ATP Finals 2019, il sorteggio dei gruppi: Berrettini con Djokovic e Federer

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ATP Finals 2019, il sorteggio dei gruppi: Berrettini con Djokovic e Federer

Sorteggiati i gruppi ‘Agassi’ e ‘Borg’ per il Masters 2019. Girone di ferro per Matteo, che apre contro Djokovic. Federer-Thiem domenica alle 21. Nadal se la vedrà con Medvedev, Tsitsipas e Zverev

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

ATP Finals, il programma di domenica: subito Djokovic-Berrettini
ATP Finals, il programma di lunedì: Nadal debutta contro Zverev
Le quote dei bookmaker: Djokovic favorito, Berrettini paga bene

Con il dubbio sulla presenza del nuovo numero 1 del mondo Nadal (Rafa ha comunicato questa mattina che prenderà una decisione definitiva soltanto tra giovedì e venerdì), si apre la settimana di avvicinamento al Masters ATP. C’è grande attesa per la penultima edizione delle ATP Finals giocate a Londra (dal 2021 il Masters si trasferirà infatti a Torino), in particolare per la presenza di un italiano a 41 anni di distanza da Corrado Barazzutti. Matteo Berrettini, ultimo giocatore a centrare la qualificazione, ha affrontato almeno una volta tutti gli altri aspiranti ‘Maestri’, ad esclusione di Novak Djokovic.

Il bilancio di Matteo è in negativo: due sole vittorie (una contro Thiem e una contro Zverev) su dieci incontri complessivamente disputati contro gli altri sei ‘finalisti’. Dicevamo di Novak Djokovic, che si presenta a Londra da numero 2 della Race ma in piena lotta con Nadal per la conquista del trofeo di numero 1 del mondo di fine anno (qui gli scenari possibili). Nole proverà a laurearsi ‘Maestro’ per la sesta volta in carriera, raggiungendo così Roger Federer, che non vince il Masters dal 2011. Oltre a Berrettini, saranno due gli esordienti: il numero 4 Daniil Medvedev e il numero 6 Stefanos Tsitsipas.

Insieme a loro ci sarà anche Dominic Thiem, che nelle tre precedenti partecipazioni non ha mai superato il round robin, e Alexander Zverev, campione in carica. Le due riserve, pronte ad entrare in gioco in caso di forfait di Nadal, sono Roberto Bautista Agut e Gael Monfils, rispettivamente nono e decimo nella Race. La competizione scatterà domenica 10 novembre con i primi due singolari e si concluderà la domenica successiva, il 17, con la finalissima che si disputerà alle 19 italiane. Vediamo adesso l’esito del sorteggio e la suddivisione degli otto protagonisti nei due gironi all’italiana, quest’anno intitolati ad Andre Agassi e Bjorn Borg.

NOTA DEL DIRETTORE – È uscito il peggior sorteggio possibile per Matteo. Djokovic è certamente il più duro da battere per lui considerate le caratteristiche di Matteo che preferiva certamente Nadal (soprattutto ora che non si sa nemmeno come sta… e magari Rafa gioca un solo match e poi si ritira lasciando spazio a Bautista Agut). Fra Federer e Medvedev è chiaro che avrebbe preferito il russo, e infine fra Tsitsipas e Thiem suo padre Luca aveva detto l’altro giorno che avrebbero preferito il greco. Insomma, non ne è andata bene una. Inoltre Matteo avrebbe preferito giocare lunedì per avere un giorno in più per vedere come è la 02 Arena, l’atmosfera, invece si trova immediatamente alle prese con il tennista che a questo punto è forse il favorito numero 1.

