Roland Garros: bis di Simona Halep? - Pagina 4 di 4

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Roland Garros: bis di Simona Halep?

Ultimi risultati, precedenti nel torneo, valutazioni dei bookmaker. Ecco come si presentano a Parigi le principali favorite del prossimo Slam

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Sloane Stephens e Simona Halep - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le altre teste di serie
Gli indicatori della prima parte di 2019 tracciano un quadro di estremo equilibrio in WTA: solo tre giocatrici in grado di vincere due tornei (Kvitova, Bertens e Pliskova), e tutti gli altri titoli distribuiti singolarmente su una ventina di nomi.
Anche il vertice di classifica è molto incerto, con appena 600 punti tra la seconda e la settima del ranking. Per questo in vista del prossimo Slam sarebbe sbagliato fermarsi alle prime sedici teste di serie senza considerare altre possibili protagoniste.

Per esempio nelle posizioni 17-20 ci sono giocatrici che sulla terra sanno esprimersi bene come Kontaveit, Goerges, Muguruza, Mertens. Inutile ricordare che Garbiñe è stata anche campionessa a Parigi nel 2016, in una edizione dominata (appena un set perso, il primo disputato e 14 vinti) e vinta in finale su Serena Williams.

Al numero 22 e 23 ci sono due giovani in ascesa, anche se di recente sono state ferme per problemi fisici come Bianca Andreescu e Donna Vekic. Alla posizione 24 Caroline Garcia, giocatrice di casa, e al numero 26 e 29 due protagoniste del torneo di Roma (e della finale a Rabat): Johanna Konta e Maria Sakkari.
Citerei anche per capacità di interpretare la superficie e per esperienza Suarez Navarro (28), Buzarnescu (30) e Martic (31).

 

Fuori dalle teste di serie
Ma anche fuori dalle prime 32 ci sono tenniste da non sottovalutare, e mai come in questa occasione non si tratta di una frase fatta. Segnalo solo alcuni nomi: Kenin, Cibulkova, Pavlyuchenkova, Vondrousova, Putintseva, Ostapenko, Yastremska, Azarenka, Anisimova, Venus Williams, Mladenovic.

Sicuramente avversarie molto pericolose, che nessuna delle teste di serie vorrà incontrare nei primi turni. Chi tra le più accreditate pescherà una di queste giocatrici potrebbe tranquillamente uscire senza che si debba parlare di grande sorpresa.

Del resto Ostapenko ha vinto Parigi due anni fa, e anche se è in crisi di risultati sappiamo che per le sue caratteristiche se trova la giornata giusta può sconfiggere chiunque. Azarenka è una bicampionessa Slam che sul rosso non ha mai dato il meglio, ma che sta attraversando una fase di rilancio. Mladenovic dopo che ha cominciato a collaborare con Bajin ha cambiato marcia e affrontarla a “casa sua”, con l’appoggio del pubblico, non sarà facile.

Poi ci sono le giovani rampanti come Kenin, Vondrousova, Yastremska, Anisimova che forse non brillano per continuità ma che se trovano l’ispirazione sono pericolosissime. Tutte loro hanno il vantaggio di non avere molto da perdere e questo permette una maggiore tranquillità nelle fasi determinanti dei match contro tenniste che scendono in campo con il peso del pronostico a favore.

E anche se forse non avremo una vincitrice del tutto inattesa, queste giocatrici di ranking più basso potrebbero diventare determinanti nel selezionare le candidate ai turni decisivi dello Slam.

Ultima, nota, un po’ triste. Fuori dalle teste di serie sarà anche Camila Giorgi, che risulta iscritta al torneo e dunque dovrebbe rientrare dopo la pausa iniziata a Miami e causata da problemi al polso. Se ci saranno altre italiane al via lo si potrà sapere solo dopo le qualificazioni, visto che nessuna ha la classifica per essere ammessa direttamente nel main draw.

Le favorite dei bookmaker
Per concludere ecco le quote di una delle principali agenzie di scommesse, rilevate lunedì 20 maggio.

Halep e Bertens comandano le preferenze, e tutte le attuali Top 10 sono racchiuse fra le prime dodici, diluite dall’inserimento di soli due nomi: Andreescu e Muguruza. Mi sorprende la valutazione di Andreescu; e lo dico non tanto per sottovalutazione di quanto mostrato a Indian Wells, ma perché non gioca da Miami a causa di un problema alla spalla, e quindi affronterà la terra battuta senza nemmeno un match di rodaggio in stagione.

