Il Nadal ritrovato: “Rispetto a Montecarlo, le mie sensazioni sono diverse”

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Il Nadal ritrovato: “Rispetto a Montecarlo, le mie sensazioni sono diverse”

Dopo un inizio di stagione travagliato, il campione iberico si sente di nuovo al top per questo Roland Garros. E sul nuovo centrale dice: “Non è cambiato nulla ma vedremo quando metteranno il tetto”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Come da oltre dieci anni a questa parte, alla vigilia del Roland Garros a partire con un piede davanti a tutti gli altri è sempre lui, Rafa Nadal. Lo sanno soprattutto gli altri tennisti, che possono al massimo contendersi il ruolo di sfidante più accreditato. Sempre che vera competizione possa esserci. Non ditelo però a Nadal che con usuali umiltà e pretattica ci tiene a scrollarsi di dosso quest’etichetta e non appiccicarne nemmeno ai suoi colleghi.

Non so chi sia il secondo favorito e non mi importa molto. Non mi importa nemmeno se sono io il favorito”, ha detto in conferenza stampa, ripetendo un concetto probabilmente già espresso innumerevoli volte in carriera. “Mi importa di stare bene, giocare bene. Non mi considero il favorito. Sono un candidato alla vittoria. Come Thiem, Djokovic, Federer, Del Potro, Nishikori. Tutti i giocatori forti che stanno giocando bene possono vincere il titolo. Ma quello che mi interessa è stare bene. So che se sto bene posso essere competitivo e disputare un ottimo torneo. Il resto sono cose che interessano ai giornalisti per riempire le pagine e lo capisco”.

Tuttavia, il suo ruolo da favorito d’obbligo sembrava quasi in discussione fino a solo qualche settimana fa. La sua campagna di avvicinamento allo Slam parigino non è stata la solita marcia trionfale. Complice un infortunio al ginocchio rimediato ad Indian Wells, Nadal si è presentato a Montecarlo non al meglio della condizione, cedendo il passo al nostro Fognini in semifinale. La strada verso il recupero della forma migliore non è stata però tutta in discesa. Tra le mura amiche di Barcellona e Madrid sono arrivate altrettante sconfitte in semifinale, contro Thiem e Tsitsipas rispettivamente. Solo a Roma il 32enne di Manacor ha ritrovato se stesso: ha lasciato solo un set in finale a Djokovic per conquistare il primo trofeo del 2019.

 

È bastato il successo al Foro Italico per fargli ritrovare la fiducia giusta. Sento che sto giocando bene e il mio obiettivo è mantenere questo livello, ha proseguito il n.2 al mondo. “Ci sono alcune cose che posso migliorare. Ma sono piccole cose. In generale devo cercare di rimanere in salute ed essere fisicamente e mentalmente pronto per scendere in campo”.

Nadal stesso ha ricostruito il processo di una primavera complicata, in cui ha dovuto dare fondo alla sua pazienza e perseveranza per ritornare ai suoi livelli migliori. “Ho fatto una brutta preparazione prima di Montecarlo per colpa di un infortunio. Montecarlo è stato un torneo complicato per me”, ha detto. “Il recupero della forma non è immediato. Va avanti passo dopo passo. Ci sono degli stop come la partita contro Tsitsipas a Madrid. Bisogna avere pazienza e l’umiltà di continuare a lavorare. Prima di cominciare Roma sembrava che la mia stagione su terra rossa fosse stata un disastro. In realtà avevo comunque raggiunto tre semifinali. Niente di incredibile ma nemmeno così male. E la capacità di accettare comunque in maniera positiva questi piccoli miglioramenti ti permette di fare un salto in avanti e ora mi sento bene”. 

Rafa Nadal – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il primo ostacolo verso la conquista del suo 12esimo titolo a Parigi è il 27enne qualificato tedesco Yannick Hanfmann. Il match si svolgerà sul campo centrale Philippe Chatrier, che è stato completamente rinnovato in attesa della costruzione di una copertura retrattile, prevista per la prossima edizione. Nadal ha già potuto allenarsi nel nuovo impianto e sembra che nulla sia cambiato per lui.Le mie sensazioni con il campo e la palla sono le stesse. Non vedo differenze in termini di esperienza di gioco. Il vento va dalla stessa parte”, ha commentato. Quando hanno messo il tetto, il campo centrale degli US Open è cambiato completamente. Prima era un campo aperto, ampio, molto ventoso, molto difficile nel quale giocare. Per me è sempre stato quello in cui avevo peggiori sensazioni negli Slam. Ma da quando ci hanno messo il tetto, il vento non si sente più. Vedremo cosa succederà quando lo metteranno qua. Ma non penso che avrà un grande impatto”.

