Londra restituisce il miglior Medvedev: "Dovevo essere solido, ci sono riuscito"

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Londra restituisce il miglior Medvedev: “Dovevo essere solido, ci sono riuscito”

Il russo è già in semifinale con una partita d’anticipo: ora attende il vincente di Nadal-Tsitsipas. “Djokovic non ha giocato al top – ha commentato – ma contro i tre big non è mai facile vincere”

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Daniil Medvedev alle ATP Finals 2020, Londra (foto Twitter @atptour)

Se ci troviamo a ragionare di un Novak Djokovic distratto dalle divagazioni politiche e costretto a giocarsi in extremis la qualificazione, il merito è anche della versione extra lusso di Daniil Medvedev. Il russo ha già la semifinale garantita (l’anno scorso perse tre partite su tre) e aspetta col morale alto il vincente di Nadal-Tsitsipas (stasera alle 21). “Qui nel 2019 ho perso con entrambi – ha raccontato a caldo -, con Stefanos c’è una sorta di rivalità, essendo entrambi giovani, mentre con Rafa non ho mai vinto. Non ho una preferenza. Chiunque sia il mio avversario, sarò contento di affrontarlo“.

Sarebbe ingeneroso, in ogni caso, sminuire la partita di Medvedev guardando solo a cosa non ha funzionato dall’altra parte della rete. Ci pensa lui stesso ad indirizzare l’analisi: “Certamente non è stata la miglior versione di Djokovic, ma contro i tre big è complicato vincere anche quando non sono al meglio. Bisogna essere solidi e posso dire di esserci riuscito”.

PIANO PARTITA – Nei precedenti sei incroci, Medvedev aveva battuto l’attuale numero uno ATP due volte nel 2019, sulla terra di Montercarlo e poi sul veloce di Cincinnati. In entrambi i casi, c’era stato bisogno di un terzo set. “Guardando al punteggio, questa è stata la più netta delle mie tre vittorie contro Nole, ma non posso dire la migliore dal punto di vista del gioco“. Al netto dell’autocritica, il piano partita del numero quattro del mondo è comunque andato a buon fine.

Ho servito molto bene e ho cercato di mettergli addosso sempre la massima pressione – la sua analisi -, ma ci sono stati anche dei momenti in cui non sono stato contento di me stesso, ho sbagliato alcuni passanti. In ogni caso avevo di fronte uno dei migliori ribattitori del mondo, su questa superficie è difficile fare dei break, ce ne sono stati pochi“. Prima che lui ne piazzasse tre, a cavallo tra primo e secondo set, nella serie di sette game consecutivi che ha spaccato la partita.

IL CASO – Ben Rothenberg, nella sala stampa virtuale della O2 Arena, ha provato a far sbilanciare Medvedev sul caso Zverev-Sharypova, visto che non è un mistero l’ampia conoscenza tra sua moglie e l’ex compagna del tedesco, derivante dalla condivisione di alcune trasferte nel circuito. “Conosciamo Olga, certo. Ma posso solo dire, in generale, che sono contrario alla violenza e agli abusi. Poi le indagini riguardano la polizia e non so se lei ci andrà o no. Io non conosco i dettagli“. Anche l’ATP, in attesa di capire se e come la questione finirà nelle mani della giustizia ordinaria, ha preso pochi giorni fa le distanze ma senza far nomi. Si procede con la dovuta cautela.

 

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ATP

Tutti i vincitori ATP del 2020: dalla Serbia di Djokovic a Medvedev, i 33 trofei assegnati

Ripercorriamo tutto il tennis maschile che si è giocato nel 2020. Il primo Slam di Thiem e il 20° di Nadal. I cinque titoli di Rublev e il primo di Sinner

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Sarà una stagione unica e irripetibile. Se un anno fa ce lo avessero garantito con la certezza di un viaggiatore del tempo bramoso di rivelarci il futuro eppure avaro di dettagli, avremmo subito pensato a un terremoto ai vertici del ranking, con l’avverarsi – in modo netto, traumatico – di quel cambio della guardia ogni anno “più inevitabile” eppure sempre evitato. O, forse, l’impresa di un Grande Slam dopo mezzo secolo. Sogni ultraterreni con protagonista il proprio idolo che brandisce la racchetta al cui confronto il martello di Thor impallidisce.

