I numeri della settimana: Medvedev esplosivo, tante stelle a Ginevra

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I numeri della settimana: Medvedev esplosivo, tante stelle a Ginevra

5 top 10 presenti a Ginevra, il russo conferma una solidità straordinaria con la quinta finale consecutiva ed ora è il primo dietro i tre tenori del tennis. Tsonga torna protagonista con umiltà

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0- i quarti di finale raggiunti negli ultimi sette anni da Aljaz Bedene in tornei giocati in condizioni indoor. Il trentenne sloveno -che ha giocato come tennista britannico tra aprile 2015 e dicembre 2017- nel circuito maggiore si è sinora tolto le maggiori soddisfazioni sulla terra rossa, superficie sulla quale sino a dieci giorni fa aveva ottenuto due delle tre precedenti finali, tutte perse (Chennai 2015, Budapest 2017 e Buenos Aires lo scorso anno) e la sin qui unica vittoria contro un top ten (contro Anderson a Roma). Ad agosto Bedene ha rischiato di uscire dalla top 100, proprio lui che -arrivato tardi al grande tennis per dei problemi al polso sinistro che lo hanno rallentato sino al 2011- ha comunque chiuso cinque annate tra i primi 100. Si è ripreso nell’ultimo mese: prima ha vinto il challenger di casa a Portorose, poi è arrivato per la prima volta al terzo turno degli US Open, rimontando da due set a zero e annullando tre match point, nel secondo turno contro Paire. Giocando a Metz per la seconda volta in carriera, è arrivato in finale senza perdere un set per sconfiggere la wc locale Roumane (duplice 6-4), Simon (7-6 6-2) e Carreno Busta (6-4 7-5). In semi, dopo averci perso i primi quattro confronti diretti, ha confermato la vittoria di New York contro Paire, rimontando nuovamente da un set sotto (4-6 6-1 6-2). Nemmeno la quarta finale nel circuito maggiore è andata bene: contro Tsonga è stato avanti di un set e ha avuto una palla per andare a servire per il match, prima di cedere 6-7 7-6 6-3 dopo quasi tre ore di battaglia.

2- i mesi che hanno cambiato la carriera di Daniil Medvedev. Per carità: quando a fine luglio ha esordito nell’ATP 500 di Washington il 23enne russo era già numero 10 del mondo e mostrava di avere le possibilità di essere uno con le carte in regola per ambire ai primi posti della classifica. Anche i primi sette mesi del 2019 erano stati del resto per lui molto positivi, tanto da consentirgli di essere all’ottavo posto della Race e di guadagnare, rispetto a inizio anno, sei posizioni nella classifica delle ultime cinquantadue settimane. Tuttavia, era davvero difficile attendersi l’accellerata avuta in questi ultimi cinquanta giorni. La sua pecca, sino a fine luglio, era stata l’incapacità di giocare il suo miglior tennis nei tornei che fanno la storia di questo sport: oltre all’unico ottavo conquistato a gennaio a Melbourne, prima dei Canadian Open nei Masters 1000 il russo aveva raggiunto i quarti solo a Monte Carlo, dove lo scorso aprile aveva agguantato la semifinale. Invece, negli ultimi cinque tornei giocati ha ottenuto cinque finali (tra cui una dello Slam, quella magnifica persa di un soffio contro Nadal a New York e una, appunto, a Montreal in un Masters 1000) in altrettanti tornei giocati (nel circuito maggiore prima ne aveva raggiunte sei), ha sconfitto tre top 10 (in precedenza ci era riuscito in tutto quattro volte) e ha fatto un balzo tale nel rendimento da consentirgli di diventare il quarto giocatore al mondo. A San Pietroburgo, dove giocava per la quarta volta, nonostante nel suo cammino abbia comunque incontrato avversari di buon livello come un top 40 e un top 20, ha concesso complessivamente solo trentadue games, stando in campo cinque ore e trentanove minuti nei quattro incontri necessari a vincere il quinto titolo della carriera. Nell’ordine, Medvedev ha infatti eliminato Donskoy (7-5 6-3), Rublev(6-4 7-5), Gerasimov (duplice 7-5) e, in finale, Coric (6-3 6-1). Nel 2019 ha vinto più partite di tutti sinora, ben cinquantatre: questa circostanza, nonostante la giovane età, potrebbe essere l’unico intralcio a un suo ruolo da grande protagonista nel finale di stagione.

