I migliori colpi in WTA: il dritto - Pagina 3 di 3

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I migliori colpi in WTA: il dritto

Terza puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Da Barty a Goerges, da Stephens a Pliskova: chi possiede il dritto più completo ed efficace del circuito?

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019

5. Serena Williams
Potenza, controllo precisione, varietà. Nell’intera carriera forse il dritto di Serena Williams non è stato a livello del rovescio, per la tendenza a compiere qualche errore non forzato in più, ma per il resto rimane un fondamentale straordinario. Se in questa classifica Williams non è più ai vertici assoluti è perché oggi sconta il declino nella mobilità che ha subito dopo lo stop per la gravidanza; vale a dire all’incirca il periodo preso in considerazione per stabilire i valori di questo articolo.

Ma quando Serena raggiunge la palla per tempo, il dritto è ancora un colpo che può ampiamente fare la differenza. Perché se le gambe non sono più efficienti quanto alcuni anni fa, il braccio resta quello di una fuoriclasse, e le permette di modulare gli spin (caricandoli più o meno a seconda delle esigenze) oltre che trovare quei famosi angoli stretti che rimangono una prerogativa riservata a pochissime giocatrici.

4. Karolina Pliskova
Visto che mi sono permesso di avanzare un critica formale al gesto di Kiki Bertens, nel caso di Pliskova faccio il contrario: aggiungo un bonus per la facilità e l’eleganza del suo movimento. Leve lunghe e grande pulizia tecnica producono un risultato di straordinaria compostezza esecutiva, rendendo il suo colpo un piacere per chi ama il tennis giocato “bene”.

 

Il suo punto forte, a mio avviso, è il perfetto mix tra timing e precisione di cui dispone quando può colpire in avanzamento, mettendo i piedi ben dentro il campo. Le malcapitate che sono costrette ad accorciare le parabole sul lato destro di Pliskova, hanno la quasi certezza di non avere scampo, perché Karolina farà un paio di passi avanti e piazzerà senza problemi un vincente (lungolinea o incrociato, non fa differenza).

In più Pliskova è molto dotata nel controllare le parabole e rimbalzo alto, che mettono in difficoltà tante giocatrici più di quanto si possa immaginare. Il suo limite sta nella relativa mobilità, solo in parte bilanciata dall’allungo; e proprio il deficit difensivo non le permette, a mio avviso, di conquistare il podio in questa classifica.

3. Bianca Andreescu
Dopo i match di Pechino 2019, alla ricerca di una possibili somiglianze, ho scritto che Bianca Andreescu mi ricordava Kim Clijsters, per il raro equilibrio nel suo tennis tra fase offensiva e fase difensiva; fra le giocatrici più giovani citerei invece Sloane Stephens. Magari non sarete d’accordo, ma aggiungo che a me sembra che Kim (da giovane), Sloane e Bianca, abbiano un altro punto in comune: l’elasticità di gambe; danno quasi la sensazione di muoversi sulla gomma.

Concentriamoci sul dritto. Sia Stephens che Andreescu sono compatte e scattanti. E molto complete tecnicamente. Bianca è un po’ meno esplosiva, e questo le costa in punte di velocità massima, ma può vantare una “cattiveria” e una aggressività in campo superiori.

Quali sono le migliori caratteristiche tecniche del dritto di Andreescu? Ne cito tre: la prima è l’estrema facilità che possiede nel cambio di direzione fra incrociato e lungolinea; segno di totale padronanza tecnica del colpo. La seconda è l’abilità nel mascherare fino all’ultimo l’esecuzione del colpo, che può risolversi in una botta potente come in un drop-shot. La terza specialità di Andreescu è quella che ho appena citato per Karolina Pliskova: la capacità di colpire in controbalzo, avanzando con i piedi dentro il campo per aggredire le parabole e togliere tempo all’avversaria.

Ultima nota sulla posizione in questa classifica: Andreescu è stata penalizzata dall’avere giocato poco a causa degli infortuni, e questo mi ha lasciato un piccolo dubbio sulla costanza di prestazione nel lungo periodo. Se avesse avuto la possibilità di confermare il suo rendimento con maggiore continuità, non so chi avrebbe potuto toglierle il primo posto.

2. Madison Keys
Nel 2016 gli statistici avevano divulgato nel dettaglio le velocità medie dei singoli colpi di tutti i giocatori (maschi e femmine) registrate nei tornei australiani del periodo 2014-16. In quel momento si ebbe la certificazione ufficiale di una sensazione molto diffusa: nessuna tirava il dritto forte quanto Madison Keys. Con 81 miglia orarie (130,3 km/h), il suo colpo risultava circa dieci chilometri orari più rapido di qualsiasi altra giocatrice; ma anche leggermente più rapido di quelli di Nadal, Djokovic e Federer. Il giocatore maschile con velocità simile era un “tiralavandini” come Wawrinka. Attenzione: sappiamo che negli uomini le rotazioni impresse sono molto superiori, per cui la palla, anche se viaggia più lenta, risulta in ogni caso molto più pesante da gestire dopo il rimbalzo; ma il dato di per sé era comunque clamoroso.

