Roland Garros: con Camila Giorgi sono 48 gli azzurri ad aver centrato gli ottavi a Parigi

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Roland Garros: con Camila Giorgi sono 48 gli azzurri ad aver centrato gli ottavi a Parigi

Schiavone a quota sette seconde settimane nel Major francese, guida le donne italiche davanti a Errani e Pennetta. Tra gli uomini, Pietrangeli guarda tutti dall’altro con 10 quarti turni ma fu il Barone De Morpurgo a dare inizio a tutto nel ’29

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Camila Giorgi - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
 

Lo strabiliante successo di Camila Giorgi sulla numero 7 del mondo Aryna Sabalenka, non rappresenta soltanto un importante risultato personale per la carriera della 30enne di Macerata, – che con questa vittoria si è guadagnata per la prima volta un posto tra le migliori sedici giocatrici dello Slam francese – ma anche un traguardo prestigioso e storico per l’intero movimento tennistico italiano. Infatti, grazie alla qualificazione agli ottavi di finale della n. 30 WTA, il tennis nostrano può contare ben 48 atleti italici che sono riusciti nell’impresa di raggiungere il quarto turno sui campi di Bois de Boulogne. Giorgi è la diciannovesima donna del Bel Paese a centrare l’accesso per gli ottavi di finale. In questa 126edizione del Roland Garros, insieme a Camila a giocarsi un possibile quarto di finale nel tabellone femminile c’è Martina Trevisan. Proprio la 28enne toscana fa parte del novero di questa cerchia ristretta di tenniste italiane capaci di ottenere un tale risultato, entrataci di diritto dopo l’exploit di due anni fa. Le ultime cinque ad aver raggiunto il quarto turno nel torneo della Coppa dei Moschettieri, prima della toscana e della marchigiana, sono semplicemente l’incarnazione della storia del tennis femminile azzurro: Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci, il nucleo fondante del team che si è intascato 4 edizioni della Fed Cup.

EDITORIALE Due vittorie azzurre su tre, ma sono stati straordinari tutti e tre, Sinner, Giorgi e Sonego. Stamani tocca a Trevisan

ERRANI PER QUATTRO VOLTE IN OTTAVI, MA SCHIAVONE NE PUO’ VANTARE ADDIRITTURA SETTE – La campionessa dello straordinario Us Open 2015 ha ottenuto il pass per il quarto round in quel di Parigi per tre volte nel 2008, nel 2010 e nel 2015. Ma a guidare le nostre regine, in questa speciale classifica, è la 41enne milanese, che può vantare la qualificazione in ottavi per sette edizioni (2001, 2004, 2005, 2006, 2010, 2011, 2013); ma soprattutto ciò che più conta che due di queste nel 2010 e nel 2011 diedero il là alla cavalcata trionfale che la portò a due finali consecutive a Porte d’Auteuil, con la meravigliosa affermazione di 12 anni fa che sancì la prima gioia Slam al femminile della nostra storia. Mentre colei che può sfogliare nel proprio album dei ricordi sportivi il maggior numero di seconde settimane nel Major d’oltralpe, appena dopo la conquistatrice del titolo 2010 dello Slam sul rosso, è l’unica delle fantastiche cinque a non aver ancora appeso la racchetta al chiodo: l’ex n. 5 Sarita. La romagnola è giunta per quattro anni consecutivi alla seconda domenica del Roland Garros, dal 2012 al 2015. Ebbene, proprio nella stagione in cui centrò per la prima volta questo risultato, ovvero 10 anni orsono, si sarebbe poi spinta fino all’ultimo atto – il punto più alto della sua carriera – dove fu sconfitta da Maria Sharapova. Infine a chiudere il cerchio c’è ovviamente la 39enne tarantina, compagna di mille battaglie di Sara e di 5 Slam vinti in coppia, che riuscì solamente in una circostanza a sfondare il muro del terzo turno (2013).

