Sinner è stato vicino o lontano dal battere Nadal? Io non la penso come Jannik

Editoriali del Direttore

Sinner è stato vicino o lontano dal battere Nadal? Io non la penso come Jannik

ROMA – Oggi Berrettini e Sonego, ultimi superstiti azzurri in ottavi, giocano contro Tsitsipas, Thiem e il pronostico. L’ecatombe delle regine Osaka, Kenin, Halep, al Foro Italico. Le sorelle Williams faranno il pienone a Parma

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Jannik Sinner - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Oggi torna il pubblico al Foro, alè oh oh, alè oh oh! Non vedo l’ora e mi permetto questo coretto infantile da tifoso della curva Fiesole.

Ciò fatto, non mi era piaciuto il sorteggio, l’avevo detto subito, e spero proprio di non doverlo ribadire domani. Come ho anticipato con “il video del giorno”, soltanto pochi anni fa poter dire che c’erano ben due italiani contemporaneamente negli ottavi degli Internazionali d’Italia, sarebbe stato celebrato come un successo. Oggi un po’ meno, anche se chiaramente siamo grati a Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego che hanno ottenuto questo risultato per nulla banale.

Matteo ha battuto Basilashvili e Millman, due avversari di tutto rispetto anche se non stelle di prima grandezza. Lui ha il vantaggio – peraltro acquisito sul campo – di una classifica ATP che gli consente di essere testa di serie, n.9, e di evitare nei primi turni giocatori top-ranked (anche se non Tsitsipas n.5 in ottavi ed eventualmente Djokovic n.1 nei quarti; fra essere n.8 e n.9 c’è una discreta differenza, ma il sorpasso ai danni di Schwartzman non era ancora codificato quando sono state fatte le teste di serie: peccato!). Per Lorenzo Sonego non è così e ha dovuto battere Monfils, che anche se in crisi è pur sempre un tennista n.15 del mondo e un giocatore di grande esperienza, e poi Mager che aveva eliminato de Minaur.

 

Dicevo che spero di non dover ritornare stasera o domani nel mio consueto editoriale sul tema sorteggio infausto, perché né Berrettini, atteso da Tsitsipas, né tantomeno Sonego che affronta Thiem e per ora non ha dimostrato di avere la stessa solidità di “Berretto”, partono favoriti nei duelli odierni. Il rischio di non avere neppure un italiano nei quarti di finale è dunque piuttosto consistente. Oggi almeno qualche migliaio di spettatori avrà la possibilità di vederli all’opera, mentre quelli di domani forse no. E sarebbe un peccato. Un peccato non poter scambiare Roma con i Masters 1000 di Miami e Madrid dove un finalista era italiano, quando Sinner e quando Berrettini.

Comunque vada a finire questo torneo, però, il fatto che il tennis italiano viva un momento felice non è in discussione. E che si tratti non di un momento fugace, ma di un periodo prolungato nel tempo, credo si possa sostenerlo con cognizione di causa.

COPPIA INATTESA – Intanto ieri è salita alla ribalta anche una coppia inattesa, quella formata da Fognini e Musetti. Hanno battuto Cabal e Farah, non pizza e fichi. I due colombiani sono veri specialisti del doppio, giocano solo quello, sono stati coppia n.1 del mondo, hanno vinto Slam e fatto finali, vinto un paio di volte Roma, insomma una coppia con i controcavoli.

Un paio di mesi fa, quando continuavano ad arrivare in singolare quei risultati che positivi che già si erano palesati anche nel 2020, si è cominciato a recriminare sul fatto che i nostri giovani rampanti fossero tutti singolaristi. E sul fatto che la brutta derivazione della vecchia e gloriosa Coppa Davis, per la quale ogni incontro si basa su due soli singolari (e non più quattro) e un doppio, avesse reso quasi determinante la specialità del doppio, assai decaduta invece nei tornei.

Il nuovo capitano di Coppa Davis, Filippo Volandri, ha subito dichiarato che una delle sue principali missioni sarebbe stata quella di formare coppie affiatate di doppio. Beh, l’esperienza di Fognini – che di un Australian Open è stato campione con Bolelli – e talentuosa freschezza di Musetti ieri hanno dato bella e promettente prova di sé. E anche i due “fratelli di sangue” Sonego e Vavassori, sebbene sconfitti dal più esperto duo francese Paire Mannarino (7-5 4-6 10-8 nel long-tiebreak), hanno dimostrato di essere competitivi. Se son rose…

Sui match vinti da Berrettini e Sonego avrete già letto tutto, non c’è bisogno che io ci torni su. Berretto deve migliorare solo… come coach! La sua Ajla Tomljanovic, con cui si è allenato in mattinata, ha perso contro Ostapenko che è comunque una che il Roland Garros lo ha vinto, sebbene pochi se ne capacitino.

Poco da aggiungere anche alla sconfitta di Stefano Travaglia con Shapovalov, anche se l’ascolano non si è fatto travolgere. Anzi, nel primo set ha avuto le sue brave occasioni, sotto forma di palle break. Il sostegno appassionato della bella e bionda fidanzata Maria Paola non è bastato a trasformarle. Però nel confronto con la testa di serie n.13, Stefano non ha per nulla sfigurato. Vale più della sua classifica che occuperà lunedì prossimo (n.76 perché rispetto all’anno scorso ha perso un turno prima) e anche meglio del suo best ranking che ad oggi è stato n.60, a mio modo di vedere.

TORNANDO A JANNIK – Sul match Nadal-Sinner (7-5 6-4) voglio dire due parole in più rispetto al video che, lettori di poca fede, non aprite nei numeri che auspicherei. Poi magari vi lamentate perché scrivo troppo a lungo!

