Da spettatore allo US Open: qui si fa la storia, e capita di vedere del Potro che si allena con McEnroe

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Da spettatore allo US Open: qui si fa la storia, e capita di vedere del Potro che si allena con McEnroe

Viaggio all’interno dell’ultimo Slam dell’anno tra grandi match, allenamenti tra leggende, cibo, curiosità e soprattutto tante emozioni

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Del Potro e McEnroe - US Open 2021 (via Twitter, @LucileAlard)

IN THE HEART OF QUEENS

Dopo un lungo viaggio, solo dopo aver attraversato il trafficatissimo George Washington Bridge, i grattacieli di Manhattan, in piena libertà, assieme all’Hudson River, si prendono per la prima volta tutta la scena. Strizziamo l’occhio a quel paesaggio familiare che, per la prima volta, non è la nostra meta. L’auto corre veloce verso il Queens dove si gioca l’ultimo slam stagionale, lo US Open che torna a disputarsi con il pubblico dopo l’edizione a porte chiuse del 2020. La particolarità dell’ultimo slam stagionale è che l’impianto si trova all’interno del gigantesco Flushing Meadows Corona Park, nel cuore del Queens. Cosi, cercando di evitare i costosi parcheggi, ci troviamo catapultati nella vita quotidiana di uno dei Boroughs della Grande Mela. Siamo molto lontani da Manhattan, non solo geograficamente.

Questo è il secondo quartiere più popoloso di New York ma soprattutto il più multietnico. Addirittura, secondo un sondaggio del 2017, il Queens è il luogo in tutti gli Stati Uniti in cui si parlano più lingue diverse. Districandosi tra queste strade pare di essere in un film, da un momento all’altro immagino un gruppo di ragazzini sbucare da un vicoletto e spruzzare l’idrante verso le macchine che passano come in una famosa scena di “Do the right thing” di Spike Lee che, però, era ambientato a Brooklyn. Quando si cammina attraverso il Corona Park i boati degli spettatori diventano sempre più assordanti, provenienti soprattutto da coloro che si trovano nel Grandstand che è il campo più vicino al parco.

 

RE PER UNA NOTTE

Nonostante l’eccitazione sia veramente tanta, con il biglietto della sessione serale che inizia alle 19 non è consentito agli spettatori entrare prima delle 17.30. A Cincinnati, complice anche la pioggia, eravamo addirittura riuscito ad entrare alle 16, mentre qui sono molto fiscali e non aprono i cancelli nemmeno un minuto prima. L’impatto con il torneo è piuttosto scioccante. È il primo venerdì del torneo, ci sono davvero tante persone ma soprattutto è la dimensione dell’impianto a sorprendere. A prima vista il Louis Armstrong Stadium sembra il centrale da quanto è grande, ma continuando a camminare tutto diventa ancora più incredibile. Una grande folla si è radunata davanti al maxi-schermo nella piazza fuori dall’Arthur Ashe Stadium per seguire la fine del match tra il giovane spagnolo Carlos Alcaraz e la testa di serie numero tre Stefanos Tsitsipas, impegnati in un durissimo quinto set dopo una lotta estenuante.

Nonostante il match sia ancora in corso oltre le 18, solo i possessori del biglietto per la sessione diurna possono entrare per vedere la partita. I controlli, anche in questo caso, sono molto rigidi. Ma l’energia fuori dal campo centrale è elettrica tanto quanto all’interno. Tutti esultano a ogni punto del giovane spagnolo, a quanto pare Stefanos con i vari toilet break non si è guadagnato la simpatia della folla che, però, vuole anche assistere a qualcosa di storico. Così, quando Alcaraz piazza l’ennesimo vincente di dritto della sua partita, nella piazza è un tripudio. La folla si muove poi immediatamente nella vicina postazione di ESPN dove Carlos viene intervistato da John Mcenroe. New York ha un nuovo re, almeno per una notte.