Ora, con un poco rassicurante punto interrogativo al posto di data e luogo di inizio del Tour 2021 (sappiamo che le quali dell’Australian Open si disputeranno entro il 15 gennaio e il main draw partirà l’8 febbraio), potremo dichiararci contenti se questa annata tennistica con un grosso vuoto in mezzo sarà stata davvero unica e irripetibile… nel suo genere. Ma è anche il momento di tirare le somme perché, dagli incendi australiani di gennaio all’ultima bolla del novembre londinese, siamo stati spettatori, quasi sempre ben lontani dagli spalti, di cinque mesi di tennis giocato che ci hanno addirittura regalato il primo vincitore Slam nato negli anni ’90, quell’apolide di Lostgenlandia che risponde al nome di Dominic Thiem.

Week 1 (3-12 gennaio)

La novità dell’anno (fino a questo momento) si chiama ATP Cup, manifestazione a squadre organizzata dalla sigla dei professionisti del tennis che, incidentalmente, si mette di traverso con la nuova formula della Coppa Davis pensata e finanziata dal gruppo Kosmos di Gerard Piqué. Vince la Serbia di Novak Djokovic, ma la vera notizia è che Rafa Nadal perde per la prima volta dal 2004 un incontro a squadre con la maglia della Spagna (o forse no).

ATP CupSerbia b. Spagna 2-1
250 Doha[2] A. Rublev b. [Q] C. Moutet 6-2 7-6(3)

 

Week 2 (13-18 gennaio)

Fuori dall’ATP Cup perché classificato peggio di due suoi concittadini, Andrey Rublev si fa notare nella settimana che precede l’Happy Slam vincendo il secondo torneo consecutivo.

250 Adelaide[3] A. Rublev b. [Q] L. Harris 6-3 6-0
250 AucklandU. Humbert b. [5] B. Paire 7-6(2) 3-6 7-6(5)

Week 3-4 (20 gennaio – 2 febbraio)

Agli ottavi dell’Australian Open, il russo perde l’imbattibilità che durava dalle Finali di Davis. Non la perde invece Djokovic che si impone in finale su Thiem, per la terza volta fermato all’ultimo atto di uno Slam.

Australian Open[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Week 5 (3-9 febbraio)

Dopo la concentrazione nel brodo primordiale down under, il big bang di febbraio disperde i tennisti nelle più diverse condizioni tra Asia, Europa e Americhe.

250 Montpellier[1] G. Monfils b. [PR] V. Pospisil 7-5 6-3
250 PuneJ. Vesely b. [8] E. Gerasimov 7-6(2) 5-7 6-3
250 Cordoba[3] C. Garin b. [1] D. Schwartzman 2-6 6-4 6-0

Week 6 (10-16 febbraio)

Se il 2019 è stato ricco di soddisfazioni per i colori azzurri, i nostri sono risultati assenti all’appello di gennaio e tocca ad Andreas Seppi dare un primo segnale di risveglio.

500 Rotterdam[3] G. Monfils b. F. Auger-Aliassime 6-2 6-4
250 New York[8] K. Edmund b. A. Seppi 7-5 6-1
250 Buenos Aires[8] C. Ruud b. [LL] P. Sousa 6-1 6-4

Week 7 (17-23 febbraio)

Dal nulla, anzi, dalle qualificazioni che è anche più lunga, Gianluca Mager raggiunge la finale dell’ATP 500 di Rio, battendo tra gli altri Thiem e Casper Ruud. E due volte Attila Balazs.

500 Rio de Janeiro[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5
250 Delray Beach[4] R. Opelka b. Y. Nishioka 7-5 6-7(4) 6-2
250 Marsiglia[2] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Week 8 (24 febbraio – 1 marzo)

Il classe 1986 Gael Monfils è carico come una molla e si presenta a Dubai con la valigia appesantita dai due trofei appena conquistati. Sembra incontenibile anche per Djokovic, ma si ferma a un passo dal traguardo lasciando la strada della finale al campione serbo, lui sì inarrestabile. La vittoria di Lamonf ai quarti contro Gasquet sarà l’ultima della sua stagione. Primo titolo dell’anno per Nadal ad Acapulco e Thiago Seyboth Wild primo classe 2000 ad alzare una coppa ATP.