Sarebbero poi arrivate giocatrici (Ostapenko, Osaka) capaci di avvicinarsi alla velocità di Madison, ma di fatto Keys ha aperto nuovi orizzonti nella interpretazione del colpo. All’apparenza non sembra la giocatrice muscolarmente più forte del circuito, ma il suo dritto è un mix di forza, timing e sfruttamento ottimale della lunghezza delle sue leve; grazie all’ampiezza dello swing, Madison imprime una potenza che può risultare semplicemente ingestibile per molte avversarie.

Molto brava anche a colpire in corsa (alla Lendl dei bei tempi), a causa dell’ampiezza della swing Keys tende invece a faticare quando si tratta di organizzare il dritto in tempi molto ristretti; per questo le sue esecuzioni difensive non sono allo stesso livello di quelle offensive. Malgrado questi piccoli limiti, sono convinto che con un dritto del genere, unito all’efficacia del servizio, Keys abbia a disposizione un arsenale tale da permetterle di raggiungere qualsiasi traguardo (Slam inclusi). Fortissima sul piano fisico-tecnico, purtroppo Madison non si è ancora dimostrata alla stessa altezza nella tenuta mentale e nella interpretazione dei match. Riuscisse a compiere un salto di qualità in questi aspetti, potrebbe drasticamente migliorare il suo palmarès.

Non ho trovato un video specificatamente riservato al dritto, ma anche da questa selezione “generica” si capisce quanto conti nell’equilibrio del suo tennis:

1. Ashleigh Barty
Madison Keys non ha ancora vinto uno Slam, ma chi invece il Major lo ha già conquistato è Ashleigh Barty (Roland Garros 2019); e per raggiungere un traguardo del genere ha utilizzato come principale arma offensiva la combinazione servizio+dritto. Con il servizio destabilizza l’avversaria e con il dritto riesce a trovare la soluzione migliore per chiudere il punto (nello spazio vuoto o con il contropiede).

A mio avviso ciò che rende il dritto di Barty un grandissimo colpo è innanzitutto la speciale capacità di modulazione: grazie a una rara combinazione di sagacia tattica e di controllo tecnico, Barty dà impressione di sapere sempre quando è il momento di giocare dritti interlocutori e quando invece è il momento di aumentare la velocità per mettere fine allo scambio. Davvero nel suo caso braccio e mente sono perfettamente collegati. E siccome le variabili di gioco sono tante, Barty è in grado di rispondere alle differenti esigenze con dritti di natura diversa, senza andare in difficoltà fisica o tecnica. Colpi tesi, colpi più carichi di topspin, chop difensivi, colpi da ferma o in corsa: un intero repertorio di esecuzioni nei quali è sempre vicinissima all’eccellenza, anche se nella velocità massima non ha le caratteristiche atletiche per raggiungere i picchi di Keys o Williams.

Il dritto è sicuramente il colpo al rimbalzo più naturale del suo repertorio e lo si era intuito sin dagli esordi in WTA, da giovane wild card di appena quindici anni: ancora non era matura fisicamente, ma già mostrava un totale controllo del corpo, specie quando poteva colpire dalla parte destra. Oggi il suo dritto è probabilmente il più affidabile tra quelli di alto livello del circuito, e questa dote si riverbera sui risultati: numero 1 del mondo con un margine di oltre 2600 punti sulla seconda (Barty 8717, Halep 6076).

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta

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Grande Slam 2021, la classifica femminile

Chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro tornei più importanti dell’anno? Un bilancio di fine stagione più una analisi sugli Slam di Serena Williams in occasione dei suoi 40 anni

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, basata esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Ho deciso di farlo perché, ancora più che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.

Tanto è vero che oggi, quasi in automatico, per misurare il valore di una tennista gli appassionati cominciano sempre valutando cosa ha saputo fare negli Slam: vittorie, finali, continuità nei “piazzamenti”, sono il riferimento che alla fine determina la categoria di chi viene analizzata.

Ma sappiamo che non è sempre stato così. In altre epoche i più forti tennisti, per esempio, hanno rinunciato a giocare l’Australian Open perché la trasferta presentava disagi logistici e il montepremi non era sufficientemente appetibile.




 

Ma ci sono state altre rinunce che oggi ci appaiono inconcepibili. Prendiamo il caso di Chris Evert, che negli anni ‘70 era di gran lunga la più forte giocatrice sulla terra rossa. Evert ha saltato alcuni Roland Garros perché impegnata in altri eventi organizzati negli USA. Parliamo di una giocatrice capace di vincere 125 partite consecutive sulla terra, dall’agosto 1973 al maggio 1979. Nemmeno Nadal è mai riuscito a dominare così tanto. Eppure Chris non ha disputato i Roland Garros del 1976, 1977, 1978, oltre che i sei Australian Open dal 1975 al 1980. Detto tra parentesi: quando si fanno i calcoli degli Slam vinti da Serena Williams o da Steffi Graf, spesso si dimentica quanto avrebbero potuto vincere tenniste come Evert o Navratilova se le priorità della loro epoca fossero state simili a quelle odierne.