Scorrendo l’elenco si trovano in posizioni piuttosto rilevanti giocatrici che non saranno teste di serie, come Azarenka, Mladenovic e Vondrousova. A conferma che in questa edizione il sorteggio potrebbe rivelarsi importante come non mai. Scopriremo fra poche ore se ci saranno “incroci pericolosi” sin dal primo turno.

P.S. Come già in occasione degli Open d’Australia, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, dopo la fine del torneo.
Buon Roland Garros a tutti.

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WTA, diario di un decennio: il 2014

Quinta puntata dedicata al decennio appena terminato in WTA: gli ultimi Slam di Li Na, Sharapova e Kvitova, e Serena Williams che raggiunge Evert e Navratilova. Ma soprattutto un anno ricco di match indimenticabili

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Simona Halep e Maria Sharapova - Roland Garros 2014

Quinto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2014. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2014

 

La fine del triello
Il torneo di Brisbane che apre il 2014 suggerisce assoluta continuità con le stagioni precedenti: Serena Williams supera in semifinale Sharapova e in finale Azarenka. Sono i tre nomi che hanno caratterizzato il 2012 e 2013. In realtà Brisbane è l’ultimo torneo riconducibile alla idea di “triello”. La situazione che ha caratterizzato la WTA nel biennio precedente sta per dissolversi, per ragioni differenti.

Innanzitutto i problemi fisici di Azarenka. La giocatrice capace di dare filo da torcere sul cemento a Serena Williams chiude la fase più alta della sua carriera. Se fra il 2011 e il 2013 negli Slam ha raggiunto 3 semifinali, 2 finali e 2 vittorie, dal 2014 non riuscirà più ad andare oltre i quarti di finale in un Major. Il ranking testimonia le difficoltà: numero 2 a fine 2013, numero 32 a fine 2014. La miglior Azarenka si rivedrà solo all’inizio del 2016, prima dello stop per maternità.

Anche per Williams nel 2014 cambieranno le cose: raddoppierà le sconfitte del 2013 (da 4 a 8) e probabilmente questo la porterà a rivedere la programmazione, concentrandosi solo sui tornei più importanti. Gli effetti si vedranno sulla sua agenda del 2015; è come se da quella stagione cambiassero le rivali: più che con le colleghe in attività, Williams comincia a misurarsi con le grandi giocatrici del passato per superare i loro record, nella virtuale gara fra le più grandi tenniste di tutti i tempi.

Resiste però ancora Sharapova, che nel 2014-2015 vivrà l’ultima grande fase della carriera, prima di andare incontro ai tanti problemi degli anni successivi, caratterizzati da seri infortuni e dalla squalifica della Wada.

Intanto però comincia a farsi avanti una nuova generazione. In particolare, dagli Internazionali di Italia 2013, ha compiuto un improvviso salto di qualità una giovane rumena, nata nel settembre 1991: Simona Halep. Partita dalle qualificazioni, ha raggiunto la semifinale del torneo di Roma e da quel momento ha cambiato marcia. Nel 2013 ha vinto ben sei tornei di livello crescente: prima tre International (Norimberga, s’Hertogenbosch, Budapest); poi due Premier (New Haven e Mosca); infine il “Masterino” di Sofia.

Per via dell’inerzia che caratterizza i meccanismi del ranking, Halep non è ancora arrivata ai vertici, ma è questione di giorni. Nel maggio 2013 era numero 64 del mondo, diventa Top 10 nel gennaio 2014 e da quel momento rimarrà fra le prime dieci della classifica per tutto il resto del decennio (unica a riuscirci).

La stagione dei grandi match
Ogni anno tennistico offre le proprie specificità, anche se rimane la scadenza fissa dei grandi appuntamenti (Slam e Premier Mandatory) e la regolarità dei cambi di superficie: prima il cemento, poi la terra, quindi l’erba infine il ritorno al cemento. Per quanto riguarda questa stagione, nella mia (del tutto personale) visione, direi che la principale caratteristica del 2014 è l’avere offerto molte singole partite di livello altissimo.

Ecco perché forse lo si potrebbe definire come “l’anno dei grandi match”. In vista della fine di questo ciclo di articoli ho provato a selezionare le partite più memorabili del decennio; e mi sono ritrovato davanti ad almeno cinque match del 2014 che proprio non saprei come escludere dalla lista definitiva. Il primo si svolge a Melbourne, durante gli Australian Open.

a pagina 2: Li Na e gli Australian Open

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WTA, diario di un decennio: il 2013

Quarta puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: l’anno dei record di Serena Williams, il secondo Slam di Azarenka e la sorpresa Bartoli a Wimbledon

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Marion Bartoli e Sabine Lisicki - Wimbledon 2013

Quarto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2013. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2013

 

Australian Open 2013
Quando esce il sorteggio degli Australian Open si scopre che la campionessa in carica Victoria Azarenka e la dominatrice della seconda parte del 2012, Serena Williams, sono dalla stessa parte di tabellone. L’incrocio è previsto in semifinale.