3- le partite vinte da Sloane Stephens negli ultimi sette tornei giocati. In realtà è stato tutto il 2019 ad aver presentato sin qui per la statunitense più ombre che luci: una sola semifinale (raggiunta a Madrid) e appena altri due tornei in cui ha vinto almeno tre partite nella stessa settimana rappresentano, per una campionessa come lei, che ancora a marzo era numero 4 WTA, un bottino davvero magro. Risultati testimoniati impietosamente dalla attuale posizione nellaRace, dove è “solo” 23° esima (tra un mese ha in scadenza i punti della finale delle WTA finals). Che il livello del suo tennis sia piuttosto irriconoscibile è testimoniato anche dal personale score contro le top 30: in questo 2019 ha vinto solo una delle cinque sfide giocate contro tenniste di questa classifica. Ancora più inquietante il rendimento nel 2019 della vincitrice di sei titoli WTA (tra i quali US Open 2017) contro tenniste non nella presenti nella top 50 del ranking: sono arrivate ben otto sconfitte, quattro delle quali contro giocatrici non tra le prime 100 posizioni. Proprio il netto successo della nostra Camila Giorgi la scorsa settimana nel WTA di Osaka -dove l’azzurra ha sconfitto Stephens nettamente (6-0 6-3) per poi arrendersi nei quarti a Mertens, con la belga vincitrice con il punteggio di 6-4 6-3- ha nuovamente confermato la netta involuzione vissuta da Sloane.

 

4- le finali raggiunte nel 2019 da Sofia Kenin. Prima di quest’anno, la statunitense nata a Mosca nel novembre 1998, non era mai entrata nella top 50 (e a inizio 2018 ancora doveva fare il suo ingresso nelle prime 100) e non era mai giunta all’atto finale di un torneo. Attesa da tempo dai connazionali al salto nel grande tennis (è stata numero 2 juniores e ha raggiunto una finale e una semi agli US Open in tale categoria) l’anno scorso aveva raggiunto le prime semifinali a livello WTA a Maiorca e Quebec city, ottenendo anche le prime due vittorie contro top 10 (Garcia e Georges). Solo in questi mesi Sofia ha però compiuto l’ulteriore salto di qualità, con i titoli vinti a Hobart e Maiorca, la finale ad Acapulco e gli ottavi al Roland Garros, superando Serena Williams. La campionessa di 23 Majors è stata la prima di illustri vittime come Barty, Osaka e Svitolina, sconfitte da Kenin nell’estate nordamericana, durante la quale Sofia è arrivata anche in semifinale al Premier 5 di Cincinnati. Una serie di risultati che le ha concesso, a nemmeno ventun anni, di entrare nella top 20 del ranking WTA, zona di classifica dove la sola Andreescu attualmente è più giovane. La scorsa settimana a Guaghzou ha ulteriormente migliorato la sua classifica vincendo il terzo titolo della carriera. Per aggiudicarsi la sedicesima edizione del torneo appartenente alla categoria International (500.000 dollari di montepremi) la statunitense non ha dovuto sconfiggere nessuna tennista nella top 70 e ben tre tenniste affrontate non erano nella top 100: nell’ordine, ha avuto la meglio su Siegemund (6-4 6-2), Zavatska (6-4 6-2), Paolini (7-5 6-1), Blinkova (7-6 4-6 6-1) e, in finale, Stosur (6-7 6-4 6-2). Netti passi in avanti in classifica, che sembrano solo intermedi rispetto al potenziale della giocatrice.

