"Chi l'ha visto?" Hyeon Chung e il sogno proibito

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“Chi l’ha visto?” Hyeon Chung e il sogno proibito

Con l’Australian Open ormai alle porte dedichiamo questa puntata di “chi l’ha visto?” a Hyeon Chung, protagonista nel 2018 di una delle cavalcate più sorprendenti nella storia del torneo

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Hyeon Chung - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)
 

Il protagonista di questa puntata di “chi l’ha visto?” è Hyeon Chung. Dopo un lungo periodo in cui il suo nome è rimasto nel dimenticatoio, proprio in questi giorni hanno fatto scalpore le dichiarazioni da parte del padre del giovane tennista coreano che ha rivelato come per suo figlio in questo momento sia possibile solo fare fisioterapia e stretching. La sua ultima apparizione su un campo da tennis risale a settembre del 2020 quando al secondo turno di qualificazioni si dovette arrendere al modesto argentino Renzo Olivo in due set. A gennaio del 2021 è dovuto ricorrere a un’operazione alla schiena per un problema che si trascinava da anni. Andare sotto i ferri pare non aver risolto i suoi problemi dal momento che nel 2021 non è mai sceso in campo. Il suo caso ricorda da molto vicino quello di Jared Donaldson. Non è dato sapere con esattezza se il problema alla schiena del coreano è cronico come quello al ginocchio di Jared ma se così fosse la carriera di Chung sarebbe a serio rischio. Curiosamente anche Hyeon, esattamente come Donaldson, era uno degli otto partecipanti alla prima edizione delle Next Gen Atp Finals nel 2017. A Milano addirittura il coreano vinse il titolo dando l’impressione di essere, tra i giovani, quello più pronto a mettere in seria difficoltà i big.

The professor

Il primo avvicinamento al tennis da parte di Chung arriva quando è ancora un bambino. Assieme alla sua famiglia un giorno il giovane Hyeon si reca dal dottore perché fa fatica a vedere sia da vicino sia da lontano. Quando gli viene diagnosticata una forma di astigmatismo, una patologia derivante da un difetto di curvatura della cornea, il dottore gli consiglia di “concentrarsi su qualcosa di verde” per migliorare la sua vista. Nonostante il tennis fosse a quel tempo uno sport piuttosto sconosciuto in Corea del Sud, il padre di Hyeon si era già dilettato con la racchetta in giovane età e così suo fratello maggiore. Chung però aveva mostrato talento anche nel taekwondo ma decise di fare una scelta controcorrente dedicando tutta l’attenzione solo sul tennis. Per quanto il tennis abbia aiutato la sua vista Chung ha un livello molto alto di astigmatismo, così deve indossare gli occhiali ogni volta che scende in campo. Questo particolare look gli ha fatto guadagnare il soprannome di “the professor”.

Nel 2008, all’età di 12 anni Chung non solo si aggiudica il prestigioso torneo giovanile “Eddie Herr” ma si ripete al “Junior Orange Bowl U12” dove batte consecutivamente Thanasi Kokkinakis e Borna Coric. È curioso notare come anche le carriere dell’australiano e del croato siano state martoriate da tanti infortuni. La vittoria di questi due prestigiosi eventi giovanili gli fa meritare la chiamata da parte di Nick Bollettieri per allenarsi assieme a suo fratello maggiore all’accademia di Bradenton. Guardando uno dei video d’allenamento di Chung a tredici anni alla “Nick Bollettieri Academy” impressiona la capacità del giovane coreano di anticipare la palla con il già fenomenale rovescio bimane.

 

Hyeon comincia a essere considerato una delle promesse più importanti quando raggiunge la finale del torneo Junior di Wimbledon nel 2013. Edizione molto conosciuta da parte degli appassionati italiani dal momento che la corsa del coreano si interrompe in finale contro Gianluigi Quinzi che diventa il secondo italiano dopo Diego Nargiso a vincere il titolo Junior a Wimbledon. Leggendo i partecipanti di quell’edizione c’è da stropicciarsi gli occhi. La testa di serie numero 1 è Nick Kyrgios che l’anno seguente batterà Rafael Nadal proprio sui prati di Church Road. Nel 2013 l’estro dell’australiano si scontra però contro la solidità di Chung che lo demolisce con un doppio 6-2.  Alla fine di quella stagione per Hyeon arriva la prima possibilità di competere in un torneo ATP quando viene omaggiato di una wild card in Malesia ma perde in due set contro l’esperto argentino Federico Delbonis.