Insomma, cambia il campo centrale ma la sensazione rimane la stessa per Rafa al Roland Garros. Quella di essere il più forte di tutti in questo torneo

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Vagnozzi da Cecchinato a Travaglia sognando… Piatti

L’ex coach di Marco Cecchinato, salito con lui da n.180 a n.16, punta a un posto fisso tra i top-100 per Stefano Travaglia. Intanto da lunedì il best ranking: n.103

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Non riuscivamo a darci più stimoli l’un l’altro, Marco e io ci siamo separati consensualmente, ci siamo abbracciati alla fine perché abbiamo fatto insieme un bellissimo percorso!”. Basterebbero queste parole di Simone Vagnozzi, a corollario del divorzio avvenuto con Marco Cecchinato, per spiegare il tutto.

Magari c’è anche qualcosina d’altro, perché Cecchinato non ha un carattere facile e sempre accomodante – e lo sa chi ha seguito a volte i suoi incontri e certi conciliaboli piuttosto caldi dal campo alla panchina (ma tanti giocatori sono così… non è che fra Fognini e il suo clan fossero sempre rose e fiori ai tempi di Perlas) – ma Simone Vagnozzi non ne accenna: “Siamo stati insieme, dopo un primo periodo di prova, da fine 2016 a pochi giorni fa e insieme abbiamo raggiunto obiettivi perfino al di là delle iniziali aspettative. Siamo partiti da n.180 e siamo arrivati a n.16… E lo abbiamo fatto togliendoci, insieme a Umberto Ferrara e a tutto il team che comprendeva anche Uros Vico, grandi soddisfazioni, come la semifinale del Roland Garros ma anche tre titoli ATP, Budapest, Umago, Buenos Aires…”.

Magari gli ultimi risultati sono stati meno brillanti e vi hanno dato la spinta decisiva verso la separazione…
“Beh, anche il 2019 era partito tutt’altro che male… semifinale a Doha, successo a Buenos Aires, ottavi a Montecarlo, semifinale a Monaco di Baviera… insomma avevamo messo un discreto bottino di punti da parte e avrebbe dovuto consentirci di giocare tranquilli prima del Roland Garros quando c’era quella famosa cambiale di punti da pagare di cui si è parlato per un anno intero…”.

Già sarebbe bastato magari anche solo fare uno o due turni in più all’Australian Open (quando Marco perse al quinto set da Krajinovic dopo essere stato due set avanti…) per non rischiare neppure di fare un balzo di 20 posti indietro, da n.19 a n.39, a seguito della sconfitta al primo turno del Roland Garros…
“Eh certo che sì, poi purtroppo sono arrivate le due battute d’arresto premature a Roma con Kohlschreiber e a Parigi con Mahut e quel passo indietro lo abbiamo fatto… comunque Marco è un giocatore di qualità, ha fatto molto progressi anche per il tennis sul cemento sebbene certamente la terra rossa resti il suo ambito più naturale, e sono convinto che con il potenziale che ha e con Uros che lo conosce bene (Simone ha parlato con me quando ancora Marco non aveva comunicato ufficialmente la sua scelta di affidarsi a Vico fino alla fine dell’anno; n.di UBS), si esprimerà a livelli sempre migliori e tornerà di nuovo lassù. Ha solo 26 anni…”.

 

Beh, auguriamoglielo, ci mancherebbe. E a Simone Vagnozzi cosa auguriamo, che cosa farai?
“Beh intendo occuparmi al meglio delle mie possibilità di Stefano Travaglia. Oggi (qualche giorno fa, in realtà, prima della finale in Kazakhstan che lo ha issato a n.103, best ranking; n.d.UBS) Stefano è n.112 ATP, il suo best ranking è stato 108, ma ha tutti i mezzi per raggiungere un posto tra i primi 100 entro fine anno, è questo il nostro obiettivo stagionale… anche se speriamo di centrarlo già in tempo per entrare in tabellone all’US Open. Non c’è dubbio che per un tennista professionista riuscire ad entrare fisso nei tabelloni degli Slam è un passo importante, spesso decisivo per lo sviluppo di una carriera…”.

Anche Travaglia sembra in progresso, no?
“Beh sì, ha superato le qualificazioni dei primi due Slam, e in Australia anche il primo turno quando ha battuto Andreozzi – sia con Basilashvili al secondo turno a Melbourne, che a Parigi al primo con Mannarino Travaglia era stato avanti due set a uno prima di perdere al quinto… – poi ha fatto semifinale nel challenger di Cherbourg, ha vinto Francavilla, quarti a Ostrava, semifinale a Heilbron, finale a Shymkent in Kazakhstan (i cui punti non sono stati ancora registrati, ma come scritto qualche riga più su dovrebbero garantirgli il best ranking di n.103). Insomma c’è fiducia sul fatto che ce la farà”.