Pensavo che il miracolo di una vittoria di Jannik non ci sarebbe stato e non c’è stato. Lui pensa di esserci andato abbastanza vicino. Io sono di diverso avviso.

Vidi uscire Jannik furibondo dal suo match d’esordio allo US Open con Stan Wawrinka due anni fa, sebbene gli avesse strappato un set e tutti si stupirono per quella performance del ragazzino dai capelli rossi. Uno si sarebbe aspettato, allora, di sentirlo orgoglioso di aver così ben figurato di fronte a un giocatore che quel torneo lo aveva perfino vinto… e invece no. Jannik aveva nella testa i set che aveva perso e aveva tutta l’aria di rimproverarsi di esserseli lasciati sfuggire.

I cavalli di razza sono così. Non accettano, prima ancora con se stessi, di perdere. E non è una questione di presunzione. Forse è presuntuoso chi gli gira attorno, ma lui no. Lui dice sempre – e sono sicuro che davvero lo pensa – che la strada è lunga, che il cammino da fare per migliorarsi è ancora tanto. Era seccato anche quando perse al Roland Garros, dopo aver servito invano per il primo set e aver dilapidato un break di vantaggio nel secondo, ma era proprio incavolato nero ieri sera.

Non aveva digerito di essere stato due volte avanti di un break nel primo set, di essere stato avanti 4-2 nel secondo e di non aver raggiunto neppure il tiebreak in ciascuno dei due set. E, a caldo (“Sono uscito dal campo 20 minuti fa, riguarderò la partita due o tre volte con Riccardo e il team per capire meglio che cosa ho sbagliato, che cosa avrei potuto e dovuto far meglio…”) non riusciva proprio a darsi pace perché “non sono sceso in campo per fare una bella partita, ma per vincere. Come faccio sempre. È stata una partita di alto livello, credo, così come non credo di essere stato lontanissimo dal potercela fare”.

Ecco, su quest’ultimo punto io invece non sono troppo d’accordo. In telecronaca SKY Paolo Bertolucci e Elena Pero sostenevano che quello di ieri sera sia stato il miglior Nadal dell’anno sulla terra rossa, o quantomeno sui livelli della partita vinta con Tsitsipas a Barcellona. Forse sì, ma comunque fra il miglior Nadal e questo ce ne corre. E se ce ne corre! Rafa subisce molto di più di una volta le accelerazioni avversarie, il gioco di chi è capace di prendergli il pallino.

dall’account Twitter dell’ATP

Poi però, man mano che lo scambio si prolunga, lui cresce. Gli scambi più lunghi li ha vinti quasi tutti lui, perché l’avversario – Sinner in questo caso – si spazientisce a vedersi ritornare sempre indietro la palla e finisce fuori giri. Oppure va a rete con poca convinzione e gioca volee approssimative, un po’ da pesce fuor d’acqua. E comunque è stato Nadal in misura maggiore, da un certo punto in poi, a muovere di più la partita, a giocare smorzare, a cambiar ritmi e tagli.

Se perdi cinque volte il servizio contro Nadal non puoi sperare di vincere. Nella maggior parte dei casi non arrivi neppure al tie-break. E infatti Jannik non c’è arrivato. Hai un bel dire che in tanti scambi sei stato tu a dettar magari il gioco, però se alla fine i punti più importanti, le palle break, li vince l’avversario… beh, in realtà dal vincere sei stato un bel po’ lontano. Ci sono punti e punti, ci sono game e game, e se quelli finali li vince sempre lo stesso giocatore, vuol dire che per quanto tu abbia giocato bene i primi game, il verdetto dà ragione al tuo avversario.

Ok, ci sono tanti modi di interpretare una partita. Se lo fai dicendo: eh ma Sinner è giovanissimo, ha 19 anni, non può aver l’esperienza del miglior tennista di tutti i tempi sulla terra rossa, è un conto. Fin lì siamo tutti d’accordo. Come sul fatto che Sinner certamente migliorerà alcuni suoi punti deboli. A cominciare dal servizio. Negli anni hanno migliorato il servizio giocatori come Djokovic, Nadal, Lendl, Borg, che io ho visto ragazzini quando ancora il servizio non era davvero un loro punto di forza. Dopo qualche anno fargli un break, a tutti quelli, è diventata una mezza impresa.

Però se in un set non arrivi a cinque e nell’altro non arrivi a sei, e per vincere una partita avresti dovuto vincere non un solo set ma due, beh vicinissimo al tuo avversario non ci sei arrivato, anche se in certi momenti poteva sembrare di sì. Il gioco del tennis si vince su pochi punti. Quelli importanti. Se li vince quasi tutti il tuo avversario, significa che il divario c’è ancora. Almeno ieri sera lo si è visto. Prima o poi, spero, non lo si vedrà più a occhio nudo.

VERSO GLI OTTAVI – Sono curioso di vedere Nadal Shapovalov, a questo punto, anche se il canadesino mi sembra essersi un tantino involuto. Mentre mi aspetto che Rafa partita dopo partita possa migliorare, anche se certamente ha perso un pizzico di velocità. Se batte Shapovalov poi forse trova di nuovo Zverev che nelle ultime occasioni gli ha fatto vedere i sorci verdi grazie al suo rovescio bimane che, alto com’è Sascha, non soffre i topponi di dritto di Rafa.