Questo sulla carta, perché in realtà Serena in semifinale non ci arriverà: viene fermata nel turno precedente da Sloane Stephens, una talentuosa diciannovenne (Sloane è nata nel marzo 1993) sua connazionale, che sta cominciando a farsi conoscere.

La partita di Melbourne fra Stephens e Williams è il secondo atto di un confronto che ha avuto un fresco precedente polemico. Tre settimane prima, in occasione del loro match nel torneo di Brisbane, durante il dialogo con il coach Stephens aveva definito il comportamento di Williams “disrespectful” (irrispettoso).

Serena aveva vinto 6-4, 6-3 e poi aveva risposto via Twitter. Con una frase lapidaria e nemmeno del tutto chiara: I made you. Al di là delle possibili interpretazioni del tweet, due concetti erano comunque inequivocabili: Williams non aveva gradito l’esternazione. E voleva rimarcare chiaramente la propria superiorità di status.

Questo l’antefatto. Ma poi una volta scese in campo lo status non garantisce vantaggi; nel confronto di Melbourne si sarebbe partiti da zero a zero.

Stephens b. S. Williams 3-6, 7-5, 6-4 Australian Open, QF
Nel primo set Williams controlla la situazione: 6-3 con un solo break. Quando poi si porta avanti 2-0 nel secondo set, sembra avviata a confermare il risultato di Brisbane. Ma Stephens reagisce: inizia a rispondere meglio, gestisce con maggiore sicurezza la pesantezza di palla di Serena e copre il campo con una rapidità impressionante. E punge con i contrattacchi di dritto.

Sloane recupera il break, e comincia a insinuare dubbi sull’esito finale del match. Sul 3-4, 0-30 Serena serve in una situazione scomoda; deve stare attenta a non subire un secondo break che potrebbe voler dire perdere il set. Ottima battuta a uscire che Stephens rimanda in qualche modo: ne esce una parabola strana, che rimbalza alta ma molto attaccata alla rete; Williams corre in avanti e chiude il punto, ma è obbligata a frenare bruscamente per non toccare la rete con il corpo.

Su questa frenata sente una fitta alla schiena (dal min. 7’40”) che la condizionerà nel proseguo del match, almeno fino a quando non faranno effetto gli antidolorifici ricevuti durante il Medical Time Out.

Williams perde la battuta e si ritrova sotto 3-5. Il finale di secondo set è tipico di quando c’è in campo una giocatrice con problemi fisici. Serena gioca in stile “o la va o la spacca”, rischiando a tutta sin dalla risposta, mentre Sloane sembra non sapere bene come gestire gli scambi contro una avversaria in difficoltà: diventa troppo prudente, e perde di decisione. Stephens non riesce a convertire un set point sul 5-3 e finisce per farsi recuperare sul 5-5. Ma poi si riorganizza e pareggia i conti sul 7-5.

Terzo set. Serena recupera un assetto accettabile e la partita torna a offrire scambi ben costruiti. Le due giocatrici sono molto vicine, e si procede in equilibrio sino al 3-3. Nel settimo gioco, con Stephens alla battuta, Serena gioca un game di grande abnegazione: lavora molto in difesa e alla fine viene premiata con il break; sul 4-3 e servizio ha la partita in mano. Però anche se il punteggio è a suo favore, tatticamente la partita ha preso un indirizzo più adatto alla sua avversaria: ora quasi ogni punto si gioca su scambi lunghi ed elaborati, ideali per esaltare la capacità di coprire il campo alla perfezione tipica di Sloane.

E infatti i tre game successivi saranno tutti vinti da Stephens: un break per pareggiare sul 4-4, un game tenendo il servizio per il 5-4 e un secondo break consecutivo per chiudere la partita sul 6-4. Sloane si è presa la rivincita di Brisbane in una occasione ben più importante.

Il percorso delle finaliste
Prima della cronaca del torneo, un breve antefatto: nell’agosto 2012, Li Na cambia coach: non più il marito Jiang Shan (che rimane nel team come hitting partner), ma Carlos Rodriguez, l’ex allenatore di Justine Henin.

Il lavoro svolto con Rodriguez è molto profondo. Durissima preparazione fisica e novità tecnico-tattiche. Il “ping-pong tennis” viene trasformato in un qualcosa di differente: maggiore topspin al dritto, allontanamento dal ritmo costante in favore di velocità di palla più varie, maggiore movimento in verticale anche alla ricerca della rete.

