Classifica ATP: Djokovic aggancia Sampras. Bautista Agut torna in top 10. Best ranking Caruso

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Classifica ATP: Djokovic aggancia Sampras. Bautista Agut torna in top 10. Best ranking Caruso

Nole rimane in testa: fra sette giorni supererà Sampras per numero di settimane al numero 1 del mondo. Thiem sfavorito dal nuovo ranking, Berrettini ‘graziato’

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Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica - US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Prima di iniziare il consueto commento settimanale alla classifica ATP ci concediamo una breve licenza per parlare di un episodio che ci ha particolarmente colpiti nel corso della finale degli US Open vinta da Dominic Thiem, primo giocatore nato negli anni ’90 capace di conquistare uno dei quattro tornei del Grande Slam.

Ci riferiamo al diritto vincente effettuato dall’austriaco sul punteggio di 30-30 nel decimo game del quinto set; ai nostri occhi il coraggio mostrato nell’effettuarlo fa di lui un cittadino onorario del paese di Trepalle nonché membro ad honorem della nobile famiglia lombarda Colleoni, nel cui stemma araldico sono dipinti tre testicoli.

Chiusa la licenza.

Al termine di un Major normalmente la classifica risulta sensibilmente cambiata.
Questa volta non è successo perchè le regole introdotte per fare fronte all’interruzione imposta dalla pandemia l’hanno resa più statica. Con le vecchie regole – ad esempio – Thiem grazie al trionfo newyorkese da oggi sarebbe secondo alle spalle di Djokovic e Berrettini dodicesimo. Le posizioni apicali sono sostanzialmente immutate:

TOP 20

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia10860 
2NadalSpagna9850 
3ThiemAustria9125  
4FedererSvizzera6630 
5MedvedevRussia5890 
6TsitsipasGrecia5175 
7ZverevGermania4650  
8BerrettiniItalia2940 
9MonfilsFrancia2860 
10Bautista AgutSpagna26201
11GoffinBelgio2555-1
12RublevRussia24142
-13FogniniItalia2400-1
14ShapovalovCanada23453
15SchwartzmanArgentina2265-2
16KhachanovRussia2200 
17WawrinkaSvizzera2185-2
18Carreno BustaSpagna21309
19RaonicCanada1995-1
20Augier AliassimeCanada19761

Alcune osservazioni:

CASA ITALIA

Lo USO non ha riservato grandi soddisfazioni ai nostri connazionali fatta eccezione per Salvatore Caruso che ha raggiunto il suo best ranking grazie alle due vittorie conseguite a New York.

Invariati i nomi degli italiani presenti tra le prime 200 posizioni:

TOP 200 ITALIA

ClassificaGiocatorePuntiVariazione
8Berrettini2940 
13Fognini2400-1
47Sonego1030-1
81Sinner743-7
84Travaglia7193
85Mager713-5
87Caruso70313
96Seppi671-7
113Cecchinato526-5
129Lorenzi447-4
131Gaio4441
150Fabbiano379-3
155Giustino363-1
169Giannessi334-7
170Marcora331-7

Mentre si disputavano le fasi conclusive dello USO, a Roma si sono giocate le qualificazioni per partecipare agli Internazionali d’Italia. Lorenzo Musetti e Marco Cecchinato le hanno superate e sono così entrati nel tabellone principale del torneo.

Si tratta di una prima volta per il diciottenne carrarese, che nel terzo e ultimo turno delle qualificazioni ha superato con fatica un’ altra giovane promessa del tennis italiano, Giulio Zeppieri; Musetti è l’unico tennista nato nel 2002 presente nella fase finale del torneo.

Insieme a Musetti e Cecchinato a Roma sono presenti altri sette italiani nel main draw: Berrettini, Fognini, Caruso, Sonego, Mager, Sinner e Travaglia. Questi ultimi quattro sono impegnati già nel day 1: Sonego ha passato il turno battendo Basilashvili, Mager è stato eliminato da Dimitrov, in serata giocheranno Sinner e Travaglia.

