La seconda miglior decade degli ultimi 50 anni

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La seconda miglior decade degli ultimi 50 anni

Un bilancio comparato su cinque decadi del tennis italiano. La migliore fu quella degli anni Settanta, grazie a Panatta e soci. Ma questa illuminata da Fognini, Cecchinato e Berrettini non è ancora conclusa

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Marco Cecchinato - Buenos Aires 2019 (foto via Twitter, @ArgentinaOpen)

Le ottime prestazioni di Cecchinato e Berrettini a Monaco di Baviera – c’è ancora la possibilità di una finale tutta italiana – sono la conferma di un periodo particolarmente florido per il tennis azzurro. Nella classifica ATP del 29 aprile 2019 nelle prime duecento posizioni compaiono 19 italiani dei quali 6 nelle prime 100. Apre la fila Fabio Fognini al numero 12 e la chiude Andrea Arnaboldi al 194.

L’elenco è formato da un’equilibrata miscela di giocatori maturi (Fognini, Seppi, Fabbiano e Lorenzi), esperti (Cecchinato) ed emergenti (Berrettini, Sonego). Alle loro spalle stanno sbocciando due teen ager molto promettenti: Jannik Sinner e Lorenzo Musetti.

Indipendentemente dal fatto che Fognini o qualunque altro italiano  riesca o meno a entrare nella top ten in tempi brevi è evidente che il nostro movimento maschile sta attraversando un periodo florido che, viste le premesse,  si preannuncia anche duraturo.

Ai successi sportivi si stanno poi aggiungendo quelli organizzativi/politici. La nostra federazione è stata infatti capace di aggiudicarsi dal 2017 l’organizzazione del torneo NextGen e, dal 2021, quello delle Finals dopo essersi per anni dovuta accontentare di ospitare un solo torneo di alto livello: gli Internazionali di Roma.

Ma non sono sempre state rose e fiori, come è normale che sia. Dall’inizio dell’era Open (22 aprile 1968) abbiamo visto alternarsi momenti felici ad altri bui. In questo articolo abbiamo provato a fare un bilancio di cinque decenni di tennis italiano a partire dagli anni ’70 basato su classifiche ATP e risultati.

 

ANNI SETTANTANell’estate del ’73 vantavamo ufficialmente cinque giocatori in top 100. Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Antonio Zugarelli (il quinto, Martin Mulligan, nel 1973 era già over 30) ottennero nell’arco di dieci anni risultati eccezionali sia individualmente sia collegialmente.

I principali furono:

  • venti titoli in singolare.
  • Roland Garros nel ’76 (Panatta).
  • Grand Prix Stoccolma nel ’75 e Internazionali d’Italia ‘76  equiparabili a odierni Master 1000 (Panatta).
  • Torneo di Amburgo nel ’77 assimilabile a un odierno 500 (Bertolucci).
  • Quattro semifinali dello Slam (due volte Panatta nel ’73 e nel ’75 e una Barazzutti nel ‘78 a Parigi;  una Barazzutti a New York nel ’77).
  • La vittoria in coppa Davis nel ’76 oltre a due finali raggiunte nel ’77 e nel ’79.
  • Due partecipazioni alle finals (Panatta nel ’75 e Barazzutti nel ’78)
  • Due giocatori in top 10 (Panatta e Barazzutti)

ANNI OTTANTA – Nel 1980 Panatta e Barazzutti vinsero ancora un torneo a testa e, insieme a Paolo Bertolucci e Gianni Ocleppo, riportarono la squadra Italiana di coppa Davis in finale a Praga. Questi risultati crearono l’illusione che i fasti degli anni ’70 potessero proseguire ancora, ma l’ultima classifica del 1980 destava serie preoccupazioni (soprattutto con il senno di poi). C’erano ancora quattro italiani in top 100, ma tre di questi erano i non più giovani Barazzutti, Panatta e Bertolucci; il quarto – Gianni Ocleppo – navigava poco sotto la centesima posizione e alle loro spalle c’era poco o nulla. Nel giro di pochi anni gli alfieri della precedente decade uscirono di scena e alla fine del 1984 soltanto un italiano compariva in top 100: Francesco Cancellotti al numero 26.

Nella seconda metà del decennio iniziò un parziale riscatto. Cancellotti fu raggiunto nei primi 100 del mondo da Paolo Canè, Claudio Pistolesi e, a metà del 1989, da Omar Camporese.

