Zverev: "C'è chi cerca di togliermi il sorriso"

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Zverev: “C’è chi cerca di togliermi il sorriso”

Il teutonico ha commentato la finale persa a Parigi-Bercy e alluso brevemente ai problemi che sta affrontando fuori dal campo

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Alexander Zverev a Bercy 2020 (foto Twitter @RolexPMasters)

La stagione indoor sta dando grandi soddisfazioni ad Alexander Zverev nonostante la sconfitta di ieri contro Daniil Medvedev che ha interrotto una striscia di 12 successi consecutivi fra Bercy e i due tornei di Colonia. Proprio per via dell’intensa attività dell’ultimo mese, Sascha è parso sereno in conferenza stampa, accettando il risultato finale senza rimpianti: Alla fine del secondo set ero stanco, ero morto. Il match con Mannarino [agli ottavi, ndr] è stato molto fisico e mi ha portato via tante energie. Sapevo di dover vincere in due set, e una volta perso il secondo sapevo che sarebbe stata dura, soprattutto perché lui è molto composto. Ti fa correre in ogni scambio”.

Il russo ha vinto per 47-28 gli scambi di oltre cinque colpi, doppiando l’avversario (22-11) in quelli al di sopra dei nove: Daniil ti logora, e appena inizi a sentirti un po’ teso ti porta allo sfinimento – ti fa correre, ti fa muovere. Come ho detto, anche il match con Mannarino è stato così perché ha un gioco simile, colpisce piatto e gioca scambi lunghi per tutto il match. Contro Daniil non ci sono punti diretti. Quindi questo aspetto è stato complicato da gestire, e gliene va dato atto, è un grande giocatore. So che questa non è stata la miglior stagione per lui, mentre devo dire che la mia è stata abbastanza positiva, ma vedremo come andrà a Londra. Sono contento del mio gioco, ma forse devo riprendermi un pochino dal punto di vista fisico“.

Durante la premiazione, il tedesco ha commentato le rincarate accuse della sua ex-fidanzata Olga Sharypova, pur senza menzionarla: “So che ci saranno sempre delle persone che cercheranno di cancellarmi il sorriso dalla faccia, ma sotto questa maschera sto sorridendo intensamente. In conferenza gli sono state chieste delucidazioni, ma il N.7 ATP ha sostanzialmente ripetuto le stesse parole: “Per un atleta professionista ci saranno sempre persone che cercheranno di portargli via il sorriso. Continuino pure a provarci, io sto ancora sorridendo”.

 

Per quanto riguarda la gravidanza di un’altra compagna dell’ultimo anno, Brenda Patea, gli è stato chiesto se ha cercato consigli da altri top player su come gestire un figlio nonostante l’incessante attività dell’ATP Tour, ma Zverev è stato ancora più laconico su chi siano i suoi modelli da questo punto di vista: “No, ho mio fratello e questo mi basta”.

La prossima stagione rischia di diventare un lungo encore di questo format senza pubblico o quasi, a partire dall’Australian Open. Sascha è realista: “Gioco abbastanza bene con il pubblico! Mi mancano tanto i fan, soprattutto in finali come quella di oggi o quella dello US Open. Ma dobbiamo soltanto essere contenti di poter giocare e grati per le opportunità che ci vengono date. Altri sportivi non sono così fortunati, ma noi sì, quindi il fatto di poter giocare è fantastico”.

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Schwartzman eliminato all’ATP di Cordoba. A Singapore finale tra Popyrin e Bublik

Ramos-Vinolas rovina la festa argentina, che sfiora l’en-plein (3/4) tra i semifinalisti. A Singapore seconda finale dell’anno per il kazako, prima in assoluto per Popyrin

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Diego Schwartzman - ATP Cordoba 2021 (via Twitter, @CordobaOpen)

L’Argentina è andata vicinissima a un incredibile poker casalingo nelle semifinali dell’ATP 250 di Cordoba. Invece si è messo in mezzo Albert Ramos-Vinolas: lo spagnolo ha eliminato la prima testa di serie, Diego Schwartzman, in tre set (6-1 4-6 6-3) e ha impedito agli argentini di monopolizzare il quadro delle ‘semi’. La vittoria di Ramos (sempre un osso duro sul rosso) è una sorpresa, se consideriamo i precedenti (erano 5-0 in favore del ‘Peque’) e la vittoria 6-0 7-6 dello scorso anno sempre nei quarti di finale di questo torneo. Ramos-Vinolas ha vinto in 2 ore e 27 minuti, conquistando la sua prima semifinale nel Tour da Santiago del Cile 2020.