IL SORTEGGIO DEL TORNEO DI SINGOLARE

GRUPPO AGASSI

[1] Nadal
[4] Medvedev
[6] Tsitsipas
[7] Zverev

GRUPPO BORG

[2] Djokovic
[3] Federer
[5] Thiem
[8] Berrettini

 

Gironi e calendario (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

GIOCATORI, RECORD ALLE FINALS, PRECEDENTI


[1] R. NADALFinals Record 16-13. Nona partecipazione: due finali

vs Djokovic 26-28
vs Federer 24-16
vs Medvedev 2-0
vs Thiem 9-4
vs Tsitsipas 4-1
vs Zverev 5-0
vs Berrettini 1-0

[2] N. DJOKOVICFinals Record 35-12. 12esima partecipazione: 5 titoli

vs Nadal 28-26
vs Federer 26-22
vs Medvedev 3-2
vs Thiem 6-3
vs Tsitsipas 2-2
vs Zverev 3-2
vs Berrettini 0-0

[3] R. FEDERERFinals Record 57-15. 17esima partecipazione: 6 titoli

vs Nadal 16-24
vs Djokovic 22-26
vs Medvedev 3-0
vs Thiem 2-4
vs Tsitsipas 2-1
vs Zverev 3-4
vs Berrettini 1-0

[4] D. MEDVEDEVPrima partecipazione

vs Nadal 0-2
vs Djokovic 2-3
vs Federer 0-3
vs Thiem 1-2
vs Tsitsipas 5-0
vs Zverev 1-4
vs Berrettini 1-0

[5] D. THIEMFinals Record 3-6. Quarta partecipazione: mai oltre il RR

vs Nadal 4-9
vs Djokovic 3-6
vs Federer 4-2
vs Medvedev 2-1
vs Tsitsipas 4-2
vs Zverev 5-2
vs Berrettini 2-1

[6] S. TSITSIPASPrima partecipazione

vs Nadal 1-4
vs Djokovic 2-2
vs Federer 1-2
vs Medvedev 0-5
vs Thiem 2-4
vs Zverev 3-1
vs Berrettini 1-0

[7] A. ZVEREVFinals Record 5-3. Terza partecipazione: titolo nel 2018

vs Nadal 0-5
vs Djokovic 2-3
vs Federer 4-3
vs Medvedev 4-1
vs Thiem 2-5
vs Tsitsipas 1-3
vs Berrettini 2-1

[8] M. BERRETTINIPrima partecipazione

vs Nadal 0-1
vs Djokovic 0-0
vs Federer 0-1
vs Medvedev 0-1
vs Thiem 1-2
vs Tsitsipas 0-1
vs Zverev 1-2

MONTEPREMI SINGOLARE

Alternate – $116,000
Participation fee – $215,000
Round Robin match win – $215,000
Semifinal match win – $657,000
Final win – $1,354,000
Undefeated champion – $2,871,000

IL SORTEGGIO DEL TORNEO DI DOPPIO

GRUPPO MIRNYI

[1] Cabal/Farah
[3] Krawietz/Mies
[6] Rojer/Tecau
[7] Herbert/Mahut

GRUPPO BJORKMAN

[2] Kubot/Melo
[4] Ram/Salisbury
[5] Klaasen/Venus
[8] Dodig/Polasek

MONTEPREMI DOPPIO

Alternate – $40,000
Participation fee – $103,000
Round Robin match win – $40,000
Semifinal match win – $106,000
Final win – $204,000
Undefeated champion – $533,000

COPERTURA TELEVISIVA

Le ATP Finals saranno trasmesse in diretta da SKY Sport a partire da domenica 10 novembre. Sarà possibile seguire il torneo anche in streaming su NOW TV per i non abbonati alla TV satellitare.

