Alexei Popyrin: “Non sarò a New York, il rischio è troppo alto. Berrettini merita il successo"

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Alexei Popyrin: “Non sarò a New York, il rischio è troppo alto. Berrettini merita il successo”

ESCLUSIVA – L’australiano si racconta, dal match con Berrettini allo US Open 2019 all’Ultimate Tennis Showdown. Il suo primissimo coach è una vecchia conoscenza del tennis italiano, Kim Warwick, l’uomo a cui Panatta annullò 11 match point a Roma

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Nuova intervista della premiata ditta Scanagatta & Flink, stavolta con uno dei giovani prospetti più interessanti del tennis mondiale, vale a dire Alexei Popryrin. Classe ’99, attualmente è N.103 ATP, ma ha un best ranking di 87. 1.96×78, si descrive come “simpatico ma timido”, nel senso che fatica a sciogliersi con gli sconosciuti, ma durante l’intervista mi è sembrato molto maturo, e con una chiara idea di quali sono i suoi obiettivi e il suo potenziale.

Di famiglia russa ma nato a Sydney e maturato tennisticamente fra Spagna e Francia, si è fatto notare fin dal livello junior, dove ha raggiunto la seconda posizione mondiale dopo aver vinto sia il Bonfiglio che il Roland Garros nel giro di poche settimane. Fra i Next Gen si distingue per essere quello che probabilmente si trova meglio sui cinque set, visto che ha un record di otto vittorie e sei sconfitte negli Slam – ha vinto almeno un match in ciascuno – mentre sta ancora faticando a ottenere risultati di spicco nel due su tre, forse per via della classifica che lo obbliga a partire quasi sempre dalle quali.

IL VIDEO COMPLETO DELL’INTERVISTA

 

Live chat with Alex Popyrin Australian rising young star playing the UTS in Mouratoglou event in N ice

Pubblicato da Ubitennis su Sabato 11 luglio 2020

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

Minuto 00: introduzione.

01:09: il pensiero di Alex sull’Ultimate Tennis Showdown: “Un’esperienza incredibile, ho imparato molto sul mio gioco. È un format che nessuno aveva mai visto, e credo che tutti i partecipanti si siano divertiti. L’elemento fondamentale è mantenere la calma; le carte sono una fantastica aggiunta [delle sorte di jolly che i giocatori possono utilizzare in momenti nevralgici, ndr], soprattutto la possibilità di “rubare” il servizio all’avversario, è grande intrattenimento. Non è particolarmente stressante, ma ci vogliono un paio di match per abituarsi”.

04:13: Popyrin è un vero cittadino del mondo, con origini russe, nazionalità australiana e trascorsi tennistici in Spagna e Francia: “Personalmente mi considero australiano al 100%. I miei genitori si sono trasferiti un paio d’anni prima della mia nascita, e siamo poi venuti in Europa per sviluppare il mio gioco su terra, visto che in Australia non c’erano molti campi di questo tipo a disposizione. Ho trascorso sette anni in Spagna e ora sono nell’Academy di Patrick da quattro – però non ho ancora imparato il francese!”.

05:51: In una recente intervista, Matteo Berrettini si è detto sorpreso delle difficoltà che il giovane australiano sta avendo a scalare le classifiche, in particolare dopo il loro match a Flushing Meadows dello scorso anno. Lui cosa ne pensa? “Non credo sia sfortuna, semplicemente ognuno ha i suoi tempi. Io e Matteo eravamo insieme all’ATP University a Londra nel 2018, e un anno dopo lui era ancora nella capitale britannica, ma alle ATP Finals! Non ho fretta, ma credo di aver dimostrato negli Slam di potermela giocare con i Top 30, devo solo continuare a lavorare. Lo scorso anno è stato molto positivo per me [a inizio 2018 era N.621, mentre ha finito il 2019 al N.97, ndr], mi sono qualificato per 11 eventi ATP, più di chiunque altro, e questo mi ha permesso di guadagnare esperienza, che secondo me è più importante dei punti in sé a questo punto della mia carriera. Credo sia solo una questione di tempo prima di salire in classifica”.

