Numeri: l'ascesa di Medvedev, la scalata di Berrettini

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Numeri: l’ascesa di Medvedev, la scalata di Berrettini

Il russo si conferma il giocatore più in forma del circuito con il secondo titolo Masters 1000 consecutivo, Matteo è il nuovo N.1 d’Italia e punta le Finals di Londra. Gauff campionessa a 15 anni

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

5- i soli tennisti ad aver accumulato da fine aprile in poi più punti di Matteo Berrettini. Questa settimana il ventitreenne romano è per la prima volta numero 1 azzurro e soprattutto occupa il best career ranking di 11 ATP (ha mancato per soli 10 punti l’accesso nella top ten). Nella Race il nostro giocatore è all’ottavo posto, un piazzamento che come noto gli garantirebbe una storica partecipazione alle ATP Finals. Sarebbe un traguardo meritato per quanto fatto vedere in questi ultimi sei mesi, durante i quali, giocando bene su tutte le superfici del circuito (erba, terra rossa e cemento) Matteo ha immagazinato 2250 punti, più di quelli raccolti nello stesso lasso temporale da tennisti attualmente più in alto in classifica di lui, come Tsitsipas (2180) e Zverev (2210). Subito dopo Montecarlo, Berrettini era del resto solo 55 ATP e veniva da una prima parte di 2019 piuttosto deludente: aveva rimediato quattro eliminazioni al primo turno e la sola semifinale a Sofia e la vittoria del Challenger di Phoenix non potevano certo farlo essere soddisfatto per la propria classifica, non migliorata rispetto a quella di fine 2018. In quei mesi, ancora Matteo si considerava soprattutto un terraiolo, come ci diceva quando lo intervistammo nel corso del torneo di Dubai. I due titoli vinti a Budapest e Stoccarda, la finale raggiunta a Monaco di Baviera e la semi ad Halle gli consentivano però un grande balzo in classifica: l’ingresso nella top 20 si confermava un giusto riconoscimento del livello raggiunto dal suo tennis, certificato anche dagli ottavi conquistati a Wimbledon. Una distorsione alla caviglia destra gli ha poi impedito di giocare dopo Londra, posticipando di settimana in settimana il suo rientro, avvenuto solo a metà agosto a Cincinnati: quando è arrivato agli Us Open, su una superficie e in condizioni sulle quali in carriera non aveva mai fatto bene -in nessun torneo ATP giocato sul cemento all’aperto aveva mai raggiunto i quarti- quasi nessuno poteva immaginare l’exploit che avrebbe compiuto, issandosi sino alle semifinali dello Slam newyorkese. Un risultato non casuale, come visto la scorsa settimana a Shanghai, dove Matteo non ha perso un set per raggiungere le prime semifinali in un Masters 1000: prima eliminando due top 40 come Struff (6-2 6-1) e Garin (duplice 6-3), poi superando per  la quarta volta (tutte nel 2019) un top 10, in questo caso Bautista Agut (7-6 6-4) e poi un top 5 come Thiem (7-6 6-4). La sconfitta piuttosto netta patita contro Zverev nella semifinale di Shanghai nulla toglie ai suoi enormi meriti.

