Berrettini, sguardo alle Finals: i bookmaker ci credono

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Berrettini, sguardo alle Finals: i bookmaker ci credono

La qualificazione dell’azzurro per Londra viene ritenuta possibile, anche se la strada è ancora lunga. E per il 2020, si ragiona di top ten

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Le prospettive di Matteo Berrettini nel finale di stagione sono finite sotto l’occhio vigile dei bookmaker. Nel mirino c’è la possibile partecipazione dell’azzurro alle Finals, traguardo che – fino a qualche tempo fa, guardando a casa nostra – sembrava più alla portata dell’acciaccato Fabio Fognini. La Race to London invece dice che il romano (balzato al 13 del mondo dopo la semifinale dello US Open) è pienamente in corsa per un posto alla O2 Arena.

L’ingresso tra i primi otto viene proposto sulla lavagna Matchpoint a 1,72. La quota di un evento ritenuto probabile, per quanto ci sia ancora molta strada da percorrere. In realtà Berrettini – guardando il più recente aggiornamento della Race – è davvero a un passo dall’ottavo posto (ultimo utile, al netto di ingressi da riserva), ma non è il solo a poter ambire a questo prestigioso traguardo. Alle spalle di Kei Nishikori – a oggi, l’ultimo avente diritto – ci sono infatti quattro antagonisti raccolti in appena 100 punti, tra cui il campione uscente della O2 Arena Alexander Zverev.

PENSIERO STUPENDO – La corsa – come evidenzia l’ATP in questa grafica, in giallo i qualificati certi – è chiaramente aperta anche a David Goffin e Gael Monfils, con i risultati dei prossimi tornei che faranno la differenza in tal senso. Le carte potranno essere ancora ampiamente mischiate. Berrettini – che la prossima settimana sarà di scena a San Pietroburgo – si è soffermato proprio nelle ultime ore sull’argomento parlando a SKY: “Era impensabile parlare del Masters prima dello US Open, ora sono in ballo e il pensiero ci va, (…) ma anche se non dovessi riuscire ad andare a Londra resterebbe comunque una stagione pazzesca“. La programmazione del numero 13 del mondo prevede ora, dopo la trasferta russa, gli appuntamenti asiatici di Pechino e Shanghai e il ritorno in Europa passando da Vienna a Bercy.

 

SOGNO TOP TEN – Sulla scrivania dei bookmaker, l’attuale numero due d’Italia ci è finito anche in proiezione 2020: è sempre Matchpoint – come riferisce l’agenzia specializzata Agipronews – a valutare un suo possibile ingresso in top ten nella prossima stagione. Vederlo dal quinto al decimo posto del ranking raddoppierebbe la giocata (2,10), più complesso il salto nelle prime quattro posizioni proposto a 16. Il numero uno ATP, al momento soltanto un sogno, viene proposto a 200.

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Lotto Mirage 100, la scarpa di Matteo Berrettini

Leggerezza, stabilità e ammortizzazione. Sono questi i punti forti della calzatura top di gamma del brand trevisano. Un mix vincente come testimonia il grande 2019 del tennista azzurro

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Dall’essere uno dei tanti volti nuovi del circuito a qualificarsi per le ATP Finals: il 2019 di Berrettini è stato un viaggio fantastico. E si sa che per qualunque avventura bisogna munirsi di scarpe confortevoli e, in questo caso, anche estremamente performanti. Mirage 100, modello top di gamma di Lotto, celebre marchio di abbigliamento sportivo veneto, è stata la calzatura indossata dal giovane tennista romano durante questa sua fantastica stagione. Berrettini già da diversi anni è sponsorizzato da Lotto, in un binomio all’insegna della modernità e dell’italianità. Che quest’anno, grazie anche a Mirage 100, è diventato ancora più vincente. 

La scarpa è stata sviluppata dal brand trevisano in collaborazione con i suoi tennisti di punta tra i quali spiccano, oltre a Berrettini, l’ex finalista di Wimbledon Kevin Anderson, il georgiano Nikoloz Basilashvili, il serbo Laslo Djere e la belga Elise Mertens. Per soddisfare le esigenze di questi giocatori di vertice ma anche degli appassionati più assidui, Mirage 100 risponde a tre caratteristiche chiave di una calzatura da tennis: leggerezza, stabilità e ammortizzazione. La leggerezza è dimostrata dal peso contenuto, solamente 350 grammi per una taglia 42. La stabilità è garantita da una nuova geometria della suola e da una gabbia di contenimento in Kurim multistrato che facilità i cambi di direzione. L’ammortizzazione è fornita dalla tecnologia brevettata SynPulse, che restituisce energia e spinta.

