mica era facile dare a ciascuno il campo sul quale avrebbe voluto giocare!

Semmai, visto che un bravo organizzatore avrebbe tutto l’interesse a “tutelare” nel miglior modo possibile i propri giocatori forse si sarebbero potute tenere presenti anche le caratteristiche tecniche di Cecchinato (e quelle di Kohlschreiber) per evitargli il campo n.2 oppure per far buttare un po’ più di terra su quel campo che sotto un leggero strato di argilla rossa, pareva simil-cemento. Cecchinato l’ha fatto capire chiaramente: “Avrei voluto giocare su un altro campo, un campo normale, c’era vento, c’era sole, c’erano ombre (anche per il tedesco però eh…), ma soprattutto c’era pochissima terra, il campo era velocissimo. Sì, mi pareva proprio di giocare sul cemento…E poi per due sere di fila sono stato qui fino a molto tardi visto che mi avevano programmato anche mercoledì sera nel serale”.

Erano chiaramente condizioni più favorevoli al suo avversario. Ho chiesto a Cecchinato se conoscesse la sua situazione di ranking e di rischio prima del Roland Garros e della cambiale costituita dalla semifinale di un anno fa. Lui ha risposto: “Me lo avete ricordato così tante volte voi giornalisti che un po’ la conosco: ho messo da parte 640 punti e sapevo che anche se avessi perso al primo turno a Roma e a Parigi non sarei sceso più giù del quarantesimo posto. Qui ho fatto secondo turno, quindi direi che a Parigi potrò andare, tutto sommato abbastanza tranquillo. Ovviamente spero di far bene”.

I tre italiani che hanno perso ieri prima del “notturno” Fognini-Tsitsipas, lui, Berrettini e Sinner, hanno raccolto 18 game in 6 set. Sono 3 di media a set.

Ci sono poi due veterani particolarmente felici. Uno, manco a dirlo si chiama Roger Federer. Lui che perse questo torneo in finale con Nadal nel 2006 sbagliando due dritti su altrettanti matchpoint nella finale perduta 7-6 al quinto da Rafa Nadal, deve a due errori di dritto di Borna Coric se è sopravvissuto al tiebreak del terzo set che lo aveva visto sotto 5-2 e 6-4, quindi con due matchpoint da salvare. Il primo dritto fallito dal croato pupillo di Piatti (curioso vedere Piatti tifare contro il suo ex pupillo e quasi figlio adottivo Ivan Ljubicic, oggi coach di Roger) è venuto al termine di un lungo scambio sul 6 a 4 e servizio Coric. Recuperato quel minibreak Roger ha servito benissimo sul 5-6 per annullare la seconda palla partita e raggiungere il 6 pari. Sul 7-6 per Roger lo svizzero non ha potuto fare granché perché ha servito bene Coric. I dettagli di cronaca li trovate nell’articolo di Ruberti. L’altro dritto “regalo” di Coric è arrivato sul 7 pari ed è stato quello che ha consentito a Roger di approdare al secondo matchpoint, quello che avrebbe trasformato grazie ad un passante di dritto che ha costretto Coric ad una volée bassa non impossibile e tuttavia fallita. “Palla calante punto vincente!” avrebbe esclamato il mio maestro Rino Tommasi.

Sono stato anche fortunato“ ha ammesso Roger, tirando a più riprese sospiri di gran sollievo prontamente immortalati dalle telecamere. Lo svizzero era quasi commosso per la straordinaria atmosfera e il tifo del pubblico che lo sostiene senza riserve perfino più dei giocatori italiani.

Non avevo potuto seguire di persona il primo match di Fognini, ma chi lo ha fatto mi ha riferito che diversi spettatori non erano stati troppo teneri con Fabio, quasi che non avesse vinto il torneo di Montecarlo e non meritasse il generale sostegno. Il sostegno, non fraintendete, c’è stato, ma quello per Federer non ha avuto neppure un solo spettatore intenzionato a rivolgergli un qualsiasi commento negativo. Non succede da nessuna parte, peraltro. Vero invece che Fognini qualche spunto, magari una racchetta che vola, lo offre sempre e Federer no, però insomma a Roma si potrebbe essere un tantino più comprensivi anche con Fabio. E se lo scrivo io…

Di come Federer sia approdato battendo Sousa e Coric ai quarti abbiamo scritto ampiamente, qui e altrove. Certo lui è stato in campo 3h e 50m, perdendo un set e complessivamente 16 game, mentre Djokovic c’è stato 2h e 08 minuti per cedere solo 7 game fra Shapovalov e Kohlschreiber, cioè un minuto in meno di Nadal (2 h e 09) nonostante il maiorchino abbia perduto soltanto due game per dare 60 61 a Chardy e 61 60 a Basilashvili.