6- i tornei giocati in estate da Fabio Fognini. Come noto, dopo gli ottavi raggiunti al Roland Garros il ligure era entrato nella top 10: lo scorso giugno è stato il primo italiano ad accedervi negli ultimi quaranta anni (l’ultimo era stato nel 1979 Barazzutti, secondo italiano di sempre dopo Adriano Panatta). A trentadue anni compiuti il mese precedente, Fabio è divenuto il tennista più anziano nell’era Open a entrare per la prima volta tra i primi dieci del ranking (per la precisione, meno giovani di lui a farlo per la prima volta furono il 38enne Rosewall e il 35 Laver nell’agosto 1973, quando fu inaugurata la classifica ATP). Salito sino al nono posto della classifica, l’azzurro ha però sofferto un’estate deludente, anche a causa dei problemi fisici che lo hanno accompagnato (prima un fastidio alla gamba destra a Umago, quando si è ritirato contro Travaglia e poi alla caviglia a Cincinnati, dove ha dato forfait). Fognini è riuscito così tra Wimbledon e Us Open a giocare appena sei tornei, nel corso dei quali ha vinto appena sette partite (l’unica buona performance è arrivata a Montreal, dove si è qualificato nei quarti, perdendo in tre set contro Nadal). L’estate è poi terminata per lui con l’orgoglio di scendere in campo alla Laver Cup giocata a Ginevra, ma è sembrato un amaro contentino per un finale di stagione da vivere senza grandi stimoli. Prima della trasferta asiatica le sue chances di partecipare alle ATP Finals sembravano infatti piuttosto compromesse, considerato il trend negativo degli ultimi mesi: invece, le cinque vittorie complessive tra Pechino e Shanghai e i due quarti conseguiti in questi due tornei -sconfiggendo clienti ostici come Querrey e Rublev, un campione in ripresa come Murray e un top ten come Khachanov- hanno lasciato la porta aperta a una clamorosa rimonta da parte del ligure: Zverev, settimo nella Race, è lontano 620 punti, Berrettini, ottavo, lo è 310. Iscritto a Stoccolma, Basilea (dove la settimana giocherà per la prima volta in carriera) e Bercy ha ancora 1750 potenziali punti da rincorrere per mettere la ciliegina sulla torta su una stagione comunque resa memorabile dalla conquista del titolo di Monte Carlo.

8- i top 20 battuti da Daniil Medvedev da quando lo scorso agosto ha partecipato ai Canadian Open. Arrivato a Montreal reduce dalla finale persa a Washington contro Kyrgios, da quel punto in poi ha inanellato 25 vittorie nelle successive 27 partite giocate: successi che hanno permesso al russo la vittoria di due Masters 1000 (Cincinnati e Shanghai) e di un ATP 250 (San Pietroburgo), oltre che il raggiungimento di due finali (US Open e Montreal). Questi piazzamenti hanno garantito al russo un assegno complessivo di 5.123.640 dollari di soli montepremi (corrispondenti al 53% di quanto incassato sinora in tutta la sua giovane carriera) e la conquista del relativo bottino di 4050 punti che gli ha permesso di salire dal nono al quarto posto del ranking, con ottime prospettive di occupare anche la terza posizione, già detenuta da questa settimana nella Race, dove ha scalzato Federer. Alzando sempre più il livello del suo tennis e contestualmente la fiducia nei suoi mezzi, il russo classe ’96 da Montreal in poi ha perso solo da Nadal: nettamente nella finale dei Canadian Open, di un soffio in quella (splendida) di New York. Eccezion fatta per colui che dal 4 novembre tornerà al numero 1 del mondo, Medevedev ha avuto un rendimento così elevato da sconfiggere in questi tre mesi Zverev, Tsitsipas, Fognini, Coric, Goffin, Djokovic, Khachanov e Thiem e di farlo in maniera anche netta: ad eccezione del serbo, non ha mai perso nemmeno un set per superarli. La sua corsa al numero 3 del mondo sembra ben avviata, considerando anche il personale stato di forma che lo vede, dopo la seminfinale agli Us Open, in serie utile da dieci partite, tutte vinte senza lasciare per strada un set (a Shanghai si sono arresi inermi Norrie, Pospisil, Fognini, Tsitsipas e Zverev). Risulta per lui ancora impossibile, per quanto concerne questo 2019, la rincorsa ai primi due posti del ranking ATP, distanti oltre tremila punti: dal 2005 la classifica del tennis maschile termina ininterrottamente con due a rotazione dei quattro Fab Four a occupare i primi due gradini del podio e bisognerà aspettare almeno un altro anno per sapere se la loro egemonia terminerà o meno.