 

IL BARONE DIEDE INIZIO A TUTTO, MERLO E IL SUO DOPPIO QUADRIENNIO D’ORO – Ma come preannunciato agli albori dell’articolo sono ben 48 i tennisti azzurri a potersi fregiare di questo riconoscimento, e se a riuscirvi sono state 19 regine del tennis italiano ciò significa che sono stati addirittura 29 gli uomini capaci di compiere un cammino di una tale portata nell’appuntamento conclusivo della stagione sul rosso. Per sviscerare tutti coloro che hanno raggiunto il suddetto traguardo, bisogna andare indietro nel tempo di un bel po, precisamente di 93 anni; quando nel 1929 il barone Uberto de Morpurgo diene inizio a questa epopea italica con due ottavi consecutivi, ripetendosi per l’appunto nel 1930. A prendere il suo testimone ci pensò Giorgio De Stefani, con una striscia impressionante di cinque qualificazioni in fila al quarto turno con l’apice raggiunto grazie alla finale del ’32. Dopodiché si dovettero aspettare 12 anni per rivedere un italiano in ottavi nello Slam notoriamente più incline ai nostri giocatori e a riportate in auge l’Italia del tennis in quel di Parigi fu l’intramontabile Mario Belardinelli. Chi se son il padre spirituale e vero artefice della Squadra immaginifica di Davis del 1976, poteva riportare ai fasti di un tempo il movimento azzurro dopo anni bui? Dopo il Belarda si sono susseguiti Giovanni Cucelli con 5 qualificazioni agli ottavi, di cui quattro consecutive tra il ’47 e il ’50 più una quinta a due anni di distanza; sempre nel 1947 Ferruccio Quintavalle e Carlo Sada; nel 1948 e nel 1952 toccò ai fratelli Marcello e Rolando Del Bello; fino ad arrivare alla tripletta di Fausto Gardini nel ’51-’52-’53 e al doppio poker di Giuseppe Merlo fatto registrare nel quadriennio 1955 – 1958 (nel biennio ’55-’56 raggiunse due semifinali consecutive), a cui se ne aggiunsero altre quattro nel triennio 1958 – 1960 con la ciliegina finale nel ’62 : un totale dunque di 8 quarti turni. Ricordiamo che Fausto e Giuseppe furono due dei quattro membri della magica squadra che giunse in finale di Davis per due edizioni di fila nel ’60-61 – le prime due dell’Italia nella manifestazione, con Capitano Eugenio Migone.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

PANATTA PRESE IL TESTIMONE DI PIETRANGELI – Il dato però di Merlo non rappresenta un record assoluto, visto che quello non poteva non appartenere a Nicola Pietrangeli; autore di ben 10 passaggi in ottavi. Il primo l’ottenne nel 1956, poi ci fu la doppietta trionfale del biennio ’60-’61 a conclusione di quattro qualificazioni consecutive al quarto round (’58-’61), passando per altri quattro ottavi di fila tra il 1962 e il 1965, fino ad arrivare all’ultimo a 16 anni di distanza dal primo. Dunque eccoci giunti all’Era Open, dopo un lungo excursus nel tennis amatoriale. Dal 1973, anno dell’inserimento della classifica computerizzata, in poi ovviamente la fa da padrone Adriano Panatta con sei ottavi di finale raggiunti al Roland Garros: ’70, 72, ’73, ’75 (in queste ultime due edizioni si fermò in semifinale) ed infine la doppietta del 1976 e del ’77, con il mitico trionfo di 46 anni fa. A dar manforte all’ex n. 4 del mondo gli altri protagonisti dello storico successo in Coppa Davis: Corrado Barazzutti per tre volte centrò gli ottavi nel 1976, nel 1978 e nel 1980; Paolo Bertolucci ottenne un tale risultato nel ’73 – stagione in cui raggiungendo i quarti ottenne il miglior risultato della sua carriera a livello Slam – e Tonino Zugarelli due anni più tardi.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

