Tennis e dati: Federer, Djokovic e la dipendenza dal servizio. L'esempio di Bercy 2018

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Tennis e dati: Federer, Djokovic e la dipendenza dal servizio. L’esempio di Bercy 2018

I numeri aiutano a fare la cronaca di una partita di tennis. Questo e molto altro nel quinto articolo della nostra serie: perché è utile esaminare anche i numeri delle vecchie partite

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Novak Djokovic e Roger Federer - Bercy 2018 (via Twitter, @RolexPMasters)

In questa serie di articoli vi parliamo del tema dei dati nel tennis, con il proposito – un po’ ambizioso, ammettiamo – di portarvi per mano da concetti semplici a concetti più complessi. Con l’obiettivo di aiutarvi a comprendere perché il futuro del tennis, ma già in parte il presente, sarà fortemente caratterizzato dai numeri e dai dati.

Questo articolo è il quinto della serie. Trovate i primi quattro qui:


Dopo aver discusso di dati, come nel secondo articolo della nostra serie in cui abbiamo elencato quelli disponibili e parlato di possibili metriche, proviamo ora a passare dalla teoria alla pratica. Il nostro presupposto è molto semplice: giocando con i dati, possiamo costruire un contesto e rendere più ricca la fruizione della cronaca di un match.

 

In fin dei conti, che si stia guardando un match di tennis oppure osservando un’opera d’arte, è probabile che quanto più siamo in grado di contestualizzare l’evento, tanto più siamo in grado di cogliere significati ulteriori rispetto al mero dato sensoriale. In un certo senso, il paragone con una visita guidata potrebbe reggere; l’illustrazione di un’opera d’arte può passare, ad esempio, per diversi chiavi di lettura – iconologia, sociologia, estetica – e ognuna di queste ha le sue ‘cassette degli attrezzi’ concettuali. Tanto più è ampio il bagaglio a disposizione, tanto più sarà possibile ritrovare per ogni occasione lo strumento più confacente all’analisi di una determinata chiave di lettura. Allo stesso modo, applicare le diverse categorie della filosofia e della letteratura è un modo per arricchire la narrazione sportiva, un po’ nel solco della scuola di grandi penne come Brera o Clerici.

Per fortuna, anche i comuni mortali che non rientrano in questa categoria possono offrire spunti interessanti al lettore, come a suo tempo aveva perfettamente capito Rino Tommasi. Ovviamente stiamo parlando della strada dei numeri; oggi non sono più tempi eroici in cui ci si doveva affidare alla pura memoria, come faceva proprio Rino Tommasi, ma anzi si va verso un modello scientifico di sfruttamento dati, tanto nello sport quanto negli altri ambiti economici e produttivi. L’analisi dei dati è dunque un modo per dare un contesto a ciò che si vuole raccontare al fine di agganciarlo con altre situazioni e creare una rete di connessioni e una narrazione. Lontana dall’opinione e più vicina alla realtà dei fatti.

Bene, posto che la supercazzola è stata lanciata, rimbocchiamoci le mani e vediamo concretamente come possiamo declinare tutte queste belle parole. Prendiamo ad esempio un match che parecchi di noi ricorderanno, quello fra Federer e Djokovic a Parigi Bercy nel 2018 e usiamolo come cavia (in realtà lo avevamo già fatto in questo articolo). Proviamo infatti a raccontarlo nuovamente, questa volta usando i ‘magri’ dati ufficiali messi a disposizione dall’ATP. In un lavoro successivo invece andremo a vedere cosa invece potremo fare con un livello di analisi più granulare.

Come ricordato nel secondo articolo di questa serie, cerchiamo di utilizzare il meglio i numeri relativi alla sola situazione di gioco su cui abbiamo a disposizione dati completi, ovvero il servizio, e come questo si rifletta rispetto all’andamento dei singoli punti. Abbiniamo poi a questo ‘oggetto’ alcuni semplici considerazioni, volte a contestualizzare il match che ci interessa:

  • Abbiamo una profondità storica di sfide fra i due contendenti? O dobbiamo utilizzare delle proxy (un dato più generico, una sorta di ‘dato vicario’) come le performance medie per classi di ranking?
  • Possiamo identificare delle tendenze?
  • Possiamo identificare degli schemi che hanno portato in passato uno dei due giocatori a vincere?

Insomma, la domanda più generale è la seguente: possiamo collocare il match che ci interessa in un determinato contesto? La risposta, pur con tutti i limiti del caso, è affermativa. Torniamo quindi al match di Bercy ’18.