11- i tennisti italiani tra i primi 128 giocatori al mondo. Quest’ultimo numero è molto ricorrente e importante nel tennis: corrisponde ai giocatori presenti nel main draw di uno Slam, sebbene come noto entrino per diritto di classifica solo i primi 104 al momento della chiusura delle iscrizioni. Per capire quanto sia eccellente dal punto di vista quantitativo -e qualitativamente abbiamo due tennisti tra i primi dodici, e solo la Russia fa in tal senso un pò meglio, con Khachanov e Medvedev- il momento vissuto dal nostro settore maschile, basti pensare che lo stesso numero di tennisti tra i primi 128 al mondo lo ha una scuola che negli ultimi vent’anni ha primeggiato come quella spagnola. Solo due potenze imparagonabili per bacini di utenza e tradizione tennistica come Francia e Stati Uniti fanno appena meglio di noi, con dodici rappresentanti. In questa particolare fascia di classifica considerata, dallo scorso lunedì abbiamo guadagnato un giocatore, grazie alle semifinali nel challenger francese di Yannick Sinner, il quale, da nemmeno due mesi maggiorenne, continua la sua scalata verso la top 100, nonostante un 2019 iniziato fuori dai primi 500 del mondo.Risulta sempre maggiore la differenza con l’attuale decadenza del settore femminile, nel quale, se Giorgi ha un raffreddore, nessuna tennista azzurra partecipa a un torneo importante del circuito: e con la stagione falcidiata di infortuni della maceratese, costretta a giocare solo sedici tornei nel 2019 (tra inizio febbraio e l’estate ha giocato solo a Miami) troviamo la prima tennista italiana appena al novantaduesimo posto. Impietoso, ma doveroso notare che nella classifica WTA di questa settimana ben trenta nazioni attualmente fanno meglio di noi, con almeno una propria giocatrice con una classifica migliore della Giorgi (e addirittura venti ne hanno almeno due con un ranking migliore di quello di Camila). In un circuito WTA nel quale quattro top ten e altre quattro top 20 non hanno ancora compiuto 24 anni, la nostra unica under 23 tra le prime 250 del mondo è Jasmine Paolini. Senza metterle pressioni addosso, l’unico raggio di luce tra le nostre donne arriva da Elisabetta Cocciaretto: entrata nella top 300 da qualche settimana, dopo aver iniziato il 2019 fuori dalle prime 700, la diciottenne anconetana che l’anno scorso agli Australian Open Juniores arrivava in semifinale dopo aver sconfitto Gauff al primo turno, sta facendo un gran lavoro, i cui frutti sono ancora tuttavia imprevedibili.

 

71- la posizione nel ranking di Cori Gauff, a 15 anni e mezzo unica tennista non maggiorenne nella top 100 WTA. Che la giocatrice nata ad Atlanta ma cresciuta tennisticamente in Florida fosse destinata a un precoce ingresso nel grande tennis era ipotizzabile vedendo quanto di brillante da lei fatto tra gli Juniores: nel 2017 ha raggiunto la finale degli US Open, divenendo a tredici anni la più giovane finalista dello Slam newyorkese; l’anno scorso ha vinto il Roland Garros ed è divenuta, quattordicenne, numero 1 al mondo tra le under 18. Nel mondo delle pro, Gauff ha incominciato ad approciarsi solo quest’anno: a Miami ha ottenuto la prima vittoria a livello WTA, ma è a Wimbledon che ha davvero iniziato a far parlare di sè. Ai Championships, da 313 WTA, è divenuta la più giovane qualificata nell’Era Open ed è poi arrivata agli ottavi, sconfiggendo anche Venus Williams al primo turno: un successo che, all’età di 15 anni e 122 giorni, ha fatto diventare la Gauff la più giovane tennista a vincere un match in uno Slam dai tempi di Anna Kournikova.  La carriera tra le pro è poi continuata in estate col successo in doppio a Wahington con la diciassettenne connazionale McNally (anch’ella sulle soglie della top 100 e con la quale Coco nel 2018 aveva vinto gli Us Open Juniores) e soprattutto con l’ottimo terzo turno raggiunto nello Slam newyorkese. Il regolamento della WTA riguardo alle tenniste della sua fascia d’età non le permette di giocare con continuità nel circuito, ma Gauff la settimana scorsa era comunque salita sino al 110 WTA. A Linz, come accade a tutti i campioni, per una volta ha avuto bisogno anche della mano della Dea Bendata: eliminata nel turno decisivo delle quali dalla tedesca Korpatsch, 130 WTA,  Gauff è stata ripescata nel tabellone principale per il forfait della testa di serie numero 3 Sevastova e da quel momento in poi ha cambiato marcia. La giovanissima statunitense ha iniziato conquistando i primi quarti nel circuito WTA, sconfiggendo due tenniste dalla classifica mediocre come Voegele (6-3 7-6) e Kozlova ( 6-4 4-6 2-0 RET.). A quel punto ha ottenuto la vittoria sin qui più prestigiosa della carriera contro Bertens (7-6 6-4) prima top 10 sconfitta: un successo che ha fatto da apripista a quelli contro due top 80 dal grande passato come Petkovic in semifinale (ex 9 WTA, superata con un duplice 6-4) e Ostapenko in finale (due anni fa vincitrice del Roland Garros, superata con un 6-3 1-6 6-2).