500 Acapulco[1] R. Nadal b. T. Fritz 6-3 6-2
500 Dubai[1] N. Djokovic b. [2] S. Tsitsipas 6-3 6-4
250 Santiago[WC] T. Seyboth Wild b. [2] C. Ruud 7-5 4-6 6-3

Il Tour ATP si ferma a Indian Wells. La speranza di giocare Miami scompare in fretta, salta la stagione rossa, poi va in fumo l’erba. Arriva la seconda metà di luglio e ancora non si gioca. L’epidemia pare fuori controllo negli Usa, eppure quei folli dell’USTA non si danno per vinti e continuano a procedere nella complicatissima organizzazione dello US Open, consci che potrebbe saltare in ogni momento. Ma avranno ragione loro.


LA RIPRESA

Week 34 (22-29 agosto)

Già riparatiti i circuiti WTA e Challenger, il circuito maggiore dei maschi torna in campo nella “bolla” di New York, mentre ci si domanda dopo quanto tempo si potranno togliere quelle virgolette – ben sapendo che non sarà un buon segno. Il Western & Southern Open si disputa nella Grande Mela, gli spalti sono vuoti, tutto è cambiato. No, non tutto: Nole continua a vincere, è imbattuto nel 2020 e lo si dà come unico favorito dello US Open.

Masters 1000 Cincinnati/NY[1] N. Djokovic b. M. Raonic 1-6 6-3 6-4

Week 35-36 (31 agosto – 13 settembre)

Unico Favorito, si diceva. Invece, Pablo Carreño Busta lo brekka all’undicesimo gioco del primo set, lui non gradisce e scaglia una palla che centra una giudice di linea: è squalifica. Con Federer e Nadal assenti (non mancavano contemporaneamente uno Slam dal millennio passato), si apre uno scenario inaspettato. Medvedev schiacciasassi perde tre set a zero da Thiem che, affrontando la sua prima finale Slam da favorito, è paralizzato per due set; poi, il favorito diventa Zverev e la paura cambia lato del campo. Emozioni fortissime mentre si avvicina l’epilogo e titolo per Dominic, colui che aveva il numero più basso del salvacoda saccheggiato dal Big 3. In contemporanea con la seconda settimana newyorchese, comincia a Kitzbuhel l’inedito swing autunnale su terra battuta.

US Open[2] D. Thiem b. [5] A. Zverev 2-6 4-6 6-4 6-3 7-6(6)
250 KitzbuhelM. Kecmanovic b. [Q] Y. Hanfmann 6-4 6-4

Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Week 37 (14-21 settembre)

A Roma, Sinner viene sgambettato dagli slice di Grischa, Sonego e Berrettini sbattono contro Ruud, ma ci sono le notti magiche di Lorenzo Musetti che regola Wawrinka e Nishikori. Djokovic torna in fretta ad alzare un trofeo, Schwartzman si accontenta di arrivare secondo dopo aver battuto Nadal, assente da febbraio.

Masters 1000 Roma[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Week 38 (21-27 settembre)

L’improvvisata mini-stagione terraiola prosegue ad Amburgo, dove Fognini mette a segno la prima vittoria dopo l’operazione alle caviglie. Tsitsipas sta per vincere il torneo, ma si attarda a guardarsi a pochi metri dal traguardo e Rublev lo sorpassa.

500 Amburgo[5] A. Rublev b. [2] S. Tsitsipas 6-4 3-6 7-5

Week 39-40 (27 settembre – 11 ottobre)

Ci pensa Nadal a riportare un po’ di normalità, sempre che vincere per 13 volte il Roland Garros sia normale. Settembre se ne va, c’è freddo, tira vento e piove, anche sul Philippe-Chatrier perché non ci sono più i tetti di una volta, adesso li fanno con l’effetto outdoor. Le palline sono dei mattoni (forse proprio quelli che non hanno usato per chiudere del tutto lo stadio), Gaston gioca smorzate con sommo gaudio, Lorenzo Sonego si fa notare a suon di drittoni, Dominic ancora non si è ripreso da New York, Djokovic pare di sì, ma Rafa lo atterra in finale. E, unico a dare qualche grattacapo al Re della terra, brilla nelle condizioni a lui meno congeniali Jannik Sinner, spintosi tra i migliori otto.

