Alexei Popyrin: “Non sarò a New York, il rischio è troppo alto. Berrettini merita il successo"

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Alexei Popyrin: “Non sarò a New York, il rischio è troppo alto. Berrettini merita il successo”

ESCLUSIVA – L’australiano si racconta, dal match con Berrettini allo US Open 2019 all’Ultimate Tennis Showdown. Il suo primissimo coach è una vecchia conoscenza del tennis italiano, Kim Warwick, l’uomo a cui Panatta annullò 11 match point a Roma

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Nuova intervista della premiata ditta Scanagatta & Flink, stavolta con uno dei giovani prospetti più interessanti del tennis mondiale, vale a dire Alexei Popryrin. Classe ’99, attualmente è N.103 ATP, ma ha un best ranking di 87. 1.96×78, si descrive come “simpatico ma timido”, nel senso che fatica a sciogliersi con gli sconosciuti, ma durante l’intervista mi è sembrato molto maturo, e con una chiara idea di quali sono i suoi obiettivi e il suo potenziale.

Di famiglia russa ma nato a Sydney e maturato tennisticamente fra Spagna e Francia, si è fatto notare fin dal livello junior, dove ha raggiunto la seconda posizione mondiale dopo aver vinto sia il Bonfiglio che il Roland Garros nel giro di poche settimane. Fra i Next Gen si distingue per essere quello che probabilmente si trova meglio sui cinque set, visto che ha un record di otto vittorie e sei sconfitte negli Slam – ha vinto almeno un match in ciascuno – mentre sta ancora faticando a ottenere risultati di spicco nel due su tre, forse per via della classifica che lo obbliga a partire quasi sempre dalle quali.

IL VIDEO COMPLETO DELL’INTERVISTA

 

Live chat with Alex Popyrin Australian rising young star playing the UTS in Mouratoglou event in N ice

Pubblicato da Ubitennis su Sabato 11 luglio 2020

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

Minuto 00: introduzione.

01:09: il pensiero di Alex sull’Ultimate Tennis Showdown: “Un’esperienza incredibile, ho imparato molto sul mio gioco. È un format che nessuno aveva mai visto, e credo che tutti i partecipanti si siano divertiti. L’elemento fondamentale è mantenere la calma; le carte sono una fantastica aggiunta [delle sorte di jolly che i giocatori possono utilizzare in momenti nevralgici, ndr], soprattutto la possibilità di “rubare” il servizio all’avversario, è grande intrattenimento. Non è particolarmente stressante, ma ci vogliono un paio di match per abituarsi”.

04:13: Popyrin è un vero cittadino del mondo, con origini russe, nazionalità australiana e trascorsi tennistici in Spagna e Francia: “Personalmente mi considero australiano al 100%. I miei genitori si sono trasferiti un paio d’anni prima della mia nascita, e siamo poi venuti in Europa per sviluppare il mio gioco su terra, visto che in Australia non c’erano molti campi di questo tipo a disposizione. Ho trascorso sette anni in Spagna e ora sono nell’Academy di Patrick da quattro – però non ho ancora imparato il francese!”.

05:51: In una recente intervista, Matteo Berrettini si è detto sorpreso delle difficoltà che il giovane australiano sta avendo a scalare le classifiche, in particolare dopo il loro match a Flushing Meadows dello scorso anno. Lui cosa ne pensa? “Non credo sia sfortuna, semplicemente ognuno ha i suoi tempi. Io e Matteo eravamo insieme all’ATP University a Londra nel 2018, e un anno dopo lui era ancora nella capitale britannica, ma alle ATP Finals! Non ho fretta, ma credo di aver dimostrato negli Slam di potermela giocare con i Top 30, devo solo continuare a lavorare. Lo scorso anno è stato molto positivo per me [a inizio 2018 era N.621, mentre ha finito il 2019 al N.97, ndr], mi sono qualificato per 11 eventi ATP, più di chiunque altro, e questo mi ha permesso di guadagnare esperienza, che secondo me è più importante dei punti in sé a questo punto della mia carriera. Credo sia solo una questione di tempo prima di salire in classifica”.

