Pagelle: Palermo ripartenza di Ferro, New York ti amo da morire

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Pagelle: Palermo ripartenza di Ferro, New York ti amo da morire

Il tennis ricomincia a Palermo, con le azzurre in evidenza. Madrid abbandona, Roma rilancia. E intanto a New York…

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Fiona Ferro - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

E alla fine, dopo mesi di annullamenti, rinvii, conferenze segrete, dirette facebook, palleggi sui terrazzi, discoteche balcaniche, tornei con le carte jolly tipo giochi senza frontiera… il tennis è ripartito.

Palermo è stata dunque la capitale della ripartenza, con qualche brivido per un paio di casi di positività, qualche problemino con gli alberghi promiscui e con qualche bella partita sotto il solleone dell’agosto siciliano.

Il torneo lo ha vinto la francese Fiona Ferro (9) che ha battuto, finché era caldo, tutte le sue avversarie. Brave le azzurre con Camila Giorgi (7,5) quanto mai motivata e centrata, Elisabetta Cocciaretto (7,5) pronta per il tennis delle grandi e Sara Errani (7) finalmente ritrovata.

Il vincitore morale del tennis al tempo del Covid-19 resta comunque il Presidentissimo Angelo Binaghi (10). Con Madrid costretta a gettare la spugna, Roma si ritrova con la chance di dare luce ad un mini-Slam. “L’ATP ci ha proposto un torneo di 10 giorni con 96 giocatori? Noi rilanciamo, giocheremo un torneo con 10 giocatori e 96 giorni: partiremo subito con le prequali e alla fine ne resteranno solo 9 che il 25 dicembre sfideranno l’imperatore Nadal”

Presidente guardi che forse Rafa Nadal non giocherà a Roma”. “Beh, non ci interessa, tanto io ho sempre fatto il tifo per Djokovic”.

“Presidente guardi che forse Djokovic non viene a Roma” .“Lei scrive sicuramente per Ubitennis, Roma è caput mundi, anche se non viene nessuno saremo il secondo Slam e sono pronto a riassumere il mio amico Pietrangeli per l’occasione”.

Re Angelo I deve solo guardarsi da quel che resta del ministro Spadafora, che sognava una legge di riforma dello sport che ponesse limiti ai mandati dei presidenti federali, ma che sta per essere scaricato anche dai suoi compagni di partito. “La candidatura unica è quasi un’autoaccusa e credo che occorra riflettere anche sulle norme che limitano le candidature. La norma dei tre mandati? Ci sono dei furbetti che convocano le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio lungo regno”: a Binaghi saranno fischiate le orecchie e allora ha pensato bene di candidare al consiglio federale FIT il sindaco di Torino Chiara Appendino, in teoria collega di partito di Spadafora: tutto il mondo è paese… 

Intanto si attendono notizie da New York, dove la USTA (2) sembra l’unica entità a non essersi accorta di quel che sta succedendo negli States ed anzi pare pretenda che i giocatori firmino un documento con il quale la esonerino da ogni responsabilità in caso di contagio e… di morte! Insomma si potrà giocare a New York finché morte non ci separi.

Si va quindi verso un fantomatico torneo bolla, sperando che non scoppi tutto al primo match-boll… Considerando l’attenzione dimostrata sin qui dai vari Djokovic, Zverev, Coric, Dimitrov e compagnia, si rischia di essere troppo… positivi (speriamo di no). Ma si sa, Parigi, New York etc valgono bene una messa.

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Pagelle: Nolemose bene la vita Emma…gnifica

Svaniscono i sogni di Grande Slam di Djokovic sotto i colpi di un grandissimo Medvedev. Raducanu nella storia con il sorriso, l’Italia c’è grazie a Berrettini e Sinner

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Niente da fare. I sogni tramontano all’ultimo gradino. Cinquantadue anni di attesa per tutto il mondo del tennis, ma soprattutto per lui. Ci ha creduto quando sembrava impossibile, ha lottato contro tutto e tutti perché finalmente si avverasse il suo più grande desiderio. Doveva essere una liberazione, doveva essere ciò che finalmente lo avrebbe fatto librare in alto e gli avrebbe consentito di riprendere la sua vita finalmente sereno, senza più nessuna preoccupazione e nessun obbligo verso il mondo, verso il tennis.