CALENDARIO DI GIOCO (orari italiani)

Domenica 10
ore 13: Ram/Salisbury vs Klaasen/Venus
ore 15: N. Djokovic vs M. Berrettini
ore 19: Kubot/Melo vs Dodig/Polasek
ore 21: R. Federer vs D. Thiem

Lunedì 11
ore 13: Krawietz/Mies vs Rojer/Tecau
ore 15: D. Medvedev vs S. Tsitsipas
ore 19: Cabal/Farah vs Herbert/Mahut
ore 21: R. Nadal vs A. Zverev

Martedì 12
ore 13: doppio gruppo Bjorkman
ore 15: singolare gruppo Borg
ore 19: doppio gruppo Bjorkman
ore 21: singolare gruppo Borg

Mercoledì 13
ore 13: doppio gruppo Mirnyi
ore 15: singolare gruppo Agassi
ore 19: doppio gruppo Mirnyi
ore 21: singolare gruppo Agassi

Giovedì 14
ore 13: doppio gruppo Bjorkman
ore 15: singolare gruppo Borg
ore 19: doppio gruppo Bjorkman
ore 21: singolare gruppo Borg

Venerdì 15
ore 13: doppio gruppo Mirnyi
ore 15: singolare gruppo Agassi
ore 19: doppio gruppo Mirnyi
ore 21: singolare gruppo Agassi

Sabato 16
ore 13: prima semifinale doppio
ore 15: prima semifinale singolare
ore 19: seconda semifinale doppio
ore 21: seconda semifinale singolare

Domenica 17
ore 16.30: finale doppio
ore 19: finale singolare

PUNTI ATP (SINGOLO E DOPPIO)

Round Robin match win – 200 punti
Semifinal win – 400 punti
Final win – 500 punti
Undefeated champion – 1500 punti

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L’infanzia di Rublev in un documentario: “Ricordo una partita con Medvedev: io piagnucolavo, lui urlava!”

Il tennista russo ripercorre la sua infanzia nella città natia, i primi passi allo Spartak Club di Mosca e la rivalità con Medvedev: “Una volta abbiamo giocato pallonetti per circa 4 ore. Siamo entrambi fuori di testa!”

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Andrey Rublev - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

La conduttrice sportiva russa Sofya Tartakova ha realizzato una lunga intervista ad Andrey Rublev, che sports.ru ha pubblicato su YouTube in forma di documentario. La visita allo Spartak Tennis Club di Mosca, il primo circolo dove Rublev ha mosso i primi passi, è dunque l’occasione per raccontare come è iniziata la sua carriera di tennista.

Il documentario completo, sottotitolato in inglese

Mi sembra di essere sempre stato in campo, anche prima che iniziassi ad allenarmi. Ero lì tutto il giorno. Oltre a giocare a tennis, c’erano i miei amici. Per me è più di un semplice club, è stata tutta la mia infanzia. Al di fuori del club, stavo solo a casa. Tutti i miei amici vengono da questi campi; praticavo il tennis lì, scherzavo, giocavo con gli amici, mangiavo ecc. Tutta la mia infanzia è collegata a quel luogo ed è ancora fantastico ogni volta che lo visito. Anche se è stato completamente riorganizzato e sembra così diverso, va bene comunque”.

Stare molto tempo sui campi da tennis, però, nel caso del piccolo Andrey non significa stare lontano dalla mamma perché Marina Maryenko di professione fa l’allenatrice di tennis. “Tutto ciò di cui avevo bisogno, i miei genitori me lo hanno sempre dato. Mi sento come un bambino normale. Mi piaceva stare in campo con lei e i miei amici, anzi, non mi piacevano i fine settimana perché rimanevo a casa”. La situazione tutta rosa e fiori è però cambiata quando Rublev si è trasferito a Barcellona nel 2016. Inizialmente i risultati hanno tardato ad arrivare e in famiglia sono sorti dubbi sulla bontà della scelta appena fatta. “La gente iniziò a fare pressioni sui miei genitori. ‘Come puoi lasciarlo rimanere in Spagna? Sta sprecando il suo potenziale!’ Forse i miei genitori hanno avuto troppi consigli da questi… esperti. Deve essere stato difficile per mia madre.. La tua vita sta andando in un certo modo e poi cambia drasticamente”.