10:20: “La mia vittoria più importante è stata quella contro Thiem a Melbourne [secondo turno del 2019, ndr]. Lui si è ritirato e non era al massimo, ma è stato comunque un match competitivo. Il fatto che si sia ritirato mi ha tolto un po’ di soddisfazione per la vittoria, ma mi ha dato grande fiducia per il resto della stagione. A volte non è semplice affrontare un giocatore infortunato, ma credo di aver gestito la situazione in maniera molto matura, soprattutto per la mia età”.

12:29: “Non sento una grande pressione da parte dei media australiani, solo grande supporto. Ho visto l’ascesa di Demon [De Minaur, ndr], e questo mi ha dato grande fiducia, visto che ci conosciamo da quando abbiamo nove anni. Ho una personalità molto diversa da quella di Kyrgios, cerco di tenere i miei pareri per me, lui invece è molto più estroverso!”.

16:15: Chi l’ha influenzato nel tennis australiano? “Sicuramente Kim Warwick [finalista all’Australian Open del 1980 contro Brian Teacher, ndr], è stato il mio primo coach, mi ha letteralmente messo la racchetta in mano ed è ancora parte del mio team”. Gli ho chiesto se Kim gli ha mai raccontato degli undici match point avuti contro Panatta a Roma, ma pare che non l’abbia mai fatto, e ne ha ben donde!

21:03: Il match con Berrettini allo US Open dello scorso anno: “Non mi ricordare cos’è successo nel quarto! Ho breakkato dopo un game da 26 punti, 6-5 per me e servizio, sono andato sotto 0-40, ho recuperato e sono salito a set point, e poi… doppio fallo! Ho avuto un altro set point e ho sbagliato un dritto, poi ho commesso un altro doppio fallo e siamo andati al tie-break, e lì sapete com’è andata. Ero sicuro che se avessi vinto il quarto poi il match sarebbe stato mio. Credo di avere il potenziale per raggiungere la Top 10, ma ci vuole tanto lavoro. Qualche anno fa mi sono allenato con Berrettini a un Challenger, lui è arrivato mezz’ora prima di me e se n’è andato un’ora dopo, si merita tutto il successo che sta avendo”.

26:06: I suoi piani per la ripresa: “Non credo che giocherò lo US Open, è troppo rischioso ed è un viaggio molto lungo. In più la ‘bolla’ non sembra molto sicura, visto che verrebbe consentito ai giocatori di vivere in abitazioni private – come controllarli in quel caso? Io abito con la mia famiglia e mia nonna ha settant’anni, non voglio rischiare di prendere il virus da asintomatico, perché in quel caso la contagerei sicuramente. Anche l’idea del Roland Garros di aprire al 50-60% del pubblico mi preoccupa e mi sembra un progetto un po’ ottimistico, visto che potrebbe causare una seconda ondata. Demon e Matteo sono d’accordo con me, e credo che molti altri giocatori la pensino allo stesso modo, alcuni non possono ancora viaggiare, soprattutto in Asia e in Sud America, e non so quanti giocatori europei andranno. A dire la verità non so nemmeno se il torneo si giocherà a questo punto”.

31:11: Ultima domanda sul suo rapporto con Pat Cash, che aveva fatto parte del suo box ma ora allena il 2001 americano Brandon Nakashima: “Abbiamo preso Pat per la scorsa stagione su erba, visto che non giocavo sulla superficie da tre anni e pensavamo che la sua esperienza potesse essere d’aiuto. Abbiamo avuto grandi risultati, perché mi sono qualificato per Wimbledon e ho vinto il primo match, perdendo solo con Medvedev in quattro, e sappiamo tutti che risultati ha avuto da lì in avanti. Come detto, l’idea era di lavorare insieme per quel periodo, e ci siamo lasciati in maniera assolutamente amichevole, ci sentiamo spesso e ci vediamo ai tornei”.

