WTA Ranking: Garcia si riavvicina alla top 20, Riske rientra in top 50

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WTA Ranking: Garcia si riavvicina alla top 20, Riske rientra in top 50

Caroline Garcia sale al n.23 ma la top 20 resterà un miraggio, anche con una vittoria a Maiorca. Riske si porta al n. 49 ma in Spagna ha i quarti del 2018 da difendere. Bel balzo in avanti di Sara Errani

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Caroline Garcia - Nottingham 2019 (foto via Twitter, @the_LTA)

I primi tornei su erba non hanno smosso la classifica delle prime 22 del mondo. Kiki Bertens, finalista a ‘s-Hertogenbosch, mantiene la posizione n.4 del ranking. Anche l’altra finalista della settimana, Donna Vekic, resta stabile al n.22.  Ben diversa la situazione di chi ha alzato il trofeo: Caroline Garcia e Alison Riske.

La francese, dopo la finale persa a Strasburgo, vince a Nottingham  il 7° titolo in carriera, il secondo sull’erba. Con questo trionfo Caroline risale di 5 posti e si posiziona al n.23, proprio dietro a Vekic, sconfitta in finale in Inghilterra. Questa settimana Garcia sarà impegnata a Maiorca, nel torneo che vinse nel 2016. Si troverà subito di fronte Vika Azarenka, che ha battuto, sempre in due set, nelle precedenti due sfide, entrambe sul cemento. Anche vincendo il suo secondo titolo in Spagna, non tornerebbe in top20.

È iscritta a Maiorca anche Alison Riske, che ha però un primo turno molto più agevole (troverà la WC Badosa). Nel match successivo potrebbe incrociare proprio Garcia. Nel frattempo però si gode il secondo titolo in carriera, arrivato a ‘s-Hertogenbosch in modo quasi sorprendente dopo essere stata sotto 6/0 4/1, e il ritorno in top50: ben 12 posti in più per l’americana, che passa dal n.61 al n.49. Il best ranking (n.36) è ancora distante ed è improbabile che riesca a migliorarlo questa settimana, considerato che a Maiorca difende i quarti raggiunti nella precedente edizione.

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 6377 18
2 0 Ashleigh Barty 6125 17
3 0 Karolina Pliskova 5685 22
4 0 Kiki Bertens 5425 25
5 0 Petra Kvitova 4925 21
6 0 Angelique Kerber 4675 20
7 0 Elina Svitolina 3967 18
8 0 Simona Halep 3963 16
9 0 Sloane Stephens 3682 20
10 0 Aryna Sabalenka 3565 26
11 0 Serena Williams 3411 12
12 0 Anastasija Sevastova 3366 25
13 0 Belinda Bencic 2953 26
14 0 Caroline Wozniacki 2833 18
15 0 Qiang Wang 2752 22
16 0 Marketa Vondrousova 2746 15
17 0 Madison Keys 2615 14
18 0 Johanna Konta 2430 22
19 0 Julia Goerges 2400 25
20 0 Anett Kontaveit 2335 22

Fuori dalla top50, crollano pesantemente alcune delle protagoniste  a  ‘s-Hertogenbosch un anno fa:  la campionessa uscente, Aleksandra Krunic (-44, n.110), la finalista, Kirsten Flipkens (-11, n.80) e soprattutto la semifinalista Coco Vandeweghe (-245, n.557). Anche Mona Barthel (-10, n.98), paga l’uscita dei punti conquistati un anno fa a Nottingham.  Questi invece i progressi più vistosi in top100:

  • Jennifer Brady (+14, n.66): semifinalista a Nottingham;
  • Magda Linette (+21, n.75): vincitrice dell’ITF di Manchester;
  • Madison Brengle (+11, n.87): semifinalista a Manchester;
  • Zarina Diyas (+12, n.89): finalista a Manchester.

