Francesca Schiavone: "Essere viva dopo la malattia è l'emozione più grande"

Interviste

Francesca Schiavone: “Essere viva dopo la malattia è l’emozione più grande”

Lunga intervista di Sport Week alla Leonessa: “Il tumore la battaglia più dura della mia vita. Amiche nel tennis? Solo Flavia Pennetta”. Sul bis mancato a Parigi: “L’errore dell’arbitro mi mandò in tilt”

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Una carriera da record, il trionfo al Roland Garros dieci anni fa, i match indimenticabili, la malattia e la passione per la gastronomia. In una lunga intervista a Sport Week, Francesca Schiavone (ex n. 4 WTA, 8 titoli, altre 12 finali e 3 Fed Cup) racconta la sua storia, quella di una donna e di un’atleta di grande carattere, talento e dalle mille risorse, con tanta voglia di amare, sorridere, e rinnovarsi, sempre. Il primo ricordo va ovviamente a quell’indimenticabile 5 giugno 2010, quando, dominando Samantha Stosur 6-4 7-6 in finale al Roland Garros, ha consegnato all’Italia il primo titolo Slam femminile della sua storia.

Che ricordi ha Francesca degli attimi che hanno preceduto quello storico incontro?Ero sola, dentro uno stanzone immenso. Dall’altra parte c’era la mia avversaria. Non la vedevo. Né la sentivo. Ogni tanto entrava l’addetta dell’organizzazione per controllare che tutto fosse a posto. Io camminavo, camminavo. E poi mi sedevo sui divanetti per cercare la concentrazione. Provavo una sequenza continua di stati d’animo diversi: paura, eccitazione, felicità. Così per una mezz’ora. Poi il riscaldamento in un corridoio stretto stretto con il mio preparatore storico Stefano Barsacchi. […]

Nel tunnel Samantha era davanti a me, di fianco c’era la supervisor del torneo, anche lei australiana.Stavamo per entrare ed è partita la musica del Gladiatore, la canzone di uno dei miei film preferiti, che ho visto decine di volte. È stato un attimo, mi sono connessa immediatamente con le mie emozioni da guerriera, lo stress è sparito“. Grinta da vendere, Francesca, combattente degna, appunto, dei grandi gladiatori del passato. Con, inoltre, la grande dote di saper leggere a meraviglia il campo e l’avversaria, individuando perfettamente armi e punti deboli; abile nel mettere in pratica il piano A, certo, ma anche nel ricorrere, se necessario, a ulteriori strategie.

 

Sam Stosur, dal gioco potente, sulla carta era la favorita. Come ha fatto Francesca a dominarla?Con una scelta tattica. Il giorno prima, durante l’allenamento con Corrado Barazzutti, gli ho detto: “Lavoriamo principalmente sulla risposta”. Avevo deciso che contrariamente al solito avrei aggredito il suo servizio. Lei giocava molto bene il kick, soprattutto sul rovescio. La mia scelta è stata fare due passi dentro al campo per colpire la pallina nella fase ascendente, d’anticipo. Sapevo che l’avrei sorpresa, non se lo sarebbe mai aspettato. Perché è molto difficile rispondere in questo modo giocando a una mano. Cosi è stato. Avere uno schema preciso prima di entrare in campo voleva dire aver già fatto più del cinquanta per cento per vincere. E in ogni caso nella mia testa c’erano anche un piano B e un piano C”.

Il famoso piano B, addirittura quello C. Preziosi nel tennis ma, forse, oggi fin troppo snobbati da tante, troppe giovani tenniste che, nonostante le grandi doti tecnico-atletiche, non riescono a staccarsi da uno schema fisso, da un gioco monocorde incentrato sulla pressione da fondocampo.