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ATP

Internazionali di Roma: Dimitrov rimonta Sinner e va ai quarti

L’azzurro è partito meglio, ma si è dovuto arrendere alla varietà delle rotazioni del bulgaro al quinto match point. Jannik esce dal torneo fallendo uno smash facile

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Jannik Sinner - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Termina la corsa di Jannik Sinner a Roma, sconfitto negli ottavi da Grigor Dimitrov, testa di serie N.15, con il punteggio di 4-6 6-4 6-4 in due ore e 24 minuti. Peccato per il finale di partita, perché Sinner era riuscito a rientrare nel match a sorpresa, ma è stato tradito dal servizio nel momento decisivo.

Fino a questo match, la settimana del bulgaro è stata di difficile interpretazione, perché se da un lato è parso molto ispirato, dall’altro il livello degli avversari (il nipponico e il nostro Gianluca Mager, ottimo nel primo set) non ha consentito di fare una stima precisa del livello del bulgaro, parso in grande difficoltà atletica a New York, dove ha perso due volte in pochi giorni contro Marton Fucsovics, implodendo stile Djenga in entrambi casi al set decisivo. A Roma ha raggiunto gli ottavi una sola volta prima di quest’anno, nel 2014, quando arrivò fino alla semifinale.

Primo confronto fra i due. Rispetto a Tsitsipas, il bulgaro ha uno slice molto più mellifluo, che gli permette quantomeno di sbagliare di meno in giornate di scarsa vena, ma è meno incisivo con la sbracciata (e questo lo limita in risposta anche sulla terra, perché gli impedisce di sfruttare maggiormente gli angoli aspettando profondo) e non ha la stessa carica agonistica del greco, che contro Sinner è arrivato al terzo set di puro orgoglio.

PRIMO SET – Il break per l’azzurro è stato immediato e a zero, e senza dover fare niente di particolare: Grisha ha messo solo una prima e ha accettato il duello sulla diagonale di sinistra, uscendone prevedibilmente sconfitto. Sinner ha quasi restituito il favore, concedendo il 15-40 con un paio di unforced, ma si è salvato con un dritto inside-in e con un contropiede di rovescio. La wildcard ha stentato un po’ con la seconda, anodina per velocità e angoli, favorendo il dritto a sventaglio dell’avversario, ma si è salvato in una terza circostanza con la prima, e si è preso il 2-0. Nel quinto gioco, Sinner ha rimontato da 0-30 e si è procurato una palla del doppio break continuando a dominare sulla diagonale di sinistra, ma ha sprecato con un dritto lungo. Un ottimo passante in corsa gliene ha data una seconda, ma il bulgaro si è salvato con la prima.

In generale, però, nel parziale non c’è mai stata l’impressione che il campione delle Finals del 2017 avesse in mano l’iniziativa, soprattutto per via di scelte tattiche eufemisticamente non troppo assennate (una costante della sua carriera), mentre Sinner ha tutto sommato sempre avuto chiaro il piano partita, al di là delle imprecisioni con il dritto, spesso e volentieri correlate a questo desiderio di imposizione della propria volontà sul match, e con il passare dei minuti ha iniziato a servire quasi solo kick da sinistra, sempre più puntuti. Nell’ultimo gioco del set, Sinner è stato bravo a rientrare da 0-30 e ha chiuso con tre prime vincenti diverse fra loro, botta centrale da sinistra, kick centrale e kick esterno – 6-4 in tre quarti d’ora.

SECONDO SET – L’inizio del secondo parziale è stato identico al precedente, con un break a zero per l’altoatesino, stavolta coadiuvato dal nastro, che ha appoggiato un suo dritto e rimbalzato un monomane di Dimitrov. Stavolta, però, il bulgaro si è saputo rialzare, è salito 0-40 con una risposta profonda di rovescio, ed è venuto a prendersi il primo break di giornata a rete alla seconda opportunità.