Intanto Djokovic, che oggi ha Davidovich Fokina – che noia questi doppi nomi spagnoli! Soprattutto quando sono così lunghi – ieri si è allenato con Cecchinato. E avant’ieri con Andy Murray. Ieri alla conferenza stampa del nuovo presidente della federazione francese Gilles Moretton, ex n.65 Atp, e del direttore del torneo Guy Forget – di cui Vanni Gibertini ha scritto a lungo riguardo a pubblico, vaccini e protocolli sanitari per giocatori, accreditati e spettatori, montepremi, match serale il 9 giugno, prezzi dei biglietti – i colleghi inglesi parevano interessati a sapere soltanto se il Roland Garros avrebbe o non avrebbe assegnato una wild card al loro Andy Murray. I francesi hanno preso tempo. Vogliono capire se Andy si ritiene davvero pronto.

Di certo è più pronto lui, sebbene lo Slam si giochi sui tre su cinque, di quanto lo sembrino alcune top player del circuito femminile: ieri hanno perso, e nettamente, la n.2 Osaka (7-6 6-2) da una Pegula in forte ascesa, la n.3 Halep (sfortunatissima a farsi male al polpaccio quando era avanti 6-1 3-3, anche il Roland Garros sembra a rischio), la n.4 Kenin (6-1 6-3 da Krejicikova). E Serena Williams n.8? Sfoggiando una dei suoi sempre più improbabili outfit – anche se lo so che non deve essere semplice trovargliene uno che le stia bene – è andata sotto con l’argentina Podoroska. Chi può sapere se questo è stata la sua ultima apparizione a Roma (luogo che le sarà caro: è nella Città Eterna che ha conosciuto suo marito)? Di certo nessuno avrebbe mai pensato che si sarebbe iscritta al torneo di Parma, insieme alla sorella Venus.

Serena Williams al Foro Italico – WTA Roma 2021 (courtesy of tournament)

Immagino che Marcello Marchesini ieri sera abbia stappato champagne insieme alle figlie che stanno dando vita con tenacia e passione a una delle più interessanti e benemerite realtà organizzative del Paese. Un gran bel colpo anche per gli sponsor (Barilla? Parma Cotto, Parmigiano Reggiano?) di quel piccolo torneo in quel piccolo circolo che sta faticosamente allestendo mini-tribune sperando in una qualche deroga governativa per ospitare in piccoli spazi i maggior numero possibile di spettatori distanziati. Ma come distanziarli se gli spazi sono quelli? Di sicuro le Williams faranno il pienone. Tutto è relativo, teorizzava Albert Einstein.

È stata un’ecatombe cui si è sottratta giocando un match tipicamente da junior, qual in effetti è, Coco Gauff vittoriosa con un punteggio “isoscele” (definizione inventata da Maestro Tommasi) su Sakkari: 6-1 1-6 6-1. Muguruza deve ringraziare i regali della Pera se è riuscita a vincere 2-6 6-0 7-5 dopo che si era trovata sotto 4-1 nel terzo. Mi è sembrata più in palla Iga Swiatek contro Keys. A Pegula ho chiesto – in modo soft e non brutale come sintetizzo qui – se pensasse che Osaka sarebbe mai diventata competitiva anche sulla terra rossa. E lei se l’è cavata bene citando Maria Sharapova, che effettivamente agli inizi della carriera sembrava proprio negata per la terra battuta e invece ha vinto due Slam a Parigi, ha vinto Roma e… insomma tutto fuorché negata si è mostrata nel prosieguo della carriera.

Oggi, cantavo all’inizio, torna il pubblico al Foro Italico. Spero che l’organizzazione regga l’impatto. In questi giorni è stato tutto abbastanza triste, nel deserto dei Tartari. Oggi non sarà il brulichio dei bei tempi, ma chissà che Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego non riescano a trarre qualche vantaggio psicologico, adrenalinico, dalla presenza degli spettatori che certamente tiferanno per loro.

P.S. Non so come abbiano fatto, altro che privacy, ma alcuni possessori di biglietti del centrale si sono impossessati anche del mio WhatsApp per lamentarsi del fatto che Berrettini non giocherà sul centrale. Io che ci posso fare, se non segnalare la protesta? Immagino però che saranno contenti altri spettatori…  

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Berrettini non è arrivato alla finale di Wimbledon per caso. Si ripeterà in altri Slam, su erba e cemento

LONDRA – Matteo Berrettini ha dato l’impressione di poter fare ancora meglio e di più. Ma Djokovic è il miglior tennista del mondo: 20 Slam che potrebbero diventare 25 o più. Matteo sarà protagonista di altre finali

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Capisco che possa apparire banale, ma secondo me Matteo Berrettini va soprattutto ringraziato. Oggettivamente raggiungere una finale di Wimbledon è una grossa impresa. E averla compiuta dopo aver vinto anche il torneo del Queen’s ne incrementa il valore. Undici partite vinte sull’erba di fila prima di una sconfitta finale assai dignitosa al termine di una partita durata 3 ore e 24 minuti – non un’oretta e mezzo – con un fenomeno come Djokovic che negli ultimi 10 anni ha vinto 6 Wimbledon. Non per caso.

Come detto in altre occasioni, nessuno può battere chi non gli si presenta di fronte. Berrettini ha battuto tutti quelli che ha incontrato, undici avversari fra Queen’s e Wimbledon, salvo il n.1 del mondo. Qui a Wimbledon come a Parigi, E quando aveva perso la semifinale dello US Open l’aveva persa con Rafa Nadal che poi vinse il torneo.