CASA ITALIA

Balzo in avanti di ben 109 posti per Sara Errani dopo la vittoria all’ITF Antico Tiro a Volo di Roma. Progressi in classifica anche per Jessica Pieri (+12, n.288), Martina Colmegna (+14, n.454) e Tatiana Pieri (+20, n.519). Perde 10 posti Giulia Gatto-Monticone (n.164). Comanda la classifica italiana Camila Giorgi, oggi stabile al n.39. Per lei però il futuro non sembra roseo: si è ritirata da Birmingham a causa dell’ormai annoso problema al polso e questo getta ombre sulle sue possibilità di riconfermare a Wimbledon i quarti dell’anno scorso (o almeno ben figurare).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
39 0 Camila Giorgi 1345 16
151 0 Jasmine Paolini 395 30
164 -10 Giulia Gatto-Monticone 369 29
166 -2 Martina Trevisan 360 23
191 4 Martina Di Giuseppe 304 28
257 109 Sara Errani 211 13
288 12 Jessica Pieri 170 23
299 2 Anastasia Grymalska 157 29
313 2 Deborah Chiesa 143 28
345 7 Stefania Rubini 123 21
357 0 Cristiana Ferrando 116 21
381 3 Gaia Sanesi 100 16
394 2 Lucrezia Stefanini 94 21
399 6 Lucia Bronzetti 93 20
426 -1 Georgia Brescia 80 16
438 8 Martina Caregaro 75 15
454 14 Martina Colmegna 68 21
489 3 Federica Di Sarra 55 19
493 2 Dalila Spiteri 53 9
519 20 Tatiana Pieri 45 12

NEXT GEN RANKING

Rientra prepotentemente in classifica Elena Rybakina (n.7), in virtù dei 21 posti in più in classifica generale. Esce dalla top10 under20 la cinese Xiyu Wang. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Marketa Vondrousova 1999 16
2 0 Bianca Andreescu 2000 24
3 0 Amanda Anisimova 2001 27
4 0 Dayana Yastremska 2000 35
5 0 Iga Swiatek 2001 65
6 0 Anastasia Potapova 2001 73
7 Elena Rybakina 2000 113
8 -1 Whitney Osuigwe 2001 114
9 -1 Olga Danilovic 2001 121
10 -1 Kaja Juvan 2000 129

NATION RANKING

Stabili le posizioni fino al n.6. Un posto in più per l’Australia e due per la Russia. Abbiamo tre Paesi appaiati al n.9: Spagna, Romania, Francia. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Repubblica Ceca 24
2 0 Stati Uniti 37
3 0 Ucraina 74
4 0 Germania 79
5 0 Bielorussia 87
6 0 Cina 111
7 1 Australia 121
8 2 Russia 124
9 -2 Spagna 127
  0 Romania 127
  Francia 127
LE TOP 50
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 6377 18
2 0 [AUS] Ashleigh Barty 23 6125 17
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 27 5685 22
4 0 [NED] Kiki Bertens 27 5425 25
5 0 [CZE] Petra Kvitova 29 4925 21
6 0 [GER] Angelique Kerber 31 4675 20
7 0 [UKR] Elina Svitolina 24 3967 18
8 0 [ROU] Simona Halep 27 3963 16
9 0 [USA] Sloane Stephens 26 3682 20
10 0 [BLR] Aryna Sabalenka 21 3565 26
11 0 [USA] Serena Williams 37 3411 12
12 0 [LAT] Anastasija Sevastova 29 3366 25
13 0 [SUI] Belinda Bencic 22 2953 26
14 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 2833 18
15 0 [CHN] Qiang Wang 27 2752 22
16 0 [CZE] Marketa Vondrousova 19 2746 15
17 0 [USA] Madison Keys 24 2615 14
18 0 [GBR] Johanna Konta 28 2430 22
19 0 [GER] Julia Goerges 30 2400 25
20 0 [EST] Anett Kontaveit 23 2335 22
21 0 [BEL] Elise Mertens 23 2195 26
22 0 [CRO] Donna Vekic 22 2180 22
23 5 [FRA] Caroline Garcia 25 2105 24
24 -1 [CAN] Bianca Andreescu 18 2013 19
25 -1 [CRO] Petra Martic 28 1975 20
26 -1 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 1925 21
27 -1 [USA] Amanda Anisimova 17 1890 16
28 -1 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1885 24
29 0 [RUS] Daria Kasatkina 22 1790 22
30 0 [USA] Sofia Kenin 20 1743 24
31 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1732 22
32 0 [UKR] Lesia Tsurenko 30 1686 19
33 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1641 26
34 0 [USA] Danielle Collins 25 1572 22
35 0 [UKR] Dayana Yastremska 19 1560 23
36 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 25 1490 20
37 0 [LAT] Jelena Ostapenko 22 1432 24
38 0 [CZE] Katerina Siniakova 23 1387 25
39 0 [ITA] Camila Giorgi 27 1345 16
40 1 [SVK] Dominika Cibulkova 30 1333 17
41 1 [BLR] Victoria Azarenka 29 1320 18
42 -2 [ROU] Mihaela Buzarnescu 31 1315 24
43 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1270 23
44 1 [CHN] Saisai Zheng 25 1210 26
45 1 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1185 23
46 -2 [SVK] Viktoria Kuzmova 21 1185 28
47 0 [AUS] Ajla Tomljanovic 26 1168 26
48 0 [FRA] Kristina Mladenovic 26 1155 28
49 12 [USA] Alison Riske 28 1153 24
50 2 [RUS] Ekaterina Alexandrova 24 1143 28
RACE TO SHENZHEN         
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti Tornei
1 0 [AUS] Ashleigh Barty 4175 7
2 0 [CZE] Petra Kvitova 3525 11
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 3401 9
4 0 [JPN] Naomi Osaka 3091 9
5 0 [NED] Kiki Bertens 2961 14
6 0 [SUI] Belinda Bencic 2419 14
7 0 [CZE] Marketa Vondrousova 2350 7
8 0 [ROU] Simona Halep 2327 9
9 0 [GBR] Johanna Konta 1908 10
10 0 [CAN] Bianca Andreescu 1827 10
11 0 [GER] Angelique Kerber 1630 11
12 0 [UKR] Elina Svitolina 1507 9
13 0 [USA] Amanda Anisimova 1494 10
14 5 [CRO] Donna Vekic 1386 11
15 -1 [USA] Sloane Stephens 1322 10
16 -1 [ESP] Garbiñe Muguruza 1320 10
17 -1 [CRO] Petra Martic 1287 9
18 -1 [USA] Danielle Collins 1233 11
19 -1 [USA] Madison Keys 1230 7
20 0 [EST] Anett Kontaveit 1176 11

