I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto - Pagina 2 di 4

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Da Strycova a Mladenovic, da Townsend a Muchova: chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Volée e schiaffo al volo di dritto
Quindi l’articolo di questa settimana si occupa dei colpi di volo di dritto: volée e schiaffi al volo (swinging volleys). Sono tanti gli aspetti da considerare nel momento in cui si comincia a ragionare delle volée. Intanto vorrei sgombrare il campo da un equivoco. Al contrario di quanto detto la scorsa settimana per il lob, non credo che le migliori giocatrici di volo in singolare debbano per forza essere ottime doppiste.

In realtà penso invece che le migliori giocatrici di volo vadano cercate fra le tenniste che sanno interpretare bene una fase di gioco specifica: la cosiddetta transizione, cioè la fase di spostamento in avanti verso la rete. Nel doppio femminile contemporaneo la transizione non è altrettanto importante, perché i tempi di gioco sono diversi e si può scendere a rete con modalità differenti.

 

Tramontati i tempi del serve&volley, nei quali la transizione era affrontata in continuità con il movimento della battuta, oggi occorre possedere doti un po’ diverse: acutezza tattica nell’interpretare lo sviluppo dello scambio (trovando i tempi giusti per la corsa in avanti) e capacità tecnico-atletica per effettuare lo scatto in avanti e il successivo split step (cioè sapersi assestare sui due piedi prima di eseguire il colpo). E poi, una volta effettuata la prima volée, spesso c’è spazio per avanzare ancora, e coprire meglio la rete; e anche questo è importante per essere impeccabili nei movimenti sulla verticale.

Ma nella discesa a rete non conta solo la componente verticale, conta anche quella orizzontale, vale a dire sapere dove piazzarsi per coprire al meglio la replica dell’avversaria. In modo simile a un portiere di calcio che non rimane al centro della porta, ma si sposta a destra o a sinistra in base alla posizione di partenza del tiro avversario.

Tutte queste cose implicano una sensibilità di movimento nel tempo e nello spazio che non è da tutte. Ecco perché le giocatrici che sanno scegliere con precisione sia i tempi di gioco, sia la posizione partono già con un deciso vantaggio. E questo prima ancora che si parli di qualità esecutiva del singolo colpo. Ecco un video del 2018 in cui Martina Navratilova sostiene che una delle migliori giocatrici a rete sia Garbiñe Muguruza:

Personalmente non me la sento di premiare Muguruza perché non la ritengo abbastanza solida nella pura esecuzione dei colpi di volo, ma sono contento che Navratilova abbia evidenziato la naturale attitudine all’avanzamento di Garbiñe, che le permette di essere una delle migliori nella transizione nel tennis femminile. Lo dico perché tre anni fa avevo dedicato a Muguruza un articolo incentrato su questa speciale attitudine (vedi QUI).

Una volta raggiunta la rete, arriva il momento di colpire. Volée o schiaffo? Come detto all’inizio, per costruire la classifica non ho scorporato gli schiaffi al volo dalle volée classiche. È una semplificazione difficile da accettare, ma quasi inevitabile per ridurre gli articoli a un numero ragionevole. So che ci sono giocatrici, come per esempio Jelena Ostapenko, che sono più brave con lo schiaffo rispetto alla volée, così come il contrario. Per definire la classifica ho cercato di tenere conto anche di questo, scegliendo fra chi sa utilizzare entrambe le soluzioni in modo soddisfacente.

Altro aspetto: sul piano della spettacolarità forse la questione non è tanto rilevante, ma sul piano esecutivo la volée bassa rimane un colpo particolarmente difficile; e non sono tante le tenniste in grado di eseguirla al meglio. A questo proposito cito due giocatrici ritirate che a mio avviso erano particolarmente capaci: una era Agnieszka Radwanska, l’altra Maria Kirilenko. Anche in questo caso: le giocatrici scelte per entrare fra le prime 10 penso dispongano di una discreta volée bassa, compatibilmente con la difficoltà del colpo.

Ci sarebbero altri aspetti da considerare (per esempio la questione delle impugnature) ma rimando all’articolo della prossima settimana, dedicato al rovescio, per continuare i ragionamenti. Prima di passare alla classifica, l’ormai tradizionale spazio riservato alle migliori escluse.