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La seconda volta della ‘liceale’ Iga Swiatek, ancora agli ottavi di uno Slam

La giovanissima tennista polacca Iga Swiatek è tra le rivelazioni di questo Australian Open. Agli ottavi affronterà Kontaveit. I suoi segreti? La passione per il rock e una grande competitività

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La stellina polacca Iga Swiatek, classe 2001, è una delle promesse più interessanti del circuito WTA e lo sta confermando all’Australian Open dove ha appena raggiunto gli ottavi di finale. L’anno scorso aveva stupito raggiungendo gli ottavi del Roland Garros, poi persi contro Simona Halep. Le sue grandi potenzialità in relazione alla giovane età avevano già stimolato la curiosità degli addetti ai lavori, tra i quali il nostro Vanni Gibertini che da Parigi le ha dedicato un articolo.

Già al Roland Garros aveva stupito per la sua maturità, evidente nella decisione di farsi affiancare da uno psicologo a tempo pieno. “Noi donne siamo diverse dagli uomini, siamo molto più emotive e l’aspetto mentale è una parte fondamentale del gioco. Per questo ho iniziato a lavorare con lei perché è proprio lì che devo fare il salto di qualità”. Purtroppo il suo 2019 si era concluso in anticipo per via di una frattura da stress del piede sinistro, guarita solamente un mese e mezzo fa. L’infortunio non ha arrestato la sua ascesa. Qui a Melbourne ha bissato il quarto turno di Parigi battendo Babos, Suarez Navarro al passo d’addio e Vekic. Nel suo tennis c’è potenza e controllo. Il dritto fa già molto male, ma la cognizione del campo è completa e suggerisce l’idea di una giocatrice che potrà esprimersi con profitto su tutte le superfici.

Iga dunque è tutta da scoprire, e non è un caso che abbia indotto anche il collega Diego Barbiani di OkTennis a intervistarla dopo la vittoria al primo turno contro Babos (intervista reperibile integralmente qui). Iga ha parlato del suo tennis ma non solo, lasciando emergere il curioso contrasto tra la sua carriera professionistica e quella scolastica che deve ancora concludersi, poiché – lo ricordiamo – stiamo parlando di una ragazza di 18 anni. “Sono all’ultimo anno (di liceo ndr), finirò a maggio […] Sono però agli ultimi mesi, per cui penso che rimarrò a studiare per conto mio perché sono via per i tornei, e poi basta, finita“. Proprio per questo motivo, Iga salterà il torneo di Madrid per dedicarsi agli esami. “Ho sette esami da fare e dovrò farli durante Madrid, quindi lo salterò” ha detto in conferenza dopo l’ultima vittoria. “Andrò a Roma. Sarà una programmazione impegnativa ma l’ho gestita negli ultimi 12 anni e lo farò anche adesso“.

 

La differenza tra una tennista di talento e una tennista che il talento riesce a metterlo a frutto sta probabilmente nella capacità di comprendere, il prima possibile, che non bastano un paio di tornei per arrivare in alto né tantomeno per rimanerci. “È difficile essere sempre in fiducia, ma attualmente ho la sensazione che ne sto guadagnando settimana dopo settimana… Anche se è semplice pensare di essere super per una settimana quando invece devi rimanere a quel livello per lungo tempo“.  

