L'abisso sportivo tra Italia e USA e la storia di Nicolò De Fraia, il coach più giovane dell'NCAA

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L’abisso sportivo tra Italia e USA e la storia di Nicolò De Fraia, il coach più giovane dell’NCAA

Nico è nato a Cagliari, si è laureato due volte in Florida e allena la squadra di tennis del Rollins College. A soli 23 anni. La sua storia ci insegna perché oltre oceano è tutto diverso

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Negli Stati Uniti il termine ‘education‘ non traduce, come si potrebbe immaginare, il nostro concetto di educazione. Riassume invece il percorso di formazione scolastica, che di solito culmina nella frequentazione di un college. Anche il termine ‘college‘ non corrisponde alle nostre università. Non solo perché si tratta di strutture molto più ampie, quasi delle piccole città, ma soprattutto perché le attività collaterali allo studio fanno parte a tutti gli effetti del percorso di crescita.

Tra queste attività c’è lo sport, e non nel senso che lo studente deve sgattaiolare fuori dal campus per giocare a tennis, magari sentendosi in colpa per aver sottratto tempo alle sudate carte. Nei college lo sport è una cosa seria, non è solo una valvola di sfogo. Ci sono squadre, allenatori, ci sono stadi da migliaia di posti. Il Tiger Stadium di Baton Rouge ospita i match casalinghi della squadra di football americano dell’Università della Louisiana e può contenere più di centomila persone. Tutto è sotto l’egida della NCAA, l’associazione nata 114 anni fa che gestisce attività sportive e campionati dei college statunitensi. E non immaginatevi campionati poco competitivi, misere tenzoni tra giovanotti: il secondo dei sei titoli vinti nella Division I di basket dall’Università del Nord Carolina, nell’anno di grazia 1982, è arrivato grazie al canestro decisivo di un certo Michael Jordan davanti a 60.000 persone (e 17 milioni di telespettatori). Quattro volte gli spettatori che hanno assistito alla finale di Wimbledon tra Federer e Djokovic lo scorso anno.

La sintesi è la seguente: negli Stati Uniti non devi scegliere se studiare o fare sport ad alto livello, magari sognando un futuro da atleta professionista. Puoi fare entrambe le cose.

 

Sarebbe sin troppo semplice concludere che la cultura sportiva statunitense, abbinata al concetto di education, è anni luce avanti alla nostra. “Non direi così. È un universo parallelo. È come vivere su un altro pianeta, non è avanti o indietro: è solo diverso. Il concetto di facoltà italiana non descrive il college americano“. A raccontarci questa differenza è Nicolò De Fraia, ormai per tutti ‘Nico’ perché dall’altra parte dell’oceano faticano a pronunciare il suo nome completo. Nico infatti vive a Orlando, in Florida, e a soli 23 anni – è nato nel 1997 – ricopre il ruolo di head coach della squadra di tennis del Rollins College. Difficile mappare le età di tutti gli allenatori dei team di NCAA, ma corre voce che Nico sia il più giovane di tutti; certamente è tra i più giovani.

Nicolò è nato e ha vissuto a Cagliari fino a 14 anni, e dopo essere stato tra i migliori tennisti under 12 e under 14 d’Italia si è trasferito per due anni alla Bruguera Academy di Barcellona, una parte di storia che vi avevamo già raccontato. Non sarebbe più tornato a casa: prima l’approdo alla Evert Academy di Boca Raton, dove oltre ad allenarsi ha concluso l’inusuale percorso di liceo ‘trilingue’ cominciato a Cagliari e continuato a Barcellona, poi la borsa di studio per meriti tennistici alla University of Central Florida (UCF), la più grande università statunitense per numero di iscritti – quasi 70.000 quest’anno. Nel 2017 ha conseguito la sua prima laurea in psicologia e durante gli studi si è allenato alla corte di John Roddick, fratello di Andy e suo allenatore nella prima fase di carriera. “Una persona splendida, come tutti i membri della famiglia Roddick” ci ha raccontato Nico che ha speso parole al miele anche per Tommy Paul, suo grande amico e coetaneo attualmente numero 57 del mondo: “Sono convinto che andrà ancora più su, da fondo campo è fortissimo“.