Roland Garros[2] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 6-0 6-2 7-5

Novak Djokovic e Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Week 41 (12-18 ottobre)

Ottobre rivoluziona il calendario con l’evento della ex Leningrado promosso ad ATP 500 e timbrato dal solito Rublev. Arrivano licenze a costo zero e con esse il miracolo di un secondo torneo del Tour in Italia, a Santa Margherita di Pula. I campi sono stretti e i giudici di linea rischiano sulle risposte ai kick esterni, ma va benissimo così. Lorenzo Musetti si fa valere, Marco Cecchinato rinasce anche se appassisce all’ultimo ostacolo. Zverev si consola a Colonia e Felix Auger-Aliassime perde la sua sesta finale su sei disputate nella sua giovane carriera.

500 San Pietroburgo[3] A. Rublev b. [7] B. Coric 7-6(5) 6-4
250 Colonia 1[1] A. Zverev b. [3] F. Auger-Aliassime 6-3 6-3
250 SardegnaL. Djere b. [WC] M. Cecchinato 7-6(3) 7-5

Week 42 (19-25 ottobre)

Colonia 2, il ritorno. Di Sascha, che poi non era neanche andato via. Litiga con Hawk-eye live e con Sinner, mette in riga il secondo, ma sulla riga il falco ha l’ultima parola, anzi l’unica perché non ci sono gli umani, e se è errata pazienza. Anversa va di traverso a Khachanov, che si arrabbia per un clamoroso abbaglio dell’arbitro (su un punto che avrebbe probabilmente perso, peraltro), poi crede che qualsiasi chiamata sia un furto e se lo è pazienza perché non c’è Hawk-eye. Daniel Evans fa vedere un bel tennis, Humbert anche e vince pure.

250 AnversaU. Humbert b. [8] A. de Minaur 6-1 7-6(4)
250 Colonia 2[1] A. Zverev b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-1

Week 43 (26 ottobre – 1 novembre)

A Vienna, Sonego si dimentica di non essere un giocatore da veloce indoor e mostra a Krajinovic e Coric che, per battere il numero 1 del mondo in versione minore, bisogna tirare fortissimo senza paura e non fare l’esatto contrario. Arriva fino in fondo, il nostro Karate Kid, ma lì lo aspetta Rublev che francamente ha anche un po’ stancato (finirà con 41 vittorie in stagione, primo insieme a Nole) e la quinta finale su cinque vinta quest’anno sembra cosa poco carina nei confronti di FAA. Nur-Sultan, Challenger di inizio marzo dal quale scappavano in fretta e furia i tennisti temendo di venire bloccati dalla pandemia, torna come “250”. Vince John Millman che, impossibilitato a tornare a casa, vagabonda da agosto.

500 Vienna[5] A. Rublev b. [LL] L. Sonego 6-4 6-4
250 Nur-Sultan[4] J. Millman b. [3] A. Mannarino 7-5 6-1

Week 44 (2-8 novembre)

A Bercy Nadal fatica da subito, questa cosa dell’assenza di vento e di giochi di ombre, senza sole in faccia né interruzioni per pioggia rende il tennis troppo facile per gli avversari e Zverev lo ferma in semifinale. Rispunta però Medvedev, all’improvviso tornato nella miglior versione 2019, che si impone in rimonta.

Masters 1000 Parigi-Bercy[3] D. Medvedev b. [4] A. Zverev 5-7 6-4 6-1

Week 45 (9-15 novembre)

Infilato nello slot ultimamente occupato da quel laboratorio di esperimenti sapientemente denominato ATP Next Gen Finals, il piccolo torneo di Sofia schiacciato dalle vere Finals acquista risonanza mondiale grazie alle gesta di Jannik Sinner che procede risoluto verso la meta. L’incontro finale del “rosso che unisce” viene trasmesso a reti unificate (Supertennis e Rai 2) e non può che concludersi con il trionfo del nostro. Interessante (per certi versi) anche la gara di doppio, con Melzer e Roger-Vasselin costretti ad arrivare in finale per evitare che Jamie Murray e Skupski, vincendo il torneo come invero faranno, si impossessino del loro posto alle ATP Finals. Il duo austro-francese supera la semifinale, allora la finale con i Brits viene anticipata in fretta e furia al venerdì sera, dando così modo a Melzer di addurre un dolore alla spalla, dare forfait e correre con il partner alla O2 Arena, dove Gerry Armstrong può finalmente sorteggiare i gironi; anche se, stando al bizzarro regolamento, dovrebbe aspettare l’uscita della classifica il lunedì successivo, il Day 2 delle Finals.