Queste sono le metriche di base che possiamo costruire a partire dal servizio, sulla base di famigerati dati ATP:

Abbiamo quindi di fronte una partita combattuta in cui il serbo l’ha spuntata per un’incollatura, 766 57 763. Tuttavia, l’impressione è che il predominio di Nole sia stato piuttosto netto a giudicare dai numeri, e che sulla base di questi dati avremmo potuto ipotizzare una vittoria del serbo in due set. Cosa succede se però allarghiamo lo spettro d’analisi e introduciamo una dimensione temporale alla nostra narrazione? Questi dati in sé per sé ci dicono poco, ma se messi in relazione a quanto accaduto nel corso delle sfide precedenti tra Federer e Djokovic possono dirci molto di più. Approfittando della profondità storica della rivalità, possiamo permetterci di applicare un filtro al campione dei match, andando a considerare solo quelli avvenuti su superfici rapide (con un semplice algoritmo relativo alle performance medie al servizio dei vari tornei dal 1991 ad oggi; se siete curiosi a riguardo, poi vi spieghiamo).

Ecco il dettaglio della stessa statistica, ‘spalmata’ però su tutti i match giocati tra i due sul veloce.

Il quadro comincia a prendere forma e possiamo accorgerci di come rispetto alla media delle osservazioni i dati – che prima erano notevolmente sbilanciati a favore del serbo – adesso risultano molto più equilibrati.

Si può vedere che in generale, se Federer ‘vive o muore’ con la sua prima di servizio, in realtà la sua performance è vicinissima a quella del serbo: ci concentriamo spesso sulle indubbie capacità in risposta di Nole, ma a volte dimentichiamo quanto sia efficiente quando va in pressione dopo aver servito la prima.

Tornando al match di Bercy, emerge anche visivamente quale sia la chiave di lettura più corretta. Federer ha servito meglio rispetto alla media degli scontri con Djokovic, ma in risposta… non ci ha capito molto; per dirla in altri termini, Roger ha lottato in trincea al servizio, mentre in risposta volente o nolente ha dovuto passare la mano, con un Nole che è invece è andato in cruise control praticamente per tutto il match. 

Tuttavia, era prevedibile che le statistiche basate sulla media storica dei match portassero a un riequilibrio, visto che la media è composta da match vinti e match persi. Proprio questo concetto è un punto fondamentale della nostra analisi: un match vinto e un match perso sono due oggetti spesso molto diversi con caratteristiche peculiari. Inoltre, concentrarsi sui match vinti ha il grosso pregio di dare una parvenza di fondamento ai classici commenti ‘sentimentali’ che (troppo) spesso ascoltiamo durante una cronaca: avete presente il telecronista preveggente che dice “Roger deve servire almeno il 70% di prime, altrimenti è spacciato”? Perché proprio 70% e non 68%, o 71%? 2 o 3 punti percentuali non sono roba da poco nel tennis!

Per questo motivo, se proprio dobbiamo dare i numeri cerchiamo di farlo con un minimo di cognizione di causa. Analizziamo allora la performance di Federer secondo le diverse metriche prese in esame per capire quanto ci è andato vicino o lontano:

Così ad occhio, sembra essere rimasto abbastanza lontano dai numeri che avevano caratterizzato le sue vittorie precedenti contro Djokovic. Si potrebbe quasi dire, statisticamente parlando, che l’eventuale vittoria dello svizzero sarebbe stata un magnifico furto con scasso (e chissà che psicologicamente non avrebbe potuto avere qualche effetto a Church Road nel luglio 2019…).

Ricordiamo però che si tratta di semplice medie, dunque cerchiamo di dare una rappresentazione grafica del match rispetto ai ‘macro-aggregati’ di servizio e palleggio. Nel dare una rappresentazione cartesiana abbiamo cercato di trovare insiemi omogenei che variando potessero muoversi in sincrono, generando così un grafico leggibile ed esplicativo; abbiamo rappresentato in ascissa (asse orizzontale) la percentuale di prime di servizio in campo e in ordinata (asse verticale) la percentuale di punti vinti con la prima prima. Il rapporto tra le due metriche è dovuto al principio secondo cui per aumentare la percentuale di successo sulla prima è fisiologico dover rischiare qualcosa in più, abbassando così la percentuale di prime; ne consegue che l’esito ‘numerico’ è neutrale.

Pertanto abbiamo tracciato una linea nera che passa per la media e divide l’area del grafico in due quadranti: i punti (match) sopra la linea sono quelli per cui l’efficienza al servizio sulla prima è stato superiore alla media, e viceversa per quelli sotto la linea nera. Abbiamo poi colorato di azzurro i match vinti da Roger e di rosso quelli vinti da Nole, tracciando anche la retta di regressione che indica la tendenza di vittoria per il serbo e per lo svizzero.


