Classifica ATP: Nadal torna in vetta per (almeno) due settimane, Berrettini è ottavo

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Classifica ATP: Nadal torna in vetta per (almeno) due settimane, Berrettini è ottavo

Aggiornamento di classifica piuttosto importante, per l’Italia e per i due super-campioni che a Londra lotteranno per il numero 1. Riassumiamo tutti gli scenari

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Novak Djokovic tolse a Rafael Nadal la prima posizione in classifica esattamente 52 settimane fa. Oggi gliela restituisce. Usiamo volutamente questo verbo perché è viva in noi l’impressione che il cambio al vertice in questo preciso momento non sia frutto della superiorità dello spagnolo sul serbo, bensì dei meccanismi aritmetici che definiscono le posizioni nel ranking. Meccanismi che – a differenza di chi ha avuto modo di vedere all’opera Djokovic a Bercy – non tengono conto delle reali forze in campo.

La prima posizione mondiale a nostro parere è quindi un meritato premio alla stagione nel complesso straordinaria di Nadal; crediamo però che neanche i suoi più accesi sostenitori possano negare che in questo momento il più forte giocatore del mondo è Djokovic, l’uomo che nel Master 1000 di Parigi negli ultimi tre turni non ha mai perso un servizio, per tacere di un set.

Detto ciò, a beneficio degli amanti della statistica ricordiamo che la leadership di Djokovic si è fermata a 275 settimane, 11 in meno di Pete Sampras. Lo spagnolo è sicuro di tenere la vetta per le prossime due settimane (arriverà quindi a 198 complessive), ma per mantenere il numero uno anche al termine delle ATP Finals dovrà guardarsi dagli attacchi del serbo. Ecco tutti gli scenari nel dettaglio, già elencati da Lorenzo Colle nel suo articolo.

  • Se Nadal non vince nessuna partita nel round robin (o non partecipa al torneo): Djokovic è numero 1 arrivando in finale se ha vinto almeno due partite nel girone
  • Se Nadal vince una partita nel round robin: Djokovic è numero 1 arrivando in finale imbattuto
  • Se Nadal vince due o tre partite nel round robin: Djokovic è numero 1 se vince il titolo
  • Se Nadal arriva in finale con due sconfitte: Djokovic è numero 1 se lo batte in finale (anche se non è imbattuto)
  • Se Nadal arriva in finale con una sconfitta: Djokovic è numero 1 se lo batte in finale da imbattuto
  • Se Nadal arriva in finale imbattuto: Djokovic non può essere numero uno

TOP 20

Questo il nuovo dettaglio dei piani alti della classifica, che salvo subentri potrà modificarsi soltanto per quanto attiene alle prime otto posizioni di qui a fine stagione.

PosizioneNazioneGiocatoreNato nelPuntiVariazione
1SpagnaR. Nadal198695851
2SerbiaN. Djokovic19878945-1
3SvizzeraFederer19816190=
4RussiaMedvedev19965705=
5AustriaThiem19935025=
6GreciaTsitsipas199840001
7GermaniaZverev19972945-1
8ItaliaBerrettini199626701
9SpagnaBautista Agut198825401
10FranciaMonfils198625303
11BelgioGoffin199023353
12ItaliaFognini19872290=
13GiapponeNishikori19892180
14ArgentinaSchwartzman199221251
15CanadaShapovalov1999205013
16SvizzeraWawrinka19852000=
17RussiaKhachanov19961840-9
18Australiade Minaur19991775=
19USAIsner19851770-2
20BulgariaDimitrov199117477


Matteo Berrettini non solo non paga pegno per la precoce sconfitta rimediata in Francia contro Tsonga ma, al contrario, guadagna un posto da ottavo diventa il terzo italiano di sempre nella Classifica ATP alle spalle di Panatta e Barazzutti. A Londra Matteo avrà la possibilità di rendere ancora più memorabile un anno già straordinario: i punti che separano il tennista romano dalla settima posizione di Zverev non costituiscono infatti un fossato incolmabile. Comunque vadano le finali inglesi nulla potrà comunque impedire a Matteo di terminare l’anno tra i dieci migliori giocatori del mondo.