Poteva battere anche Djokovic? Nessuno è sempre imbattibile, ma Djokovic vince più di tutti e se è vero che Matteo ha manifestato qualche rimpianto riguardo alla propria prestazione, e forse ha ragione (e diremo poi il perché), anche Djokovic non ha forse giocato al meglio delle sue possibilità, era stranamente nervoso all’inizio (due doppi falli nel primo game, subito palla break) e ha perso il l’unico set, il primo, nel quale era stato avanti 5-2. Nessuno può sapere se Djokovic non avrebbe alzato la propria asticella se Berrettini avesse giocato ancora meglio di quel che ha fatto. Ma a Djokovic è accaduto spesso di elevare il proprio livello se l’avversario faceva crescere il suo.

 

La finale non è stata sempre bellissima, ma nel complesso è stata godibile. Si poteva temere alla vigilia che Berrettini pagasse lo scotto dell’esordio in una finale a Wimbledon e oggi si può dire che così non è stato anche se non abbiamo visto il miglior Berrettini e lui non si è piaciuto. Però come si fa a sapere se non sia stato proprio Djokovic a condizionarlo, al di là del discorso legato alla sua inesperienza, all’inevitabile emozione. Wimbledon, il Centre Court, la gente che grida Matteo, Matteo sul campo più leggendario fra tutti.

Sai che l’avversario è il miglior ribattitore del mondo, che un servizio qualsiasi può non bastare, viene fatto di strafare, di esagerare. E così la percentuale di primi servizi, di solito superiore al 70%, contro Djokovic scende al 59%. E tutti allora a dire: Berrettini oggi, a dispetto dei 16 ace, ha servito male. O non come al solito. I dati nudi e crudi dicono questo, ma non tengono conto di tanti altri fattori, primo fra tutti…chi hai davanti! La prima di servizio è mancata, certo, ma probabilmente per i motivi che ho appena accennato. E se non entra la prima è più facile per il più grande ribattitore che dovendo rispondere alla seconda si giochino più scambi.

E chi è favorito se si giocano più scambi? Djokovic perché si muove meglio, è più rapido, recupera tutto e di più perché ha gambe e agilità assolutamente uniche. E soprattutto ha un rovescio (in particolare lungolinea) che Berrettini si sogna, anche se il suo slice è enormemente migliorato. Ma non al punto, ad esempio, di fare una decina di punti con i passanti, quando l’astuto stratega serbo si ricorda che la miglior difesa è l’attacco e decide di venire a rete più spesso del solito. A prendersi un discreto bottino di punti. Ovviamente lo fa sul rovescio di Matteo. Che di passanti vincenti di rovescio ne ha giocati meno delle dita di una mano.

Matteo non poteva che cercare di tenere il pallino del gioco in mano. Quindi rischiando. Se rischi tanto, e fai 55 vincenti, fai anche tanti errori: 44. E allora coloro che hanno osservato come la percentuale di prime palle di Matteo fosse inferiore al solito (per i motivi di cui sopra però…), sosterranno anche che Matteo ha sbagliato troppi dritti. Ma chi lo sostiene non sembra tenere conto del fatto che dall’altra parte della rete c’è un certo Djokovic che più scambia, più palleggia e più punti ti farà. Chiaro che tirando a tutta randa per accorciare gli scambi sbagli di più e sembrano errori gratuiti. Ma non lo sono.

Quanto dico non è un alibi per tutto. Il secondo break subito nel secondo set, per esempio, è frutto di una mancanza di concentrazione ancora perfettibile. Avevo lodato Matteo l’altro giorno per il break imposto a Hurkacz nel primo game del quarto set, quando avrebbe potuto risentire psicologicamente della perdita del terzo. Stavolta è stato meno solido mentalmente. Avevo lodato la gran mano mostrata da Matteo contro Ivashka, questa volta contro una situazione e un avversario che gli mettevano più pressione, i tocchi sono stati più rozzi e imprecisi. Palle corte meno assassine, recuperi su dropshot meno vincenti.

Ha commesso, come già una volta contro Hurkacz, l’errore di chiedere il Falco dopo una prima di servizio perdendo ritmo e concentrazione e commettendo il quasi inevitabile doppio fallo che ha contribuito in partenza al break subito sull’1 pari del terzo set. In quel game peraltro Djokovic ha però giocato sul 30 pari un rovescio passante in cross straordinario su un missile di Matteo, che avrebbe poi cacciato in rete un rovescio slice. E nel game successivo Matteo ha avuto due palle break non impossibile da trasformare, soprattutto la prima quando un passante di dritto avrebbe potuto garantirgli il contro-break per il 2 pari, anziché il 3-1. Sul mio bloc notes ho trovato questo appunto: la folla che ha cominciato a far echeggiare le grida “Matteo, Matteo!” ha fatto allungare i tempi fra un punto e l’altro, ha consentito a Djokovic di concentrarsi maggiormente, di caricarsi, e ne sono venuti fuori due bei punti per il serbo.

Ecco, io credo che già alla seconda finale di Slam – cui credo Matteo approderà in tempi non lontani (la penso come Wilander, anche se un lettore superstizioso vorrebbe attribuirci poteri capaci di scacciare queste ipotesi futuribili) – queste ingenuità non si ripeteranno più. Questi episodi hanno spinto qualcuno a credere che il Djokovic di ieri non fosse il miglior Djokovic, ma quando c’era bisogno Novak era subito migliore.

Insomma onore ai meriti di Matteo che ha fatto conquistare al tennis spazi inusuali sui media, perfino in tempi di febbre collettiva per l’EuroCalcio e i ragazzi di Mancini campioni d’Europa. Matteo, terzo nella Race verso le finali di Torino, ha fatto un grandissimo spot per quell’evento che ci attende a metà novembre nel capoluogo piemontese. E a Tokyo penso che potrà farne un altro, soprattutto se alle assenze di Federer e Nadal si dovesse aggiungere anche quella di Novak che ieri ha definito la sua partecipazione ai Giochi molto incerta, “al 50%”.