La gavetta nei challenger

Nel 2014 Chung si aggiudica il primo torneo importante della carriera, il Challenger di Bangkok. Nella strada per il titolo sconfigge la testa di serie numero 1 Go Soeda, molto più esperto in quel tipo di palcoscenico. Il 2015 è la stagione che si rivela quella della svolta. Comincia a prendere confidenza con i tornei più importanti raggiungendo il secondo turno a Miami e vincendo la prima partita della carriera in uno slam allo US Open contro James Duckworth. A New York al secondo turno obbliga la testa di serie numero 5 Wawrinka a tre tie break. “Onestamente non conoscevo molto il suo gioco” ammette lo svizzero dopo la faticosa vittoria “sapevo dei suoi risultati ma non l’avevo mai visto giocare”. L’effetto sorpresa per poco non gioca un brutto scherzo al campione del Roland Garros che sapeva poco su Chung probabilmente per il fatto che è a livello Challenger che il coreano sta ottenendo nel 2015 i suoi migliori risultati. Quattro titoli vinti che lo catapultano al numero 51 del mondo con più di 120 posizioni scalate dall’inizio dell’anno. Grazie a questi risultati ottiene il premio come “Atp Most Improved Player”.  Curiosamente alla fine di quella stagione Chung deve prestare servizio militare in Corea. Grazie ai successi ottenuti in campo svolge solo quattro settimane di “basic training” invece dei due anni normalmente richiesti.

Hyeon Chung – Montreal 2015

Nel 2016 ci si aspetta che il giovane coreano riesca a emergere definitivamente anche a livello ATP. Dopo i primi mesi della stagione caratterizzati da alti e bassi purtroppo Chung deve fermarsi per più di tre mesi dopo il Roland Garros per un infortunio agli addominali. Il fisico comincia a dare i primi segnali di quello che sarà un vero incubo in futuro per il talento di Suwon. Sorprende vedere Chung in difficoltà dal punto di vista degli infortuni perché, sin da giovane età, uno dei suoi punti di forza era considerato proprio il fisico. Tanta forza combinata a un’ottima esplosività lo rendevano un autentico martello da fondo campo. Il primo infortunio importante della carriera viene superato giusto in tempo per aggiudicarsi due Challenger alla fine del 2016 e “salvare” la classifica. A fine anno Hyeon perde tante posizioni ma riesce, nonostante le difficoltà, a chiudere a ridosso dei primi 100 giocatori del mondo.

Contendendo lo scettro a Kei

Nel 2017 Chung riesce a giocare più tornei rispetto all’anno precedente ma i problemi fisici sono dietro l’angolo. La sfida per il giovane coreano non è solo quella di ottenere i primi risultati importanti ma di cercare di avere una discreta continuità.  I primi mesi della stagione sul cemento sono avari di soddisfazioni mentre sulla terra battuta Hyeon comincia a farsi un nome. A Barcellona partendo dalle qualificazioni batte Gulbis, Pella, Istomin e Kohlschreiber senza cedere nemmeno un parziale. Agli ottavi di finale si toglie lo sfizio di battere in due rapidi set Zverev che poche settimane dopo avrebbe vinto a Roma. Colpisce il modo in cui il coreano riesce a mettere a nudo tutti i difetti del giovane tedesco. Chung tiene benissimo lo scambio e Zverev, come spesso gli è capitato nel corso della carriera, s’incarta soprattutto dalla parte del dritto diventando molto passivo e lasciando l’iniziativa al giovane coreano. Chung non eccelle particolarmente in nessun colpo ma è difficile trovargli un punto debole da fondo campo, soprattutto quando trova un giocatore come Zverev che lo “mette in ritmo”. Ai quarti di finale affronta Nadal. Il primo set è molto combattuto, Chung è bravissimo a non perdere campo sulla diagonale del rovescio e si arrende solo al tie-break. Nel secondo la fatica si fa sentire e il maiorchino chiude facilmente 6-2.

