Tennis e dati: chi usa i numeri per vincere? Gli esempi di Thiem, Medvedev e Djokovic

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Tennis e dati: chi usa i numeri per vincere? Gli esempi di Thiem, Medvedev e Djokovic

Inizia una serie di articoli sul tema dei dati nel tennis: perché il futuro dello sport sarà caratterizzato dai numeri?

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Daniil Medvedev - US Open 2020 (photo by Pete Staples/USTA)

Off-season, terreno di novità e di esperimenti. Per questo mese (e più, visto lo slittamento dell’Australian Open) senza tennis abbiamo deciso di aprire un nuovo fronte e di affrontarlo con la calma che solo l’assenza del tran tran dei tornei può concederci. In questa serie di articoli vi parleremo del tema dei dati nel tennis, con il proposito – un po’ ambizioso, ammettiamo – di portarvi per mano da concetti semplici a concetti più complessi. Con l’obiettivo di aiutarvi a comprendere perché il futuro del tennis, ma già in parte il presente, sarà fortemente caratterizzato dai numeri e dai dati.


Descrivere la storia di un match per ricavarne delle trame e delle indicazioni tattiche non è un processo banale. Ancor meno facile è uscire dalla prospettiva di un singolo match per trarre delle linee di tendenza fino a riconoscere degli stili di gioco. Curiosamente, proprio il tennis che è uno sport binario, con punteggi discreti e divisi per fasi di gioco che ben si presta ad analisi di tipo statistico, è uno dei più arretrati nell’analisi statistica. Nonostante un sensibile ritardo se comparato ad altri sport come il basket e il baseball, incastonati nel mondo del professionismo americano, anche il tennis ha fatto però passi in avanti in questo senso.

Nel circuito femminile gli strumenti di analisi forniti da SAP consentono ai coach di ricevere informazioni dettagliate sull’andamento dei match in tempo reale. Nel circuito ATP invece un altro gigante dell’IT come Infosys (un compagnia indiana da oltre 200.000 impiegati) ha recentemente rinnovato il proprio accordo come Global Technology Services Partner and Digital Innovation Partner fino al 2023. L’uso di tecniche di analisi dei dati sta diventando sempre più normale fra i top player e sta dando vita a un cambiamento anche culturale, richiedendo la presenza di esperti di analisi dei dati che possano da un lato analizzare grosse moli di dati e dall’altro riuscire a presentare ai coach informazioni di facili lettura. Su queste informazioni, il team di un atleta può costruire sia i piani tattici per i singoli match quanto gli sviluppi, sul lungo periodo, del suo modo di giocare.

Il grado di professionalità con cui viene affrontato il tema della raccolta e dell’elaborazione dei dati varia da approcci semi artigianali ad approcci via via più sofisticati. Parallelamente, per rispondere a questa domanda crescente, stanno nascendo anche società volte a fornire servizi di analisi e di supporto nell’interpretazione statistica, il cui progenitore è probabilmente Dartfish, uno strumento di tagging video (attribuzione di ‘tag’ ai diversi eventi di una partita, scomposta in ogni suo 15) utilizzato per primo da Craig O’Shannessy, ovvero il più famoso degli analisti e che ha collaborato come strategy analyst nel team di Djokovic.

A un estremo dello spettro troviamo l’approccio classico, quello per cui le informazioni statistiche sono sì un cosa utile, ma che non viene strutturata in un processo decisionale; si tratta di informazioni che di volta in volta vengono intercettate dal coach che sulla base della propria sensibilità le elabora in una prospettiva ancora ‘artigianale’; un esempio in questo senso ad esempio è Nicolas Massù, il cui contributo alla crescita di Thiem è indiscutibile e basato sulla propria saggezza tennistica.

 

A un livello di consapevolezza superiore troviamo probabilmente la maggioranza dei coach che, non potendo disporre come Massu del tempo e delle skill necessarie per imbarcarsi in un processo strutturato di analisi dei dati, sentono tuttavia la necessità di disporre di questo canale informativo; l’ideale per questo profilo di coach sarebbe poter disporre di una controparte qualificata, che mescoli competenze tennistiche con competenze di analisi dei dati e sia in grado di prendere parte ai processi decisionali, parlare la stessa ‘lingua’ di un allenatore di tennis e fornire insight di facile comprensione. Un esempio in questo senso è stato (fino a un certo punto della sua carriera) il coach di Medvedev, Gilles Cervara, che fino all’estate del 2019 non si avvaleva di questo tipo di analisi lasciando però la porta aperta a eventuali collaborazioni.