Questa settimana giocherà a Parma il challenger di categoria 80 con prize money di 46.600 euro. Lì è testa di serie n.4 (n.1 è Dellien, n.2 Lorenzi, n.3 Daniel, n.4 appunto Travaglia, n.5 Giannessi, n.6 Gaio, n.7 Arnaboldi, n.8 Robredo, n.9 Quinzi, n.10 Banes, n.11 Gimeno Traves, n.12 Peliwo, n.13 Robert, n.14 Clezar, n.15 Petrovic, n.16 Grigelis.

E per Simone Vagnozzi l’obiettivo qual è?
“Continuare a fare questo mestiere di coach, accumulando sempre nuove esperienze. Mi è piaciuto tantissimo quella fatta con Cecchinato, ora darò tutto me stesso con Travaglia… e già ci conosciamo bene, abbiamo già lavorato insieme, e poi… beh il sogno è quello di imparare a fare la strada di Riccardo Piatti. Lui ha dimostrato di essere bravo occupandosi di tanti giocatori diversi… dai tempi di Furlan, Caratti, passando poi per Ljubicic, Gasquet, Raonic, Coric… Se sei bravo con più di un giocatore vuol dire che ci sai fare, spero di riuscirci anch’io. Di sicuro mi impegnerò al massimo per farcela”.

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Samsonova: “Non tornerò a gareggiare per l’Italia”

Dopo le numerose difficoltà burocratiche, la russa torna a parlare della questione cittadinanza. L’abbiamo incontrata in esclusiva a Parigi. “Adoro l’Italia, ma non mi sento a casa. Ho una mentalità diversa”

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Ludmilla Samsonova - Roland Garros 2019 (foto di Roberto Dell'Olivo)

È una ragazza solare ed estroversa Liudmila Samsonova, russa, ma quasi italiana. L’abbiamo incontrata in esclusiva al Roland Garros dopo il match disputato e perso contro Donna Vekic, più fresca non avendo dovuto affrontare le qualificazioni come invece è stato per Liudmila. La sconfitta non le ha fatto però perdere il sorriso e la voglia di scherzare. “Guarda che mi sembra che non stia registrando eh!“, ci avvisa dopo che avevamo erroneamente creduto di aver fatto partire la registrazione al momento dell’intervista.

Due parole sul match appena concluso sono d’obbligo per Samsonova, stanca ma non delusa dalla sua esperienza parigina. “Se rigiocassi questa partita un altro giorno, potrei fare meglio. Ovviamente tanto merito va alla mia avversaria, però, sinceramente, oggi penso di non aver avuto sufficienti energie per fare di più. Secondo me ho dato il massimo e le tre partite di qualificazioni sono state tanto belle, quanto davvero tanto stressanti dal punto di vista mentale. Venivo da un periodo molto difficile, quattro primi turni di fila e ho dato veramente tanto nelle qualificazioni. Oggi mi è mancato qualcosa per poter giocare al meglio“.

Samsonova, nata in Russia (a Olenegorsk) l’11 novembre 1998, vive da sempre in Italia. Da tempo si parla della questione delle sue difficoltà nell’ottenere la cittadinanza italiana. Se la pratica fosse andata a buon fine, avrebbe potuto gareggiare definitivamente per l’Italia, lei che già aveva giocato per la squadra azzurra da junior. Purtroppo, pare che alla fine la Federazione non si sia dimostrata molto interessata al suo caso e le cose procedano a rilento. “Ho appena ricevuto la notizia da mia mamma – perché si occupa lei di queste cose – che finalmente posso fare la richiesta. Quindi, secondo me, tempo un anno, probabilmente avrò il passaporto“. La delusione per come è stata gestita l’intera faccenda si è fatta più forte, al punto che Liudmila non ha più intenzione di vestire la casacca azzurra, anche in caso di ottenimento della cittadinanza. “Non ho intenzione di gareggiare di nuovo per l’Italia, devo essere onesta“.

Ma Liudmila ci tiene a dire che l’Italia è una parte importantissima della sua vita, anche se non rappresenta per lei una vera e propria “casa”. Lo dimostra la mancanza di legami particolari con colleghe e colleghi azzurri, oltre alla forte influenza della cultura russa nel suo processo di crescita. “A dire la verità, non ho amici veri nel tennis, però io mi trovo molto bene in Italia e mi piace l’Italia. Però, essendo cresciuta in una famiglia russa, ho una mentalità comunque diversa. Tutti mi chiedono come sia possibile questo, essendo vissuta in Italia e avendo frequentato le scuole italiane. Però, anche durante il periodo scolastico, quando tornavo a casa, la mentalità era diversa ed è per questo che, anche se mi trovo molto bene, non mi sento a casa in Italia. Mi ci trovo benissimo ma non riesco a definirla ‘casa'”.