Carlos Alcaraz e Stefanos Tsitsipas – US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

ELECTRICITY ON AND OFF THE COURT

Nonostante tra gli spettatori dell’Open degli Stati Uniti ci siano molti stranieri, alcune “tradizioni” americane sono ben presenti. E cosi, mentre Roberto Bautista Agut e Felix Auger Aliassime lottano su ogni palla nel primo match del venerdì della sessione serale sul Louis Armstrong, una ragazza, non appena inquadrata dalle telecamere, beve un bicchiere di birra tutto d’un sorso per la gioia del pubblico. Nello stesso momento, dall’altra parte del campo, un gruppo di ragazzi non smette di incitare lo spagnolo che, dopo un fantastico passante di rovescio, si esalta guardando proprio verso di loro che lo stanno letteralmente spingendo attraverso una fantastica rimonta sotto due set a zero. Sulla maglietta di Roberto c’è lo stemma del Villarreal, la sua squadra del cuore con cui ha iniziato una partnership a luglio del 2020 per indossarne lo stemma ogni volta che scende in campo.

Il match, soprattutto negli ultimi tre set, è veramente di alto livello. I primi due set sono un monologo del canadese; Bautista Agut pare lento per i suoi standard, commette molti errori da fondo campo e il dritto non incide come dovrebbe. Dall’altra parte Auger Aliassime tira vincenti con il dritto, è solido con il rovescio e soprattutto intoccabile al servizio, colpo con il quale quando serve la prima non scende mai sotto le 125 miglia orarie (200 chilometri orari). È interessante, durante la partita osservare Toni Nadal con cui il canadese ha iniziato a lavorare alla fine dello scorso anno dopo alcune stagioni deludenti. “Grande attitudine e mentalità” dice Toni alla fine del secondo set parlando con una spettatrice vicino a lui. Frederic Fontang, lo storico coach del giovane di Montreal, è molto silenzioso durante la partita e raramente parla con Toni che invece è presente nella partita incitando Felix in spagnolo “vamos Felix”, in francese “ça va, ça va” o mischiando le due lingue “ça va, vamos, allez”. Nonostante un atteggiamento molto positivo, a prima vista lo zio di Nadal sembra più rilassato in questo contesto rispetto a quando sedeva all’angolo del nipote.

Nel terzo e quarto set il dritto di Auger Aliassime comincia a perdere in lunghezza, il rovescio è meno efficace e soprattutto con il dritto Bautista Agut comincia a giocare i suoi fendenti. Così si arriva a un giusto quinto set in cui il canadese parte molto forte, è pure vicino a conquistare due break di vantaggio ma lo spagnolo non molla un punto. Il colpo in più nell’ultimo parziale per Felix è sicuramente il servizio, con cui salva un pericolosissimo 0-30 quando va a servire per il match sul 5-3. Alla fine della partita sono ben ventisette gli ace scagliati dal giovane canadese, che con un dritto vincente si qualifica per gli ottavi di finale per la gioia di zio Toni che alla fine della partita viene letteralmente circondato dai fans per foto e autografi.

È incredibile come Mischa Zverev o perfino Mats Wilander possano camminare tranquillamente nell’impianto, mentre Toni viene preso d’assalto. Quando alla fine si allontana dallo stadio riusciamo a raggiungerlo: “Grande partita Toni“ gli dico, “si, perché Bautista non ti regala niente” mi risponde sorridendo. “ Felix ha usato la testa nei momenti importanti“, aggiunge prima di scomparire di nuovo tra la folla.

THE PRICE IS RIGHT

Il Labor Day Weekend generalmente è il periodo di maggior afflusso in tutto il torneo. Gli stand con il cibo pullulano di famiglie che cercano di decidere cosa mangiare tra un match e l’altro.  Il torneo offre una buona varietà di cibo. Si può trovare barbecue coreano, tacos messicani, pizza fino al classico hamburger. La qualità del cibo è migliore rispetto a Cincinnati, ma i prezzi sono davvero troppo alti. Una pizza margherita le cui dimensioni equivalgono a due slice normali costa ben 17 dollari, un hamburger costa 14 dollari e così via. Ma ciò nonostante, nessuno pare far caso ai prezzi. Colpisce leggere come in questi giorni, in Italia, il Milan abbia deciso di abbassare i prezzi per le partite di Champions League dopo che i tifosi si erano lamentati. Purtroppo questo non accadrebbe mai negli Stati Uniti, soprattutto perché nessuno protesterebbe mai per un prezzo troppo alto. Troppo orgoglio. E così niente cambierà mai.