10:20: “La mia vittoria più importante è stata quella contro Thiem a Melbourne [secondo turno del 2019, ndr]. Lui si è ritirato e non era al massimo, ma è stato comunque un match competitivo. Il fatto che si sia ritirato mi ha tolto un po’ di soddisfazione per la vittoria, ma mi ha dato grande fiducia per il resto della stagione. A volte non è semplice affrontare un giocatore infortunato, ma credo di aver gestito la situazione in maniera molto matura, soprattutto per la mia età”.

12:29: “Non sento una grande pressione da parte dei media australiani, solo grande supporto. Ho visto l’ascesa di Demon [De Minaur, ndr], e questo mi ha dato grande fiducia, visto che ci conosciamo da quando abbiamo nove anni. Ho una personalità molto diversa da quella di Kyrgios, cerco di tenere i miei pareri per me, lui invece è molto più estroverso!”.

16:15: Chi l’ha influenzato nel tennis australiano? “Sicuramente Kim Warwick [finalista all’Australian Open del 1980 contro Brian Teacher, ndr], è stato il mio primo coach, mi ha letteralmente messo la racchetta in mano ed è ancora parte del mio team”. Gli ho chiesto se Kim gli ha mai raccontato degli undici match point avuti contro Panatta a Roma, ma pare che non l’abbia mai fatto, e ne ha ben donde!

21:03: Il match con Berrettini allo US Open dello scorso anno: “Non mi ricordare cos’è successo nel quarto! Ho breakkato dopo un game da 26 punti, 6-5 per me e servizio, sono andato sotto 0-40, ho recuperato e sono salito a set point, e poi… doppio fallo! Ho avuto un altro set point e ho sbagliato un dritto, poi ho commesso un altro doppio fallo e siamo andati al tie-break, e lì sapete com’è andata. Ero sicuro che se avessi vinto il quarto poi il match sarebbe stato mio. Credo di avere il potenziale per raggiungere la Top 10, ma ci vuole tanto lavoro. Qualche anno fa mi sono allenato con Berrettini a un Challenger, lui è arrivato mezz’ora prima di me e se n’è andato un’ora dopo, si merita tutto il successo che sta avendo”.

26:06: I suoi piani per la ripresa: “Non credo che giocherò lo US Open, è troppo rischioso ed è un viaggio molto lungo. In più la ‘bolla’ non sembra molto sicura, visto che verrebbe consentito ai giocatori di vivere in abitazioni private – come controllarli in quel caso? Io abito con la mia famiglia e mia nonna ha settant’anni, non voglio rischiare di prendere il virus da asintomatico, perché in quel caso la contagerei sicuramente. Anche l’idea del Roland Garros di aprire al 50-60% del pubblico mi preoccupa e mi sembra un progetto un po’ ottimistico, visto che potrebbe causare una seconda ondata. Demon e Matteo sono d’accordo con me, e credo che molti altri giocatori la pensino allo stesso modo, alcuni non possono ancora viaggiare, soprattutto in Asia e in Sud America, e non so quanti giocatori europei andranno. A dire la verità non so nemmeno se il torneo si giocherà a questo punto”.

31:11: Ultima domanda sul suo rapporto con Pat Cash, che aveva fatto parte del suo box ma ora allena il 2001 americano Brandon Nakashima: “Abbiamo preso Pat per la scorsa stagione su erba, visto che non giocavo sulla superficie da tre anni e pensavamo che la sua esperienza potesse essere d’aiuto. Abbiamo avuto grandi risultati, perché mi sono qualificato per Wimbledon e ho vinto il primo match, perdendo solo con Medvedev in quattro, e sappiamo tutti che risultati ha avuto da lì in avanti. Come detto, l’idea era di lavorare insieme per quel periodo, e ci siamo lasciati in maniera assolutamente amichevole, ci sentiamo spesso e ci vediamo ai tornei”.