 

Insieme a Matteo guadagna una posizione lo spagnolo Roberto Bautista Agut. attualmente prima riserva alle Finals e – in caso di forfait da parte di Nadal – ottavo partecipante effettivo. A differenza di Berrettini, Khachanov paga pegno per la prematura uscita di scena dal torneo parigino che vinse nel 2018 ed esce dalla top 10. Shapovalov alla vigilia della finale contro Djokovic si era detto molto soddisfatto dei progressi fatti nella risposta di rovescio bloccata; alla luce di quanto abbiamo visto domenica crediamo che i margini di miglioramento in questo fondamentale siano ancora molto ampi. Nel frattempo può comunque rallegrarsi per le 13 posizioni guadagnate nel corso degli ultimi 7 giorni che lo riportano all’interno della top 20 dopo 6 mesi di assenza.

ATP FINALS

Di seguito gli otto partecipanti al torneo che conclude la stagione, con il dettaglio dei punteggi stagionali.

Dopo oltre 40 anni nel torneo riservato agli otto migliori giocatori dell’anno di singolare ammireremo un tennista italiano: Matteo Berrettini. Speriamo che le due settimane di riposo consentano al nostro connazionale di riuscire dove Panatta e Barazzutti fallirono: vincere almeno un incontro. Se poi le vittorie diventassero 5 non credo che i due campioni citati se ne risentirebbero.

Prima partecipazione assoluta per Stefanos Tsitsipas, il più giovane tra gli otto contendenti e per Daniil Medvedev. Diciassettesima per Roger Federer che dal 2002 ad oggi è mancato solo nel 2016 per infortunio. Qualora Nadal fosse costretto a dare forfait a causa dell’infortunio patito a Parigi poco prima di affrontare Shapovalov in semifinale, il suo posto verrebbe preso da un altro spagnolo: Roberto Bautista Agut.

NEXT GEN

Partiranno martedì le finali riservate ai migliori under 21 del 2019 all’Allianz Cloud di Milano. Oggettivamente le assenze di Tsitsipas, Aliassime e Shapovalov faranno notevolmente scendere l’appeal dell’evento. Tuttavia sarà possibile ammirare un giocatore di cui tutti in Italia  parlano e che pochi hanno effettivamente visto dal vivo, ovvero Jannik Sinner e, insieme a lui, giocatori molto interessanti e in rampa di lancio come Mikael Ymer e Alejandro Davidovich Fokina, subentrato a Shapovalov, che in quanto a talento e personalità sembra secondo a pochi nella sua generazione. Il posto di riserva è stato conquistato da Giulio Zeppieri, vincitore del torneo disputato allo Sporting Milano 3 tra gli otto migliori under 21 italiani.

BEST RANKING

Questa settimana i complimenti vanno a:

Classifica GiocatoreNazione
8BerrettiniItalia
9Bautista AgutSpagna
15ShapovalovCanada
78UchiyamaGiappone
83KoepferGermania

CASA ITALIA

Gli italiani attualmente compresi tra i primi 200 del mondo sono i seguenti:

Classifica GiocatoreVariazione
8Berrettini1
12Fognini=
53Sonego1
72Cecchinato-1
74Seppi=
86Travaglia2
95Sinner-2
97Caruso-1
116Fabbiano-2
118Lorenzi-1
119Mager1
149Giustino-3
151Giannessi-2
154Gaio=
190Marcora2


L’ultimo italiano a chiudere la stagione in top ten prima di Berrettini fu Barazzutti nel 1978; prima di lui vi era riuscito Panatta nel ‘76. Attendiamo la conclusione dell’anno in corso per dare una panoramica esaustiva di questa stagione meravigliosa per il nostro movimento maschile.

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Editoriali del Direttore

La maledetta formula del Masters che ‘ammazza’ Nadal e chi ne scrive

Almeno tre match, ogni anno alle ATP Finals, o sono farlocchi o rischiano di passare per tali. I gironi all’italiana sono pensati perché chi organizza l’evento guadagni dei bei soldi, ma il vero tennis è un’altra cosa

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il direttore

Se vi dico che non sopporto la formula delle ATP Finals, anche se ne capisco bene i vantaggi commerciali, non è solo per il paradosso di un Rafa Nadal che viene premiato quale miglior tennista ATP dell’anno nel pomeriggio quando non sa neppure se il giorno dopo sarà in campo a sfidare il rivale di sempre Roger Federer oppure invece su un aereo alla volta della Spagna. Ormai sapete che gli è toccato salire sull’aereo, a dispetto di una magnifica partita vinta contro Tsitsipas. Ha saputo di doversi preparare per l’aeroporto soltanto alle 22, dopo aver cenato e seguito la solita routine quotidiana nel caso avesse dovuto giocare.