Non giocavo due match nello stesso giorno da Montecarlo 2009, ho cercato di restare più concentrato possibile per non perdere energie preziose…” ha detto Nadal – E al sottoscritto che gli chiedeva se non risentisse psicologicamente del fatto di non aver vinto quest’anno ancora un torneo sul “rosso” nella stagione della terra battura – fatto mai successo prima – rispondeva: “Nel 2015 un torneo lo avevo vinto, eppure ero meno in forma di oggi. Non sono preoccupato… e poi comunque questo è lo sport, si vince e si perde e bisogna accettarlo”.

Insomma, mentre Nadal e Djokovic, hanno “passeggiato” Roger Federer è dovuto stare in campo quasi un’ora e tre quarti più del n.1 e n.2 del mondo e oggi si ritrova davanti quel Tsitsipas che in Australia gli fece lo sgambetto e è certamente in grado di rifarglielo anche se a Dubai è stato Roger a prendersi la rivincita quando ha vinto il torneo n.100. Uno sgambetto che invece non mi aspetto Verdasco possa fare a Nadal (17 a 3 il bilancio favorevole a Rafa), anche se il madrileno n.38 del mondo ha colto due vittorie non banali contro un top-ten, Thiem n.4, e un n.13, Khachanov. Riguardo a questo derby spagnolo io mi ricordo una finale di Montecarlo imbarazzante per la superiorità di Nadal. Rafa dette a Verdasco una lezione simile a quelle impartite a Chardy e Basilashvili.

Non credo che del Potro abbia troppe chances contro Djokovic, nella rivincita dell’ultima finale dell’US Open, anche se non dimentico quel primo turno delle Olimpiadi di Rio quando l’argentino sorprese Djokovic che lasciò Rio in lacrime.

Dall’alto in basso i quarti sono Djokovic-del Potro, Schwartzman-Nishikori (il “quarto” meno nobile e l’unico che non verrà giocato sul centrale), Federer-Tsitsipas, Verdasco-Nadal. Due spagnoli e due argentini, uno svizzero (il solito), un greco, un giapponese e un serbo. Il primo e soprattutto il terzo “quarto” sono i più attesi. Tsitsipas aveva pagato caro contro Djokovic in finale a Madrid lo sforzo notturno della sera precedente con Nadal per un match finito verso mezzanotte. Ma contro Fognini non ha dovuto sudare troppo. La storia potrebbe ripetersi, ma stavolta c’è anche un Federer che tanto riposato non potrà essere. Tre ore e 50 minuti a 37 anni e mezzo non sono uno scherzo con meno di 24 di break per recuperare pienamente.

Sembra quasi uno scherzo invece il record di affluenza annunciato – con grande sprezzo del pericolo – dalla FIT per la giornata di giovedì: 33.770 spettatori paganti, cita un comunicato stampa. Immagino che si riferisse al solo incasso diurno e serale. Le presenze del mattino non In casa FIT quando c’è da comunicare c’è ancora molto da imparare. Infatti coloro che intendono richiedere il rimborso non hanno ancora saputo come dovrebbero fare per ottenerla. Regolamenti volutamente fumosi?

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Editoriali del Direttore

Nadal ha smentito chi gli pronosticava vita breve. Sorpasserà Federer?

PARIGI – Non era mai stato così vicino a Roger Federer: solo 2 Slam. E ha 5 anni di meno avendo saltato 8 Slam contro i 4 dello svizzero

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Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

da Parigi, il direttore

Non c’era bisogno che Rafa Nadal vincesse per la dodicesima volta il Roland Garros per capire che è stato decisamente il più forte tennista sulla terra battuta della sua epoca.