Novak è combattuto, per la recrudescenza della pandemia in Oriente, per il Golden Slam (come Steffi Graf nel 1988 a Seul) che sfumerebbe pur essendo certamente alla sua portata. Ma è indubbio che questo possa essere l’anno buono per il Grande Slam, se Novak eviterà di colpire un altro giudice di linea con una pallata.  Eh, già Novak ha raggiunto i rivali di sempre, Roger e Rafa, a quota 20 Major – un cammino accelerato intrapreso non tanto fa, 3 anni e mezzo direi – e se non avesse avuto la sfortuna di centrare la giudice di linea allo US open sarebbe probabilmente già a quota 21.

Mi stupirebbe, visti i chiari di luna, se Novak non vincesse 25 Slam, tanti insomma da dissipare ogni dubbio su chi sia stato il tennista più forte di questa epoca. Che poi non sia il più bello da vedere… quello è tutto un altro paio di maniche. Ci hanno viziati Federer per un verso, Nadal dall’altro. Due marziani che, come ha ricordato Novak, sono stati uno stimolo perenne a migliorarsi. Novak potrebbe fare altrettanto nei confronti di Matteo che certamente misurandosi in occasioni e con avversari del genere, non potrà che migliorarsi.

Ma intanto, ribadisco quanto detto all’inizio, gli appassionati di tennis gli devono tutti un grande, grandissimo grazie. Augurandogli di restare fra i primi 3/5 della race fino a Torino. E oltre.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: la finale e le caratteristiche di Berrettini e Djokovic al microscopio. Le pagelle dei colpi

LONDRA – Quali sono gli “argomenti” a favore di Djokovic e quali quelli a favore di Berrettini. Si va in campo alle 15

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Novak Djokovic a Wimbledon 2021 (Credit: @ATPTour on Twitter)

È l’immediata vigilia della prima finale di Wimbledon mai giocata da un tennista italiano. A dispetto della partita giocata da Matteo Berrettini contro Hurkacz, nessuno break subito, appena due palle break concesse e salvate con un servizio vincente e un ace, 8 punti persi in 14 dei 18 turni di servizio, il pronostico è tutto a favore di Novak Djokovic che gioca la sua trentesima finale di Slam contro il romano che si trova ad affrontare la sua primissima.

Nel mio prediletto ristorante Thai del Wimbledon Village incrocio Brad Gilbert, ex n.4 del mondo e “bestia nera” di Boris Becker, opinionista di Tennis Channel nonché autore del libro Winning Ugly (“Vinci giocando sporco”) che ha venduto un milione di copie “perché è stato tradotto in una quindicina di lingue”, spiega lui. Quando gli chiedo cosa pensa della finale Djokovic-Berrettini, ride ed esclama: “Good Luck!” (Buona fortuna!). Insomma, alle chance del nostro proprio non mostra di credere. Poi concede: “Speriamo sia una buona partita, tutto dipende da come servirà Berrettini, magari quattro set?”. Come mai così severo? “Djokovic è Djokovic”.

Così parlò Zarathustra. E allora io mi chiedo a che cosa ci possiamo attaccare, oltre che al servizio devastante di “Berretto” che anche nel migliore dei casi dovrà comunque vedersela con il miglior ribattitore del mondo. “Finora Matteo non ha incontrato grandi ribattitori” dice Gilbert quando gli sciorino i dati al servizio di cui sopra, le percentuali impressionanti di punti vinti quando gli entra la prima, quasi sempre vicinissime al 90%. Contro Hurkacz, l’86%.

 

Prima di addentrarsi nel giochino delle pagelle, colpo su colpo, premettiamo cosa gioca a favore di Djokovic. E poi a favore di Berrettini. Per il serbo: l’esperienza. Per “Berretto”: il poter giocare tranquillo, non ha nulla da perdere. A favore di Djokovic: la consapevolezza di essere il più forte tennista del mondo. Di Berrettini: la fiducia derivante dall’imbattibilità negli ultimi 11 incontri sull’erba.

A sfavore di Djokovic: aver goduto del tabellone più fortunato di sempre negli Slam, non aver fronteggiato né alcun top-ten, né alcun test sufficientemente severo. A sfavore di Berrettini: aver già perso due partite con Djokovic, una nettissima alle finali ATP 2019 (3 game in tutto), l’altra a Parigi poche settimane fa, in quattro set. Bilancio set: 5-1 per Djokovic. A sfavore di Djokovic: la tensione derivante dal grande obiettivo dei 20 Slam e di un possibile Grande Slam, soprattutto se il match cominciasse in salita, magari un set perso a innervosire il serbo che finora ha compiuto solo passeggiate e non è più tanto abituato a soffrire.

A sfavore di Berrettini: la conoscenza della forza di Djokovic se l’avvio fosse invece favorevole al serbo che è tennista quasi impossibile da rimontare. Un primo set concluso al tie-break, e magari preceduto da opportunità importanti per l’uno o per l’altro finalista, potrebbe avere strascichi piuttosto pesanti nel prosieguo della partita anche se entrambi hanno carattere e qualità per reagire. Ma Djokovic potrebbe innervosirsi, Berrettini potrebbe demoralizzarsi. E non il contrario.