5- i top ten presenti alla seconda edizione della Laver Cup 2018, uno in meno di quanto accaduto l’anno scorso a Chicago e lo stesso numero di quelli che giocarano a Praga nel 2017. Nell’utimo week-end, oltre a due leggende del nostro sport come Federer e Nadal, erano presenti alla sfida tra Europa e Resto del Mondo anche Zverev, Thiem e Tsitsipas, senza dimenticare la presenza in campo di altri due top 20 (Isner e Fognini, primo italiano a prendere parte alla competizione) e di altri tennisti molto amati dal pubblico, come Kyrgios e Shapovalov. Al di là delle vistose esultanze esibite dai protagonisti e della voglia di vincere che sempre a un così alto livello professionistico accompagna l’atleta nella sua esibizione, tantopiù quando scende in campo davanti a un folto e adorante pubblico pagante, è difficile credere sino in fondo a un completo coinvogimento emotivo di super professionisti del livello di quelli scesi in campo a Ginevra. La Laver cup è una competizione in cui il senso di appartenenza sembra essere per forza di cose flebile, tantopiù trattandosi di una manifestazione senza tradizione (a differenza di quanto avviene nel golf con l’analoga Ryder cup). Dopo che si è conclusa, non si ricorda per prima cosa chi ha vinto tra Europa e Resto del mondo o almeno non quanto resta impressa la smorfia di gioia del campione dopo un bel punto, l’highlight dello scambio spettacolare o l’evento “storico”, come poteva essere la riproposizione del doppio Federer- Nadal, o come è stato quello giocato a Chicago da Federer e Djokovic. Le rivalità e la conseguente adrenalina sono poi annacquate, oltre che da risultati non omologati nelle statistiche dei precedenti, da regole nel punteggio diverse da quelle utilizzate nel circuito. Tuttavia, non si può negare il successo della competizione e la sua capacità di offrire spettacolo e far appassionare il pubblico. In tutte le tre edizioni si è visto a tratti bellissimo tennis, con i giocatori liberi con la mente di provare colpi senza il gravoso assillo del risultato da portare a casa. La Laver Cup ha un indubbio vantaggio: permette al pubblico, quasi sempre non abituato a vedere dal vivo campioni (le sedi di questi anni, così come la prossima, Boston, non hanno mai ospitato tornei capaci di far venire contemporaneamente tanti campioni) di avere la certezza, quando acquista i biglietti, di assistere complessivamente a nove singolari e tre doppi, nei quali ha ottime chances di veder giocare tre volte in tre giorni consecutivi grandi campioni (come non può avvenire nei tornei e non accade nemmeno alle ATP Finals, dove esiste l’alternanza dei gironi e il giorno di riposo). La Laver Cup sembra insomma un esperimento ben riuscito, capace, quando tra vari anni avrà maggiore tradizione, di avere un potenziale di fascino ben più grande di quello già buono di cui attualmente dispone.

7- i tornei consecutivi nei quali Borna Coric non aveva vinto tre partite di fila. Questo il misero score con il quale il classe ’96 si è presentato a San Pietroburgo per la seconda volta in carriera, in quello che era per lui il primo torneo da ex allievo di Riccardo Piatti. Non era stato del resto un 2019 all’altezza delle aspettative generali, quello vissuto dal numero 1 croato, la settimana scorsa appena al 26°esimo posto della Race: appena due semifinali (a Dubai e S’Hertogenbosh) e una sola vittoria nelle cinque occasioni che aveva affrontato un top 20. La pesante cambiale dei 600 punti da difendere nel Masters 1000 di Shanghai –quando superò Federer per la seconda volta conseutiva e raggiunse la finale– potrebbe farlo uscire da quella top 20 occupata ininterrottamente dopo la vittoria del secondo titolo della carriera, quello di Halle nel giugno 2018. La svolta coraggiosa di interrompere la collaborazzione con chi l’aveva aiutato a diventare un giocatore di prima fascia, ha subito pagato nel 250 russo, dove è arrivata la prima finale della stagione. Un piazzamento conquistato non senza sofferenza e sempre dovendo rimontare un parziale di svantaggio: Coric in ottavi ha sconfitto Fucsovics dopo essere stato sotto di un set e di un break (6-7 7-5 3-0 RET), analoga situazione accaduta con Ruud (3-6 7-5 6-3) in quarti. In semifinale contro Joao Sousa nel secondo parziale Borna ha dovuto invece annullare due pericolose palle break che avrebbero mandato il portoghese a servire per il match, prima di vincere col punteggio di (3-6 7-6 6-1). In finale, Coric nulla ha potuto contro il Medvedev di questo periodo, che lo ha sconfitto nettamente.