250 SofiaJ. Sinner b. V. Pospisil 6-4 3-6 7-6(3)

Jannik Sinner con il trofeo – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Week 46 (15-22 novembre)

Per fortuna c’è il girone London 2020 ad assicurare degli incontri godibili. Thiem-Nadal è senz’altro uno dei più belli dell’anno, con i due che si scrollano la terra di dosso, specialmente Rafa che pare addirittura nato su questo campo. Nell’altro girone è arrivato con merito Diego Schwartzman – merito anche di Thiem, principe azzurro che pare aver svegliato la generazione perduta con il bacio sulla coppa dello US Open. Fuori i vecchi in semifinale: Domi gioca però un set di troppo con Nole, Daniil stecca meglio (peggio?) di Rafa e il lob involontario gli permette di infilarsi nelle porte scorrevoli del treno che porta alla finale. Thiem ci sbatte, contro quelle porte, sbagliando un appoggio di dritto secondo lui difficile, perde freschezza e Medvedev è Maestro.

ATP Finals Londra[4] D. Medvedev b. [3] D. Thiem 4-6 7-6(2) 6-4

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Libreria

La Piccola Biblioteca di Ubitennis: Gilles Simon e lo sport che rende folli

In libreria il primo libro del giocatore francese. Le colpe della Federazione Francese nella formazione dei giovani tennisti. La devastante ossessione per il ‘modello Federer’: “Ci è costato vent’anni, sarebbe bello che non ce ne facesse perdere altri venti”

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La versione economica del libro di Gilles Simon

Durante il periodo delle feste natalizie ci sono alcuni programmi che non mancano mai nei palinsesti delle televisioni generaliste. Uno di questi è la serie di cartoni animati di Asterix, che tra i suoi episodi più famosi ha quello intitolato “Le Dodici Fatiche di Asterix”, un’avventura che il piccolo ma sveglissimo “gallo” (inteso come della popolazione dei Galli, che popolavano l’attuale Francia) intraprende insieme al suo fedele compagno Obelix e che prevede il superamento di dodici prove di vario tipo, proprio come la mitologia greco-romana ci racconta accadde al prode Ercole. Una delle prove cui i due galli sono sottoposti è quella della “casa che rende folli”, una rappresentazione semiseria (ma tremendamente accurata) della burocrazia e dei suoi effetti sui cittadini.

In questo disgraziato 2020, un altro “gallo”, l’ex n.6 mondiale Gilles Simon, ha provato a darci la sua interpretazione di un’altra cosa che a suo dire rende folli, ovvero il gioco del tennis. Il quasi 36enne nizzardo, due volte quartofinalista in un torneo dello Slam (Australian Open 2009 e Wimbledon 2015) e uno dei tennisti più intelligenti sul circuito, ha pubblicato giusto in tempo per le strenne natalizie il suo primo libro “Ce sport qui rend fou, réflexions et amour du jeu, ovvero “Questo sport che rende folli, riflessioni e l’amore per il gioco”.

Si tratta di un saggio in 10 capitoli nel quale Simon spiega il suo punto di vista su diversi aspetti del gioco che è diventato il suo mestiere: da come viene gestita la crescita tecnica, fisica e mentale dei giovani campioni in Francia, a quelle che lui ritiene i più comuni pregiudizi che portano a valutare i giocatori in maniera errata (ha trattato quest’argomento anche in una recente intervista per L’Equipe), per poi finire negli ultimi capitoli con un percorso attraverso la psiche dei tennisti, dall’accettazione delle proprie paure fino alla consapevolezza delle proprie capacità attraverso un processo di scoperta di sé stessi. Questo processo, dice Simon, deve avvenire molto presto per i tennisti, entro il compimento dei 20 anni. “Per questo è necessario iniziare a lavorare su questi aspetti molto presto, e per farlo è necessario avere degli strumenti durante l’allenamento. Questi strumenti non li avevo”.

 

Secondo Gilles, infatti, in Francia la Federazione mette a disposizione dei giovani tennisti transalpini eccellenti infrastrutture e ottimi coach per lavorare sugli aspetti tecnici e fisici, ma l’aspetto mentale del gioco viene trascurato perché ritenuto non migliorabile. Inoltre esiste un dogmatismo imperante che vorrebbe produrre tutti i giocatori con lo stampino, perché i giocatori devono giocare “alla francese” (ovvero più o meno come gioca Gasquet), mentre in realtà sarebbe meglio assecondare le attitudini individuali di ogni giocatore. “Quando Yannick [Noah] era capitano [della squadra di Coppa Davis], c’era una relazione insegnante-studente, ci diceva “Bene ragazzi, vinceremo così”, mentre se si fosse trovato davanti a Rafa, cosa avrebbe detto? Non gli sarebbe nemmeno venuto in mente di dire “Domani fai jogging alle 7 del mattino, bisogna lavorare”. Ci veniva fatto capire che avrebbe approfittato della settimana di Coppa Davis per farci lavorare, come se non avessimo fatto nulla per il resto dell’anno”.