Innanzitutto non troverete in questi primi due articoli (dedicati a dritto e rovescio al volo) Serena Williams. A mio avviso Serena è stata una brava tennista di volo nei primi anni di carriera. Poi è andata incontro a una trasformazione tecnico-tattica: ha quasi abbandonato l’idea della discesa a rete come soluzione per raccogliere i vantaggi costruiti durante lo scambio, e ha preferito la ricerca del vincente da fondo. La conseguenza è stata una certa desuetudine che le ha fatto perdere lo smalto di un tempo nei colpi di volo, superata da altre giocatrici.

Altre tenniste invece sono rimaste escluse di un soffio, visto che comunque i nomi da fare sono dieci e i valori a volte sono molto vicini. Per quanto riguarda il dritto cito Aryna Sabalenka, Kiki Bertens e Karolina Pliskova fra le giocatrici di vertice. A loro aggiungerei, in posizioni più arretrate di ranking, Elise Mertens, Ons Jabeur, Hsieh Su-Wei, Anna-Lena Friedsam e Caroline Garcia.

Se non sbaglio è la prima volta che nomino in questa serie di articoli Caroline Garcia: giocatrice tecnicamente completa, che però è andata incontro a una crisi nelle ultime stagioni. Una crisi che mi ha portato a non considerarla all’altezza delle migliori nelle scelte degli articoli precedenti. E siccome il giudizio è basato sul rendimento più recente (anni 2019 e 2020), Garcia è stata inevitabilmente penalizzata. Però se ci fosse stata una classifica più estesa per quanto riguarda la varietà di soluzioni al servizio (avevo scelto solo due nomi), almeno in quella graduatoria un posto lo avrebbe trovato di sicuro. E anche questa volta il dubbio che un posto in classifica lo meritasse non l’ho del tutto cancellato.

a pagina 3: Le posizioni dalla 10 alla 6

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Wimbledon 2020 virtuale: fuori la numero 1 Barty, resistono Serena, Halep e Andreescu

Prima settimana dei Championships virtuali. Serena Williams, Bianca Andreescu o ancora Simona Halep. O forse una outsider: chi sarà la regina di Wimbledon?

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Una delle particolarità del torneo di Wimbledon è che, anno dopo anno, è sempre diverso e sempre uguale a se stesso. Ogni stagione il tabellone è differente, le partite cambiano, e cambiano anche vincitori e vinti. Ma il quadro di insieme che li accoglie, le regole e i costumi che governano la manifestazione, sono quasi immutabili; e si conformano a una idea di tradizione che forse solo gli inglesi riescono ad applicare così profondamente, al limite della maniacalità.

Questo atteggiamento non è un semplice segno di rispetto verso il passato: è molto di più. È l’idea che passato, presente e futuro debbano scorrere mantenendosi uguali per tutto ciò che è possibile. In poche parole, la tradizione a Wimbledon è coltivata con tale puntiglio e ambizione da sfidare il concetto di eternità.

Questo non significa che gli organizzatori rimangano immobili. Nel tempo sono stati presi provvedimenti per adeguare le strutture: per esempio le coperture del Centre Court e del Court 1, oppure il prossimo allargamento dell’area dedicata ai campi. Ma si tratta di provvedimenti adottati per fare in modo che la sostanza non cambi. Che Wimbledon, cioè, continui a essere il tempio del tennis.

 

Come in ogni tempio, le regole di comportamento vanno seguite nei minimi dettagli, e questo trasforma il torneo in una liturgia sportiva. E quando per caso si esce dal canone prestabilito, lo si ricorda come una avvenimento eccezionale:

Di fronte a una liturgia, c’è chi segue l’evento con assoluta dedizione e chi prova un certo disincanto, a volte con punte di fastidio e irritazione. Sta di fatto che quest’anno il “rito” non si è potuto svolgere, a causa delle miserie terrene e della imperfezione umana: ai tornei non disputati durante le guerre mondiali, si è aggiunta l’edizione del 2020, cancellata della pandemia.

In mancanza di tennis vero, dobbiamo accontentarci di soluzioni alternative. In questi giorni, per esempio, il sito ufficiale (Wimbledon.com) offre la possibilità di rivedere integralmente grandi match del passato. Qui invece proviamo a svolgere il torneo virtualmente, secondo regole che eleggeranno una vincitrice che, forse, avrebbe potuto essere la reale trionfatrice di quest’anno. Se solo si fosse potuto giocare.