Indimenticabile l’immagine di Francesca dopo la vittoria contro la Stosur, sdraiata sul campo, mentre bacia la terra del Philippe Chatrier. Si ricorda ancora il sapore di quella terra?Sì, assolutamente. Per alcuni secondi c’eravamo solo io e lei, la mia terra. Mi sono stesa e l’ho baciata. Bellissimo, indimenticabile. Il rosso è stato il terreno dove sono cresciuta come tennista e dove ho vinto di più“. Un successo storico, che stava per ripetersi anche l’anno successivo, su quello stesso campo, contro la cinese Na Li; non fosse stato per una decisione arbitrale alquanto controversa… “L’arbitro di sedia, Louise Engzell, incredibilmente giudicò dentro una palla della cinese che invece era nettamente fuori, lo dimostrarono anche le immagini televisive. Eravamo sul 6-5 per me, 40 pari nel secondo set. Sarebbe stato il set point e andavamo al terzo. Io ero in crescita, lei in discesa. Insomma me la sarei giocata fino in fondo. Quella scelta sbagliata mi mandò in tilt e persi la partita. Non ho mai chiesto all’arbitro il perché di quella decisione. Spero vivamente fosse convinta della sua chiamata“.

Francesca Schiavone e Li Na, finaliste del Roland Garros 2011

Un’emozione immensa per la tennista azzurra vincere il Roland Garros, ma quella più grande per la Schiavone è “essere in vita“. Negli scorsi mesi, Francesca ha infatti dovuto lottare contro uno degli avversari più ostici e subdoli a cui la vita possa metterci di fronte, un tumore. “Inutile dire che è stata la battaglia più dura della mia vita, non è comparabile con nessun’altra cosa che mi è successa. Alle volte ci penso ancora e so che un po’ sono nelle mani di Dio e un po’ nelle mie. D’altra parte non è che con il tumore chiudi la partita e finisce tutto. Adesso sto bene ma dentro un po’ di paura rimane, in particolare nei momenti in cui mi avvicino agli esami di controllo. E sarà così ancora per qualche anno. Quando ti trovi lì e devi aprire il referto… beh, non è facile. Poi vedi che è tutto ok e allora vai a bere una coppa di champagne“.

La battaglia più dura di tutte per Francesca, affrontata con forza anche grazie all’amore e alle attenzioni degli affetti più cari. Chi ha saputo per primo della malattia?Mia sorella Virginia, eravamo assieme in quel momento. Anzi, è lei che lo disse a me leggendo il referto dei medici. Poi a papà e mamma che all’epoca stava già combattendo contro un brutto male. E a Sileni. Per molto tempo sono stati gli unici a saperlo. Senza il loro appoggio non so come avrei fatto a superare questa situazione. Attenzioni, amore, coccole, cure. Mi hanno dato davvero tutto“.

E il supporto della religione, alla quale Francesca si è avvicinata ulteriormente nel periodo della malattia: “Nonostante le pazzie che ho fatto durante la mia vita, sono sempre stata una persona che quando aveva la possibilità andava a messa e diceva le sue preghierine prima di andare a dormire. Questa pratica è notevolmente aumentata durante la malattia. Mi ha dato una forza incredibile. Spesso ero da sola in casa con i miei pensieri e in quei momenti ho chiesto tantissimo. E ho fatto un paio di promesse: una la sto portando avanti, l’altra ancora la devo mantenere“. […]

Ma nella carriera strepitosa della “Schiavo” non c’è solo il trionfo parigino. L’ex n. 4 del mondo detiene ancora il record del match femminile più lungo della storia, quello vinto contro Svetlana Kuznetsova all’Australian Open 2011, 6-4 1-6 16-14 al terzo set dopo 4 ore e 44 minuti e dopo aver salvato sei match point: “Ricordo bene quel match, lei tirava a duecento all’ora di dritto e io rispondevo pan per focaccia, incredibile. Giocavamo bene, è stato vero spettacolo. E non finiva più. Basti pensare che gli highlights durano ventisette minuti. Il giorno dopo non riuscivo praticamente a muovermi. Lo sforzo era stato enorme”.

A proposito di colleghe, si dice che nel circuito femminile non sia sempre facile e scontato tessere legami di amicizia; e Francesca conferma di non aver avute amiche nel tour. Ma c’è un’eccezione, Flavia Pennetta: “La conosco da quando era nana e rompiscatole. Negli anni il nostro rapporto si è rafforzato sempre di più. Ma l‘amicizia, quella vera, bellissima, è sbocciata l’anno scorso mentre io ero sotto chemioterapia e lei stava aspettando la bambina, Farah. Avevamo più o meno le stesse reazioni fisiche originate però da qualcosa di diverso”. 