Nei turni precedenti Li Na era avanzata senza incertezze. Sei vittorie tutte in due set anche contro avversarie importanti come Radwanska nei quarti e Sharapova in semifinale. La partita contro Maria è sicuramente uno dei picchi di gioco della Li “secona versione”, nei cinque turni precedenti Sharapova aveva perso in totale appena 9 game, ma viene battuta per 6-2, 6-2.

D’altra parte Azarenka per raggiungere l’ultimo match ha lasciato per strada un solo set, contro una 23enne in grande crescita: Jamie Hampton (6-4, 2-6, 6-2). Come è noto Hampton a causa di problemi all’anca (non risolti nemmeno da due operazioni) non ha più giocato ad alti livelli. Mi fa piacere ricordarla con questo video, in cui si può apprezzare la sua naturale eleganza, in particolare nel dritto:

A conti fatti, nei sei match di avvicinamento all’ultima partita, Azarenka ha sconfitto una sola testa di serie, la numero 29 Stephens, e quindi la sua condizione di forma è una parziale incognita.

Azarenka b. Li 4-6, 6-4, 6-3 Australian Open, Finale
La finale è una partita tesa, in cui il servizio non è un fattore decisivo: i break si susseguono e alla fine ci sarà un sostanziale equilibrio tra i punti vinti in battuta e quelli in risposta. Li Na parte meglio, e ai dodici set vinti consecutivamente nel torneo aggiunge anche il primo della finale: 6-4. Gliene manca ancora uno per vincere il titolo. Ma poi arriva l’imprevisto, sotto forma di caduta che le provoca una distorsione alla caviglia sinistra. Anzi, le cadute saranno due.

Non sapremo mai come sarebbe andata a finire senza il doppio capitombolo; Li Na stava forse giocando meglio, conduceva di un set, ma era indietro nel secondo. Il primo infortunio si verifica sul 6-4, 1-3 (min. 5’53” del video). Azarenka mantiene il vantaggio e pareggia i conti con un altro 6-4.

Nel terzo set con Azarenka al servizio sull’1-2 arriva la seconda caduta, quando a Li Na cede di nuovo la caviglia distorta in precedenza (min. 11’30”). Ad aggravare la situazione si aggiunge un trauma cranico: nel precipitare a terra ha subìto un serio colpo alla nuca, che le fa perdere l’orientamento per alcuni secondi.

Il parziale successivo alla caduta sarà di 5 game a 1 per Azarenka, che in questo modo chiude 6-3 e doppia il titolo dell’anno precedente, confermandosi campionessa dello Slam australiano e numero 1 del mondo.

Per Li Na è la seconda finale persa a Melbourne nel giro di tre anni. Della sua partita, al di là degli aspetti tecnici, rimane nella memoria l’atteggiamento autoironico in occasione della seconda caduta, quando entrano in campo i medici, e per verificare che sia perfettamente cosciente le chiedono di seguire un dito con lo sguardo.

La scena è contemporaneamente drammatica e umoristica; Li Na sceglie di sottolineare il secondo aspetto, sorridendo di se stessa in un momento comunque fondamentale della sua vita di tennista: le finali Slam non si giocano tutti i giorni.

Ma una sconfitta del genere è sempre dura da digerire; quanto lo sia stato lo scopriamo in questa intervista alla TV cinese dopo la partita in cui traspare tutto il rammarico per un’occasione che non si è potuta giocare fino in fondo (attivare i sottotitoli per la traduzione in inglese).

E così, per il secondo anno consecutivo, Li Na lascia Melbourne fra le lacrime. Ma la sua avventura con le finali in Australia non è ancora finita. Come vedremo nell’articolo dedicato al 2014.

a pagina 2: Williams numero 1 del mondo

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WTA, diario di un decennio: il 2012

Terza puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: da Victoria Azarenka a Serena Williams, da Maria Sharapova a Sara Errani

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Maria Sharapova, Serena Williams, Victoria Azarenka - Olimpiadi di Londra 2012

Terzo articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2012. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2012

 

Premessa
Il 2012 è un anno particolare per il tennis femminile: è allo stesso tempo semplice e ingannevole, soprattutto nella prima metà. Per questo penso occorra una introduzione che prescinda dal singolo avvenimento e consideri invece l’arco complessivo della stagione.

Perché “semplice e ingannevole”? Perché il 2012 si può facilmente suddividere in periodi (prima Azarenka, poi Sharapova, infine Serena), ma questi periodi ogni volta sono preceduti da segnali fallaci, abbagli interpretativi. È, in sostanza, la stagione in cui probabilmente c’è più differenza tra le sensazioni del momento, a breve termine, e gli effettivi sviluppi della realtà a lungo termine.