La passione per il tennis è nata grazie alla sorella più grande, nata nel 1998 e aspirante tennista anche lei, come Iga ha raccontato a Courtney Nguyen di WTA Insider (sempre durante il Roland Garros). “Volevo essere come lei e batterla, sono sempre stata molto competitiva“. La carriera di Swiatek è appena all’inizio ma la tennista polacca non sembra soffrire la pressione derivante dai risultati, per quanto da questo punto di vista sia ancora da testare. “Ho visto che molte tenniste che hanno fatto benissimo da giovani sono poi andate male nel resto della carriera […] Io ho lavorato e sto lavorando tanto e questo sta pagando“. Se dovesse descrivere il suo schema tipico, un trademark, sarebbe questa sequenza: “Servizio potente, topspin e poi rovescio lungolinea“. Magari vincente.

Fuori dal campo, una delle passioni principali della giovane tennista polacca è la musica e in particolar modo la chitarra: “Vorrei provare a suonarla, ma è un po’ difficile per noi tennisti avendo sempre il polso piegato“. I gusti musicali? Non quelli che ci si attenderebbe da una ragazza nata nel 2001: Iga ama infatti il rock. “Ascolto spesso Pearl Jam, Red Hot Chilli Peppers, qualcosa di più hard rock come i Guns N’ Roses, spesso più e più volte assieme, CD su CD. Mi capita spesso di mixare le varie band, non riesco mai a focalizzarmi su una“. L’obiettivo di domenica, quando Swiatek affronterà Kontaveit per un posto nei quarti di finale, è uno e uno soltanto e non c’è pericolo di confondersi. Sarà una grande occasione per entrambe le giocatrici che non sono mai entrate tra le prime otto giocatrici di uno Slam. È però ragionevole credere che Iga, continuando su questa strada, di occasioni – dovesse fallire questa – ne avrà ancora parecchie.

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Australian Open: Federer rimonta in scioltezza, è nei quarti

Roger Federer inciampa nel primo set ma poi chiude senza problemi. Per lui 57° quarto di finale in un torneo dello Slam

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Roger Federer - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)
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Dal nostro inviato a Melbourne

[3] R. Federer b. M. Fucsovics 4-6 6-1 6-2 6-2

Anche quando sono stanco, ho almeno due ore di buon tennis in me”. Questo aveva detto Roger Federer alla stampa tedesca dopo la sua maratona con John Millman.

 

Due giorni dopo contro Marton Fucsovics ha impiegato 2 ore e 11 minuti per vincere il suo incontro di ottavi di finale in una serata dalle condizioni particolarmente lente che ha visto le velocità di punta dei servizi arrivare a stento a 190 chilometri orari anche per prime piatte centrali. Una partita che poteva diventare complicata ma che Federer ha fatto diventare in discesa dopo poco più di un set, concludendola con dieci minuti di puro cabaret in mezzo al campo rispondendo alle domande di John McEnroe.

Con una inconsueta mise bianca, solitamente riservata alle sessioni diurne, Federer inizia il match dando l’impressione di essere un po’ più in palla di due sere prima: controlla bene gli scambi da fondo, cercando di mettere fuori posizione Fucsovics, che è sicuramente forte e potente, ma non è tremendamente veloce negli spostamenti. Federer invece sembra leggero come sempre nella sua danza intorno alla palla, e anche il suo tradizionale tallone d’Achille dello spostamento verso destra sembra non dargli particolari problemi.

Tutto sembra pronto per il solito copione nella sessione serale di Federer, ma a un tratto si spegne la luce: sul 3-3 due errori di diritto dello svizzero e una volée di diritto tragicamente messa in rete lo inguaiano sullo 0-40. Le prime due palle break vengono annullate, ma un altro gratuito di diritto fa piombare la Rod Laver Arena in zona sorpresa. Fucsovics non fa una piega, continua a servire in maniera impeccabile e porta a casa il primo set.

