È addio tra Sluiter e Bertens: "Grazie, con te sono cresciuta come persona e come giocatrice"

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È addio tra Sluiter e Bertens: “Grazie, con te sono cresciuta come persona e come giocatrice”

Finisce dopo 4 anni la collaborazione tra la numero 10 del mondo e l’allenatore olandese. I due si erano presi una pausa di riflessione all’inizio di settembre. Bertens continuerà a lavorare con Elise Tamaela, già presente nel team

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Kiki Bertens e Raemon Sluiter (foto via Instagram, @kikibertens)

Kiki Bertens ha chiuso il suo 2019 con un ritiro nella giornata di ieri. Dopo la finale persa nel Master B di Zhuhai contro Aryna Sabalenka, la giocatrice olandese era volata alle WTA Finals di Shenzhen come riserva. Chiamata a scendere in campo nella seconda giornata del Gruppo Rosso dopo il ritiro per infortunio di Naomi Osaka, Kiki aveva sfruttato la sua occasione nel migliore dei modi, sconfiggendo in rimonta Ashleigh Barty. La vittoria a sorpresa sulla numero 1 del mondo aveva completamente riaperto il discorso qualificazione, tanto che con un successo nella terza giornata contro Belinda Bencic, Bertens si sarebbe guadagnata il pass per la semifinale. Purtroppo per lei, il fisico non ha retto lo stress di una lunghissima e intensa stagione (Kiki ha giocato quest’anno 28 tornei, Zhuhai e Shenzhen compresi, più di qualsiasi altra giocatrice presente nella top 10) ed è stata costretta al ritiro all’inizio del secondo parziale.

Con un lungo messaggio su Instagram pubblicato al termine del match, Bertens non ha soltanto salutato la stagione ma anche coach Raemon Sluiter, al suo fianco da ormai quattro anni: “Il prossimo anno non lavorerò più con Raemon. Voglio dirti grazie per tutto che hai fatto per me negli ultimi quattro anni. Sono cresciuta come giocatrice e come persona. Senza di te, tutto questo non sarebbe stato possibile. Grazie di tutto! Il prossimo anno continuerò a lavorare con Elise (Tamaela, ndr) come coach”.

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Hoi allemaal, het seizoen zit er nu echt op. Teleurstellend om het jaar te moeten eindigen met een opgave maar mijn lichaam wilde nu dan toch echt niet meer. Ik heb de laatste weken alles gegeven wat nog in me zat en ben trots op de grenzen die ik heb verlegd en de resultaten die ik nog heb kunnen boeken. Trots om weer in de top 10 van de wereld te mogen eindigen. Ik wil iedereen van mijn team, sponsoren, familie en vrienden bedanken voor alle support en steun! Helaas heb ik ook een moeilijke beslissing moeten maken en dat is dat Raemon en ik volgend jaar niet meer zullen samenwerken. Ik wil Rae bedanken voor de afgelopen 4 fantastisch jaren. Ik ben gegroeid als speelster en als persoon en had dit alles niet zonder hem kunnen bereiken. Nogmaals dank voor alles! Ik zal volgend jaar geen extra persoon toevoegen aan het team en ga dus verder met het huidige team. Ik voelde me de laatste periode ondanks alles sterk en denk dat het op dit moment in mijn carrière de beste keus is om het maximale eruit te halen. Ik heb er vertrouwen in dat als ik mezelf iedere dag probeer te verbeteren er nog veel moois gaat komen. Maar nu eerst, lekker op vakantie!! …………………………………………………………..Hi everyone, now the season is officially over, and what a great year it was! I would like to thank my team, sponsors, family and friend for all there support! sometimes you also have to make tough decisions which you believe it would make you better. Next year I will not continue to work with raemon anymore. I would like to say thank you for everything you have done for me in the past 4 years. I have grown as a player and as a person. Without you this would have been impossible. Thank you for everything! Next year I will continue to work with Elise as my coach. But for now, holidays!!

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Sluiter, ex numero 46 del mondo, aveva iniziato a collaborare con Bertens nell’agosto del 2015, quando Kiki occupava la posizione numero 110 del ranking WTA. Nei quattro anni seguenti, l’olandese (oggi numero 10 del mondo) ha conquistato otto titoli (a Cincinnati nel 2018 e a Madrid quest’anno i due più importanti), si è spinta fino in semifinale al Roland Garros nel 2016 e nei quarti di finale a Wimbledon nel 2018 e ha raggiunto il best ranking di numero 4 del mondo nel maggio di quest’anno.

I due si erano momentaneamente separati già all’inizio di settembre, dopo lo US Open: la collaborazione non era stata definitivamente interrotta ma piuttosto messa in pausa, in attesa di una decisione definita. “I risultati dell’ultimo periodo non sono stati buoni. Quello che mi dispiace è il fatto di non riuscire a tirare fuori il meglio da Kiki ultimamente, aveva dichiarato Sluiter. “Il mio compito come allenatore è quello di cercare la soluzione migliore per la mia giocatrice. Siamo felici di avere nel nostro team Elise, un approccio diverso in questo momento potrebbe funzionare meglio.

E così è stato, evidentemente. Bertens ha infatti deciso di continuare a lavorare esclusivamente con l’ex tennista olandese Tamaela, che l’ha accompagnata a Shenzhen e l’aveva già seguita a Mosca e Zhuhai, e con la quale sembra essere molto affiatata. Nel team rimarrà anche Remko de Rijke, il fidanzato e fisioterapista di Bertens. “Voglio ringraziare Kiki per la sua fiducia, il duro lavoro e la sua dedizione negli ultimi quattro anni, ha scritto Sluiter su Twitter. “Auguro a lei, Remko ed Elise il meglio per il futuro”.