Il torneo di Barcellona non è un fuoco di paglia. Ottiene la sua prima semifinale a livello ATP qualche settimana più tardi a Monaco di Baviera e, partendo dalle qualificazioni, raggiunge anche gli ottavi a Lione dove si deve arrendere a Tomas Berdych. Al Roland Garros conclude la sua stagione da sogno sulla terra rossa raggiungendo per la prima volta il terzo turno in un torneo dello Slam. Qui gioca una grandissima partita contro la testa di serie numero 8 Kei Nishikori che riesce ad aggiudicarsi la contesa dopo quasi quattro ore di battaglia spalmate su due giorni. Dopo essere rapidamente volato in vantaggio per due set a zero il giapponese, mano a mano che la partita si allunga comincia a soffrire la solidità del coreano molto più a suo agio nelle condizioni lente e pesanti di quel grigio sabato parigino. Chung vince il terzo set e si porta velocemente sul 3-0 nel quarto set prima che la pioggia rimandi il match al giorno seguente. La sospensione non evita a Nishikori il bagel nel quarto set ma sicuramente lo aiuta per essere più fresco nel quinto set che si aggiudica per 6-4. “La pioggia mi ha aiutato molto, nel quarto set ero senza energie e sapevo che al rientro dalla pausa avrei dovuto provare qualcosa di diverso per vincere” ammette Nishikori mentre per Chung la sconfitta si rivela un ulteriore step nella sua crescita.

Nonostante gli infortuni la crescita continua

Un piccolo infortunio lo costringe a saltare tutta la stagione sull’erba. Sarebbe stato interessante vederlo all’opera sui prati dove sicuramente avrebbe dovuto giocare più aggressivo, soprattutto con il dritto. Per ogni giocatore è difficile tornare dopo un infortunio ma per Chung, che fa del ritmo e della condizione fisica la base del suo gioco, è ancora più complicato. il 2017 finisce senza particolari acuti ma con un dato significativo. Nel corso di dieci tornei, dal torneo di Atlanta a Parigi Bercy, Chung perde al primo turno solo tre volte vincendo sempre il primo match del torneo nei rimanenti sette tornei. In solamente due di questi sette tornei è in grado però di spingersi oltre il secondo turno. Se il 2017 doveva essere l’anno in cui Chung riusciva a partecipare regolarmente ai tornei più importanti del mondo il 2018 dovrà essere la stagione dei primi exploit. Comunque il 2017 si conclude con la vittoria alla prima edizione delle Next Gen ATP Finals. Il discutibile formato non rende i risultati attendibili, ciò nonostante sconfigge Shapovalov, Medvedev e Rublev.  A fine 2017 Nick Bollettieri, suo ex allenatore all’accademia di Bradenton dice: “a essere sincero, non mi sarei mai aspettato di vederlo dov’è ora ma sin da piccolo era un gran lavoratore. Gli piaceva scherzare fuori dal campo ma nel momento in cui iniziava l’allenamento era molto concentrato”.

Continua a pagina 2: Australian Open 2018, la consacrazione

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Jannik Sinner e la maledizione degli infortuni: quattro ritiri nel 2022, eppure rimane tra i migliori

Da Indian Wells a Sofia passando per il Roland Garros: la stagione dell’altoatesino è stata contrassegnata anche da qualche guaio fisico di troppo