Ai piedi di Berrettini e degli altri atleti sponsorizzati Lotto, sono state viste molteplici colorazioni di Mirage 100 durante questa stagione: bianco e blu navy, blu navy e verde mela, arancione e bianco, verde oliva e giallo. Tutte dal look moderno e accattivante. Tutte disponibili sul sito ufficiale di Lotto. Così come sono disponibili due diverse versioni a seconda della superficie: una per campi in terra con geometria Herringbone che permette maggiore durabilità e una per i campi veloci. Naturalmente c’è anche la Mirage 100 per donne, con colori più tenui: corallo e grigio, viola e rosa, azzurro e bianco. Il prezzo al pubblico è di 140 euro, in linea con quello di altre calzature top di gamma nel mercato.

Insomma, Mirage 100 una scarpa pensata per chi non vuole lasciare nulla al caso, senza cedere a compromessi tra leggerezza, stabilità e ammortizzazione. Una scarpa ideata insieme a professionisti di altissimo livello ma perfetta per ogni agonista che dà il massimo sul campo da tennis. E che, per un giorno, si vuole sentire come Berrettini. 

 

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Nadal batte Tsitsipas ed elimina Medvedev, poi va fuori anche lui

LONDRA – Quasi tre ore di gran tennis tra Nadal e Tsitsipas, che gioca alla morte nonostante la qualificazione in tasca. Il russo è eliminato… ma era anche l’unica speranza di Rafa

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[1] R. Nadal b. [6] S. Tsitsipas 6-7(4) 6-4 7-5 da Londra, il nostro inviato

Nel Colosseo contemporaneo della vecchia Londinium, l’erede del dio Hermes – in arte Stefanos Tsitsipas – non è tipo da far calcoli per evitare Federer in semifinale o eliminare Rafa dal torneo. Ha giocato alla grande, senza risparmiarsi mai, vincendo il primo set al termine di un tie-break giocato meglio di Nadal, che aveva molte più motivazioni perché era l’unico che non poteva perdere, e resistendo ai continui tentativi di break di Rafa nei due set successivi. Resistendo strenuamente ma poi cedendo in entrambi i parziali al diavolo iberico che davvero non muore mai. Nadal, che dopo aver fatto una figura pessima con Zverev e aver vinto con orgoglio e tanta fortuna – come da lui subito riconosciuto – con Medvedev (ora definitivamente fuori), ha giocato uno dei match più belli della sua stagione, considerando il periodo dell’anno a lui non favorevole (sia per l’età sia per quest’ultimo fattore, è venuto a rete 33 volte facendo il punto in 28 occasioni). E’ la 128° vittoria del mancino di Manacor senza concedere palle-break (per Federer le vittorie senza palle-break concesse sono 209).

 

Una benedizione anche per l’ATP, Associazione Totalmente Pasticciona, che ha potuto premiare col trofeo di n.1 dell’anno un giocatore che se non avesse vinto avrebbe ritirato il premio da eliminato. Anzi, un rumor autorevole in sala stampa sosteneva che Nadal non avrebbe ritirato il trofeo del n.1 del mondo se avesse perso. Chris Kermode alla fine ha potuto consegnargli un premio che Rafa riceve per la quinta volta, esattamente come Djokovic e Federer: fanno 15 anni da n.1 dei Fab Three, che diventano 16 dei Fab Four se includiamo Murray nel 2016. Ovvero tutte le stagioni dal 2004 di Federer ad oggi. L’ultimo n.1 prima dell’avvento dei marziani è stato Andy Roddick, che nel 2003 ha concluso l’interregno della durata di cinque anni tra Sampras e Federer.

PRIMO SET – Nel primo set Rafa è stato bravo a prendere la rete ogni volta che serviva, vincendo 8 punti su 10 al net. Il set alla fine lo ha perso non per via di un saldo vincenti-gratuiti negativo (-5), con Tsitsipas perfettamente in equilibrio (13 vincenti e altrettanti non forzati), né perché la sua seconda di servizio sia stata peggiore di quella, eccellente, dell’avversario (71% di punti vinti), ma semplicemente perché il greco ha giocato meglio il tie-break. Stefanos avanti 4-2 viene subito recuperato (4 pari), ma Rafa subisce un mini-break che manda il greco 5-4 con due servizi per chiudere. Ace sul primo set-point e Grecia avanti.