È forse da sottolineare ancor più – come ha giustamente fatto Steve Flink nel nostro video in inglese – che Rafa ha vinto tutte le finali che ha giocato. Perché, come ha spiegato, quando giochi una finale anche il tuo avversario è in fiducia, l’ha raggiunta dopo aver vinto sei match di fila e magari contro avversari fortissimi (come è stato il caso di Thiem che ha battuto Djokovic n.1 del mondo e vincitore degli ultimi tre Slam).

 

Arrivi in finale, hai tanta pressione addosso, sei il favorito – nel caso di Nadal lo è sempre –  e di solito è quello l’incontro più difficile. Quando perdi in ottavi, come gli è accaduto con Soderling nel 2009, o nei quarti come gli è accaduto con Djokovic nel 2015 (e sono le sole due sconfitte in 95 match), beh è un po’ un’altra cosa. Anche se non significa che hai preso sottogamba l’avversario… figurarsi se Rafa poteva prendere sottogamba Djokovic nel 2015, in quel momento era meno forte e perse.

Tornando a sottolineare l’importanza di quel dato, 12 finali e 12 vittorie, sarà bene ricordare anche che Rafa non ha mai neppure avuto bisogno di arrivare al quinto. Cinque volte ha vinto in tre set, sette volte in quattro. E se scendiamo ancora più nei dettagli relativamente alle sette vittorie in 4 set, osservo che il quarto set è stato un 6-1 con Thiem quest’anno, un 6-1 con Federer nel 2011. Del resto in tutti i suoi 95 duelli parigini due sole volte Rafa è stato trascinato al quinto set. Nel 2011 da John Isner al primo turno e poi da Novak Djokovic quando lo batte’ in quel famoso duello dello smash sbagliato da Novak, direi fosse il 2013

Una supremazia altrettanto schiacciante la dimostrò Borg quando vinse alcuni dei suoi Roland Garros – nel ’78 mi pare che cedette zero set e 32 game, di cui 10 con Tanner, quindi con gli altri sei avversari una media di 3 game a set! – ma un conto è vincere 6 Roland Garros (su 8, ci sono le due sconfitte con Panatta) e un altro è vincerne il doppio.

Si innesta qui poi il discorso degli Slam. Rafa, che ha cominciato dopo a vincerli dopo Roger per motivi anagrafici ne ha concentrati 12 su 18 a Parigi. Da un lato questo è indubbiamente uno straordinario exploit perché negli Slam non l’aveva mai realizzato nessuno (Margaret Court ne aveva conquistati 11, ma in Australia e davanti a concorrenze ridotte) e nei tornei pro anche le 12 vittorie di Martina Navratilova a Chicago non mi paiono comparabile, a prescindere dalla solita diatriba fra valori del tennis maschile e del tennis femminile.

Dall’altro lato questo stesso dato ha un rovescio della medaglia: premia un super-specialista della terra battuta, ma sottolinea rispetto a Federer e soprattutto a Djokovic un CV meno completo; i due rivali hanno distribuito i propri trionfi in maniera più equilibrata fra erba, cemento e terra. Un CV meno completo, dicevo, però ci sono anche 8 finali perdute negli altri Slam oltre ai 6 Slam vinti fuor di terra. Insomma, piano a sostenere che Rafa non sia un tennista completo solo perché sulla terra rossa è di gran lunga il più forte di tutti.

Rafa Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A Djokovic e Federer Rafa ha lasciato solo briciole sulla terra. Uno Slam ciascuno. Ma anche loro non è che sulla terra rossa si siano dimostrati poco forti: Roger ci ha perso 4 finali, Nole 3. Federer sull’erba ha vinto 8 titoli, ma è stato un pochino più… generoso con i due grandi rivali, due Wimbledon ha vinto Rafa, quattro ne ha vinti Djokovic. E poi c’è stato pure Murray, due anche lui.