Ragioniamo sul concreto. All’inizio della stagione l’ipotesi più accreditata è che si possa assistere al proseguimento del duello tra Wozniacki e Kvitova, il testa a testa che ha concluso il 2011. Del resto Petra e Caroline nei primi giorni di gennaio danno vita a un grande match di Hopman Cup a Perth che non ha proprio nulla di esibizione o di amichevole: è una dura lotta, in cui Kvitova si impone 7-6, 3-6, 6-4.

Potrebbe sembrare il segnale di un imminente passaggio di consegne ai vertici della classifica. E invece il futuro dimostrerà che si tratta di un travisamento della situazione.

Cominciano gli Australian Open, e Serena Williams perde a sorpresa contro Ekaterina Makarova. Quando poi Sharapova sconfigge Kvitova in semifinale, sembra essere Maria la probabile candidata alla leadership del tennis femminile. E invece a uscire vincitrice dal torneo, e con in più il numero 1 del mondo, è Victoria Azarenka.

Azarenka riceve dal primo successo Slam in carriera una spinta straordinaria, e spadroneggia nei tornei successivi con una serie da record di 26 vittorie consecutive. Si comincia a parlare di lei come della futura dominatrice del tennis mondiale. Ma è un altro abbaglio interpretativo.

VIka arriva fisicamente e mentalmente senza più energie a Miami: si salva contro Cibulkova al termine di una partita quasi incredibile (come vedremo più avanti), ma poi cede contro Bartoli. E da quel momento il suo rendimento scende: ottimi piazzamenti, ma non vincerà più un torneo fino al mese di ottobre a Pechino. Certo, ha accumulato un bel vantaggio nella Race (fondamentale per chiudere la stagione al primo posto), ma in primavera non sarà più lei a governare il circuito. Azarenka non è quindi una dominatrice a lungo termine, ma i primi tre mesi di 2012 portano senza dubbio il suo marchio.

Quindi il circuito si trasferisce sulla terra europea, e si scopre che chi gioca meglio su quei campi è una tennista che ha conquistato Slam su tutte le superfici tranne che sulla terra: Maria Sharapova. Maria vince tutto quello che c’è da vincere sul rosso: Stoccarda, Roma, Parigi. Dopo l’inizio d’anno di Azarenka, questa fase di stagione ha il sigillo di Sharapova.

Quando vince a Parigi, e completa il Career Grand Slam, è lei a proporsi come la più seria candidata alla leadership del tennis femminile. Del resto se è riuscita perfino a vincere lo Slam su terra, ritenuta (allora) la sua superficie meno favorevole, figuriamoci cosa farà altrove. Altro abbaglio interpretativo.

Ma è un abbaglio che deriva da quanto accade al Roland Garros, dove tutte le principali avversarie di Maria appaiono inferiori: Wozniacki in crisi di risultati esce al terzo turno contro Kanepi, Azarenka al quarto contro Cibulkova. Kvitova è battuta in semifinale direttamente da Sharapova, e in modo netto.

A completare il quadro della situazione, il fallimento di Serena Williams, che per la prima (e unica) volta in carriera perde al primo turno di un Major contro Virginie Razzano. Dopo le sconfitte a New York contro Stosur e a Melbourne contro Makarova, arriva addirittura una uscita precocissima contro una avversaria fuori dalle prime 100 del mondo. Ci si chiede se Williams saprà ancora vincere i tornei che contano.

Questo è, naturalmente, l’abbaglio più grande. Dopo la sconfitta contro Razzano, Serena assume un nuovo coach, Patrick Mouratoglou, e insieme a lui comincia ad applicarsi al tennis come non mai.

E finalmente, dopo tanti abbagli, avremo l’indicazione giusta dai prati di Wimbledon, dove Williams vince addirittura due volte: la prima vale per lo Slam, la seconda per le Olimpiadi, esibendo un tennis incontenibile. E questa volta non si sbaglia: Serena è tornata per dominare, e per farlo a lungo.

In sostanza quella eliminazione del Roland Garros è determinante per avviare una nuova fase super-vincente della carriera di Williams (2012-2015). Dunque il punto di svolta “storico” del 2012 (e oltre) è determinato da una sconfitta. Assolutamente impossibile immaginarlo in quel momento.

Chiusa questa premessa, che suona quasi come un apologo sulle illusioni e sui segnali fallaci, cominciamo il nostro diario da gennaio, e dalla Australia.

a pagina 2: Gennaio-marzo 2012, i mesi di Victoria Azarenka

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