Ripassino statistico: una retta di regressione è una retta che minimizza la distanza fra i ‘puntini’ appartenenti a una stessa classe di dati (in questo caso le vittorie di Djokovic o Federer) ipotizzando così un modello ragionevole da applicare a dati futuri. Si tratta di un metodo statistico per stimare il valore atteso di una variabile dipendente al variare della variabile indipendente. Possiamo dunque attenderci che tutti i ‘pallini’ corrispondenti alle vittorie di Djokovic o Federer siano nei pressi della rispettiva retta di regressione, nonché prevedere in quale ‘range’ di percentuale di prime in campo sia situato un match in cui Federer ha vinto una determinata percentuale di punti con la prima.


Come possiamo vedere con immediatezza, la performance di Roger a Bercy è stata più che adeguata e l’unica volta che è riuscito a battere Nole di fatto senza un sostanzioso aiuto del servizio è stato nel 2010 in Canada (l’eccezione indicata dalla freccia). Viceversa, Nole è ormai diventato un habitué nel fare scorribande e portare a casa partite in cui il servizio di Roger ha comunque fatto egregiamente il suo dovere: basti vedere quanti punti stanno non solo sopra la linea nera, ma anche quella blu che definisce la linea di tendenza per i match vinti dallo svizzero.

In chiusura, consideriamo un esempio della capacità di Roger di vincere punti non determinati in maniera significativa dal servizio, ovvero i punti giocati sulla propria seconda e in risposta alla seconda del serbo.

I risultati parlano chiaro. Siamo nella parte bassa del grafico, ben lontani dalla media delle performance messe in mostra dallo svizzero. I precedenti in cui Roger era riuscito a cavarsela senza avere la meglio nelle situazioni di palleggio (possiamo approssimare che la maggior parte dei punti giocati sulla seconda si traducono in un palleggio più lungo) ormai risalgono a oltre dieci anni fa, e la dura realtà ormai è chiara: o Federer riesce a stare ‘nella stratosfera’ del grafico viaggiando oltre il 60 percento sulla propria seconda o il suo destino è segnato. Solo mettendo la museruola alla risposta del serbo, Roger è poi in grado di sciorinare le sue frustate liquide capaci di demolire le difese di Djokovic.

Insomma, il concetto è chiaro: ripercorrendo lo storico dei dati, siamo poi in grado di tracciare delle mappe che possano (con un briciolo di argomentazione) collocare i match di cui vogliamo parlare in un contesto logico-razionale. Ci piacerebbe adesso sapere cosa ne pensate, e se raccontare le partite anche in quest’ottica vi sembra una buona idea. Commentate numerosi, vi aspettiamo per il prossimo articolo che sarà l’ultimo di questa serie – ma non certo l’ultimo in generale: il viaggio nel mondo dei dati è appena iniziato!

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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Esordio vincente per Camila Giorgi a Lione

La tennista italiana supera 6-2 6-3 Viktoria Kuzmova e accede al secondo turno. In campo oggi anche Giulia Gatto-Monticone

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Camila Giorgi - Linz 2020 (foto via Twitter, @WTALinz)

È iniziata ieri la seconda edizione del WTA 250 di Lione, prima tappa europea della stagione tennistica femminile e sul cemento indoor francese è tornata in campo anche Camila Giorgi. La giocatrice italiana, ultima a scendere in campo, ha iniziato bene il torneo con una netta vittoria ai danni della slovacca Viktoria Kuzmova (22 anni, n. 102). La maceratese attualmente n. 81 del mondo ha perso solamente una volta la battuta – ad inizio secondo set, rimediando subito con un contro-break – e si è imposta per 6-2 6-3. Per Giorgi adesso al secondo turno ci sarà Nina Stojanovic, 24enne serba n. 95 del mondo.

La vittoria più sorprendente della prima giornata è stata messa a segno da Clara Tauson. La giovane promessa danese proviene dalle qualificazioni e al primo turno ha estromesso la testa di serie n.1 Ekaterina Alexandrova con un’ottima prestazione. 6-3 6-4 il punteggio in favore della 18enne, che ha centrato così la sua seconda vittoria in carriera sul circuito maggiore dopo il primo turno superato al Roland Garros lo scorso anno. Per lei ci sarà ora Timea Babos. Infine scenderà in campo questa mattina l’altra italiana presente in tabellone: la qualificata Giulia Gatto-Monticone. La n. 170 del mondo se la vedrà con Tereza Martincova, anche lei proveniente dalle qualificazioni.

Risultati:

[Q] C. Tauson [1] E. Alexandrova 6-3 6-4
C. Giorgi b. V. Kuzmova 6-2 6-3
T. Babos b. V. Gracheva 6-4 5-7 6-3
N. Stojanovic b. [6] S. Cirstea 6-4 6-0
[8] A. Rus b. Xiyu Wang 7-6(6) 6-4
G. Minnen b. K. Kawa 7-5 7-5
[2] F. Ferro b. [Q] M. Frech 5-7 7-5 7-5

 

Il tabellone aggiornato

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