Oggi le cose sono cambiate: gli Slam sono il fulcro del calendario di ogni tennista di vertice. Per questo possiamo dire senza alcun dubbio che Serena Williams continua a giocare con l’unico scopo di provare a vincere nuovi Slam, mentre utilizza come impegni di preparazione gli altri tornei del circuito, o non li affronta proprio.

Ecco le ragioni di una classifica basata esclusivamente sui quattro Major. Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo i valori stabiliti da WTA. Questa è la ripartizione dei punti prevista:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Veniamo dunque alla Classifica Slam del 2021. Classifica sino alla posizione numero 32, con in più le tre giocatrici che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale, ma che sono rimate staccate nei Major:

Un piccolo chiarimento per evitare equivoci. In questa tabella nelle prime tre colonne ci sono diverse graduatorie. La prima a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam. La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA (stabilito il 4 ottobre 2021). La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. Tenendo presenti questi numeri, si possono sviluppare alcuni ragionamenti di un certo interesse.

a pagina 2: Il livellamento al vertice. Delusioni e sorprese

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US Open 2021: Sakkari, Sabalenka, Barty e Osaka

Terzo e ultimo articolo dedicato allo US Open 2021: il percorso delle semifinaliste Sakkari e Sabalenka e la speciale condizione nella attuale WTA di Barty e Osaka

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Naomi Osaka - 2021 US Open (Garrett Ellwood/USTA)

La vittoria di Emma Raducanu allo US Open ha rappresentato per l’attuale tennis femminile contemporaneamente una sorpresa e una conferma. Sembra una affermazione inconciliabile, un ossimoro, ma in realtà non lo è. Vediamo come mai.

Perché una sorpresa. Nessuno poteva immaginarsi che una qualificata, che mai aveva giocato a New York e che in tutta la carriera aveva disputato un solo Slam (l’ultimo Wimbledon, grazie a una wild card), potesse arrivare a vincere il titolo. Il successo di Raducanu, numero 150 del ranking, costituisce un risultato non solo imprevedibile, ma anche senza precedenti.

Ma la vittoria di Raducanu ha anche rappresentato una conferma, dato che il suo successo rimane nel solco tracciato dai risultati Slam più recenti. Nelle ultime stagioni, infatti, i Major si sono trasformati in un obiettivo quasi sempre riservato alle nuove generazioni. Ad eccezione di Simona Halep a Wimbledon 2019, il successo è sempre andato a tenniste al massimo di 25 anni, spesso anche molto più giovani. Le giocatrici esperte, al dunque, hanno dovuto cedere il passo.




 

Non solo. Nelle ultime finali Slam, fra le due contendenti ha sempre vinto la giocatrice più giovane. Senza risalire alle quattro sconfitte di Serena Williams post maternità, nel biennio 2020-2021 abbiamo avuto: in Australia il successo di Kenin su Muguruza e di Osaka su Brady; in Francia quello di Swiatek su Kenin e di Krejcikova su Pavlyuchenkova. A Wimbledon quello di Barty su Pliskova (nel 2020 non si era giocato). Infine a New York la vittoria di Osaka su Azarenka e poi di Raducanu su Fernandez. Insomma, che sia per pochi mesi o per molti anni, chi è nata dopo ha sempre prevalso.

Però l’anagrafe non ci dice tutto: a mio avviso sarebbe sbagliato considerare i nomi delle ultime vincitrici come equivalenti. Nel ventaglio delle ultime campionesse Slam, due giocatrici spiccano perché sono state capaci di partire alla vigilia del torneo con lo scomodo ruolo di favorite, e poi di aggiudicarsi effettivamente il titolo.

Credo non sia una differenza da poco, perché più passano le edizioni dei Major, più ci accorgiamo di quanto stia diventando difficile, in un contesto di notevole equilibrio come la attuale WTA, scendere in campo da favorite. Le avversarie si ritrovano con la mente più leggera e con meno da perdere, e spesso questo si traduce in un vantaggio decisivo. Le due protagoniste di questa difficile impresa sono Ashleigh Barty e Naomi Osaka. Ecco perché le ritroveremo nella parte conclusiva dell’articolo.

Dunque, per chiudere con l’analisi dello US Open, dopo il pezzo dedicato alla vincitrice Emma Raducanu, e quello dedicato alla finalista Leylah Fernandez, cominciamo ragionando sulle altre due semifinaliste, Aryna Sabalenka e Maria Sakkari.

a pagina 2: Aryna Sabalenka

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Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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