SINNER PUO’ GIA’ METTERE NEL MIRINO I PRIMI DELLA CLASSE – Ed ecco, dopo aver immancabilmente citato il presidente dell’ATP Gaudenzi e il capitano di Davis Volandri che riuscirono nell’ottenimento del quarto turno all’Open di Francia rispettivamente nel 1994 e nel 2017, che arriviamo ai nostri giorni e al periodo che è stato rinominato il Rinascimento tennistico nostrano. Dopo che per molti anni opachi a tirare la carretta ci ha pensato Fabio Fognini (2011, 2018 e 2019), Jannik Sinner Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti nel Roland Garros 2021 diedero all’Italia per la prima volta tre azzurri uomini contemporaneamente agli ottavi di una prova dello Slam. L’altoatesino con la vittoria su McDonald ha centrato il terzo ottavo di finale parigino, mentre purtroppo nonostante l’eccezionale prova con il soldatino Ruud; Lorenzo Sonego non è riuscito a replicare quanto fatto nel 2020. Non dimentichiamo, infine, di menzionare l’ottavo di Cecchinato del 2018 che raggiungendo successivamente la semifinale diede realmente il via alla seconda epoca d’oro del tennis italiano maschile.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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L’uomo dei sogni (Semeraro) Super Djokovic può puntare a nuovi record (Bertolucci) È un Nole da Grande Slam (Azzolini)

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

L’uomo dei sogni (Stefano Semeraro – La Stampa)

“Sogno” è una parola consumata dalle molte volte che la si tira in ballo, svuotata di significato perché troppo generica. Ci voleva Novak Djokovic per darle una lucidata e rimetterla in vetrina, di nuovo evocativa perché splendente di vita vissuta, di lacrime e amarezza, di sofferenza e rivincita. Un anno fa il Djoker rotolava fuori dall’Australia con il foglio di via, dopo una settimana di prigionie e processi. Non ha mai abiurato una causa discutibile – non vaccinarsi – ma ha pagato con dignità e coraggio la sua pena. E nonostante i due Slam saltati per il bando e i punti cancellati della vittoria a Wimbledon, sul campo si è ripreso quello che era suo: il numero 1 del mondo. Ha battuto Stefanos Tsitsipas in tre set (6-3 7-6 7-6) vincendo il suo decimo Australian Open (su dieci finali, impressionante) il 22° Slam che lo porta in parità con Nadal. Voleva continuare «a scrivere la storia del tennis», voleva una rivincita, e l’ha ottenuta mentre Melbourne Park si trasformava in una piazza di Belgrado. «Io e Stefanos veniamo da Serbia e Grecia, due paesi non grandi, senza una grande tradizione tennistica a cui ispirarsi», ha detto dopo essersi ripreso dal pianto liberatorio («un collasso emotivo») che lo ha colto dopo due settimane di stress continuo, mentre abbracciava i suoi in tribuna. «Il messaggio per tutti i giovani è che ce la possono fare, non importa da dove vengono. Quindi vi dico coltivate i vostri sogni, innaffiateli come si fa con i fiori. Trovate chi è pronto a condividerli con voi, e non fateveli rubare da nessuno». Lo ha detto da ex bambino cresciuto sotto le bombe delle guerre balcaniche – e che da quattro anni, lui serbo, ha un coach croato – costretto ad emigrare a 13 anni da solo in Germania. Nel suo sogno ci sta tutta una vita. Carne, sangue, speranze. Errori, certo ma guai a giudicare solo quelli. A Melbourne ha perso un solo set e superato mille trappole, l’infortunio alla gamba sinistra e i veleni di chi gli dava del bugiardo, dribblando con pazienza le mattane di papà Srdjan. Ha stretto i denti, ruotato gli occhi, liberato il rovescio, maledetto il suo clan: «Sopportano il mio lato peggiore, chissà se mi perdoneranno mai». A 35 anni sa giocare il suo tennis migliore, sprintando e allungandosi come un ragazzino, mettendosi dietro anche i 24 anni di Tsitsipas. Che questa volta ci aveva creduto davvero, ma che ancora fradicio di delusione ha verbalizzato quello che tanti pensano: «Novak è uno dei migliori, anzi dovremmo dire il migliore fra quanti hanno mai preso in mano una racchetta». Per il suo supercoach Ivanisevic, «Nole viene da un altro pianeta. Dopo la radiografia al tendine del ginocchio sinistro il 97% dei giocatori si sarebbe ritirato. Lui ha sopportato 77 terapie al giorno (con l’aiuto di Marijana Kovacic, la specialista che ha seguito anche Cristiano Ronaldo, ndr), ed è migliorato sempre». Da questo sogno non ha intenzione di svegliarsi. E un uomo “contro”, da sempre; ora si gode se non l’amore, l’ammirazione e il rispetto di tutti. «È stato uno degli Slam più belli e difficili della mia vita. Due settimane fa pensavo di non avere chance, ma non vedevo l’ora di giocare in Australia dopo quello che era successo l’anno scorso. Se sto bene posso vincere qualsiasi torneo, e sapendo da dove sono partito, l’affetto che sento mi dà una spinta in più per andare avanti». Prepariamoci a farci stupire ancora. 