La novità che emerge da questo Roland Garros dominato oltre ogni dire da Rafa, nonostante un Thiem decisamente cresciuto e protagonista di due splendidi set prima del “piccolo calo” (così lo ha definito lui con un pizzico di generosità verso se stesso), è che Rafa non è mai stato così vicino a Roger nel conto degli Slam. La minima differenza era stata fin qui tre. Ma per il fatto che Roger ha vinto il suo ultimo Slam all’Australian Open 2018 e poi ci sono stati nel mezzo due Roland Garros vinti da Nadal e tre Slam vinti da Djokovic ecco che le distanze fra i due eterni duellanti si sono ravvicinate.

Superare Federer mi farebbe certo piacere, ma non è un’ossessione. Mi considero comunque fortunato per la carriera che ho avuto, certamente al di là delle mie speranze e aspettative. Non mi lamento mai e non ho mai pensato a… ora devo acchiappare Roger oppure no. Non sono preoccupato di queste cose, non puoi sentirti frustrato perché il tuo vicino ha una casa più grande della tua, una tv più grande o un miglior giardino. Questo non è il modo in cui io vedo la vita”.

In un altro momento della sua conferenza Rafa ha anche accennato a quanti Slam ha dovuto saltare per gli infortuni che hanno accompagnato la sua carriera, soprattutto alle ginocchia: io ne ho contati otto. A quelli si sono aggiunti almeno due ritiri, che io ricordi. Ne avrebbe vinto uno o magari anche due su quei 10? Nessuno può dirlo. Roger, dal canto suo, non ha giocato 4 Slam, tre dei quali però erano Roland Garros dove… quando c’è Nadal per tutti gli altri suona a morto. Roger ha saltato anche l’US open 2016 e lì un Federer in buone condizioni avrebbe anche potuto vincere anche se nel 2016 per la verità non brillò mai troppo.

Fra 20 giorni comincia Wimbledon. Lì Roger potrebbe allungare di nuovo a 3, ma anche no. Occorre, oltre che con coloro che non hanno vinto Slam, fare i conti con Djokovic e con lo stesso Nadal che da questo torneo – dopo una stagione rossa un po’ più zoppicante del solito (ha vinto solo Roma prima di Parigi) – potrebbe uscire con grandissima fiducia. “Non giocherò nessun torneo sull’erba – ha annunciato spiegando – due anni fa persi con Muller ma fu una gran partita e fui vicino ai quarti, lo scorso anno sono stato a un punto dalla finale…”.

Non si può dubitare che questo Rafa non sarà competitivo anche sull’erba. E allora entrano in ballo i cinque anni che Federer ha in più. Sì perché, anche se non si può davvero fare previsioni a lunga scadenza, la supremazia di Nadal su tutti gli attuali concorrenti sulla terra rossa sembra tale che – se la salute lo sorreggesse – lo si può immaginare ancora vincitore di un altro Roland Garros e forse anche di due (ok, spingendosi un po’ troppo in là).

Sono tutte supposizioni, come quelle avanzate anche dal sottoscritto quando mi sono sbilanciato su un Djokovic capace di fare anche il Grande Slam come di vincere 3 Slam su 4 in un anno. Ovvio che se Novak ci riuscisse a bissare Wimbledon e US Open, beh la corsa a chi avrà vinto più Slam potrebbe dare ragione a Mats Wilander che vede nel serbo – vedi intervista fatta il giorno del meeting con i testimonial di Eurosport – il recordman assoluto a fine corsa.

Quel che posso concludere adesso, senza avventurarmi in altre profezie impossibili, è che anni fa si sbagliarono in tanti. Erano coloro che avevano pronosticato una carriera breve a Rafa Nadal. Secondo loro Rafa avrebbe pagato i troppi sforzi del suo tennis violento, non fluido e senza sforzo come quello di Federer, avrebbe inevitabilmente patito l’usura e smesso di giocare, o quantomeno di vincere, molto presto. Addirittura prima dei 30 anni, sostenevano parecchi. Beh, chiedete ai sette avversari battuti da Rafa in questo Roland Garros (Hanfmann, Maden, Goffin, Londero, Nishikori, Federer, Thiem) se a loro sia parso di aver affrontato un trentatreenne usurato da troppe maratone.