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ATP Lione: qualche segnale da Humbert e il tributo a Tsonga

Ai titoli di coda, Jo-Wilfried si arrende a Molcan. Humbert unico francese sopravvissuto alla giornata

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Ugo Humbert – ATP 250 Lione (foto vie Twitter @OpenParcARA)

Lontano dal livello a cui ci aveva abituato tra la fine del 2020 e la prima metà della stagione successiva a causa di problemi fisici, Ugo Humbert mette intanto a segno la quarta vittoria stagionale su 14 incontri del Tour. Sul Centrale dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes affollato di francesi, ne fa le spese il connazionale Gregoire Barrere, proveniente dalle qualificazioni, che ci ricordiamo perdere il duello a base di dritti steccati con Jannik Sinner un anno fa a Marsiglia. 6-3 6-4 per il ventitreenne di Metz, al prossimo turno atteso da Alex de Minaur che si è messo in testa di vincere degli incontri su terra battuta e ci sta pure riuscendo. Sarà quindi un buon banco di prova per Ugo.

È stata poi la volta di Lucas Pouille, anch’egli tradito dal fisico (chirurgia al gomito nel 2020) e sceso al n. 163 del ranking. Omaggiato di una wild card, non ha dimostrato un atteggiamento molto più combattivo rispetto ai suoi ultimi standard, facendosi rullare da tedesco Oscar Otte (senza alcun segno grafico sulle O). 6-3 6-1, ma almeno è durata più di un’ora.

Al suo penultimo appuntamento prima dell’addio a Parigi, Jo-Wilfried Tsonga si è arreso con un doppio 6-4 ad Alex Molcan. L’ostico mancino slovacco ha avuto vita piuttosto facile quando la prima francese mancava il campo, potendo così muovere un avversario non certo rapidissimo negli spostamenti laterali e che spesso ha addirittura rinunciato quando gli veniva proposta una smorzata, peraltro sempre ben nascosta. Falloso con il dritto, il classe 1985 ha perso il servizio sul 4 pari del primo parziale che Molcan ha chiuso sfoderando un paio di ottimi drop-shot di rovescio. Un break è stato sufficiente anche nel secondo set ed è arrivato al quinto gioco, emblematico delle difficoltà di Jo quando, non aiutato dalla prima battuta, veniva mosso dalle traiettorie del n. 47 ATP. Tsonga ha provato un’ultima zampata sul 4-5 ruggendo dopo il bel passante di dritto che valeva il 30 pari, ma i due successivi errori hanno decretato la vittoria di Molcan. Dopo l’incontro, tra la commozione generale, la moglie Noura, il figlio Shugar, il fratello brother e l’amico e coach Thierry Ascione gli hanno consegnato un trofeo simbolico.

 

Molcan ora dovrà vedersela con Karen Khachanov, vincitore per 6-1 6-4 di Gilles Simon, anch’egli all’ultima stagione da pro. L’incontro che andava via scontato a favore di Karen si è acceso nel finale quando Gilou ha annullato un primo match point con un gran passante bimane, che però non ha saputo replicare sulla palla del 5 pari. Sulla successiva parità, l’arbitro troppo frettoloso ha chiamato il vantaggio Khachanov per l’ace messo a segno; tuttavia, sceso a controllare su invito francese, ha dato la palla fuori scatenando le proteste di Khachanov. Rassicurato dall’avversario, ha tirato alcune martellate delle sue e chiuso la sfida.

Il tabellone dell’ATP 250 di Lione

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Flash

Roland Garros, qualificazioni: avanti Agamenone, Cobolli, Giannessi, Giustino, Zeppieri ed Errani

Nel primo turno di qualificazioni subito fuori Gaio, Fabbiano, Bonadio e Di Sarra. Gojo sorprende Mager. A Zeppieri il derby con Seppi

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Agamenone - Uff.Stampa Forlì

Oggi lunedì 16 maggio, è partita ufficialmente la 121esima edizione del Roland Garros, con l’inizio delle qualificazioni sia maschili che femminili. In questa prima giornata dell’Open di Francia 2022, sono già scesi in campo ben 12 tennisti azzurri, di cui dieci nel tabellone cadetto maschile e due in quello femminile.