239- la classifica di Jo Wilfried Tsonga a inizio 2019. Sembrava molto complesso un ritorno a buonissimi livelli per il francese nato a Le Mans nell’aprile 1985: il francese aveva dovuto lasciare il circuito nel 2018 per oltre sette mesi, a causa di un’operazione al ginocchio sinistro che lo aveva visto rientrare con risultati negativi solo nell’autunno dello scorso anno. Invece, l’ex numero 5 del mondo, che quando ha iniziato questa stagione non vinceva tre partite di fila da Vienna nel 2017, è riuscito a rientrare nella top 40 ATP grazie all’amore per il suo sport e anche a una bella dose di umiltà (dopo dodici anni, è tornato a giocare per due volte nel circuito Challenger, vincendone anche uno questo mese). Quello compiuto questa settimana è un ritorno in una posizione di classifica eccellente, considerando i problemi fisici e l’appagamento che potevano subentrare: invece, Tsonga attualmente ha davanti a sè nel ranking solo due tennisti meno giovani di lui (oltre a Federer, c’è anche Verdasco, che lo precede di quattro posizioni). Il tennista francese è riuscito a scalare in nemmeno nove mesi duecento posizioni grazie alle vittorie dei titoli a Montpellier a febbraio e questa settimana a Metz (ma anche aiutandosi con i punti delle semi raggiunte a Marrakech e Brisbane). Risultati ottenuti aumentando a mano a mano il livello del proprio tennis: dopo quasi due anni ha sconfitto un top ten (Khachanov a Washington) e al Moselle Open ha anche avuto la meglio su un top 20 come Basilashvili (5-7 6-3 4-1 RET.), altro tennista appartenente a un range di classifica comunque da lui mai superato da ottobre 2017. Oltre al georgiano, per vincere il suo 18°esimo titolo ATP ha anche superato nei primi due turni due top 60 come Andujar (3-6 6-1 6-2) e Herbert (6-3 6-4), in semifinale Pouille con un doppio tie-break e in finale ha avuto bisogno di quasi tre ore di gara per rimontare Bedene e chiudere in tre set.

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ATP

ATP Acapulco: Paul elimina Sascha Zverev, Nadal ai quarti

Primo successo contro un Top 10 per Tommy Paul contro un Sascha Zverev senza servizio. Eliminato Auger-Aliassime, avanza Nadal

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Tommy Paul - Acapulco 2020 (foto Twitter @AbiertoTelcel)

Continuano le sorprese all’Abierto Mexicano Telcel di Acapulco: la testa di serie n.2 Alexander Zverev è stata eliminata a sorpresa mercoledì sul campo centrale dall’americano Tommy Paul, n. 66 del ranking mondiale che ha così conquistato la sua prima vittoria contro un Top 10 oltre che l’accesso ai quarti di finale di un torneo ATP 500.