Ma intorno alle 22 Zverev ha prevedibilmente battuto Medvedev 6-4 7-6 e così Nadal, che aveva perso da Zverev, è arrivato terzo nel gruppo e ha dovuto fare le valigie. Perché ho scritto “prevedibilmente” pur avendo recentemente Medvedev dato nella finale di Shanghai un secco 6-4 6-1 a Zverev? La risposta è: perché a seguito della vittoria pomeridiana di Nadal su Tsitsipas, Medvedev era out, eliminato. A questi livelli di portafogli, di conti in banca, 192.000 euro di cash per chi vince un match alle ATP Finals, sono noccioline. Non un incentivo sufficiente a dare il meglio di sé. Non è che Medvedev abbia buttato la partita, ma insomma Zverev – campione in carica e reduce da un’annata no, da una qualificazione raggiunta soltanto a Bercy all’ultimo tuffo, e con un solo torneo vinto (Ginevra) – aveva molta più fame di vincere. Le motivazioni, fra campioni di questo calibro, fanno la differenza.

Anche il già qualificato Thiem contro Berrettini non si era davvero dannato l’anima per battere il nostro, sia detto senza nulla togliere all’eccellente performance di Matteo e alla soddisfazione di essere il primo italiano ad aver vinto una partita ad un Masters di fine anno. Thiem aveva detto dopo la sconfitta: “Era una situazione un po’ particolare sapendo che ero già qualificato per le semifinali. La concentrazione, l’adrenalina erano più basse… Nella mia testa c’era che dovevo preoccuparmi per sabato perché c’era da giocare un match molto più importante… dopo una lunga stagione dovevo preservare il corpo al 100% per sabato, non sarebbe stato furbo (smart) se fossi stato in campo altre tre ore.

Perfino Tsitsipas, che pure ha giocato una splendida partita contro Nadal, forse la migliore del torneo con quella vinta da Thiem vs Djokovic, perdendola dopo 2 ore e 3 quarti, alla fin fine non è riuscito a conquistare una sola palla break contro Nadal. Vero che Nadal ha servito, e giocato benissimo – per la 128esima volta ha vinto un match senza concedere palle break – ma vero anche che il giocatore più concentrato e voglioso di vincere alla fine quasi sempre prevale. Rafa ha avuto ben nove palle break, Tsitsipas che pure in superficie dava l’impressione di lottare tanto nemmeno una. E nel post match ci avrebbe detto: “Ho lasciato qualcosa nel serbatoio, non ho spinto fino in fondo, volevo vincere sì, ma non ero pronto a morire sul campo pur di riuscirci. Lendl, e non solo lui, non sarebbe stato di certo in campo 2 ore e tre quarti, al suo posto.

Ecco, vi ho detto di questi tre match e potrei raccontarvi di decine di match visti nelle giornate finali dei Masters che ho seguito (una quarantina) che non mi piace troppo seguire, con il retropensiero che non mi abbandona: “Sarà vero match oppure no?”. Chi organizza sa che può vendere la presenza dei top-player per almeno tre giorni. Tre giorni hanno giocato anche Djokovic e Nadal che sono andati a casa. Federer è a quota quattro e magari arriva a giocarne cinque. Però il tutto può essere anche fastidioso. Era anche peggio nei primi anni quando il sospetto di combine o anche di match persi apposta (ho raccontato l’altro giorno il caso di Lendl apostrofato da Connors “vigliacco!”) era ancora più frequente perché non si era imparato a programmare i match giorno per giorno, proprio per evitare troppi incontri ridotti a pure esibizioni.