PRIMETIME SHOW

La sessione serale prevede il match di cartello tra il numero uno del mondo e grande favorito del torneo Novak Djokovic e il giovane idolo di casa Jenson Brooksby. Il centrale è praticamente quasi tutto pieno. Dopo il primo set in cui Novak sbaglia tutto quello che può, soprattutto con il dritto, la folla si esalta per festeggiare il 6-1 con cui il giovane americano vince il primo set. È piuttosto impressionante come per i primi due set Jenson sia in grado di tenere il ritmo di Djokovic sulla diagonale sinistra costringendo il campione serbo a uscire dallo scambio per primo. Molto interessante anche il dritto del teenager di Sacramento, colpo con cui appare quasi rallentare la velocità ma che risulta sempre molto profondo.

Jenson Brooksby – 2021 US Open, Monday (Garrett Ellwood/USTA)

Nei restanti due set Djokovic ha sempre in mano lo scambio e Brooksby crolla fisicamente, anche perché non ha colpi con cui lascia fermo Novak e deve vincere ogni punto da fondo campo. Alla fine del match, dopo aver preso i complimenti del venti volte vincitore Slam, è curioso come Brooksby non lasci immediatamente il campo come tutti gli sconfitti fanno solitamente ma si guarda intorno come se volesse godersi maggiormente quest’incredibile atmosfera. Le basi sono molto buone, ma tutto è migliorabile. Dal servizio con cui non supera quasi mai i 110 miglia orarie, al dritto con cui è poco aggressivo. Il rovescio piatto è molto solido. È interessante come nonostante lo giochi a due mani riesca a giocare un back velenoso ed efficace. Djokovic ha detto che gli ricorda Florian Mayer, ma lo stesso Andy Murray è uno dei pochi giocatori con il rovescio a due mani che ha davvero un ottimo slice.

La partita del giorno è però certamente quella tra Maria Sakkari e Bianca Andreescu. Quando ormai la maggior parte degli spettatori è andata a casa. dal momento che il giorno seguente si lavora. la greca e la canadese vincitrice qui nel 2019 danno vita a una grandissima partita. Tre ore e mezzo di lotta in cui Bianca deve cedere al terzo dal punto di vista fisico davanti a una Sakkari che non ha mai mollato nemmeno quando, nel secondo set, ha dovuto annullare una palla break che avrebbe portato la giovane canadese a servire per la partita.

Andreescu è sembrata aver qualcosa in più dal punto di vista tecnico, soprattutto per quanto riguarda la varietà di colpi. Ottimo servizio in slice da destra e grandissimo rovescio con cui da ogni parte del campo fa letteralmente quello che vuole. Molto più incerto nei momenti decisivi del match il dritto, che l’ha tradita in più d’un occasione. Sakkari serve davvero molto bene e entrambi i colpi da fondo campo sono potenti. La domanda è “quanto riesce ad essere costante?”. È stata brava contro Andreescu a trasformare la partita in una battaglia fisica in cui ha dimostrato di averne di più. Nel terzo set gli spettatori si sono potuti sedere nei posti più vicini al campo così da creare un’atmosfera ancora più incandescente, che ha nobilitato una grande lotta che è terminata alle 2.13 di mattina. Nessuna partita femminile è finita più tardi nella storia dello US Open.

LEGENDS ON THE COURT

Il pomeriggio del secondo martedì del torneo, ultimo giorno allo US Open per chi scrive, c’è una grande sorpresa. Sul campo P5 riservato a gli allenamenti Juan Martin Del Potro e John McEnroe scendono in campo per un breve allenamento. Pochi scambi in cui il dritto del gigante di Tandil, seppur colpito da fermo, è veramente impressionante. Emozionante vedere John giocare veramente un tennis diverso. Polso bloccato con il rovescio davanti alle accelerazioni di Delpo, slice, discese a rete in controtempo. Purtroppo lo spettacolo dura poco e le successive dichiarazioni dell’argentino non lasciano troppe speranze su un suo ritorno ad altissimi livelli.