SUPER DJOKOVIC PUÒ PUNTARE A NUOVI RECORD (Paolo Bertolucci – Gazzetta dello Sport)

 

Ha un’alta qualità di gioco e forte tenuta: Il serbo ha tutto per vincere altri Slam. Due soli uomini al comando nella corsa al giocatore con più titoli conquistati nelle prove Slam. Novak Djokovic e Rafael Nadal con 22 titoli a testa continuano imperterriti a incrementare il numero dei successi, ma mentre lo spagnolo sembro avere il fiatone a causa di infortuni che si ripetono adesso con preoccupante frequenza, il serbo, come dimostrato a Melbourne, appare pienamente lucido e meno usurato dal punto di vista fisico. Dopo la finale sulla terra del Roland Garros del 2021, quando gli riuscì la rimonta da due set a zero sotto, ancora una molta Nole è stato in grado di respingere l’assalto di Stefanos Tsitsipas, mettendo in mostra la sua increclibile capacitai di alzare il livello del proprio gioco nel momenti clou della partita. L’unico momento nel quale avrebbe potuto almeno rallentare la corsa verso il trionfo lo ha superato verso la fine del secondo set quando ha dovuto annullare un set point. In quei frangenti Djokovic era apparso nervoso e falloso come mai si era visto nell’ultima settimana, probabilmente per le scorie dell’infortunio al ginocchio sinistro e delle polemiche intorno al comportamenti del padre. Ma conquistato il parziale grazie anche allo sciagurato tie break giocato dal greco, si è ritrovato avanti di due set dopo aver allontanato il pericolo e a quel punto ha riacceso gli occhi felini, riattivato la capacità di rigenerarsi e riacquistato la parola con la quale insultare a ogni sbavatura il proprio angolo. Rimane inspiegabile, anche 15 anni dopo il primo trionfo agli Australian Open, come riesca a giocare un punto fenomenale subito dopo aver affrontato a muso duro lvanisevic e tutto lo staff. Come era facilmente prevedibile, la diagonale di rovescio si è rivelata una preziosa alleata per Nole, sia per il numero di punti incassati sia per aver costretto l’avversario a prendere sempre più rischi con il dritto. Djokovic ha perciò giocato un’altra volta da rullo compressore e la perfetta copertura del campo, unita alla solita straordinaria capacità mentale nel rimanere pienamente focalizzato sul match, sono state le chiavi vincenti del decimo titolo a Melbourne, nonché di tutte le precedenti vittorie raccolte su ogni superficie. D’altronde il campione serbo alzava i trofei dello Slam anche quando la concorrenza era al massimo e gli avversari altamente competitivi. Risulta quindi viste la quanta del gioco, la forza mentale e la freschezza fisica messa in mostra in Australia, che si lasci sfuggire il titolo di giocatore con più trofei Slam in bacheca a fine carriera, un record che nell’immaginario collettivo potrebbe portarlo molto vicino a quel titolo onorifico di più grande giocatore di tutti I tempi, che forse appassiona tifosi del bar, ma dovrebbe rimanere fuori dalle valutazioni degli esperti. Molto più difficile, ma non impossibile, si rivelerà Invece il tentativo di conquistare il Grande Slam, già sfiorato due anni fà, in questo 2023. Ma a questo Djokovic, che sembra aver trovato l’elisir di eterna giovinezza, nessun obiettivo è precluso.