Nell’attesa di rivederla in campo come coach, ora Francesca si gode la sua nuova attività, legata al mondo della gastronomia. Da sempre esperta gourmet, ora ‘Schiavo’ ha appena portato a termine il progetto di lanciare il proprio Bistrot, a Milano: “Era un sogno che coltivavo da tanto tempo e sono curiosa di vedere come andrà. Nel frattempo, in attesa che passi questa bufera del coronavirus, il bistrot ospita una bottega di prodotti culinari molto ricercati. Lavoriamo con consegna a domicilio“.

Mai banale la Leonessa, con un cuore grande così, dentro e fuori dal campo. Tra poco più di un mese festeggerà quaranta primavere. Francesca, è solo l’inizio.

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Wimbledon, Sonego verso Nadal: “L’erba mi può aiutare e sul Centrale ho già giocato”

Le speranze dell’azzurro verso il big match contro il campione maiorchino di sabato: “Qui difendere non conviene a nessuno, non si può attendere l’errore dell’avversario”

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Lorenzo Sonego - Wimbledon 2022

Una bella vittoria contro Hugo Gaston, tra una veronica a concludere uno scambio da cineteca e il sostegno dei tifosi italiani, per confermare di trovarsi molto bene sull’erba. Lorenzo Sonego centra il terzo turno per il secondo anno consecutivo ai Championships: l’anno scorso si fermò in ottavi contro Roger Federer, quest’anno sulla sua strada c’è l’altro totem di questo sport, Rafa Nadal, a livello di terzo turno. Peccato che l’edizione attuale non assegni punti, perché il torinese scivolerà intorno alla 70esima posizione del ranking ATP. Ma il torneo di Londra gli sta dando morale e autostima per andarsi a riprendere i punti in seguito.

Intanto, c’è una partita importante da giocare. “Sì, Nadal qualcosina ha vinto… – sorride Lorenzo dopo il match contro Gaston ai microfoni di Repubblica -. Servirà una prestazione pazzesca. Ma forse l’erba è la superficie migliore per incontrarlo. Dovrò sicuramente essere molto aggressivo con servizio e dritto. Su questa superficie essere attendisti non conviene a nessuno e mi trovo bene perché la palla salta meno, me la trovo ad altezza fianco per il rovescio, preferisco così per giocarlo piatto. Mi può aiutare anche il fatto di aver giocato sul Centrale l’anno scorso contro Federer, almeno un pochino di esperienza ce l’ho”.

Sonego, che ha incassato gli elogi da parte del campione maiorchino, spiega la filosofia con cui sta approcciando questo torneo: “Puntare sul servizio e dritto è fondamentale. Sono le armi principali del mio gioco e devo farle valere. A questo livello aspettare non si può, chi prende in mano il gioco per primo è avvantaggiato”. Infine, un pensiero all’amico Matteo Berrettini. “Ha fatto la scelta giusta con il ritirarsi, ha dimostrato ancora una volta di essere corretto. Non tutti avrebbero fatto lo stesso”.

 

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Kyrgios, show in conferenza dopo quello in campo: “Visto? Stavolta non potete accusarmi di niente. E se gioco così…”

Così l’australiano: “A volte mi sento come se non avessi bisogno di fare così tante cose extra per mettere su uno spettacolo e rendere divertente il tennis”

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Nick Kyrgios - Wimbledon 2021 (via Twitter, @atptour)

Quella che è andata in scena ieri è stata una dimostrazione di forza da parte di Kyrgios. Una prestazione che fa riflettere, perché se l’australiano giocasse sempre con questo approccio forse ora staremmo parlando di un giocatore con un’altra classifica e un altro palmares. L’inerme Krajinovic, battuto in tre set, è stato seppellito sotto la pioggia di vincenti dell’australiano, ben 50 a fine match. L’istrionico Nick ha risposto così alle domande dei media nell’ormai consueta conferenza stampa-show.

IL MODERATORE: Nick, grande prestazione oggi. Dicci i tuoi pensieri.

NICK KYRGIOS: “Sì, sono semplicemente super soddisfatto della mia performance di oggi. Voglio dire, ho giocato davvero bene sotto ogni aspetto del mio gioco. Quindi sono davvero interessato a sentire quali sono oggi le domande per me”.