SORPRESA AGAMENONE – Tra i giocatori che hanno aperto le danze del programma odierno, ci sono stati tre nostri alfieri: Gaio, Agamenone e Fabbiano. Nessuno dei tre godeva dei favori del pronostico, visto che il sorteggio lì aveva abbinati a tre teste di serie; ciò nonostante una vittoria è stata raccolta. Ma andiamo con ordine e partiamo dal Campo 5. Federico Gaio, attualmente n. 184 del mondo, si è arreso 6-1 7-6(7) alla forza n. 23 delle quali, il ceco Zdenek Kolar. Il faentino ha ceduto al n. 136 ATP, dopo oltre un’ora e quaranta di gioco, perdendo nettamente il primo set; ma riuscendo poi nella seconda frazione ha forzare il tie-break. Ed è proprio nel gioco decisivo, che sono riscontrabili i maggiori rimpianti per il tennista romagnolo. Il quale ha, infatti, sprecato un vantaggio di 5 punti a 2, subendo un parziale di quattro punti consecutivi del suo avversario, e ha abbandonato qualsiasi speranza di prolungare la partita al terzo match point nel sedicesimo punto del deciding game. Invece spostandoci sul Campo 9, troviamo la prima gioia azzurra che corrisponde anche alla prima sorpresa di giornata.

Franco Agamenone, n. 155 del ranking, aveva di fronte a sé un compito assai gravoso; quel Daniel Galan che l’Italia tennistica ha imparato a conoscere durante le Finals di Davis torinesi. Il colombiano, secondo favorito per accedere al main-draw, si è portato a casa il secondo set; ma nulla ha potuto contro la furia – derivante dalla totale fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, scaturite dopo il trionfo al Challenger di Roma Garden – agonistica del 29enne di origini argentine. Il risultato finale recita 7-5 3-6 6-3 in favore dell’italiano, dopo una battaglia durata quasi tre ore (2h47 per l’esattezza) e che ha visto inoltre Franco cancellare due set point nel decimo game del secondo set. Da evidenziare il numero incredibile di palle break avute dal nostro giocatore, addirittura 23 di cui però solo 6 concretizzate. Sul Campo 2 altro scontro decisosi alla frazione finale, che però in questo caso ha visto Thomas Fabbiano soccombere alla tds n. 20 Nuno Borges. Il portoghese, n. 126, si è imposto con lo score di 6-3 1-6 6-2 dopo un’ora e tre quarti. Peccato per il pugliese, non aver avuto la capacità di amministrare il break di vantaggio maturato in apertura di partita. Il giovane portoghese ha fornito un’ottima prestazione al servizio, con 5 ace scagliati e il 70% di punti vinti con la prima.

 

COBOLLI CONFERMA LA SUA ASCESA – A pareggiare i conti, nel computo tra successi e ko per i rappresentati del Bel Paese, ci ha pensato Flavio Cobolli. Il toscano, ma romano d’adozione, dopo aver assaggiato per la prima volta l’atmosfera inconfondibile del Foro Italico, si è sbarazzato facilmente della wild-card locale Gueymard Wayneburg con il punteggio di 6-3 6-4 dopo poco più di un’ora e venti di match. Le 436 posizioni, che dividevano i due giocatori in classifica, si sono viste tutte nei momenti decisivi dell’incontro ed in particolar modo nei 39 non forzati commessi dal 18enne francese. Niente da fare invece per Riccardo Bonadio, che non è riuscito a dare seguito all’impresa di Agamenone sul Campo 9 con un altro exploit. Il friulano, n. 239 delle classifiche, pur lottando ha lasciato il passo all’australiano Jason Kubler. Il n. 161 del mondo ha trionfato per 6-4 3-6 6-3 in un match molto duro, che ha sfondato il muro delle 2ore di gioco. Riccardo ha purtroppo mancato due opportunità di contro-break sul 4-3 del primo set, che avrebbero rimesso in equilibrio il parziale. Inoltre il tennista aussie ha mostrato un fondamentale d’inizio gioco in grande spolvero: gli 8 ace, il 64% di prime in campo e il 75% di conversione sono lì a dimostrarlo.