Poco prima di lasciare lo US Open è tempo di vedere l’allenamento di Carlos Alcaraz ,che qualche ora dopo giocherà il suo primo quarto di finale Slam contro Felix Auger Aliassime. Rispetto all’allenamento di Rublev che avevamo visto a Cincinnati, in cui il coach Fernando Vicente parlava davvero poco, Juan Carlos Ferrero spiega ad alta voce i movimenti che Carlos deve eseguire. Si soffermano molto sulla diagonale di rovescio, con Alcaraz colpisce di dritto per poi cambiare con l’inside in.

L’ex numero uno al mondo gli chiede di mascherare questo colpo fino all’ultimo. D’altronde è chiaro come sia lui, sia Aliassime, abbiano nel dritto il colpo con cui cercano di fare il punto. Quindi chi per primo prende in mano il gioco ha buone chance di vincere il punto. L’allenamento continua con servizio e risposta. Carlos allena lo slice quando serve da destra, mentre da sinistra opta più per la classica botta piatta. Ferrero serve ben oltre la linea del servizio per allenare la risposta del giovane spagnolo. Dopo circa trenta minuti i due lasciano il campo e per noi è tempo di lasciare l’impianto.

Tra i giocatori ammirati, a parte Djokovic che è di un altro livello, colpisce la forza mentale di Bautista Agut che davvero non molla mai. Auger Aliassime e Alcaraz, come ha detto Daniil Medvedev in conferenza stampa dopo la sua vittoria ai quarti di finale, hanno un gioco abbastanza simile. Penso che per entrambi la maggior sfida negli anni sarà trovare la costanza nei loro colpi. Ma Alcaraz, soprattutto su terra battuta, sembra veramente avere un grande futuro.

Mentre camminiamo verso la macchina riflettiamo su questi giorni passati allo US Open. È difficile trovare un torneo al mondo che dia le stesse emozioni. Il calore della folla (molto superiore a gli altri tornei negli USA), le luci della notte, i match serali che anche se terminano alle tre del mattino sono sempre pieni di gente. E soprattutto i giocatori qui sanno che la vittoria e la sconfitta contano veramente tanto. Se perdi al primo turno in Australia sei solo all’inizio della stagione, se fai male a Parigi dopo due settimane hai Wimbledon dove puoi rifarti e se giochi male pure sui prati hai un’ultima chance di salvare la stagione allo US Open. Ogni giocatore odia perdere in ogni torneo, ma cosa c’è peggio di una sconfitta ai primi turni nell’ultimo Slam dell’anno, con il successivo a quattro mesi di distanza e con una lunga off season in mezzo? Forse è proprio questo rifiuto della sconfitta che ha regalato così tanti match al set decisivo in una grande edizione dello US Open.

(Articolo a cura di Marco Lorenzoni)

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La prova della Lotto Raptor Hyperpulse 100

Recensione e test in campo della scarpa Lotto Raptor Hyperpulse 100: stabilità e leggerezza con l’innovativa suola Vibram®