 

Le cose si sono rapidamente sistemate, perché nel 2017 Rublev ha fatto prepotente irruzione in top 100 e poi subito in top 50. Nel 2020 ha fatto un’ulteriore salto di qualità passando dalla posizione 23 alla n. 8 in classifica, vincendo cinque titoli e guadagnando l’accesso alle ATP Finals.

COME SENTIRSI A CASA? – “Mi piace ogni visita che faccio a Mosca, mi ricarica. Grazie alla mia famiglia e ai miei amici. Mi distraggono da questa vita. Ma ho decisamente perso il ‘senso di casa’ nel corso degli anni. Senza di loro mi sentirei solo”. Il tennis, però, non è solo un lavoro ma anche una via di fuga. Non so chi sarei senza il tennis e sto cercando questa risposta. Il tempo me la darà”.

Il suo aspetto silenzioso lascia trasparire una personalità malinconica e lui stesso ne dà conferma. Durante i tornei di San Pietroburgo, Amburgo e Vienna ero depresso. Ora non lo sono perché sono occupato e mi sto ricaricando; avere cose da fare mi distrae. Quando ero in Germania l’ho sentita in maniera più forte. Avevo molta ansia per mia nonna e mio nonno; inoltre vivevo solo sui campi da tennis e negli hotel”. I nonni hanno ricoperto per anni ruoli cruciale nella sua vita, e la morte della nonna avvenuta ad ottobre, durante il Roland Garros, è stato un duro colpo. La vittoria successiva nel torneo di San Pietroburgo “è stato il momento più emozionante della mia carriera, ha sottolineato il tennista russo.

DRITTO VELOCE, PIEDI LENTI – Una delle giocate più frequenti che lascia il pubblico a bocca aperta durante una partita di Rublev è il dritto vincente, giocato da ogni parte del campo ma soprattutto dal lato destro. Lui però non sempre è stato consapevole di questa sua forza.“Beh, è ​​stato così fin da quando ero bambino, in modo naturale. A 13-14 anni mi hanno detto che il mio diritto è fantastico. In realtà avevo sempre pensato che fosse debole e dopo che la gente lo ha elogiato, mi sono detto ‘se il mio dritto è così buono, perché servo male?’ Forse, se non me l’avessero detto, avrei continuato a servire come prima senza ragionarci troppo”. Il russo è dunque soddisfatto del suo dritto esplosivo – e come potrebbe non esserlo! – ma chiamato a sceglierne uno, tra quello dei suoi colleghi, fa una scelta insolita: Mi piace il dritto di Dominic Thiem“.

Parlando delle debolezze, invece, Rublev va dritto al punto:Non sono veloce quanto potrei, mi muovo lentamente in campo. I miei piedi potrebbero essere più veloci e c’è molto da lavorare. Credo che quello attuale non sia il mio limite. Vedo come si muovono altri ragazzi più alti di me: sono più veloci, più bilanciati. Daniil Medvedev per esempio è molto più veloce, basta guardare a quali servizi riesce a rispondere. È molto più alto di me, almeno 10 cm, e corre due volte più veloce“.

© Peter Staples/ATP Tour

I CAPRICCI CON BABY MEDVEDEV – “È stato il mio primo vero torneo. non era nemmeno ufficiale, eravamo bambini: avevo 6 anni. Non so se Danya [Daniil Medvedev, ndr] si ricorda, ma è stata l’unica volta che l’ho battuto”. Rublev infatti ha perso contro Medvedev tutte le quattro partite disputate nel circuito maggiore, l’ultima allo US Open 2020. Tornando a quella sfida di molti anni fa, Andrey ricorda: “Erano quattro game a set, terzo set con tie-break da 7 punti e siamo riusciti a giocare questa partita breve per circa 2 ore e mezza, usando i pallonetti. Poi ci siamo incontrati di nuovo al torneo ufficiale under-10 a Zhukovka, e anche lì abbiamo giocato 3 set – di nuovo per circa 4 ore. Era davvero dramma per noi. A quel punto ho capito che siamo entrambi fuori di testa“.

