Lorenzi ha ancora voglia: "Giocherò almeno fino a dicembre 2020"

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Lorenzi ha ancora voglia: “Giocherò almeno fino a dicembre 2020”

A 37 anni il senese, trapiantato negli USA, non ha ancora intenzione di smettere. “Al termine della prossima stagione prenderò una decisione”

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Paolo Lorenzi - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

da Umago, il nostro inviato

Tentazione di mollare: prossima allo zero. Altrimenti non si vivono giornate come quella di ieri, cinque ore in campo tra singolare e doppio. Dal caldo pomeridiano all’umidità della sera di Umago. “Nulla di straordinario, ci alleniamo per questo“, sorride. Paolo Lorenzi da queste parti si sente particolarmente a suo agio: presenzia per l’ottava volta e vanta una finale, nel 2017 (anno del suo best ranking, 33), persa contro Andrey Rublev.

Nel pomeriggio sul campo 1 ha dovuto lottare anche contro il caldo per avere la meglio sul tedesco Torebko, 384 ATP, onesto mestierante venuto su dalle qualificazioni. Paolino l’ha risolta al tie break del terzo set (sei punti di fila per risalire da 1-3), quando il fisiologico logorio fisico è sembrato toccarlo meno rispetto al più giovane avversario. Agli ottavi troverà Laslo Djere, numero tre del seeding e 33 ATP, superato dall’azzurro nel primo turno di Wimbledon appena un anno fa (ma avanti complessivamente 4-3 nei precedenti).

Non credo di aver giocato una grandissima partita, ma sono contento di aver passato il turno – ci racconta con grande disponibilità prima di rientrare in hotel a ridosso della mezzanotte -, mi dispiace invece per il doppio, perché siamo stati comunque bravi“. In coppia con Fabbiano (“ci alleniamo spesso insieme, ci abbiamo provato“, svela) sono riusciti a portare al super tie nel derby tutto italiano i più collaudati Bolelli-Fognini. A 37 anni e con qualche acciacco alle spalle, Lorenzi sembra però ancora divertirsi.

Nella sua programmazione più immediata c’è il 250 di Gstaad in Svizzera, poi i Challenger di Sopot, Manerbio e Cordenons. Nessuna voglia di appendere la racchetta al chiodo, ci confida: “Andrò avanti almeno fino a dicembre 2020, al termine della prossima stagione prenderò una decisione. Quando gli anni saranno 39. E la voglia di sudare, allenarsi e stressare muscoli e articolazioni ogni giorno andrà ragionevolmente misurata.

 

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Il brasiliano Joao Souza è stato squalificato a vita per aver truccato delle partite

Il n. 742 del mondo Joao Souza è stato squalificato a vita dalla ITF con l’accusa di match-fixing

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Dopo un silenzio durato più di otto mesi la Tennis Integrity Unit, che nell’aprile del 2019 aveva annunciato una sospensione poi rientrata ai danni di Joao Souza, è tornata ad esprimersi sulla questione e lo ha fatto nel modo più duro possibile. Il giocatore brasiliano, ex numero 69 nel 2015 e ora oltre la settecentesima posizione (ora è 742), è stato squalificato a vita da qualsiasi competizione ITF e ATP. Un’indagine condotta dalla TIU – organo che ha il compito di investigare sulla regolarità degli incontri ufficiali – ha rivelato che tra il 2015 e il 2019 Souza è stato coinvolto in partite combinate in alcuni Challenger e Futures in Brasile, Messico, Stati Uniti e Repubblica Ceca. Il diretto interessato è stato ascoltato a inizio mese a Londra e sabato sono arrivate le disposizioni da parte della International Tennis Federation che prevedono appunto un’esclusione a vita dai tornei di tennis e una multa di $200.000.

Evidentemente il curioso passo indietro di TIU dello scorso anno non era dovuto a un’assenza di dolo, tanto che da quella data in poi Souza non ha più giocato una partita e dunque l’ultimo match della sua carriera rimarrà la vittoria del 17 aprile 2019 contro Mohamed Safwat (6-3 6-4) al secondo turno del torneo messicano ITF San Luis Potosi, seguita da un ritiro prima di scendere in campo al turno successivo. L’accusa, rappresentata dal consigliere-auditore anti-corruzione Richard McLaren, ha ritenuto il 31enne Souza colpevole di non aver denunciato i tentativi di corruzione subiti, di non aver collaborato all’indagine – con l’aggravante della distruzione di alcune prove – e di aver indotto altri giocatori a non fare del proprio meglio. Questa è la prima squalifica a vita comminata dalla ITF dopo quella del 2018 inflitta ai gemelli Alekseenko e, nel novembre dello stesso anno, a Daniele Bracciali.

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Australian Open, il punto sugli ottavi. Due gli esordienti, non domina nessuna nazione

In Australia gli ottavi di finale sono serviti: ecco una panoramica geo-anagrafica dei protagonisti maschili e femminili. Comandano gli Stati Uniti con tre donne… e nessun maschietto

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

A Melbourne sta per chiudersi la prima settimana del primo Slam stagionale e i tabelloni maschili e femminili si sono allineati al quarto turno. Se tutti i sedici tennisti ancora in gioco avevano già raggiunto gli ottavi almeno una volta nei tornei major, tra le donne ci sono due esordienti che rispondono ai nomi di Maria Sakkari e Ons Jabeur.

Nel tabellone femminile sono 12 le teste di serie in corsa (una in meno della passata edizione) e soltanto gli Stati Uniti possono vantare più di una rappresentante al quarto turno; sono in tre, comunque in calo rispetto al 2019 quando erano addirittura in cinque, ma nessuna di loro ce l’ha fatta a ripetersi quest’anno. Quest’anno è il turno di Riske, Kenin e Gauff, tutte all’esordio agli ottavi qui in Australia.