Lo svizzero non si scompone, ricomincia il suo gioco di sempre, anche se aggiunge un elemento per lui totalmente insolito: il grugnito. Ebbene sì, lui che ha vinto per una carriera (e mezzo quasi) senza emettere suono alcuno in questa era di urla belluine, inizia ad accompagnare i colpi con un cenno della voce, quasi a sottolineare lo sforzo compiuto.

Dopo l’emergenza incendi e le successive piogge torrenziali, il clima che ha accompagnato la prima settimana dell’Australian Open è stato insolitamente mite per l’estate australiana: anche in questa serata dell’Australia Day la temperatura è al di sotto dei 20 gradi, e questo rende le condizioni di gioco ancora più lente del solito. Appare incredibilmente complicato colpire colpi vincenti sulle traiettorie “diritte”, che sembrano essere quelle preferite da Federer per gli affondi: la combinazione dei campi in GreenSet più ruvidi, le palline che diventano “gatti arrotolati” dopo alcuni game e l’aria più fredda e densa della sera fanno sembrare la partita quasi un match sulla terra battuta bagnata.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Nel secondo set lo svizzero fa un passo avanti, inizia a giocare dentro la linea di fondo (le statistiche mostreranno che colpirà circa due palle su tre dentro il campo, contro meno del 50% nel primo set) e la perdita del primo set si rivela subito per quello che è stata in realtà: un’incidente. Federer mette la freccia e infila un parziale di 10 game a 1, poi dopo un 6-1, 4-0 cede il servizio ma riparte subito al suo ritmo e allunga fino alla fine del match. A parte qualche altro grugnito, Roger regala anche alcuni dei suoi colpi geniali che valgono il prezzo del biglietto e chiude il match in quattro set raggiungendo il suo 15° quarto di finale all’Australian Open, turno nel quale è imbattuto.

Martedì prossimo Federer affronterà per la prima volta in carriera Tennys Sandgren, che ha battuto il nostro Fabio Fognini. “Ho giocato tanto tennis nella mia vita, ma non ho mai affrontato Tennys” scherza lo svizzero con John McEnroe parlando di un match nel quale il suo avversario avrà un bel po’ di “tasse” da pagare…

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Australian Open

Australian Open: Gauff crolla al terzo, primi quarti Slam per Kenin

Coco combatte ma cede alla distanza. Sofia chiude con un bagel nel set decisivo. Esperienza e solidità fanno la differenza per Kenin: “Ma lei è tanto forte”

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. C. Gauff 6-7(5) 6-3 6-0 (da Melbourne, il nostro inviato)

Aprono il programma di singolare sulla Melbourne Arena la statunitense Sofia Kenin (21 anni, numero 15 WTA, testa di serie 14 qui) e la ragazzina terribile sua connazionale – in effetti, vivono in Florida entrambe – Coco Gauff, 67 WTA ma in grande ascesa, con la top-50 nel mirino a soli 15 anni, che al turno precedente ha realizzato la sorpresa del torneo eliminando la campionessa in carica Naomi Osaka. A dirla tutta, Osaka si è eliminata un po’ da sola, ma Coco è stata bravissima a prendersi i regali dell’avversaria e a concretizzare il risultato con freddezza da veterana.

La prova di oggi contro la solidissima e forte Kenin (semifinali a Toronto e Cincinnati nel 2019, era già arrivata a un ottavo Slam al Roland Garros sempre l’anno scorso con vittoria su Serena Williams, tre titoli WTA, a Hobart, Mallorca e Guangzhou), potrebbe essere proibitiva per Gauff, ma ormai abbiamo imparato tutti a non dare nulla per scontato parlando di lei.

Primo punto in assoluto del match, subito un challenge chiamato a torto (di un pelo) da Gauff, poi un paio di errori provocati dal buon palleggio di Kenin, ed è break in apertura. Sofia tiene la battuta, sale 2-0, Coco si scuote e muove a sua volta il punteggio, 2-1. Kenin gioca solida, non è facile destabilizzarla, da parte sua Gauff mi sembra molto migliorata. Non la vedevo dal vivo e da vicino da qualche mese, l’aspetto tecnico che mi aveva sempre lasciato dubbioso, il dritto troppo spazzolato e poco penetrante, appare decisamente evoluto. Swing più lineare, impatto avanzato, non è ancora una cannonata ma la palla scorre davvero meglio. Il servizio è un’arma importante (arriva già oltre i 190 kmh), il rovescio è il colpo naturale da sempre.