Stefanos Tsitsipas, esultanza – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SECONDO SET – Nel secondo parziale sul 2 pari ecco le prime due palle break di tutta la partita, che capitano sulla racchetta di Nadal: Tsitsipas però annulla da vero campione, la prima con un dritto in uscita dal servizio di controbalzo alla Federer o quasi (Rafa aveva infatti risposto molto profondo), la seconda battendo Nadal nel palleggio, segnale non da poco in termini di personalità. Due giochi più tardi il n.1 ATP 2019, che non può perdere, sale subito 0-30 ma grazie all’esplosività dei suoi colpi Stefanos aggancia e cancella il terzo break-point, per poi chiudere con un ace. Ora il match è molto bello perché nei turni di servizio del n.6 del mondo può capitare di tutto, in un attimo si passa dal possibile break Rafa alla conferma della battuta di Stefanos, ma spessissimo alla fine di grandi colpi piuttosto che di errori. Il tutto in un contesto da Colosseo contemporaneo dove Cesare e il pubblico sono per Rafa e vorrebbero indicare il pollice verso al greco, perché significherebbe tenere vive le speranze di Federer-Nadal in semifinale (per completare il puzzle serve però che Medvedev batta Zverev).

A forza di dai e dai però, il signor Nadal va a segno alla quinta palla break a sua disposizione. Succede sul 4 pari, nel quarto turno di servizio del set in cui il greco è costretto ai vantaggi. Sul 30 pari, Rafa prende le redini dello scambio con la risposta e lo chiude con uno smash da metà campo, per poi chiudere il set 6-4. Pubblico in visibilio.

N.1 MA QUASI ELIMINATO – Già fino a qui non si è trattato di robetta, ma il terzo set è stato un alternarsi di grandi colpi tra le versioni migliori di Tsitsipas e Nadal di questo periodo dell’anno. Il rovescio magnifico a coprire tutto il campo di Stefanos e il dritto lungo linea dei tempi d’oro con cui Rafa lambisce un frammento di riga valgono da solo il prezzo del biglietto, ma c’è molto di più e il meraviglioso equilibrio si rompe sul 5 pari, quando la quinta palla break del set per Rafa (nessuna per Tsitsipas, che peraltro non sta affatto demeritando) viene trasformata. Dopo 2 ore e 48 minuti Rafa serve per la speranza di andare in semifinale e non fallisce, aggiudicandosi il set con 17 vincenti (di cui 9 a rete) e 9 gratuiti nel terzo set, poi ritira il trofeo del n.1. Stasera però sarà un tifoso qualunque di Medvedev. Un tifoso qualunque che potrebbe non essere protagonista dei due giorni decisivi delle Finals dopo essere stato celebrato qui come primo del mondo.

Rafael Nadal con il trofeo del numero 1- ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi
Gruppo Agassi, day 1le vittorie di Tsitsipas e Zverev
Gruppo Agassi, day 2:le vittorie di Tsitsipas e Nadal
Il ranking ATP aggiornato

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Editoriali del Direttore

Un Federer fenomenale tira la volata a Nadal. Djokovic sconta le troppe pressioni

Un pubblico ostile, quasi crudele. L’anno del serbo resta nettamente migliore di quello dello svizzero. Berrettini chiude in bellezza con Thiem, ma fu vera gloria?

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Roger Federer e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Video sponsorizzato da BARILLA

da Londra, il direttore

C‘erano volute “a couple of weeks”, qualcosa più di due settimane, stando alle parole pronunciate da Roger Federer qui a Londra nei giorni scorsi, per smaltire la cocente delusione di quei due matchpoint mancati nella finale maratona di Wimbledon vinta da Djokovic al tiebreak giocato sul 12 pari del quinto set. Ma secondo me sono state pure più di due. A 38 anni non sai mai se certe occasioni si ripresenteranno. “Tanta acqua è passata sotto i ponti da quella finale e mi piace l’idea di rigiocare di nuovo contro Novak con la possibilità di prendermi la rivincita, in fondo quella partita l’ho persa per due punti, lui avrà un tantino più fiducia di me, ma io non ne ho poca” aveva detto Roger. Parole abbastanza inconsuete per Federer, che di rivincite non ho forse mai sentito parlare.

Certo è che, considerando che Roger non aveva più battuto Novak da quattro anni, dal Masters 2015 qui, chi aveva più da perdere era certamente Novak. Avevo incontrato Greg Rusedski, l’inglese del… Canada, ex n.4 del mondo, che mi aveva detto: Tutta la pressione sarà su Novak perché lui è l’unico dei due a cercare di chiudere l’anno da n.1 e per riuscirci deve battere Roger e vincere questo torneo spodestando così Nadal. Vincendolo eguaglierebbe anche i 6 Masters vinti in carriera da Roger. Si gioca, insomma, tante cose tutte insieme, e in un round robin, sapendo che se perde è anche eliminato dal torneo…”.