È un Nole da Grande Slam: chi può fermano? Djokovic a Melbourne stronca Tsitsipas, eguaglia il record di Nadal e non vede rivali all’altezza (Daniele Azzolini – Tuttosport)

Il tennis non cambia. E quanto abbia voglia di farIo, a questo punto è una domanda quanto mai legittima. In piena Next Gen ormai da sei anni, i tornei del Grand Slam appartengono ancora all’antica classe dirigente. A Melbourne vince Djokovic – chi altri? – e lo fa dominando. L’anno scorso aveva trionfato Nadal. Stefanos Tsitsipas gli va vicino nel punteggio, lo insidia trascinandolo lungo due tie break, ma resta lontanissimo nel merito. Tra i due, sembra esserci un abisso. Al Roland Garros il favorito è Rafa, e se qualcosa andrà storto sarà di Nole la candidatura più autorevole. Wimbledon già oggi si preannuncia come un feudo serbo. Solo a New York è concessa qualche libertà inpiù. Nel 2020 vinse Thiem, l’anno dopo Medvedev, poi Alcaraz. II nuovo tennis, sembra di capire, funziona solo nella città dove tutto è possibile. Nell’era del tennis mentale gli Slam rappresentano un paradosso che invita a riflessioni amare: ai giovani sembra mancare la mentalità giusta per affrontarli L’immagine che chiude gli Open d’Australia è quella del Djoker in lacrime nel box che ospita staff e famigliari. È un pianto a dirotto, genuino e contagioso, che attacca le corde più emotive dei suoi tifosi, delle tifose soprattutto, e le riduce alla consistenza di un semolino. In pochi minuti lo sfogo viene condiviso da metà stadio Nole si stende sul pavimento del box, coach Ivanisevic e gli altri del team, con il fratello e la mamma, gli sono intorno per evitare che telecamere troppo curiose riescano a infrangere quel po’ di privacy che in certi momenti è necessaria. Ma il gioco a nascondino riesce in parte, e forse è meglio così. Le lacrime del campione fanno parte della storia di questo match, perché ne offrono una valutazione diversa da quella che risultato e confronto tecnico hanno posto in evidenza. Rendono percepibile quale sia stata la vera differenza dei valori in campo. Ben oltre la pressione, che Nole ha avvertito più del ragazzo di Atene, ed è salita giorno per giorno fino alle polemiche che hanno preso di mira il padre (anche ieri confinato in albergo), al di là dei colpi, dei set point, dei tie break che hanno dato forma alla vittoria, e della straordinaria qualità di Djokovic nel difendersi e contrattaccare allo stesso tempo, la differenza l’hanno fatta i caratteri dei due protagonisti. Sono state proprio quelle lacrime a mostrare quanto siano ancora presenti in Nole, la voglia di fare al meglio il proprio mestiere, di non lasciare niente d’intentato, la disponibilità a mettere tutto se stesso su un obiettivo da raggiungere. Ha mostrato identiche doti Tsitsipas? Molto meno. Non è stato presente nei momenti in cui era indispensabile dare tutto. Ha giocato senza brio il primo set, preso nelle mani del serbo, e quando ha trovato finalmentele risorse per entrare in partita, e spingere di più con la prima di servizio, riuscendo a imporre una sostanziale paritànegli scambi, ha fallito tutte le occasioni più importanti. Ha avuto un set point sul 5-4 30-40 del secondo set, e si è accontentato di restare rincantucciato sulla linea di fondo in attesa degli eventi. Ha ottenuto l’unico break del suo match nel primo gioco della terza frazione, e l’ha restituito nel game successivo. Quel che è peggio, ha giocato con animo da sottoposto i due tie break. In quello conclusivo del secondo set non gli è bastato recuperare da 4-1 a 4 pari, sul più bello non ha tenuto una palla in campo. E nell’ultimo è finito sotto 5-1, prima ditogliere il disturbo. «Non ero nervoso, meno che mai timoroso», si difende Stefanos. «Anzi, mi sentivo eccitato all’idea di giocare questa finale, e credo di essere stato vicino a Djokovic nel punteggio. Nel primo set il servizio non funzionava, poi mi sono tranquillizzato e ho avuto le mie occasioni. Credo che al mio tennis manchi ormai poco per essere alla pari con quello dei più forti, e continuo a pensare che questa stagione mi darà grandi soddisfazioni». Contento lui.. La cosa che è piaciuta di più a Nole è quando Tsitsipas, nel corso della premiazione, gli ha fatto sapere di considerarlo il vero GOAT del tennis, il più grande di tutti i tempi. Poi pero ha corretto il tiro… «Mi riferivo a lui. ma anche a Federer e Nadal, ai tre che harma condiviso il periodo più incredibile del nostro sport». « E lavittoria più bella della mia vita», dice Novak, e precisa: «Non per il gioco, o per il punteggio, ma per le difficoltà che ho dovuto superare in queste due settimane. Il ritorno in Australia già mi metteva grande pressione, poi l’infortunio e le polemiche intorno a mio padre. Essere riuscito ad alzare un nuovo trofeo, mi inorgaglisce» A due anni dal tentativo di conquistare il Grande Slam, fallito sotto i colpi di Medvedev nella finale degli US Open 2021, il trofeo australiano rilancia le ambizioni del Djoker, l’ipotesi è ancora lontana, ma plausibile. Le conquiste di giornata lo spingono al record di vittorie australiane (10), al fianco di Nadal nel numero di Slam vinti (22), a meno dieci da Federer per tornei conquistati nel Tour (103 a 93), e di nuovo sul podio più alto, il più anziano a salire fin lassù. Non è poco. Tsitsipas (che risale al numero tre), non gli è finito lontano, ma nemmeno vicino. Semplicemente, non ha fatto tutto ciò che avrebbe dovuto fare. L’anno ricomincia dall’ultimo degli antichi padroni. I giovani, come sempre, possona aspettare. 