Eppure bastava guardare il suo sguardo ieri, durante la finale: vitreo, sofferente. Con un sorriso che era un ghigno. Un’espressione che diceva tutto, nella quale si leggeva il presentimento, anzi la certezza dell’ineluttabile che di lì a poco sarebbe accaduto. E nemmeno le lacrime, nemmeno l’ovazione del pubblico può consolarlo. Ma da dove è spuntato quel maledetto russo, ora che tutto sembrava compiersi, ora che finalmente l’agognato riposo del guerriero poteva essere conquistato?

E invece no. Niente da fare. Siamo affranti con lui. Lo abbracciamo teneramente, come faremmo con un nonno. Sì, il tuo sogno è svanito Rod. Dovrai continuare a girare il mondo tutto l’anno, Slam dopo Slam. Niente da fare, a 83 anni non puoi goderti l’agognata pensione, sarai costretto ad assistere ad altre e ancora altre maratone massacranti, chiudendo gli occhi dinanzi a quelle che, sporadicamente, dovrebbero apparire come delle volée. Il tuo (anzi i tuoi) Grande Slam resterà ancora lì quale imperitura e irraggiungibile pietra di paragone. Anche se qualcuno di nostra conoscenza direbbe che “quello mica era tennis”.

 

E adesso basta con ‘sta storia del Goat, tifosi dei Fab3 deponete le armi. Novak Djokovic (9) è un campione immenso ma pur sempre un umano che si è sciolto sul più bello come un Federer qualsiasi. E su, adesso basta, prendete la racchetta (per chi la ha ancora intera), le stampelle e i bambini, andatevene tutti e tre a giocare la Laver (sempre lui) Cup e toglietevi di torno. Tre per venti sessanta e buonanotte, prendete un bel Whisky e passate le serate a disquisire se è stato più facile vincere uno Slam contro Andersson, Gonzalez o Puerta.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Onore a Daniil Medvedev (10), dominatore assoluto di questo torneo e destinato a volare lì in alto con il suo tennis sghembo ma fenomenale. Daniil, l’amico che sei costretto ad invitare alla festa e che puntualmente te la rovina, piazzandosi al centro della sala. Ma senza il quale non sarebbe stata la stessa festa. Se saprà avere pazienza, se riuscirà a sopravvivere ai toilet break di Tsitsipas (4), potrà anche dominare il tennis che verrà. Poi certo, c’è anche il sempre più convincente Zverev (8,5) per il quale – ci perdonerete ma siamo onesti – non riusciamo a provare un minimo di simpatia.

Perché poi in fondo, sapete, il tennis è anche quella cosa strepitosa dove si possono contendere uno Slam due meravigliose ragazzine. Emma Raducanu (10) è una di quelle stelle che si vedono una volta nella vita. Magari vincerà 10 Slam o magari nemmeno più una partita, ma dominare un torneo del genere venendo dal nulla con la straordinaria serenità del suo sorriso è una cosa che andrebbe scritta nei libri di storia, quasi come un Grande Slam. Chi ne capisce di tennis femminile dice che la vera bomba sarà Leyla Fernandez (9,5): a breve l’ardua sentenza.

Leylah Fernandez, finalista allo US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Intanto il tennis WTA regala un’occasione a tutte e magari ne regalerà ancora e ancora anche alle “premio Radwanska” alla carriera, Sabalenka (6) e Svitolina (5), regine delle occasioni sprecate, con Sakkari (7) pronta ad entrare nel club.