A favore di Djokovicsottolinea il telecronista serbo Nebojsa Viskovic che ha raccontato fra i 500 e i 600 match di Nole – “c’è che mai come questa volta è arrivato fresco alla finale. Nessun problema, nessuno stress”. A favore di Berrettini: il clima di generale entusiasmo che circonda il suo clan, la sensazione che tutto gira talmente bene che… niente potrà girare male. A sfavore di Djokovic: il difficile rapporto che ha con il pubblico inglese, e non solo se gioca contro Federer. A favore di Berrettini: un pubblico che, a prescindere dalla simpatia o dalla antipatia che nutre per Djokovic, tende a tifare per l’Underdog, lo sfavorito nella speranza di assistere a una bella lotta e non a una mattanza (che pure non si può escludere) per poter sfruttare al meglio il biglietto in proprio possesso.  A favore di Berrettini: un campo, il Centre Court, piuttosto veloce se non piove e non subentra il tetto. Anche così si spiegano 22 ace.

Matteo Berrettini – ATP Queen’s 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

PAGELLE

La Superfice: erba

  • Djokovic 9
  • Berrettini 9

Forse, sebbene Djokovic abbia vinto cinque volte questo torneo, l’erba è la superfice sulla quale Berrettini ha le maggior possibilità di disputare un match equilibrato, grazie al servizio e a quel rovescio slice che sulla terra rossa camminerebbe di meno e rimbalzerebbe più alto. Come spiega nell’intervista pubblicata ieri Mats Wilander.

E veniamo alle pagelle dei singoli colpi e/o attitudini.

Servizio

  • Berrettini 10
  • Djokovic 8

Non vedo nessuno servire meglio di Berretto, soprattutto come varietà di angoli. Come potenza ci sono i vari giganti, Isner, Opelka, Karlovic che possono rivaleggiare con Berrettini, ma come continuità di rendimento e tenuta mentale, giorno dopo giorno, Berrettini è di un’altra categoria rispetto a quei giocatori che sparano missili. Anche a Djokovic non è facile strappare il servizio, ma sia la prima sia la seconda non sono al livello di quelle di Matteo.

Risposta

  • Djokovic 10
  • Berrettini 6

Nole è il miglior ribattitore del mondo, Berrettini uno dei meno forti in risposta, anche se recentemente – come ha osservato anche Mats Wilander – di rovescio ha preso a rispondere “coperto” piuttosto bene. Ma mai risposte immediatamente vincenti. Semmai preparatorie al colpo successivo, quasi sempre un diritto devastante.

Voléè

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

Matteo è otto centimetri più alto di Novak, ha una maggior apertura… alare. Passarlo a rete è più difficile che passare Djokovic, anche perché Novak non si assesta sempre nella migliore posizione.

Smash

  • Berrettini 9
  • Djokovic 5

Novak soffre terribilmente i pallonetti che scendono giù a candela. Non gli piace star lì ad aspettare che la palla gli venga giù mentre magari la gente sugli spalti mormora. Vorrebbe non avere il tempo di pensare che si tratta di un colpo… senza ritorno. In generale, il numero uno del mondo soffre tutti i colpi giocati sopra la testa.

Dritto

  • Berrettini 10
  • Djokovic 7

Quello di Matteo è il più terrificante del circuito, ora che non gioca del Potro, che è in pensione Mano de Pedra Gonzales. Per Djokovic non è un colpo naturale come il rovescio.

Rovescio

Novak Djokovic (SRB) playing against Kevin Anderson (RSA) in the second round of the Gentlemen’s Singles on Centre Court at The Championships 2021. Held at The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 3 Wednesday 30/06/2021. Credit: AELTC/Ian Walton
  • Djokovic 10
  • Berrettini 5

Il serbo lo mette dove vuole, costantemente. Forse un pochino meno incisivo di quello di Zverev, è però più continuo. Quello di Berrettini, ancorché in progresso – soprattutto nello sliceè il punto più debole dell’azzurro. Chi è capace di attaccarlo sul rovescio, in modo sufficientemente frequente, difficilmente verrà passato.

Palla corta

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

È diventata un’arma letale e fondamentale per entrambi. Ed entrambi la giocano con coraggio anche quando il punteggio è delicato. Nel corso del torneo ne hanno entrambi giocato alcune importanti.

Tocco di palla

  • Berrettini 9
  • Djokovic 8

Faccio fatica a individuare un tennista che abbia miglior tocco di palla, al rimbalzo come in volée, di Matteo Berrettini. Un titolo a un mio editoriale in cui associavo la delicatezza del tocco di Berrettini a quella di John McEnroe (quasi eh…), ha fatto scalpore su chi non aveva poi letto l’articolo. Nole ha un buon controllo ma meno tocco.

Cambi di direzione e agilità

  • Djokovic 10
  • Berrettini 6

Nessuno al mondo è più agile dell’uomo di caucciù serbo. I suoi recuperi sono fenomenali. Contro Djokovic non basterà un solo missile di dritto, oppure due, per fare il punto. Se Sonego è stato ribattezzato “Polpo”, Djokovic sarebbe “Piovra regina”. Per fargli punto scaricando tutti i suoi dritti bisogna tirarne una sequela. Matteo con il suo metro e 96 è certo agile per la sua altezza, ma in questo settore il divario fra DjokerNole e lui è pesante.

Aggressività 

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

L’unica possibilità che ha Matteo per sottrarsi agli scambi che a lungo andare finirebbero sul suo rovescio e li vincerebbe quasi tutti Novak, è fare un gioco d’attacco e mantenere costantemente l’iniziativa, tenere sempre lui il pallino del gioco.

Resistenza

  • Djokovic 9
  • Berrettini 7

Credo che nonostante i quasi 10 anni in più, Novak ancora oggi abbia più “fisico” di Matteo. In un match che andasse per le lunghe crederei più in Djokovic che in Berrettini.