Rafael Nadal, trofeo – Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

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Il flop di Novak Djokovic

PARIGI – La sua semifinale perduta non è come quella di Roger Federer o quella che sarebbe stata se Thiem avesse perso. Perdere 7-5 al quinto non consola. Fa masticare più amaro

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Dominic Thiem, conferenza - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il direttore

Ci sono due modi diversi di vivere una semifinale persa al Roland Garros. Per Roger Federer è stata quasi una festa, appena un po’ sciupata dal fatto che Rafa Nadal lo ha ribattuto per la sesta volta su sei e anche piuttosto nettamente, tre set a zero lasciandogli nove game, seppur non come quando (nel 2008) gliene lasciò solo quattro . Ma se a Roger Federer avessero detto che a quasi 38 anni, e dopo 3 anni di digiuno rosso, avrebbe raggiunto ancora una semifinale nello Slam per lui tradizionalmente più ostico – un solo trionfo su 20 e con tante grazie anche a Robin Soderling – sono quasi certo che ci avrebbe messo la firma. Ho messo quel “quasi” perché un campione con il suo orgoglio non firmerebbe mai a priori per una qualsiasi sconfitta prima di un successo. Ma i suoi tifosi, credo, l’avrebbero sottoscritta anche se fino all’ultimo hanno sognato il miracolo di una lezione a Nadal sul suo terreno preferito, nel suo Regno.

Non so se sarebbe stata quasi una festa per Dominic Thiem fermarsi in semifinale, perché un anno fa qui era giunto in finale ed è legittimo, soprattutto per un ragazzo di belle speranze e di ottimi mezzi, porsi l’obiettivo di fare sempre più strada, di non accontentarsi di quanto fatto l’anno prima.

 

Ma Dominic – pur avendo cambiato lo storico allenatore Bresnik per l’olimpionico cileno Massu che miracolosamente tre settimana dopo l’ingaggio lo ha guidato verso la prima importante vittoria sul cemento – il Masters 1000 di Indian Wells – è tornato in finale battendo il n.1 del mondo a caccia del quarto Slam consecutivo. E in finale affronta Nadal: di conseguenza qualunque cosa accada non potrà essere troppo deluso. Se anche riperdesse in tre set come lo scorso anno, beh avrebbe fior di alibi, perché mentre Rafa …che è Rafa – un tipaccio che ha vinto 11 Roland Garros e perso qui solo due volte, da Soderling nel 2009 e da Djokovic nel 2015 – ha giocato solo due match in 4 giorni, martedì e venerdì, e sono stati due match di 3 set ciascuno, lui invece in quattro giorni ha giocato tre volte, mercoledì (Khachanov), venerdi e sabato.

E che partita specie l’ultima! Non sono tanto le 4 ore e 13 minuti a poter pesare (1h e 28 m. venerdì, 2 h e 42 sabato) quanto lo stress di giocare una partita in 4 spezzoni, con le interruzioni, le riprese, la notte nel mezzo in cui non si prende facilmente sonno…magari pensando ( e provo a mettermi nei suoi panni)… ah chissà se non ci avessero interrotto sul 3-1 al terzo, quando c’era tutto il tempo per finire il match… a quest’ora magari sarei già in finale; uhm chissà se gli organizzatori non hanno voluto dare una mano a Novak che in quel momento era in difficoltà…

Magari lui non ci ha pensato proprio, magari ci ha pensato Kiki…si sa, le donne sono talvolta un tantino più malignette… (Ora chissà che mi scriveranno!)

Una fatica fisica e mentale non indifferente, per chi non è un Fab Four ma è certamente sulla terra battuta uno dei primi 4 tennisti del mondo, forse dei primi due a giudicare da quanto successo per due anni di fila qui, quindi sulle ruote di Nadal.

Chi invece non può avere accettato di buon grado la sconfitta in semifinale è Novak Djokovic. Il suo obiettivo, il secondo Grande Slam impuro, il Nole-Slam, non è stato centrato, sebbene Thiem tutto sommato pur avendo quasi sempre condotto nel punteggio, un set a zero, un set pari e 3-1, due set a uno, due set pari e 4-1, due set pari e 5 a 3, lo aveva rimesso in corsa mille volte, trasformando solo 9 palle break su 22, mangiandosi due match point sul 5-3 con due rovescini rattrappiti. Se fosse andati a sentire gli umori dei colleghi in tribuna stampa avreste colto che sull’inatteso 5 pari, la gran parte riteneva che ormai Djokovic l’avesse sfangata e che sarebbe stato lui – a dispetto di un paio di giornate certamente poco brillanti – ad affrontare Nadal in finale.

