Sonego, che succede?

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Sonego, che succede?

Undici sconfitte di fila per il giocatore torinese. Il paradosso? Tutto è cominciato poco dopo Antalya, dove ha vinto il suo primo titolo. Ma ci sono segnali incoraggianti

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Lorenzo Sonego - Buenos Aires 2020 (Prensa Argentina Open/Sergio Llamera)

Non so cosa mi stia succedendo

Con queste parole a La Repubblica Torino il tennista torinese Lorenzo Sonego ha espresso le sue sensazioni sul periodo che sta attraversando. Questa settimana, Sonego è stato eliminato al primo turno di Buenos Aires dall’uruguagio Pablo Cuevas. Se la sconfitta a una prima occhiata non ha niente di strano, visto che Cuevas è una vecchia volpe della superficie, in realtà è la punta dell’iceberg di un problema più grande.

Il tennista italiano sembra essere incappato in una crisi simile a quella che ha colpito Marco Cecchinato dopo il suo trionfo a Buenos Aires, dove pochi giorni una sconfitta al primo turno ne ha sancito l’uscita dalla top 100. I numeri di Sonego parlano chiaro: l’ultima è stata l’undicesima sconfitta di fila a livello ATP, la 17° nelle ultime 28 partite. Statistiche che raccontano in maniera chiara il periodo difficile che sta vivendo Sonny. In questo caso tutto sembra essere iniziato – paradossalmente – ad Antalya, dove Sonego ha vinto il suo primo torneo nel circuito maggiore. Riavvolgiamo il nastro.

 

DA ANTALYA… – Sull’erba turca non ci sono particolari aspettative, visto che Lorenzo è un giocatore impostato per la terra battuta, ma la costanza al servizio e la sua solita grinta – ben esemplificata dal tie-break disputato in ogni partita – lo portano fino a sollevare il trofeo. La finale con Kecmanovic, disputata su un campo che per via del caldo e dell’usura sembra ormai più erba battuta che erba vera, è una prova di forza. Sonego salva un match point a fine secondo set, domina il terzo e firma il suo primo ingresso in top 50, seduto sul 46esimo gradino che tutt’ora corrisponde al suo best ranking.

Dopo neanche un giorno deve subito volare in Inghilterra perché a Wimbledon lo attende il primo turno contro Granollers. Lo spagnolo si rivela un ostacolo troppo duro per un Sonego stanco che si arrende in tre set lottati. La stagione prosegue, a Kitzbuhel Lorenzo sopravvive a una partita incredibile contro Delbonis (nella quale annulla 12 palle break) e raggiunge la semifinale, dove ben figura contro l’idolo di casa e principe della terra battuta Thiem. Fino a questo momento non ci sono segnali di crisi.

Il cemento americano è però amaro. Sonego vince una sola partita tra Winston-Salem e Cincinnati (perdendo contro Kyrgios e Carreno), ma la sorte prova a dargli una mano aprendogli il tabellone dello US Open fino agli ottavi di finale, in virtù della sconfitta di Thiem per mano di Fabbiano. Il torinese supera facilmente quel Granollers che lo aveva regolato a Wimbledon ma viene dominato da Andujar al secondo turno, non certo uno specialista della superficie, fallendo così il primo accesso al terzo turno di uno Slam.

La ripresa avviene al Challenger di Genova, che per qualità dei contendenti non ha troppo da invidiare ad alcuni ATP 250. Sguazzando nel suo territorio preferito, quello della lotta, Sonego vince il torneo in finale contro Davidovich-Fokina ma non convince soprattutto al servizio, considerati i cinque break subiti in finale e una seconda insolitamente leggera.

… A OGGI – Già, il servizio. Proprio il servizio era stato la chiave del suo successo ad Antalya e della sua discreta competitività sul veloce, con picchi di percentuale di ace rate del 26%, il più alto del torneo, e una media di punti vinti con la seconda di servizio superiore al 60%. La seconda è probabilmente una delle principali cause del suo periodo negativo, visto che nelle ultime uscite del 2019 e nelle prime del 2020 ha spesso avuto numeri inferiori al 50% di punti vinti.