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Editoriali del Direttore

Sono trascorsi ‘solo’ 134 Wimbledon… Matteo Berrettini, ma come hai fatto? Grazie! [VIDEO]

LONDRA – Può battere anche Djokovic? Io non credo, salvo che batta come ieri. In 14 game (su 18) ha ceduto 8 punti! Vero che Djokovic è il miglior ribattitore del mondo, ma secondo Mats Wilander potrebbe non bastare. Un pensiero per Rino Tommasi e Gianni Clerici

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_David Gray)

L’emozione per la prima finale storica conquistata da un tennista italiano, Matteo Berrettini, cui tutti gli appassionati come me saranno per sempre grati, ancora mi procura un groppo in gola. Grazie Matteo, mille volte grazie per un momento che ho atteso per 47 anni a Wimbledon, per 45 anni da quando non riuscii a trattenere le lacrime a Parigi per il trionfo di Adriano Panatta al Roland Garros e mi ero però illuso che avrei assistito ad altri trionfi italiani negli Slam. Ci hanno dovuto pensare le donne, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, ma da Adriano in poi…

A proposito: Adriano ieri compieva 71 anni… auguri! Matteo è romano come te (anche se tifa Fiorentina e ieri i siti viola lo celebravano grazie al nonno!) Forse Matteo ha fatto un bel regalo anche a te. Almeno non ti ricorderanno più la tua sconfitta nei quarti con DuPre! Lo so che questa è una finale e non un trionfo come quello di Adriano nel ’76, ma Wimbledon è Wimbledon, è il sogno di ogni bambino che prende una racchetta in mano e gioca il suo primo torneo. Cosa vorresti vincere da grande se tu diventassi un campione? Ma Wimbledon perbacco, certo Wimbledon!, è stata la risposta – magari inconfessata – di tutti i ragazzini che avevano la forza di sognare.

Sono trascorse 134 edizioni dei Championships, da quella che Arthur Gore vinse nel 1877 in Worple Road, qui a due passi da Church Road, e mai nessuna finale era stata raggiunta. Come un mantra abbiamo ripetuto per 61 anni che Nicola Pietrangeli era stato l’unico a raggiungere le semifinali, anno del Signore (Pietrangeli, eh) 1960.

 

La mission impossibile di Matteo Berrettini non si è ancora conclusa, anche se io benedico già adesso il momento in cui sconfiggendo tutte le perplessità legate alla pandemia, alle difficoltà che Wimbledon e il Governo inglese creavano con la quarantena obbligatoria, evitata grazie all’esenzione procuratami dalla Tv Serba SportKlub, ho deciso di venire in Inghilterra trascinato dalla sensazione che i tennisti italiani potessero fare meglio di sempre. Con Berrettini n.7 del seeding sognare un quarto di finale non era sognare in modo esagerato.

Vabbè, consentitemi in questo momento di straordinaria felicità per tutto il tennis italiano di condividere con voi la mia, sia pure con un piccolo grande rimpianto: mi dispiace davvero che i miei grandi, grandissimi amici, Maestri, compagni in mille tornei, Rino Tommasi e Gianni Clerici, non abbiano potuto godere questa gioia, questa soddisfazione che Matteo ha potuto regalare a me e non a loro che non stanno bene (e chissà se hanno potuto vedere in TV). Mi è parso proprio di sentire con assoluta chiarezza invece il grande e commosso applauso che Robertino Lombardi non è riuscito a trattenere facendo sobbalzare tutti gli angeli, Lassù.

Torno sulla terra, anzi sull’erba dell’All England Club per dire che questa domenica delle due Italie nei due templi, Wimbledon e Wembley – e poche ore prima che l’Italia del pallone, di Mancini, di Chiesa sfidi l’Inghilterra di Kane e soci per un match in cui spero che l’arbitro sia migliore di quello che ha condannato la Danimarca – Matteo si troverà di fronte il numero uno del mondo, un signore serbo che è deciso, decisissimo a vincere il suo sesto Wimbledon, il terzo consecutivo. Ciò perché riuscendoci raggiungerebbe i 20 Slam di Roger e Rafa, conquisterebbe il terzo Slam del 2021 e sarebbe incredibilmente vicino a coronare il sogno di realizzare il Grande Slam che né Federer né Nadal, i suoi grandi sempiterni rivali, hanno potuto accarezzare.

Su Ubitennis i lettori più fedeli avranno letto l’eccellente cronaca di Antonio Ortu, ascoltato un mio audio quando ancora la mia voce tremava per l’emozione pochi minuti dopo la grande e storica impresa di Matteo, forse visto il video che trovate in calce a questo articolo e che ho fatto ieri sera in fretta e furia dopo aver ascoltato le interviste di Matteo, di Novak e parlato a lungo con un ammiratissimo Mats Wilander che mi ha pronosticato per Matteo un futuro da campione Slam, senza escludere affatto che questo futuro possa arrivare già domenica.

Con quel servizio e quel dritto, quella solidità di testa che gli ha consentito di strappare la battuta subito a Hurkacz nel quarto set dopo aver appena perso il terzo…- ha detto fra le altre cose Mats di cui leggerete a parte – per me quello è il segnale che mi aspettavo per capire che avevo di fronte un vero campione, un giocatore che vincerà sicuramente Slam”. Uno, più, già questo?

Matteo Berrettini – Wimbledon 2021 (credit AELTC/Jed Leicester)

Non ci azzecca sempre nei pronostici Mats, perché ama sbilanciarsi e giocare d’effetto, però non si può negare che lo svedese ex n.1 del mondo, nonché sette volte campione di Slam, di tennis ne mastichi parecchio, ne capisca davvero. Eppoi che gli spiritosi si divertano pure a chiamarlo Gufander!