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Area test

La prova della Lotto Raptor Hyperpulse 100

Recensione e test in campo della scarpa Lotto Raptor Hyperpulse 100: stabilità e leggerezza con l’innovativa suola Vibram®

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Da oltre 45 anni Lotto Sport risponde alle esigenze di atleti professionisti e amatori per offrire loro il meglio in termini di stile e funzionalità. Per questo la collezione Performance autunno inverno 2021 vede il ritorno di Raptor nella sua naturale evoluzione: la Raptor Hyperpulse 100. La nuova scarpa da uomo rispetta il passato per proiettarsi verso il futuro. Alle caratteristiche che l’hanno resa celebre – supporto e stabilità – si aggiungono leggerezza e confort fin dalla prima calzata.
Tante le innovazioni, a partire dalla tomaia in mesh ultra sottile in poliestere a doppio strato, che garantisce leggerezza e traspirabilità, alla trama in Kurim degli inserti posizionati nella parte alta della scarpa. Questi inserti rinforzano l’area dell’avampiede e, grazie al taglio aereodinamico consentono di fendere l’aria con meno attrito. Lo stesso materiale avvolge la punta della scarpa, l’area soggetta a maggior sfregamento con il terreno. L’altezza del tacco si assesta a circa 2,8 centimetri, è massiva ma, come vedremo in seguito, assicura un’ammortizzazione eccellente garantita dal sistema Hyperpulse. Questa innovativa tecnologia, realizzata in una combinazione di ETPU ed EVA, presenta uno speciale design lamellare che assorbe l’impatto e restituisce energia. A questo sistema di ammortizzazione, si aggiunge la soletta estraibile spessa 8 millimetri, circa il doppio delle solette delle scarpe concorrenti, e realizzata in materiale Ortholite per un ulteriore confort. L’intersuola garantisce maggiore leggerezza e, grazie alla sua struttura specifica, stabilità media e laterale. La tecnologia BFC, realizzata in materiale TPU e posizionata nell’area centrale del piede, determina un controllo perfetto in torsione e maggiore stabilità. Infine, va menzionata la suola della scarpa studiata da Vibram® in collaborazione con Lotto Sport, e realizzata in una speciale mescola, differenziata per superfici in terra e cemento, la quale assicura trazione e resistenza elevate.