Molto spazio viene dedicato alla spinosa questione degli allenatori personali, che la Federazione Francese non ha mai permesso ai giocatori di portare nelle competizioni a squadre, fatto questo che portò all’esclusione dalle nazionali di Fed Cup e dalla squadra olimpica anche della campionessa di Wimbledon 2013 Marion Bartoli, dato che le era sempre stato impedito di portare al suo angolo il suo padre-allenatore. “Se ci fosse un giocatore come Nadal nessuno si permetterebbe di dirgli cosa fare, perché quando uno vince sempre durante la stagione, se dovesse perdere in Coppa Davis seguendo istruzioni diverse da parte del capitano, si inizierebbe a puntare il dito contro di lui”.

Gilles Simon – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

E poi ancora: “Quando arriva il momento della Coppa Davis si sente parlare sempre di questo famoso compagno di squadra modello. Per me il significato del compagno di squadra modello dovrebbe essere il seguente: un giocatore che si prepara come vuole prepararsi, poiché questo è ciò che gli permette di giocare il suo livello tutto l’anno (e quando si va in Coppa Davis si è chiamati a giocare al proprio livello). Ovviamente Gael [Monfils], Jo [Tsonga], Richard [Gasquet] o io non abbiamo gli stessi modi di allenarci: non è neanche immaginabile pensare di giocare con Gael la mattina presto… Ma in Coppa Davis ci sono dei vincoli di orari, campi di allenamento, etc…, quindi il compagno di squadra ideale per me è quello che riesce a prepararsi al meglio senza danneggiare il funzionamento degli altri. Chi si allena un’ora al giorno e all’improvviso si trova ad allenarsi quattro ore perché è obbligatorio e rischia di infortunarsi. Se fossi io il capitano metterei tutti intorno a un tavolo mettendo sul piatto ciò che abbiamo a disposizione e cercando di mediare le esigenze di tutti”.

La critica al sistema della Federazione Francese non si limita solo alla Davis e alla questione mentale, ma si estende anche alla questione tecnica, all’eccessiva divinazione dei giocatori “belli da vedere”, primo tra tutti ovviamente Roger Federer, cui viene dedicato l’intero secondo capitolo. “Si suol dire che ‘Quelli che non amano Federer non amano il tennis’. Io non sono d’accordo con questa frase. Piuttosto direi che quelli che non amano CHE Federer non amano il tennis”.

In Francia, quando hai un bambino in allenamento, gli insegni che per vincere è Roger o niente. Alla fine il ragazzo capisce che è meglio perdere giocando come Roger che vincere giocando diversamente. Solo che potrebbe volerci molto tempo prima di trovare un altro giocatore che possa riprodurre il suo gioco… In questo modo tarpiamo le ali a questo ragazzo, e con lui a generazioni di giocatori dato che l’aura di Federer è tale da aver coperto un paio di decenni, e forse si estenderà anche dopo la sua carriera. Un’eternità” […] “Per decenni abbiamo vinto nulla applicando questo discorso, ma stranamente non lo mettiamo mai in discussione. Federer ci è costato vent’anni, sarebbe bello che non ce ne facesse perdere altri venti”.

Il percorso che nel libro descrive la concezione che ha Gilles Simon del tennis e di come lui si descrive come giocatore passano attraverso la distruzione di alcuni luoghi comuni del tennis, come quella dell’identificazione del “talento” con il “bel gioco”, del costante fraintendimento da parte dei media dell’arroganza e dell’umiltà con una esagerata o scarsa fiducia nelle proprie possibilità, del rapporto che hanno i tennisti professionisti con la paura e con la pressione e della distinzione spesso paradigmatica e sbagliata tra i giocatori “guerrieri” e giocatori “fifoni”.