Se possiamo dire che la follia si è un po’ attenuata negli atteggiamenti in campo di Andrey, lo stesso non vale per Daniil. “Giocavamo pallonetti, ogni scambio durava dieci minuti. Abbiamo continuato a spingere quei pallonetti fino all’esaurimento! Uno di noi due sbagliava il pallonetto, poi c’erano tre minuti di pianti e lanci di racchette. Poi via col secondo punto, altri dieci minuti di attesa e altri tre di pianto; magari uno si rotolava sul campo dopo aver vinto e l’altro imprecava ‘è tutto terribile‘. Andava avanti così per 3-4 ore.”

Entrando nello specifico della ‘follia in campo’ dei due russi, la distinzione che fa Rublev è chiara. “Danya lanciava racchette piangere e piagnucolare, invece urlava contro tutto e tutti, compresi i giudici. Dava di matto così. Sarebbe capace dire al giudice cosa pensa di lui senza problemi. Io per lo più piagnucolavo, piangevo, ogni tanto lanciavo le racchette. Afferravo la terra dal campo e la mangiavo”. Per fortuna, la sua dieta è migliorata parecchio e con essa anche l’atteggiamento in campo è diventato invidiabile. Tutte qualità che possono dargli lo slancio necessario per fare un passo ulteriore ed entrare in top 5. Magari già a partire dall’Australian Open.

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Perché ci sono pochi allenatori donna?

Laura Vallverdu, Direttore Associato per il Player Development alla Miami Beach Tennis Academy ed ex-coach presso la University of Miami, ha affrontato il tema per Racquet Magazine

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Amelie Mauresmo - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Qui il link all’articolo originale

Come coach, enfatizzo sempre il valore dello sforzo e dell’impegno per le mie giocatrici, sia che le cose vadano bene sia che vadano male. Nel nostro mestiere, i continui alti e bassi richiedono pazienza e le capacità di ascoltare le tue giocatrici, di analizzare la situazione, e di approntare cambiamenti opportuni per costruire migliori risultati in futuro.

Quest’anno, la pandemia ha messo alla prova il mondo del tennis, imponendo uno stop improvviso al modo in cui solitamente portiamo avanti l’attività ma anche un risveglio all’interno delle organizzazioni sportive, che ora sono alle prese con il cambiamento e stanno sperimentando alcune strategie per proseguire in modo migliore. Tra i tanti cambiamenti attualmente in discussione c’è quella su un potenziale rafforzamento dei rapporti tra la WTA e la ATP per lavorare su un fronte unito.

 

È proprio ora che questo accada. Come ex-giocatrice, sia come junior che come professionista, ho sperimentato il tennis a diversi livelli, e con essi diversi gradi di parità tra uomini e donne. È da quando ho iniziato la mia carriera come coach, sin dal 2013 come capo allenatrice della squadra di tennis dell’Università di Miami, che sono curiosa di capire perché la demografia dei coach non sia rappresentativa della popolazione che gioca a tennis sia a livello amatoriale che professionistico. Non solo: perché il tennis, un gioco perfettamente egalitario riguardo i sessi, e che è storicamente più avanti di altri sport in termini di parità tra i generi, non ha più donne coach ad alti livelli?

Ovviamente, le cose hanno iniziato a cambiare nel 2014, quando l’allora N.2 ATP Andy Murray sparigliò le carte puntando su Amelie Mauresmo, due volte campionessa Slam, come suo coach. Tempo dopo, Anabel Medina Garrigues guidò Jelena Ostapenko al Roland Garros 2017, causando una proliferazione di ex-giocatrici di primo livello WTA nel ruolo di coach delle migliori tenniste: Rennae Stubbs e Conchita Martinez con Karolina Pliskova; Lindsay Davenport con Madison Keys; Sandra Zaniewski con Petra Martic; Biljana Veselinovic e Nicole Pratt con Daria Gavrilova; e così via.