TEST IN CAMPO

La scarpa non si calza con estrema facilità, ma, una volta indossata ed effettuato i primi movimenti in campo, sentirete subito una sensazione di naturale protezione. L’allacciatura è molto robusta e trattiene saldamente la linguetta. Si percepisce subito la stabilità, soprattutto nei movimenti laterali,
molto esplosivi. La scarpa pesa circa 360 grammi (in taglia 42) e quindi risulta abbastanza leggera; si sente quando si flette l’avampiede per la ricerca della massima velocità in avanti. Il pregio più grande della scarpa è però l’ammortizzazione, l’azione della soletta che, grazie al sistema Hyperpulse, assicura un buon assorbimento dell’impatto e ottimo confort quando il piede tocca terra, soprattutto sul cemento ma anche sulla terra battuta. L’abbiamo testata su entrambe le superfici e, nonostante la scarpa avesse la suola per cemento, il grip è risultato ottimo anche sulla terra battuta. Riservandoci di verificare col passare del tempo l’efficacia del lavoro sviluppato da Vibram® in termini di durabilità e resistenza, ci limitiamo a dire che la suola è molto robusta e che il grip sul terreno è eccellente. Dopo diverse ore di gioco emerge che la Raptor Hyperpulse 100 si può adattare benissimo a diversi tipi di giocatori: il peso contenuto piacerà ai tennisti che cercano velocità e reattività, mentre la robustezza della costruzione incontrerà le esigenze di coloro che necessitano stabilità e controllo.

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CONCLUSIONI

La Raptor Hyperpulse 100 è un modello che potrà soddisfare un’ampia gamma di giocatori, un ottimo compromesso per chi cerca in una scarpa velocità, reattività ma anche robustezza. Le competitor di questo prodotto sono tutte di fascia alta: Solecourt Boost di Adidas, Vapor di Nike e Eclipsion di Yonex. La Raptor è una scarpa solida, all-round, un altro ottimo prodotto che dimostra l’eccellenza italiana nella progettazione delle calzature tecniche e sportive.

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Coppa Davis

In difesa del tennis, sempre e comunque. Anche questa bistrattata Coppa Davis è tennis. E tennis vero

I giocatori si battono, si impegnano alla morte. A Torino, Innsbruck, Madrid. E non è solo questione di soldi. Vedi Kukushkin, Sinner, Djokovic. Tanti errori. Non avrei voluto cambiarla così. Ma è meglio che niente

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Sono più innamorato del tennis che dei nomi che si danno agli eventi. Sono cresciuto con la racchetta in mano e i miei sogni da bambino erano di poter un giorno giocare a Wimbledon e in Coppa Davis, non necessariamente in quell’ordine. Non ce l’ho fatta e il rimpianto è stato di non poter giocare le qualificazioni di Wimbledon nel ’73, quando avrei potuto farle perché avevo fatto dei buonissimi risultati nell’attività di college negli Stati Uniti, battendo fra gli altri il n.1 del Messico Loyo Mayo ma non solo, e per l’appunto per via del boicottaggio di 82 dei primi 100 tennisti del mondo (il numero andrebbe verificato, cito a memoria) a seguito del “caso Pilic” tante volte descritto, l’accesso ai Championships era assai più abbordabile.

Ma mio padre stava molto male, tornai precipitosamente dagli Stati Uniti e dovetti rinunciare a giocarle, con grande dispiacere… perché oltretutto sull’erba giocavo meglio che su altre superfici. Nelle Fiji avevo anche vinto un torneo di doppio organizzato da John Newcombe – lui che mi premiava è uno dei miei più bei ricordi – e me l’ero cavata benino anche in singolare raggiungendo i quarti. Non era uno Slam eh. E nemmeno un 250…

Tutta questa lunga premessa, che ai miei più incalliti denigratori parrà solo sfoggio autocelebrativo, in realtà l’ho fatta perché Davis e Wimbledon, Wimbledon e Davis, sono miei due grandi amori e mai li tradirei come ha fatto David Haggerty, l’attuale presidente della federazione internazionale, e anche tutte le federazioni che lo hanno fatto, inclusa la nostra. Quasi tutte, anche la nostra, lo hanno fatto per i soldi che la vecchia Davis non garantiva e che questa, con l’investimento monstre di Piqué e soci, invece li garantisce a federazioni e giocatori. 3 miliardi di dollari… per 25 anni se ho ben capito. Ma fossero anche meno… hanno consentito di tenerla in vita quando stava morendo perché 130 federazioni su 160 non ce la facevano a mantenersi e a mantenerla.