 
Rafael Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Negli ultimi anni i due che vincono il primo match si incontrano subito fra loro, così come i due che li perdono. Una volta non era così e accadeva di tutto. Con polemiche e discussioni a non finire. Infine, ma capisco che alla stragrande maggioranza dei lettori non frega nulla, per un giornalista che debba scrivere per una prima edizione di un giornale che chiude verso le 22:30 italiane – qua sono le 21:30 per l’ora di fuso – è un incubo. Pensate a ieri. Nel giorno in cui si doveva celebrare l’incoronazione di Nadal a n.1 del mondo, non si poteva scrivere se alle 15 italiane contro Federer sarebbe sceso in campo Nadal oppure no. Occorreva scrivere tutte le ipotesi concatenate all’esito del match serale Zverev-Medvedev (vittorie in tre set, in due, confronti diretti fra questo e quello), tenendo ben presente che chi avrebbe letto al mattino quella prima edizione avrebbe già saputo chi fra Nadal, Zverev e Medvedev era approdato alle semifinali e contro chi.

Un pezzo complesso e noiosetto che andava scritto con un approccio della seguente tipologia: “Al momento della sua incoronazione Rafa Nadal non sapeva fino a che punto essere felice per la vittoria appena ottenuta a spese di Tsitsipas e se l’indomani sarebbe ritornato su quel campo. Tanto che ringraziava ATP, sponsor e spettatori ignorando se l’arrivederci era per l’indomani o per l’anno prossimo. Doveva sperare che vincesse Medvedev, questa era l’unica cosa sicura. Ma sapeva anche quanto era difficile che accedesse (per i motivi su esposti). Il destino non era nelle sue mani”. Vabbè, smetto di tediarvi con le paturnie del giornalista alle prese con queste piccole problematiche professionali (ce ne sono di peggio), concludendo che naturalmente una discreta parte di quanto era stato scritto per la prima edizione doveva finire nel cestino per essere sostituita nei tempi più rapidi possibili con il testo per la seconda. Prima si scrive più destinazioni vengono raggiunte dalla seconda edizione. Non molto divertente.

In conclusione la quinta giornata delle finali ATP ha decretato che le semifinali saranno Federer-Tsitsipas (2-1 per Roger che ha vinto a casa sua, anzi… nelle sue due residenze, a Dubai e Basilea), la più intrigante dopo quanto accadde all’Australian Open, e quella tutta in lingua tedesca Thiem-Zverev: 5-2 per l’austriaco, ma i due stanno 1 a 1 sui campi duri. Con Zverev che mira a riscattare un anno semi-disastroso facendo il bis d’un anno fa, dopo essersi qualificato all’ultimo tuffo, a Bercy. Lui avendo vinto un solo torneo, Ginevra, è dentro. Nadal che ha vinto tutto quel che ha vinto, è fuori. Paradossi di una manifestazione strana che più strana non ce n’è.

Nessuno dei quattro semifinalisti ha vinto tutte e tre le partite del girone. Dunque niente super premio da 533.000 dollari per il campione imbattuto che non c’è. Ma chi vincerà il torneo si potrà comunque consolare con un ‘premiuccio’ di 430.000 dollari per due vittorie nel round robin, 657.000 dollari per essere arrivato in finale, 1 milione e 354.000 dollari per il successo. La somma la lascio fare a quelli cui interessa. A me non entra un dollaro. Anzi… per riuscire a vedere Berrettini già alle 14 di domenica scorsa ho dovuto buttare via un biglietto aereo fatto mesi prima (costava meno: chi pensava a un Berrettini “Master”?), comprarne un altro, raggiungere Londra un giorno prima, pagare una notte d’albergo in più. Tutto per un’oretta e un 6-2 6-1 di lezione Djokovic. Maledetta passione.

Uno solo dei Fab Four è ancora in lizza e, manco a dirlo, è il più vecchio di tutti. Ha 38 anni e mezzo e si chiama Roger Federer. Lui in questo torneo, in 17 partecipazioni, ha trionfato sei volte. Si è guadagnato il diritto a giocare la semifinale battendo Berrettini ma soprattutto facendo fuori Djokovic, aiutando Nadal a diventare n.1 a fine stagione per la quinta volta. Due Slam all’attivo, Parigi e New York, una terza finale Slam a Melbourne, in semifinale anche nel quarto Slam (Wimbledon), due Masters 1000 vinti, Roma e Montreal: è così che Rafa ha potuto eguagliare Federer e Djokovic come re di fine anno. Chi sarà il primo fra loro a raggiungere Sampras, n.1 dal ’93 a ’98, sei volte re? Si accettano scommesse. Chi dice che Federer è fuorigioco perché l’anno prossimo avrà 39 anni e mezzo… è fuori di testa!