Ma nonostante questo, alla fine del 2018 appena l’otto percento delle Top 100 lavoravano con coach donne. Nonostante alcune partnership di alto profilo – Conchita Martinez che si è unita a Garbine Muguruza un anno fa, Lucas Pouille che ha scelto Amelie Mauresmo, e Denis Istomin allenato dalla madre, Klaudiya Istomina – il tennis non è ancora riuscito a rendere questo fenomeno la normalità, soprattutto se paragonato a realtà come quella della NFL, che ha accresciuto la presenza di donne nelle posizioni di leader di alto livello da quando nel 2015 Jen Welter fece la storia diventando la prima capo-allenatrice di sempre.

Garbine Muguruza e Conchita Martinez – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

La NFL ha lavorato duramente per aumentare il numero dei coach femminili, con 16 donne ufficialmente assunte al momento. Sam Rapoport, il direttore dello sviluppo NFL, ha spiegato a ESPN nell’aprile 2019 che questo sforzo è solo “una goccia nell’oceano, e ci fa capire quale potrebbe essere il futuro”. Ha continuato dicendo che “il piano dei prossimi 10 anni è normalizzare la presenza delle donne a bordocampo nel football. Per noi la prima volta di una donna come coach o come manager non è una notizia su cui concentrarsi. Vogliamo normalizzare la cosa in modo da smettere di parlarne”.

Durante la pandemia, visto il dibattito sulla fusione tra ATP e WTA, la curiosità mi ha spinto ad approfondire questo tema. Ho quindi parlato con Nicolas Pereira, mio amico da sempre, che ha giocato nel circuito ATP, è diventato un commentatore per ESPN nel 2000, e ora lavora come analista per Tennis Channel. “Se abbiamo imparato qualcosa da questa pandemia, è il fatto che il tennis nel suo insieme dovrebbe essere unificato, ha detto. “Se donne e uomini gravitassero negli stessi luoghi con una potenziale fusione tra i due organi, penso che ci sarebbe decisamente una maggiore possibilità di aumentare il numero dei coach femminili nel nostro sport”. Ha poi proseguito: Se ci fossero più eventi combined, sarebbe più facile attrarre pubblicità e sponsor, perché avrebbero decisamente più appeal presso i clienti. E ci sarebbe maggior possibilità che le donne venissero maggiormente considerate in ogni posto di lavoro nell’industria del tennis”.

Nel corso degli anni, vari fattori (calendario compresso, problemi di percezione da parte del pubblico, difficoltà finanziarie, mancanza di inclusione e potenziali interruzioni dell’attività causa gravidanza) hanno scoraggiato le giocatrici dal diventare coach. Rennae Stubbs, un’ex-giocatrice australiana, coach d’élite e commentatrice a tempo pieno per ESPN, quando interpellata sul tema ha risposto molto volentieri.

“Prima di tutto, non c’è dubbio sul fatto che molte ex-tenniste abbiano messo su famiglia una volta smesso di giocare e che questo abbia impedito loro di diventare coach. Non tutte possono permettersi di portarsi dietro la famiglia nei viaggi. In secondo luogo, alcune giocatrici cercano un coach uomo per la maggior forza che imprime alla palla negli allenamenti. Insomma, cercano uomini per fare sia da coach che da sparring. Secondo me non è facile rivestire entrambi i ruoli allo stesso tempo: alcuni coach ci riescono, ma questa è sicuramente una variabile. Inoltre, il fatto di assumere un coach donna è vissuto come un rischio da molti. Ma penso che più questo sarà fatto, più continuerà a succedere”.