Il bilancio del tennis maschile italiano nei ruggenti anni ‘80 fu comunque modesto, soprattutto se confrontato con quello precedente:

  • 11 tornei vinti in singolare (di cui due grazie ancora a Panatta e Barazzutti)
  • Nessuna performance di rilievo nei tornei dello Slam
  • Un solo giocatore in top 20 – Corrado Barazzutti – per tre settimane nel 1980
  • Finale coppa Davis nel 1980 persa contro la Cecoslovacchia

ANNI NOVANTA – La classifica del 18 dicembre 1989 lasciava però intravedere qualche spiraglio di luce in vista del nuovo decennio. Primo degli italiani al numero 33 c’era il ventiquattrenne Paolo Canè seguito alla 49esima posizione dal ventunenne Omar Camporese e alla 95esima da Claudio Pistolesi, classe ‘67. Dietro di loro cresceva un gruppo di giocatori under 20 di talento che si sarebbero in seguito costruiti una carriera di buon livello: Diego Nargiso (soprattutto in doppio), Renzo Furlan, Stefano Pescosolido e Cristiano Caratti.

L’assenza di giocatori italiani tra i primi 20 del mondo fu interrotta da Omar Camporese nel febbraio del 1992 imitato da Andrea Gaudenzi nel 1995 e infine da Renzo Furlan nel 1996.

Al nostro movimento negli anni ’90 mancò l’exploit, la vittoria da prima pagina ma il bilancio di questo periodo è comunque sensibilmente migliore rispetto al precedente:

  • nove tornei vinti (Camporese, Furlan, Pescosolido, Gaudenzi, Canè e Pozzi)
  • Quarti di finale agli Australian Open (Caratti ’91), a Parigi (Furlan ’95) e Wimbledon (Sanguinetti ’98).
  • Semifinali di Coppa Davis nel ’96 e nel ’97 e finale nel  ’98
  • Tre giocatori in top 20 (Camporese, Gaudenzi, Furlan)

2000-2009 – La prima classifica dell’anno 2000 mostrava però preoccupanti analogie con l’ultima del 1980 con tre giocatori non più giovani tra i primi 100 (Pozzi al n. 81, Tieleman  85 e Gaudenzi 89) e un solo  diciottenne di sicuro talento: Filippo Volandri.

I  risultati di quel decennio, sia a livello individuale sia di squadra, furono i peggiori in assoluto della storia Open:

  • 7 tornei vinti (Gaudenzi, Sanguinetti, Volandri e Bracciali)
  • Nessun giocatore in top 20
  • Nessun giocatore oltre gli ottavi di finale in una prova dello Slam
  • Retrocessione in serie B della squadra di Coppa Davis per la prima volta nella storia italiana nel 2000 e retrocessione in serie C nel 2003 in seguito alla sconfitta contro lo Zimbabwe, la nostra Corea tennistica

DAL 2010 – Ai nastri di partenza del 2010 ci presentiamo però con cinque giocatori giovani compresi tra la posizione numero 49 e la 93 (Seppi, Fognini, Starace, Lorenzi e Bolelli) e partiamo subito con il piede giusto. Nel 2011 la squadra di coppa Davis ha riconquistato la serie A andando a battere 4-1 il Cile a casa sua (tanto per cambiare) e nel 2014 Fognini, Seppi e Bolelli si sono arresi solo in semifinale alla Svizzera guidata da Roger Federer.

Fabio Fognini in singolare ha raggiunto i quarti di finale al Roland Garros nel 2011 e nel 2013 ha vinto il torneo ATP 500 di Amburgo. Tra il 2011 e il 2014 Seppi e Fognini si sono aggiudicati complessivamente tre tornei a testa e sono entrati top 20.