Sarà invece la prima semifinale in assoluto nel circuito ATP per il 19enne Juan Manuel Cerundolo, che da numero 335 delle classifiche non solo si è qualificato per il suo primo torneo nel circuito maggiore, ma ora avrà l’opportunità di arrivare a giocarsi addirittura il trofeo. Cerundolo ha battuto nei quarti Thiago Monteiro per continuare il suo sogno, 6-2 3-6 6-2. Nel tabellone principale figurava anche il fratello maggiore, Francisco Cerundolo, che ha eliminato in tre set Gianluca Mager ma ha perso nel turno successivo contro Federico Coria (vincente nei quarti contro Paire, 6-3 6-2), a proposito di fratelli! Juan Manuel avrà l’opportunità di vendicare il fratello contro Coria nel penultimo atto del torneo. Cerundolo però non sarà l’unico qualificato a giocare le semifinali a Cordoba. Anche Facundo Bagnis si è fatto strada dalle ‘quali’ e nei quarti ha dominato Kovalik 6-1 6-2: sarà lui l’avversario di Ramos Vinolas.

Risultati:

[5] A. Ramos Vinolas b. [1] D. Schwartzman 6-1 4-6 6-3
[Q] F. Bagnis b. J. Kovalik 6-1 6-2
[Q] J. Cerundolo b. [7] T. Monteiro 6-2 2-6 6-3
F. Coria b. [2] B. Paire 6-3 6-2

 

A Singapore andrà in scena una finale scoppiettante e soprattutto giovane, tra Alexander Bublik e Alexei Popyrin. Il kazako è partito molto bene nel 2021, vincendo 9 partite su 12 giocate. Quella conquistata nell’ATP 250 asiatico è la sua seconda finale dell’anno: ad Antalya fu costretto a ritirarsi dopo solo due game, lasciando il titolo nelle mani di De Minaur. Stavolta ha faticato meno per raggiungere l’ultimo atto. Dopo le vittorie agevoli nei primi round, in semifinale ha sconfitto in rimonta Radu Albot in appena 90 minuti, con la solita prestazione grandiosa al servizio (12 ace e 20/23 con la prima nel set decisivo).

Per Alexei Popyrin è invece la prima finale in assoluto nel circuito ATP. Per raggiungerla ha dovuto superare Marin Cilic e l’ha fatto in due tie-break, recuperando uno svantaggio di 1-4 nel primo parziale. L’ex numero 3 mondiale ha mancato l’occasione di tornare a giocare una finale ATP (ne ha disputate 32 a livello ATP, 18 i titoli). L’ultima volta che ne ha raggiunta una era il giugno del 2018, al torneo del Queen’s. Non ci sono precedenti tra Bublik e Popyrin nel Tour maggiore, solo uno a livello Challenger, vinto dall’australiano ad Astana nel 2018 5-7 6-3 6-3

Risultati:

[4] A. Bublik b. [6] R. Albot 2-6 6-3 6-4
A. Popyrin b. [3] M. Cilic 7-6(5) 7-6(2)

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Il tabellone dell’ATP di Rotterdam: forfait di Sinner, c’è Paul all’esordio per Sonego

Torneo che promette spettacolo nonostante le tante defezioni. Medvedev e Zverev nella parte alta, Tsitsipas e Rublev in basso. Seppi nelle qualificazioni

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Daniil Medvedev - Rotterdam 2019 (foto via Twitter, @abnamrowtt)

L’ATP 500 di Rotterdam era partito con i migliori auspici per l’edizione 2021. Nonostante si sapesse che non ci sarebbe stato il pubblico sugli spalti, l’entry list vantava una sfilza di giocatori di altissimo livello che purtroppo a pochi giorni dalla compilazione del tabellone principale si è ampiamente ridotta. L’ultimo in ordine temporale a dare forfait è stato Jannik Sinner. L’altoatesino ha bisogno di fermarsi per recuperare dal problema alla schiena accusato sul finire del match contro Bedene a Montpellier. Prima di lui anche Rafa Nadal si era chiamato fuori dal torneo per i fastidi alla schiena che lo tormentano dall’inizio dell’Australian Open. Discorso simile per Matteo Berrettini, fermato dall’addominale. Si aggiungono a una lunghissima lista, che comprende anche Monfils (campione uscente), Shapovalov, Raonic, Carreno, Ruud, Fritz, Evans, Krajinovic, Cilic, Kyrgios e Gasquet.