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Jannik Sinner - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Cosa sarebbe successo se un giocatore in corsa per le ATP Finals e tra i migliori 5 nel bilancio vittorie/sconfitte nel 2022 non fosse stato costretto per ben quattro volte in quest’annata a ritirarsi da un torneo? Nel caso di Jannik Sinner la risposta speriamo di averla nelle prossime stagioni, incrociando le dita affinché la sorte gli eviti gli stessi guai di quest’anno.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Le sfortune di questa annata sono iniziate a febbraio, quando un contagio da Covid impedì a Jannik di giocare a Rotterdam. Poi il primo ritiro, l’unico senza neanche scendere in campo, fu il walkover a Indian Wells a causa di un’indisposizione, che spalancò le porte dei quarti a Nick Kyrgios. Il Sunshine Double è proseguito come una maledizione per Jannik in questo 2022, dato che giusto un paio di settimane dopo, con appena qualche game giocato contro il volto della fortuna Francisco Cerundolo a Miami, le vesciche hanno obbligato il ritiro all’azzurro, regalando una a dir poco insperata semifinale all’argentino. Un altro problema fisico, di minore entità ma certamente fastidioso in campo, è stato quello del pomeriggio di venerdì 13 maggio: dopo un intensissimo primo set sul Centrale del Foro Italico, perso solo al tie-break contro Tsitsipas, il secondo parziale viene giocato dall’azzurro con un problema all’anca, che gli impedisce di schierare le sue migliori carte sul campo, ma l’orgoglio di giocare in casa lo fa proseguire fino ad un esito già scritto. Dunque sconfitta in due set, in cui però ancora una volta il fisico non ha consentito di dare il meglio, compromettendo il risultato.

Proseguendo abbiamo assistito a un ritiro molto pesante: al quarto turno al Roland Garros, dopo aver dominato Rublev nel primo set, il ginocchio sinistro scricchiola e ancora una volta Jannik, dopo aver perso il secondo con ovviamente poche colpe, deve ritirarsi. Fosse andato avanti ci sarebbe stato Cilic ed eventualmente Ruud. Dunque un tabellone ostico, ma non impossibile per un Sinner in fiducia. L’estate aveva fatto dimenticare tutti questi problemi, con l’altoatesino che ha potuto giocare tutti i tornei regolarmente, raggiungendo i quarti, e perdendo sempre in cinque set, a Wimbledon contro Djokovic e allo US Open contro Alcaraz in una partita già leggendaria. Alla luce di ciò, tutto sembrava apparecchiato per un grande rush finale che potesse regalare la qualificazione alle Finals, o quantomeno una posizione migliore nella Race, a Sinner. E infatti a Sofia, da campione uscente per due volte di fila, le cose erano andate bene in questa settimana, fino al patatrac della semifinale di ieri contro Rune: caviglia slogata e ritiro nel corso del terzo set di una partita molto equilibrata, che potrebbe anche segnare la fine dei sogni, almeno in questo 2022, per Sinner.

 

Questa serie di dati, messi a confronto con le 43 partite vinte e 13 perse, che lo rendono il quarto giocatore dell’anno in questo bilancio, forniscono un chiaro quadro del valore tecnico di Jannik. Infatti l’altoatesino raramente esce ai primi turni in un torneo, dunque perdendo da giocatori classificati più in basso, e contro i quali deve dare prova di forza e di nervi; ma, soprattutto, nonostante le tante difficoltà legate al fisico, che spesso gli impediscono di dare il meglio di sé o addirittura di proseguire a giocare, ogni settimana Sinner prosegue a fare sacrifici, ad allenarsi, per cercare di migliorare lui stesso come prima cosa, e poi le proprie condizioni per dare l’assalto alle vette più alte di questo sport. In questo quadro si inseriscono anche le scelte legate al team viste nel 2022, con l’arrivo al fianco di Jannik non solo di due nuovi coach, Vagnozzi e Cahill, ma anche di un nuovo fisioterapista, Jerome Bianchi, e di un nuovo preparatore atletico, Umberto Ferrara. Non ci fossero stati gli infortuni probabilmente Sinner avrebbe raggiunto qualcosa in più della sola finale di Umago, se consideriamo che i suoi ritiri sono avvenuti due volte agli ottavi, due ai quarti e un’ultima volta addirittura in semifinale. Dunque, n.12 del mondo, quarto giocatore per percentuale vittorie/sconfitte, primo per sfortuna in questo 2022 Jannik Sinner, che spesso a un passo dal traguardo è stato bloccato dagli dei del tennis; ma, se le difficoltà formano, non resta che aspettarsi anni fulgidi, di lustro, per lui e il nostro movimento tennistico.