Alla ricerca di una scuola di business di prestigio, De Fraia si è poi trasferito al Rollins College di Winter Park dove ha sfruttato i due anni residui di eligibility per continuare a giocare nel campionato NCAA. A seguito degli ottimi risultati sul campo ha ricevuto nel 2019 la menzione onorifica di ‘All American‘, riservata agli atleti del college che si siano particolarmente distinti in una disciplina sportiva. Nello stesso anno ha conseguito la seconda laurea in International Business e ha cominciato un master in Business Administration, accettando contemporaneamente il ruolo di assistant coach della squadra maschile di tennis del Rollins College. A gennaio di quest’anno l’head coach ha deciso di ritirarsi per anzianità lasciando a Nico il ruolo di coach principale, che oggi ricopre assieme a un altro allenatore.

Nico De Fraia e il suo team del Rollins College

La storia di Nicolò De Fraia funziona meglio di qualsiasi spiegazione teorica sulle possibilità offerte dalla formazione accademico-sportiva statunitense. Possibilità che Nico conosce a 360° essendosi trasferito per un motivo ben preciso dalla UCF, università ‘Division I‘, al Rollins College, che invece sta in ‘Division II‘ (esiste poi anche la Division III). La differenza non è meramente sportiva, non si tratta solo di far parte di una lega universitaria più o meno competitiva. Il fatto che nei college Division I la dimensione sportiva sia di fatto quella del semi-professionismo – Nico racconta che in alcune partite c’era la TV a riprenderlo – va a braccetto con investimenti maggiori e criteri d’ingresso per gli atleti leggermente meno stringenti, che favoriscono la formazione di squadre più competitive. Nei college Division II (e D-III) il focus diventa invece accademico: nella maggior parte dei casi non fa differenza che il candidato sia o meno un atleta, deve comunque avere determinati voti per entrare.

Questo contribuisce a responsabilizzare i ragazzi, che possono compiere delle scelte sulla base delle proprie attitudini all’interno del sistema accademico. Un continuum fondamentale nel percorso di crescita. Nicolò ci aiuta a capire questo concetto con l’esempio di Jannik Sinner da una parte e di Kevin Anderson e John Isner dall’altra. “Sinner ha 18 anni ed è fortissimo; ecco, per lui forse avrebbe poco senso iniziare un percorso di studi che toglierebbe tempo a una carriera da professionista già avviata. Se però a quell’età non sei già così forte puoi benissimo studiare e giocare, e fino a 21-22 anni continuare a credere nella possibilità di diventare un professionista. Come hanno fatto Anderson e Isner“. Che infatti si sono affrontati da studenti in un match per il titolo NCAA nel 2007, quando avevano rispettivamente 21 e 22 anni, per poi contendersi l’accesso alla finale di Wimbledon undici anni dopo, nel corso di una massacrante semifinale a oltranza che spedì il sudafricano a sfidare (senza successo) il cannibale Djokovic.

La differenza cruciale sta nel fatto che dal percorso di formazione italiano, o più in generale europeo, un ragazzo che ha tentato senza successo la via del professionismo esce spesso privo di una valida alternativa lavorativa e con la necessità di costruirsela in fretta, quando magari è già vicino ai 25 anni, perché ha investito tutto nello sport. Un ragazzo che invece ha frequentato il college e contemporaneamente ha tentato di fare il tennista, anche in caso di fallimento, ha avuto tutte le possibilità di costruirsi un curriculum sufficiente a lavorare fuori dallo sport – possibilità che vanno ovviamente colte per mezzo di impegni, sacrifici (anche economici) e grandi capacità di gestione del tempo. “Il time management qui è fondamentale“, suggerisce Nicolò.

Anche in questo caso il suo esempio è calzante. Ci ha raccontato di aver affrontato e battuto nettamente Tsitsipas (un anno più piccolo di lui) in un torneo giovanile su terra quando aveva 15 anni, a riprova del fatto che il talento non gli manca – e questo lo sostiene anche Claudio Pistolesi, che lo conosce e lo ha allenato per qualche tempo negli Stati Uniti. Con grande maturità, però, Nico ha anche realizzato che probabilmente anche profondendo l’impegno massimo non sarebbe riuscito ad andare oltre il livello più basso, quello dei tornei Futures, un livello che certo non consente di vivere di tennis. I primi dubbi sono arrivati dopo un infortunio alla spalla dal quale ha avuto difficoltà a riprendersi, quando ancora stava investendo al 100% nella sua carriera di tennista. Si è rimboccato le maniche ed è uscito dalla sua zona di comfort, aiutato prima dalla famiglia e poi camminando sulle sue stesse gambe, e ha capito di dover investire anche e soprattutto sulla formazione accademica.

