Roland Garros: Nadal vs Djokovic, ma come si fa a scrivere qualcosa di inedito?

Editoriali del Direttore

Roland Garros: Nadal vs Djokovic, ma come si fa a scrivere qualcosa di inedito?

PARIGI – La prima semifinale (ore 15) sarà Tsitsipas-Zverev. 5-2 per il greco i confronti diretti. L’accoppiata greca è svanita con il match point che Maria Sakkari non ha sfruttato. Il flirt Tsitsipas-Sakkari? Una balla. Il greco vorrebbe emulare Federer. Ma come?

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Parigi, il Direttore

Ubitennis è nato nel maggio 2008. Sono 13 anni e mi sembra ieri. Un anno e mezzo prima era nato il mio primo blog Servizi Vincenti. Quando avevo un centinaio di lettori al mese mi sembravano tanti, quasi impossibile. Non fui io, ma i miei collaboratori di allora a spingermi, recalcitrante, a lanciare un quotidiano on line, un impegno che io temevo di non poter reggere perché non c’è un giorno di respiro, Natale, Pasqua, Ferragosto, Capodanno. La parola ferie è sconosciuta.

Fino al novembre 2006 avevo scritto le mie cronache, i miei commenti e le mie conseguenti sciocchezze, con tutti gli errori del caso, principalmente sul giornale La Nazione (gemellato con Il Resto del Carlino e più tardi anche con Il Giorno) dove ho cominciato ventitreenne nel novembre 1972. L’esordio furono le finali WCT d’autunno che, organizzate dal grandissimo promoter Carlo della Vida, si giocarono al PalaEur di Roma e furono vinte 7-6 al quinto da Arthur Ashe su Bob Lutz.

 

Ho scritto tutte queste note biografiche perché mi sono ritrovato a pensare come fino al novembre 2006 io scrivessi tutto quel che scrivevo senza avere in fondo nessuna vera idea se – al di là di quel che mi potessero dire i miei capi servizio – i miei articoli piacessero o no. Vivevo certamente – dal ’72 al 2006, sono 34 anni! – con maggior serenità rispetto a oggi la mia attività professionale, gli errori che restavano più o meno a me ignoti.

Dal novembre 2006 non è più così. Ogni cosa che scrivo su questo sito viene sottoposta ai raggi X e scrivendo tutti i giorni migliaia di caratteri – la sintesi non è mai stata il mio forte – in tutte le condizioni più diverse di lavoro, l’incappare in scivolate più o meno pesanti lo considero quasi inevitabile, i lettori invece proprio no.

Capita, in questo benedetto mestiere che indefessamente amo, che le opinioni condivisibili vengano ricordate poco e da pochi, mentre gaffe e sfondoni restino invece imperiture nella memoria di chi legge. È così, indiscutibilmente e non val la pena lamentarsene.

Ieri sera, ad esempio – e dovrei dire ieri mattina visto che ho finito alle sei e mezzo di scrivere – parlando del bel match di Berrettini avevo messo subito all’inizio il link all’articolo di cronaca scritto da Vanni Gibertini: ”Adesso dopo questa grande partita persa di pochissimo, sfiorando un tie-break anche in chiusura del quarto set che avrebbe potuto portarlo al quinto contro il numero uno del mondo…”etcetera etcetera, e via andando.

Beh, per via di quel link scritto ripensando a una partita secondo me ben giocata e certo combattuta, su 181 commenti ne ho ricevuti almeno una quindicina (magari sono di più, cito a sensazione) che me lo rimproveravano, che dicevano che Berrettini era stato dominato, che avrebbe dovuto perdere in tre set e mi contestavano anche il fatto che nel primo set avesse giocato piuttosto bene pur perdendolo 6-3 (ma dopo essersi conquistato in tre game diversi una pallabreak).

Allora ho rimpianto un po’ i tempi in cui scrivevo quel che scrivevo e nessuno mi diceva nulla, o quantomeno io non venivo a saperlo e me ne stavo bello tranquillo senza preoccuparmi di riscuotere il gradimento dei lettori.

Premesso che i numeri di chi commenta sono piccolissimi in rapporto a chi non lo fa, direi nemmeno un centesimo perché viaggiamo sui 100.000 e più al giorno e non sono 1000 quelli che commentano quotidianamente, però chi invia post sotto gli articoli non perdona se l’autore commette un errore, scrive un’imprecisione. Ultimamente avverto quasi una sorta di pruderie in chi magari ti fa un complimento. Quasi se ne schermisce per non venire tacciato di… ruffianesimo: “Io che non condivido sempre (o anche spesso) i suoi articoli direttore, questa volta invece…”. Fiuu, bontà sua.

SEMIFINALI MASCHILI – Tutta quanto ho scritto finora mi è stato suggerito dalla circostanza di dover scrivere stasera, dopo le semifinali femminili, della cinquantottesima sfida fra Nadal e Djokovic. Ma, amici che a volte mostrate di apprezzare i miei editoriali, e quelli che invece il più delle volte non le apprezzano, mi dite che cosa mai potrei scrivere di nuovo su un duello che è il cinquantanovesimo atto di un sequel infinito?

