ATP Indian Wells: squilla la tromba di Fognini. Batte in rimonta Andujar e i suoi fantasmi

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ATP Indian Wells: squilla la tromba di Fognini. Batte in rimonta Andujar e i suoi fantasmi

Fabio cede un set dove si scollega totalmente, ma rientra alla grande. Niente può la solidità dello spagnolo contro il talento puro

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Fognini Indian Wells 2022
 

F. Fognini b. P. Andujar 3-6 6-3 6-4

Era il rientro nel circuito dopo la stellare prestazione di Rio de Janeiro (semifinale in singolare, con annessa precedente impresa su Carreno, e vittoria in doppio) per Fabio Fognini, che in realtà ha sorpreso tornando a calcare i campi già qui in California. Torneo dove, va detto, non ha mai avuto particolare feeling, e il cui miglior risultato ottenuto è un quarto turno risalente ormai al 2014. D’altra parte, l’avversario odierno non era certamente proibitivo: Pablo Andujar, numero 69 ATP, un regolarista che ha cuore e gambe, ma non certo un braccio paragonabile a quello di Fabio, tra i più dolci del circuito. I precedenti, pur essendo tutti sulla terra battuta (dove tra l’altro Fognini ha ottenuto il successo più grande della sua carriera), erano 5-1 per Fabio, e sempre in match poco equilibrati. Insomma, tutto sembrava apparecchiato per un comodo 6-3 6-4, ma le cose sono andate in maniera leggermente diversa.

Il match- la partita inizia nel migliore dei modi per Fognini, con break regalato da Andujar, avanti 40-0 nel game di apertura per poi concedere il rientro all’avversario con due doppi falli, e poi subendo la superiorità di Fabio. Canta il rovescio dell’ex numero 9 al mondo, che deve subito annullare una palla break ricorrendo al servizio e mostrando anche qualche folata in avanzamento; sembra in controllo su entrambi i lati del campo, ma soprattutto tranquillo con sé stesso. Ma nel quinto game c’è la sliding door del primo parziale: 4 chance di doppio break per Fognini, con due risposte giocate quasi di svogliatezza che le vanno a sprecare, e lo spagnolo di forza e di coraggio completa l’opera. Pesano le occasioni sprecate, e così subito dopo aver salvato capra e cavoli, Andujar riesce a recuperare il break alla terza occasione del game, con un Fognini troppo discontinuo che spreca facili colpi per continuare a condurre; in seguito si issa 0-30 per subire 4 punti di fila di prepotenza dallo spagnolo, che osa sempre più e appare rientrato. Il copione tattico di Fognini dovrebbe essere di variare più possibile e alzare il ritmo, uscendo dal fondo del campo e mettendola sulla tecnica e sul braccio, piani in cui è nettamente in vantaggio. Ma completa l’opera riuscendo anche a far passare in vantaggio Andujar il nostro, ormai completamente in balia degli eventi e(come spesso capita) di sè stesso e dei suoi errori, l’ultimo dei quali arriva sull’ultima spiaggia del set, una palla break nel game successivo non sfruttata, che porterà Andujar a chiudere 6-3 , con lo spagnolo ormai in possesso del match, che attacca anche. Un set da Giano bifronte per Fognini: brillante all’inizio, scandaloso dopo le tre palle break non sfruttate.

 

Ma il secondo parziale inizia benissimo per il taggiasco, come il primo, che si scrolla di dosso qualche fantasma e rimorso: break causato da un lob perfetto su un attacco un po’ così e uno slice velenoso che manda quasi fuori campo Andujar per poi infilarlo sul rovescio lungolinea. Break confermato poi a 15, mostrando ancora sprazzi di tennis da far impallidire, con il copione sempre più chiaro e ora rispettato: deve alzare giusto un po’ il livello per contenere lo spagnolo. Ma Fabio rischia di ricadere nella trappola, pensando ancora a quel 3-1 0-40, e va sotto 15-40 nel quinto game apparendo svogliato, fermo; due palle break di fila da annullare, alle quali sopravvive; scambio durissimo sul 40-40, caccia due dritti pazzeschi dal cilindro e si avvia a consolidare il break. L’obiettivo diventa continuare così tranquillo e dimenticare il primo set. Si lascia palesemente un po’ andare sul game al servizio dello spagnolo, concentrandosi sulla sua battuta; sembra non iniziare benissimo, poi il braccio entra sulla scena di prepotenza, specie dal lato destro, e chiude a 30 per un errore di ambizione issandosi sul 5-2, a un game dal pareggiare il match. Chiude in 36 minuti Fognini, che nel secondo set salvo qualche raro errore e mini blackout ha dominato l’avversario, con un gioco spumeggiante e tutto nelle sue mani; due doppi falli in apertura di nono game, che danno il brivido, poi inizia a giocare e chiude 6-3. Apparentemente sconfitti i fantasmi del primo, ora non resta che chiudere la pratica.

Il terzo set nei fatti è quello in cui mai c’è stato realmente dubbio su chi lo avrebbe portato a casa, nonostante il break si faccia un po’ attendere. Vanno via 3 game rapidi, con Andujar che ora osa sempre di più e attacca anche tanto la rete, con un solo punto su 8 inizialmente perso al servizio, concedendo poco e niente ad un Fognini che appare di nuovo spento. Dovrebbe fare qualcosa in più, giusto il minimo, così da levare un po’ di coraggio allo spagnolo. E pian piano inizia a lavorare, finchè non ottiene il massimo risultato, ciò che sperava: nel quinto game arriva il break che sa tanto di inesorabile. risalendo da 40-15 con i primi veri blackout di Andujar, una macchina di regolarità fino ad allora, che colleziona errori in serie e omaggia il break a Fabio, che ora deve amministrarlo tranquillamente. E in effetti, proprio come servirebbe al nostro, arrivano due game velocissimi, con Fognini che tiene il servizio in poco più di un minuto, e anche Andujar che cerca di giocare le ultime carte per rientrare in partita. Ma ormai il braccio di Fabio comanda il campo, inesorabile sul dritto, sensibile a rete e chirurgico sul rovescio; le gambe e la continuità di Andujar non possono assolutamente nulla. Fognini chiude al secondo match point sul servizio dell’avversario, spingendo il più possibile come un forsennato e forzando vari errori che gli regalano il secondo turno. Il suo avversario sarà il vicecampione in carica Nikoloz Basilashvili, tds n.18 e che qui l’anno scorso si impose nei quarti su Stefanos Tsitsipas nel percorso verso la finale. Un avversario certo ostico, ma se Fognini gioca come oggi, eliminando i blackout, può fare strada in questo torneo.

Contemporaneamente alla vittoria di Fognini, da segnalare anche il match giocato sul campo 9, dove Benjamin Bonzi ha sconfitto il connazionale e amico Arthur Rinderknech con il punteggio di 6-3 7-5. Sarà l’avversario di Lorenzo Sonego, testa di serie numero 21 e all’esordio assoluto nel torneo. L’azzurro deve riscattare una deludente prestazione in Coppa Davis, e quale migliore palcoscenico del “Quinto Slam”, contro un ottimo mestierante come Bonzi, giocatore da challenger e con neanche 20 partite tra i professionisti. Il tricolore può sperare in una settimana di notorietà qui in California.

Il tabellone maschile completo di Indian Wells 20

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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