L’inizio del match ha fatto rivivere a Zverev gli incubi dell’estate scorsa, quando il suo servizio si era semplicemente volatilizzato, costringendolo a commettere più di una dozzina di doppi falli a match. Nei primi due turni di battuta il tedesco è incappato in ben sei doppi falli, alcuni dei quali con la seconda di servizio finita in fondo alla rete o fuori di svariati metri, ed ha rischiato di andare subito sotto di due break, salvando ben quattro palle per lo 0-4. Paul ha giocato piuttosto teso, commettendo qualche errore da fondocampo ma cercando quasi sempre di condurre il gioco con Zverev spesso costretto alla difensiva ben oltre la linea di fondo. Anche lo statunitense ha dovuto annullare quattro palle break nel settimo game, ma a differenza del suo avversario il servizio lo ha sempre assistito, e alla fine i primi disastrosi 10 minuti di Zverev hanno fatto la differenza nel primo parziale, vinto da Paul per 6-3 in 46 minuti.

La battuta di Zverev era sembrata essersi ricomposta dopo il catastrofico inizio, tanto che l’inizio del secondo set è andato piuttosto liscio seguendo la regola dei servizi. Zverev però era chiaramente nervoso e si lasciava andare a qualche protesta plateale contro il sistema di chiamata elettronico Foxtenn, reo a suo dire di non valutare correttamente l’impatto della palla sul terreno di gioco, ma chiaramente il tedesco aveva scelto la vittima sbagliata per le sue invettive, dal momento che anche volendo il giudice di sedia non può far nulla per cambiare la valutazione elettronica (che peraltro era sembrata il più delle volte corretta). Il disastro per Sascha però era in agguato: sul 4-4, un game orribile fatto altri due doppi falli (non ne aveva commesso alcuno dal terzo game del match) e due errori gratuiti da fondo hanno condannato il giovane teutonico al break e alla sconfitta da lì a poco.

 

Come detto si tratta della prima affermazione di Tommy Paul contro un Top 10: il ragazzo del 1997, parte della “covata” di tennisti americani che ha conquistato tre titoli Slam junior nel 2015: lui si impose al Roland Garros, Reilly Opelka vinse a Wimbledon e Fritz conquistò il titolo a Flushing Meadows. Al contrario dei suoi due amici, con i quali passa parecchio tempo fuori dal campo, non era finora riuscito ad imporsi nel circuito maggiore, trascorrendo più di tre anni a viaggiare per Challenger. Paul proverà a dare l’assalto alla Top 50 affrontando nei quarti di finale John Isner, che ha superato al secondo turno il qualificato Marcos Giron.

In precedenza il torneo aveva già perso in questa giornata la testa di serie n. 4, il canadese Felix Auger-Aliassime, uscito sconfitto dal match tra due dei giocatori più in forma di questo periodo. Edmund si è infatti aggiudicato il torneo di Long Island un paio di settimane fa, mentre Auger-Aliassime aveva ottenuto due finali consecutive in Europa (a Rotterdam e Marsiglia) prima di prendere un aereo ed esordire sulla costa del Pacifico nemmeno 48 ore dopo aver giocato la finale in Provenza.

In apertura di sessione serale, la partita tra Grigor Dimitrov (n.22 ATP) e Adrian Mannarino (n. 42 ATP) ha intrattenuto gli spettatori per 2 ore e 47 minuti di lunghi scambi tra due giocatori estremamente abili a colpire la palla. Mannarino ha tentato di tessere la sua solita tela appoggiandosi ai colpi di Dimitrov, ma è mancato proprio nel momento decisivo del tie-break finale, anche perché il suo avversario ha giocato in maniera esemplare in quel frangente. Il francese si era aggiudicato il primo set salvando un set point ed aggiudicandosi gli ultimi tre punti del tie-break; poi, dopo aver ceduto il secondo parziale ed essere andato sotto di due break nel terzo, Mannarino aveva rimontato gioco dopo gioco fino ad arrivare ad avere due match-point consecutivi sul 5-4, peraltro ben cancellati da Dimitrov. Il tie-break decisivo è stato a senso unico, chiuso da uno splendido passante di rovescio da parte del bulgaro che ha chiuso con un punto esclamativo una splendida partita.