Tutti in errore. Ha vinto Thiem. E Djokovic ha cercato di fare buon viso a cattiva sorte, ha voluto soprattutto mostrarsi buon perdente – pur essendosi precipitato ancora tutto sudato in sala stampa 5 minuti dopo il dritto vincente finale di Thiem – sottolineando i meriti dell’austriaco, ma ho saputo che ha anche detto ai colleghi serbi (e non agli altri…) frasi abbastanza rivelatrici del suo umore: “Non ho voglia di parlare ancora su quanto è successo ieri…ho già ricevuto abbastanza commenti negativi. Lui ha vinto, è stato più bravo, bravo lui” e poi: “Il tennis è diventato un grande business, il Roland Garros voleva far finire il torneo di domenica a tutti i costi, noi giocatori dobbiamo adeguarci”.

Che è come dire, dopo aver detto in conferenza stampa ufficiale “Non avevo mai giocato con un vento così” (ma le prossime sono parole e pensieri miei che non posso attribuire a lui): “Con quel vento, quelle condizioni climatiche e quelle previsioni, venerdì non si sarebbe dovuti neppure scendere in campo”.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Insomma Novak aveva grandi e giustificate ambizioni. Come un qualsiasi n.1 del mondo che si rispetti. Con gli ultimi tre Slam in bacheca. Con tanti – anche al di fuori della Serbia – che lo consideravano il maggior antagonista di Nadal, se non l’unico in grado di giocarci ad armi pari e forse di batterlo.

Aver perso in quelle circostanze, dopo essersi illuso sul 5 pari di aver rimesso in sesto una baracca pericolante, deve essere stata una mazzata per lui. Avesse vinto con Thiem e magari battuto Nadal sulla terra rossa avrebbe voluto dire avvicinarlo nei titoli Slam, 16 contro 17, e minare il morale del re della terra rossa. Non dico mettere fine alla sua carriera, ma quasi, al di là di quella che sarebbe stata la vittoria n.29 contro 26 di Rafa.

Tutto “Gone with the wind”, via col vento degli ultimi due game da dimenticare ma tutt’altro che facili da dimenticare.

Sì, con tutta la comprensione che è giusto avere nei confronti di un grande campione del quale si sono celebrate tante vittorie ma di cui oggi si deve raccontare anche una pesante sconfitta, questo Roland Garros per Novak è purtroppo un flop, più o meno come lo era stato quello del 2015 quando, battuto Nadal, non c’era chi non lo considerasse grande favorito nella finale che invece fu vinta – e con merito – da uno straordinario Wawrinka. L’avere perso soltanto 75 al quinto non servirà da consolazione. Anzi. Gli farà masticare ancora più amaramente questa sconfitta.

IL VIDEO-COMMENTO DI UBALDO CON STEVE FLINK (in inglese)

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Editoriali del Direttore

Sicuri che al Roland Garros abbiano fatto scelte giuste?

PARIGI – WTA e Mauresmo hanno contestato la collocazione delle semifinali femminili. Ma non m’hanno convinto. E Djokovic che se ne sarebbe andato? Nadal con Federer, sempre la stessa storia

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

Tanti anni fa in Arizona (Phoenix o Scottsdale) un’intera giornata di tennis fu sospesa perché il vento rendeva impossibile giocare. Non era più tennis. Anche a Flushing Meadows mi pare un anno, quando c’era vera e propria bufera. Ma non sono sicuro che durò tutto il giorno.

Beh, al Roland Garros il 39mo duello Nadal-Federer non sarebbe mai stato sospeso, visto il ritardo già accumulato e la contestata (da WTA e dal suo presidente Simon) collocazione delle due semifinali femminili sui campi Lenglen e Mathieu. Un affronto machista, è stato giudicato da Amelie Mauresmo e non solo.