Le abilità acquisite con lo studio si sono rivelate fondamentali per ricoprire il ruolo che gli è stato affidato, quello di allenatore della squadra tennistica del suo college, che non prende solo decisioni sportive ma gestisce anche parte del budget messo a disposizione dall’università. Questa commistione tra carriera sportiva e accademica emerge perfettamente dalla risposta all’ultima domanda che gli rivolgiamo: “Come e dove ti vedi tra dieci anni?”. “Onestamente non lo so, ma sono aperto a tutto. Mi auguro di riuscire a fare la cosa che sia più redditizia per me e per la comunità. Molte famiglie non capiscono che il tennis può essere certamente parte della formazione di un ragazzo, ma non deve essere la priorità assoluta prima di una certa età, indipendentemente dal suo livello“.

Lontano, lontanissimo dalle beghe di quartiere del tennis italiano in cui – suo malgrado – fu coinvolto nel lontano 2014, quando era un giovane promettente che faticava a trovare spazio nelle rappresentative regionali per alcune frizioni della sua famiglia con Angelo Binaghi (già saldamente a capo della FIT), Nicolò De Fraia è volato più in alto di certe faccende. E ha tracciato una strada diversa. Vincente.

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ATP

Nadal evita la trappola Opelka: dodicesima finale a Roma

Lo spagnolo liquida in due set il big server statunitense e andrà a caccia del decimo titolo al Foro Italico, nonché del 36esimo Masters 1000

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[2] R. Nadal b. R. Opelka 6-4 6-4

Rafael Nadal supera Reilly Opelka in due set e vola per la dodicesima volta in finale a Roma (9-2 il bilancio), la settantesima sulla terra rossa (61 vittorie e sole 8 sconfitte). La resistenza di Opelka è durata appena quattro giochi. Il tempo di procurarsi quattro palle break sul 2-1 e di dare al pubblico l’illusione di poter assistere ad un match equilibrato. Da quel momento in poi il nordamericano ha vinto appena cinque punti in risposta (in otto turni di battuta di Rafa) e viceversa si è trovato spesso a tremare sul proprio servizio, devastante fino ai quarti di finale e apparso invece spuntato nella sfida odierna. Oggi però ha messo in campo poco più del 50% di prime, un dato decisamente troppo basso per poter sperare di fare partita pari con Rafa. Lo spagnolo ha raccolto pochi punti sulla prima dell’avversario, ma ha sempre risposto con continuità costringendolo a forzare (e spesso a sbagliare) con il primo colpo dopo il servizio.

Rafa aggancia così temporaneamente Novak Djokovic in testa alla classifica dei giocatori che hanno giocato più finali nei tornei Masters 1000 (52), ovviamente in attesa di scoprire l’esito della semifinale tra il serbo e il nostro Lorenzo Sonego. Se vincesse Novak, assisteremo alla sfida numero 57 della rivalità più prolifica dell’era Open (Nole conduce 29-27), mentre al contrario contro l’italiano si tratterebbe di un incontro inedito.

 

IL MATCH – Opelka inizia senza timori reverenziali. Il servizio viaggia a mille come al solito, ma anche i colpi da fondo nelle prime fasi mettono in difficoltà Nadal. Le pallate cariche dello spagnolo, quelle che notoriamente mettono in difficoltà tutti, rimbalzano proprio all’altezza giusta per il gigante statunitense che lascia andare con coraggio il braccio sia col rovescio che soprattutto con il drittone, approfittando anche del fatto che per il momento Rafa non sta trovando grande profondità. Proprio un paio di splendide accelerazioni gli consentono, un po’ a sorpresa, di essere il primo a guadagnarsi palle break, addirittura due consecutive. Rafa fa buona guardia con il servizio, ma deve fronteggiarne subito una terza in seguito ad un’altra grande risposta di Opelka. Sulla prima di Nadal, lo statunitense manda largo di pochissimo un rovescio stretto sul quale lo spagnolo non sarebbe mai arrivato. Tocca allora a Rafa avere palla game, ma due insoliti errori da fondo (peraltro arrivati nel palleggio, senza forzare) lo rimettono nei guai. Anche sulla quarta palla break il maiorchino lascia poche chance all’avversario, riuscendo poi finalmente a tenere il turno di battuta.

