Roland Garros 2019: conferme, delusioni, sorprese - Pagina 2 di 5

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Roland Garros 2019: conferme, delusioni, sorprese

Seconda parte di analisi dell’ultimo Slam: da Anisimova a Martic, da Halep a Stephens, da Williams a Osaka, chi ha stupito e chi deluso al Roland Garros

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Amanda Anisimova - Roland Garros 2019 (foto via Twitter @rolandgarros)
 

Johanna Konta
Sul piano strettamente tecnico penso che Johanna Konta sia stata la maggiore sorpresa della stagione 2019 sul rosso. Questi i suoi risultati: finale a Rabat, secondo turno a Madrid (sconfitta da Halep) finale a Roma, semifinale a Parigi. Eppure fino allo scorso anno il rendimento in carriera su terra era ampiamente inferiore rispetto a quello su tutte le altre superfici: una percentuale di vittorie del 56,9% (58 vinte, 44 perse) contro il 65,0% (267/144). Invece quest’anno su terra ha vinto 15 match a fronte di solo 4 sconfitte, per una percentuale del 78,4%. Come si può passare dal 56,9% al 78,4% a 28 anni compiuti?

Fatico a trovare una spiegazione certa e convincente. In attesa di scoprire se si confermerà anche nei prossimi anni, l’ipotesi che mi sembra più plausibile è che Konta abbia compiuto un processo simile a quello di Sharapova, che con il passare delle stagioni ha saputo affrontare la terra rossa facendo leva non solo sulla proverbiale intensità agonistica ma anche sulla potenza. Konta ha trovato a Roma e Parigi condizioni umide e piovose che hanno reso il campo pesante e in quei tornei ha vinto tre volte contro Top 10 (Bertens e due volte Stephens). La forza fisica e la capacità di spingere la palla non sono mai mancate a Johanna, che ha ottenuto la più importante vittoria della carriera a Miami 2017, su un campo in cemento lento, che ugualmente richiede la capacità di spingere in proprio per ottenere vincenti. En passant: anche Ashleigh Barty prima del successo a Parigi aveva vinto nel 2019 proprio a Miami. Forse è un caso, forse no.

A queste doti fisico-tecniche che definirei strutturali, Konta ha aggiunto un periodo in cui il servizio ha funzionato a livelli molto alti: non solo con la prima ma anche con la seconda palla, e in questo modo ha governato lo scambio con una frequenza superiore a quella che normalmente associamo al tennis su terra. Grazie a questi punti di forza si è fatta strada a Parigi. Superati i primi due turni (Lottner e Davis), ha poi stupito non tanto per le vittorie in sé, ma per lo scarto con cui ha sconfitto Kuzmova e Vekic lasciando appena nove game totali alle avversarie (6-2 6-1 e 6-2 6-4).

 

Il picco di gioco è stato senza dubbio il quarto di finale, nel quale ha lasciato solo cinque giochi alla finalista dello scorso anno Sloane Stephens (6-1 6-4). Sei ace, due doppi falli e un saldo finale tra vincenti/errori non forzati di +12 (25/13). Ma forse il dato più impressionante è questo: i 25 vincenti ottenuti sono il 41% dei 61 punti totali che sono occorsi a Johanna per vincere il match; una percentuale ben oltre la media di una normale partita. Come dire che era in una di quelle giornate di grazia in cui è quasi impossibile perdere.

Una prestazione del genere è stata sicuramente una grande iniezione di fiducia, ma nascondeva una insidia: trasformava Konta nella chiara favorita della semifinale contro Vondrousova, ribaltando lo schema psicologico dei match precedenti. Ricordo che Konta era testa di serie numero 26 e quindi non le veniva chiesto di vincere per forza contro avversarie classificate davanti a lei come Vekic (tds 21) e soprattutto Stephens (tds 7).

Dopo l’exploit contro Sloane, la situazione di Johanna è dunque diventata più impegnativa; aveva tutto da perdere nel confronto con Vondrousova, che oltre tutto aveva già battuto a Roma qualche settimana prima. Alla lunga questa situazione ha pesato sul piano mentale: in vantaggio in tutte e due i set (sul 5-3), Johanna ha faticato a mantenere la stessa qualità di gioco nei game decisivi. La conseguenza è stato un aumento degli errori non forzati: il rovescio è diventato più strappato e meno preciso, mentre il dritto ha lasciato trasparire il fatto che sia il colpo più costruito e un po’ meno affidabile del suo repertorio. Risultato: Vondrousova ha rimontato in entrambi i set (7-5, 7-6), concludendo così il torneo di Konta al penultimo atto.

Dopo questo rendimento su terra così positivo, ora Johanna trova l’erba, una superficie sulla carta ben più favorevole, ed è quindi una delle giocatrici da tenere d’occhio in vista di Wimbledon.

a pagina 3: Petra Martic

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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International Hall of Fame: Cara Black la più votata dai tifosi di tennis

Cara Black, dieci volte campionessa di Slam in doppio e misto, ha superato Ana Ivanovic e Carlos Moya nel voto popolare

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International Hall of Fame - Newport (foto Ubitennis)

Gli appassionati di tennis hanno espresso il loro giudizio: Cara Black, la dieci volte campionessa di Slam in doppio e doppio misto, merita di essere inserita nell’International Tennis Hall of Fame. La campionessa zimbabwese ha preceduto Ana Ivanovic e Carlos Moya.

Votazione di grande successo, con decine di migliaia di tifosi ad aver votato, provenienti da 150 paesi.

Il giudizio degli appassionati di tennis  è solo una componente del multiforme processo elettorale della Hall of Fame. Oltre al voto dei tifosi, ci sarà la votazione dei giornalisti di tennis, degli storici e degli Hall of Famers.

 

Ciascun candidato riceverà punti percentuali in base al gruppo di provenienza dell’elezione. Black riceverà tre punti percentuali in più, Ivanovic due punti percentuali in più, Moya guadagnerà un punto percentuale in più. “La votazione dei tifosi è giunta al suo quinto anno e rappresenta un tassello importante nel motore di questo sport. Il numero elevato dei votanti e la loro provenienza da tutto il mondo testimonia quanto affetto c’è per questa disciplina”, afferma Todd Martin, CEO, International Tennis Hall of Fame

Durante i suoi 17 anni di carriera, Black ha vinto 60 titoli WTA di doppio, di cui tre a Wimbledon e uno agli Australian Open e agli US Open. Con 163 settimane in testa alla classifica di doppio della WTA, Black è dietro solo a Martina Navratilova e Leizel Huber di tutti i tempi. Nel doppio misto, è tra le giocatrici più affermate della storia, conquistando cinque titoli importanti con due partner. Black è una delle sole tre donne nell’era Open ad aver ottenuto un Career Grand Slam nel doppio misto.

Sono orata del giudizio dei tifosi e del loro voto. Essere inseriti nella International Tennis Hall of Fame è  un traguardo che tutti i tennisti vorrebbero tagliare”, afferma Cara Black.

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