 

È anche vero che se avessero cominciato sul centrale, anche a partire dalle 11 e giocato entrambe le semifinali lì (1h e 53m ha impiegato la Barty per battere la Anisimova che aveva recuperato da 0-5 e conduceva 3-0 nel secondo, 1h e 45m ci ha messo la Vondrousova per vincere due set che avrebbe potuto perdere con la Konta e per diventare la più giovane finalista qui dal 2007 e Ana Ivanovic: totale 3h e 37 m) Federer e Nadal non avrebbero potuto scendere in campo prima delle 15. E il loro match non si sarebbe concluso, mentre quello di Thiem e Djokovic non sarebbe neppur cominciato.

In conclusione secondo me gli organizzatori hanno fatto quel che ragionevolmente dovevano fare, anche perché sapete bene che le TV – ormai ovunque padrone dei tornei – mettono delle pesanti clausole se il torneo anziché concludersi alla domenica termina al lunedì. Che poi la cosa sia stata considerata una mancanza di rispetto nei confronti del tennis femminile è un altro paio di maniche. Non dimentichiamo che anche le donne, che ormai godono ovunque di pari montepremi negli Slam, possono garantirsi tutti quei soldi anche se oggettivamente fanno “meno cassetta e biglietti” degli uomini, perché TV e sponsor cacciano tutti quei soldi a fronte di certe garanzie.

Mi pare molto meno giustificabile e comprensibile invece la decisione di sospendere il match fra Thiem e Djokovic. Sul set pari e il 3-1 per Thiem, alle 17,42 e qui fa buio dopo le 21, c’è stata la seconda sospensione, ma si poteva tranquillamente aspettare per vedere se avrebbe smesso di piovere come il meteo sembrava assicurare per un tempo sufficiente a chiudere anche la seconda semifinale.

Novak Djokovic, pioggia – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Avrete letto – spero – l’articolo di Vanni Gibertini. Nel quale vengono riportate le indiscrezioni, poi smentite, secondo le quali Djokovic avrebbe avuto un ruolo attivo nella sospensione. Vero? Non vero? Credo che oggi lo verremo a sapere. Ce lo dirà Thiem… soprattutto se  – è un sospetto… a pensar male si fa peccato ma… – l’austriaco avesse finito per perdere un match che oggi lo vedeva in vantaggio.

Lui non aveva nessuna intenzione di mollare la partita a quel punto, anche perché lui in un’oretta avrebbe potuto portarla a casa più facilmente di Novak in termini di tempo. Nole avrebbe dovuto recuperare il break e o conquistarne un altro, oppure vincere un tie-break a fine terzo set. Poi vincere il quarto. Forse, facendo i calcoli sul tempo che il meteo pareva aver indicato, Djokovic ha sbattuto i piedi e detto “No, non ci sto, se non siamo sicuri di finire comunque io non continuo”.

Ammettiamo che le cose siano andate così, come dicono a Eurosport (Mats Wilander e Barbara Schett), io allora vi dico che in questo caso se ad adottare un atteggiamento del genere lo fa il n.100 del mondo gli danno partita persa. Lo fa il n.1, e per di più in una semifinale di uno Slam, e figurarsi se ciò accade. Aggiungo però, ad attenuare l’assunto che “la legge non è uguale per tutti”, che francamente anche a Djokovic non si può dar torto, perché vabbè che “the show must go on”, però il tempo era schifoso, faceva un freddo boia, pioviscolava qua e là, c’era un vento che per poco non venivano giù gli alberi, tutto si poteva vedere in quelle condizioni fuorché del bel tennis.

L’anno prossimo ci sarà il tetto, ha ricordato un collega a Federer e Roger, pur nella tristezza di una sconfitta piuttosto dura (ma certo preventivata), ha avuto la forza di sorridere e replicare: “Ma chissà se ci sarò io!” E poi: “Comunque questo è un torneo outdoor, se c’è solo il vento è giusto giocare fuori, a tetto scoperto”.