Volete che ricordi che Nadal ha vinto 13 Roland Garros e Djokovic uno solo? Che Rafa non ha mai perso un match in 13 semifinali e 13 finali? Che ha vinto 106 incontri qui e ne ha persi solo due (con Soderling nel 2009, con Djokovic nel 2015)? Che ha battuto sette volte su otto Novak al Roland  Garros? E 19 a 7 sui campi in terra battuta? Che Novak conduce 29 a 28 i duelli? Che entrambi hanno disputato 28 finali di Slam (Rafa ne ha vinte 20 e Novak 18) e quindi chi vincerà toccherà quota 29 e avvicinerà Federer, che ne ha fatte 31? Che Rafa vorrebbe raggiungere la sua quattordicesima finale qui e Novak la sesta? Insomma, se snocciolo solo cifre, sai che noia!

Ma cosa volete che dica di nuovo sui due, sulle loro sfide? I lettori ormai conoscono tutto di loro due quanto me. E alcuni, ne sono certo, anche di più. Insomma basta, mi rifiuto di presentare la solita partita dicendo le solite frasi. Per poi sentirmi dire che non ho scritto nulla di originale.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Magari è più interessante accennare alla prima semifinale, visto che Zverev una volta su due è andato oltre e Tsitsipas no. Hanno giocato solo sette volte e Tsitsipas ne ha vinte cinque, però ha perso la prima e l’ultima (Acapulco). Come ho già detto nel video, Tsitsipas può diventare il più giovane finalista di Slam, con i suoi 22 anni, dal 2010 quando Andy Murray a 22 anni e 261 giorni andò in finale all’Australian Open. Manco a dirlo, nessun greco è mai arrivato in finale al Roland Garros, mentre l’ultimo tedesco l’ha raggiunta 25 anni fa (1996, Michael Stich). Curioso semmai che mentre si parla della gioventù di Tsitsipas, Stefanos abbia detto a Vicky: “Non sarò mai vincente come Federer, ma mi piace l’idea di pensare a me stesso ancora competitivo a 40 anni come lui”.

Io penso che Nadal-Tsitsipas sia la finale più probabile, ma qualsiasi altro accoppiamento non mi farebbe gridare alla clamorosa sorpresa. Insomma, parliamoci chiaro, sarà la stanchezza, ma non c’è niente che potrei scrivere che mi entusiasmi e che mi possa sottrarre alla critiche di chi non perde occasione.

Idem per il singolare femminile. Mi chiedo adesso, sul momento di scrivere di due semifinali femminili di livello imbarazzante, giocate da quattro tenniste che non erano mai approdate in semifinale ad uno Slam, che cosa potrei dire che non apparisse banale. Le due partite, direi prevedibilmente, hanno prodotto una delle finali più modeste della storia in termini di classifica; la giocheranno Anastasia Pavlyuchenkova, 29 anni e n.32 del ranking WTA che sta giocando il suo Slam n.50 – e ha battuto la Zidansek n.85 7-5 6-3 – e la ceca Barbora Krejcikova, n.33 che ha annullato un match point nel terzo set a Maria Sakkari n.18 sul 3-5 e ha poi vinto 7-5 4-6 9-7 al quinto match point. Quindi è già svanita la possibilità di una bella storia, quale sarebbe stata la doppia vittoria greca Tsitsipas-Sakkari.

Ho intanto appurato, parlando a lungo con Vicky Georgatus, la sola giornalista greca che da cinque anni gira il mondo per il sito SDNA (Sport DNA), che il presunto flirt fra i due tennisti greci è un gossip senza fondamento. Entrambi sono legati sentimentalmente con altri compagni. Stefanos sta con una ragazza, Theodora Petralas di 25 anni che ha incontrato qualche tempo fa a New York e ora vive a Londra. Era con lui a Acapulco. Maria invece sta uscendo con un ragazzo più giovane di lei, sui 22 anni, Kostadinos, che è il figlio del primo ministro greco Mitsotakis, e che è arrivato a Parigi a sostenerla fin dal secondo turno.

La famiglia Mitsotakis in Grecia non gode di una buona reputazione a livello di… superstizione. Vox populi sostiene che, fin dal nonno dell’attuale primo ministro che era anche lui premier in Grecia, non portano troppa fortuna. Magari i loro periodi di massimo potere politico hanno coinciso con situazioni economiche di recessione, fatto che sta che la sconfitta di Maria dopo aver avuto un match point non gioverà, ancora una volta, alla loro immagine.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

I giornali greci oggi non sono usciti. Ieri tutti i media in Grecia erano in sciopero. Ma a causa di Maria Sakkari i sindacati hanno concesso ieri un’eccezione alla TV di Stato per trasmettere la partita di Maria con la Krejcikova. Il Roland Garros è l’unico Slam che viene trasmesso dalla TV pubblica. Gli altri tre vanno su Pay Tv, Eurosport, o in streaming. A causa di Tsitsipas, che irruppe sulla scena mondiale quando andò in finale a Toronto battendo lungo la strada Novak Djokovic, il tennis è diventato il terzo sport più popolare in Grecia dopo il calcio e il basket. Il sito di Vicky sfiora quattro milioni di visitatori unici al mese, non male se si pensa che la popolazione greca in toto supera di poco gli 11 milioni.