Qui una flash su Nadal (che fino a Roma non avrà cambiali pesantissime da pagare, salvo la finale australiana): quasi sempre in questa settimana per le precedenti quattro occasioni doveva ricevere qui il trofeo di miglior giocatore dell’anno; però l’altro trofeo, quello del torneo, non l’ha ma vinto. È uno dei pochi grandi tornei a lui sempre sfuggiti, a lui che ha vinto ben 35 Masters 1000. Qui ha giocato e perso due finali, nel 2010 con Federer e nel 2013 con Djokovic. Nel 2008 era infortunato e non venne neppure. Nel 2018 venne ma dopo un match con Goffin si ritirò e disse “no Mas”.

Una piccola maledizione. Vero che i campi indoor non sono mai stati il suo pane, spesso troppo veloci per le sue caratteristiche – anche se proprio ieri contro Tsitsipas è venuto 33 volte a rete e 28 discese sono state vincenti con volée anche molto complesse – ma sono stati anche gli infortuni di fine stagione all’origine dei suoi mancati successi. La partita con Tsitsipas è stata di grandissima qualità, alla pari con quella vinta da Thiem su Djokovic. Ma Rafa oggi è a casa. Per la verità penso sia a Madrid, più che a Maiorca. Quando ci siamo stretti la mano non ho avuto modo di chiederglielo.

Tutto chiarito tra Rafa Nadal e Ubaldo dopo l’equivoco di lunedì alle ATP Finals di Londra

Certo è che la sfida n.41 con Federer è rinviata a data da destinarsi. È incredibile come il loro sequel infinito non annoi mai. Anche ieri tutti qui a Londra, e gli amici in arrivo dall’Italia per le semifinali, tifavano per vedere ancora l’ennesimo duello. D’altra parte gli appassionati della musica classica si stancano mai di ascoltare Beethoven o Mozart, così diversi, unici, inimitabili? A 33 anni e mezzo Rafa è il più anziano n.1 di fine anno dacchè esiste l’ATP (1973). “Se me l’avessero detto anni fa che a questa età sarei stato ancora il primo giocatore del mondo non ci avrei mai creduto!”.

Ma non è che l’ultimo monarca serbo, 12 mesi fa, fosse un ragazzino imberbe: Nole aveva 31 anni e mezzo. Prima di lui i re più anziani erano stati Lendl e Agassi, entrambi 29enni nell’89 e nel ’99. Rafa ha eguagliato i 5 “troni” di fine anno di Roger Federer e Nole Djokovic. Facendo bene i conti – non è la mia specialità – sono 15 anni dominati dal trio a partire dal 2004, con un unico sovrano “imbucato”: Andy Murray nel 2016.

Oggi pomeriggio mi auguro solo di vedere una bella partita fra Federer e Tsitsipas, il più anziano campione contro il più giovane, 17 anni di divario anagrafico. Stefanos ha voluto tranquillizzare i suoi fan che gli avevano dato del’incosciente per essere rimasto in campo due ore e tre quarti senza troppo senso, salvo che per un sano e quasi anacronistico apprezzabilissimo fair-play: “Sono giovane, sto bene, non credo che risentirò dello sforzo odierno”. Beato lui. Io, maledetta formula del Masters, invece stanco lo sono eccome. Sarà mica a causa dell’età, i 69 anni e… 15 mesi?

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Sinner continua a brillare e vola in finale a Ortisei. Diventerà (almeno) numero 83

Jannik vince una gran partita contro Hoang e arriva in finale senza aver perso un set. Sfiderà Ofner, che ha eliminato con un doppio tiebreak Luca Vanni

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Continua a correre il treno di Jannik Sinner che non sembra intenzionato a fare fermate intermedie. Il giovanissimo azzurro elimina in semifinale il francese Antoine Hoang e approda in finale al Challenger di Ortisei senza aver perso un set in tutto il torneo. Jannik ha dato l’ennesima prova della sua grande solidità tennistica e soprattutto mentale in una partita che sarebbe potuta diventare molto complicata. Nel primo set è stato bravissimo a sfruttare l’unica palla break dell’intero parziale, vinto 6-3. Nel secondo poi, si è trovato sotto 4-1, ma è stato capace di rimontare immediatamente. Il vero punto di svolta della partita è avvenuto nel dodicesimo gioco, quando Hoang si è procurato tre consecutivi set point sul servizio di Sinner, senza però riuscire a convertirli. Al tiebreak, l’azzurro è stato chirurgico come nel primo set e con un singolo minibreak si è assicurato l’accesso alla finale.