 

Ciò detto, e pur dichiarandomi io nostalgicamente innamorato anche dei match tre set su cinque, che secondo me garantiscono quasi sempre che a vincere sia il più forte – mentre così non è sulla distanza dei due set su tre; capisco il gusto della sorpresa e del poter dire “C’ero anch’io quando…” – e pur capendo che tutti quelli che hanno giocato la vecchia Coppa Davis inorridiscano nel seguire la nuova versione subentrata all’ultima vinta dalla Croazia nel 2018 e vorrebbero cambiarle il nome (Tennis World Cup?) per evitare, come dice Nicola Pietrangeli, che il suo ideatore Dwight Davis, si rivolti nella tomba, trovo però che sia sbagliato anche disprezzare tutto quello che si sta vedendo in questi giorni.

Sempre tennis è. Ed è vero tennis. Magari più triste perché non c’è sempre l’atmosfera che c’era una volta se una delle due squadre in campo giocava in casa e c’era sulle tribune un entusiasmo travolgente – e sono quindi certamente ancora più preoccupato di quanto potrà accadere negli Emirati Arabi l’anno prossimo… in attesa di scoprire domenica mattina ulteriori dettagli su come si pensa di organizzare l’evento – ma a me che gli si cambi il nome o non glielo si cambi, interessa il giusto. Mi piace vedere tennis e se vedo che si gioca con lo spirito giusto, e non quello delle per me insopportabili esibizioni, a me sta bene così. Preferirei vedere giocare tutti i campioni, certo – è scontato! – però se tanti di quelli dalle loro orecchie non ci sentono – e non ci sentivano neppure prima, almeno negli ultimi anni – pazienza, ce ne faremo una ragione.

Non si può scandalizzarci per i soldi messi in palio da Piqué e soci, o dagli arabi, se poi anche i tennisti più famosi snobbano – perché più facile fare soldi in altro modo – questo evento che come tutte le cose nuove commette errori di vario tipo, prima programmando incontri che finiscono all’alba (vedi 2019 alla Caja Magica), poi facendoli cominciare tardi (a Torino come a Madrid) e finire ad orari sempre assurdi, infine pensando di giocare parte degli incontri indoor per poi finire con la rassegna finale outdoor a tutt’altre temperature e superfici con pochi giorni di intervallo e viaggi aerei di 6 o 7 ore a dir poco… Così pare che potrebbe accadere a Abu Dhabi e da Hewitt a Djokovic a Kukushkin avete già sentito le sdegnate reazioni.

Non so come andrà, se si rivelerà un flop, o un obbrobrio come dice Pietrangeli, che certo dopo aver giocato 164 match in un certo modo non può davvero rassegnarsi a 87 anni a veder chiamare Coppa Davis un evento che non gli assomiglia salvo per il fatto di essere una competizione a squadre. Del resto anche i mondiali di calcio in Qatar non mi convincono. Però non sono d’accordo con chi dice: “Allora meglio nulla”. Io in queste due settimane, fra Torino e Madrid, sto vedendo dell’ottimo tennis. Anche se l’ho visto giocare a pochi top-ten. Ma Sinner è stato grande o no? Djokovic non vale la pena vederlo? Medvedev e Rublev preferireste stessero in Costa Azzurra? Berrettini non ci sarebbe stato se avesse potuto? Avremmo avuto metà dei top-ten… E i doppi erano brutti se giocati da Mektic/Pavic, Cabal/Farah, Sock/Ram?

Mi pare che si esageri in snobismo. E in catastrofismo. Io non sto dicendo che questa sia la soluzione migliore, ma tutti quella che la criticano sembrano incapaci di presentare una soluzione alternativa. Quella che è vissuta fino al 2018 veniva definita in crisi per la stessa primaria ragione che si ripresenta oggi. In primis l’assenza dei top-players una volta che essi (vedi Federer e Wawrinka, Nadal, del Potro… i primi che mi vengono a mente ) l’avevano già vinta e non volevano più sacrificare un minimo di 8 settimane del loro calendario e dei loro soldi (e di quelli dei loro gruppi manageriali, attenzione!) per giocare 4 long-weekend l’anno in tutti gli angoli del mondo e con cambi assolutamente improgrammabili ad inizio anno di superfici, palle, clima, fusi orari, continenti. Spesso travolgendo una più corretta e ordinata programmazione. Che è ciò che, legittimamente, sta più a cuore ai top-players che non possono mai deludere.

In questa criticatissima Coppa Davis – i cui promotori non avrebbero mai potuto pensare di investire tutti i soldi che stanno investendo e che chiedono ai loro sponsor giapponesi (Rakuten), arabi (sceicchi uniti…) italiani (Unicredit) e internazionali se gli avessero cambiato il nome, se l’avessero chiamata Coppa Rakuten invece che Coppa Davis – si è avvertito comunque fra i giocatori, con i loro capitani lo spirito di squadra. Gli abbracci, il sostegno reciproco, non è stato una recita collettiva. Era, è, roba vera. Perfino quel cafone di Opelka, che ha giocato come un cane, era incavolato nero per aver perso a quel modo. Mica recitava.