Archiviate probabilmente in maniera definitiva le questioni burocratiche, quali sono i programmi per il prossimo futuro? “Eh, adesso che ho cominciato a giocare bene sulla terra vado sull’erba!” (ride, ndr). Sul verde comunque sembra che per lei ci siano buone possibilità di fare bene. Al primo tentativo a Nottingham ha passato le qualificazioni, perdendo poi da Golubic in tre set. Ci riproverà la prossima settimana, con la testa solo sul tennis giocato.

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L’odore dell’erba, De Minaur si sente a casa

L’australiano sta ritrovando a ‘s-Hertogenbosch buone sensazioni. Lo abbiamo incontrato a Parigi, e ci ha raccontato del mentore Hewitt, delle sue origini e della nuova Davis: “Hanno distrutto 106 anni di storia”

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Alex De Minaur - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Calpestare di nuovo i prati gli ha restituito le sensazioni che sembravano perse. Alex De Minaur a ‘s-Hertogenbosch sembra rigenerato, con tutte le intenzioni di dare la svolta a una stagione fino a questo momento altalenante. Il successo su Andreas Seppi gli ha regalato il pass per i quarti e un incrocio teoricamente alla portata nel derby Aussie contro Jordan Thompson. Non arrivava da settimane semplici. Per infortunio ha dovuto saltare Miami e gli appuntamenti su terra di Montecarlo e Barcellona.

L’approccio alla terra poi è stato timido: fuori al primo turno a Madrid e Roma, segnali di ripresa a Parigi dove almeno ha vinto al debutto contro Bradley Klahn, prima di cedere il passo allo specialista Carreno Busta: Aver passato anche solo il primo turno al Roland Garros mi ha reso felice, anche perché ho giocato poco sulla terra, ero infortunato”, ci ha raccontato Alex in esclusiva (lo abbiamo incontrato a Parigi, ndr). La prospettiva è aperta adesso sugli amati prati di Wimbledon, dove nel 2016 perse da Denis Shapovalov la finale junior e un anno fa finì schiantato al terzo turno da Nadal. “Giocare sul Centrale è straordinario – dichiarò dopo quella sconfitta -, è qui che voglio essere, su campi importanti contro grandi avversari. Ma devo lavorare ancora di più. Sono sicuro che la prossima volta andrà meglio”.

In che modo i grandi campioni come Federer, Nadal e Djokovic sono fonte di ispirazione? “Per me la cosa importante è migliorarsi ogni giorno, come hanno fatto loro. Per riuscire a giocare contro di loro o raggiungere il loro livello, è importante giocare settimana dopo settimana, crederci sempre e credere nelle proprie possibilità“, ha risposto l’australiano che trascorre gran parte del tempo in Europa, in Spagna, dove si allena. Mia madre è spagnola e mio padre è uruguaiano. Ho vissuto molto in Spagna. Mi piace il contrasto tra i due paesi. In Australia si lavora moltissimo e le giornate sono molto lunghe mentre in Spagna si tende ad essere un po’ più rilassati”.

Rafa Nadal e Alex De Minaur – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Oltre ai suoi genitori, c’è un’altra persona molto importante per Alex, l’ex n. 1 del mondo Lleyton Hewitt. “Mi aiuta molto, ho imparato tantissimo da lui. È il mio mentore, assiste molto spesso ai miei match e mi dice sempre che devo credere in me stesso, cosa importantissima per un ragazzo giovane. È fondamentale esserne convinti per poter competere con i migliori del circuito“. Anche Alex è un grande fighter, proprio come Lleyton. “È un onore per me essere paragonato a lui, cerco di seguire il suo esempio e di ripetere quello che ha fatto lui. Quando scendo in campo voglio dare tutto fino alla fine. Voglio essere ricordato per questo“.

Il netto schierarsi di Hewitt contro la riforma della Coppa Davis è un tema che coinvolge anche un giovane come De Minaur, non timoroso di prendere una posizione ben precisa. “In Australia lo spirito di squadra è importantissimo: ci alleniamo insieme, ognuno di noi vuole il meglio per gli altri compagni di squadra ed è per questo che il movimento del tennis è cresciuto tanto. Anch’io sono cresciuto imparando molto dalla Coppa Davis. Non sono d’accordo con i cambiamenti di cui è stata oggetto, l’ho detto molte volte. Si distrugge un torneo che esiste da 106 anni. Hanno eliminato la possibilità di giocare di fronte al proprio pubblico e fuori casa. La Coppa Davis mi ha insegnato tantissimo“.

Dall’Olanda parte con le migliori intenzioni la sua campagna d’Inghilterra, con l’obiettivo di rilanciare un’annata che era iniziata nel migliore dei modi, conquistando il titolo a Sydney proprio in finale contro Seppi. “Mi piacerebbe che si giocasse di più sull’erba. È una gioia tornarci ogni volta“, ha dichiarato al sito ATP il numero 24 del mondo. L’amore sembra già corrisposto.

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