Assenti giustificati Zverev e Thiem.

ALTRE NOTIZIE

Nel 250 su terra rossa disputato a Kitzbuhel il serbo Miomir Kecmanovic ha ottenuto la sua prima vittoria nel circuito. Kecmanovic era alla seconda finale della sua carriera. La prima l’aveva perduta lo scorso anno ad Antalya contro Loreno Sonego dopo avere avuto un match point a favore nel secondo set.

BEST RANKING

I complimenti per avere raggiunto per la prima volta la miglior posizione in classifica all’interno della top 100 questa settimana vanno a sette giocatori:

B.R.GiocatoreNazione
12RublevRussia
39KecmanovicSerbia
69MoutetFrancia
70Davidovich FokinaSpagna
87CarusoItalia
91RuusuvuoriFinlandia
93GironUSA

Formidabile il progresso di Alejandro Davidovich Fokina: + 29 posizioni 

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Editoriali del Direttore

Jannik Sinner è il favorito con il mancato sposo Goffin? Il belga: ”In allenamento mi batte sempre e a Rotterdam…”

“Vedo Sinner capace di vincere uno Slam, prima o poi…”. Il belga si è allenato con Berrettini. E Djokovic con Thiem

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Il programma del Day 1 a Parigi

C’era stato un risultato, fra i tanti a sorpresa registrati a Roma durante gli Internazionali d’Italia e dovuti a tante concause (transizione dal cemento made in USA, desuetudine agonistica, effetti Covid) che da noi in Italia era passato sotto silenzio pur essendomi apparso impronosticabile: il netto 6-2 6-2 inflitto a David Goffin da Marin Cilic.

Soltanto oggi sono in grado di interpretarlo meglio, alla luce di una notizia fornitami dall’amico e collega belga Yves Simon: il 19 settembre, cioè nel weekend del torneo di Roma, Goffin avrebbe dovuto sposarsi!

Soltanto una decina di giorni prima ha deciso, causa Covid-19 e l’impossibilità di fare il ricevimento che avrebbe voluto, di rinviare il matrimonio.

 

“A quel punto ho deciso di giocare a Roma…ma è stato un errore! Non ero preparato, né tennisticamente né mentalmente. Non ho voluto ripetere l’errore andando anche a Amburgo. Ho preferito allenarmi intensamente a Montecarlo…”.

-E l’hai fatto?

“Sì, ho giocato per cinque giorni con grande intensità, sulla terra rossa naturalmente, e mi sento adesso in forma e ottimamente preparato”.

-Temi Sinner?

“Lo conosco bene, ci siamo allenati diverse volte, sia a Monaco sia a Bordighera. E’ molto forte e sono convinto che sia un giocatore che prima o poi potrà vincere uno Slam. In allenamento mi batteva sempre, e lo ha fatto anche a Rotterdam in gara (76,75, 9 p. a 7p. il punteggio del tiebreak; si è giocato a febbraio 2020), però uno Slam è diverso: si gioca tre set su cinque, e vincere tre set per un giovane non è come vincerne due. Avete visto cosa è successo a Jannik all’US Open con Khachanov? E’ anche una questione di esperienza…”

Tutto vero, come vero che le condizioni climatiche, il freddo che ha costretto in questi giorni tutti i giocatori a indossare leggings – beh, in Francia li chiamano fuseaux, la traduzione italiana calzamaglia, ghette non mi persuade – le palle Wilson assai pesanti di cui si è lamentato Rafa Nadal, sembrerebbero poter favorire il tennis di Sinner al cospetto del “peso leggero” belga.

Questo sabato, alla vigilia del suo match delle 11 sul Chatrier, Goffin si è allenato sul campo Simonne Mathieu con Matteo Berrettini. Per carpirgli qualche segreto su Sinner? Sullo Chatrier hanno invece giocato insieme, curiosamente, Djokovic e Thiem. Vero che l’austriaco è capitato nella metà del tabellone di Nadal, ma fra 15 giorni Nole e Dominic potrebbero trovarsi contro in finale.