Il tabellone dell’ATP 500 di Rotterdam

La partecipazione rimane comunque di altissimo livello per un torneo di categoria ‘500’. La testa di serie numero uno è Daniil Medvedev: tornerà in campo dopo la finale persa all’Open d’Australia contro Djokovic. Al primo turno troverà un connazionale del numero uno del mondo, Dusan Lajovic. È stato sorteggiato nella stessa metà di tabellone di Sascha Zverev (t.d.s 3, esordio insidioso contro Bublik), di Auger-Aliassime (gran sfida con Nishikori al primo turno), di Bautista Agut (derby al debutto contro Davidovich Fokina) e di Lorenzo Sonego, unico italiano al momento nel main draw, atteso dal debutto contro Tommy Paul.

La parte bassa del tabellone è presidiata da Stefanos Tsitsipas e Andrey Rublev. Quest’ultimo potrebbe incrociare Andy Murray al secondo turno. Per il greco (t.d.s. 2) c’è Egor Gerasimov al primo round, reduce da una grande settimana a Montpellier, dove ha eliminato anche il sopra citato Murray. Nella stessa sezione di tabellone si giocherà anche un altro primo turno spettacolare, quello tra Stan Wawrinka e Karen Khachanov. Nel tabellone di qualificazione c’è un secondo tennista azzurro: Andreas Seppi. Proverà a conquistare il tabellone principale, ma dovrà superare prima Cressy e poi uno tra Norrie e Niesten.

 

Link al tabellone aggiornato

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Paganini, il trainer di Federer: “Se Roger non avesse avuto pazienza, si sarebbe ritirato molto tempo fa”

Bella intervista del preparatore atletico del campione svizzero al Tages Anzeiger. I muscoli di Federer “erano meno tonici rispetto allo stop del 2016. La sua passione mi sorprende ancora”

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Manca poco più di una settimana al rientro in campo di Roger Federer, dopo oltre un anno dall’ultima apparizione in un match ufficiale. C’è grande interesse non solo per rivedere i suoi colpi su un campo da tennis, ma anche per avere delle risposte ai tanti interrogativi che aleggiano attorno allo svizzero: che Federer vedremo in campo? Sarà pronto atleticamente per giocare diverse partite di seguito? Potrò giocarsi le sue carte anche nei grandi tornei? Ha provato a dare delle anticipazioni Pierre Paganini, il preparatore atletico di Roger da ormai tanti anni. Paganini ha rilasciato una lunga intervista al Tages Anzeiger, in cui ha parlato del recupero dal doppio intervento al ginocchio del 2020 e delle prospettive che il 39enne Federer può porsi.

Innanzitutto, si riparte dal torneo di Doha, che l’ex numero uno mondiale ha vinto in tre occasioni: “Roger gioca solo quando sa di poter giocare bene” ha affermato il suo preparatore atletico. Ora dobbiamo vedere come reagisce il suo corpo. È importante proteggerlo. È già una grande vittoria poter tornare in campo e poter dire ‘Sto bene, non vedo l’ora che arrivi la prossima partita’. Al momento è sicuro che giocherà a Doha, poi vedremo se giocherà anche Dubai. Valuteremo gli sforzi e la reazione del suo corpo dopo i primi incontri”.