GIANNESSI E GIUSTINO CONVINCENTI, NONOSTANTE IL PRONOSTICO – Dopo una mattinata abbastanza incolore per gli azzurri; ecco che a partire dall’ora di pranzo la giornata ha decisamente cambiato rotta. Sotto il solo cocente, che picchia forte all’ora di punta, sul mattone tritato parigino si sono registrate la seconda e la terza vittoria di un nostro tennista. Prima Alessandro Giannessi e poi Lorenzo Giustino hanno staccato il pass per il secondo turno delle qualificazioni, e lo hanno fatto entrambi in due set e contro avversari meglio classificati di loro. Il 31enne spezzino, numero 173 del ranking mondiale, ha battuto la tds n. 15 Mats Moraing (n. 117) 7-6(6) 6-0 in una sfida dai due volti. Ad una prima frazione scandagliata da un sottilissimo equilibrio, sempre sul filo del rasoio, e conclusasi solamente al tie-break per 8 punti a 6; ha fatto da contro altare una seconda senza storia dove il tedesco non ha racimolato neanche un gioco e ha chiuso così la sua esperienza a Bois De Boulogne con tanto di bagel. Determinante a fini del risultato il divario nel numero degli unforced (46 contro 16) e la percentuale di prime in campo (50% contro il 75% del ligure). Mentre il 30enne napoletano ha dovuto superare un avversario veramente ostico, come l’austriaco Dennis Novak – 150° giocatore della classifica ATP. Giustino, n. 205 al mondo, ha centrato il successo contro la tds n. 27 dopo quasi due ora di partita per 7-5 7-6(4). Una prova veramente convincente del campano, che ha fatto suo il primo set trasformando l’unico break point avuto nel parziale dai ribattitori. Bravo Lorenzo, soprattutto nel secondo parziale, a resettare dopo aver mal gestito un break di vantaggio e dopo aver concesso immediatamente un mini-break nel punto inaugurale nel tie-break, chiudendo poi al secondo match ball. Uno straordinario 84% di concretizzazione con la prima palla di servizio, rappresenta il dato statistico fondamentale che ha permesso al tennista italico di uscire vittorioso dal campo.

GOJO ANCORA BESTIA NERA, FUORI MAGER – Ma probabilmente gli incontri più affascinanti ed intriganti, con tennisti italiani protagonisti, erano le ultime due sfide a chiusura del programma. Per mortivi diversi, ma con la stessa curiosità che aleggiava attorno ad essi alla vigilia, gli scontri che suscitavano più interesse erano quelli che vedevano fronteggiarsi Gianluca Mager opposto a Borna Gojo da un lato e dall’altro il derby tra Giulio Zeppieri e Andreas Seppi. Per quanto riguarda il match tra il sanremese e il croato, il duello stuzzicava perché si aveva voglia di rivedere all’opera il 24enne di Spalato dopo l’incredibile percorso che lo aveva reso celebre al grande pubblico e non solo, al Pala Alpitour, iniziato con lo scalpo Sonego e proseguito trascinando la sua nazionale fino a Madrid dove solo Rublev è stato in grado di fermarlo. Ebbene la partita non ha tradito le attese, anche se ancora una volta il gigante balcanico n. 222 del mondo sì è rivelato bestia nera del tennis italiano. Gojo ha superato in rimonta Gianluca – al momento n. 119 del ranking – per (3)6-7 6-2 6-4 in poco più di due ore. Eccezionale rendimento con il servizio per il croato, in particolare per ciò che concerne i punti diretti, con 21 ace scaraventati ed un meraviglioso 82% di punti vinti con la prima (42/51).