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ATP

ATP Amburgo: la finale è Rublev-Tsitsipas

Il russo ha regolato Ruud, mentre Stefanos ha dovuto sudare per battere Garin in tre set.

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Sabato di semifinali giovani all’ATP 500 di Amburgo (tutti sotto i 24 anni), con i favoriti, Stefanos Tsitsipas ed Andrey Rublev, che hanno rispettato il pronostico e raggiunto la terza finale stagionale. Sarà anche il loro terzo confronto nel tour, con il bilancio in parità (anche se Rublev ha vinto anche un incontro a livello Challenger).

RUBLEV IMPLACABILE – Andrey Rublev è stato il primo a raggiungere la finale, battendo Casper Ruud per 6-4 6-2 in 85 minuti, ripetendo il risultato dello scorso anno, quando fu battuto in tre set da Basilashvili all’ultimo atto. Il norvegese è stato più aggressivo inizialmente, cercando tanti contropiedi per non permettere a Rublev di accamparsi sulle diagonali dove il russo non ha problemi colpire ad libitum, specialmente con il dritto anomalo.

Questa strategia probabilmente derivava dalla chiusura del tetto, che inficia le rotazioni dei suoi colpi da fondo abbassando il rimbalzo e restringendo il campo, obbligandolo quindi a cercare altre soluzioni per non perdere campo. Il risultato è stato un inside-in appena largo e immediata palla break Rublev, ma Ruud l’ha salvata girando attorno alla pallina con il più classico degli schema da rosso – due sventagli e chiusura lungolinea.

 

In conseguenza a questo atteggiamento atipico per lui, il norvegese è andato sovraritmo, prevalendo quasi solo con i banana shot del suo mentore Nadal. In condizioni così lente, inoltre, Rublev non soffre servizi che non siano di livello assoluto, come si è visto ieri contro Bautista, e ha risposto quasi sempre sul rovescio dell’avversario anche sulla prima. Per finire, il russo ha tenuto un’alta percentuale di punti con la prima, 70 percento contro il 48 dell’avversario – è forse l’epitome di un nuovo flipper agassiano da fondo.

Nel terzo gioco, una risposta vincente di dritto e due errori di rovescio di Ruud hanno dato la palla break a Rublev, concretizzata con due dritti dominanti seguiti a rete per lo smash a rimbalzo. Il russo ha provato ad allungare ulteriormente grazie ad un’altra palla break nel quinto gioco (ha avuto chance in ciascuno dei primi tre turni al servizio dello scandinavo), ottenuta con una risposta vincente di rovescio e con un rimbalzo fedifrago. Ruud ha però spinto ed è sceso a rete grazie a un buon contropiede di rovescio. Altra risposta bimane, altra buca, altra palla break, ma stavolta il semifinalista di Roma ha pulito la linea laterale con il suo, di rovescio lungolinea.

Salvatosi dal doppio break, Ruud ha colpito una buona risposta fra i piedi che gli ha dato la palla del contro-break, sfruttata con una risposta vincente di dritto, ma un brutto errore con lo stesso colpo ha rimandato avanti l’avversario, bravissimo a tirar fuori una contro-smorzata a cui la terra è stata decisamente lieve, in senso buono:

In una fase di stanca, un dritto in rete di Rublev ha dato due palle del 4-4 a Ruud, ma la tds N.5 ha spinto bene chiudendo con una smorzata e pareggiato i conti con una prima vincente, chiudendo facilmente il set in 49 minuti. Ruud ha richiesto l’intervento del fisioterapista per un problema alla spalla destra a cavallo fra i due parziali, e ha subito perso il servizio su un doppio lungolinea dell’avversario, il cui dritto ha continuato a farla da padrone, dandogli l’1-0.