“Ci è voluta una pazienza incredibile per arrivare a questo punto” ha detto Paganini, arrivato assieme a Roger al termine del lavoro di riabilitazione e di potenziamento fisico. “È folle pensare quanto è stato lungo il percorso. In termini di forza è tornato al livello pre-infortunio. Il tennis però non è uno sport di forza, ma di resistenza ai continui stimoli di reattività. Stiamo lavorando molto sulla velocità: sarà un punto importante. Ora si sta allenando normalmente. Se lo vedessi diresti che non è infortunato e sta bene. Ma non bisogna dimenticare che solo quando tutte le tappe del recupero sono complete si riacquista anche la reattività. Questo nel tennis è molto importante e ci stiamo lavorando da tanto tempo. Solo allora puoi vedere se il puzzle è completo, in tutte le sue componenti: ora è lì che ci troviamo”.

 

Se nel 2016 Roger si infortunò al ginocchio sinistro (mentre faceva il bagno alle gemelle, a detta sua), stavolta ha dovuto risolvere le problematiche del ginocchio destro. Paganini ha dato il suo parere: “Non do mai informazioni sulle questioni mediche. Posso dire che se un problema esiste da diversi anni, è chiaro che il recupero sarà più complicato. Questo ginocchio gli dava problemi da diversi anni, ma riusciva a tenerli sotto controllo, con una programmazione adeguata ed esercizi specifici. Il processo è stato lento per non rischiare delle battute d’arresto. C’è stato bisogno di una seconda operazione perché l’articolazione era sovraccarica. È avvenuta nello stesso punto della prima e questo spiega il perché della totale inattività del periodo ampio con diverse fasi per iniziare la riabilitazione. Il ginocchio era particolarmente fragile dopo due operazioni. Adesso siamo nel punto finale del percorso, ma ci stiamo ancora lavorando”.

Pensare a Federer che rientra in campo dopo un infortunio al ginocchio non può che fare tornare in mente la magica cavalcata dell’Australian Open 2017, vinto in finale contro Nadal. Secondo Paganini, il fisico di Roger ora è in una posizione diversa rispetto a quel periodo: La grande differenza rispetto alla situazione vissuta nel 2016 è che quando si è fermato dopo Wimbledon nel 2016, i suoi muscoli erano sempre tonici. Ora abbiamo avuto una pausa totale in cui i muscoli si sono notevolmente deteriorati. È passato molto tempo tra la prima operazione e il periodo di luglio, quando avevamo stabilito che avremmo potuto ricominciare a lavorare gradualmente. I suoi muscoli non erano più nelle stesse condizioni e non potevano sopportare certi carichi di lavoro, c’era bisogno di più tempo. Quando abbiamo ripreso a lavorare, serviva farlo in modo graduale, in modo che il corpo impari a mantenere le ripetizioni a una certa intensità; poi devi fermarti e vedere come reagisce il corpo. Verso l’inizio di ottobre, siamo partiti dal livello più basso. È stata una lunga strada da percorrere”.

Una lunga strada da percorrere, che appare però più corta se si ama ciò che si fa: “Io stesso sono sorpreso dalla sua passione, a volte mi chiedo: perché
continua a farlo? È un fenomeno, non c’è molto altro da aggiungere. Quando abbiamo fatto la prima sessione di esercizi ha saltato il primo che gli abbiamo messo davanti con una certa titubanza, ma poi ha visto che andava tutto bene ed è diventato euforico, era davvero orgoglioso di averlo saltato. Quando vedi le emozioni spontanee che ancora prova per le cose più semplici, ti fa sentire giovane, è pieno di vita”.

Ma per quanto tempo ancora vedremo in campo Re Roger, prima che appenda la racchetta al chiodo? Quando deciderà di fermarsi, si fermerà. Certo, c’è un limite. Si sta allenando molto duramente in questo momento perché vuoi sapere dov’è questo limite. È Roger Federer che lo decide, non io. Stiamo parlando di una persona incredibile. Ciò che viene spesso sottovalutata è la sua pazienza. Senza questa pazienza, il suo ritiro sarebbe arrivato molto tempo fa. Quando ha deciso di operarsi ha scelto un percorso che avrebbe richiesto diversi mesi puntando a tornare, non a dire addio. I suoi piani per il 2022? Ottima domanda… Posso dire che abbiamo sempre un piano A e un piano B. Ma abbiamo ancora pochissime risposte ad alcune domande emerse durante gli allenamenti. Abbiamo bisogno di maggiori informazioni prima di sapere in quale direzione sta andando il programma e solo provando in campo avremo queste risposte. È presto per pensare a lungo termine”.

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