Lorenzo Sonego – Buenos Aires 2020 (Prensa Argentina Open/Sergio Llamera)

Un piccolo segnale di ripresa incoraggiante è in realtà giunto su questo fondamentale, che contro Cuevas e Kyrgios ha superato – anche se a fatica – la soglia del 50%. La partita contro Kyrgios, a detta del suo allenatore Gipo Arbino, è stata un segnale della sua ripresa. “Lorenzo l’ha messo alle corde, avrebbe potuto fare il colpaccio e ha perso con due tie-break“. Forse dall’esterno la sensazione non è stata la stessa: per quanto il match sia stato combattuto, la differenza è sembrata evidente soprattutto sul lato del rovescio. Ma contro Kyrgios sono in pochissimi a poter comandare il gioco.

Stiamo lavorando soprattutto sulla risposta al servizio” dice Gipo, ma alcune perplessità – espresse dallo stesso allenatore – permangono anche sotto il profilo atletico. Sonego è un ragazzo di un metro e novanta ma pesa poco più di 80 chili, numeri che configurano un fisico davvero tanto esile per un tennista di quella corporatura. “Per questo penso che avrà altri 10/12 anni di carriera davanti a sé […] ha il fisico di un ragazzo di 18 anni e penso darà il meglio a 27“. E poi c’è il rovescio, il suo vero tallone d’Achille: il colpo è ancora troppo debole in top e poco efficace in back, e per questo viene costantemente cercato dai suoi avversari. Ma anche su questo, assicura Gipo, si lavora duramente.

Emblematico è uno scambio della partita contro Balasz a Cordoba, il punto più basso di questa serie di sconfitte, riconosciuto anche dal suo team. “Non stava bene, non si era allenato e in campo non era lui. Sul 3-2 30-30 per il tennista ungherese, Sonego inizia lo scambio con una seconda abbastanza lenta. Balasz risponde con un dritto centrale carico ma poco profondo, Lorenzo gioca un dritto in diagonale e l’ungherese colpisce un dritto lungolinea piuttosto comodo e lento. Normalmente su un colpo del genere o si gioca il rovescio (in questo caso piuttosto semplice) o un dritto inside-out. Dopo gli errori precedenti Sonego è però timoroso sul rovescio, ed è troppo lento nel girarsi sul dritto. Che il suo colpo muoia a rete è la conseguenza naturale.

La partita contro Cuevas ci ha comunque restituito un tennista in via di guarigione e che mantiene sempre la sua attitudine da fighter. Lorenzo riuscirà a riprendersi? Il suo allenatore ne è sicuro: “Sta giocando al 30-40% in meno rispetto gli avversari […] ha grinta ed è un ragazzo d’oro, risalirà. I tempi del tennis, però, sono molto stretti. Se è vero che Sonego conserva ancora – per una manciata di punti – un posto in top 50 nonostante il periodo negativo, è anche vero che tra marzo e aprile ci saranno da difendere i punti dei quarti di finale raggiunti lo scorso anno a Phoenix (challenger), Marrakech e soprattutto Montecarlo. Per Lorenzo è arrivato il momento di tirare fuori le unghie.

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Marcelo Rios: “L’ATP è la m**** più grande che esiste. Ha beccato e coperto Agassi”

Le uscite dell’ex numero uno del mondo fanno sempre scalpore. Questa volta accusa direttamente Agassi di essersi dopato

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Quando si tratta di parlare con la stampa, Marcelo Rios tende spesso a rifuggire il linguaggio forbito in favore di espressioni più o meno letteralmente scatologiche. Dopo la multa per il… suggerimento dato ai giornalisti due anni fa, “el Chino” rilascia una lunga intervista al quotidiano di Santiago la Tercera, trattando svariati argomenti: dalle Finali della Caja Mágica, dove la squadra cilena è stata subito eliminata, alla sua recente operazione all’anca, con il conseguente dolore che gli rende difficile dormire. Questo per anticipare, se mai ce ne fosse bisogno, che non mancherà l’ampio ricorso alle sue espressioni preferite una volta toccati temi più “caldi”, ma almeno c’è la scusante dell’irritazione dovuta alla mancanza di sonno. Scusante a cui anche noi ci appelliamo per renderle un po’ più attenuate.