L’ultimo match della giornata è stato quello tra la prima testa di serie Rafael Nadal e il serbo Miomir Kecmanovic, nel quale il giovane balcanico è stato quasi travolto nel primo set (subito sotto 1-5 in un attimo), ma è riuscito a riprendersi dopo che il “tram Nadal” lo aveva investito giocando un ottimo secondo set. Non è però bastato, perché dopo sette game senza palle break Nadal si è inventato un passante di diritto in corsa su uno smash di Kecmanovic che sembrava aver aperto la partita come una scatoletta di tonno. Il serbo però aveva altre idee: nonostante fosse mezzanotte passata, Kecmanovic ha alzato il ritmo degli scambi strappando il servizio allo spagnolo mentre stava servendo per il match sul 5-3, ha tenuto quel ritmo folle per una splendida decina di minuti, ma poi, sul 5-6, ha iniziato a deragliare commettendo i tre errori gratuiti che hanno concluso la partita. Nadal proseguirà la sua rincorsa al titolo nei quarti di finale contro il sud coreano Soonwoo Kwon (n. 76 ATP).

I risultati completi:

K. Edmund b. [4] F. Auger-Aliassime 6-4 6-4
S. Kwon b. [8] D. Lajovic 7-6(2) 6-0
[5] J. Isner b. [Q] M. Giron 6-3 7-6(4)
[Q] T. Paul b. [2] A. Zverev 6-3 6-4
[7] G. Dimitrov  b. A. Mannarino 6-7(8) 6-4 7-6(2)
T. Fritz b. U. Humbert 6-4 6-1
[3] S. Wawrinka b.  [SE] P. Martinez 6-4 6-4
[1] R. Nadal b. M. Kecmanovic 6-2 7-5

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Sharapova: “Negli ultimi sei mesi, ogni giorno, ero sempre attaccata a qualche macchina”

In un’intervista rilasciata al New York Times, Maria ha contestualizzato meglio le dinamiche del suo ritiro. “Negli ultimi sei mesi ho dedicato 14 ore al giorno a prendermi cura del mio fisico”

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Maria Sharapova - US Open 2019 (foto Garrett Ellwood/USTA)

L’annuncio del ritiro dal tennis da parte di Maria Sharapova non arriva come una sorpresa per chi segue il tennis. Dopo il rientro dalla squalifica per doping nel 2016, Sharapova non è più stata in grado di tornare ai livelli che le erano abituali, ma soprattutto non è mai stata in grado di dare continuità alla sua attività agonistica a causa dei frequenti infortuni che la costringevano a fermarsi per periodi più o meno lunghi non appena iniziava a giocare due o tre tornei consecutivi.

Il suo corpo si stava sgretolando sotto il peso di 28 anni di uno sport ripetitivo e brutale che mette a dura prova le articolazioni degli atleti. “La spalla è un problema per me da quando avevo 21 anni” ha dichiarato Sharapova al New York Times subito dopo che l’annuncio del suo ritiro è stato reso pubblico. Ha negato nella maniera più assoluta che il decadimento fisico sia dovuto all’aver interrotto l’assunzione di meldonium, la sostanza di uso piuttosto comune in Russia divenuta proibita all’inizio del 2016 e che le è costata 15 mesi di squalifica per doping.

Quella squalifica sarà una macchia indelebile che accompagnerà il suo lascito al mondo del tennis. Quella e la strategia che decise di adottare annunciando per prima al mondo la sua positività, strategia che poi alla fine le si è parzialmente ritorta contro, giudicata forse troppo aggressiva da parte di chi non ha gradito che lei tentasse di condurre la storia dove voleva lei.

 

Guardo le mie foto degli ultimi mesi nelle quali sono sul punto di colpire la palla” racconta Sharapova “e riesco a stento a guardarle senza provare ribrezzo per il dolore che quel gesto mi provocava. Negli ultimi sei mesi ho dedicato quattordici ore al giorno a prendermi cura del mio fisico. Prima di entrare in campo, ogni giorno, ero attaccata a una macchina per ultrasuoni, o qualche altra macchina oppure a un dispositivo per aiutare il recupero”.