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WTA Ostrava, il tabellone: Swiatek guida un torneo di alto livello

Tabellone di tutto rispetto per il 500 in Repubblica Ceca. Oltre alle prime della classe anche le padrone di casa Kvitova e Pliskova proveranno a dire la loro

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Anett Kontaveit – WTA Ostrava 2021 (foto via Twitter @WTA)
Anett Kontaveit – WTA Ostrava 2021 (foto via Twitter @WTA)

Nel 2021, il Banka Ostrava Open, segnò un importante passo per la carriera di Anett Kontaveit. L’estone, dopo aver giocato la finale del torneo di casa a Tallinn, a meno di forfait dell’ultimo momento entrerà nel torneo ceco al via lunedì con lo status di terza favorita, chiamata al non certo agile compito di difendere i 500 punti conquistati lo scorso anno su questi campi in cemento indoor. Forte del bye del primo turno, Kontaveit esordirà in un match non facile contro Teichmann o Martincova, una delle padrone di casa, in uno spicchio decisamente ostico: dovesse infatti andare avanti, la n.4 al mondo dovrebbe avere Dasha Kasatkina, tds n.5, ai quarti, che esordirà però contro Raducanu per avere poi una tra Azarenka e Alexandrova. Prospettive non certo rosee per Kontaveit, che è nella parte alta presidiata dalla cannibale Iga Swiatek, che fino ai quarti (Zhang permettendo) potrebbe stare tranquilla; ma la probabile presenza di Beatriz Haddad Maia ai quarti, settima forza ad Ostrava, che in estate già l’ha battuta, non farà dormire sonni tranquilli alla n.1 al mondo.

Ma scorrendo verso la parte bassa, i grandi nomi continuano, e anzi aumentano, dimostrando il prestigio di questo 500, e soprattutto la voglia e il bisogno di far punti verso le WTA Finals delle giocatrici ancora in corsa. Il terzo quarto di finale è quello di Maria Sakkari, quarta del tabellone proprio come un anno fa, dove si arrese solo in finale. La greca, dopo il bye, potrebbe subito avere problemi con la padrona di casa Karolina Pliskova, e in Repubblica Ceca il pubblico non manca mai di marcare l’appartenenza. L’eventuale quarto avrebbe come avversaria designata Belinda Bencic, tds n.6, gran giocatrice sul veloce, che esordirà contro una qualificata, per avere poi un impegno non indifferente contro una tra Shelby Rogers e Barbora Krejcikova, anch’essa impegnata nella finale di Tallinn.

L’ultimo spicchio è presidiato da Paula Badosa, il cui rendimento è stato piuttosto deludente in questa stagione anche a causa di problemi fisici. La spagnola, seconda favorita, al debutto avrà presumibilmente una delle giocatrici più amate a queste latitudini, e cioè Petra Kvitova. Ai quarti ci sarebbe la n.8 del tabellone Jelena Ostapenko, che dovrà però prima passare oltre Sasnovich, e soprattutto uscire indenne dal secondo turno contro la vincente di Keys-Rybakina, senz’altro il primo turno più intrigante del torneo. Il tabellone ad Ostrava è pronto, le giocatrici ci sono, i pronostici sono complicati, ma senza dubbio sarà un torneo da ricordare, che potrebbe fornire importanti informazioni in ottica Finals.

 

QUI IL TABELLONE DEL WTA 500 DI OSTRAVA

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ATP

Matteo Viola dice addio al tennis: “Faticare e viaggiare, sacrifici ormai insostenibili”

Il veneto, arrivato tra i primi 120 al mondo, si ritira dal tennis professionistico dopo un’onesta carriera

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Matteo Viola e Andy Murray - ATP Challenger Maiorca 2019 (foto via Twitter, @rnadalacademy)

Il mondo del tennis è costituito di vari livelli, non ci sono solo i campionissimi con milioni di telespettatori e stadi pieni, ma anche quegli onesti mestieranti che, pur non ricevendo il bacio di chissà che grande talento, hanno passione per questo sport e la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo. A questa seconda categoria, di romantici e giocatori challenger d’antan, certamente appartiene Matteo Viola, trentacinquenne di Mestre, ex n.118 del mondo e per anni assiduo frequentatore, con anche qualche soddisfazione portata a casa, dei circuiti minori del tennis. E, dopo una carriera in giro per il mondo, tra campi di secondo piano e piccole grandi soddisfazioni, Viola ha deciso di dare l’addio al tennis professionistico, con un lungo post su Facebook.