Il giornalista Carlos González Lucay non può esimersi dall’introdurre l’argomento doping dopo la positività proprio in Coppa Davis e relativa sospensione provvisoria in attesa di giudizio del concittadino Nicolas Jarry. Rios, presente a Madrid come supporto tecnico a capitan Massú, ricorda il giorno in cui Nico e Garin sono stati controllati. “Quando giocavo io, testavano solo le urine; oggi anche il sangue, così è molto difficile nascondere qualcosa” spiega. E aggiunge: “Io non metto la mano sul fuoco per nessuno. Ho detto a Nico, ‘continua a essere Nico Jarry se ti sospendono per quattro anni o quello che sarà. Ti voglio bene come amico, ti voglio bene come giocatore e, se non giocherai mai più, sarai ancora mio amico”. Marcelo sa come rassicurare le persone che gli stanno accanto. In ogni caso, crede che sia difficile che Jarry abbia assunto volontariamente delle sostanze proibite. “È metodico, ordinato, molto professionale: perché rovinarsi la carriera per il doping? Credo che lo sanzioneranno di sicuro, ma spero siano mesi. Sta cercando di dimostrare che dice la verità e non ha commesso alcun errore. In un caso così, anche se ti squalificano, l’importante è uscirne con l’immagine pulita.

A un passo dal rientro nel Tour poco più di un anno fa, Rios dice che bisogna separare quello che (ti) fai nella vita privata dal doparsi per avere un vantaggio in campo. Quanto successo con Korda, è stato per quel vantaggio. Proprio in uno Slam che avrei potuto vincere. Non è come nell’atletica, dove in questi casi danno il titolo al secondo arrivato. Adesso uno se la ride, però nel suo palmares rimane la vittoria [dell’Australian Open 1998]”. Marcelino assicura che non ha mai fatto uso di sostanze proibite durante la sua carriera: “Alcolici sì, però marijuana e droghe pesanti no, sia per i controlli sia perché non mi interessava restare incastrato in quelle porcherie”.

 

L’ex numero 1 del mondo, l’unico senza Slam nel circuito maschile, scalda i motori quando l’intervistatore introduce il caso Agassi. Lo hanno beccato quattro volte e l’ATP lo ha coperto perché era Agassi e perché il tennis sarebbe finito giù per lo scarico”. Giova ricordare che all’interno della sua autobiografia, ‘Open’, lo stesso Agassi ha ammesso di aver assunto metanfetamina nel 1997 e di aver fallito un controllo antidoping, evitando però la squalifica grazie alla menzogna (presa per buona dall’ATP) secondo cui l’assunzione sarebbe stata accidentale. “Trovo l’ATP la schifezza più sporca che esista [traduzione particolarmente edulcorata]. Gringo impiccioni. I Master erano sempre sul veloce indoor in modo che vincesse Sampras. Con Bruguera, discutevamo di cambiare ogni anno la superficie del Master. Chi è stato danneggiato? I tennisti sudamericani”.

Con i suoi 175 cm, non poteva sommergere gli avversari di servizi vincenti, costretto così a correre sul duro per cinque set. “L’unico sport che cambia quattro superfici. Neanche ho mai capito perché ci siano a disposizione due servizi. È come nel golf quando giochi con gli amici che hai il mulligan [seconda possibilità di tirare il colpo iniziale per quelli scarsi]. È assurdo. Qualcuno lo ha inventato e adesso è un vantaggio per lo scemo di turno che misura 214 cm. Guardavo Karlovic, ha quarant’anni… quando mai si ritira se batte da un palazzo!. Il povero Ivone non ha però colpa della sua (di Rios o propria) altezza. Chissà se gli staranno fischiando le orecchie. No, è troppo buono per prendersela per queste inezie. E, comunque, le parole cilene probabilmente si sono spente prima di arrivare in cima al palazzo.