Nonostante il nastro abbia aperto uno spiraglio con la palla del contro-break, tre prime consecutive (dopo l’uno su sette iniziale) hanno cavato Rublev d’impaccio; Ruud è quindi crollato, concedendo il doppio break senza colpo ferire. Il russo si è distratto, restituendone uno con due doppi falli consecutivi, ma da lì in avanti ha proceduto a velocità di crociera, salendo 5-2 con un rovescio vincente e chiudendo poco dopo.

“Casper ha giocato davvero bene in queste due settimane, poteva anche finire in un altro modo”, ha commentato il vincitore. “Mi mancava la presenza degli appassionati, anche perché qui ad Amburgo negli anni scorsi lo stadio pieno fin dai primi turni – è sicuramente un torneo speciale per me!” Per Rublev sarà la terza finale stagionale dopo le vittorie di inizio anno a Doha ed Adelaide; questa sarà però la chance di vincere il suo primo 500.

TSITSIPAS SORRIDE – Il greco ha invece impiegato due ore e 15 minuti per battere Cristian Garin, uno dei migliori performer su terra della stagione, con il punteggio di 7-5 3-6 6-4. Entrambi benissimo al servizio all’inizio, specialmente il cileno, che ha messo dentro 19 dei suoi primi 21 servizi (facendo però “solo” il 63% dei punti), mentre Tsitsipas è stato molto efficace con entrambe le battute, iniziando 11/15 con la prima e 6/9 con la seconda.

Il greco ha concesso una palla break nel quinto gioco, ma ha tirato una prima vincente, come successo di frequente questa settimana. La prima chance per Tsitsi è arrivata nel sesto game, quando Garin ha sparacchiato un dritto, ma la risposta di rovescio si è spenta in mezzo alla rete. Garin ha però continuato a regalare, scentrando un rovescio e concedendo il break con un doppio fallo.

Al momento di servire per il set, però, Garin è salito 15-40 su una palla corta sbagliata dalla seconda testa di serie, sfruttando due buone risposte incrociate da sinistra e rimandando tutto di là (il cileno ha una consistenza veramente straordinaria con i colpi in corsa), strappandogli la battuta quando un passante complicato si è fermato in rete. Dopo un game di battuta un po’ fortunoso (una volée dubbia gli è stata chiamata dentro sullo 0-15), Tsitsipas si è fatto trovare pronto, e si è guadagnato due set point grazie a un doppio fallo del cileno, chiudendo immediatamente con un passante di rovescio dopo 53 minuti – decisiva la differenza con la seconda, 62 percento per Tsitsipas, 33 per Garin.

Molti gli scambi intensi, soprattutto perché questa settimana il dritto di Tsitsipas è lontano parente di quello “ammirato” contro Sinner a Roma, ed è anzi diventato un colpo eccezionale anche sulla terra, carico e difficile da leggere, mentre Garin ha cercato di prendere l’iniziativa quando possibile, appiattendo il dritto in cross e scendendo a rete il doppio dell’avversario (10-5 nel primo).

Il campione di Cordoba e Rio non si è scoraggiato, e ha breakkato nel terzo gioco del secondo set, quando Tsitsipas si è inizialmente salvato con la prima, ma nulla ha potuto sulla risposta in allungo dell’avversario:

Tsitsipas ha rischiato di sbandare ulteriormente nel quinto gioco, ma la prima gli è venuta in soccorso di nuovo. Garin ha però servito in maniera clamorosa, vincendo 14 punti su 16 con la prima, e non gli ha mai dato la benché minima possibilità di rientrare nel parziale, chiudendo anzi con un ulteriore break, suggellato da un rovescio tonitruante. Solo tre errori non forzati per lui nel secondo, e match al parziale decisivo dopo un’ora e mezza – primo set perso nel torneo da Tsitsipas, che ha chiesto l’intervento del preparatore prima dell’inizio del terzo.