Secondo una crudele legge del contrappasso, Opelka paga immediatamente il fio delle occasioni mancate. Il gigante statunitense incappa in qualche imprecisione di troppo, nel tentativo di mantenere grande profondità, e regala di fatto il break a Nadal, che alla prima chance utile riesce a salire 3-2. Opelka accusa decisamente il colpo e si lascia trascinare ai vantaggi anche nel successivo turno di servizio. Tre castagne con la prima cancellano altrettante palle del doppio break e gli permettono di rimanere in scia nel punteggio. Il set non regala altre grandi emozioni, perché Opelka non riesce a crearsi neanche una minima possibilità di rientrare. Da quel quarto game che lo ha visto per quattro volte a un passo dal break, lo statunitense non ha più vinto un punto in risposta, scortando di fatto Nadal verso il 6-4 che chiude il parziale.

In avvio di secondo set, la situazione prende rapidamente una brutta piega per Opelka, che subisce il break già nel terzo game. Troppo bassa la percentuale di prime (appena cinque su sedici nei primi due turni di battuta, 31%) e decisamente insufficiente il rendimento con la seconda (3 punti vinti su 10, contro il 5/5 con la prima). Troppo basso anche il morale dello statunitense, che sbaglia molto con il primo colpo dopo il servizio e in risposta non riesce a impensierire Nadal, al contrario di quanto accaduto all’inizio del primo set.

Nessuno dei due soffre più al servizio con Nadal che lascia un po’ andare i turni di risposta per concentrarsi al meglio sulla propria battuta. Dopo il break subito, Opelka tiene tutti i successivi servizi a zero, ma non riesce insidiare l’avversario. L’unico mini sussulto arriva sul 5-4, quando lo statunitense si ritrova 15-30, senza però spingersi più in là. Dopo un’ora e mezza di gioco, il punteggio si fissa sul 6-4 6-4.

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WTA

WTA Roma: Pliskova giocherà la terza finale di fila. Tra lei e il titolo c’è Swiatek

Swiatek vince la seconda partita in poche ore con grandi meriti. Proverà a impedire a Pliskova di vincere il secondo titolo al Foro Italico

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Karolina Pliskova - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Per il terzo anno di fila al Foro Italico ci sarà Karolina Pliskova in finale, ma gli applausi più scroscianti di questo sabato vanno a Iga Swiatek, capace di vincere due partite in poche ore contro due avversarie tutt’altro che banali: prima Elina Svitolina, nei quarti non disputati venerdì per pioggia, e poi Coco Gauff in semifinale, battuta per 7-6 (3) 6-3 in un’ora e 45 minuti.

Si può essere certi che questo sia stato il primo episodio di un lungo franchise che vedrà protagoniste le due, visto che si trattava della semifinale più giovane nella categoria 1000:

Il livello del match è stato buono fin da subito, con Swiatek che si è procurata una palla break nel terzo gioco quando Gauff (che in quel game ha faticato a mettere la prima) ha commesso due errori di dritto, salvandosi con un ace al centro. L’americana ha però avuto un momento di défaillance, e ha sbagliato completamente una smorzata prima di commettere un doppio fallo per il 2-1 Swiatek.

La polacca ha spesso alzato le traiettorie per allontanare l’avversaria dalla riga; a volte l’ha fatto in maniera un po’ passiva, ma spesso e volentieri la combinazione fra moonball e rapidi cambi ha mandato fuori giri l’avversaria, che non è riuscita a leggere le varie rotazioni della seconda di Iga (13/19 con la seconda nel set). Gauff ha però mostrato delle accelerazioni notevoli, sia con il rovescio che con il servizio (nonostante le percentuali basse), ed è riuscita a rimanere attaccata all’avversaria, procurandosi due palle break nel sesto gioco: Iga ha annullato la prima con un dritto in contropiede, mentre sulla seconda Gauff si è difesa benissimo dalle accelerazioni di rovescio dell’avversaria ma ha messo lungo il recupero su una stop volley.