Dopo una fase più lucida con il dritto, con il terzo colpo (quello che segue servizio e risposta) e soprattutto con i colpi tagliati, Dimitrov ha concesso due palle break con due errori non forzati, ma si è salvato – qualche rimpianto per Sinner sulla prima, sprecata con un dritto in manovra sparato a metà rete. Decisamente più bello l’incontro in questa fase, grazie a un Grisha più registrato ma consapevole di non potersi scoprire troppo sul lato del rovescio e a un Jannik altrettanto solido con la prima (8/11 per lui, 11/14 per l’avversario nei primi nove game del set). Nel decimo gioco, però, Dimitrov si è inventato un paio di difese fenomenali, e si è guadagnato un set point, sfruttato con delle buone affettate che hanno portato Sinner all’errore, chiudendo il set dopo 44 minuti.

 
Jannik Sinner – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

TERZO SET – Dimitrov ha provato a scappare da subito, i suoi tagli sempre più bassi (anche in risposta alla prima) e i suoi angoli sempre più acuti, ma Sinner ha vinto uno degli scambi più belli della settimana con un dritto pittorico per salvare una palla break nel secondo gioco – più in generale, il campione Next Gen ha iniziato a caricare di più i colpi lungolinea per tenerli in campo.

Il cambio di passo dell’ex N.3 ATP era evidente, però: sul 2-1 Dimitrov, le sue rotazioni hanno continuato il lento stillicidio del ritmo di Sinner, ancora carente nell’approccio ai colpi più bassi, soprattutto con il dritto, ed è arrivato il break a zero. A Sinner non manca certamente la classe sotto pressione, qualità invece piuttosto discontinua nel gioco del bulgaro, e quando quest’ultimo è andato a servire per il match è tornata la profondità delle risposte dell’azzurro, bravo a vincere un primo scambio lungo per poi aggredire la giugulare dell’incontro, tornando in partita su un dritto largo di Grisha.

A sorpresa, però, Sinner ha perso completamente la prima, e ha concesso due match point con due stecche di dritto. Il nostro ha però giocato due scambi in pressione, obbligando l’avversario all’errore. Un dritto largo di poco ha concesso una terza chance al bulgaro, che è stato impreciso con lo slice. Proprio il colpo tagliato ha propiziato un’altra chance, ma Sinner ha messo una rara prima e l’ha costretto a sbagliare il passante. Dimitrov non voleva saperne di lasciar andare il game, e si è procurato una quinta opportunità, stavolta sfruttata grazie a un grossolano smash in rete di Sinner, chiudendo la sfida nel peggiore dei modi.

Adesso Grisha attende il vincitore del derby mancino Shapovalov-Humbert, attualmente in corso – l’allenatore del canadese, Mikhail Youzhny, è stato avvistato in ricognizione.

LE PAROLE DI JANNIK – “Per il momento devo accettare questa situazione“, ha detto un Sinner piuttosto sconsolato in conferenza stampa. “Ho perso un paio di partite che potevo vincere, quella con Khachanov oltre a questa. Vedremo cosa verrà fuori tra qualche anno: adesso c’è solo da provare a imparare, tenere da parte le cose buone e capire cosa si può far meglio“.

Ripensando alla sua crescita negli ultimi dodici mesi, da quando ha vinto la sua prima partita al Foro contro Johnson, Sinner si esprime così: “In un anno di lavoro è difficile non migliorare, soprattutto se lavori giorno dopo giorno con tanta qualità; lo faccio perché è così che voglio. Oggi non ho avuto problemi fisici, è andata giù un po’ la condizione e lui è uno dei giocatori più forti fisicamente. Io ho giocato normale: non ho giocato da Dio, ma neanche così male. Non si può giocare bene tutte le partite“.