Le altre contendenti provengono da Cina, Grecia Tunisia, Australia, Estonia, Rep.Ceca, Russia, Germania, Romania, Belgio, Polonia, Olanda e Spagna; in calo troviamo la Rep. Ceca e la Russia dove pesano le assenze di Pliskova e Sharapova. Anagraficamente, osserviamo che l’età media è di 25.1 e a tenerla così bassa contribuisce soprattutto il duo a stelle e strisce composto da Gauff, 15 anni, e Kenin, 21, che si affronteranno proprio l’una contro l’altra nel prossimo turno, oltre alla 18enne polacca Iga Swiatek che giocherà il secondo ottavo negli ultimi quattro Slam disputati (ci era riuscita anche a Parigi).

 

[1] Barty vs [18] Riske
[22] Sakkari vs [7] Kvitova
Gauff vs [14] Kenin
Jabeur vs [27] Q. Wang

[28] Kontaveit vs Swiatek
[16] Mertens vs [4] Halep
Muguruza vs [9] Bertens
[17] Kerber vs [30] Pavlyuchenkova

La cinese Qiang Wang prosegue la sua striscia positiva negli Slam e dopo aver raggiunto per la prima volta i quarti a New York lo scorso agosto, ottiene il suo miglior piazzamento anche in Australia (primo ottavo a Melbourne). A raggiungere lo stesso risultato qui per la prima volta troviamo anche l’olandese Kiki Bertens, che forse in carriera si è svegliata un po’ tardi ma ora sta cercando di recuperare il tempo perduto.

IL TABELLONE MASCHILE – Spostandoci tra gli uomini invece le uniche due nazioni ad avere due rappresentanti sono la Svizzera e la Russia (entrambe in miglioramento rispetto allo scorso anno). Gli altri dodici sono un tedesco, un australiano, uno spagnolo, un austriaco, un francese, un italiano, uno statunitense, un ungherese, un canadese, un croato, un serbo e un argentino. Scende la Croazia che lo scorso anno oltre a Cilic poteva contare anche su Coric, e soprattutto la Spagna che nel 2019 ha potuto vantare tre giocatori agli ottavi: Nadal, Bautista e Carreno-Busta, quest’ultimo eliminato proprio da Nadal.

L’età media tra gli uomini è parecchio più alta – 28.7 – con ben sette giocatori su sedici oltre i 30 anni. Più esperienza vuol dire anche più teste di serie rispetto alle donne: sono in 13 infatti ad essere arrivati fino agli ottavi (comunque una in meno rispetto al 2019). Fucsovics e Sandgren sono i meno avvezzi a questi tipi di palcoscenici ma hanno una particolare predilezione per questo torneo, dove vantano il miglior risultato Slam della carriera: l’ungherese aveva raggiunto gli ottavi a Melbourne nel 2018 (sconfitto da Federer) mentre Sandgren, sempre quell’anno, aveva fatto ancora meglio raggiungendo i quarti dopo aver battuto Thiem. Ci auguriamo che Fognini, il suo prossimo avversario, possa impedirgli questa volta di ripetersi.

[1] Nadal vs [23] Kyrgios
[10] Monfils vs [5] Thiem
[4] Medvedev vs [15] Wawrinka
[17] Rublev vs [7] A. Zverev

Sandgren vs [12] Fognini
[3] Federer vs Fucsovics
[32] Raonic vs Cilic
[2] Djokovic vs [14] Schwartzman

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Kyrgios: “A Wimbledon gli ho detto ‘too good’. Tra me e Nadal rispetto reciproco”

Grande soddisfazione per Kyrgios dopo la maratona con Khachanov. Con un occhio particolare all’ottavo contro Nadal

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Una partita durissima tra Nick Kyrgios e Karen Khachanov, con il tennista australiano capace di riacciuffare per i capelli una partita che nel quinto set sembrava essergli sfuggita di mano. Sulla ‘sua’ Melbourne Arena, e soprattutto nell’Australia Day, l’impresa è stata possibile. “È stata una delle partite più pazze che abbia mai giocato, ho avuto un match point in ognuno dei tre set finali. […] Nel quinto ho cominciato a pensare un game alla volta, se ce l’ho fatta è soprattutto grazie al mio team“. Non sembra esserci alcuno strascico dal punto fisico, a differenza di quanto palesato nel primo set: “I glutei stanno bene e anche la mano (che si era insanguinata ndr) […] domani mi prenderò un bel giorno di riposo“.

Nonostante la grande prestazione, non stupisce che la conferenza stampa abbia avuto per argomento principale la prossima sfida contro Rafa Nadal. “Sono eccitato di poter giocare sul campo di casa contro uno dei migliori. Non ci conosciamo bene, non saprei dire com’è di persona. Non ho mai detto che lo odio, anzi è un grandissimo tennista, penso sia una persona ok […] Penso che tra me e lui ci sia una sorta di rispetto reciproco“.

Il tennista australiano non nasconde però la sua ammirazione per il Nadal giocatore: “Tutti sanno come gioca, ma lui esegue i suoi pattern a un livello talmente alto che non puoi farci niente. […] A Wimbledon dopo la sconfitta l’ho guardato negli occhi e gli ho stretto la mano dicendogli ‘too good’“. Nota finale per l’Australia Day e per il triste argomento degli incendi che hanno dilaniato la sua terra. Kyrgios è stato uno dei protagonisti principali della raccolta fondi “Ace for bushfire relief”. “Per me (essere australiano, ndr) è tutto, specie in una serata del genere, sentivo di essere spinto ad ogni punto dal pubblico. Ma non dimentico la devastazione che sta continuando ad accadere, nonostante sia l’Australia Day“.

 

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