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Fatto sta che a fronte di un Federer che ha giocato, e soprattutto servito in maniera straordinaria – le statistiche del primo set, che è quello ha influenzato il trend del match, sono impressionanti: 83% di prime palle pur avendo cercato l’ace (ne ha fatti 8 in 5 game), 16 punti su 19 quando ha messo la prima, 4 punti su 4 le sole volte che ha messo la seconda! Insomma Roger ha ceduto la miseria di 3 punti in cinque turni di servizio – un Djokovic incredibilmente nervoso, capace di regalare un break già nel terzo gioco (dopo aver salvato una pallabreak nel primissimo game) con ben due doppi falli, ha giocato una partita che il mio amico Vuk Brajovic ha sentito definire alla tv serba come “assolutamente catastrofica!”. “E non so spiegarmi perché, dopo tante partite contro Roger – quella di ieri era la n.49 – io non riuscissi proprio a leggere il suo servizio!.

Beh, una cosa del genere, detta dal migliore ribattitore del mondo, fa davvero impressione. E impressionatissimi erano, a fine match, anche due ex capitani di Coppa Davis della Svizzera che hanno conosciuto Roger fin da quando era un ragazzino, Marc Rosset e Claudio Mezzadri, dei quali potete ascoltare le interessanti interviste audio che ho loro fatto. Nonostante le mille partite di Roger che hanno visto e seguito, erano anch’essi stupiti per il livello della performance, tecnica e anche atletica esibita da quel fenomeno di oltre 38 anni. Val la pena ascoltarli.

Così come val la pena sottolineare che a non aver dimenticato i due matchpoint mancati da Roger all’All England Club, c’erano anche tutti gli spettatori della 02 Arena. Il tifo che hanno fatto per il loro eroe, vittima ingiusta ai loro occhi di fan quattro mesi fa, è stato rumoroso e a tratti aggressivo, come a voler far scontare a Nole quella vittoria che li aveva tutti feriti. Un tifo esagerato, a tratti quasi crudele, che mi ha portato a simpatizzare per il serbo trafitto da mille frecce, più di San Sebastiano.

Con questo exploit, ad ogni modo, Roger al momento ha certo reso felice oltre a se stesso anche Rafa Nadal ancor prima dello scontro del maiorchino con Tsitsipas. Il duello del maiorchino con il greco sarà ininfluente per la quinta leadership ATP di fine anno. Nadal sarà sul trono del tennis per la quinta volta, così come ci sono stati cinque volte Federer e Djokovic. È impressionante pensare che negli ultimi 16 anni ci sono stati solo loro con la corona sulla testa, con l’unica intromissione di Andy Murray nel 2016.

Il match Nadal-Tsitsipas sarà invece importante per l’ambizione di Rafa di raggiungere il traguardo delle semifinali di uno dei pochissimi tornei che il maiorchino non ha mai vinto. Rafa, si diceva già ieri, non ha il destino nelle sue mani: deve sperare, oltre che nella propria, anche in una vittoria di Medvedev su Zverev dal quale era stato battuto. In questa duplice combinazione Rafa terminerebbe il suo round robin al primo posto. Altrimenti sarebbe fuori (come direbbe Briatore).

Invece nell’altro gruppo Roger Federer è già sicuro di chiudere al secondo posto, alle spalle di Thiem la cui sconfitta con il nostro Berrettini non lo ha minimamente penalizzato, al di là dei 192.000 euro spettanti al vincitore di ciascun match. Ergo Federer incontrerà in semifinale Tsitsipas oppure, un tantino meno probabilmente secondo me, Nadal. Magari sbaglio ma mi pare improbabile che si verifichino entrambe le ipotesi: Nadal che batte uno Tsitsipas che mi è parso in forma smagliante e Medvedev che lotta per battere Zverev quando anche vincendo non potrebbe comunque qualificarsi per la semifinale.

 
Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Chiunque gli capitasse di fronte… se Roger giocasse come ha giocato ieri il favorito della semifinale prima e del torneo poi, sarebbe proprio lui. Ciò anche se si è ben visto che nessuna giornata è mai uguale all’altra. Roger aveva giocato maluccio con Thiem e solo un po’ meglio, ma non benissimo (salvo che al servizio) con Berrettini. Come cambiano le cose, i pronostici, nell’arco di un giorno o due, financo di poche ore. Ieri pomeriggio, quando avevo chiesto al collega svizzero dell’agenzia Sportcenter Christian Despont, un suo pronostico sul duello più atteso della quinta giornata de Masters. Aveva scosso un po’ la testa e poi detto: “60% Djokovic, 40% Federer”. Dello stesso parere l’altro svizzero Mathieu Aeschmann. E voi che credete che i pronostici li sbagli solo Scanagatta!