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Jannik Sinner: “Guardo al presente e ci vuole pazienza”

MARSIGLIA – Le dichiarazioni postmatch del giovane azzurro: “Per me è importante raccogliere tante informazioni e guardare tanto tennis”. Al prossimo turno sfiderà Medvedev: “È un giocatore che capisce molto bene la partita”

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da Marsiglia, la nostra inviata

Che Jannik Sinner fosse un ragazzo particolarmente calmo e riflessivo si sapeva, ma al suo arsenale si aggiungono già maturità e prudenza. Dopo aver superato Norbert Gombos con una prestazione di carattere, giovedì affronterà il n. 5 del mondo Daniil Medvedev. Esattamente un anno fa cominciava la bellissima, nuova avventura ad alto livello del giovane altoatesino. Di seguito vi proponiamo le dichiarazioni post-match di Jannik, che si è presentato in sala stampa alla fine del suo match di doppio, disputato in coppia con Simone Bolelli. Il duo azzurro è stato superato dalla coppia Bopanna/Shapovalov.

Oggi è il 18 febbraio, esattamente un anno fa hai conquistato il primo match al Challenger di Bergamo, torneo che poi hai vinto. Cosa pensi di questo anno? Che sensazioni hai pensando al percorso che hai compiuto fino ad ora e alla vittoria di oggi? Sicuramente l’anno scorso è stato molto bello. Ma io resto sul presente. Quello che è successo è successo; sto provando a migliorare giorno dopo giorno, anche la partita di oggi non era facile e ho dovuto abituarmi a questi campi. Però ho provato a stare lì, ad avere pazienza e sono felice della mia prestazione. Per un ragazzo di 18 anni giocare questi tornei è bello, però alla fine devi cercare di trovare il modo di affrontare come si deve tutti questi eventi e anche alzare il livello. Ma per questo ci vuole pazienza; io invece, a volte, voglio andare un po’ di fretta e quindi, grazie al mio team, riesco a stare un po’ più calmo. Provo a raccogliere più informazioni possibili, ne parlo con Riccardo ed è davvero importante per me avere sempre tante informazioni“.

Un commento sul prossimo avversario di Jannik, il n. 5 del mondo, nonché n. 1 del tabellone, Daniil Medvedev: “Affronterò questo match come tutti gli altri. Non sarà facile, lui sul cemento gioca molto bene; ha giocato molto bene soprattutto l’anno scorso. È un giocatore che capisce molto bene la partita e io dovrò provare ad anticipare quello che potrebbe fare lui in campo. È un giocatore nuovo per me; mi sono allenato insieme a lui una volta a Rotterdam però l’allenamento è completamente diverso dalla partita“.

E poi una cosa curiosa. Sinner conferma ad un altro collega italiano presente in sala stampa, di guardare tantissimo tennis: “Sì, è vero. In una settimana guardo il tennis il più possibile. Credo che guardando le partite si possa imparare tantissimo; riusciamo a capire meglio gli avversari. La cosa buona è che non mi stanco di guardare il tennis, pur trascorrendo la maggior parte del tempo a giocarlo. Prendo la cosa con molta tranquillità e con Riccardo guardiamo tante partite insieme”.