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Da oltre 45 anni Lotto Sport risponde alle esigenze di atleti professionisti e amatori per offrire loro
il meglio in termini di stile e funzionalità. Per questo la collezione Performance autunno inverno
2021 vede il ritorno di Raptor nella sua naturale evoluzione: la Raptor Hyperpulse 100. La nuova
scarpa da uomo rispetta il passato per proiettarsi verso il futuro. Alle caratteristiche che l’hanno resa
celebre – supporto e stabilità – si aggiungono leggerezza e confort fin dalla prima calzata.
Tante le innovazioni, a partire dalla tomaia in mesh ultra sottile in poliestere a doppio strato, che
garantisce leggerezza e traspirabilità, alla trama in Kurim degli inserti posizionati nella parte alta
della scarpa. Questi inserti rinforzano l’area dell’avampiede e, grazie al taglio aereodinamico
consentono di fendere l’aria con meno attrito. Lo stesso materiale avvolge la punta della scarpa,
l’area soggetta a maggior sfregamento con il terreno. L’altezza del tacco si assesta a circa 2,8
centimetri, è massiva ma, come vedremo in seguito, assicura un’ammortizzazione eccellente
garantita dal sistema Hyperpulse. Questa innovativa tecnologia, realizzata in una combinazione di
ETPU ed EVA, presenta uno speciale design lamellare che assorbe l’impatto e restituisce energia. A
questo sistema di ammortizzazione, si aggiunge la soletta estraibile spessa 8 millimetri, circa il
doppio delle solette delle scarpe concorrenti, e realizzata in materiale Ortholite per un ulteriore
confort. L’intersuola garantisce maggiore leggerezza e, grazie alla sua struttura specifica, stabilità
media e laterale. La tecnologia BFC, realizzata in materiale TPU e posizionata nell’area centrale del
piede, determina un controllo perfetto in torsione e maggiore stabilità. Infine, va menzionata la
suola della scarpa studiata da Vibram® in collaborazione con Lotto Sport, e realizzata in una
speciale mescola, differenziata per superfici in terra e cemento, la quale assicura trazione e
resistenza elevate.

TEST IN CAMPO

La scarpa non si calza con estrema facilità, ma, una volta indossata ed effettuato i primi movimenti
in campo, sentirete subito una sensazione di naturale protezione. L’allacciatura è molto robusta e
trattiene saldamente la linguetta. Si percepisce subito la stabilità, soprattutto nei movimenti laterali,
molto esplosivi. La scarpa pesa circa 360 grammi (in taglia 42) e quindi risulta abbastanza leggera;
si sente quando si flette l’avampiede per la ricerca della massima velocità in avanti. Il pregio più
grande della scarpa è però l’ammortizzazione, l’azione della soletta che, grazie al sistema
Hyperpulse, assicura un buon assorbimento dell’impatto e ottimo confort quando il piede tocca
terra, soprattutto sul cemento ma anche sulla terra battuta. L’abbiamo testata su entrambe le
superfici e, nonostante la scarpa avesse la suola per cemento, il grip è risultato ottimo anche sulla
terra battuta. Riservandoci di verificare col passare del tempo l’efficacia del lavoro sviluppato da
Vibram® in termini di durabilità e resistenza, ci limitiamo a dire che la suola è molto robusta e che
il grip sul terreno è eccellente. Dopo diverse ore di gioco emerge che la Raptor Hyperpulse 100 si
può adattare benissimo a diversi tipi di giocatori: il peso contenuto piacerà ai tennisti che cercano
velocità e reattività, mentre la robustezza della costruzione incontrerà le esigenze di coloro che
necessitano stabilità e controllo.

Scopri di più su Raptor Hyperpulse 100

 

CONCLUSIONI

La Raptor Hyperpulse 100 è un modello che potrà soddisfare un’ampia gamma di giocatori, un
ottimo compromesso per chi cerca in una scarpa velocità, reattività ma anche robustezza. Le
competitor di questo prodotto sono tutte di fascia alta: Solecourt Boost di Adidas, Vapor di Nike e Eclipsion di Yonex. La Raptor è una scarpa solida, all-round, un altro ottimo prodotto che dimostra
l’eccellenza italiana nella progettazione delle calzature tecniche e sportive.

Scopri di più su Raptor Hyperpulse 100

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Coppa Davis, Kukuskin: “Con il nuovo formato tutti possono battere tutti”

Mikhail Kukushkin dopo la vittoria su Miomir Kecmanovic alla Davis Cup by Rakuten Finals: “Per me la Davis è la priorità numero uno”

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Mikhail Kukushkin è probabilmente l’uomo-Davis per eccellenza. Best ranking di n. 39 un solo titolo e tre finali in quindici anni di carriera, il trentatreenne russo di nascita ma kazako di passaporto è uno di quei tennisti che quando sente odore di Coppa Davis diventa di un altro livello. Il suo record parla chiaro: 27 vittorie e 16 sconfitte, su tutte le superfici, compresa quest’ultima impresa contro Kecmanovic nella quale è rimasto in campo per 198 minuti annullando quattro match point.