È stato un ottimo torneo anche per l’Italia: è vero che oramai abbiamo fatto la bocca buona, ma non dimentichiamoci da dove veniamo e chi siamo. Matteo Berrettini (8) oramai perde negli Slam solo con Djokovic e qui peraltro per un set ed un’ora e mezza è stato magnifico. Se pensiamo che non era al meglio della forma, possiamo intravedere sogni di gloria in quel di Torino: da Nole alla Mole il passo è breve. E chissà che da quelle parti non si trovi a passare anche Jannik Sinner (7,5), ancora agli ottavi di uno Slam, che però dovrà presto abituarsi al nuovo passatempo preferito degli italopitechi del tennis: il paragone continuo con quel fenomeno di Carlos Alcaraz (9).

Che poi di giovani forti ce ne sono in giro per il mondo, da Brooksby (8) ad Auger-Aliassime (8,5), a Rune al quale va 10 per l’umiltà: “Vincerò anche io tredici Roland Garros”.

Detto che a Camila Giorgi (4,5) dopo sei vittorie di fila a Montreal non possiamo chiedere più nulla per un po’ di mesi, permetteteci di concludere con un doppio abbraccio a chi se ne va, Paolo Lorenzi (10) e a chi resta, Andreas Seppi (10) un cuore da fenomeno.

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Pagelle: Camila, il cielo (non il telefono) è azzurro sopra Montreal

Camila Giorgi corona un’estate fantastica con il trionfo più importante della carriera. Medvedev si conferma, Roger va sotto i ferri, Fognini si colora

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Camila Giorgi - Montreal 2021 (foto Instagram WTA)

Eh no. Ma cos’è sta storia?
Non ha un piano B, è una sparapalle senza logica. Il tennis è un’altra cosa. Non sa fare una volee, non sa fare uno slice. Ma poi fa solo doppi falli.
Ah se avesse preso un allenatore invece del padre. 
Oramai non gioca più a tennis da anni, pensa solo a fare storie su Instagram, peraltro spesso svestita.
Sta in campo solo per promuovere il suo marchio di abbigliamento, tanto oramai è bruciata del tutto. 
Ma lo vedete poi che non fa mai  un sorriso poi, mai un’emozione…non gliene frega nulla del tennis, gioca solo per sbarcare il lunario. Ma perché non si ritira?


E come dimenticare il commento di un misterioso appassionato, tale angelinofit60: “ Il suo più che un aspetto sportivo, è un caso da telefono azzurro. Sin dall’inizio con il padre  sapevamo con che tipo di persona avevamo a che fare, avevamo messo nel conto tutto. Le abbiamo dato le cure che chiedeva, l’assistenza economica. Ora il padre ha preso questa decisione, pace all’anima sua. Credo che al mondo possano esserci mille persone che potrebbero migliorare il servizio di Camila Giorgi, molto più di quanto non faccia il padre. E’ un handicap per lei, un padre così”.

Ma poi, cosa che aveva fatto Camila (10) di così grave? Aveva chiesto di essere esentata da un match di FedCup, come accaduto tante altre volte alle altre azzurre (e come pare succeda anche oggi, anche per le Olimpiadi…).
E adesso? beh, che domande! È stata l’aria della nazionale, la settimana di maglia azzurra a Tokyo e i saggi consigli tecnico-tattici dell’allenatrice (lei si!) Tatiana Garbin a far svoltare la carriera di Camila verso vette inesplorate.
E via… tutti sul carro! Pe-pe-pe-pe-pe-peeeee! Grande Camila!

 

Nelle more strali di appassionati si sono stracciati le vesti disperati perché Reilly Opelka (8,5) è arrivato in finale in un Masters 1000. Orbene, sarà colpa del gigante americano se basta un po’ di sano serve&volley per mandare al manicomio i vari Tsitsipas, Zverev, Rublev, Khachanov e compagnia cantante?Che poi Stefanos Tsitsipas (5) non si capisce che cosa abbia passato oltre a perdere una finale slam contro Djokovic (capita, anzi  c’è pure di peggio, tipo due match point al servizio sul 8-7 al quinto) per sfasciare racchette e lanciare palline fuori dallo stadio. 