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Sinner non si distrae a Marsiglia: batte Gombos e si guadagna Medvedev

MARSIGLIA – Altra prestazione di grande sostanza per Jannik, che rimonta un pericoloso svantaggio nel tie-break del secondo set. Giovedì una sfida molto stimolante contro il russo

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Marsiglia, la nostra inviata

J. Sinner b. [Q] N. Gombos 6-4 7-6(5)

Buona la prima in quel di Marsiglia per Jannik Sinner. Il giovane azzurro supera il primo avversario dell’Open 13, il qualificato Norbert Gombos (102 ATP), con lo score di 6-4 7-6(5). Sempre in spinta, aggressivo e centrato, Jannik ha gestito benissimo un avversario di maggiore esperienza (Gombos ha 29 anni) ma più falloso. Nonostante l’interruzione del match a causa di un allarme antincendio scattato per errore, l’azzurro ha saputo ritrovare concentrazione e le giuste misure. Giovedì lo attende la testa di serie n. 1 del torneo, il russo Daniil Medvedev.

 

AVANTI JANNIK – Un primo set giocato con autorevolezza da Jannik Sinner che, nonostante il testa a testa fino al 4-4, sul 5-4 è bravissimo a procurarsi tre preziose palle break e a chiudere la prima frazione 6-4. Fin dai primi punti, il giovane azzurro appare centrato ed estremamente aggressivo. Sempre in spinta e con i piedi dentro il campo, Jannik colpisce mettendo pressione all’avversario, imponendogli un ritmo serrato da fondo con palle tesissime e profonde. Sfumano due occasioni per ottenere il break sul 2-1, ma l’allievo di Piatti non si scompone; paziente e preciso, riesce a fare la differenza nel momento cruciale e a far suo il primo set. Un tennis di spinta e propositivo caratterizza anche il gioco dello slovacco, che cerca di far muovere da una parte all’altra del campo l’azzurro alla ricerca del colpo risolutore nel momento opportuno. Purtroppo per lui, in questo settore del gioco Sinner sembra già più forte. Come se non bastasse, il 18enne si inventa un colpo sensazionale che risulterà decisivo per la vittoria del parziale.

L’inizio del secondo set ripropone più o meno il copione dell’avvio del primo; c’è grande equilibrio tra i due anche se lo slovacco commette qualche errore di troppo, pressato senza sosta da Sinner.

Gombos cerca angoli estremi, costringendo l’avversario a spostamenti laterali ed è così che si procura due palle break sul 2-2. Non si fa attendere la reazione dell’altoatesino che le annulla entrambe per poi aggiudicarsi il vantaggio sul 3-2. Sinner sale ancora 4-3 e in quel momento scatta un allarme che costringe l’arbitro a interrompere il gioco. Per ingannare l’attesa, Sinner presta la racchetta a una bimba che comincia a palleggiare con un altro ragazzino, mentre Sinner si improvvisa raccattapalle, dimostrando grande naturalezza. Gli addetti non riescono a disattivare l’allarme antincendio che continua a risuonare per oltre trenta minuti e i giocatori decidono di rientrare negli spogliatoi.

Alla fine, la fastidiosa sirena viene interrotta e il gioco rirende. Gombos però non ha intenzione di mollare e, a differenza del primo set, raggiunge Sinner sul 5-5 per poi costringerlo al tie-break. Ora è lo slovacco a imporsi nei primi punti, la sua aggressività paga e prende il largo sul 3-0 e poi sul 4-1. Jannik appare teso, si disunisce e perde in precisione, ma rimarrà un momento isolato. Sinner accorcia sul 3-4 ma Gombos varia di più adesso, fa spostare l’avversario per poi sorprenderlo con una smorzata che lo manda avanti 5-3. Qui si incrociano un errore piuttosto sanguinoso dello slovacco e la solita serenità con cui Sinner affronta i momenti di difficoltà, che non è certo quella che si attribuirebbe a un diciottenne: ne scaturisce un 5-5 che diventa pochi istanti dopo un match point a seguito di un poderoso siluro di dritto. E finisce qui. Braccia al cielo per l’allievo di Piatti che ha gestito in modo soddisfacente un match per nulla semplice. E pensare che un anno fa esatto, il 18 febbraio 2019, Sinner vinceva il suo esordio nel challenger di Bergamo da cui è cominciato tutto. Quegli 80 punti da difendere – dopo la vittoria di oggi ne restano 60 – non fanno alcuna paura.

Il tabellone completo

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