Lo step successivo è quello di una collaborazione strutturata, in cui finalmente l’analisi statistica trova un posto nel team del giocatore. A questo livello troviamo collaborazioni con singoli soggetti che uniscono competenze tennistiche a un approccio professionale basato sulla raccolta dei dati e sulla loro adeguata elaborazione. Parliamo di situazioni in cui la competenza tennistica è preponderante, e unita a tecniche artigianali (ma efficaci) di match charting consente di ricavare informazioni ad alto valore aggiunto che possono essere integrate con successo nella preparazione tattica dei match. Un esempio in questo senso è dato dal Gilles Cervara… 2.0, che a partire dall’estate 2019 ha cominciato la propria collaborazione con un consulente svizzero; risultati alla mano, Fabrice Sbarro ha portato un significativo valore aggiunto. Un ulteriore esempio di ‘artigiani’ dotati di sapienza tennistica che hanno sdoganato l’analisi tennistica.

Infine, l’ultimo step di questa curva di adesione agli schemi di analisi statistica è rappresentata dall’inclusione nel processo di coaching dei servizi offerti da società specializzate, come Golden Set Analytics (GSA), la quale, attraverso il lavoro di un team di esperti, estrae le performance di oltre 150 giocatori del circuito ATP. Oltre a GSA, leader del settore, stanno comunque nascendo diverse società che si occupano di fornire servizi avanzati come Data Driven Sports Analytics o Sportiii Analytics. Con i due link, vi rimandiamo alle due interviste fatte ai rispettivi fondatori, che mescolano tecniche avanzate di big data e rappresentazione dei dati e stanno muovendosi nella direzione di inglobare tecniche di acquisizione automatiche da fonti video.

Volendo dare un rappresentazione grafica, il mondo del tennis sta entrando nella fase di consapevolezza da parte del dominio di business (ovvero giocatori e coach) e sta muovendo i primi passi verso applicazioni di analisi dei dati, che col passare del tempo, arricchiti di funzionalità di trattamento avanzato dei dati, consentiranno il pieno dispiegarsi di tecniche di data science.

In conclusione, il panorama è variegato: andiamo dagli entusiasti come Djokovic, che ha cominciato a servirsi di report statistici grazie alla collaborazione con O’Shannessy, al fine di individuare quei pattern di gioco da utilizzare nei momenti decisivi. Un altro giocatore che ha dichiarato di servirsi dei servizi di O’Shannessy è il nostro Berrettini, il quale però a differenza del serbo, preferisce non ricevere informazioni troppo granulari, ma solo distillati statistici che possano essere d’aiuto immediato senza correre il rischio di confondersi troppo le idee. Un altro giocatore che ha dichiarato di utilizzare servizi di analisi dati è Zverev che alle ATP Finals 2019 ne parlò come un aiuto importante per meglio inquadrare le linee di gioco dei propri rivali. In campo femminile un ulteriore esempio di collaborazione virtuosa è quella di cui ha goduto Bianca Andreescu, che grazie al supporto di Tennis Canada, ha potuto ricevere report analitici ad hoc per la preparazione dei propri match.

Su posizioni apparentemente più sfumate invece troviamo Federer, che a parole ha più volte ripetuto come i dati siano interessanti, ma che debbano essere maneggiati con cura per non essere fuorvianti. Tuttavia, oltre a essere un cliente di GSA, a quanto risulta da un leak riportato qualche tempo fa dal Telegraph, Federer vanta un rapporto privilegiato per cui a fronte di un conto più salato avrebbe accesso a insight esclusivi e non disponibili ai suoi avversari.

Molto più conservativa è la posizione di Nadal, il quale ha più volte ribadito di affidarsi all’intelligenza tennistica di Moya per la preparazione dei match (e visto il capolavoro dipinto nell’ultima finale di Parigi non possiamo sognarci di rimproverarlo). L’utilizzo di tecniche di analisi è per lo più confinato per il maiorchino all’utilizzo di sensori per la rappresentazione bio-meccanica dei propri colpi e per acquisire informazioni in merito al proprio gioco, ma senza pretese di confronto tattico con i suoi competitor.

Conclusa questa prima panoramica sui tennisti più in vista a servirsi di un approccio ‘data driven‘, vi rimandiamo al prossimo articolo. Tra sette giorni, analizzeremo nello specifico quali sono le metriche più importanti da analizzare nel mondo del tennis.

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ATP

ATP Roma LIVE: la finale infinita, Djokovic vs Nadal

Vivi con noi l’atto finale al Foro Italico nell’atto N.57 della sfida più giocata della Storia del tennis

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17:00 – La finale degli Internazionali d’Italia 2021 sta per cominciare: la giocheranno Novak Djokovic e Rafael Nadal: non serve aggiungere altro…

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WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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