Le difficoltà organizzative ci sono state dappertutto e sarebbe ingiusto non tenerne conto. Nella vendita dei biglietti, nella ristorazione quasi ovunque inesistente, nella programmazione, negli aspetti logistici, in altri aspetti che ora non cito, ma quel che è successo a Innsbruck all’ultimo momento – la decisione di far giocare a porte chiuse – poteva accadere ovunque in questa disgraziatissima epoca Covid. Non si può non tenerne conto, avere le stesse pretese che si avevano per quegli eventi ante-Covid. Tante partite sono state avvincenti, non solo quelle degli italiani che abbiamo seguito più da vicino, come la rimonta di Jannik Sinner con Marin Cilic che ha servito per il match sul 5-4 nel secondo set. Si sono rivelati ottimi professionisti giocatori semisconosciuti ai più, i vari Gojo, Gomez junior, Mejia, Machac, Piros, Rodionov, che non avrebbero avuto altrimenti una chance di diventare eroi per caso, ma che è bello che lo siano diventati.

Mi diceva Giovanni di Natale che ha un ruolo importante nell’organizzazione media della FIT ed è un ex collaboratore di Ubitennis come tanti altri (Spalluto e Mastroluca fra gli altri, per breve tempo anche Angelo Mancuso, da anni capufficio stampa FIT…, chi più riconoscente, chi meno) che Supertennis ha avuto grandi ascolti durante la Davis, grazie al fatto di essere depositaria unica dei diritti tv. “Quasi da tv importante…”. E io a Torino, ma anche qui in Spagna – sebbene la Spagna sia stata eliminata come l’Italia – dove certo la gente avrà acquistato biglietti prima del k.o., ho visto tantissimi aficionados sulle tribune. E probabilmente tanta anche davanti alle tv di tutti quei Paesi che hanno acquistato i diritti. Tanti bambini entusiasti erano a Torino a gridare Jannik, Jannik! Bellissimo. Sono appassionati che ci resteranno in eredità, per sempre.

Vorremmo privarci di tutto questo? Io sinceramente non vedo perché. È sempre promozione per il tennis, anche se Sonego purtroppo si fa prendere dall’emozione e dalla pressione di dover vincere a tutti i costi e perde il doppio. Ma ci sta. Nello sport nulla deve essere scontato, sennò che gusto ci sarebbe? E mi immagino come se ne sarebbe parlato oggi se anche lui, quel bravissimo ragazzo di Lorenzo, avesse vinto, e ancor più se avessimo avuto qui un Berrettini in grado di farci lottare per la vittoria finale. Che magari arriverà a Abu Dhabi o altrove, chi può saperlo? Per il nostro sport sarà sempre uno spot positivo.

Una volta la Davis poteva essere vinta quasi da un solo giocatore, come accadde quando la vinse Bjorn Borg nel ’75 o più recentemente Andy Murray: due singolari vinti in partenza, un doppio raccattato in qualche modo e oplà, Davis conquistata. Oggi il doppio è diventato improvvisamente molto più importante, per il 33%. Siamo sicuri sia un male, un aspetto negativo? Non si sta rivitalizzando una specialità in agonia? Che fosse in agonia lo scriveva già trent’anni fa Rino Tommasi, quando i più forti tennisti smisero di giocarlo. Era post McEnroe. Ora potrebbe anche rinascere.

Si riuscisse a rigiocarla in casa (o in trasferta) almeno per un turno o due, magari creando degli aspettiti per le squadre che l’anno prima erano giunte in semifinale, potrebbe essere un progresso. Ma siamo ancora in fase sperimentale, e purtroppo ancora in fase Covid. Ci vuole pazienza. Come quella che io ho sempre avuto per i commenti che arrivano a Ubitennis. Molti dei miei collaboratori vorrebbero chiuderli. Li trovano inutili, frequentati sempre dagli stessi 500 lettori su 50.000 abituali e 100.000 o 150.000 più occasionali (nel senso che vengono a leggerci soltanto nelle grandi occasioni). Io trovo che invece si deve solo puntare a farli migliorare individuando un modo il più possibile oggettivo – difficilissimo! – per cassare quelli offensivi, iperpersonalizzati, inutili. Evidenziando invece quelli che contribuiscono a migliorare la qualità del sito, perché segnalano errori – mai prendersela con loro ma semmai ringraziare! Chi fa sbaglia ma non deve prendersela – perché danno suggerimenti utili, notizie, numeri, idee.