 

D. Sappiamo che ti piace intrattenere la folla. Oggi sei stato molto professionale. Quello che è successo martedì contro Jubb ha influenzato il tuo comportamenti di oggi, per non dare motivi per criticarti?

NICK KYRGIOS: “Non lo so. Immagino che solo dal punto di vista delle prestazioni personali, la mia prestazione al primo round non sia stata quello che volevo, specialmente per il modo in cui ho giocato e il modo in cui mi sono allenato, il duro lavoro che ho svolto. Sono rimasto piuttosto deluso dalla mia prestazione nel primo round. Poi ovviamente c’è stata la mancanza di rispetto dei media e tutto il resto, e la partita di oggi era solo una specie di promemoria per rimettervi tutti al vostro posto. Ho raggiunto le finali al Queen’s, la top 30 del mondo, sono staato una testa di serie qui. È un dolce promemoria”.

D. Quando scendi in campo, hai un’idea di come giocherai bene in base a come ti senti prima?

NICK KYRGIOS: “Penso che tutti si sentano bene se si sentono bene fisicamente e mentalmente, probabilmente avranno maggiori possibilità di avere una buona prestazione. Oggi dall’inizio mi sono sentito davvero bene. Dal fondo del campo mi sentivo come se fossi davvero tornato in me. Sono stato solo sul pezzo dall’inizio oggi. Volevo solo, non lo so, dimostrare alla gente che sono davvero bravo. Mi sembra di non essere abbastanza rispettato a volte, sai?

D. Partendo da quello che hai appena detto, è stato quasi premeditato oggi, vuoi davvero mostrare le tue cose migliori?

NICK KYRGIOS: “Sì, ero davvero concentrato fin dall’inizio. Volevo solo fare una buona prestazione personale perché non ero felice del mio livello. Volevo solo, per me stesso, sapere che mi sto premiando per il duro lavoro che sto facendo. E volevo sentirmi in grado di mostrarlo a Wimbledon. Non sono stato in grado di farlo nel mio primo round. Ma sono stato davvero roccioso e fortunato a superare il mio primo round. Oggi è stato bello”.

D. Congratulazioni per una performance meravigliosa.

NICK KYRGIOS: “Grazie”.

D. Se posso, volevo dare seguito ad alcuni commenti interessanti, su odio, abuso, mancanza di rispetto. Sei un grande fan dei Celtics. Abbiamo visto cosa hanno fatto. È stata una grande prestazione nel complesso. Prima che ci fossero commenti razzisti su Kyrie. Cosa ne pensi di tutto questo?

NICK KYRGIOS: “Quando ho mangiato sushi qui l’altro giorno è stata interpretata come una mancanza di rispetto, incredibili le cose che ho letto sui social media. Mi hanno detto che sono scortese e non ho buone maniere. Ma avevo letteralmente giocato quattro ore e avevo bisogno di cibo. Qualcuno in questa stanza ha giocato quattro ore di fila a tennis nella sua vita? No. Volevo solo andare là fuori oggi e ricordare a tutti che sono in grado di giocare un ottimo tennis senza distrazioni. La folla si è divertita oggi. Questo è tutto. È semplicemente incredibile quanto velocemente oscillino i media”.

D. Una domanda veloce sui campi e sulla programmazione. Prime due partite sui campi 2 e 3. Ti è dispiaciuto giocare su questi campi nei primi turni o pensi che dovresti essere su un campo di alto profilo?

NICK KYRGIOS: “No, non mi importa in quale campo gioco. Voglio dire, questi campi sono bellissimi. Probabilmente è uno dei migliori centri di tennis al mondo. Non mi importa dove gioco. Ovviamente giocando contro Tsitsipas il prossimo round, sarebbe giusto giocare su un campo più grande, molto probabilmente sul campo 1. Sono emozionato. Sento che entrambi ci siamo guadagnati il ​​diritto. Siamo due delle più grandi star di questo sport. Si spera che se entrambi porteremo il nostro miglior tennis, sarà fantastico da guardare. Vedremo. Vedremo”.

D. È stato appena annunciato che ti sei ritirato dal doppio. Puoi spiegarci? È una grande delusione per te che non potrai giocare con Thanasi?