Kenin si rende conto che non basta rimettere, alza i giri del motore e spinge con efficacia, salendo 4-2. Il pubblico intorno a me sembra maggiormente dalla parte di Coco, considerando il battage mediatico – peraltro meritato – di cui gode la cosa è comprensibile. Nell’ottavo game, due gratuiti di troppo di Sofia le costano il contro-break, siamo 4-4. Ora si lotta alla pari, la qualità non è straordinaria, ma c’è tensione agonistica ed equilibrio. Gauff si salva da una palla break pericolosissima (errore Kenin), con un doppio fallo ne concede un’altra, ma è bravissima a cancellarla attaccando la rete, per poi spingere con servizio e dritto e prendersi il 5-4. Mica male ‘sta ragazzina, davvero.

Qualche minuto dopo, in vantaggio 6-5, con un paio di gran pallate ecco una palla break e insieme set-point per lei: ottima Sofia a cancellarla col dritto vincente, si arriva al tie-break. Se le stanno suonando di santa ragione ora, ritmo alto, livello molto buono. Purtroppo per lei, Kenin si incarta in due errori e un brutto doppio fallo, trovandosi sotto 6-2. Annulla tre set-point con coraggio (e fortuna, sul secondo la palla accarezza il nastro), ma il quarto è quello buono per Coco, che chiude 7-5, sono passati 57 minuti. 19 vincenti e 21 errori Gauff, 13/13 Kenin.

Nel quarto game del secondo set, sotto 2-1, Coco commette due doppi falli e affronta due palle break non consecutive. Sulla prima mette un gran rovescio vincente, la seconda la cancella con la battuta, ne arriva una terza (errore di rovescio), qui Sofia è brava a variare nel palleggio, facendo sbagliare ancora l’avversaria e salendo 3-1. Kenin conserva il vantaggio fino al 5-2, Gauff sembra stia avendo un minimo di calo di concentrazione, realizza belle cose in avanti andando a rete volentieri, ma a volte sbaglia palle banali. Ci sta, non dimentichiamoci che alla sua età si va in prima superiore di norma, non ci si gioca l’accesso a un quarto di finale Slam contro le top-15 mondiali.

Coco Gauff – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Annulla con bravura un set point Coco, accorcia 3-5, ma quando l’orologio del campo segna un’ora e 36 di partita, Kenin si prende il 6-3 e la possibilità di giocarsi tutto al terzo parziale. Le statistiche ora dicono 33 vincenti e 35 errori Gauff, 19/18 Sofia. 7 ace e altrettanti doppi falli (un po’ troppi questi ultimi) per Coco.

Gauff pare aver accusato il colpo, continua a sbagliare parecchio, perde due volte la battuta e si ritrova sotto 3-0 nel terzo set. Sono entrambe tese e nervose, si vede, ma la maggiore esperienza di Kenin ora sta facendo la differenza. Due palle break annullate nel quarto game da Sofia sono il segnale sella resa per Coco, poco dopo un nastro assassino che le costa il terzo break subìto e lo svantaggio di 5-0 praticamente chiudono la contesa. La cosa notevole, che ci dice molto dell’atteggiamento e della carica agonistica di Gauff, è che anche sotto un treno nel punteggio non smette di auto-incitarsi a ogni punto conquistato. Al secondo match-point Sofia chiude, primi quarti di finale Slam per lei (sfiderà Ons Jabeur), ma i progressi di Coco sono evidenti.

Raggiante Sofia alla fine: “Partita durissima, lei è tanto forte, ma sono troppo contenta per me stessa. Ho cercato di giocarla come una partita qualsiasi, dopo aver perso il primo ho solo lottato per rimontare. Non ho parole, grazie a tutti, vi voglio bene! Voglio ringraziare il mio team, abbiamo superato tante cose insieme. Ora mi riposerò, ci vediamo al prossimo match!“.

 

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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