Daniil Medvedev (9) ha confermato di meritare il ruolo di primo degli sfidanti di Re Nole al prossimo slam, candidato primo a cercare di evitare l’inevitabile.

Jannik Sinner era troppo stanco dopo le fatiche di Washington (9) e Atlanta, quest’ultimo giocato durante le Olimpiadi (si sarà confuso, avrà pensato di essere nel 1996), per rendere al meglio a Toronto.

Fabio Fognini (0) invece, dopo essersi dato del frocio in perfetto spirito  olimpico,  si è presentato in campo  bardato di arcobaleno: Engzell, Krajinovic  e gli organizzatori di Wimbledon hanno subito rassicurato tutti: “Non preoccupatevi, non ce l’ha con i gay come non ce l’aveva con le donne, gli zingari e gli inglesi. Restano gli ebrei, ma ha ancora qualche anno di carriera”. Nel dubbio la comunità Lgbt ha immediatamente  annunciato che il bianco è il nuovo colore del movimento.

Infine, Roger Federer ha comunicato che si sottoporrà ad un nuovo intervento chirurgico al ginocchio destro, chiudendo anticipatamente la stagione e dando così l’occasione a milioni di tifosi, fans, ultras e detrattori di ricominciare a voler imporre al Divino la data di scadenza del suo tennis.
Suvvia, un po’ di ottimismo: anche Del Potro sembra vedere finalmente la luce…

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Pagelle: Nole ci spa-venti, Matteo stai sereno

Djokovic tirannizza il tennis e vede il Grande Slam ad un passo. Berrettini fa sognare l’Italia e avrà altre chance. Il trionfo di Barty, il tramonto di Federer

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E alla fine di una domenica di luglio che resterà indimenticabile per tutti, l’Italia ha finalmente scoperto che su un campo di erba si può giocare anche a qualcosa di diverso del pallone.
Oramai siamo un popolo di tennisti, al bar non si fa più colazione ma un “break”, a poker con gli amici si cala l’ace e quando il nostro amico arriva in ritardo gli indichiamo l’orologio dicendogli “Time!”.
Quello che ci porteremo dietro con più soddisfazione di queste due settimane, sono i messaggi degli amici poco avvezzi al tennis che ci chiedevano info su Berrettini e le telefonate delle vecchie zie che ci interrogavano sui misteri del punteggio del tennis.

Certo, non si può ancora pretendere che Berrettini venga chiamato Matteo, ma insomma Luca, Matteo, sempre di evangelisti si parla, siamo lì.
Intanto il tennis è sulle prime pagine, Matteo Berrettini (9,5) ha la faccia pulita, il ragazzo dalla porta accanto (eh lo so, piacerebbe a tante amiche appassionate ma per adesso c’è Alja, 7 al suo torneo) e soprattutto è arrivato ad un livello inimmaginabile.

Poi, vabbè, nelle finali slam siamo ancora “costretti” ad avere a che fare con quei tre signori che hanno vinto 60 slam in tre e bisogna per forza inchinarsi.
Novak Djokovic (10) è il padrone del mondo, non ci sarà record che resisterà al suo impeto, il suo impero non avrà fine: a New York si completeranno le sacre scritture (occhio agli italiani però, dopo lo scherzetto di Roberta Vinci a Serena) e la speranza, per Berrettini e tutti gli altri, è che un po’ del furore serbo trovi pace con il riconoscimento universale della sua impareggiabile grandezza e lasci, piano piano, spazio agli altri.

 

In un mondo ideale i tre grandi dovrebbero prendere un aereo di sola andata per la Polinesia in questo momento: 20 slam a testa, nessuno ci raggiungerà e passiamo le giornate a pescare, bere birra e far crescere i bambini. I tifosi, inizialmente intristiti, alla fine ringrazierebbero i propri beniamini e  tornerebbero a godersi un tennis imprevedibile, magari meno competitivo, ma con più sorprese all’orizzonte. Vabbè, non sarà così, ma prima o poi (lo si dice da 10 anni), qualcosa succederà.