Ecco, in particolare per le discussioni relative a questa nuova Coppa Davis, sia i detrattori sia gli estimatori, hanno mantenuto un buon livello di discussione, salvo pochissime inevitabili eccezioni. Io vi invito a rileggere i commenti all’articolo di Vanni Gibertini “Coppa Davis, nuova formula, gironi in Europa, fase finale ad AbuDhabi. Sarebbe il colpo di grazia?”, perché molti – e voglio citare quelli di Alessio Francone, di Unforgiven 79, di Shapo, di Teus, di Cataflic (non li ricordo tutti e mi scuso con gli altri che meritavano citazione), di molte risposte dello stesso Vanni Gibertini – secondo me hanno tentato, riuscendoci, di dare contributi intelligenti alla discussione in atto. Dipende solo da voi lettori mantenere alto il livello dei commenti, evitando personalismi inutili. Per Ubitennis può essere un atout vincente. Sarebbe bello che anche nel corso dei nostri live, che a volte superano i 2.000 post, ci si limitasse a fare osservazioni utili per il maggior numero dei lettori. Ce la faremo?

Intanto dopo aver registrato l’ennesima maratona vincente di Kukushkin, annullando 4 matchpoint e trasformando il quinto nel corso di un infinito tiebreak e di un match di 3 ore e 18 minuti che ha avuto per vittima inconsolabile lo sfortunato (ma un tantino pavido) Kecmanovic, registro anche la vittoria in doppio di Djokovic con Cacic sullo stesso duo kazako Nedovyesov-Golubev (che parla italiano meglio di tanti, dopo la su alunga permanenza in Piemonte) che sei anni fa avevamo affrontato con l’Italia ad Astana. E devo dire “chapeau” a Djokovic perché quei tennisti che mettono in primo piano l’appartenenza al proprio Paese più che ai soldi, ai tornei più importanti, a me suscitano sempre grande ammirazione. Perché, come dicevo all’inizio anche per rispondere a tanti catastrofisti, per me la Coppa Davis e Wimbledon sono due passioni intramontabili. E chi li rispetta merita rispetto.

E se, di nuovo, questa coppa Davis non assomiglia a quella vecchia, pazienza. Finché non ce ne sarà una uguale o un’altra più simile, mi tengo questa senza “massacrarla”. Forse, in questo, a furia di star in mezzo ai ragazzi che collaborano al sito, che mi hanno insegnato a capire (se non sempre ad apprezzare…) i social, anche se fatico ad adeguarmi a Instagram, a Facebook, a Twitter, sono meno vecchio di coloro che vivono soltanto in mezzo ai loro vecchi coetanei. E che si danno ragione l’un l’altro senza confrontarsi con spiriti e anime diverse. Con questo non dico che gli uni o gli altri abbiano ragione di pensarla in un modo o nell’altro. Il mondo è bello perché è vario e non tutti i gusti sono alla vaniglia (ricordava sempre maestro Gianni Clerici). L’importante è che si giochi a tennis, si veda tennis, si legga di tennis, si parli di tennis.

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Coppa Davis

Coppa Davis, che rimonta di Sinner! Italia-Croazia 1-1, decide il doppio

Grande rimonta di Sinner che porta l’Italia sul 1-1. Cilic ha servito per il match nel secondo set. Sarà il doppio a decidere chi tra Italia e Croazia volerà a Madrid per giocare la semifinale della Coppa Davis 2021

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J. Sinner (ITA) – M. Cilic (CRO) 3-6 7-6(4) 6-3

da Torino il nostro inviato

L’Italia è ancora viva. Grande, grandissima vittoria di Jannik Sinner che ribalta un match che sembrava  già perso. Cilic era avanti 6-3 5-4 ed ha servito per il match e per portare la Croazia in semifinale, ma Jannik è riuscito a trascinare  il secondo set al tiebreak e a vincerlo, completando  l’opera nel terzo set.
E così l’Italia che era sul bordo del precipizio, può giocarsi l’accesso alle semifinali di Coppa Davis nel decisivo doppio.