Rennae ha concluso così: Ha un valore il fatto che le donne coach abbiano un approccio più realista e più onesto con le giocatrici. In molti casi, le coach possono capirle meglio. Ti faccio un esempio: con Genie Bouchard [la giocatrice che attualmente Stubbs allena, ndr], quando c’è un problema sono la prima a dirle: parliamone. In questo le donne possono avere un rapporto più diretto. Nel mio caso, io ero una giocatrice molto emotiva e quindi posso immedesimarmi nel suo vissuto. Genie è una delle atlete più famose in Canada; da questo deriva una grande pressione, e qualcuno che non ha voglia di immergersi mani e piedi in questo problema non riuscirà ad attingere da lei il massimo del potenziale”.

Che ci sia un lato positivo nella pandemia, visto che ha costretto i due organi di governo del tennis a pensare a una potenziale unione? In questo sport, il fatto che l’ATP abbia fatto lo sforzo di condividere la luce dei riflettori con la WTA riconoscendo l’apporto delle donne ha fatto apparire una luce in fondo al tunnel e ha fornito loro una concreta apertura affinché si sentano più incluse ed accettate.

Il dibattito sul tema è sempre partito dal presupposto che uomini e donne possano lavorare assieme, senza che un sesso prevalga sull’altro. Si è iniziato a parlare di questo quando nel 2014 Andy Murray ha fatto da guida e ha smosso le opinioni nella comunità del tennis, e da allora se ne è parlato sempre di più. Flash forward al 2020, quando i temi dell’inclusione, del dare il giusto valore a ciascuno, dell’avere sensibilità e dell’avere correttezza sono concetti che occupano le prime pagine dei giornali. Questo spirito è stato giustamente traslato anche nel mondo del tennis.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

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Flash

Petra Kvitova: “Sapevamo di poter finire in isolamento”

La campionessa ceca si racconta a Tennis Majors. Tra il lavoro della off-season e le difficoltà della quarantena australiana

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Petra Kvitova - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

A Melbourne con il coach e il fisioterapista, Petra Kvitova si sta preparando per lo Slam di cui è stata finalista due anni fa, sconfitta da Naomi Osaka. La compagna di allenamento prescelta, Amanda Anisimova, è però risultata positiva al test effettuato ad Abu Dhabi e non è potuta partire per l’Australia. Non si è perfezionato nemmeno l’accoppiamento con Jennifer Brady, tra le sfortunate passeggere di uno degli aerei “infetti”, così ora scambia con l’altra Petra, la croata Martic, “una brava ragazza”, dice la due volte campionessa di Wimbledon nell’intervista concessa a Tennis Majors in cui racconta le sue giornate, le regole della quarantena, l’atteso ritorno del pubblico sugli spalti e altro ancora.

Petra ha i suoi tempi, suoi ritmi, lo sappiamo, quindi non tutte le quarantene vengono per nuocere.“Onestamente, sono una di quelle fortunate: posso uscire almeno per allenarmi. Ma, in generale, ho lavorato molto durante la off-season e finalmente ho un po’ di tempo per riposarmi” ammette. “Così, in realtà, mi godo anche il tempo libero. Guardo delle serie ceche, bevo un caffè, leggo l’ultimo libro giallo, chiamo amici e familiari e, certo, devo anche fare esercizio fisico. C’è comunque tanto da fare”.

Come già avevano rilevato diversi tennisti, la sicurezza colpisce per la rigidità di alcune regole, ma si tratta di abituarcisi e comprendere il quadro generale. “Sono molto severi” conferma Petra. “Non puoi aprire la porta perché ti va, ma solo quando ti portando da mangiare e bussano. All’inizio, nessuno conosceva davvero le regole e sentivo spesso le porte aprirsi. Una volta ho provato a spiegare di averla aperta perché non sapevo se il pasto fosse arrivato mentre dormivo e quelli della reception mi hanno detto di chiamarli la prossima volta, in modo che possano mandare qualcuno a vedere se c’è qualcosa di fronte alla mia porta e avvertirmi. Ho detto ‘va bene’, ma penso che sia più semplice aprire la porta di dieci centimetri” aggiunge la nostra con comprensibile perplessità. “Era dura all’inizio, ma ora le cose si sono sistemate e vanno via lisce”.