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Rafa Nadal giocò sotto anestesia a Wimbledon 2008

Il campione spagnolo racconta un aneddoto sulla finale di Wimbledon 2008 vinta contro Roger Federer

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Rafa Nadal si è sempre dimostrato più forte di ogni ostacolo fisico e mentale comparso durante la sua carriera, e l’ultima rivelazione non fa che accrescere la sua leggenda. Intervistato da Movistar+ per il programma #Vamos, il tennista spagnolo ha rivelato di aver giocato l’inizio dell’epica finale di Wimbledon 2008 contro Roger Federer con il piede addormentato.

La causa dell’impedimento era l’anestesia, a cui Nadal ha dovuto ricorrere per tutto il torneo. “Avevo bisogno di fare l’anestesia prima della partita perché non riuscivo ad appoggiare il piede […] La pioggia peggiorò la situazione perché l’anestesia aveva una durata e senza anestesia non potevo giocare. […] Il dolore c’era anche nelle partite precedenti e infatti i giorni degli allenamenti non mi riuscivo ad allenare.” Un piede addormentato che non l’ha fermato dal trionfare in finale contro Roger Federer dopo una battaglia di 4 ore e 48 minuti.

 

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Lo US Open premierà gli operatori medici

Il direttore finanziario degli US Open ha annunciato che proveranno ad avere sugli spalti medici e infermieri

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Gli US Open sono in programma senza spettatori ma questo proposito potrebbe cambiare a breve. Il direttore finanziario del torneo newyorkese Lew Sherr ha aperto alla possibilità di avere sugli spalti gli operatori in prima linea (dell’emergenza coronavirus ndr), i medici e le loro famiglie, se la situazione a New York dovesse restare buona dal punto di vista sanitario.

Lo Slam americano non è l’unico torneo di tennis che potrebbe tornare ad avere tifosi. L’All American Cup, il World Team Tennis e l’esibizione di Berlino hanno tutti annunciato che permetteranno la presenza limitata di spettatori ma con delle norme strette da seguire, come la firma di un’autorizzazione e posti predeterminati per rispettare il distanziamento sociale.

Sherr si è espresso anche su quest’idea, confermando la volontà dello US Open di non avere tifosi in quanto “Si tratta di un modello che per noi non può funzionare. […] Anche facessimo entrare il 10% dei possibili tifosi avremmo problemi a far rispettare il social distancing e a dare le strutture adeguate ai giocatori.”.

 

La posizione degli US Open non stupisce, dato che durante le tre settimane che vanno dal Master di Cincinnati fino allo Slam, tutti tenuti dentro il National Tennis Center di New York, ci saranno 250 giocatori e tra le 1500 e 2000 persone ogni giorno. I giocatori saranno sistemati nelle zone prima utilizzate dai tifosi come le suite di lusso all’interno del centro, rispettando sempre le distanze.

A Flushing Meadows però non chiudono definitivamente le porte alla presenza dei tifosi. Sempre Sherr aggiunge che “Se ci sarà la possibilità di fare qualcosa di bello per le persone che se lo meritano, lo faremo. Ma la salute e la sicurezza di giocatori e staff viene prima.”.

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Trionfo di Sharapova, passaggio di testimone tra Sampras e Federer: 3 luglio data storica di Wimbledon

19 anni fa Federer ‘estorceva’ il testimone a Sampras, buttandolo giù dal trono di Wimbledon. Tre anni dopo, Sharapova avrebbe incantato i tifosi di Londra vincendo il torneo a 17 anni

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Non è così difficile abbinare un giorno di fine giugno o inizio luglio a un avvenimento importante della storia di Wimbledon, poiché da oltre un secolo lo Slam londinese si disputa in queste date. Se però c’è una giornata particolarmente alta in graduatoria, per l’importanza delle partite che vi si sono disputate, questa giornata è il 3 luglio. Non tanto per la qualità del tennis che ci è stato proposto, quanto per quello che hanno rappresentato le due vittorie che oggi ricordiamo.

La prima è l’ottavo di finale di Wimbledon 2001, quello che mise di fronte l’epta-campione (in carica) Pete Sampras e un quasi ventenne Roger Federer. Molti oggi ricordano che attorno a quella partita, durata oltre quattro ore e cinque set, si respirava quella strana atmosfera che predice le novità o i grandi eventi, o entrambe le cose. Furono entrambe le cose, perché due anni dopo quella vittoria che detronizzò Sampras (Pete avrebbe vinto appena un’altra partita a Wimbledon prima di ritirarsi), Federer solleverà il primo di otto trofei a Church Road. Se non si parla in questo caso di passaggio di testimone, allora quando?

La seconda è la finale femminile di Wimbledon 2004, l’edizione in cui è deflagrata Maria Sharapova battendo – ad appena 17 anni – la già sei volte campionessa Slam Serena Williams; il fatto che una rivalità che avremmo ipotizzato acerrima e serrata, nei fatti, non sia mai cominciata (Serena ha vinto 19 delle 20 sfide successive) contribuisce a rendere iconica e inaspettata questa vittoria. Vinto l’ultimo quindici del torneo, Maria si è comportata come una normalissima diciassettenne che sta provando una gioia immensa, nonostante si trovasse di fronte a migliaia di tifosi sul campo da tennis più importante del mondo: è corsa sugli spalti ad abbracciare papà Yuri e poi ha usato il cellulare per chiamare mamma Yelena. “Mamma, ho vinto Wimbledon!”: simple as that.

 
Maria Sharapova – Wimbledon 2004

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