Finisce qui la mia carriera da tennista professionista. È arrivata l’ ora di voltare pagina verso nuovi progetti. La voglia di faticare sul campo e di viaggiare distante dalla mia famiglia sono diventati sacrifici per me insostenibili“, questa l’apertura del messaggio di Viola per comunicare la sua decisione, prima di una serie di ringraziamenti e una venata ombra di malinconia che inevitabilmente cade quando una storia finisce. E la storia di Matteo, in fin dei conti ha qualcosa da raccontare: 17 affermazioni in carriera, tra cui 3 Challenger, un quarto di finale ATP nel 2013, a Bogotà, e una partita in un tabellone Slam (raggiunto tramite qualificazioni) all’Australian Open 2012.

Questi gli highlights principali di una carriera che ha avuto nel 2019 il suo ultimo acuto: la finale, il 1° settembre di quell’anno, persa nel Challenger di Maiorca contro Emil Ruusuuvuori. Da sottolineare la vittoria con Andy Murray (al tempo appena rientrante dall’operazione all’anca, e non certo in buone condizioni) agli ottavi verso quell’ultima finale in carriera. Un’affermazione che resterà il fiore all’occhiello di una carriera come tante, che forse dai più addirittura verrà dimenticata, ma che costituisce una prova di forza, di coraggio e di tanta, tanta passione per tutti coloro che non riescono a sfondare nel mondo della racchetta dalla porta principale. Ma, e Matteo Viola lo ha dimostrato, se vuoi giocare a tennis la prima cosa è avere cuore e spirito di sacrificio, condizioni indispensabili per guardarsi indietro con un sorriso.

 

Questo il resto del bel messaggio di Viola:
“Quante volte mi è capitato di dire che sport di m….Ma alla fine quello che provo è sempre un amore forte. Auguro a tutti di poter vivere il tennis come l’ho vissuto io o magari ancora più intensamente. Viaggiare per il mondo e riuscire a vivere con la propria passione è cosa rara. Averlo vissuto da professionista è stato per me un grande privilegio. Un privilegio peró conquistato sul campo e fuori.
A partire dai sacrifici della mia famiglia quando ero più giovane. Poi passando dal lavoro di ogni giorno e dalla volontà di tirare fuori il meglio da me stesso. La bellezza di svegliarsi la mattina con l’obbiettivo di migliorare il mio gioco mancherà come l‘aria. Ora passerò dall’ altra parte del campo, con grandi stimoli, cercando di dare ai miei allievi la mentalitá giusta e di trasmettere la mia passione insieme a tutto quello che ho imparato da questo lungo viaggio fatto di vittorie ma soprattutto di tante sconfitte. Si perchè onestamente a volte è proprio uno sport di m….

Grazie mamma e grazie papá per i sacrifici fatti, mi avete dato la possibilità di inseguire un sogno. Portarvi con me ai tornei dello slam è stata la più grande soddisfazione. E grazie a mia moglie che ha sofferto la mia lontananza per 18 lunghi anni aspettandomi sempre a casa e dandomi la possibilità anche dopo la nascita di Anna di continuare a fare la cosa che più mi piaceva. Quanto è stata dura partire ogni volta sapendo di farla star male. Ci è voluta una motivazione davvero enorme.
Ringrazio tutti i coach che han fatto parte di questo lungo cammino : in particolare Massimo Pietrogrande , Marco Cepile e Andrea Mantegazza.Un abbraccio a tutte le persone che ho conosciuto durante il percorso e che ne hanno fatto parte anche in piccolo.

Ps. Per chi avesse voglia di scrivermi un qualsiasi aneddoto, episodio vissuto con me o anche solo il ricordo di un mio match me lo scriva in privato o qui sotto nei commenti. Mi farebbe davvero piacere. Vi abbraccio.
Buon tennis!!!
Matteo

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