I tempi erano però maturi per il contro-break: nel turno successivo ha mostrato un fantastico riflesso a rete seguito da uno schiaffo di rovescio che ha accarezzato la riga esterna sul 30-30, e ha pareggiato su un non forzato di dritto dell’avversaria. Con l’andare del set Gauff ha letto sempre meglio il servizio di Swiatek, giocando quasi tutti i punti in risposta su un piano più neutro, già di per sé una vittoria per il ribattitore, e la polacca ha stentato sempre di più a contenere la profondità dei suoi colpi. Sul 4-5 15-30 Gauff ha risposto di rovescio con i piedi abbondantemente dentro al campo, ma Swiatek ha trovato un passante bimane di rovescio in allungo, ed è riuscita a trascinare il set al tie-break.

Lì il match è completamente girato: Swiatek si è procurata il primo mini-break sul 3-1 su un dritto lungo dell’americana, e ha bissato su un unforced di rovescio di Gauff, senza più guardarsi indietro fino al 7-3 finale su un rovescio appena largo della teenager.

All’inizio del secondo Swiatek ha alzato ulteriormente il livello, vincendo i primi nove punti al servizio, inclusa una licenza poetica:

Sul 2-1 in suo favore ha trovato un vincente di rovescio che le ha dato il 15-30, ed è salita a palla break con una risposta incrociata seguita da un rovescio profondo che Gauff non è riuscita a gestire, salendo 3-1 grazie a un doppio fallo dell’avversaria. La statunitense ha però reagito e si è portata 30-40 con un dritto vincente, ma ha sparato in rete una risposta di rovescio non impossibile. Coco se n’è procurata un’altra con un ottimo passante di dritto, ma Swiatek si è salvata con servizio e rovescio e ha tenuto.

Di fatto il match si è chiuso lì: Gauff ha commesso un altro doppio fallo per la palla break, e ha regalato il 5-1 con uno schiaffo di rovescio finito lungo. Gauff ha recuperato uno dei due break con una risposta vincente di dritto seguita da un doppio fallo di Swiatek, ma quando è andata a servire per il match per la seconda volta la polacca è riuscita a chiudere, nonostante un altro doppio fallo sul secondo match point – alla terza chance ha trovato un rovescio in contropiede non controllato da Gauff, e ha conquistato la sua prima finale di categoria.

[9] K. Pliskova b. P. Martic 6-1 3-6 6-2

Poco prima, Karolina Pliskova si era garantita il primo posto in finale. La ceca dimostra di amare molto la terra del Foro Italico e approda per il terzo anno di fila all’ultimo atto del torneo romano, dopo aver eliminato in tre set Petra Martic. L’ultima a riuscire in una tale impresa era stata Amelie Mauresmo nel triennio 2003-2005 (sconfitta nel 2003 e vincitrice nelle successive edizioni). Una partita davvero di alta qualità da parte di Pliskova che ha dominato il primo e il terzo set, concedendosi uno dei suoi caratteristici momenti di amnesia nella parte finale del secondo. Dall’altra parte della rete, Martic è stata decisamente troppo discontinua e fallosa per poter impensierire davvero l’avversaria (ben 34 non forzati a fronte di 20 vincenti, mentre Karolina ha chiuso con un positivo 37-31).

Il primo set è stato di fatto un no contest. Pliskova ha mantenuto medie eccezionali al servizio, mettendo l’80% di prime e perdendo appena tre punti. Martic non è riuscita a farla muovere a sufficienza e ha tratto poco anche dalle smorzate, troppo lunghe e telefonate. Potendo colpire spesso da buona posizione, la ceca ha fatto valere la propria maggiore potenza di fuoco trovando molti vincenti anche direttamente con la risposta. Dopo 28 minuti le due sono andate a sedersi sul 6-1 Pliskova.

Nel secondo, Martic ha limato gli errori e finalmente ha iniziato a far correre l’avversaria. Dopo aver mancato tre palle break nel lunghissimo quinto game (ben sedici punti), la croata è riuscita a far breccia nel servizio di Pliskova, scappando sul 5-3. La ceca, forse con la testa già al terzo set, ha di fatto lasciato andare la presa, subendo il secondo break consecutivo e cedendo il parziale. Nel set decisivo, Karolina ha subito reagito, salendo sul 2-0, ma non prima di aver annullato ben tre palle break. Martic ha tentato di dire ancora la sua e si è rifatta sotto, strappando la battuta a Pliskova e impattando sul 2-2. Da qui in poi però la ceca ha nuovamente cambiato marcia. Con una serie di soluzioni vincenti di gran qualità, Pliskova ha infilato una serie di quattro giochi consecutivi e si è assicurata così la vittoria dopo quasi due ore di partita. Domenica giocherà la trentesima finale della sua carriera (16-13 il bilancio). Non ha mai affrontato Iga Swiatek in confronti ufficiali.

Il tabellone completo

Articolo a cura di Tommaso Villa e Lorenzo Colle

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ATP

ATP Roma, Sonego infiamma il Foro Italico: Rublev ko, è semifinale!

Strepitosa vittoria in rimonta del torinese: è il primo italiano in semifinale dai tempi di Volandri. Ora la sfida con Novak

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

L. Sonego b. [6] A. Rublev 3-6 6-4 6-3

È Sonego-mania al Foro Italico. Un Lorenzo semplicemente strepitoso si regala, e ci regala, la semifinale al Masters 1000 di Roma. Il torinese può saltare e ballare col pubblico della Grand Stand Arena. Dopo aver superato Dominic Thiem negli ottavi, batte nei quarti un altro top ten come Andrey Rublev, con un’esaltante rimonta: 3-6 6-4 6-3 il risultato finale alla Grand Stand Arena.

Tanto cuore, ma soprattutto tanto tennis di qualità per un’altra memorabile partita di un Sonego che è stato bravissimo a rimanere in partita dopo un primo set a senso unico per insinuare dubbi e nervosismo nella mente del moscovita impedendogli di condurre le danze e spostando la contesa su terreni tatticamente per lui scomodi. “Rublev non ti lascia il tempo di pensare e allora devi prendere l’iniziativa – ha detto Sonego a caldo ai microfoni di Sky Sport -. Nel secondo set ho messo i piedi nel campo per non subire più il suo gioco. Quando lascia andare il diritto e il rovescio fa molto male, ma io sono stato bravo a reagire e poi a mantenere lo stesso livello per tutta la partita”.

 

Probabilmente in pochi si aspettavano che Sonego potesse esprimere un livello simile contro Rublev, numero 7 ATP, numero 2 della Race to Turin e giocatore con più partite vinte nel 2021 (alla pari di Stefanos Tsitsipas). La semifinale al Foro Italico, però, è realtà. Lorenzo riscrive le pagine di storia del torneo: è il primo italiano ad arrivare al penultimo atto del Masters 1000 capitolino dal 2007, quando a riuscirci fu Filippo Volandri; è il quinto italiano a farcela nell’Era Open dopo l’attuale capitano Davis, Bertolucci (1973), Panatta (1976, 1978) e Zugarelli (1977). Il torinese firma la decima semifinale a livello Masters 1000 di un italiano, ben tre delle quali sono arrivate nei quattro Masters 1000 giocate nel 2021 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid). L’epoca d’oro del tennis italiano vive un altro emozionante momento.

Purtroppo per Sonego, non c’è tempo di godersi il traguardo raggiunto: già stasera (non prima delle 18:30) sfiderà Novak Djokovic, uscito vincitore dal duello con Stefanos Tsitsipas, per un posto in finale. La mente non può che correre al precedente dello scorso ottobre, quando Lorenzo vinse 6-2 6-1 a Vienna. “Non penserò a quel precedente – ha detto Sonego -. Sarà un’altra partita in un altro contesto. Lui magari ha altre motivazioni rispetto ad allora. Sarà ovviamente difficilissima, cercherò di dare il massimo e divertirmi sul campo, per me e per il pubblico che ci sarà”.

PRIMO SET – Rublev costringe Sonego ad entrare in partita già dai primissimi quindici: pronti, via e Lorenzo deve subito salvare una palla break. Il russo sale 1-1 e poi arriva di nuovo a palla break nel terzo game, dopo che Lorenzo era salito 40-15. E stavolta la sfrutta, grazie a un errore col dritto dell’azzurro, che mette in corridoio una traiettoria inside-in. Nessun problema per il 7 del mondo ad allungare sul 3-1: comanda sempre lui da fondo campo, sfonda prima col rovescio lungolinea e poi col diritto in cross per arrivare a 0-40. Una grande palla corta dietro alla prima di servizio permette a Sonego di cancellare una possibilità per il doppio break, poi è Andrey a sbagliare malamente una volèe di diritto, infine il torinese piazza una seconda di servizio coraggiosa e sale 40-40. La quarta possibilità dell’1-4 è cancellata da un errore di Rublev col diritto, poi Sonego decide di chiamare ancora una volta Rublev dalle parti della rete: un’idea che si conferma costantemente buona in questo avvio di gara, perché frutta a Lorenzo una palla del 2-3 trasformata ancora sugli sviluppi di una palla corta.

Il gioco nei pressi della rete del russo, si sa, non è all’altezza di quello dalla linea di fondo: una debolezza che Lorenzo saprà sfruttare nel corso del match, insinuando dubbi e incertezze nella testa dell’avversario.  

Niente allungo per Rublev, Sonego c’è e chiama a gran voce il tifo del pubblico romano, conquistato dal torinese. Non c’è, però, la svolta che il nostro auspica, perché il moscovita non fa una piega e tiene il servizio a zero (2-4). Non solo: va di nuovo 0-30, ma Lorenzo reagisce ancora una volta, ritrova il servizio e sale 3-4. Andrey, però, al servizio è decisamente intrattabile: tre ace, zero possibilità per Sonego e 3-5. Nel gioco successivo, una spettacolare risposta di rovescio ad una prima di servizio dell’italiano porta il russo sul 40-40; poi Rublev martella col diritto per arrivare a set point, trasformato con un lungolinea di rovescio che costringe l’italiano all’errore. È 6-3 Rublev e non c’è nulla da dire sul rendimento messo in campo dal russo, in grado di esprimersi su alti livelli da fondo campo, imparabile al servizio (tre punti persi) e continuo in risposta.

Andrey Rublev – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

LA SVOLTA – Rublev sembra troppo forte, ma Sonego prova a reagire, e ruggire, in apertura di secondo set, salendo per la prima volta ai vantaggi in risposta. Grazie a un drittone carico l’azzurro piega Rublev e arriva pure a palla break. La chance è ghiotta perché il russo deve giocarsela sulla seconda: qui Andrey regala col diritto in maniera sorprendente e banale, lancia a terra la racchetta e cede il servizio. Il primo calo della partita da parte del russo esalta Sonego e soprattutto il pubblico del Foro Italico, che in situazioni di questo tipo sa come fare la sua parte. Rublev fa un bel gesto a metà quando “chiama” buono un colpo dell’italiano e poi contesta la decisione dell’arbitro di assegnare a Sonego il punto, poi reagisce a sua volta e arriva a palla break. La annulla Lorenzo nel migliore dei modi: ace centrale, poi ancora un altro per confermare il break e salire 2-0.

Il russo accorcia le distanze servendo bene (2-1), ma anche Sonego, finalmente, tiene bene il servizio: va sotto 0-15, ma poi – tra una gran palla corta e una buona prima palla – fa quattro punti di fila e sale 3-1. Rublev è ancora regolare al servizio (3-2), ma ora anche l’italiano innalza il rendimento al servizio, senza mai dimenticarsi di chiamare regolarmente Rublev a districarsi nei pressi del net, laddove il russo è davvero un pesce fuor d’acqua. L’italiano sale 4-2 e poi torna a mettere in difficoltà Rublev sul suo servizio, arrivando ai vantaggi, ma con servizio e diritto Andrey rimane a contatto (4-3). Sonego tiene il suo turno di servizio senza patimenti (5-3) tra l’ovazione dei presenti, il russo fa lo stesso (5-4) e si arriva al momento della verità quando Sonego serve per il set.

Il gioco non inizia nel migliore dei modi per l’azzurro, con Rublev che si inventa un vincente di rovescio di controbalzo dal centro del campo, ma Sonego risponde da campione infilando un lungolinea di rovescio imprendibile. Poi c’è un punto diretto con la prima palla, ma sul 30-15 Sonego affossa malamente una volèe alta di diritto, forse perché indeciso sul se giocarla o meno. Rublev ringrazia e tira fuori una risposta maiuscola sulla prima esterna di Sonego da destra: è palla break. Qui Sonego è semplicemente da applausi per come regge sulla diagonale di sinistra per poi piazzare il diritto a sventaglio vincente. A questo grande punto l’azzurro fa seguire due prime vincenti: la Grand Stand Arena ribolle di entusiasmo, dopo 54 minuti il secondo set è azzurro (6-4).

Chirurgico, Lorenzo, nell’intrufolarsi nel match sfruttando il primo passaggio a vuoto di Rublev a inizio parziale e nell’innalzare velocità e percentuali al servizio, che a fine partita risulteranno così.

IL TRIPUDIO – Rublev inizia il terzo set con il vantaggio di servire per primo. Sale 1-0 e nel gioco successivo infila due colpi maestosi (passante di rovescio e risposta nel sette col diritto), ma Sonego adesso è più che all’altezza negli scambi da dietro (1-1). Rublev sale 2-1 e nel quarto game successivo c’è un altro momento chiave della partita: con il primo doppio fallo Lorenzo concede palla break, ma rimedia con prima e servizio vincente. Poi attacca sul rovescio del russo e quello trova il passante in cross vincente per arrivare alla seconda palla break. Ma di nuovo arriva il servizio a salvare Sonego. Sulla parità Rublev mette fuori una risposta di rovescio non certo impossibile, ma con il diritto va a segno su una seconda troppo morbida di Lorenzo. Sbaglia con il diritto il nostro e concede la terza palla break. Lorenzo, però, salva pure questa con la prima di servizio, e sempre con la prima palla si procura la palla del 2-2.

Il gioco si allunga, però, perché arriva uno dei rari errori di rovescio di Sonego. Tanto per cambiare, altro servizio vincente: sulla nuova palla game Rublev spinge e mette Lorenzo alle corde, il nostro manda tutto dall’altra parte, il russo evita di scendere a rete per la sua idiosincrasia con quella zona di campo e alla fine perde il punto.

Gran game tirato su da Sonego, ed è la svolta decisiva della partita. Perché il torinese, sull’onda dell’entusiasmo, azzecca un gioco di risposta da favola. Va 0-30, fa impazzire Rublev con una gran difesa dai teloni di fondocampo fin quando l’altro sbaglia lo smash e alla prima chance non si fa pregare: entra in campo dopo una grande risposta e fa secco il russo con il diritto. Siamo 3-2 e servizio a favore dell’allievo di Gipo Arbino, che manda in visibilio l’arena. L’odore del colpaccio è nell’aria, ma le fatiche non sono certo finite. Sale 40-0 Lorenzo sul game di servizio successivo, ma si fa raggiungere sul 40-40. Rublev, però, sbaglia due volte col rovescio e permette all’azzurro di salire sul 4-2 compiendo un altro passettino verso l’impresa.

Chi pensa a un Sonego dedito a risparmiare le energie per i game al servizio è disatteso da una gran corsa dell’azzurro che, dai e dai, provoca l’errore di Rublev per portarlo ai vantaggi, ma Andrey non ci casca e rimane a contatto (4-3). Altro turno di servizio fondamentale per l’italiano, che chiama Rublev a rete: il passante però è troppo prevedibile e il numero 7 del mondo sale 0-30 azzeccando (stranamente) una volèe. Si arriva a un’altra palla break: arriva una gran prima esterna a 211 km/h per annullarla. “Sonny” è solido dal fondo e Rublev deve forzare i colpi per scardinarlo, ma il suo diritto finisce largo. Poi il moscovita stecca mandando Sonego sul 5-3. Proteste russe per la lentezza di Sonego nel servire dopo un paio di net, ma il regolamento gli consentiva di prendersi quel tempo.

Andrey da Mosca deve servire per rimanere nel match e qui Sonego pesca un rovescio lungolinea da antologia, l’ennesimo del match, per andare 30-30, ma Rublev buca il torinese con un diritto vincente. Si va però ai vantaggi e Rublev sbaglia col diritto, concedendo a Sonego il primo match point, annullato dal moscovita con la combinazione servizio-diritto. Lorenzo però insiste sul diritto del russo e raccoglie un’altra stecca. Al secondo match point, la gioia di Lorenzo e della Grand Stand Arena può scatenarsi dopo l’ultimo errore di Rublev.

Il tabellone completo

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