Sono molto contento per la vittoria, è stato un match davvero drammatico. D’altra parte, è la Coppa Davis, sempre un ottovolante”.

Ho cominciato bene la partita, ero un break sopra nel secondo set, e poi non so cosa è successo. Credo di aver perso sette giochi di fila. Il terzo set è stato folle. Ero sotto 2-5, ho salvato un sacco di match point. Poi la fine della partita, davvero indescrivibile”.

 

È la Coppa Davis, grande pubblico, è stato molto importante vincere questo punto. La cosa più difficile è stato continuare a credere in me stesso. Devo ringraziare la mia squadra, il pubblico, mi hanno dato tanta energia. Sarà una partita che ricorderò per sempre”.

La Coppa Davis è davvero speciale – continua Kukushkin – è la mia quattordicesima partecipazione, e negli ultimi 10 anni abbiamo raggiunto i quarti sei volte. Un grande successo per una nazione che non ha tradizione tennistica, e spero che i nostri risultati possano servire per la prossima generazione di giocatori in Kazakistan. È un grande onore giocare per la nostra nazione, per questo lottiamo fino alla fine. Non si gioca per i punti o per i soldi, si gioca per arrivare a competere in questo tipo di partite, sui grandi palcoscenici, in diretta TV. È questa la mia motivazione più grande, e per me la Davis sarà sempre la priorità numero uno”.

Il direttore Ubaldo Scanagatta chiede a Kukushkin di fare un paragone tra le partite da lui giocate e vinte nel 2015 ad Astana contro Seppi e Bolelli, quando l’Italia fu sconfitta al singolare decisivo.

Ricordo molto bene quelle partite. Fu una bella vittoria per la nostra squadra. Giocavamo in casa, e di solito vinciamo quando giochiamo in casa. Con il vecchio formato per noi giocare in casa era un grande vantaggio. Ora le cose sono diverse: i ricordi della Coppa Davis sono tutti legati alla vecchia formula, quando in casa tutto il pubblico era dalla tua parte mentre in trasferta c’erano soltanto pochi tifosi che ti sostenevano. Difficile dire se è meglio la formula vecchia o quella nuova, ora come ora non saprei scegliere. Con la nuova formula però, due singolari e un doppio, può accadere di tutto, nella giornata si può battere qualunque squadra. Credo ci saranno più sorprese in Davis con questo formato.

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Caso Peng Shuai: la WTA sospende tutti i tornei in Cina ed a Hong Kong

Il CEO della WTA annuncia la decisione in risposta all’atteggiamento censorio del Governo cinese. Cosa faranno l’ATP e le altre organizzazioni del tennis?

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Optics Valley International Tennis Center, Wuhan Open (via Twitter, @wuhanopentennis)

Decisione storica della WTA, che per gli strascichi della vicenda di Shuai Peng ha deciso di sospendere a tempo indeterminato tutti i tornei del circuito femminile in programma tra la Cina e Hong Kong. Una decisione sicuramente forte e di profonda rottura con la Cina, uno dei principali finanziatori della WTA negli scorsi anni e sede nel 2019 delle WTA Finals a Shenzhen, non disputate quest’anno a causa della pandemia ma che ancora sarebbero state in programma nella città cinese fino al 2030.

Poco più di una settimana fa la tennista cinese aveva effettuato una videochiamata con il Presidente del Comitato Olimpico Thomas Bach nella quale avrebbe rassicurato sul suo stato di salute e avrebbe chiesto che la sua privacy fosse rispettata. La WTA, tuttavia, non ha ritenuto questa videochiamata una risposta sufficiente alle sue richieste che includevano la possibilità di parlare direttamente con Peng Shuai fuori dalla Cina oppure in videoconferenza senza altre persone, e una investigazione trasparente delle accuse avanzate dalla giocatrice all’ex vicepremier Zhang Gaoli.