Un bel successo di adesioni grazie poi anche al successivo exploit in Australia 2019, con Stefanos che battè in ottavi Federer, poi Bautista Agut, prima di arrendersi a Nadal in semifinale. Una delle tre semifinali di Slam che fin qui Stefanos ha perso in tre Major. Stasera si augura di interrompere la striscia negativa. E io di vedere due belle partite. A domani!

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Editoriali del Direttore

Caso Djokovic – Ha prevalso la ragion di Stato. E’ stata una scelta politica ma credo sia giusto così

Dalla vicenda escono male tutti, Craig Tiley in testa. Poi Djokovic e non per essere andato a Melbourne. Ma per come ci è andato. Male anche l’Australia. Bravi soltanto tutti i giudici

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Mi spiace che manchi il n.1 del mondo ad uno Slam. Non uno qualsiasi, soprattutto in Australia, dal momento che Novak Djokovic lo aveva vinto 9 volte e le ultime tre. Ma sono anche d’accordo con Rafa Nadal quando dice con buon senso e senza voler infierire su un Djokovic in disgrazia, “Nessun giocatore al mondo, è più importante di un evento”.

E mi pare il caso di ricordare qui che quando, in solidarietà allo jugoslavo Nikki Pilic squalificato dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare gratis in Coppa Davis, un’ottantina di tennisti boicottarono l’edizione di Wimbledon 1973 – vinta dal ceco Jan Kodes sul russo della Georgia Alex Metreveli (nei loro Paesi allora guai a scioperare!) – il chairman dell’All England Committe H.David disse: “The Championships are more important than any player” (non credo ci sia bisogno di tradurre).

E i Championships – gli inglesi chiamano così il torneo di Wimbledon come se nessun altro “campionato” potesse lontanamente pretendere di valere quanto quello dell’All England Lawn Tennis Club – nel ’73 batterono il record d’affluenza, dando più che ragione al loro Chairman.

 

A questo punto lasciatemi anche dire un bel “meno male!”… che finalmente torneremo a scrivere e parlare di tennis giocato dopo questa lunga saga che ha stressato particolarmente tutto Ubitennis per via del continuo affluire di notizie imprevedibili e contradditorie fra loro, ma anche delle migliaia di commenti che ci hanno sommerso, giorno dopo giorno. Talvolta abbiamo addirittura dovuto chiuderne l’accesso perché non ce la facevamo a moderarli tutti. E’ stato uno sforzo immane anche perché alcuni lettori hanno scritto papiri infiniti, mentre altri non si sono stancati di ripetere lo stesso concetto decine di volte, così come non hanno cessato di lanciarsi strali e “beccarsi” fra pro-Djokovic e anti-Djokovic, fra SìVax e NoVax.

 E queste ultime baruffe ci hanno messo sovente molto più in difficoltà all’atto di moderarli, perché implicavano spesso competenze da medici, da giuristi, perfino da statisti, quali certo non siamo.

Devo dire che non mi ha sorpreso affatto la conclusione della saga Djokovic. Chi mi aveva chiesto nei giorni scorsi un pronostico conosce la risposta che gli ho dato.

Era francamente contro ogni logica pensare che Djokovic potesse sfangarla  contro il Governo australiano dopo tutto quello che ha attraversato l’Australia, il Paese più rigido del mondo nell’affrontare la pandemia e anche il Paese dove le regole vengono applicate generalmente con un rigore tale che io mi sono permesso spesso in passato – anche per esserne stato vittima  in un’occasione – di considerarlo assolutamente esagerato.

Ci sono ragioni storiche che hanno dato origine a questa tendenza: i primi abitanti australiani “deportati” dall’Inghilterra non erano davvero persone che si potessero mandare in giro a briglia sciolte.

Pochi ricorderanno ormai l’editoriale che scrissi quando la saga Djokovic cominciò. Il titolo era (e sono dovuto andare a cercarlo in cima alla home page, sotto la voce di menu Editoriali): Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato.

Si scrivono tante cose, facendo questo mestiere, e non sempre si ricordano. Così ho voluto controllare se avessi scritto qualche bestialità. Può capitare.

Se vi va leggetelo oggi (rileggetelo?) anche voi. Non mi pare di dover fare sostanziali correzioni.

Allora Djokovic non aveva ancora compromesso la sua immagine col commettere tutta quella serie di comportamenti poco esemplari e certamente superficiali in epoca pandemica: mancati distanziamenti a volto scoperto, interviste da “positivo” nascondendo di esserlo ai colleghi dell’Equipe, nessun controllo sulla crocetta che barrava il “non ho effettuato alcun viaggio negli ultimi 14 giorni” prima del volo Marbella-Dubai-Melbourne.

A pagina 2 Djokovic tradito da Tiley

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