Guida alle WTA Finals 2019 - Pagina 2 di 5

Al femminile

Guida alle WTA Finals 2019

Al via a Shenzhen un Masters con quattro nomi diversi rispetto al 2018, tre esordienti assolute e con le più giovani considerate favorite. Vincerà davvero una fra Andreescu, Osaka e Barty?

Pubblicato

il

Ash Barty vince la Race to Shenzhen 2019
 
 

Le novità tecniche
Di tutte le novità della edizione 2019, una è senza alcun dubbio un miglioramento: la nuova posizione nel calendario WTA. Dopo i pasticci degli ultimi anni è stato finalmente deciso di lasciare una settimana di respiro fra la conclusione dei tornei “normali” (Mosca e Lussemburgo) e l’inizio delle WTA Finals. In questo modo le giocatrici possono usufruire di sette giorni di riposo tra l’ultimo impegno in Europa e le Finals. in più questo cambiamento offre anche il giusto tempo ai media per presentare tutte le protagoniste del torneo.

Ricordo per esempio cosa accadde nel 2016, quando Johanna Konta era stata scavalcata in classifica da Svetlana Kuznetsova all’ultimo match possibile, mandando in crisi l’organizzazione. Mentre Kuznetsova giocava e vinceva il torneo di Mosca (superando in questo modo Konta), Johanna era a Singapore incerta se fare parte o meno del cast delle magnifiche otto. In attesa che il dubbio venisse sciolto, le foto ufficiali di presentazione venivano scattate in due versioni: una con la presenza di Konta, l’altra con solo sette giocatrici; e alla fine si dovette utilizzare la versione “monca”. Eccola:

Masters WTA 2016

Nel frattempo Svetlana si stava sobbarcando un tour de force logistico: subito dopo aver vinto in Russia, era saltata sull’aereo per trasferirsi dall’Europa all’Asia, in modo da poter scendere in campo di lunedì per la partita prevista nel suo girone. Una situazione davvero senza senso; avremmo avuto gli stessi problemi quest’anno con la vittoria di Bencic a Mosca.

 

Ho aperto l’articolo con la parola rinnovamento. E rinnovamento è il termine che può sintetizzare anche il campo delle otto partecipanti. Per la prima volta in una edizione del Masters recente non si è qualificata alcuna giocatrice nata negli anni ’80, e la più anziana, Petra Kvitova, è sotto i 30 anni. In WTA sono cambiate in fretta le cose, se per esempio le paragoniamo al 2015 dominato delle ultratrentenni, con Serena Williams vincitrice di tre Slam, e Pennetta (33 anni) campionessa agli US Open.

A Shenzhen ci sono quattro giocatrici sotto i 24 anni, una di queste è teenager (Andreescu) e tre di loro occupano i vertici del ranking mondiale. Numeri che confermano l’andamento della intera stagione, con tre Slam vinti da Osaka, Barty, Andreescu, e un solo torneo (l’International di Auckland) vinto da una giocatrice nata negli anni ’80, Julia Goerges. Questo l’anno di nascita della partecipanti al Masters 2019:

Kvitova, marzo 1990
Halep, settembre1991
Pliskova, marzo 1992
Svitolina, settembre 1994
Barty, aprile 1996
Bencic, marzo 1997
Osaka, ottobre 1997
Andreescu, giugno 2000

Qualche dato sparso fra i tanti possibili. Solo due giocatrici tra quelle presenti hanno già vinto il torneo: Kvitova nel 2011 e Svitolina nel 2018, quindi campionessa uscente. Una sola tennista è mancina (Petra Kvitova).

Sono al via 8 giocatrici provenienti da 4 continenti (5 Europa, 1 Asia, 1 Oceania, 1 America) e 7 nazioni: 2 Repubblica Ceca, 1 Australia, Canada, Giappone, Romania, Svizzera, Ucraina.

Per questa edizione, dunque, non si sono qualificate tenniste statunitensi: l’ultima volta era accaduto nel 2011. Nel 2015 non erano presenti tenniste USA ma per il forfait di Serena Williams, giunta invece prima nella Race. A Shenzhen è comunque pronta come seconda riserva (dopo Kiki Bertens) Sofia Kenin.