Djokovic si è presentato in sala stampa comprensibilmente deluso, direi abbacchiato. Quest’anno niente cioccolatini per la stampa. Era diventata una tradizione a questo Masters, ma ieri sera per lui non c’era proprio niente da celebrare. Anche se, non dimentichiamolo, Novak chiude l’anno 2019 – prima della settimana di Madrid per la Coppa Davis – con un percorso da far invidia a tutti quanti. E cioè con all’attivo due Slam, in Australia e a Wimbledon, due Masters 1000, Madrid e Bercy, più un 500 a Tokyo. Chiude inoltre da n.2 del mondo. Oggi lui che aveva fatto la bocca al n.1 lo avverte come uno smacco, ma insomma allora Federer che dovrebbe dire? Non ha vinto neppure uno Slam quest’anno, è dietro Djokovic, terzo, nel ranking ATP, grazie ai quattro tornei vinti, Dubai, Miami, Halle e Basilea. Vincesse questo Masters conquisterebbe l’alloro più pregiato.

Mi sembra giusto chiudere questo editoriale di giornata plaudendo a Matteo Berrettini. È riuscito dove avevano fallito Panatta e Barazzutti e poco importa il fatto che Thiem, giustiziere nei giorni scorsi tanto di Federer che di Djokovic, fosse già sicuro di un posto in semifinale contro il n.2 dell’altro gruppo. C’è l’ombra di una motivazione un po’ più appannata nell’austriaco – fino a che punto è stata vera gloria? Questa formula ha sempre dato adito a dubbi – ma i precedenti fra Thiem e Berretto, vincitore a Shanghai e sconfitto a Basilea, e direi forse ancor più quella battaglia in quattro set al Roland Garros 2018 quando Matteo non era davvero quello di oggi e Dominic era invece già specialista affermato della terra rossa (due semifinali e due finali a Parigi negli ultimi quattro anni), mi fanno credere che fra i due ci possa essere gara, a prescindere dall’attuale equilibrio statistico: 2 a 2.

Matteo ha servito benissimo, salvo che sul 5-4 quando ha giocato un game davvero brutto. Gli è capitato più volte quest’anno, quando doveva chiudere un set o un match. Il suo coach mentale, Stefano Massari, lo affianca anche per evitare che queste situazioni si ripetano. Mentre coach Vincenzo Santopadre dovrà aiutarlo a migliorare in quelle carenze risapute e indicate nei giorni scorsi anche da Federer in persona: rovescio (per quanto ieri ne abbia giocati alcuni altamente spettacolari, due vincenti strappa-applausi perfino ad una mano), risposta e gioco di piedi. E magari ci sarebbe da migliorare anche la volée di dritto sulla palla calante che lascia calare troppo per mettersi di fianco e poi accarezzarla senza spingerla a sufficienza. Gliene ho viste sbagliare, di facili, contro Federer a Wimbledon e qua, contro Thiem.

Ma non c’è dubbio che Matteo sia sulla buona strada, se non commetterà l’errore di montarsi la testa. Il suo ambiente, molto sano, pare in grado di garantire che ciò non accadrà, però se nel calcio si è sempre detto e scritto che a Roma per vincere un campionato occorre vincerne tre, anche per Berrettini le distrazioni romane potrebbero non aiutare. Non so perché, sarà quasi certamente frutto di due stereotipi… geolocalizzati, Roma e San Candido, ma l’altoatesino Jannik Sinner – di cui già tutto il microcosmo del tennis parla in termini entusiastici – sembra meno naturalmente portato… a comportarsi da star un po’ piaciona.

Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il suo 2019 è stato pazzesco, l’ho scritto in tutte le salse, non so più come scriverlo. Per tutti i primi mesi del 2020 Matteo non ha cambiali da pagare, ma – come ha detto lui stesso“più che entrare e uscire dall’élite dei primi 10, mi piacerebbe vincere un grande torneo, tipo un Masters 1000 (non ha osato dire un Slam…), perché vorrebbe dire che per quella settimana sei stato il migliore del mondo”. Inutile dire, anche perché lui questa volta non l’ha detto, che il torneo che più gli piacerebbe vincere è Roma. Un anno fa non ti qualificasti per le finali Next Gen milanesi, Matteo, oggi sei numero 8 del mondo, non schivi neppure la domanda trabocchetto che ti chiede se sogni di diventare n.1 del mondo… Tempo al tempo, ma intanto ad maiora Matteo.

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