UN DERBY PIENO DI SIGNIFICATI – Altrettanto gustosa si presagiva potesse essere il derby di casa nostra fra il mancino romano e l’esperto regolarista di Bolzano. Ma più che per il match in sé, la suggestione veniva data dallo scontro generazionale che questo incontro portava in dote. Da una parte un classe 2001, 20 anni lo scorso dicembre, mancino talentuoso alla ricerca della giusta ricetta per aprire le porte del grande tennis mondiale dopo una carriera da junior di livello molto alto ed una da pro, che adesso stenta a decollare. Dall’altra un classe classe ’84, 38 anni lo scorso febbraio. Ormai agli sgoccioli della sua diciottenale carriera. Nella quale ha fatto del lavoro, dell’intelligenza tattica; strumenti essenziali per potersi issare fino al best ranking di n. 18 della classifica ATP, pur non potendo contare su un talento così sviluppato o su un colpo definitivo. La sfida non ha detto molto, due palle break in tutta la partita, entrambe a marca Zeppieri e decisive per i due allunghi nei parziali. Un 6-3 6-4 in 1h10 con poco da dire, ma sicuramente Andreas alla stretta di mano sarà stato prodigo di consigli per dare il suo contributo nel lanciare un altro giovane gioiello della nostra collezione.

DI SARRA SPRECA L’IMPOSSIBILE, ERRANI RISPONDE PRESENTE Chiuso il capitolo uomini, passiamo ad occuparci del tabellone femminile. La prima giornata di qualificazioni recita un bilancio in pari per le donne azzurre. A scendere in campo per prima è stata la n. 213 del ranking WTA Federica Di Sarra, la quale è stata eliminata subito all’esordio dall’australiana Jaimee Fourlis (n. 235) con il punteggio di 7-6(7) 6-3. La 31enne, originaria del Lazio, esce di scena con grandissimi rimorsi poiché nel set d’apertura ha addirittura gettato alle ortiche per quattro volte un break di vantaggio, restituendo puntualmente il favore. Al tie-break Federica è riuscita a trovare la forza per battagliare, cancellando due set ball, ma sul terzo nulla ha potuto. La seconda frazione, come era lecito aspettarsi, ha visto la nostra andare sotto immediatamente 2-0 e da lì la giocatrice aussie ha condotto in porto la vittoria senza patemi. Troppi i 6 doppi falli e i 41 gratuiti per Di Sarra, che sicuramente rifletterà e ripenserà a lungo all’andamento del primo set. Per fortuna ci ha pensato Sarita Errani ha pareggiare i conti. La 35enne bolognese ha lasciato per strada soltanto tre giochi contro la coreana Jang (n. 156 WTA) in 1h18. Il 6-1 6-2 finale è stato frutto dei 5 doppi falli accompagnati dai 30 errori non forzati dell’asiatica, mai entrata veramente in partita; ma anche per merito dei 20 vincenti di Errani e del suo 76% di punti con la prima – dato non banale conoscendo la debolezza della battuta dell’ex n. 5 del mondo.

Il tabellone maschile delle qualificazioni

Il tabellone femminile delle qualificazioni

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Flash

WTA Rabat e Strasburgo: Bronzetti con coraggio e Trevisan in scioltezza, vincono in Marocco

Agli ottavi nel ‘250’ di Rabat si qualificano senza problemi Muguruza e Tomljanovic. Pliskova e Kerber avanzano in Francia

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Lucia Bronzetti – WTA 1000 Madrid (foto via Instagram @pktennisteam_)

Rientra dopo tre anni nel circuito WTA, il Grand Prix Sar La Pricesse Lalla Meryem, evento ‘250’ che si svolge sui campi dell’impianto del Club des Cheminots. Sulla terra marocchina erano pronte quest’oggi, a sporcarsi calzoncini nell’ultima settimana di preparazione in vista del secondo Major dell’anno, due azzurre: Trevisan e Bronzetti.