NICK KYRGIOS: “Sai, è qui che i media speculano. Sono un giocatore del singolare. La mia priorità sono sempre stati i singolari. Ho già fatto i quarti di finale qui, ho vinto titoli di singolare. Ovviamente ho messo il singolare come mia priorità. Ho giocato quasi quattro ore nel mio primo round. Personalmente, sono stato troppo tempo in campo. Oggi ho rimediato. Ma voglio mettere i miei singolari come mia priorità. Sto facendo ciò che è meglio per il mio corpo”.

D. In campo hai detto che volevi mostrare a tutti che sei davvero bravo. L’hai detto di nuovo qui. Come definiresti “bravo” e cosa è essere “bravo” per te?

NICK KYRGIOS: “Beh, mi sento come se le persone non mi dessero rispetto a volte a causa di altre cose che faccio. Non c’è proprio niente che i media possano dirmi oggi. So solo che non potete accusarmi di nulla oggi. E mi piace perché poi non potete scrivere nulla. Cosa avete intenzione di dire? Niente oggi. Sbalorditi tutti”.

D. Eri come in una bolla oggi. Niente sembrava disturbarti. La mia domanda è: quanto è difficile per te venire in campo con quel tipo di concentrazione?

NICK KYRGIOS: “È difficile. C’è un equilibrio da trovare. Mi sto ancora divertendo molto a giocare. A volte è difficile perché anch’io voglio fare uno spettacolo. A volte mi sento come se non avessi bisogno di fare così tante cose extra per mettere su uno spettacolo e rendere divertente il tennis. Penso che il modo in cui ho giocato oggi sia stato divertente come sempre. Per me è sempre stato difficile trovare un equilibrio. Se riesco a trovare quel tennis un po’ più spesso, sono molto pericoloso”.

D. Pensi che i media ti abbiano ritratto in modo sbagliato dopo quello che è successo martedì in qualche modo? Come ti hanno mancato di rispetto? Sembri molto arrabbiato per quello che è successo.

NICK KYRGIOS: “Non sono arrabbiato. Sono felice”.

D. E con l’indagine sull’incidente degli sputi, hai pensato a cosa è successo e ci hai riflettuto adesso? So che sei andato dall’arbitro e hai detto qualcosa di quella persona nel pubblico. Mi chiedo solo cosa gli hai detto anche tu.

NICK KYRGIOS: “Perché dovresti farmi una domanda riguardo ad una cosa di due giorni fa? È perché non hai un argomento per oggi?”

D. No, no. Te lo chiedo perché c’è un’indagine in corso.

NICK KYRGIOS: “Ma oggi ho giocato contro Filip Krajinovic. Non vuoi sapere come ho giocato oggi?”

Q. Ti ho visto giocare oggi. Sei stato fantastico.

NICK KYRGIOS: “Allora perché non mi fai una domanda a riguardo?”

D. Perché c’è un’indagine.

NICK KYRGIOS: “Stai indagando personalmente?

D. No.

NICK KYRGIOS: “Allora perché ti importa?

D. Perché ti coinvolge.

NICK KYRGIOS: “Sono ancora a Wimbledon in questo momento”.

D. Esattamente.

NICK KYRGIOS: “Allora non parliamone“.

D. Perché non ne vuoi parlare?

NICK KYRGIOS: “Perché ne ho già parlato”.

D. Quando ti concentri e ti senti così, servi in ​​quel modo, fino a che punto puoi arrivare in questo torneo? Puoi vincerlo?

NICK KYRGIOS: “Come ho detto, penso giorno per giorno. Ho un giorno libero domani. Farò un buon allenamento, vedrò chi è il mio prossimo avversario e mi preparerò per qualsiasi sfida mi aspetta. Questo è tutto”.

Q. Hai detto che sei concentrato sui singolari. Ma sei in un’ottima posizione con Thanasi per arrivare alle finali ATP. Non è un obiettivo?

NICK KYRGIOS: “Penso che saremo alle finali”.

D. Sei disposto a giocarle?

NICK KYRGIOS: “Giocheremo, sì”.

D. Quali sono le tue caratteristiche distintive della personalità quando metti in scena lo spettacolo che hai descritto in precedenza?

