Tennis e pandemia: le sfortune di Muguruza e le fortune di Krejcikova - Pagina 3 di 3

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Tennis e pandemia: le sfortune di Muguruza e le fortune di Krejcikova

In finale nel WTA 1000 di Dubai si sono affrontate due giocatrici per cui la pandemia ha probabilmente influito in modo opposto sulla carriera

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Garbiñe Muguruza – Dubai 2021 (via Twitter DubaiTennisChamps)
 
 

L’inattesa Barbora Krejcikova
Il caso di Barbora Krejcikova è davvero sorprendente, perché sembra che una ragione importante della sua crescita sia collegata alla pandemia. È stata la pandemia, infatti, che ha costretto le migliori giocatrici a smettere di giocare tornei in giro per il mondo, rimanendo bloccate dentro i confini nazionali; e questo problema si è trasformato in una fortunata opportunità per Krejcikova. Ma prima di raccontare del recente passato, forse occorre riprendere le cose un po’ più alla lontana.

Per raccontare di Krejcikova il primo concetto che penso vada sottolineato è che si tratta di una giocatrice ceca. Sembra una pura indicazione didascalica, ma in realtà la sua vicenda è la testimonianza di quanto possa contare per la carriera di una singola giocatrice la cultura e la forza di un movimento sportivo particolarmente solido e radicato.

Barbora è nata nel dicembre 1995 a Brno, seconda città della Repubblica Ceca e capitale della Moravia. La stessa città di Jana Novotna, ex numero 2 del mondo e vincitrice a Wimbledon nel 1998, scomparsa nel novembre 2017 per un tumore, ad appena 48 anni. Le strade di Krejcikova e Novotna si incontrano nel 2013, quando Barbora, dopo essere stata una ottima junior (numero 3 del ranking), decide di rivolgersi a Novotna per avere dei consigli in vista del suo definitivo passaggio al professionismo. In fondo abitano nella stessa città, perché non cercare di ereditare qualche conoscenza da una campionessa di quel livello?

 

A sorpresa Novotna non si limita a darle dei consigli: le propone di diventare la sua allenatrice a tempo pieno. Jana la seguirà per tre anni, nei difficili inizi del circuito ITF, prima che la salute precaria, minata dall’avanzare del tumore, le impedisca di continuare l’attività di coach. In singolare Barbora fatica a sfondare, ma nel frattempo, in coppia con Katerina Siniakova, comincia ad affacciarsi ad alti livelli nel doppio. Siniakova ha sei mesi più di lei, e insieme costituiscono una coppia sempre più forte, che si completa tecnicamente e caratterialmente.

Viste da fuori, sono davvero molto differenti: Siniakova è la giocatrice estroversa, che comanda il dialogo prima di ogni punto ed esterna di più le emozioni. Krejcikova è l’opposto; rappresenta il lato tranquillo e riflessivo del team. In singolare Katerina si afferma prima, entrando fra le prime 100 del mondo sin dal 2016 e sfiorando più volte la Top 30; Barbora invece non riesce ad andare oltre la posizione 120. Ma a dispetto della differenza di classifica in singolare, insieme nel 2018 diventano campionesse del Roland Garros e di Wimbledon, oltre che numero 1 del mondo a fine della stagione.

Anche in questo caso devo rimarcare sempre lo stesso concetto: sono una coppia ceca, cresciuta progressivamente all’interno di un movimento che continua a rinnovarsi e a proporre tenniste di vertice. Anche se Krejcikova fatica a sfondare da sola, nel frattempo ha la possibilità di viaggiare, imparare e guadagnare nel circuito WTA grazie al traino degli impegni di coppia.

Una insegnante come Novotna, una compagna come Siniakova, sono due grandi opportunità che aiutano Krejcikova a inserirsi nel tennis che conta. Il terzo momento di maturazione, sempre strettamente legato al milieu ceco, arriva nel 2020, con il lockdown che ho citato in apertura. Lo ha raccontato la stessa Barbora in una delle interviste rilasciate a Dubai. Ha detto all’incirca: “Durante la pandemia, con i tornei internazionali sospesi, ho avuto la fortuna di poter giocare con grande frequenza con le mie connazionali, in allenamenti e tornei locali. Misurarmi con giocatrici come Kvitova, Pliskova, Muchova, Strycova, Vondrousova mi ha aiutato molto. Per me è stata una grande occasione di crescita”.