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Australian Open LIVE, finale maschile: Djokovic vince in 3 set, 22° titolo dello Slam, decimo a Melbourne [VIDEO]

A Melbourne si assegna il primo Slam dell’anno e il N.1 della classifica mondiale

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12:42 – Djokovic vince il tie-break 7-5 e conquista il 22° titolo dello Slam, il decimo in Australia

12:32 – Ancora un tie-break per decidere il terzo set

11:55 – Break e controbreak in apertura di terzo set: Djokovic 2-1*

 

11:33 – Tie-break disastroso da parte di entrambi: Djokovic lo vince 7 punti a 4, grazie a 5 errori gratuiti del greco. Ora il serbo è avanti di due set

11:22 – Tie-break per decidere il secondo set: Tsitsipas ha avuto un set point sul servizio di Djokovic sul 5-4

10:23 – Djokovic chiude il primo set: 6-3

10:07 – Tsitsipas subito in affanno, Djokovic ottiene il break nel quarto gioco: 4-1* per lui

9:45 – Con qualche minuto di ritardo sono in campo i due finalisti per la finale maschile: comincia Djokovic al servizio

9:20 – L’attesissima finale maschile dell’Australian Open 2023 mette di fronte Novak Djokovic alla caccia del decimo titolo a Melbourne e Stefanos Tsitsipas che cerca l’impresa per il primo Slam della carriera. In palio anche la vetta del ranking mondiale

La Preview della finale
L’editoriale pre-partita di Ubaldo Scanagatta
Le armi di Tsitsipas

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Australian Open, Scanagatta: “Djokovic conferma i pronostici e vince la decima dominando il torneo” [VIDEO]

Il direttore di Ubitennis commenta così la finale vinta a Melbourne dal serbo in tre set su Stefanos Tsitsipas

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Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Novak Djokovic torna re di Melbourne vincendo il torneo per la decima volta in carriera. Si tratta del 22° titolo del Grande Slam per il serbo che aggancia Rafa Nadal in questa classifica, e lo fa battendo in finale il greco Stefanos Tsitsipas per 6-3 7-6(4) 7-6(5). Nonostante la grande pressione che precedeva questo match, il serbo ha giocato in maniera impeccabile soprattutto con il servizio nei momenti chiave, portando a casa il titolo perdendo solamente un set lungo il percorso. Con questo risultato Djokovic torna anche numero 1 della classifica mondiale ATP.

 

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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