TREVISAN IN NONCHALANCE – La prima a scendere in campo è stata Martina, alla sua quarta partecipazione nel torneo africano. Nelle precedenti esperienze, non era mai riuscita a superare le qualificazioni; mentre nell’edizione 2022 grazie alla sua classifica di n. 85 del mondo è riuscita ad accedere direttamente al tabellone principale. Nel primo turno del main-draw, si è trovata di fronte proprio una giocatrice qualificata: la numero 295 del ranking WTA Xiaodi You. La differenza di livello, dettata dal fatto che la 28enne azzurra precedeva la cinese di oltre 200 posizioni, è stata marcata incessantemente durante il match. Inoltre per contestualizzare e comprendere al meglio, la poca esperienza nel Tour maggiore della 26enne asiatica, basti pensare che questo per lei era soltanto il primo incontro in un tabellone principale WTA dal febbraio 2020 ed il primo in assoluto in carriera sul rosso. A questo livello ha vinto solo una partita, sempre due anni fa che gli ha permesso di raggiungere il suo best ranking al n. 186. Un incontro che non è mai stato in discussione, dove la nativa di Firenze ha sbrigato la pratica un minuto dopo lo scoccare dell’ora e venti di gioco; dominando sotto ogni punto di vista il primo set e gestendo con grande maturità il secondo parziale, nonostante abbia avuto il primo ed unico passaggio a vuoto al momento di chiudere la sfida. Trevisan si è infatti fatta contro-breakkare nell’ottavo game, sul 5-3 dopo che era anche stata avanti 5-1, ma poi ha ritrovato immediatamente il bandolo della matassa e strappando per la quinta volta nel match il servizio alla propria avversaria, ha posto fine alla contesa con lo score di 6-0 6-4.

BRONZETTI CON CORAGGIO E CARATTERE – A dare manforte a colei che nel 2020 giunse fino ai quarti di finale del Roland Garros, ci ha pensato la nostra “trottolina” Lucia Bronzetti. La romagnola ha confezionato la doppietta italica in quel di Rabat, sconfiggendo la russa e testa di serie numero 8 Anna Kalinskaya – che si trova esattamente una posizione avanti alla romagnola nella classifica mondiale: 82esima – con il punteggio di 6-3 (5)6-7 6-3 sfiorando le tre ore di gioco. Lucia dopo aver vinto il primo parziale con il break decisivo arrivato nel sesto game (sul 3-2 in suo favore) e dopo essere stata costretta anche a dover fronteggiare e successivamente salvare tre palle del contro-break quando ha servito per la frazione, si è complicata la vita perdendo il secondo set al tie-brek. In questo è andata subito sotto 3-1, poi però è riuscita immediatamente a strappare il servizio alla sua avversaria – per la seconda volta nel match – e a rimettere tutto in equilibrio. Qui, una volta arrivati al momento della verità, alla n. 85 è mancato il killer istinct per “ammazzare” la partita. Non riuscendo a piazzare la zampata finale, Bronzetti ha permesso alla russa di trascinare la sfida al terzo. L’essersi fatta sfuggire l’opportunità di chiudere in due, per di più il tutto aggravato dal fatto che si sentisse in controllo, ha spento la 23enne riminese che è sprofondata in un black-out prolungato. Kalinskaya, infatti, vola sul 2-0, annullando anche due chance di uno pari che hanno ulteriormente frustrato e tramortito psicologicamente l’azzurra. Ma quando ormai la sconfitta sembrava ad un passo, Lucia si è ritrovata e nel giro di tre game (tra il sesto e l’ottavo) ha ribaltato la partita con due break consecutivi. Da sottolineare i quattro break point cancellati, sui 6 totali concessi dalla tennista italiana.

 

WTA 250 RABAT, MUGURUZA OK – Per quanto riguarda invece gli altri incontri di giornata nel WTA 250 di Rabat, nessuna sorpresa. Tutte le teste di serie impegnate – o quasi, poi ci arriveremo -, ad eccezione appunto della Kalinskaya, hanno mantenuto fede al loro ruolo. A partire da colei che è scesa in campo prima di Trevisan, ovvero l’apri fila del torneo, la prima forza del tabellone Garbine Muguruza. La spagnola si è sbarazzata agilmente della kazaka Anna Danilina (n. 343 WTA), concedendo solamente 5 giochi in quasi un’ora e venti di gioco. Buona prestazione al servizio per la n. 10 del mondo, che ha fatto registrare il 77% di prime in campo con il 71% di conversione ed anche 5 ace. In realtà con la seconda ha fatto fatica, solo il 33% (4/12), ma si è dimostrata fredda nei momenti clou con un impressionante 80% sulle palle break salvate (4/5). Ha riposto presente anche l’ex morosa di Berrettini: Ajla Tomljanovic. La giocatrice australiana, ma di origini croate, testa di serie numero 2 ha disposto, in quello che è stato di fatto un allenamento, – ha chiuso prima dell’ora di gioco, 58 minuti per l’esattezza – dell’iberica Irene Burillo Escorihuela (n. 251 WTA) lasciandole meno giochi di quanto abbia fatto la due volte campionessa Slam con la sua avversaria. Un 6-1 6-2, frutto anche in questo caso di un ottimo rendimento del fondamentale d’inizio gioco: 85% di punti vinti con la prima di servizio. Dall’altro lato male Burillo con la seconda, un misero 29%.