Ancora il ligure nel 2015 in coppia con Simone Bolelli ha vinto gli Australian Open mettendo fine a un digiuno di vittorie in doppio in una prova dello Slam che durava dal 1959. E il meglio doveva arrivare a partire dal 2016. Grazie ai risultati degli ultimi tre anni se questo decennio finisse oggi potremmo già vantare:

Di seguito la sintesi grafica dei cinque periodi presi in esame:

Decennio70-7980-8990-9900-09 10-19
      
Successi21119719
di cui     
25016    –  9716
5001*    –      –      –  1
10002**    –      –      –  1
Slam1    –      –      –  1***
Coppa Davis1    –      –      –       –  
      
Best ranking****420182512

*Amburgo
**Roma-Stoccolma
***AO doppio
****Panatta / Barazzutti / Camporese-Gaudenzi / Volandri / Fognini

Partendo dal basso troviamo all’ultimo posto il periodo 2000-2009; al penultimo il 1990-1999 e sul gradino più basso del podio il 1980-1989. Vincono gli anni ’70, ma il decennio in corso deve ancora concludersi. Passare al comando sarà impresa ardua, ma solo chi si aspetta l’inaspettato potrà ottenerlo.

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e Alexei Popyrin.

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ATP

Il futuro dell’ATP: dal 2023 tornei Masters 1000 sempre più grandi, sempre più ricchi

Gaudenzi presenta l’ATP del futuro: dieci Masters 1000 di cui sette nel formato di 11-12 giorni. Montepremi in aumento con orizzonte fino al 2030

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In un documento che L’Équipe ha avuto modo di consultare, Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, ha confermato alcuni punti del piano strategico su cui l’organo di governance del tennis maschile sta lavorando da 18 mesi, che sarebbero stati già approvati dal Board e dovrebbero essere applicati a partire dal 2023. Si tratta nello specifico di un accordo su una nuova formula di spartizione degli utili tra tornei e giocatori, livelli più alti di montepremi garantiti a lungo termine e l’aumento del numero dei tornei Masters 1000, sette dei quali avranno l’opportunità di disputarsi sulla lunga distanza di 12 giorni (come Indian Wells e Miami già oggi) causando una modifica sostanziale nell’equilibrio del calendario maschile.

“Queste misure rappresentano un passo avanti significativo per il nostro sport e nel modo in cui i nostri giocatori e gli organizzatori dei tornei operano nell’ambito della partnership paritaria dell’ATP Tour“, ha affermato Gaudenzi. “È solo attraverso questo spirito di partnership, trasparenza e coincidenza di interessi che possiamo davvero massimizzare il nostro potenziale e concentrarci sulla concorrenza che affrontiamo nel sempre più ampio panorama dello sport e dell’intrattenimento“.

Queste misure arrivano in un momento in cui sono in forte aumento le controversie sulla legittimità della governance ATP mentre crescono le recriminazioni di molti giocatori, che si considerano finanziariamente danneggiati dai tornei. Creata sotto la guida di Novak Djokovic e Vasek Pospisil, la PTPA (Associazione Giocatori di Tennis Professionisti) è il simbolo di questa ribellione interna rispetto alla quale, in un certo senso, questa riforma dell’ATP costituisce una reazione.

 

Le principali misure da ricordare

  • Nella categoria Masters 1000, il montepremi ‘globale’ dovrebbe aumentare dagli attuali 62,5 milioni di dollari (53,2 milioni di euro) del 2021 ai 76,4 milioni di dollari (65 milioni di euro, +22%) durante la prima stagione in cui entrerà in azione questo piano (2023), con incrementi annuali del 2,5% a seguire.
  • Il bonus di fine anno derivante dai Masters 1000 passerà da 11,5 milioni di dollari (9,8 milioni di euro) a 15,5 milioni di dollari (13,2 milioni di euro) per arrivare a 18,4 milioni di dollari (15,6 milioni di euro) nel 2030. Sarà diviso tra trenta giocatori (attualmente sono 12).
  • Maggiore trasparenza attraverso dati finanziari verificati da organismi indipendenti per i Masters 1000, che forniscano piena trasparenza ai giocatori per un periodo di 31 anni.
  • Per quanto riguarda il calendario: aumento del numero di tornei Masters 1000 chiamati a diventare eventi di 11-12 giorni, con altri cinque tornei che adotteranno un formato simile a quello già utilizzato oggi per Indian Wells e Miami, per un totale quindi di sette Masters 1000 ‘allungati. Ci saranno venti giorni aggiuntivi di gioco in questa categoria e “305 “posti di lavoro” in più all’anno per i giocatori tra singolare, doppio e tornei di qualificazione grazie a questi tabelloni ampliati“, ha detto Gaudenzi. 
  • Saranno previsti 10 Masters 1000 (invece dei 9 attuali) e 16 ATP 500 (invece dei 13 attuali) .

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Italiani

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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