Sportivo in quest’asserzione Roger, dopo aver detto quanto sia stato duro giocare con quelle condizioni contro uno come Nadal (ok c’era vento anche per lui, ma il loro tennis è ben diverso; se a Federer entrano meno servizi veloci perché deve cercarsi la palla per aria le conseguenze sono diverse da quelle che toccano a Nadal che i punti li fa più nei palleggi prolungati che al servizio… tanto per dirne una sola e ce ne sarebbero di più), però io non sono poi così d’accordo. Anche se capisco che vanno tenute in conto anche le esigenze degli spettatori che hanno acquistato i biglietti. Quando c’è un vento terribile come ieri, beh si deve poter sospendere il match come se piovesse, o come quando in Australia ci sono temperature spaventose e rischiose per la salute dei giocatori.

Aggiungo per aver giocato con le lenti a contatto ai miei modesti livelli che quando c’è così tanto vento e pioggerellina pur fine, è un inferno. Attraverso il quale deve essere passato Nole che, appunto, gioca con le lenti, come ricorderanno coloro che lo videro una volta scorticarsi quasi un occhio per togliersi una lente che o era già uscita per conto suo, oppure non voleva sapere di uscire da sotto le palpebre perché Nole ne aveva sovrapposta un’altra (una delle tre…mica posso ricordare tutto!). Agli spettatori della seconda semifinale la decisione degli organizzatori ha significato l’immediata restituzione del biglietto. Ho visto fuori dalle uscite la Federtennis francese immediatamente restituire i soldi (perché per ogni semifinale oggi si pagava un biglietto diverso). Ogni commento con situazioni recenti… stavolta ve lo evito.

Per quanto riguarda il match vinto da Nadal ho già scritto un commento (messo in evidenza perché fatto un minuto dopo la conclusione della partita) sotto all’eccellente pezzo di cronaca di Agostino Nigro le cui sole righe finali meriterebbero applausi a scena aperta: “Roger se ne va, verso Londra, verso i prati di Wimbledon. Ma a Parigi no, Roger non vive più qui. Che strano è morire al Roland Garros. Si muore nella terra, si rinasce fili d’erba”. Credo di potervi serenamente consigliare di andare a leggere tutto il resto. Ci sono alcune perle che… gli invidio. Sarebbero piaciute anche a Gianni Clerici (che approfitto per salutare con affetto; sono due anni che non viene qui, ci manca davvero, come del resto Rino Tommasi).

Oggi vedendo Rafa raggiungere per l’ennesima volta la finale a Parigi – e in tutto il torneo ha ceduto un solo set a Goffin, dominandolo negli altri tre – mi è venuta in mente la celebre frase del calciatore inglese Gary Lineker sul calcio: “Il calcio è quello sport che si gioca in undici e poi vince sempre la Germania”. Beh, il torneo non è finito, magari chi vince fra Thiem e Djokovic vincerà questo torneo (28-26 il bilancio dei duelli Djokovic-Nadal, 8-4 Nadal Thiem ma con l’austriaco capace di batterlo 4 volte sulla terra rossa, uno ogni anno negli ultimi quattro – Rafa incroci le dita e tocchi ferro) ma quel lettore che ha scritto in un post “Il Roland Garros è quel torneo cui prendono parte 128 giocatori e 128 giocatrici, ma chi lo vince è sempre Rafa Nadal” mi ha ricordato Lineker e fatto sorridere.

Rafael Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

C’è poco da discutere: sulla terra rossa dopo sei vittorie consecutive di Rafa su Roger, a tutte le età, chi pensa ancora che Rafa non sia più forte – Quando a dirlo è lo stesso Federer che l’altro giorno aveva detto “Ci si prova sempre, potrebbe essere malato…”, beh che volete che vi dica di più? – non è una persona obiettiva. “Non ho rimpianti, ho avuto mini-occasioni, stasera non piango, tranquilli!” ha avuto la forza di sorridere Roger che esce comunque più che a testa alta da questo torneo. A quasi 38 anni non si può davvero giocare meglio di così.

Oggi il tempo dovrebbe essere clemente. E il tennis migliore, anche se poche volte ci si diverte, ci si stupisce, si lanciano ohhh di ammirazione come quando si vede battagliare Federer e Nadal, vinca chi vinca… cioè qui Nadal, cioè forse (vista la ottima forma palesata) Federer a Wimbledon. 

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