Se, come è molto probabile (le basterà scendere tre volte in campo, anche perdendo) Barty confermerà il suo primato in classifica, sarà la prima numero 1 di fine stagione nata né negli USA né in Europa. Nella storia WTA hanno raggiunto il vertice tenniste provenienti da altri continenti (per esempio Goolagong e Osaka) ma da quando esiste la formula del calcolo al computer (1975) nessuna è riuscita ad esserlo nella classifica di fine anno. Il primato di una australiana sarebbe quindi un piccolo evento storico.

Prima di entrare nel dettaglio dei gruppi sorteggiati avanzo due auspici. Il primo: che gli organizzatori trovino la formula giusta in grado di attirare il pubblico e riempire la Bay Sport Arena (13mila posti), come è già accaduto nella finale di Wuhan e come invece non è accaduto nella settimana del Masterino di Zhuhai, con spalti desolatamente vuoti.

Secondo auspicio: che le condizioni di gioco siano meno lente dell’ultima edizione del Masters tenuto a Singapore, con un campo che avevo ribattezzato “Vinavil court”. Terreno così lento da compromettere alcune tattiche di gioco, e che aveva trasformato le partite in battaglie fisicamente estenuanti che hanno prodotto saldi finali (vincenti/errori non forzati) costantemente negativi, vista l’enorme difficoltà a produrre vincenti diretti. Non si tratta quindi di favorire questa o quella giocatrice, quanto di rendere le condizioni di gioco adeguate alle caratteristiche fisico-tecniche delle partecipanti, permettendo a tutte di esprimersi al meglio.

Dalle prime notizie però sembrerebbe però che le condizioni di gioco siano molto lente. Ha scritto Courtney Nguyen sul sito WTA: “L’opinione comune tra le giocatrici, sia doppiste che singolariste, è che la combinazione di campo e palline nell’Arena di Shenzhen sia lenta. Pliskova ha descritto le condizioni come più lente di Singapore”. A questo punto si può solo sperare che le partite smentiscano le prime impressioni degli allenamenti. In caso contrario si partirebbe subito con il piede sbagliato.

I due gruppi sorteggiati
La formula del Masters prevede la suddivisione delle otto giocatrici in due round robin, cioè gironi all’italiana, con le prime due tenniste di ciascun gruppo che accedono alle semifinali, a eliminazione diretta, come la finale.

In semifinale la prima di ogni gruppo affronta la seconda dell’altro gruppo. Per definire la classifica dei round robin conta il numero di vittorie, e in caso di parità il numero di set vinti. In caso di ulteriore parità il numero di game. Il sorteggio di venerdì ha così suddiviso le giocatrici:

Gruppo rosso
[1] A. Barty
[3] N. Osaka
[6] P. Kvitova
[7] B. Bencic

Gruppo viola
[2] Ka. Pliskova
[4] B. Andreescu
[5] S. Halep
[8] E. Svitolina

Con questa formula ogni giocatrice scende in campo almeno tre volte e, a certe condizioni, è possibile conquistare il torneo perfino perdendo due match nella prima fase, come accadde nel 2015 e nel 2016 alle vincitrici Radwanska e Cibulkova. È quindi prematuro dare per spacciate le giocatrici che perdono il loro incontro di esordio.

Ricordo invece che nel 2018 Svitolina vinse il torneo con un en plein: cinque vittorie su cinque. Avvenisse lo stesso in questa edizione la vincitrice guadagnerebbe il massimo del prize money previsto, vale a dire 4.725.000 dollari, il più alto tra tutte le competizioni ufficiali del tennis (Slam e Masters maschile inclusi).

Sulla carta, il gruppo rosso sembra più orientato al tennis di attacco (per la presenza di Kvitova e Osaka), mentre il gruppo viola ha la presenza di giocatrici con un gioco meno offensivo, come Halep e Svitolina. Vedremo poi come le cose evolveranno in base alla velocità del campo e agli incroci delle semifinali.

a pagina 3: Gruppo rosso

Pagine: 1 2 3 4 5

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

Pubblicato

il

Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

Continua a leggere

Al femminile

Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

Pubblicato

il

Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

Continua a leggere

Al femminile

La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

Pubblicato

il

By

Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement