Il tennis va modernizzato? Ultimate Tennis Showdown e nuovi merletti (seconda parte)

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Il tennis va modernizzato? Ultimate Tennis Showdown e nuovi merletti (seconda parte)

La traduzione del saggio di Matthew Willis su ‘The Racquet’ ci introduce al concetto di accessibilità di uno sport. Il difetto del tennis è la sua scarsa visibilità fra le sottoculture giovanili: l’accesso ai nuovi fan deve essere più semplice

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Questo articolo, traduzione di un longform scritto da Matthew Willis su ‘The Racquet’, è la prosecuzione della prima parte pubblicata qualche giorno fa: la potete leggere qui. Oggi vi introduciamo – o meglio, Matthew Willis vi introduce – al concetto di accessibilità di uno sport e tiriamo le conclusioni.


Opzione 2: accessibilità

Anche se non penso che il tennis verrà presto confinato agli ospizi americani come fa Mouratoglou, sono però convinto che come sport sia diventato eccessivamente rigido in termini di accessibilità per i nuovi appassionati, sia culturalmente che tecnologicamente. A mio parere, questo è un problema separato dalle modifiche del format, un problema più evidente e pressante.

Quando si parla di fan, lo sport ha due caratteristiche: ampiezza (la facilità nello scoprire un dato sport e nell’appassionarcisi) e profondità (la profondità dell’interesse, della passione e dell’interazione che vengono sviluppate una volta scoperto lo sport). Storicamente, il tennis è sia ampio che profondo, ampio per il suo appeal internazionale (i suoi eventi principali si svolgono in vari continenti, molti canali televisivi trasmettono gli Slam gratuitamente o a basso prezzo, e i suoi migliori giocatori sono volti che trascendono il gioco) e profondo (per il tempo che i tifosi più appassionati hanno sacrificato volontariamente per superare le sue barriere precostituite, come il sistema di punteggio complesso e le differenza fra superfici e stili di gioco).  

 

Il tennis non ha problemi a mantenere la propria profondità (anzi, oggi il gioco potrebbe essere arrivato al massimo livello in questo senso, vista la passione e competenza che si possono vedere nelle varie comunità online e nei tornei), ma negli ultimi due decenni ha indubbiamente perso in ampiezza nei confronti dei più giovani, a dispetto della compresenza di alcune delle star con più appeal commerciale di sempre, come i Big Three o le Williams.

Punti d’accesso

(Questo è un semplice grafico che ci aiuta a pensare all’interesse dei fan e alla scoperta di nuovi sport. Più uno sport è ampio, più è accessibile per nuovi fan, e più punti d’accesso ci saranno per loro da cui “entrare”. Più uno sport è profondo, più i fan sono appassionati e competenti, più interagiscono, e più continueranno a seguirlo).

(NB: so che il calcio e il tennis sono distanti anni luce in tanti modi, e questo rende il paragone complesso e ingiusto per il tennis. Allo stesso tempo, però, il calcio è un ottimo esempio di uno sport ampio e profondo, e quindi torna utile in questo contesto).

In uno sport ampio come il calcio, ci sono tantissimi punti d’accesso per i fan: una enorme sottocultura legata al gaming (che ha reso il calcio anche più profondo), una grande diversità culturale e partecipazione a livello giovanile (per entrambi i sessi), e un abbondante output su social media come YouTube, Twitch e TikTok.

Di contro, il tennis soffre da anni per un calo di partecipazione (generale e giovanile) in molte regioni di rilievo, con l’eccezione della Cina. Nel Regno Unito, nonostante la presenza di Andy Murray, la partecipazione è a livelli inferiori a quelli del badminton, cosa che non sorprende se pensiamo che durante il picco di Murray (2006-2016) non è stato costruito neanche un campo indoor in Scozia, nonostante la cifra da Paperon de’ Paperoni che la LTA riceve annualmente da Wimbledon. Di conseguenza, lo sport è ancora visto come costoso, elitista e piuttosto bianco. La sua visibilità fra le sottoculture giovanili è probabilmente più scarsa oggi rispetto a qualche anno fa. In particolare, il tennis non ha una gaming culture da almeno un decennio. La natura cronicamente frammentaria e individualistica del gioco, dettata primariamente da avida miopia, ha ucciso nella culla franchise amati dal pubblico come VirtuaTennis e Topsin attorno al 2010/2011, proprio quando il gaming stava diventando mainstream – il gioco non si è ancora ripreso da quella botta, e arranca dietro a quasi tutti gli altri sport maggiori in questo senso.

Queste le parole del CEO di Big Ant Studios, un’azienda di video-game sportivi, sulla nascita e l’impatto di FIFA:

Molto è attribuibile al messaggio forte della FIFA, che nessuno conosceva nel 1994 a meno che non fosse davvero appassionato di calcio. I diritti per il gioco furono concessi gratuitamente. FIFA (l’associazione calcistica, ndr) non chiese nulla e Ea Sports inizialmente perché intravidero un opportunità di marketing per arrivare al cuore dei giovani tifosi. Vai avanti di 20 anni e ti accorgi che ha funzionato a meraviglia, al punto che la gente che non sa più cos’è la FIFA e crede sia solo un videogame“.

Spoiler alert: il tennis non ha subito ceduto gratuitamente i diritti sul gaming, apparentemente a causa delle pretese dei giocatori e degli agenti, perdendo così terreno in termini di rilevanza culturale. Per farsi un’idea di ciò che manca al tennis, questo è l’impatto che ha avuto FIFA su un mercato a cui non importava dello sport prima che FIFA esistesse:

Un sondaggio di ESPN del 2014 ha trovato che il 34% degli americani è diventato un tifoso di calcio dopo essersi appassionato al videogame, e metà degli americani sostiene che il gioco abbia accresciuto l’interesse per lo sport. Una volta i ragazzini si appassionavano al calcio con le figurine Panini, oggi attraverso un videogioco“.

Le ultime righe spiegano molto. 30-40 anni fa, calcio e tennis avevano punti d’accesso analogici, e molto più semplici, ma da lì in avanti le loro strade si sono separate, con il calcio a investire tempo e risorse a lungo termine nel gaming, cosa che il tennis non è riuscito a fare. Non credo si possa dire che FIFA e un videogioco tennistico avrebbero lo stesso impatto, ma il fatto che il tennis non abbia neanche un posto al tavolo del gaming è uno dei motivi per cui l’accessibilità al gioco si è ridotta. Le ramificazioni del fenomeno si ripercuoteranno profondamente e a lungo, data l’enormità degli e-sports, che sono in continua crescita, e avranno per forza di cose un impatto sulla partecipazione e sulla consapevolezza del tennis fra i fan più giovani (senza considerare il fatto che il tennis non è nella posizione di tentare di aggiungersi affannosamente al gigantesco trend del gaming).

(Aggiungo, su una nota personale, che Mario Tennis per Game Boy Colour e Gamecube, Virtua Tennis per Dreamcast, e Topspin per l’Xbox hanno contribuito ad accrescere la mia passione per il tennis. Oggi non esiste un gioco di tennis di simile popolarità, un vuoto che verrà inevitabilmente scontato).

Visualizzazioni

Una volta che un fan trova un punto d’accesso per iniziare a seguire un dato sport, la missione principale dovrebbe essere di facilitare al massimo la sua possibilità di guardare e interagire con lo sport stesso. Visti i problemi legati alla partecipazione e al gaming, ci sarebbe da supporre che il tennis sia estremamente focalizzato sul rendersi facile da guardare – sicuramente non un obiettivo complesso da raggiungere. Sfortunatamente, però, non solo i biglietti tendono ad avere prezzi proibitivi per un giovane fan, ma le opzioni per vederlo da casa (streaming e TV) lo mettono di fronte a una pessima esperienza a causa della frammentazione, un errore imperdonabile (di cui ha parlato anche Andrea Gaudenzi, ndr): la WTA è su Tennis Channel e altri canali, l’ATP è su Tennis TV e altri, Eurosport trasmette alcuni Slam, Wimbledon è sulla BBC, e poi ci sono sottoscrizioni a canali nazionali, Amazon Prime, Tennis Channel International in rampa di lancio, e così via.  

Per una copertura omnicomprensiva, tanti appassionati sono costretti a spendere un patrimonio per una seriedi servizi che spesso si sovrappongono. Non solo questo, ma spesso le sottoscrizioni sono pacchetti da ‘tutto-o-niente’, nel senso che, se a un giovane fan interessasse guardare un torneo, c’è una buona probabilità che sarebbe comunque costretto a un oneroso abbonamento mensile. Le due strategie, prezzi dei biglietti e complessità delle piattaforme, sono dei grandi ostacoli per i nuovi fan, anche se spero che l’arrivo di Amazon possa semplificare le cose in futuro.  

La situazione è ancora peggiore per i nuovi fan che vogliono guardare qualche highlights per testare le acque del tennis. In questo caso, l’arcaico accordo sui diritti fa sì che molti match storici e highlights vengano immediatamente rimossi da YouTube per problemi di copyright, mentre altre associazioni sportive, come la NBA, pur chiedendo soldi hanno consentito per anni che video simili venissero pubblicati grazie al Content ID di Google. Gli Slam in particolare, i quattro gioielli della corona del branding tennistico, sembrano poter condividere solo video di 2-3 minuti di partite che magari sono durate cinque ore. Esiste anche un blocco per chiunque cerchi di aggiungere commenti o analisi alle clip tennistiche caricate su Twitch, il sito di live streaming che può contare su una delle basi di utenti più giovani e coinvolte, responsabili per la recente crescita della F1 e degli scacchi. Come si può intuire, questi fattori rendono arduo l’accesso per qualunque nuovo fan, che invece si vedrebbe srotolato il tappeto rosso da altri sport.

(Nota a parte: sto scrivendo un altro articolo sull’argomento, ma da molto tempo mi chiedo come mai ATP/WTA/ITF non forniscano un’educazione su come usare i media ai giocatori di bassa classifica. È semplicissimo trasmettere degli allenamenti live (e forse anche delle partite, al netto dei diritti) su Twitch o YouTube. Se abbastanza giocatori lo facessero, inevitabilmente emergerebbero delle nuove star dalle retrovie, coinvolgendo una legione di nuovi fan sulle piattaforme più giovanili. Il canale di YouTube di Tsitsipas è un buon esempio, anche se i suoi video richiedono grossi tempi di produzione che quasi tutti gli altri giocatori non hanno. La possibilità per i giocatori di diventare i padroni della propria narrativa, soprattutto in merito al modo e alla frequenza con cui sono visti dal pubblico, è un tema di particolare rilevanza nel tennis, uno sport di vedute notoriamente ristrette quando si parla di accesso ai top players per i media).

Per il tennis è diventato necessario facilitare la visione, soprattutto in un periodo in cui le abitudini dei consumatori sono già cambiate molto, e continueranno a farlo. Vent’anni fa, lo zapping consentiva di scoprirlo casualmente (ho incontrato innumerevoli fan che sono capitati per caso su Federer-Nadal a Miami 2004, o altri casi simili, mentre cambiavano canale, e sono rimasti immediatamente folgorati). Questo fenomeno non esiste più oggi, visto che lo streaming richiede più proattività nella visione rispetto al passato. È possibile quantificare l’impatto di questo problema sulla prossima generazione di fan? E come si può riguadagnare il terreno perduto? Sarà essenziale ripensare il prezzo e la complessità delle piattaforme legate al tennis. Oltre a un’unificazione dello streaming (o quantomeno una minore frammentazione), dovrà essere introdotta la possibilità di acquistare di un match singolo, o anche di un set singolo (per esempio, “il giocatore Tal dei Tali sta giocando un equilibratissimo quinto set, acquista per 50 centesimi”), l’abbonamento ai match di uno specifico giocatore, pass per tornei o superfici specifiche, sconti NextGen, ecc – fondamentalmente qualunque cosa possa servire per facilitare l’accesso.

Abbiamo imparato la lezione?

Lo stop legato alla pandemia ha rivelato una scomoda verità per molti sport, tennis incluso, mostrando quali discipline possano far leva su una moltitudine di aree di interazione con i fan e quali no. I promossi includono la F1, che ha portato a casa più di un milione di spettatori per i suoi Virtual Grand Prix e guadagnato nuova esposizione con lo streaming e con Twitch, risultati ancora una volta facilitati da un videogame ben fatto quale F1 2019. Grandi risultati anche per il calcio, grazie a FIFA, ai suoi eventi legati agli e-sports, e grazie alla sua immarcescibile presenza nello zeitgeist culturale. Bene anche gli scacchi, che hanno avuto grande impatto su Twitch e hanno attratto orde di nuovi fan su LivestreamFails – Chess.com ha previsto che un decennio di crescita verrà condensato negli ultimi tre mesi, principalmente grazie ai format più rapidi.

Se si mettessero gli scacchi nel grafico ampiezza profondità, il cambiamento somiglierebbe all’immagine di cui sotto, soprattutto grazie a Twitch, al format Blitz Chess, e a Hikaru e Alexandra Botez, i principali responsabili dell’ampliamento:

Su una simile nota, il mondo del golf sarebbe rimasto in silenzio durante la pandemia, se non per il format non tradizionale del match di beneficenza Woods/Manning vs Mickleson/Brady, che ha permesso l’incontro fra due sport maggiori (golf e football) grazie a una piccola modifica regolamentare che ha uniformato i livelli dei contendenti – un altro punto a favore della sperimentazione con i format.

E poi c’è il tennis, un grande sconfitto degli ultimi mesi, senza mezzi termini. È stato fatto un coraggioso tentativo di organizzare un evento virtuale a Madrid, che però è solo servito a ricordare quanto il tennis sia lontano da molti altri sport per quanto riguarda il gaming.

(Contestualizzando, il GP virtuale del Bahrain ha avuto un picco di 396.000 spettatori su Twitch, più altre centinaia di migliaia su Facebook e YouTube e milioni in TV, mentre il Virtual Madrid Open ha toccato “vette” di 19.000 spettatori su Facebook, e la maggior parte dell’interazione aveva per argomento il livello scadente di TennisWorldTour, sia dal punto di vista grafico che della giocabilità).

Il tennis ha anche provato con dei tabelloni virtuali, che da quello che ho visto hanno funzionato bene, mentre gli utenti di Tennis TV hanno avuto libero accesso al servizio durante lo stop del tour – un’ottima mossa. Ciononostante, è stato un po’ triste assistere allo stallo di interazione e crescita di uno sport meraviglioso mentre altri, più bravi ad adattarsi ancorché altrettanto antichi, sono riusciti a sfruttare l’occasione.

Cauto e proattivo ottimismo

Il tennis, come mostrato nella prima metà del saggio, gode ancora di ottima salute. È uno sport globale di enorme successo con legioni di fan appassionati e competenti. È uno spettacolo affascinante e profondo, e sta ancora attraendo giovani fan, anche se a volte sembra auto-sabotarsi in questo senso. Va però detto che, alle spalle delle eccellenti notizie sulla salute del gioco, si annidano dei problemi inesorabili che necessitano di soluzioni proattive. Se da un lato la sperimentazione con diversi format è quasi certamente una buona idea, soprattutto se si pensa a quanto sarebbe importante per il tennis appropriarsi internamente del prossimo trend che ne stimolerà una crescita, dall’altro continuo a chiedermi se il dibattito sulla modernizzazione del tennis non si stia focalizzando troppo sulla questione meno significativa. Mi azzarderò a dire che uno sport di successo diventa “giovane” quando crea un vasto (e culturalmente vario) imbuto per consentire a nuovi fan di accedervi, piuttosto che snaturandosi per rendersi più digeribile per una ristretta finestra d’attenzione.      

Quasi certamente il tennis ha molta più flessibilità anagrafica ed economica di quanto sostenuto da Mouratoglou, ma questo non significa che il senso generale delle sue affermazioni sia sbagliato, o che la flessibilità del gioco non abbia dei limiti. La mia speranza è che chiunque legga questo saggio pensi alla necessità che il tennis ha di iniziare ad avere conversazioni più consapevoli sui molti aspetti in cui questi splendido gioco sta rimanendo, ed è rimasto, indietro.

E una volta fatto questo, spero che ci si metta al lavoro. Come disse una volta Bjorn Borg, criptico e scontato allo stesso tempo, “the ball is round, the game is long”. Almeno dalla prospettiva di questo giocatore e tifoso ossessivo, sarebbe bello se questo specifico gioco continuasse il più a lungo possibile.

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Racconti

Uno contro tutti: le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten

Dal novembre 2000 al novembre 2001, si avvicendano in vetta al ranking ATP due tra i tennisti più amati dal pubblico: Kuerten e Safin, che sarà (numeri alla mano) il peggior numero uno della storia per partite vinte

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Marat Safin - US Open 2000

Utopia, come il nome originale del galattico impianto edificato sulle rive del Tago, con il ponte Vasco de Gama alle spalle che fa tanto Brooklyn. Utopia, come sembrava essere la sua, prima di iniziare la Masters Cup 2000 nella capitale del Portogallo. Quando inizia il torneo dei maestri a Lisbona, Marat Safin è numero 1 del mondo da una settimana. Ha strappato la corona a Pete Sampras, giunto (come abbiamo ricordato nella puntata precedente) il 19 novembre alla fine del suo lungo e glorioso regno. Al termine di una stagione a dir poco equilibrata (quattro campioni diversi negli slam, otto nei nove Masters 1000), il russo Safin ha fatto valere i risultati ottenuti da agosto in poi e il settimo titolo, quello di Parigi Bercy, l’ha messo sul trono anche se, inevitabilmente, il colpo grosso l’ha messo a segno a Flushing Meadows, aggiudicandosi gli US Open.

Marat è il principale indiziato per chiudere l’anno in testa al ranking, anche perché Pete Sampras ha troppi punti da difendere, e l’unico che può insidiarlo è Gustavo Kuerten. Ma il brasiliano, pur giocando davanti a un pubblico che parla la sua stessa lingua, non è certo uno specialista dei tornei indoor e, comunque, ha la schiena a pezzi e parte con una sconfitta (contro Agassi) che lo mette già con le spalle al muro. Quando inizia il secondo turno del round robin, Guga ha una sola possibilità per diventare leader: vincere il torneo senza perdere più incontri e senza incontrare in finale Safin.

Utopia? Forse, ma non per Kuerten che, in un crescendo entusiasmante, infila quattro vittorie consecutive, batte uno dietro l’altro Kafelnikov, Sampras e lo stesso Agassi e si può inginocchiare sul campo del Pavilhao Atlantico con la bandiera del suo paese sulle spalle. Guga è il 19° numero uno nella storia dell’ATP e si porta in dote la carica nel 2001 ma a Melbourne, nel primo Slam stagionale, la sconfitta al secondo turno per mano di Greg Rusedski gli costa lo scettro, che Safin gli strappa pur non facendo molto meglio (battuto negli ottavi di finale dall’ammazzanumeriuno Dominik Hrbaty) di lui. Nelle successive quattro settimane, il russo gioca due tornei e un weekend di Davis ma i risultati sono piuttosto negativi: perde al terzo turno a Milano (con Rusedski) e al primo a Rotterdam (Mirnyi) così come a Bratislava contro gli slovacchi Hrbaty (ancora lui) e Kucera.

 

Nel frattempo, Kuerten ha scelto la terra americana e la vittoria a Buenos Aires lo rimette in vetta mentre il bis messicano ad Acapulco gli regala il primo titolo da re. Il divario con Safin, tuttavia, è minimo e nel Sunshine Double sono gli scarti a stabilire il nuovo sorpasso: Guga perde al terzo turno a Indian Wells con il quadrumane statunitense Jan-Michael Gambill e al secondo a Miami dove a fermarlo è lo svedese Thomas Johansson, che invece in California ha eliminato Safin al debutto. A questo punto poco importa se Marat esce all’esordio anche in Florida (per mano di Balcells) perché Kuerten lascia sul terreno a Crandon Park la finale del 2000 e non può far nulla per evitare di abdicare. Dal 2 al 22 aprile, Safin colleziona le ultime tre settimane del suo breve regno e perde malamente l’unico match giocato, a Monte Carlo con il bronzo olimpico Arnaud Di Pasquale. Nelle sue nove settimane di regno, Marat Safin fa registrare un primato assai poco invidiabile, ovvero quello di essere il peggior numero uno della storia in quanto a percentuale di incontri vinti: appena il 36% (4 su 11).

Marat Safin – US Open 2000

Con la terra rossa sotto le suole, Kuerten riprende a volare. Vinto Monte Carlo da numero 2, Guga perde in finale a Roma con lo spagnolo Juan Carlos Ferrero e al primo turno ad Amburgo con Max Mirnyi. Non ancora dedito esclusivamente al doppio (specialità nella quale vincerà 10 slam nonché l’oro olimpico sull’erba di Londra in coppia con Vika Azarenka), il bielorusso gioca un tennis offensivo di estrema qualità e dimostra di sapersela cavare bene anche sulla terra, sia pur quella rapida del Super 9 tedesco. Il KO di misura (6-3 3-6 7-6) rimediato ad Amburgo non demoralizza Kuerten che al Roland Garros conquista il suo terzo titolo parigino dopo quelli del 1997 e del 2000. Nell’Era Open, il brasiliano è tuttora l’unico tennista (tra quelli che ne hanno disputate almeno tre) ad aver vinto tutte le finali slam giocate.

Prima di spostarsi negli Stati Uniti, per preparare la seconda parte di stagione sul duro, Kuerten mette in saccoccia un altro titolo sulla terra (Stoccarda) ma anche cambiando superficie i suoi risultati sono in linea con le aspettative. A Los Angeles perde in semifinale con Agassi e a Montreal esce al terzo turno per mano di un ragazzino non ancora diciannovenne con la dinamite nel servizio, un certo Andy Roddick. A Cincinnati, il numero 1 fa suo il quinto e ultimo Masters 1000 in carriera (unico sul duro) battendo Rafter, contro il quale si ritira nel primo set della finale di Indianapolis la settimana successiva. Kuerten sta giocando troppo e il fisico si lamenta ma allo US Open il ragazzo di Florianopolis trova la maniera di risalire la china di due set e battere Mirnyi 6-7 5-7 7-6 7-6 6-2 al termine di una sfida meravigliosa; nei quarti, però, la fatica accumulata nelle settimane precedenti si fa sentire tutta in una volta e con Kafelnikov rimedia appena sette giochi. Per Kuerten è l’inizio della fine.

Curiosamente, sarà proprio Kafelnikov a chiuderne la carriera da n°1 dopo che Guga ha collezionato una sequela di nove sconfitte quasi consecutive, interrotte solo dalla vittoria su Ulihrach a Bercy. In mezzo: Saretta a Costa do Sauipe, Ljubicic a Lione, Mirnyi a Stoccarda, Boutter a Basilea, Schalken a Bercy e la coppia Ivanisevic e Ferrero a Sydney, dove si svolge la Masters Cup che il brasiliano difende nel peggiore dei modi. Un anno dopo il clamoroso exploit di Lisbona, Kuerten conclude la sua esperienza sul trono con numeri “sporcati” in parte dal rendimento nelle ultime partite: 43 settimane in vetta, 63 incontri (46-17) in 19 tornei, di cui 4 vinti. I continui infortuni – soprattutto all’anca – limiteranno l’attività di Guga dal 2002 in poi e, salvo qualche sporadico buon risultato, gli impediranno di tornare a lottare per il vertice.

Vertice che, dalla Masters Cup di Sydney, è occupato dal più giovane n°1 della storia: Lleyton Hewitt. Ed è proprio di lui che parleremo la prossima settimana. 

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2000SAFIN, MARATSAMPRAS, PETE36 26MASTERS H
2000SAFIN, MARATAGASSI, ANDRE36 36MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVORUSEDSKI, GREG64 46 36 62 79AUSTRALIAN OPENH
2001SAFIN, MARATRUSEDSKI, GREG06 67MILANOS
2001SAFIN, MARATKUCERA, KAROL63 64 36 57 26DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATHRBATY, DOMINIK36 16 46DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATMIRNYI, MAX76 46 36ROTTERDAMH
2001KUERTEN, GUSTAVOGAMBILL, JAN-MICHAEL67 46INDIAN WELLSH
2001KUERTEN, GUSTAVOJOHANSSON, THOMAS36 64 46MIAMIH
2001SAFIN, MARATDI PASQUALE, ARNAUD36 16MONTE CARLOC
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS63 16 62 46 26ROMAC
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX36 63 67AMBURGOC
2001KUERTEN, GUSTAVOAGASSI, ANDRE76 36 36LOS ANGELESH
2001KUERTEN, GUSTAVORODDICK, ANDY76 46 26CANADA OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVORAFTER, PATRICK24 RIT.INDIANAPOLISH
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY46 06 36US OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVOSARETTA, FLAVIO64 26 46COSTA DO SAUIPEH
2001KUERTEN, GUSTAVOLJUBICIC, IVAN67 26LIONES
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX64 67 46STOCCARDA INDOORH
2001KUERTEN, GUSTAVOBOUTTER, JULIEN67 26BASILEAS
2001KUERTEN, GUSTAVOSCHALKEN, SJENG64 46 46PARIGI BERCYS
2001KUERTEN, GUSTAVOIVANISEVIC, GORAN26 76 46MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS67 26MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY26 64 36MASTERS H

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras

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Italiani

Giorgi si ferma a un set dalla finale: a Palermo il titolo sarà un affare tra Ferro e Kontaveit

Gran rimonta di Fiona Ferro, che da quando il tennis è ripartito non ha mai perso (14 vittorie su 14). Giorgi: “Non sono rammaricata, ho fatto il mio gioco”

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Eravamo pronti a salutare il ritorno di una tennista italiana in finale a Palermo (l’ultima volta era accaduto nel 2013, fu addirittura un derby tra Errani e Vinci), ma ci si è messa di mezzo la grande rimonta di Fiona Ferro. Presa decisamente a pallate nel primo set da Camila Giorgi (il 5-0 iniziale è andato a referto come 6-2), la tennista francese non ha fatto una piega e da quel momento non è più stata sotto nel punteggio. Non solo, ma è stata praticamente perfetta dal punto di vista tattico approfittando di un calo di Giorgi nei colpi di inizio gioco (6-2 7-5 il punteggio degli ultimi due set).

Ferro sfiderà in finale Kontaveit, che ha sconfitto in due set la n.1 del seeding Martic: la sfida è inedita nel circuito maggiore, ma nel 2016 si sono affrontate in un torneo ITF a Poitiers con vittoria di Kontaveit.

GIORGI ILLUDE – Scorrendo semplicemente il punteggio si potrebbe sospettare una quota maggiore di rammarico per Camila Giorgi, ma analizzando la partita a posteriori si deve invece sottolineare il notevole cambio di marcia di Ferro. Travolta in ogni aspetto del gioco nel primo set – senza timore di smentite si può dire che in campo c’era solo Giorgi, a firmare vincenti da ambo i lati – la francese allenata da Emmanuel Planque (ex coach di Pouille) ha capito di non poter accettare lo scambio a velocità troppo sostenuta e ha iniziato a sporcare le traiettorie oltre che a difendersi meglio, soprattutto dal lato del rovescio – quello debole.

 

L’inerzia del match è cambiata con le improvvise difficoltà di Giorgi a difendere il servizio (tre break subiti su quattro nel secondo set) a cui si è accompagnata l’imprecisione in risposta; non a caso, nell’unico game del secondo set in cui è riuscita a rispondere con continuità, ha breakkato Ferro lasciandola a quindici. Non è servito a evitare il 6-2, punteggio speculare a quello del primo set.

Nell’ultimo parziale il livello delle due giocatrici è stato più vicino, ma Ferro aveva ormai acquisito sicurezza nella gestione delle traiettorie; è stata abile a rallentare il ritmo e costringere Giorgi a colpire sopra l’altezza delle spalle, aumentandone così il margine d’errore. Il rovescio, da colpo debole, si è addirittura trasformato in prezioso alleato con un paio di lungolinea vincenti che sono risultati decisivi nell’economia del match. Dopo aver perso il break di vantaggio, Ferro si è portata ancora avanti sul 5-5 e ha chiuso la contesa con il servizio allungando a quattordici la striscia di vittorie dalla ripresa: contando le dieci uscite in una competizione nazionale francese e le quattro partite di questa settimana, da circa un mese Ferro ha sempre vinto.

Nel terzo set ho forzato troppo la seconda“, ha detto Giorgi in conferenza stampa. “Ma non sono rammaricata, ho cercato sempre di fare il mio gioco. E mi sentivo in forma, la condizione fisica non è una scusa: è stato quel game nel terzo set a incidere“.

FUORI MARTIC – Non ha avuto molta storia la prima semifinale, sebbene ce la si aspettasse piuttosto combattuta. In parte per merito di Anett Kontaveit, in parte a causa delle condizioni fisiche imperfette della prima favorita Petra Martic, frenata da un fastidio alla schiena e da una coscia dolorante. Nel primo set la giocatrice estone non ha sbagliato quasi nulla, offrendo una sola palla break, mentre nel secondo – quello in cui Martic ha chiesto il trattamento medico – si è un po’ fatta condizionare e ha faticato a chiudere l’incontro, che alla fine si è concluso 6-2 6-4.

Martic è apparsa abbastanza serena in conferenza stampa, non ha accampato scuse (“Oggi la migliore giocatrice in campo è stata lei“, ha ammesso) e si è detta comunque soddisfatta torneo che ha disputato, confermando di non aver patito particolarmente la ‘nuova’ normalità dovuta alle misure di sicurezza. Dopo aver raccontato nei giorni scorsi che la sensazione più particolare durante il lockdown è stata quella di non sentirsi una tennista per un po’, oggi Petra ha detto che la settimana siciliana le è servita proprio per ricordarsi… cosa significa invece esserlo.

La finale tra Fiona Ferro e Anett Kontaveit andrà in scena domenica, 9 agosto, alle ore 19:30.

Risultati:

[4] A. Kontaveit b. [1] P. Martic 6-2 6-4
F. Ferro b. Camila Giorgi 6-2 2-6 7-5

Il tabellone completo

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Italiani

WTA Palermo, Giorgi annulla due match point e vola in semifinale. Eliminate Errani e Cocciaretto

Quasi tre ore per la rimonta di Camila su Yastremska, brava “Coccia” ma non basta. Passa anche Martic

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Camila Giorgi al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Stava per diventare piuttosto nero il venerdì azzurro di Palermo che vantava tre italiane in altrettanti quarti di finale. Dopo che Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani non erano riuscite a ribaltare il pronostico, Camila Giorgi si è trovata due volte a un punto dalla sconfitta. La vittoria della ventottenne di Macerata, insieme a un’altra buona prova della nostra giovane promessa, ha invece gettato una lampo di luce nella notte palermitana. Prima di loro, è toccato alla numero 1 del seeding soffrire per conquistarsi il campo per il sabato. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

PETRA FATICA ANCORA – In una canottiera bianca che vedremmo bene addosso a Raonic però con una macchia di ragù, Petra Martic deve ricorrere a due tie-break per superare la n. 119 WTA Aliaksandra Sasnovich. Questa settimana, la ventiseienne di Minsk ha dato l’impressione di poter tornare alla forma di due anni fa, quando raggiunse il best ranking al n. 30: partita dalle qualificazioni, non ha perso un set in cinque incontri. Sicuramente stanca, non ha brillato contro Martic che, dal canto suo, non è certo stata un esempio di continuità.
Con l’eccezione di qualche sbavatura da parte di entrambe, l’incontro si avvia su binari accettabili pur senza particolari sussulti, con il punteggio che segue il servizio. Le due ragazze mostrano una buona mano con le smorzate e, se Petra ne gioca qualcuna senza alzare il ginocchio sinistro (un’ulteriore sorpresa per l’avversaria), Aliaksandra si fa applaudire anche per i lob perfetti. Un brutto nono game di Martic terminato trattenendo il braccio su una palla da chiudere manda Sasnovich a servire per il set, ma la tensione si mette di traverso. All’occasione sprecata si aggiungono le tre palle break salvate dalla croata, che però si vede poi annullare un set point da una battuta che tocca la riga e salta come certi kick di Isner contro Federer in quel tie di Coppa Davis. Incapace di salirle sopra come suggerirebbe la classifica, Petra riesce a far suo il tie-break grazie a un pizzico di lucidità in più.

Lucidità che evapora del tutto dal lato bielorusso in apertura di secondo parziale: incapace di prendersi il punto nonostante tre palle comode a disposizione, Sasnovich cede un game di battuta dal sapore di resa e la ventinovenne di Spalato pare dirigersi senza patemi verso la semifinale. Sorride al vago tentativo di rientro dell’avversaria, forse perché ha letto lo studio secondo cui non è vero che “tutto può succedere” nel tennis femminile e la regola è che vince chi ha la classifica più alta. Magari le viene qualche dubbio qualche minuto dopo quando è raggiunta sul 5 pari, con tre match point (due consecutivi) cancellati da un paio di “numeri” di Sasnovich, oppure quando serve una seconda e ancora inutile volta per il match. Il tie-break è di una bruttezza tale che imprigiona lo sguardo, ma rispetta le statistiche e Martic è la prima semifinalista dell’era Covid.

 

LAMPI DI COCCIA – Deve ricorrere alla sua maggiore esperienza, Anett Kontaveit, per venire a capo in tre set di Elisabetta Cocciaretto, diciannovenne di Ancona al suo primo quarto di finale WTA. Lunedì prossimo entrerà nelle prime 150 del mondo e può in ogni caso dirsi più che soddisfatta del suo torneo – un torneo che l’ha vista superare Donna Vekic.
Una partenza senza indugi dell’estone che fa valere da subito il suo peso superiore e una comprensibile componente emotiva della nostra rappresentante si sommano in una misura che non permette di essere contrastata. Cercando di muovere l’avversaria, Elisabetta riesce anche a procurarsi un paio di occasioni per rientrare in fretta dall’istantaneo 0-2, ma Anett è davvero centrata e si accaparra indisturbata i primi 5 giochi. Il game conquistato in extremis da Cocciaretto non solo le evita il bagel, ma vale quel mattoncino di fiducia indispensabile per iniziare la seconda partita con piglio completamente diverso. E allora tiene in difesa, ruba il tempo, sfonda e vola 3-0, Elisabetta, mentre l’illusione di un match facile, se mai c’è stata, svanisce dai pensieri della ventiquattrenne di Tallin. Dopo il MTO per l’azzurra che si fa trattare la coscia sinistra, Kontaveit muove il punteggio, ma il dritto di “Coccia” ribalta gli scambi e sventra in campo. E il rovescio fa anche più male. La n. 22 del ranking si affida al servizio per ottenere punti facili e rimanere in scia mentre cerca di ritrovare completamente le sensazioni del primo parziale. Le dà una mano l’assenza della prima di servizio marchigiana nel settimo gioco ma, lungi dall’accontentarsi di quanto fatto vedere finora, Elisabetta sale 5-3 e, subito un altro break, pareggia meritatamente il conto dei set nel successivo game di risposta.

Kontaveit è brava ad approfittare del calo di tensione dell’avversaria per portarsi sul 2-0, ma la nostra si riprende in tempo per evitare il doppio break in un terzo gioco ricco di ottime giocate da parte di entrambe, con cinque parità per ribadirne l’importanza. Anett, però, resta impassibile, come lo è stata durante il MTO o dopo essere finita a terra subendo una velenosa smorzata in contropiede – una caduta scomposta a cui qualche maschietto avrebbe reagito come se avesse riportato fratture multiple. Non può non esserci un’evidente differenza di tenuta mentale tra le due a questo punto del match ma soprattutto del torneo e la speranza che ci possa essere ancora partita finisce dopo pochi minuti: Kontaveit raggiunge Martic in semifinale. E grande Coccia, anche perché non sono questi i match da vincere. Per adesso.

SARA SENZA PIANO? – Dopo un buon avvio, Sara Errani perde bandolo e confronto davanti a Fiona Ferro, interessante francese n. 53 del ranking. Buon servizio, dritto pesante con swing da circuito maschile, Fiona paga un po’ debito sul lato sinistro, quello più forte di Sara, che si è nondimeno presentata a Palermo con un dritto in spinta più che apprezzabile. Nella serata siciliana, tuttavia, Errani non ricorre agli attesi cambi di ritmo indispensabili per non dare riferimenti a chi possiede un’arma importante.
È comunque la romagnola a uscire più velocemente dai blocchi, con la francese allenata da Emmanuel Planque che commette troppi errori prima di trovare la misura dei colpi e raggiungere l’avversaria al sesto gioco. Sara brekka ancora, ma poi la sua intensità cala vistosamente senza che ne sia privilegiata la ricerca di variazioni: la ventitreenne di Libramont prende in mano il gioco, piazza vincenti anche di rovescio su palle azzurre troppo corte e morbide, infila tre game e fa suo il set 6-4. Il leitmotiv non cambia alla ripresa e diventano sette i giochi consecutivi di Ferro che scatena efficacemente il suo drittone su ogni palla che può spingere (obiettivamente troppe, a cominciare dal servizio di Sara che “esce” poco anche rispetto ai suoi standard) e chiude in un’ora e mezza.

CAMILA IN RIMONTA –Cambi di spin e di ritmo, tocchi delicati, uso sapiente del campo, attacchi in controtempo, strenue difese in attesa della palla giusta per rovesciare lo scambio: nulla di tutto ciò era previsto e la sfida dalla quale Camila Giorgi esce vincitrice contro Dayana Yastremska dopo quasi tre ore e due match point annullati non ha deluso quelle attese. Ma, una volta entrati nello spirito del loro gioco, le emozioni non sono mancate.
Si parte con due doppi falli di Camila e il conseguente 2-0 per Dayana, ma non è assolutamente un problema perché al quarto gioco la ventenne di Odessa decide che deve fare ace con ogni seconda di servizio e si torna in parità. Di nuovo troppi gratuiti di Giorgi e Yastremska torna avanti al settimo game, un vantaggio che le permette di servire per chiudere sul 5-4. Un doppio fallo sul 30 pari offre una palla del contro-break, ma l’azzurra spreca il dritto da buona posizione. Un’altra occasione del 5 pari fa invano capolino fra quattro set point, ma al quinto tentativo l’ucraina mette al sicuro il parziale.

È di nuovo break in apertura, poi una Camila all’apparenza meno frenetica rimette la testa avanti. Non le riesce però l’allungo nonostante tre opportunità; meriti dell’avversaria a parte, è chiaro che, per quanto l’idea sia di rispondere come se il punteggio fosse 40-0, la testa sa che non è così. Come nel primo set, Yastremska opera lo strappo al settimo gioco, ma non le bastano due match point per chiudere sul 5-4 dopo essere risalita da 15-40 e allora sarà il tie-break a decidere. Camila è pressoché perfetta fino al 5-1, giocando come potrebbe fare per lunghi tratti se quel suo talento venisse indirizzato, poi qualcosa si incrina. Una prima battuta le dà il 6-3 e, dopo due set point volatilizzati, chiude ricorrendo ancora a una prima sul dritto di Dayana, che preferisce replicare la precedente risposta rasoterra piuttosto che buttare la palla di là in qualche modo e vedere cosa succede.
La regola del settimo gioco si conferma nel parziale decisivo, ma questa volta tocca a Camila approfittarne e, sempre più precisa e letale, evita la tensione di servire per il match chiudendo direttamente 6-3 in risposta. Giorgi torna così in semifinale – troverà Fiona Ferro – a quasi un anno di distanza dopo quella vinta al torneo del Bronx, anche allora salvando palle match.

Risultati:
[1] P. Martic b. [Q] A. Sasnovich 7-6(5) 7-6(3)
[4] A. Kontaveit b. [WC] E. Cocciaretto 6-1 4-6 6-1
F. Ferro b. [WC] S. Errani 6-4 6-1
C. Giorgi b. [7] D. Yastremska 4-6 7-6(5) 6-3

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