Rispetto a qualsiasi altro torneo virtuale, sicuramente Wimbledon offre un vantaggio: dato che tutto è così preciso e prestabilito, secondo regole scritte (ma anche non scritte), è più semplice definire il contesto, e immaginare aspetti di contorno che aiuteranno a descrivere le vicende e i match che seguiremo turno dopo turno.

Il torneo virtuale
Qualche indicazione su come è concepito il torneo virtuale. Quando leggerete le cronache tenete presente che prima vengono i risultati e poi il commento. In pratica lo svolgimento di Wimbledon 2020 sarà così: primo turno giocato, primo commento (e senza sapere cosa succederà al secondo turno). Secondo turno giocato, secondo commento (senza sapere cosa succederà più avanti). Proprio come avviene a un normale inviato sul posto.

Per questo non ho assolutamente voluto adeguare i risultati a desideri “letterari”. Una volta definiti gli input, accadrà quello che dovrà accadere. Tanto che al momento ancora non so chi vincerà i Championships, visto che si è appena conclusa la prima settimana e i match decisivi devono ancora arrivare. E attendo di scoprire se il vero meteo dei prossimi giorni a Londra (pioggia, caldo, etc.) potrà incidere sui risultati.

Cominciamo con il tabellone. Per approfondire come è stato costruito rimando a queste spiegazioni. Ecco il nostro punto di partenza:

Per quanto riguarda invece i criteri che indirizzano la sorte e influiscono sui risultati, rimando alla Appendice di questo articolo (pagine 5 e 6), che spiega nel dettaglio la procedura utilizzata.

a pagina 2: Day One e oltre, cadono le prime teste di serie

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I migliori colpi in WTA: capitolo finale

Quindicesima e ultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Serena Williams a Bianca Andreescu, da Simona Halep ad Ashleigh Barty, ecco la classifica definitiva con il “meglio del meglio”

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Simona Halep - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco
14. I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche


Siamo arrivati all’ultimo articolo della serie dedicata ai migliori colpi in WTA: è il momento di provare a tirare le fila di tutti i temi trattati, e di chiudere con qualche riflessione.

Prima riflessione. Proprio come nella suddivisione degli articoli, capita piuttosto spesso di pensare alle giocatrici isolando singoli colpi, nel tentativo di identificarne punti forti e punti deboli: servizio, risposta, dritto, rovescio, etc etc. Sicuramente è un approccio logico, ma non è privo di controindicazioni.

 

Con questo criterio, ogni esecuzione vista in campo viene fatta rientrare in una categoria definita di gesti tecnici (servizio, dritto, rovescio, etc.) che può essere anche analizzata sul piano numerico attraverso statistiche. L’approccio può risultare molto seducente perché in questo modo qualsiasi partita di tennis viene distillata, sezionata, e trasformata in qualcosa di più semplice e omogeneo. E quindi classificabile. Sembra tutto molto coerente, eppure ci si rende conto che non sempre questi numeri riescono davvero a descrivere un match. E parlo di descrivere, perché pretendere di spiegare sarebbe ancora più ambizioso. Come mai?

In parte per il sistema di punteggio del tennis, che fa sì che i singoli punti non pesino allo stesso modo. Ma secondo me ci sono anche ragioni tecniche. Pensiamo per esempio alla differenza tra un dritto colpito su una parabola alta sopra la spalla, e uno invece eseguito con la palla sfuggente a pochi centimetri da terra. Sono sempre due dritti, e quindi finiscono nella stessa categoria: ma quanto hanno in comune?

Dovremmo allora dividerli in sotto-categorie differenti? Potrebbe essere, ma in questo modo è come se aprissimo un vaso di Pandora, perché diventerebbe molto difficile identificare le nuove categorie e anche il modo di gestirle e analizzarle sul piano statistico.

E cosa dire dei colpi funzionali allo sviluppo di una combinazione, vale a dire che hanno un senso soprattutto in funzione del colpo successivo? Per esempio una volta si ragionava in termini di serve&volley; oggi qualcosa di affine accade, con la combinazione “servizio+dritto”.

Insomma, i colpi sono elementi fondamentali di un match, ma non lo descrivono completamente. E così, più si prova a definire un quadro completo, più ci si accorge che è quasi impossibile trovare un punto di vista capace di abbracciarlo per intero.