“Ciò è totalmente inaccettabile – ha detto il CEO della WTA Steve Simon – Se persone potenti sono in grado di soffocare la voce delle donne e nascondere sotto il tappeto accuse di violenza sessuale, le basi su cui si fonda la WTA, ovvero l’uguaglianza per le donne, ne sarebbero scosse fin dalle fondamenta. Non posso permettere che ciò accada, Di conseguenza, con il pieno supporto del Consiglio di Amministrazione della WTA, annuncio l’immediata sospensione di tutti i tornei WTA in Cina, inclusa Hong Kong. Non vedo come potremmo chiedere alle nostre atlete di competere in Cina se Peng Shuai non è libera di parlare e se è pure stata costretta a contraddire le sue accuse di violenza sessuale. Vista la situazione, non posso nascondere la mia preoccupazione per il nostro staff e per le nostre atlete se dovessimo tenere tornei in Cina”.

 

Parole durissime, quelle di Simon, che sembrano lasciare poco spazio ad una mediazione, anche perchè è molto difficile pensare ad un cambiamento di rotta da parte della Cina che ha fatto nelle tecniche censorie un pilastro del proprio regime.

Mi dispiace molto che si sia dovuti arrivare a questi. La Cina e Hong Kong sono piene di persone meravigliose con le quali abbiamo lavorato per molti anni. […] Tuttavia, a meno che la Cina non soddisfi le nostre domande, non possiamo mettere le nostre giocatrici e il nostro staff in pericolo disputando tornei in Cina. I leader cinesi non ci hanno lasciato alternativa. Spero ancora che le nostre richieste siano accolte e che le autorità cinesi gestiscano in maniera appropriata la situazione“.

Ora rimane da vedere cosa succederà a seguito di questa presa di posizione che è probabilmente la più importante dalla creazione della WTA. Il circuito femminile perde così 11 tornei, tra cui un Premier 1000 Mandatory (Pechino), un altro Premier 1000 (Wuhan) e soprattutto le Finals di Shenzhen con il loro decennale contratto principesco che aveva portato il montepremi sopra ai 14 milioni di dollari e aveva assicurato un investimento vicino al miliardo di dollari comprendente la costruzione di un’arena dedicata.

Chi si trova in una posizione sicuramente delicata è l‘ATP, che dovrà prendere una decisione a proposito dei suoi tornei in Cina. L’associazione che governa il tour maschile non aveva una presenza massiccia in Cina come la WTA, ma nel suo calendario erano tuttavia presenti diversi tornei ‘250’ a Shenzhen e Chengdu, un ‘500’ a Pechino e il Masters 1000 di Shanghai che costituiva la colonna portante dell’Asian swing. Anche l’ITF e i tornei del Grande Slam dovranno decidere “da che parte stare”, in particolare l’Australian Open si trova in una posizione piuttosto scomoda, considerando che mancano poco più di sei settimane all’edizione 2022 e uno degli sponsor principali è Luzhou Laojiao, produttore di alcolici cinese che dà anche il nome a uno dei campi laterali con uno dei suoi marchi (1573).

Il Comitato Olimpico Internazionale è poi in una situazione ancora più scomoda, perchè con le Olimpiadi Invernali di Pechino sulla rampa di lancio (l’inaugurazione è prevista per il prossimo 4 febbraio) e il coinvolgimento in prima persona del presidente con la videoconferenza che avrebbe dovuto sopire la questione sembra che siano schierati più dalla parte del Governo cinese che da quella della WTA. E la situazione probabilmente non migliorerà nemmeno dopo le Olimpiadi, dato che l’esposizione del CIO a sponsor cinesi, in primis il gigante dell’e-commerce Alibaba, è consistente.

L’impressione è che siamo soltanto all’inizio e le prossime settimane saranno decisive per stabilire il rapporto tra tennis (e sport in generale) e Cina per gli anni a venire.

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