È stata una domenica amarissima per gli inglesi, che oltre a doversi inchinare a Donnarumma e alla banda di Mancini, devono ingoiare il rimpianto per il rifiuto di Nole alle “avance” di Draper (papà del suo avversario di primo turno) che provó invano a far abbracciare a Nole la bandiera della regina: potevano avere 20 slam in saccoccia e anni di dominio sui prati ad urlare “It’s coming home” e invece, se non fosse stato per un impavido scozzese, sarebbero a mani vuote da un secolo. Intanto, proveranno a consolarsi con la favola di Raducanu (7,5).

Ma si, fateci prendere un po’ in giro i sudditi della regina, che praticamente non hanno voluto gli inviati da tutto il mondo per paura del covid e poi hanno consentito a 100.000 tifosi si ammassarsi ovunque senza alcun controllo: indennità di capre…

È stato un Wimbledon indimenticabile anche per altri motivi.
Intanto Ashleigh Barty (10) ha riportato il talento a trionfare sul suolo più appropriato a ciò, respingendo ancora una volta i sogni di gloria di Karolina Pliskova (9): se pensiamo che una settimana prima dei Championship’s Camila Giorgi (6) aveva battuto la ceca e Sabalenka (7,5 come alla rediviva Kerber) i rimpianti per il solo secondo turno dell’azzurra sono enormi.

Ma purtroppo questa edizione del torneo potrà passare agli archivi per essere l’ultima del padrone di casa Roger Federer (7), grande ad issarsi fino ai quarti (anche se senza la scivolata di Mannarino chissà…e a proposito di scivolate, povera Serena) alle soglie degli “anta”, dopo un anno e mezzo ai box e dopo essere andato ripetutamente sotto i ferri, ma malinconico nell’uscita di scena fragorosa contro Hurkacz (8). Conoscendo l’orgoglio dello svizzero quel bagel finale gli è rimasto sullo stomaco e dunque un’ultima apparizione sui sacri prati non è da escludere. Il tempo dei miracoli però sembra oramai alle spalle, Mirka e i gemelli richiedono sempre più spazio, insomma per i tifosi di Roger sarà il caso di cominciare a concentrarsi su qualche nuovo talento.

Denis Shapovalov (8) è sempre più vicino allo status che compete al suo talento: quando imparerà che i game sul 5-5 non valgono quanto quelli sul 2-2, l’ultimo gradino sarà scalato.
Tsitsipas (4) invece continua a non digerire l’erba e, a meno che Nole non gli dia qualche consiglio “dietetico” sarà il caso che impari.

Anche i nostri giovani rampolli sono stati respinti all’esordio sui prati: se per Lorenzo Musetti (SV)  giustamente occupato con la maturità, lo stop con Hurkacz è del tutto fisiologico (e vediamo dove è arrivato il polacco), lo stop di Jannik Sinner (5) con l’ottimo Fucsovics (7,5) seppure nell’ordine delle cose, ha fatto storcere il naso ai più, complice il periodo non proprio felice del nostro talento. Nulla di preoccupante, sono “febbri di crescita” anche se stride un po’ il rifiuto di un giovane appetito alle Olimpiadi: poco male, sarà Lorenzo a godersi l’esperienza olimpica.

Fabio Fognini (6,5) ha giocato un buon terzo turno e soprattutto ha fatto passo avanti dall’ultima apparizione da queste parti: dalle bombe invocate su “sto circolo di m…” siamo passati al “Ritornato alla casa del tennis”: come il vino buono, con l’età si migliora, e intanto la prole cresce. Qualche rimpianto per Lorenzo Sonego (7,5) visto il Roger di due giorni dopo…

L’oscar della settimana va in ogni caso a Oscar…Otte che vince la sua partita 13-12 ma che…non sapeva che il  tiebreak fosse a 7 punti: probabilmente Oscar è l’unico a non aver visto la finale 2019, o magari come tanti l’ha rimossa, o più probabilmente ha pensato che il tiebreak fosse a Otte.

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