 

La partita
L’inopinata sconfitta di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo, pone Jannik Sinner di fronte ad un match senza ritorno.
Sulle spalle del nostro giovane campione ci sono tutta la responsabilità e la tensione di mantenere in vita le speranze di semifinale dell’Italia.
Marin Cilic non è più il giocatore che ha vinto uno slam e giocato altre due finali spingendosi fino al numero 3 del mondo, ma è pur sempre un grande giocatore che ha vinto questa coppa (o meglio la vera Davis…)  da protagonista nel 2018 e che in questa stagione ha portato a casa due trofei dopo 3 anni di astinenza, rientrando in top30.
Marin fa valere tutta la sua esperienza in avvio, mentre Jannik appare contratto e falloso.
Il break arriva già nel quarto gioco dopo una mirabile accelerazione di diritto di Cilic ed un brutto errore di rovescio dell’altoatesino (3-1).
Il croato spinge lontano dal campo il numero 10 del mondo ed è efficace al servizio (6 ace nel primo set), per l’entusiasmo della banda croata  che ci sogneremo tutta la notte.
Jannik prova a reagire ma l’unica piccola chance la ha quando Cilic va a servire sul 5-3  per chiudere il parziale e si ritrova 0-30 sotto la spinta dell’azzurro. Cilic si salva con il servizio e resiste al tentativo di rimonta di Sinner che annulla tre set point prima di capitolare con una brutta risposta di rovescio su una seconda del croato. Dopo 45 minuti la Croazia si ritrova ad un set dalla semifinale della Coppa Davis.

La musica (non solo della banda) non cambia in avvio di secondo set. Anzi, Cilic sfonda subito con il diritto e si assicura il break in apertura  che gli infonde tranquillità nonostante lo stadio provi a sostenere a gran voce il suo beniamino.

Ma Cilic è famoso anche per i suoi improvvisi black-out. E così sul 2-1 40-0 in un game apparentemente in controllo, Jannik indovina due grandi soluzioni, poi il croato ci mette tre errori di rovescio che riannettono Sinner alla partita (2-2) e con un parziale di 9 punti a 1 lo portano per la prima volta davanti (3-2).
Al cambio di campo il croato avanti 30-0  combina altri tre disastri a campo aperto e concede a Jannik la palla per un nuovo break, ma servizio&diritto alla vecchia maniera lo tirano fuori dai guai. Sul 3-3 è però Jannik a dover fronteggiare una palla break che potrebbe risultare fatale: con gran classe e tre prime vincenti va a condurre 4-3.
La situazione si ripete però sul 4-4 e stavolta il diritto di Jannik vola via mandando Cilic a servire per il match e per portare la Croazia a Madrid.
Finita? Non quando c’è Marin in campo che ancora non ha fatto pace con i demoni del tennis. Diritto steccato, doppio fallo, rovescio largo mandano Jannik a tripla palla break, subito capitalizzata dal nuovo errore del croato, stavolta su spinta dell’azzurro: 5-5.
Sinner si salva da 0-30 con grande coraggio e mette Cilic – che pochi minuti prima vedeva la vittoria ad un passo – nella scomoda sensazione di servire per salvare il set: stavolta i nervi non tradiscono il croato ed è il tiebreak a decidere.
Jannik lo gioca da campione consumato. In diritto largo di Cilic gli dà un mini break di vantaggio (4-2), che però restituisce con un errore di rovescio (4-4). Sinner però è sempre in spinta e costringe il croato al l’errore che lo manda al doppio set-point (6-4). Il passante di diritto in cross che pone fine al parziale è un capolavoro che fa impazzire Torino. Dopo due ore siamo ancora vivi!

All’inizio del terzo set l’inerzia sembra tutta per l’Italia tanto che Cilic si fa breckare subito a zero. Tuttavia il croato ha una reazione d’orgoglio , riprendendo subito il break e portandosi avanti 2-1.
Nel settimo game sul 3-3 arriva la svolta: Jannik ha sempre più i piedi dentro al campo e picchia a più non posso sulla diagonale sinistra costringendo Cilic alla resa : è il break decisivo e il Pala-Alpitour adesso è una bolgia. Sinner ora è un treno in piena corsa, inarrestabile e competa l’opera facendo esplodere di gioia la panchina azzurra e con essa l’intero palazzetto.
L’orchestrina croata non suona più, magari riprenderà a cantare per il doppio balcanico fortissimo.
Ma c’è un ragazzo giovane, biondo e italiano. Fortissimo. E che vuole l’ultima parola.

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