WTA Finals: a Pliskova spareggio e semifinale, Svitolina imbattuta

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WTA Finals: a Pliskova spareggio e semifinale, Svitolina imbattuta

In una partita molto altalenante Karolina prima domina, poi rimonta Halep quando tutto sembrava perduto. Nona vittoria di fila al Master per l’ucraina

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Karolina Pliskova - WTA Finals Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @WTA)

Quadro delle semifinali completo a Shenzhen, avendo anche il girone viola espresso le proprie preferenze. Sarà dunque Karolina Pliskova ad accompagnare tra le ultime quattro Elina Svitolina, al termine di una giornata che potremmo, non richiesti, definire come quella degli sprechi. Sprechi che erano iniziati in mattinata per responsabilità della riserva Sofia Kenin, una che l’anno prossimo con ogni probabilità abbandonerà la panchina per essere titolare, e che del resto a ventuno anni nemmeno compiuti non si può incolpare di alcunché.

Senza alcuna chance di qualificarsi ma desiderosissima di coronare una grande stagione facendo bella figura nella munifica kermesse di fine anno, Sofia ha colpito duro e messo a dura prova il proverbiale catenaccio ucraino, mancandole tuttavia e in più occasioni il colpo definitivo. Così è avvenuto tanto nel primo, quanto nel secondo set, considerando che in entrambe le situazioni l’americana di Mosca ha avuto l’opportunità di servire per chiudere, e in entrambi i casi ha puntualmente concesso alla rivale lo spazio per rientrare.

Nella rimonta in coda alla prima frazione Elina è riemersa con un parziale di quattro giochi a zero; nella seconda ha sprecato un match point nel dodicesimo gioco e altri quattro nel tremebondo tie break prima di chiudere con il sesto, non prima di aver annullato a sua volta un secondo set point dopo quello concesso sul cinque a quattro USA. Continua così la strepitosa marcia di Svitolina nelle Finals asiatiche tra Singapore e Shenzhen: la striscia aperta di vittorie consecutive, grazie a quella conquistata poco fa, si allunga a nove. L’ucraina affronterà Belinda Bencic per continuare la corsa alla difesa del titolo 2018.

 

KARO BATTE SIMO – L’altra semifinale vedrà in scena Ashleigh Barty e Karolina Pliskova. La trampoliera di Louny, al termine di un match schizofrenico, ha infine vinto la sfida da dentro o fuori con Simona Halep avendola prima dominata, poi quasi persa e infine riacciuffata con un colpo di coda sui tremori della rivale. Nel primo set, vinto per sei a zero in venti minuti, Pliskova ha raggiunto picchi di tennis di purezza astrale, definito da un’aggressività che, quando il bilancio tra errori non forzati e vincenti è in saldo positivo, è contenibile da pochissime colleghe in attività.

Quello che non ci si aspetta da Karolina è la continuità, e anche oggi, suo malgrado, le attese non sono andate deluse. Tornata umanamente a sbagliare qui e là, la numero due del mondo ha ridato fiato e coraggio ad Halep, la quale, all’improvviso, ha preso in esclusiva il comando della seconda partita, pressando la rivale imponendole ritmi altissimi e taglieggiandola con uscite lungo linea anche molto scenografiche. Un set pari e tre set in uno nel terzo: la prima fase, onda lunga di quanto avvenuto nel secondo, sembrava avviato a portare la qualificazione dalle parti di Costanza con Pliskova al servizio sul 2-0 30-0 Halep.

Ma il destino, con sommo rammarico degli ancora numerosi e ancor più rumorosi connazionali assiepati in tribuna, non aveva scelto la campionessa dell’ultimo Wimbledon, che ha smesso di forzare favorendo il recupero, anche e soprattutto psicologico, di Pliskova, la quale ha ricominciato a mettere dentro servizio e dritto per il parzialone di cinque giochi consecutivi che pareva aver messo fine alla contesa. Senonché la rumena, disperatamente aggrappata all’incontro, s’è di nuovo messa in carreggiata e ha recuperato il break di svantaggio, guadagnandosi la possibilità di impattare sul cinque pari con il servizio a disposizione.

Dal trenta a zero, prodromico a un potenziale arrivo in volata, Halep ha però ceduto, consecutivi, gli ultimi quattro punti che spediscono lei anticipatamente in vacanza e Pliskova in semifinale per il terzo anno consecutivo: nel 2017 fu sconfitta al penultimo round da Wozniacki, lo scorso anno in finale da Svitolina. Chissà che questa non sia la volta buona per il passo decisivo.

Risultati Gruppo Viola, terza giornata:

[8] E. Svitolina b. [ALT] S. Kenin 7-5 7-6(10)
[2] Ka. Pliskova b. [5] S. Halep 6-0 2-6 6-4

Gruppo Viola: day 1 – day 2
Gruppo Rossoday 1 – day 2 – day 3
La classifica dei gironi e il calendario
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Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz

Quarto dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Jane ‘Peaches’ Bartkowicz, che trovò la sua prima racchetta tra i cespugli

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Jane 'Peaches' Bartkowicz (via Twitter, @WTA)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La quarta protagonista è Peaches Bartkowicz, nata il 16 aprile 1949, che ripercorre gli esaltanti giorni di settembre 1970, quando sostenne le Original 9. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Originaria del Michigan, Jane ‘Peaches’ Bartkowicz aveva 21 anni quando si è iscritta per giocare nel controverso torneo Virginia Slims Invitational di Gladys Heldman. Dopo una carriera giovanile stellare coronata da innumerevoli titoli nazionali e dalla vittoria del singolare femminile a Wimbledon all’età di 15 anni, Bartkowicz ha conquistato consecutivamente il singolare e il doppio a Cincinnati nel biennio 1966-67, il Canadian Open nel 1968 e ha raggiunto due volte i quarti di finale allo US Open.