E poi c’è un secondo aspetto, che porta a un’altra riflessione fondamentale. Durante una partita di tennis, tra un colpo e l’altro, entrano in gioco altri elementi non meno importanti: un intero mondo di movimenti, di gesti, di pensieri che possono fare la differenza. Ecco perché (come ho spiegato alcune settimane fa) ho deciso di ampliare la serie provando a considerare alcune caratteristiche fisiche e mentali. Aggiungendo quindi una classifica dedicata alla mobilità, una alle qualità tattiche, e una alle doti agonistiche. Con la consapevolezza che si tratta comunque di un tentativo parziale che non sarà mai del tutto soddisfacente.

In sostanza credo che queste classifiche non vadano considerate un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per continuare a sviluppare ragionamenti sul tennis giocato, anche in un periodo senza nuovi match. E proprio per continuare a discutere, a conclusione di tutto, è arrivato il momento di riepilogare “il meglio del meglio”.

Negli articoli precedenti, prima della classifica vera e propria, segnalavo qualche giocatrice esclusa in extremis. Questa volta, invece, cito i colpi sui quali sono stato più in dubbio nel definire le gerarchie. Sul servizio è stato facile: Serena Williams ha chiuso la questione prima ancora di aprirla. Anche per la risposta e per il rovescio, tutto sommato non è stato poi così difficile decidere le primissime (parere personale, naturalmente).

La classifica del dritto, invece è stata molto ardua. E confesso che riaprendo l’articolo a distanza di qualche settimana mi sono sorpreso, perché mi ricordavo il podio virtuale con un ordine diverso; a dimostrazione di quanto vicine percepisco le prime giocatrici.

L’altro colpo sul quale ho avuto le maggiori difficoltà è stata la demivolée. Qui di seguito troverete tre nomi con un ordine, giusto per non andare contro l’impostazione generale; ma rimango convinto di non avere argomenti sufficienti per definire una gerarchia definitiva. Ecco perché nell’articolo specifico mi ero limitato all’ordine alfabetico.

Partiamo quindi con il meglio di ogni tema. Ricordo che cliccando sul titolo di ogni classifica si aprirà l’articolo corrispondente, che prova a spiegare le ragioni delle scelte.

Per chi non fosse interessato a ripercorrere le classifiche, invito a dare una occhiata a pagina 4, dove è illustrata l’anteprima relativa ai prossimi articoli dedicati a Wimbledon 2020 virtuale.

a pagina 2: Le migliori nei colpi da fondo campo

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I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche

Penultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Kvitova a Serena Williams, da Yastremska a Mertens e Andreescu: quale giocatrice riesce a mettere in campo il meglio di sé nelle occasioni più importanti?

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco


Con questo articolo si conclude l’analisi per parti delle qualità delle diverse giocatrici dell’attuale circuito WTA. Martedì prossimo è previsto ancora un articolo conclusivo che proverà a tirare le fila dei singoli temi.

Questa volta è il momento di affrontare l’aspetto agonistico, la tenuta mentale nei frangenti importanti. Ricordo che tutte le classifiche, inclusa questa, sono riservate alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo uscito il 31 marzo.

 

Le qualità agonistiche
Lo abbiamo sperimentato tutti, sia in prima persona come tennisti (più o meno dotati), sia come spettatori di match altrui: per quanto si possa giocare bene sul piano tecnico, per quanto si possa essere preparati sul piano fisico, per quanto si possa essere intelligenti e strateghi nell’interpretare il gioco, la vittoria rimarrà comunque un miraggio se “al dunque” ci si farà prendere dall’ansia e dal timore di vincere.

Questo problema nel tennis è così significativo che è stato coniato un termine onnicomprensivo: “braccino”, definizione che è diventata proverbiale anche in altri contesti. Ma se il riferimento è nato nel tennis è perché forse in nessun altro sport ci sono situazioni nelle quali diventa psicologicamente così difficile portare a termine la vittoria. E davvero “non è finita fino a che non è finita”.

La storia è piena di rimonte clamorose, di partite perse dopo match point non sfruttati, di errori incredibili compiuti nel momento più importante. E nessuno, neppure il più grande campione, è stato del tutto immune da attacchi di braccino: altrimenti non si sarebbe umani. Stabilito questo, si potrebbe dire che per la classifica di questa settimana ho provato a identificare i nomi tra chi, secondo me, tende a gestire meglio l’ansia che pervade nei frangenti decisivi dei match. Tenendo anche presente che la stessa giocatrice nel tempo può drasticamente cambiare le proprie condizioni agonistiche.