Sembra esagerato attribuire a questo periodo di tennis “autarchico” il progresso di Barbora, eppure devo sottolineare che quando l’ho seguita nel primo torneo ufficiale post-lockdown, sulla terra battuta di Praga, mi ha davvero stupito per la qualità di gioco. In particolare ricordo la partita eccezionale contro Simona Halep, persa soltanto 3-6, 7-5, 6-2. In perfetta forma fisica, Barbora ha disputato un match nel quale ha contrapposto al grande ritmo di Simona un tennis pieno di variazioni: colpi in back, parabole alte in topspin seguite da improvvise accelerazioni piatte, smorzate accompagnate da discese a rete, angoli stretti alternati a palle più centrali e profonde.

Tutto un repertorio di variazioni tecniche talmente ricco da far pensare che i tanti mesi senza competizioni ufficiali avessero lasciato in Krejcikova una voglia di esprimersi e sperimentare tennis in modo quasi esagerato. In quel momento Barbora era numero 118 del ranking, ed era entrata in tabellone grazie a una wild card; eppure per due set e mezzo (aveva condotto 2-0 nel terzo set) ha giocato alla pari con la numero 2 del mondo e virtuale numero 1 sulla terra. E siccome Halep avrebbe vinto non solo a Praga ma anche a Roma, la prestazione di quel giorno assume ancora più valore.

Evidentemente quella partita non era stata un caso, se un paio di mesi dopo Krejcikova è capace di arrivare al quarto turno del Roland Garros, sconfitta solo al terzo set dalla sorpresa Podoroska. A fine 2020 Barbora gioca a Ostrava e Linz, dove supera diversi turni e perde solo contro Azarenka e Sabalenka, ma sempre dopo aver strappato loro un set. Questi risultati le permettono di entrare per la prima volta in carriera fra le prime cento, malgrado il ranking ingessato, che rende molto difficile i progressi per chi risale da dietro: chiude il 2020 da numero 65 del mondo.

A Dubai Krejcikova si presenta da numero 63 della classifica (al limite della accettazione diretta, che è la posizione 67) e infila cinque vittorie contro avversarie come Sakkari, Ostapenko, Kuznetsova, Potapova, Teichmann. E lo fa senza perdere set.

Sono due le qualità che a mio avviso si sono rivelate decisive per compiere l’ultimo progresso nel rendimento: un relativamente basso numero di errori non forzati e la notevole profondità nei colpi interlocutori. Questa dote le permette di costruire gioco senza dovere troppo spesso difendersi; perché anche quando decide di non caricare di potenza la palla, puntando soprattutto sulla variazione di parabola, è proprio la profondità che impedisce alle avversarie di prendere il controllo della situazione.

Ma forse la sua caratteristica più personale è un’altra. Quando Krejcikova gioca bene, e riesce a condurre lo scambio, in campo emerge un aspetto del suo tennis inaspettatamente vicino al suo carattere, che lei stessa ha definito calmo (e simile a quello di suo padre). Non è facile spiegare, eppure la mia sensazione è questa: spesso prima di colpire sembra che trovi il tempo per un istante di riflessione; una frazione di secondo che si tramuta in una sospensione del gesto, prima che parta lo swing che impatterà sulla palla. E se pensiamo quanto si è accelerato il gioco contemporaneo rispetto al passato, ritrovare una giocatrice capace di introdurre nello scambio un istante di sospensione del tempo, risulta davvero sorprendente.

Come abbiamo visto, dopo i cinque turni superati senza perdere set, a Dubai la ferma nell’ultima partita Garbiñe Muguruza. In ogni caso per Barbora rimane comunque un torneo eccezionale, anche perché si tratta di un WTA 1000 che assegna 585 punti per chi perde in finale. E questi punti le valgono ora la posizione numero 38 in classifica, e addirittura la numero 11 nella Race. Dopo tanti anni da “spalla”, della coppia Krejcikova/Siniakova è diventata lei quella con la classifica migliore (questa settimana Siniakova è numero 69).

A 25 anni compiuti, Krejcikova è stata capace di un salto di qualità significativo e si è costruita la possibilità di affrontare con regolarità, senza passere dalle qualificazioni, tutti i tornei più importanti del circuito. Ora starà a lei dimostrare di essere in grado di offrire con continuità questo livello di tennis, aggiungendosi al nutrito gruppo di tenniste di vertice della Repubblica Ceca: 9 giocatrici fra le prime cento del monto, di cui 7 fra le prime cinquanta.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si è espresso sia il francese che l’ucraina.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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