Poi la chiusura sul colpo di Dimitrov che oggi lo ha infastidito di più, il back – soprattutto tirato corto a metà campo. “Io non farò mai tanti back, ma è un colpo che devo migliorare perché mi servirà per cambiare ritmo. Di solito il back lungo non mi dà fastidio, ma sul back corto non sempre capisco bene cosa devo fare“.

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ATP

Berrettini vince in due tie-break il derby con Travaglia: è ai quarti degli Internazionali di Roma

Secondo quarto di finale in un Masters 1000 per Matteo, che piega con fatica la resistenza di un ottimo Stefano Travaglia. Ora attende Ruud o Cilic

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

[4] M. Berrettini b. [WC] S. Travaglia 7-6(5) 7-6(1)

Matteo Berrettini è nei quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia 2020, pur non mostrando il meglio di sé anche nel terzo round. Era atteso da un pericoloso derby contro Stefano Travaglia, che sa bene come mettere i bastoni tra le ruote a Matteo dal momento che non ci aveva mai perso in quattro incontri a livello Futures tra 2015 e 2016. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ora il romano sa come vincere anche questo tipo di partite, dove il suo servizio non paga a sufficienza ed è costretto anche a combattere più del solito da fondocampo.

Alla fine l’ha spuntata di misura Matteo, un doppio 7-6 che racconta le difficoltà del suo match. Anche le statistiche descrivono bene l’equilibrio che c’è stato: 17 vincenti e 28 non forzati sia per ‘Stetone’ che per Matteo, il quale giocherà il suo secondo quarto di finale in un Masters 1000 dopo quello di un anno fa a Shanghai.

LA PARTITA – Il piano partita di Travaglia rischiava di complicarsi seriamente già nei primi minuti di match, quando dà una grossa mano a Matteo per conquistare il primo break dell’incontro e iniziare a fare gara di testa. Il romano però si incarta nel quarto game, cercando male la palla e incappando in una serie di errori che livellano subito il parziale. Può subito tornare avanti sul 3-2, ma sciupa tre palle break consecutive. Non buona la gestione del vantaggio da parte di Matteo, che già all’esordio contro Coria aveva esitato nei momenti del primo set in cui la partita andava aggredita. Accade dunque che è Travaglia a provare a fare il suo gioco, ovviamente quando a Berrettini non entra la prima.

Matteo già sapeva prima di scendere in campo che avrebbe dovuto accettare anche lo scambio prolungato e riesce comunque a non soffrire. Travaglia si presenta quindi al tie-break avendo lavorato molto bene al servizio, ma è costretto sin da subito a rincorrere. Matteo spreca il primo set point con un dritto in rete, ma su quello in risposta sopperisce a una strana esitazione con lo smash con un dritto in cross fulminante su cui Travaglia può fare ben poco. Si va a riposo dopo un’ora di primo set equilibratissimo, vinto dal giocatore più forte.

Il secondo parte invece nel segno dei servizi, finché Berrettini non si ritrova sotto 15-30 nel settimo game e deve fare affidamento su qualche brutto non forzato di Travaglia per portarsi ancora avanti. Il momento di difficoltà purtroppo per il marchigiano non è circoscritto a quei pochi punti, ma prosegue anche nel suo turno di servizio e un rovescio slice che accarezza il nastro dà il break alla testa di serie numero 4 che va a servire per il match. Come nel primo set, Matteo si irrigidisce, perde il servizio e rimette in partita il suo avversario commettendo anche qualche errore non da lui. Torna in sé solo quando va sotto 0-30 sul 5-5, rimonta il game con l’aiuto della battuta e si ritrova in un lampo a match point sul 6-5: lo spreca con una brutta risposta in rete sulla seconda di Stefano, che poi vince lo scambio più lungo della partita (23 colpi) e porta il match al tie-break.