Membro della vittoriosa squadra americana di Fed Cup nel 1969, lasciò il Tour nel 1971 con all’attivo vittorie su Evonne Goolagong e Virginia Wade.

 

Peaches riflette: “La mia famiglia non poteva permettersi lezioni di tennis – mio padre lavorava nella catena di montaggio di una fabbrica di automobili – ma quando ero bambina vivevo vicino a un parco con dei campi pubblici, lì ho trovato una racchetta tra i cespugli. C’era un muro e ci avrei giocato contro per tutto il tempo. Ero determinata, diventai molto precisa e questo è stato probabilmente il mio più grande punto di forza. Mi ha aiutata perché non avevo il talento di molte altre giocatrici, e per di più non ero così veloce in campo!“.

Sono stata supportata come junior, ma in seguito il costo dei viaggi per gli eventi è diventato un vero problema. Ricordo di essere andata in Europa, di aver vinto i primi sei tornei a cui ho partecipato e in effetti di aver perso del denaro. Era fuor di dubbio che qualcosa andasse fatto, così quando venne organizzato il torneo di Houston non esitai, soprattutto perché sapevo che c’era Gladys Heldman dietro l’iniziativa. Era la proprietaria di una rivista di tennis, era una donna, e sua figlia Julie avrebbe partecipato al torneo, perciò sapevo che era interessata a noi. Onestamente, Gladys mi intimidiva, era una donna molto decisa, ma era anche molto gentile, ed ero sicura che sapesse cosa stava facendo”.

Quando in squadra hai qualcuno come Gladys, Virginia Slims e hai gente come Billie Jean, Rosie e Nancy, non credo che si possa sbagliare. Eravamo molto preoccupate della situazione nel tennis, ovviamente, ma allo stesso tempo credevamo che il cambiamento dovesse avvenire anche in altre aree della società. Capii che se si riesce a fare qualcosa del genere nel tennis, nel mondo del lavoro, o in qualunque altro campo, può esserci un effetto domino che alla lunga porterà benefici a tutti“.

Sapevo che sarebbe stato difficile, sapevo che ci sarebbe voluto del tempo, ma non ho mai pensato che il nuovo circuito avrebbe fallito. Ho sempre creduto che sarebbe stato qualcosa di grande. Tuttavia, nonostante amassi giocare a tennis, ho trovato molto difficile l’aspetto promozionale delle cose. Ero timida e non avevo un buon rapporto con il pubblico… è stato uno dei motivi per cui ho lasciato il tennis così giovane. Quando sono cresciuta, mi sono aperta di più e ho pensato: perché non avrei potuto essere così prima? Ma non ho rimpianti. Ho una famiglia meravigliosa, tutto ha funzionato“.

(Intervista realizzata da Adam Lincoln)


Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Peaches Bartkowicz.

Chi era il tuo idolo?
“Da giovane il mio idolo era Maria Bueno. Amavo la sua grazia e il suo stile di gioco perché il mio non era minimamente vicino al suo, apprezzavo molto l’armonia dei suoi movimenti in campo, quasi da ballerina (Maria Bueno, morta nel giugno 2018, veniva infatti soprannominata ‘Tennis Ballerina’)

I tuoi colpi migliori come tennista?
“I miei colpi migliori erano il rovescio a due mani e la precisione”.

Torneo preferito?
“Il mio torneo preferito era lo US Open a Forest Hills. All’epoca ero letteralmente incantata da quell’arena e anche se oggi può sembrare piccola, (nel frattempo il torneo si è spostato a Flushing Meadows, ndt) mi sono divertita a giocarci; in più era negli Stati Uniti”.

Cosa serve per essere un campione?
“Per essere un campione ci vuole un sacco di duro lavoro e penso che per rimanere al top si debba avere il killer-instinct, non arrendersi mai ed essere molto determinati”.

Momento clou della tua carriera nel tennis?
“Il momento clou della mia carriera tennistica è stato vincere incredibilmente 17 campionati nazionali dagli 11 ai 18 anni, ho sempre vinto contro giocatrici della mia stessa fascia di età e contro quelle più grandi, non ho mai perso una partita in quegli anni”.

La partita che credevi fosse vinta?
“Credo sia quella persa per un punto contro Ann Jones. In quegli anni bastava staccare di un punto l’avversario per vincere il tie-break, mentre oggi sono necessari due punti. Ho perso l’ultimo set 5 a 4, quindi tecnicamente solo un punto ha davvero fatto la differenza”.

La tua tennista preferita di oggi?
“In realtà non guardo molto tennis, ma quando lo faccio mi impressiona molto come gioca Osaka”.


Traduzione a cura di Andrea Danuzzo

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton


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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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