Nel 2017 Jelena Ostapenko aveva vinto il Roland Garros sbaragliando la concorrenza grazie a un atteggiamento spavaldo che sembrava non contemplare la paura: Ostapenko vinse quel titolo grazie a cinque successi in tre set e al termine di una finale (contro Simona Halep) conquistata recuperando break di ritardo sia nel secondo sia terzo set. In quella edizione Simona aveva tutto da perdere, mentre Jelena niente: e finì per vincere lo Slam da numero 47 del ranking.

L’anno successivo, da campionessa in carica, e con tutto il conseguente carico di attesa e responsabilità, Ostapenko sarebbe uscita al primo turno, battuta in due set dalla numero 67 del ranking Kateryna Kozlova.

La vicenda di Ostapenko è la dimostrazione che ogni giocatrice attraversa fasi di carriera differenti, e in linea generale è più facile affrontare i match da ragazzina, senza troppe aspettative e obblighi di vittoria. Ha scritto per esempio Agnieszka Radwanska a proposito del suo primo periodo in WTA: “Ripensando a quei momenti, mi meraviglio di come giocassi senza alcuna pressione. Semplicemente colpivo. Anche scendere in campo negli stadi principali non era un vero problema, e così all’inizio ho migliorato la mia classifica molto velocemente”.

Le difficoltà psicologiche crescono invece nel periodo successivo, quando si è salite in classifica e si devono confermare i traguardi raggiunti. Lo stesso meccanismo del ranking, con i punti che scadono settimanalmente, contribuisce ad aumentare lo stress. Ecco perché la fase della prima conferma è particolarmente impegnativa, e attende al varco qualsiasi giocatrice (ne avevo parlato QUI, definendola “Sindrome del Sophomore”).

Partendo dalla convinzione che ci sono situazioni psicologiche differenti a seconda del diverso status delle giocatrici, ho preferito suddividere la classifica in tre categorie differenti. La prima categoria comprende le tenniste esperte (vicino ai 30 anni e oltre), con alle spalle tanti anni di attività, che sono state in grado di rimanere sulla breccia malgrado i molti incontri macinati, e le vicende alterne inevitabili in ogni carriera. Tutte hanno vinto almeno due Slam, hanno affrontato anche l’esperienza della sconfitta in una finale Major, ma penso che vadano comunque segnalate per il rendimento agonistico complessivamente positivo nelle ultime stagioni.

La seconda categoria comprende tenniste che meritano di essere ricordate soprattutto per alcune prestazioni al di fuori delle partite decisive degli Slam. Non sono state le prime protagoniste nei tornei più prestigiosi, ma hanno lasciato una traccia con la loro personalità in diversi tornei del circuito WTA.

La terza categoria è quella delle giovani già in grado di vincere Slam. Per loro vale in gran parte il discorso fatto per Ostapenko: al momento i risultati sono tali da rendere “obbligatoria” la presenza in questa classifica, ma in realtà solo il tempo potrà dirci se la loro natura caratteriale è davvero vincente. Lasciamo passare qualche stagione, e capiremo se sono agonisticamente sopra la media o se stanno semplicemente vivendo la fase più entusiasmante e psicologicamente meno complessa di ogni carriera.

Prima di arrivare ai nomi, il solito capitolo riservato alle escluse. Tra le esperte che non hanno trovato posto, cito Garbiñe Muguruza. Finalista a Melbourne 2020, e in recupero dopo un lungo periodo di difficoltà. Probabilmente qualcuno non sarà d’accordo con questa esclusione considerando i tre nomi che le ho preferito; ma non si tratta di una scienza esatta, e quindi trovo perfettamente legittimo avere posizioni differenti.

Ricordo anche Barbora Strycova, semifinalista a Wimbledon a coronamento di una carriera spesso caratterizzata da grande combattività. Altre protagoniste che potevano meritare un posto sono Rebecca Peterson e soprattutto Jil Teichmann. Entrambe con un un record di 2 finali vinte e zero perse lo scorso anno, oltre che imbattute in carriera nelle finali. Malgrado l‘en plein del 2019, non ho ritenuto le loro prestazioni tali da scalzare qualcuna delle dieci elette.

a pagina 2: Le giocatrici più titolate ed esperte

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