Proprio quando sembrava alle corde e forse anche troppo stanco per affrontare un terzo set contro un lottatore come Travaglia, Berrettini torna pimpante. E Stefano si scioglie. Il tie-break (deludente) si chiude 7-1 e Berrettini può liberare il suo classico urlaccio, che stavolta sa tanto di liberazione e sollievo. “Stefano è sempre un osso duro, contro di lui sono sempre state grandi battaglie. Oggi mi sono sentito un po’ scarico in alcuni momenti importanti, però è stato un ottimo match” ha detto a fine partita Matteo, che al prossimo turno, contro Marin Cilic o Casper Ruud, avrà i favori del pronostico.

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WTA

Internazionali di Roma: Gauff da applausi e mani nei capelli, agli ottavi va Muguruza

La teenager prodigio perde il primo, poi svolta e gioca quaranta minuti clamorosi, ma cede nel finale. Garbine per la quarta volta agli ottavi a Roma

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Garbine Muguruza - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Coco Gauff non ha ancora digerito la terra battuta. Eppure sul piano dell’adattamento alla superficie più esigente si sono visti progressi impressionanti, sempre che si ricordi, e occorrerebbe, che la ragazzina di anni ne ha sedici. Variazioni, spinta, corsa, colpi piatti alternati a giri vorticosi: a un certo punto, per lunghi minuti nel secondo set, Cori ha costretto un’ex campionessa del Roland Garros a correre rasente ai teloni infliggendole topponi che nemmeno Sarita Errani. Ciò che ancora le è indigesta è la durata; la necessità di star lì per molto più tempo di quanto normalmente le venga richiesto sul familiare rapido.

Il resto, in una partita schizofrenica dal punto di vista emozionale, lo hanno fatto i suoi sedici anni e l’incostanza che spesso ne è caratteristica. Aveva dato il primo strappo, subito ripresa, per poi perdere al tie break un primo set che aveva giocato meglio, anche perché Garbine Muguruza, appesa solo e soltanto al rovescio lungo linea, proprio non pareva in giornata di luna buona. Poi la prima svolta del match, e quattro giochi in fila Gauff nel secondo set giocati come in paradiso. Muguruza, impotente, s’è messa ad aspettare che il ciclone perdesse d’intensità, cosa puntualmente accaduta. Risalita fino al tre-quattro e palla del pareggio a favore, ecco la seconda svolta, tuttavia: la bacchetta magica si è nuovamente materializzata nella mano destra di Coco, autrice di un’altra ventina di minuti mostruosi. Risultato? Sei-tre per lei, e vantaggio di due a zero anche nella partita decisiva.

La terza e irreversibile svolta del match è arrivata quando il fenomeno da Delray Beach sembrava avere la sfida tra le mani. Invece il serbatoio è andato in rosso e il servizio in panne (alla fine solo il 29% con la seconda, 15 doppi falli di cui tre, consecutivi, nel terzo gioco del set dirimente), mentre Garbine riprendeva fiducia, colore e controllo del match. Sempre più sicura e memore del proprio glorioso passato, la testa di serie numero nove ha assestato il parzialone di cinque giochi a uno che è valso a lei gli ottavi contro Konta o Begu, e alla sconsolata Coco una bella lezione di cui far tesoro per le sue future ambizioni on clay.

 
Coco Gauff – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

LE BATTAGLIE DI SVETA E YULIA – Nella parte di giornata che si è disputata sotto il sole, altri due incontri si sono conclusi al parziale decisivo. Svetlana Kuznetsova – che non ha giocato lo US Open – ha rimontato al termine di tre ore intensissime Anett Kontaveit, nata ben dieci anni dopo di lei, mentre Yulia Putintseva ha sfiorato il dramma contro Petra Martic. Avanti 6-3 5-1, ha mancato un match point e si è assentata dalla partita il tempo sufficiente a riportar dentro la croata; poi nel terzo set si è ricomposta e ha chiuso 6-4, accompagnando il break decisivo nell’ultimo game col solito urlo che (purtroppo) non ha potuto scuotere alcun spettatore.

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