Il greco è riuscito a ricomporsi, tornando intoccabile al servizio com’è stato per tutta la settimana (sopra l’80 e con la prima e con la seconda), e ha aspettato il momento propizio, arrivato nel quinto game quando Garin ha completamente perso il campo, sbagliando due rovesci e commettendo due doppi falli. L’andamento del set è stato speculare a quello del precedente, perché Stefanos ha difeso senza affanni i turni di battuta (Garin ha anche avuto bisogno di un breve trattamento al ginocchio destro), e ha chiuso a rete per la sua terza finale della stagione – cercherà il suo secondo titolo dopo Marsiglia.

“La partita è stata durissima ed equilibrata, ma sono stato bravo a sfruttare i miei punti di forza”, ha detto alla fine. “Mio fratello è venuto qui dieci anni fa e mi ha sempre detto che il torneo e l’organizzazione sono fantastici, e sono felice di essere riuscito a giocare così bene in una città bellissima”. Decisamente piacione il greco, che ha chiuso con un “ho imparato a dire ‘ich lieben Hamburg'” appena appena melenso… Anche per Tsitsipas questa sarà l’occasione di vincere un 500, anche se il greco ha pur sempre vinto le ATP Finals, un filo più importanti.

Risultati:

[5] A. Rublev b. C. Ruud 6-4 6-2
[2] S. Tsitsipas b. C. Garin 7-5 3-6 6-4

Il tabellone completo

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Opinioni

Dal peggior 1000 al miglior Slam: perché il caso di Thiem non deve sorprendere

Thiem ha cancellato la ‘figuraccia’ di Cincinnati con la cavalcata trionfale dello US Open. Ma altre prestazioni opache dei big sembrano essere unite da un filo conduttore

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Dominic Thiem - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Uno dei primissimi episodi che ci hanno stupiti al rientro dalla lunga pausa causata dalla pandemia è stato il match di esordio di Dominic Thiem in quel di “Cincinnati”. Sicuramente l’entità della sconfitta e i numeri in risposta sono stati roboanti, ma a destare davvero meraviglia è stata la sua sorpresa per la prestazione offerta di fronte a Filip Krajinovic. Evidentemente, Thiem non si ricordava l’ultimo suo livello di gioco mostrato in campo prima della chiusura, come del resto era successo a Sofia Kenin.

In febbraio, infatti, la freschissima campionessa dell’Australian Open aveva subito tre sconfitte nelle prime quattro apparizioni; poi, la vittoria all’International di Lione battendo una sola top 100 e quattro volte costretta al terzo set, due delle quali a un passo dalla sconfitta. La premessa d’obbligo per Kenin è che un calo dopo la vittoria Slam non ha bisogno di essere giustificato, a maggior ragione se si tratta del primo titolo; ciò che qui ci interessa, dunque, non è tanto quel calo di rendimento, quanto la dichiarazione di Sofia della scorsa settimana secondo cui, prima della pausa, “ero al livello più alto della mia carriera”. Come se i suoi ricordi relativi al mese di febbraio fossero stati cancellati.

Non sorprende allora che anche Dominic possa essere afflitto dallo stesso problema di memoria e che, di conseguenza, non si aspettasse la batosta patita da Filip Krajinovic. In realtà, Dominic aveva smesso di spaccare la palla alla sua maniera dalla fine del terzo set della finale di Melbourne, come era stato fatto notare anche da Toni Nadal nella sua rubrica sul quotidiano el País. E aveva proseguito male nella gira sudamericana: dopo il forfait a Buenos Aires, a Rio aveva faticato tre set contro Felipe Meligeni (n, 341 ATP) e Jaume Munar prima di cedere a Gianluca Mager nei quarti. Insomma, Thiem ha semplicemente ripreso da dove aveva lasciato. O, magari, pensava di essere tornato nei panni di Dominator perché aveva giocato bene le tante partitelle (f)estive con gli amici, dimenticandosi allora che un match di torneo è tutt’altra cosa?

Di sicuro è stato brav(issim)o a resettare, se è vero che dopo la peggior prestazione in un Masters 1000 – non aveva mai perso all’esordio vincendo meno di sei game, se si eccettua il ritiro a match in corso contro Anderson della Rogers Cup 2016 – ha giocato il suo Slam migliore, vincendolo.