NICK KYRGIOS: “Mi sento a mio agio per quello che sono. Alcune persone, tipo, adorano farmi a pezzi. Non è più possibile. Voglio solo dire alle persone che guardano questa conferenza stampa o guardano il mio tennis di credere in te stesso, essere te stesso. Non limitarti a dire quello che ti è stato detto di dire. Non mi potrebbe importare di meno se c’è un’indagine su di me su quel che faccio, ad essere brutalmente onesto con te. So cosa porto in questo sport. Sono una delle persone più importanti di questo sport. Vuoi parlarne? Niente da indagare lì perché è solo fattuale. Quindi, sì, sono estremamente fiducioso in me stesso; viste tutte le sfide che ho superato nella mia vita. Sono orgoglioso di essere quassù e di farlo a modo mio. Essere in grado di produrre tennis del genere a Wimbledon, è un sogno che diventa realtà per ogni tennista”.

D. Sulla mancanza di rispetto che hai dovuto affrontare da parte dei fan. Credi che i fan stiano infrangendo l’etichetta di Wimbledon quest’anno, diventando un po’ più come un pubblico di football?

NICK KYRGIOS: “Non credo — non mi dispiace quando le folle si alzano e supportano. Ovviamente se c’è gente del posto, vogliono vedere che i loro connazionali se la cavano bene. Voglio che i fan siano forti quanto vogliono. Ma c’è solo una linea da non superare, penso alla mancanza di rispetto in cui questo non è accettabile in nessuno sport. Ma penso che il chiasso, il volume e l’atmosfera siano le cose belle di questo sport. Normale quando stai giocando in alcuni dei più grandi stadi del mondo. Penso che Jubb abbia adorato quell’atmosfera là fuori. Lo ricorderà. Ha tanto spazio per imparare. La prossima volta che ci sarà, potrebbe vincere. Penso che lo sport ne abbia bisogno in un certo senso. Guardi tutti gli altri sport in giro per il mondo, il pubblico è così divertente da guardare. Penso che il tennis abbia bisogno di un po’ più di interazione da parte della folla. Ma deve essere entro le righe, credo”.

D. Sei contento di aver vinto la partita oggi senza alcun conflitto con gli ufficiali di linea? Questo ti fa sentire più felice in te stesso?

NICK KYRGIOS: “Sono solo orgoglioso della mia performance. Ci sono così tante volte in cui ho avuto battaglie assolute, e ho giocato a tennis in modo fenomenale, e i media tendono a scegliere e comunque a scegliere ciò di cui vogliono scrivere. Oggi non c’è assolutamente niente da dire, il che è esilarante, perché ho giocato così tante partite in cui ho dato il massimo ma ho perso e c’è solo una cosa di cui scrivete. Oggi, goditela. Riguardatevi la partita. Spero che amiate il mio tennis oggi, guardate tutti i momenti salienti e ne scriverete”.

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Wimbledon, Nadal: “Due settimane fa ero vicino al ritiro, ora non più! Sonego mi piace, è un avversario molto pericoloso”

Rafa ha parlato anche della situazione contagi: “Nessuna paranoia ma sì, sto adottando delle precauzioni”

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Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Rafael Nadal è a Wimbledon per restarci il più a lungo possibile. Ma lo spagnolo non è apparso nella sua miglior versione durante le prime uscite sul Centre Court: come era accaduto contro Cerundolo al primo turno, quattro set sono stati necessari per avere la meglio su Berankis e sulla pioggia, che ha interrotto il match nel quarto set. C’è ancora margine di miglioramento, dice Nadal, che nel frattempo ha portato a 16 la striscia di vittorie consecutive negli slam in questo 2022. Ecco le sue parole nella conferenza stampa post-gara, in cui si ferma a riflettere anche sul prossimo turno, che lo vedrà opposto al nostro Lorenzo Sonego.

IL MODERATORE: Rafa, potresti condividere i tuoi pensieri iniziali sulla partita di oggi?

RAFAEL NADAL: “Sì, non è stata la miglior partenza onestamente. Ma ho finito giocando bene. Il quarto set è stato un buon livello di tennis per me, un miglioramento importante. Nel resto delle cose ho margini di miglioramento. Ma sì, è una vittoria in quattro set, passare di nuovo tre ore in campo, aiuta”.