Non ci sarà nessun tour d’addio: “Non sento il bisogno di far sapere al mondo che quella sarà la mia ultima volta su un campo da tennis. Anche quando ero più giovane, non volevo finire la carriera in quel modo”.

Maria Sharapova – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

I tennisti passano tanto tempo in aereo, e sugli aerei c’è sempre tanto tempo per pensare. Forse non è un caso, quindi che Sharapova abbia maturato la decisione di ritirarsi durante il volo di ritorno da Melbourne (dove aveva perso al primo turno degli Australian Open da Donna Vekic) alla sua residenza di Los Angeles. Come lei, poco più di vent’anni prima, anche Steffi Graf aveva deciso di appendere la racchetta al chiodo su un aereo, sempre diretto verso la California, questa volta non per tornare a casa ma per andare a giocare un torneo a San Diego.

La tragica scomparsa di Kobe Bryant in un incidente di elicottero ha dato a Sharapova l’ultima spinta: “Dovevamo vederci tre giorni dopo quell’incidente” ha spiegato la russa durante l’intervista concessa a Christopher Clarey del New York Times, “è sempre stato per me una persona straordinaria con cui confrontarmi, un attento ascoltatore”. I due si sono conosciuti quando Maria Sharapova frequentava il giocatore di basket sloveno Sasha Vujacic, compagno di squadra di Bryant ai Los Angeles Lakers dal 2004 al 2010. Sharapova avrebbe voluto parlare alla ex-stella NBA dei suoi problemi con il deterioramento del suo fisico.

Nell’ultimo anno Sharapova ha trascorso parecchio tempo in Italia, soprattutto all’Accademia di Riccardo Piatti a Bordighera. “Mi sono praticamente autoinvitata” aveva detto la russa a suo tempo parlando della sua collaborazione con il tecnico piemontese. “Ho avuto l’opportunità di conoscerla e l’ammiro molto – ha dichiarato Piatti alla televisione Sky Sport Italia – le auguro il meglio per il futuro. In questi mesi ha conosciuto Jannik Sinner e sono diventati amici, lei lo ha aiutato molto e sono diventati amici. Sono sicuro che ci verrà a trovare”.

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WTA

Jabeur firma un’altra impresa. Barty e Kuznetsova ai quarti di Doha senza giocare

Rybakina, stanca e leggermente infortunata, lascia via libera alla numero uno. Jabeur batte Pliskova… da ferma: entrerà in top 40

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La notizia del giorno, per quanto riguarda l’universo WTA, forse non solo del giorno e forse non solo per quanto riguarda l’universo WTA, è il ritiro dal tennis di Maria Sharapova. A lei prima, seconda e terza pagina; le altre per oggi possono accontentarsi delle retrovia dei quotidiani. Ed in effetti un peccato, perché l’ennesima meraviglia di Ons Jabeur in questo primo scorcio di 2020 avrebbe meritato la copertina.

A dire il vero, di concorso di colpa si è trattato perché nella seconda metà del terzo set la partita con Karolina Pliskova si è trasformata in una folle giostra. Il piatto principale sono stati i tre break consecutivi, il condimento le condizioni fisiche via via meno brillanti di Jabeur che, probabilmente a causa di un principio di crampi, ha disputato gli ultimissimi game quasi da ferma (ricordandoci un po’ la finale di Mosca persa contro Kasatkina). Il conto – salatissimo – l’ha però pagato Karolina, incapace di tenere la palla in campo di fronte a un’avversaria quasi incapace di muoversi, che pure aveva regalato i soliti novanta minuti di spettacolo di fronte a un pubblico apertamente schierato a suo favore. Per Jabeur è la quarta vittoria contro una top 10 (la seconda contro una top 5) che le vale il quarto di finale con Kvitova e la certezza di un nuovo best ranking: entrerà in top 40.