Dopo la prima parte più legata alla sua carriera personale e all’esperienza all’interno della Federazione Francese e della squadra nazionale transalpina, Simon negli ultimi capitoli si addentra nel discorso della crescita mentale di un tennista, trasformando il racconto più in un saggio tra il filosofico e lo psicologico che non in un racconto sportivo. Ma la ricchezza di esempi che vengono proposti ad ogni passaggio e l’indubbia capacità logica e critica dell’autore rendono il testo per nulla pesante e sicuramente informativo.

Il libro è stato pubblicato lo scorso 28 ottobre ed è disponibile al momento soltanto nella versione originale in lingua francese, sia in formato cartaceo sia in quello elettronico. Al momento non è noto se siano in programma traduzioni dell’opera in inglese o in italiano.

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Flash

Dal Parkinson al tennis, il viaggio di Andy Wright: “Non c’è bisogno di giocare ad alti livelli per divertirsi”

La Federtennis britannica ha girato un breve filmato che ha per protagonista un tennista amatoriale e il suo percorso dalla diagnosi alla riscoperta dell’amore per il gioco

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Qui il link all’articolo originale di Sky Sports UK

Dopo aver ricevuto la diagnosi di un morbo di Parkinson precoce all’età di soli 33 anni, Andy Wright da Nottingham non avrebbe mai pensato che sarebbe stato capace di tornare a giocare a tennis. Sei anni dopo la diagnosi, la LTA (la Lawn Tennis Association, l’ente che governa il tennis in Gran Bretagna, ndr) ha rilasciato un filmato che documenta come Andy abbia riscoperto la sua passione per questo sport e i benefici fisici sperimentati grazie al ritorno sul campo.

Dopo un incidente d’auto intorno ai trent’anni, che gli aveva causato problemi dovuti al colpo di frusta, i dottori notarono che qualcosa ostacolava il recupero di Andy. Dopo cure e risonanze magnetiche cerebrali, gli fu data la notizia che gli avrebbe cambiato la vita per sempre. Fino a quel momento Andy era sempre stato un appassionato di tennis, giocando a livelli agonistici durante gli anni universitari e poi diventando un istruttore. Ma negli anni successivi alla diagnosi, aveva abbandonato il tennis perché aveva iniziato a notare delle limitazioni fisiche.

 

“Da quel momento ogni aspetto della mia vita e di quella della mia famiglia è cambiato. È un duro colpo quando hai 33 anni e hai messo su famiglia da poco. La mia reazione iniziale è stata quella di smettere di giocare. Non avrei tollerato di vedere il mio gioco peggiorare e dunque me ne sono andato”.

Allontanatosi dai campi, Andy ha intrapreso un lavoro di volontariato al Flo Skate Park di Nottingham ed è stato qui, grazie al suo caro amico Tristan Hessing, che ha fatto i primi passi per tornare in campo. Andy oggi compete regolarmente nel campionato di tennis locale a Vernon Park – grazie anche al programma della LTA volto a organizzare tornei amichevoli ma anche agonistici in tutto il Regno Unito – e recentemente è stato finalista in un torneo che vedeva una serie di importanti giocatori della zona.

Nel filmato, Andy ricorda come è stato tornare a giocare a tennis dopo un lungo periodo di lontananza e quanti benefici alla sua condizione gli stia regalando il rimanere attivo. “Ho imparato a gestire il Parkinson durante un match di singolare. All’inizio era come se non mi sentissi i piedi ed ero incredibilmente rigido, ma quando mi sono un po’ sciolto mi sono trovato meglio e ho avuto la soddisfazione di strappare tre game in ciascun set a un avversario forte. Dico spesso alla gente che quando sono su un campo da tennis mi sento più ‘normale’, ed è la verità. Ogni tanto faccio fatica ad arrivare da casa alla macchina, ma quando gioco a tennis posso correre, muovermi, servire e saltare. Mi sono reso conto che non c’è bisogno di giocare ad alti livelli per stare bene e divertirsi”.

La LTA, nei primi mesi di quest’anno, ha acquistato le Local Tennis Leagues come parte della sua strategia volta ad aprire le porte del tennis a tutti e a sviluppare il gioco tramite i campi dei parchi pubblici. L’ente che governa il tennis britannico spera di sviluppare il progetto in un numero sempre crescente di parchi su tutto il suolo nazionale per creare una partecipazione di massa nei tornei di tennis amatoriali. Dal 2005, oltre 20.000 persone hanno giocato a tennis nel Paese sfruttando un network di leghe tennistiche locali.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

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