La sconfitta austriaca potrebbe tuttavia avere un’altra chiave di lettura alla luce delle prestazioni non eccellenti di diversi top player a cominciare già dalle prime giornate nella bolla, passando per l‘eliminazione agli ottavi dell’unico favorito per la vittoria dello US Open e finendo con la precoce sconfitta di Rafa Nadal nel torneo del suo rientro.

 
Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

La loro prima e quindi più genuina reazione alle restrizioni – in primis riguardo agli staff dei giocatori – che la USTA stava pensando è stata non solo di non partecipare, ma addirittura di tentare di far saltare lo US Open, quasi che la regola fosse “se non posso vincerlo io, non lo vince nessun altro”. Chi non vuole disputare un torneo è liberissimo di restare a casa, soprattutto ora in virtù della regola scelta per gestire il ranking alla ripresa; certo, nessuna opzione tra le tante possibili avrebbe accontentato tutti, ma a uscire vincitrice è stata quella che sicuramente avvantaggia i più forti, innanzitutto quel Big 3 che, guarda caso, siede anche nel Player Council dell’ATP. Al proclamato (per non dire auto-emanato) diritto di non giocare, si è però aggiunto un battage che stava per mettere a rischio la disputa dello Slam newyorchese più della pandemia, come avevano denunciato Danielle Collins e Daniel Evans.

D’altra parte, lo rilevava e rivelava Ernests Gulbis un paio di anni fa dopo aver (temporaneamente) ritrovato una classifica che gli aveva permesso di uscire dal pantano dei Challenger: per un campione è facile battere il n. 150 del mondo sul Centrale di un grande torneo, una situazione a cui non è certo avvezzo e si trova praticamente schiacciato da dimensioni e pubblico. È però ben diverso affrontarlo in un campetto del circuito minore – sul suo terreno di gioco. Non a caso abbiamo recentemente visto giocatori di vertice cimentarsi con alterne fortune nei Challenger. Così Goffin cade ai quarti di Phoenix contro il n. 168 Salvatore Caruso, a Sophia Antipolis Pierre-Hugues Herbert (ottenuto il Career Grand Slam in doppio, ha puntato ai vertici del ranking di singolare partendo comunque dalla top 50) viene preso a pallate al secondo incontro dal n. 179 Mager, Kei Nishikori è sconfitto all’esordio a Newport Beach. Lo stesso atteggiamento di Roger Federer sul Grandstand in quel giovedì romano del 2019 contro Borna Coric pareva urlare a squarciagola “qui non ci voglio stare” (fece le valigie il giorno dopo).

Se a ciò si aggiungono appunto lo staff estremamente ridotto e l’assenza di pubblico, ecco che l’enorme differenza – guadagnata sul campo, ci mancherebbe – si assottiglia. I top player si sono allora aggrappati a giustificazioni più sensate, come il timore di viaggiare in un Paese con il COVID-19 fuori controllo in diversi Stati dell’Unione, quando in realtà si trattava di giocare in una bolla molto più sicura delle normali frequentazioni di alcuni di quegli stessi giocatori. Poi, l’innegabile ostacolo della quarantena (per il rientro in Europa), lo stesso che aveva citato Simona Halep in occasione della sua rinuncia al WTA di Palermo, regolarmente giocato dalle sue connazionali.

Dopo un’ultima goffa minaccia di boicottaggio da parte dei top 20 e una norma del DPCM datato 7 agosto che non lasciava dubbi sull’esenzione dalla quarantena per i tennisti diretti a Roma, finalmente i nostri eroi (con la rilevante eccezione di Federer che ha presentato il certificato medico, mentre Nadal ha posticipato) sono tornati al lavoro. E, nessuna sorpresa, molti di loro hanno faticato o addirittura perso contro avversari inferiori, esattamente come temevano fin dall’inizio.

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