Petra Kvitova ha avuto ragione di Aliona Ostapenko in tre set, nonostante una giornata a corrente alternata. Al set decisivo, in questa stagione, Petra-ex-Petrona sta facendo sfracelli: nel 2020 ne ha giocati sei e, fatto salvo quello ceduto a Madison Keys in quel di Brisbane, ne ha vinti cinque senza mai concedere più di tre game. Occorrerebbe qui sottolineare anche la giornata censurabilissima di Ostapenko, il cui gioco non proprio percentuale mal si abbina alle ventose condizioni qatariote. Oggi il voto peggiore in pagella lo ha meritato il servizio: sei su trentuno con la seconda e undici doppi falli sono i numeri di un disastro.

DUE FORFAIT E UNA SORPRESA – Elena Rybakina ha preferito addirittura togliersi di mezzo, e c’era da aspettarselo. Quando nella serata di ieri abbiamo visto l’order of play odierno, che prevedeva il suo ottavo con Barty secondo incontro sul Centrale, circostanza che le avrebbe concesso circa sedici ore appena di riposo dopo la maratona vinta su Van Uytvanck, in redazione abbiamo iniziato a fiutare la possibilità che la kazaka import oggi potesse non scendesse in campo.

La cosa ha effettivamente preso corpo intorno all’ora di pranzo, sotto forma di un walk over che la giocatrice addebita a un leggero stiramento alla gamba destra e che noi sospettiamo abbia a che fare con la più ampia situazione contingente: il match di oggi contro la numero uno al mondo sarebbe stato il ventiseiesimo in meno di due mesi e il tredicesimo negli ultimi sedici giorni calcando i campi di tre diversi tornei. Lo sforzo di ieri, classica goccia di troppo nel vaso esondante, deve aver fatto riflettere la rampantissima Elena: tra poco si parte per il Sunshine Double, non vale la pena arrivarci con il serbatoio secco.

Per Ash qualificazione senza versare una goccia di sudore: nei quarti troverà Muguruza, emersa più facilmente di quanto sarebbe stato lecito attendersi dall’esame Yastremska. E senza giocare è entrata tra le prime otto anche Svetlana Kuznetsova, la quale ha approfittato di un ritiro un po’ meno prevedibile, quello di Amanda Anisimova. La veterana da San Pietroburgo, che ha giocato la prima delle due sfortunate finali in Qatar sedici anni fa, affronterà per un posto in semifinale Belinda Bencic, brava a dribblare qualche blackout di troppo e a eliminare la bestia nera Yulia Putintseva, vincitrice in tre dei passati quattro scontri diretti. In controllo fino al cinque a due, la quarta favorita si è fatta risucchiare fino al cinque a quattro, per poi strappare il break che ha deciso il primo set – e di fatto la partita, da quel momento in poi in discesa – in un decimo gioco da tredici punti in cui è stata costretta a cancellare quattro palle per il cinque pari.

Da quelle parti del draw è arrivata la prima sorpresa di giornata, ossia l’inopinata sconfitta patita da Kiki Bertens contro la comunque fastidiosa Saisai Zheng: la cinese, per la quinta volta in carriera ai quarti di un Premier e per la seconda a Doha, affronterà Arina Sabalenka, che ha lasciato appena tre game a Maria Sakkari.

Risultati:

[8] P. Kvitova b. J. Ostapenko 6-2 5-7 6-1
[1] A. Barty b. [14] E. Rybakina W/O
S. Kuznetsova b. A. Anisimova W/O
S. Zheng b. [7] K. Bertens 3-6 6-3 6-4
[9] A. Sabalenka b. [15] M. Sakkari 6-3 6-0
[4] B. Bencic b. Y. Putintseva 6-4 6-3
[WC] O. Jabeur b. [3] K. Pliskova 6-4 3-6 6-3
[11] G. Muguruza b. D. Yastremska 6-2 6-4

Il tabellone completo

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