Questa vittoria gli garantisce un nuovo best ranking di numero 83, che potrebbe ulteriormente migliorare se riuscisse a vincere il torneo. In quel caso Sinner, che è arrivato a Ortisei da numero 96 della classifica ATP, si piazzerebbe al 78esimo posto. Il dato già di per sé è ottimo vista l’età, ma diventa ancora più impressionante se si considera che, esattamente un anno fa, Jannik sedeva alla posizione numero 762. Una crescita esponenziale figlia del talento e della testa del ragazzo, oltre che dell’ottima gestione del suo team guidato da Riccardo Piatti.

In finale a Ortisei purtroppo non ci sarà il derby contro Luca Vanni, che è stato eliminato in due tiebreak da Sebastian Ofner. Sconfitta amara per l’italiano che non ha mai concesso palla break all’avversario e non è a sua volta stato capace di convertire ben otto occasioni sul servizio di Ofner, tra cui cinque set point nel secondo parziale.

 

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Lotto Mirage 100, la scarpa di Matteo Berrettini

Leggerezza, stabilità e ammortizzazione. Sono questi i punti forti della calzatura top di gamma del brand trevisano. Un mix vincente come testimonia il grande 2019 del tennista azzurro

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Dall’essere uno dei tanti volti nuovi del circuito a qualificarsi per le ATP Finals: il 2019 di Berrettini è stato un viaggio fantastico. E si sa che per qualunque avventura bisogna munirsi di scarpe confortevoli e, in questo caso, anche estremamente performanti. Mirage 100, modello top di gamma di Lotto, celebre marchio di abbigliamento sportivo veneto, è stata la calzatura indossata dal giovane tennista romano durante questa sua fantastica stagione. Berrettini già da diversi anni è sponsorizzato da Lotto, in un binomio all’insegna della modernità e dell’italianità. Che quest’anno, grazie anche a Mirage 100, è diventato ancora più vincente. 

La scarpa è stata sviluppata dal brand trevisano in collaborazione con i suoi tennisti di punta tra i quali spiccano, oltre a Berrettini, l’ex finalista di Wimbledon Kevin Anderson, il georgiano Nikoloz Basilashvili, il serbo Laslo Djere e la belga Elise Mertens. Per soddisfare le esigenze di questi giocatori di vertice ma anche degli appassionati più assidui, Mirage 100 risponde a tre caratteristiche chiave di una calzatura da tennis: leggerezza, stabilità e ammortizzazione. La leggerezza è dimostrata dal peso contenuto, solamente 350 grammi per una taglia 42. La stabilità è garantita da una nuova geometria della suola e da una gabbia di contenimento in Kurim multistrato che facilità i cambi di direzione. L’ammortizzazione è fornita dalla tecnologia brevettata SynPulse, che restituisce energia e spinta.

Ai piedi di Berrettini e degli altri atleti sponsorizzati Lotto, sono state viste molteplici colorazioni di Mirage 100 durante questa stagione: bianco e blu navy, blu navy e verde mela, arancione e bianco, verde oliva e giallo. Tutte dal look moderno e accattivante. Tutte disponibili sul sito ufficiale di Lotto. Così come sono disponibili due diverse versioni a seconda della superficie: una per campi in terra con geometria Herringbone che permette maggiore durabilità e una per i campi veloci. Naturalmente c’è anche la Mirage 100 per donne, con colori più tenui: corallo e grigio, viola e rosa, azzurro e bianco. Il prezzo al pubblico è di 140 euro, in linea con quello di altre calzature top di gamma nel mercato.

Insomma, Mirage 100 una scarpa pensata per chi non vuole lasciare nulla al caso, senza cedere a compromessi tra leggerezza, stabilità e ammortizzazione. Una scarpa ideata insieme a professionisti di altissimo livello ma perfetta per ogni agonista che dà il massimo sul campo da tennis. E che, per un giorno, si vuole sentire come Berrettini. 

 

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