Comunque è certo che alle 16,14 inglesi in punto Matteo ha conquistato fin qui il punto più bello della sua vita. Più bello ancora dei 22 ace con i quali ha seppellito il malcapitato polacco che, battuti il n.2 del mondo Medvedev in cinque set e il leggendario Federer per tre set a zero, non poteva aspettarsi davvero di non riuscire mai a strappare un solo game di battuta al nostro campione. Un campione che non ha mai tremato. Un campione che oggi è n.3 nella Race del 2021 per aver vinto 25 partite su 28 dal successo in casa Djokovic (Belgrado) in poi, le ultime 11 consecutive sull’erba. Un campione davvero solido come una roccia se è vero che a Hurkacz ha concesso soltanto due misere palle break, una nel sesto gioco del primo set (annullata da una servizio vincente), un’altra sul 4-0 del secondo (ace n.8!). In altre parole in quelle due sparute occasioni non gli ha fatto toccare palla! Manco lo spazio per illuderlo. Due secondi, boom, boom e via.

Una prestazione impressionante, da parte di un giocatore che giocava la sua prima semifinale a Wimbledon, che rimetteva piede sul Centre Court due anni dopo una severa lezione infertagli da Sua Maestà Federer, che poteva accusare la pressione di essere il favorito. “Oggi credo che quella partita mi abbia aiutato…”. Matteo ha spazzolato, fra servizi mai uguali e dritti potentissimi, tutte le righe del campo, “sbiancandole”. A Un certo punto ha messo la quinta (ma oggi certe macchina anche la sesta, la settima) e ha inanellato 11 game di fila: dal 2-3 al 6-3, 6-0, 1-0.

Matteo del resto era già partito in tromba. Fin dall’inizio. Un servizio a zero (e i “love-game” sono stati ben sei, quelli a 15 otto… totale 14!) e sull’1 a 1 subito tre palle break per lui. Lo so che ai colleghi che si ispirano a Hemingway questi numeri annoiano, ma fra tante iperboli che troverete qua e là, sono curioso di constatare se qualcuno ha fatto caso a questi dati per me assolutamente impressionanti: se uno tiene 14 game di servizio (su 18 in tutto) concedendo 8 punti in 14 game, voi vi rendete il senso di frustrazione che può soverchiare anche psicologicamente chi gli giochi contro?

E, per carità, magari domenica sarà tutta un’altra partita, Matteo forse non servirà così bene perché vattelapesca come reagirà alla sua prima finale Slam contro uno che gioca la finale Slam n.30, con la prima che risale addirittura al 2007 quando perse ventenne da Federer a New York (gliene ho chiesto conto e leggerete la risposta nella traduzione dell’intervista); e poi Djokovic è Djokovic, indiscutibilmente il miglior tennista del mondo dell’ultimo periodo, l’ultimo degli imbattibili. Ma può stare davvero tranquillo il miglior ribattitore del mondo contro uno che serva a quel modo?

Chiaro che se cominceranno a scambiare diventerà un altro affare, la mobilità di Matteo e la completezza complessiva dei due colpi da fondocampo non è paragonabile a quella di Nole, anche se il “nostro” ha messo su uno slice di rovescio tutt’altro che disprezzabile sull’erba dove a fatica si alza dai fili del prato più chic che ci sia. Chiedere al riguardo informazioni a Hurkacz, il giustiziere di Sinner a Miami, che ha battuto ogni record di palle steccate ieri.

Hubert Hurkacz, triste – Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Florian Eisele)

Matteo ha giocato – sotto gli occhi di Ajla, di papà, mamma e fratello Jacopo giunti dall’Italia con non so quale esenzione (se fosse quella di 72 ore non potrebbero assistere alla finale!) il miglior match del torneo, non c’è dubbio. Ho sentito il radiocronista di Radio Wimbledon che a un certo punto ha detto: ““This is terrifying, big hitting outside the Big Four, this is some of the best grass court play we’ve seen”; ovvero ‘Al di là dei Big Four questo è una fra i miglior tennis su erba che si sia mai visto!’”. Quasi quasi mi dispiace che Matteo non si sia tenuto in serbo – già…in serbo… – qualche cartuccia da sparare domenica. Ma non è detto che non ne abbia altre, altrettanto micidiali.

Quando incontrò Vincenzo Santopadre, 11 anni fa, Matteo, 14 anni, pensò che sarebbe stato un sogno entrare fra i primi 100 tennisti del mondo. Vincenzo, che gli sembrava un fenomeno, era stato per l’appunto n.100, come best ranking. Vincenzo è stato fondamentale per la crescita di Matteo: “Pazienza se perdi i tornei junior perché sbagli troppi servizi, troppi dritti. Quelli diventeranno la tua arma quando sarai cresciuto…”. Matteo non era davvero un metro e 96 come oggi. Non vinceva percentuali intorno al 90% quando mette la prima. Ma Vincenzo lo aveva convinto a giocare un tennis aggressivo, rischioso… al prezzo di tante sconfitte giovanili si sarebbe seminato per raccogliere più tardi.

Il raccolto è una finale a Wimbledon. “Non l’ho mai neppure sognato, mi sarebbe sembrato troppo… questa è un’emozione fantastica, anche se non fossi stato il primo italiano lo sarebbe stata di certo”. E, come dice Matteo, “il torneo non è finito, c’è ancora una partita e devo credere di potercela fare a vincere anche quella. Se poi non accadrà, pazienza”.

Anche se per me, piccolo anziano scrivano fiorentino, Matteo ha già vinto. Comunque.

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