LA PRIMA VOLTA DI MARCINKO – Ma adesso ritorniamo al quel “quasi”, oltre alla nostra Bronzetti, c’è stata in verità un’altra giocatrice che ha estromesso una testa di serie. Stiamo parlando della n. 1 juniores Petra Marcinko, che si è imposta 7-5 al terzo set dopo aver rifilato anche un 6-0 (nel primo) alla svedese Peterson (tds n. 9). Ma allora perché non siamo sorpresi da questo risultato? Perché la giovane croata è una delle tenniste più calde del 2022, in cui ha inanellato una striscia di 24 successi consecutivi ad inizio anno che hanno contribuito al suo trionfo a Melbourne nella sezione junior. Con questa vittoria in Marocco, alla sua prima partecipazione in un main-draw WTA, Petra ha ottenuto anche la prima affermazione contro una Top 100.

WTA 250 STRASBURGO, PLISKOVA RITROVA IL SORRISO – Vediamo adesso una rapida carrellata dei match principali, andati in scena nell’altro appuntamento del circuito femminile, che ha preso il via oggi, sulla terra battuta dell’Alsazia; ovvero gli Internationaux de Strasbourg. Anche qui esordio vincente per la n. 1 del seeding: Karolina Pliskova. La ceca, ex n. 1, ha superato per 6-4 6-2 l’ucraina Marta Kostyuk (n. 59 WTA) in un incontro ostico e che nascondeva numerose insidie. Se poi si considera che la n. 8 del ranking non stava vivendo un momento positivo, anzi tutt’altro; da Indian Wells ha raccolto solamente 2 successi in 8 partite. A Roma ha perso al primo turno dalla svizzera Teichmann, che però era reduce dalla semifinale a Madrid, non riuscendo dunque a difendere la finale del 2021. Oggi però è finalmente riuscita ad interrompere questa serie di tre ko di fila, aiutata dalla battuta: un buon 76% di conversione con la prima. Positivo anche il debutto della n. 2 del tabellone francese: Angelique Kerber. La tre volte campionessa in un Major rifila un comodo 6-3 6-4 in poco più di un’ora e mezza alla francese Diane Parry (n. 96). Da evidenziare la straordinaria resa con la seconda palla di servizio della la 34enne tedesca, un 79% (15/19) che è stato il vero ago della bilancia della sfida. Vanno subito fuori, invece la tds n. 5 e n. 6 del seeding. Rispettivamente Zhang per mano della belga Zanevska (6-2 6-3) e la vincitrice dello Us Open 2017 Sloane Stephens sotto i colpi della lucky loser bosniaca Berberovic (2-6 6-4 6-1). Nella parte alta del tabellone, avanza anche Elise Mertens (tds n. 4). La n. 33 WTA ha avuto la meglio della francese Monnet per 7-5 6-4, grazie anche al 78% di trasformazione con la prima con l’aggiunta di 3 ace. Ultimo risultato degno di nota, più che altro per l’eleganza e la rarità della protagonista, quello di Viktoria Golubic. La svizzera, tds n. 9, e il suo fantastico rovescio ad un mano ha rifilato un perentorio 6-0 6-4 alla carneade tedesca Yana Morderger (n. 379).

Il tabellone di Rabat

Il tabellone di Strasburgo

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