Per quanto riguarda i contatti con i colleghi (e con chiunque altro), più che limitati sono pressoché inesistenti. “Naturalmente possiamo parlarci al telefono, ma non vedo nessuno, davvero. Anche quando siamo sulla navetta per andare ai campi, ci sono due metri di distanza e devi disinfettarti le mani tipo cinque volte prima di arrivare e lo stesso al ritorno. È molto rigoroso, ma capisco che è importante”.

 

È consapevole delle critiche da parte di alcuni giocatori costretti all’isolamento per 14 giorni e sa che Craig Tiley conosce perfettamente la situazione. “Da un lato, è più che comprensibile la frustrazione dei giocatori; dall’altro, so che è difficile, ma dobbiamo conviverci. Io non sono rinchiusa e loro sì, ma Tennis Australia sta cercando di aiutarli con l’equipaggiamento, i pesi, le cyclette. Credo che tutti sapessimo più o meno che sarebbe potuto accadere di finire in quarantena dura”. Per essere precisi, quella che per loro è quarantena dura altro non è che “quarantena” per qualsiasi altra persona. Chiamiamola allora isolamento per distinguerla da quella che consente di uscire per allenarsi. “Probabilmente, pensavamo di avere fortuna e poter giocare, ma c’era comunque questa possibilità”.

Al momento dell’intervista, Petra non aveva ancora sentito di cambi di programma nella settimana che precede lo Slam per aiutare chi non ha potuto allenarsi, ma in questi giorni ci sono state novità, come un nuovo torneo riservato alle tenniste ora in isolamento e la riduzione a un solo turno delle qualificazioni per i due WTA 500, mentre l’inizio dei due ATP 250 è stato posticipato di ventiquattro ore. ”Credo però che tutti stiano pensando più all’Australian Open perché i tornei precedenti sono una sorta di preparazione – importante, ma meno dello Slam”. Qui Kvitova sembra un po’ mancare il punto e aggiunge che, in termini di tempo per l’allenamento in campo, ci sarà un po’ differenza, “ma credo che tutti sappiano come si gioca a tennis e si rimetteranno presto sulla strada giusta. È sicuramente difficile”. Un punto su cui si è espresso in termini ben diversi il preparatore atletico di Andy Murray che, estremizzando all’opposto, vede importanti rischi per il fisico di quei giocatori.

Tra campo, palestra e cibo, i tennisti non “isolati” hanno cinque ore a disposizione. Quasi certamente a qualcuno stanno strette, ma a Kvitova? “Se devo essere sincera, per me è sufficiente. Gioco circa un’ora e mezza compreso il riscaldamento, poi vado dritta in palestra per un’ora, un’ora e mezza al massimo. Immagino che per altri probabilmente non sia abbastanza giocare solo una volta al giorno, ma a me va benissimo” assicura la trentenne di Bilovec. “Sto diventando vecchia e ho bisogno di salvaguardare un po’ il corpo”.

Kvitova ha giocato tre tornei nella seconda parte della stagione 2020: dopo l’uscita precoce al Western&Southern Open, sono arrivati gli ottavi allo US Open e la semifinale di Parigi. “So che ci sono persone che stanno perdendo il lavoro, quindi sono molto riconoscente per l’opportunità di competere. E non è facile neanche per chi gioca, con tanti tornei cancellati”. Quella decina di incontri è stata però sufficiente a farla abituare all’assenza (o quasi) di pubblico, tanto da pensare che, se saranno ammessi molti spettatori a Melbourne, “sarà assolutamente diverso, mi darà la pelle d’oca”. I tornei dello Slam e le Olimpiadi sono i cinque obiettivi della stagione di Petra, che spera di “restare in salute e giocare del buon tennis, come ho cercato di fare durante tutta la carriera”.

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