 

D. C’è stato un ritardo di 50 minuti tra la pioggia che è caduta e il momento in cui hai ricominciato a giocare. Conosci la spiegazione del perché ci è voluto così tanto tempo prima che accadesse? Anche quello è stato impegnativo?

RAFAEL NADAL: “Fa parte del tennis. Nessuna lamentela per questo. Penso che all’inizio pensassero che sarebbe stata solo una pioggia veloce, quindi non volevano chiudere subito il tetto. Volevano continuare a giocare all’aperto. Queste sono le informazioni che ho. Lo rispetto e lo capisco. Stiamo giocando in un torneo all’aperto. Se la previsione era una pioggia veloce, perché no? Poi la situazione cambia. Sono stati scrosci più lunghi, quindi han deciso di chiudere il tetto. Nessun problema. Penso che abbiano preso le giuste decisioni. È vero che forse avrebbero potuto chiudere il tetto tre minuti prima perché è vero che il campo era bagnato quando siamo rientrati”.

D. Cosa pensi del tuo prossimo avversario, che è Lorenzo Sonego? Come lo affronterai?

RAFAEL NADAL: “Beh, è ​​la terza partita, la partita del terzo turno contro un giocatore che ha già vinto due partite. È un giocatore con un atteggiamento molto positivo, un buon servizio, un ottimo diritto. Terzo turno contro un giocatore difficile. L’unica cosa che posso aspettarmi è una partita difficile. Ho bisogno di giocare bene. Questo è l’unico modo per avere la possibilità di andare avanti. Lui lo conosco. Mi piace il modo in cui gioca. Penso che sia un avversario molto pericoloso”.

D. Una domanda veloce su Iga Swiatek. Le viene chiesto spesso della sua ammirazione per te, di come la ispiri. E tu quanta ispirazione trai dalla sua incredibile corsa quest’anno?

RAFAEL NADAL: “Le ho scritto un paio di volte perché è incredibile il modo in cui gioca. È incredibile come riesca a mantenere la concentrazione e lo spirito vincente per così tanto tempo. Quindi, sì, penso che sia qualcosa di molto difficile da realizzare, ciò che lei è stata in grado di fare. Non credo che perda una partita dai tempi di Indian Wells, se non sbaglio. È fantastico, no? Penso che quando sta giocando bene, è molto difficile fermarla perché i suoi colpi sono un po’ diversi, con molta potenza. È in grado di muoversi bene. Sì, quando è sicura di sé, penso che abbia dei colpi molto difficili da fermare per il resto delle ragazze. Sì, mi piace. Penso che abbia un atteggiamento molto positivo, aria fresca per il mondo del tennis. Felice che una brava ragazza come lei stia avendo molto successo”.

D. Ho notato che alcuni membri del tuo entourage indossavano maschere, evitando strette di mano. Abbiamo visto cosa è successo con Berrettini e Cilic. Stai prendendo più precauzioni? C’è un senso di paranoia?

RAFAEL NADAL: “No, no, nessuna paranoia. Realtà. Questa è la cosa. Un mio caro amico oggi si è dovuto ritirare, Roberto Bautista Agut, con un altro caso. Quando succede questo genere di cose è perché probabilmente in giro ci sono molti casi. Ecco perchè non sto facendo molte cose. Stare qui e stare in casa, non uscire più. Fa parte di questo mondo impegnativo che stiamo affrontando negli ultimi due anni. Con questo non sto dicendo che non stiamo facendo le cose nel modo giusto perché ad un certo punto dobbiamo riaprire tutto, dobbiamo essere liberi, avere una vita normale. Sembra che ora il COVID sia meno pericoloso in termini di creazione di problemi di salute molto pericolosi. Ma allo stesso tempo, quando apri, possono succedere questo genere di cose. Niente da aggiungere. Questo è tutto“.

D. Qualche settimana fa, Jelena Dokic ha condiviso sul suo account Instagram alcune cose sulla sua vita, ma anche sulla salute mentale. Cosa ne pensi del fatto che ora pochi campioni e pochi ex campioni parlino di questo argomento con onestà?

RAFAEL NADAL: “Beh, la prima cosa che posso dire è che mi dispiace molto per tutte le persone che hanno avuto problemi mentali. Certo, ora è qualcosa che è molto comune oggi parlare di tutti questi tipi di problemi. Sinceramente è una cosa difficile. Ma allo stesso tempo le persone ora si sentono più libere di parlare di tutti questi problemi. È vero che ora siamo in un mondo in cui, con tutti i social network, tutta questa roba, le persone si sentono più libere di parlare di tutti i problemi e di tutti i sentimenti che proviamo quotidianamente. Questo è tutto. La cosa più importante è che se questo aiuta, lo facciano”.

D. Sembra che ci sia molta attenzione su quando i grandi giocatori andranno in pensione. Pensi che ci sia troppa attenzione su questo? Qual è la tua filosofia sul ritiro in generale?

RAFAEL NADAL: “La mia filosofia è che due settimane fa ci ero vicino. Ora non mi sento così (sorridendo). Questa è la mia filosofia, no? Di sicuro non ho mai avuto paura per quel giorno. Penso di essere felice di aver avuto una vita molto piena al di fuori del tennis, anche se il tennis è una parte molto importante della mia vita negli ultimi 30 anni. Sono stato felice fuori dal tennis, senza dubbio. Ho molte cose che mi piace fare lontano dal tennis, quindi non sono preoccupato per questo. Ma, naturalmente, quando arriverà quel giorno, sarà un cambiamento. Tutti i cambiamenti in questa vita richiedono un po’ di tempo. Devi adattarti ai cambiamenti, no? Ma è normale che la gente parli di pensionamento dei grandi atleti perché in qualche modo gli atleti che sono stati per così tanto tempo ai vertici, ancor di più negli sport più popolari, entrano a far parte della vita di tante persone . A me succede lo stesso con alcuni giocatori di football, con i giocatori di golf. Intendo, per esempio, la persona che amo vedere, Tiger Woods che gioca. Ora non riesco a vedere Tiger Woods giocare così spesso. In qualche modo, anche questo è un cambiamento nella mia vita. Probabilmente la gente la penserà come me, da tifoso, quando Roger non gioca, quando Novak non gioca, quando non gioco io, o quando non si gioca alcuna partita di calcio o basket o qualsiasi sport, perché entrano a far parte del vita quotidiana delle persone perché sono fonte di ispirazione”.

D. Abbiamo visto Emma Raducanu indossare una delle tue magliette qui. Hai avuto molte interazioni con lei? Ha perso ieri, avendo vinto un Grande Slam da giovane. Hai qualche consiglio per Emma in questa fase della sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Non sono un grande fan dei consigli, onestamente. Penso che le persone che stanno accanto al giocatore abbiano normalmente i migliori consigli perché conoscono la situazione, la situazione personale, della persona, no? Ma onestamente non ho mai avuto una grande interazione con lei. Ma sono stato davvero impressionato quando l’ho vista vincere gli US Open. Ho visto la finale. Il modo in cui ha giocato era incredibile. Allora è difficile gestire tutto questo tipo di successo nelle primissime fasi della tua vita, no? Ma le auguro tutto il meglio. Penso che sia un personaggio molto importante per il nostro sport. So che sta passando un anno difficile, ma d’altra parte ha già vinto uno slam in una fase molto precoce della sua carriera. Questo le dà la calma, penso, di prendersi il suo tempo per continuare a migliorare e per continuare ad avere possibilità nel prossimo futuro. Spero davvero che lo farà”.

D. Hai appena parlato di Emma. E Coco Gauff? Che rapporto hai con lei? Quali sono le sue osservazioni sulla sua maturità da giovane?

RAFAEL NADAL: “È un caso simile. L’unica differenza è che non ha ancora vinto uno slam. Ha iniziato molto presto. Mi piace il modo in cui parla alla folla, alla stampa alla fine delle partite. È fresca. È naturale. Sembra molto matura nei suoi pensieri. Sì, penso che sia una combattente. Mi piace il modo in cui gioca. Combatte per ogni palla. Anche a volte, quando non gioca molto bene, continua a lottare fino alla fine, correndo per ogni palla. Penso di sì, se è in grado di migliorare un po’ con questa prestazione fisica che ha, probabilmente parleremo di una plurivincitrice di Slam”.

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