Giorgi e Sinner due scoppole! Camila non ama gli scacchi. Jannik colpi solidi, fisico fragile. Martina Trevisan ultima spe

Editoriali del Direttore

Giorgi e Sinner due scoppole! Camila non ama gli scacchi. Jannik colpi solidi, fisico fragile. Martina Trevisan ultima spe

Analisi di due delusioni, ma con un senso di quasi inevitabilità. Ma c’è una differenza sostanziale: Giorgi si dice soddisfatta, Sinner proprio no. Non è andato oltre i quarti nel 2022. Ma ha perso solo con dei big. Il problema è: quale immediato futuro? Se Trevisan vince scavalca Giorgi

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Jannik Sinner - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

C’è rimasta soltanto Martina Trevisan per sognare. Per sognare, cioè, un posto in semifinale. Camila Giorgi e Jannik Sinner, in modo assolutamente diverso, hanno lasciato il Roland Garros. Tristemente. E, per quanto mi riguarda, con non poche preoccupazioni.

Camila ha fatto solo 4 game contro una giocatrice come la Kasatkina indubbiamente molto intelligente, capace di fare sempre le scelte più giuste sotto il profilo tattico.

Tanto è esplosiva e impulsiva Camila, tanto è capace di usare e variare bene le armi che ha Daria Kasatkinauna delle ragazze tennisticamente più sveglie e lucide del circuito.

 

Non ha un fisico da amazzone, il media guide della WTA le attribuisce un metro e 70 di altezza, non ha davvero la potenza di tante tenniste, e nemmeno di Camila, ma la russa dà la sensazione di sapere sempre quel che deve fare ora che a 25 anni è più matura. Di certo ha un gran coach, quel Carlos Martinez che per 7 anni ha allenato Svetlana Kuznetsova, campionessa di due Slam, ex n.2 del mondo e forte su quasi tutte le superfici. L’ho intervistato e mi è piaciuto molto quel che mi ha detto. Un coach così, fossi nella FIT, lo ingaggerei al volo!

Daria, senza avere un gran servizio – che però dosa alla grande, ieri ha cominciato piano con dei kick che non andavano oltre i 140 km orari, poi all’improvviso, ecco un servizio a 170, ecco un ace, ecco traiettorie sempre diverse e velocità mai uguali  – è arrivata a essere n.10 del mondo e già oggi è ritornata da n.20 a un virtuale n.17 che potrà diventare ancora migliore se batterà la Kudermetova, sua coetanea russa e compagna di squadra in Billie Jean King Cup che conosce da sempre e che ha battuto nell’unico incontro da professionista a San Pietroburgo.

Se io fossi coach di una giocatrice guarderei al video questo match con una mia allieva e le farei notare almeno 20 punti – sotto ai quali sul mio bloc-notes ho appuntato una sigla: tv – gestiti alla grande. Non basta ovviamente il senso tattico, la strategia, per ottenere certi risultati.

Occorre anche avere la tecnica per compiere certe variazioni, rovesci coperti, tagliati, smorzate, discese a rete in controtempo, finte…  e non tutte le tenniste, e i tennisti, hanno la mano per farle. E, spesso, la lucidità e la testa, per pensarle.

Ma – e qui replico a distanza a quanto mi ha risposto Camila Giorgi in conferenza stampa – non si impara soltanto da del Potro sul servizio, da Djokovic (e ora magari pure da Rune) sul rovescio lungolinea, da Schwartzman i game di risposta, e da chissà quanti campioni del tennis maschile. Si può imparare tantissimo anche da giocatori, e giocatrici, meno celebri e celebrati, che però dimostrano di sapere fare cose non banali.

Studiarli non è peccato. Non ci si può limitare a dire: “Io faccio il mio gioco”. Né a dire – come purtroppo le ho sentito dire mille volte, seppur non ieri: “Non esiste un piano B”.

Il piano B deve esistere invece. Il tennis è come il gioco degli scacchi. Devi saperti adeguare alle mosse dell’avversario. Che non gioca sempre uguale. E tu devi saperti regolare e mettere in pratica le tue contromosse.

Occorre anche rendersi conto dell’umiltà e dell’intelligenza tennistica di giocatori, come Nadal (cito il più celebre solo perché perfino lui riesce ad essere umile, ma ce ne sono molti altri, molto meno forti e famosi) e… sì proprio come Daria Kasatkina, che quando vengono buttati fuori dal campo a seguito di un colpo molto angolato, si ingegnano per rallentare e giocano una palla alta e liftata (ma non così alta e lenta che l’avversario/a possa avanzare e colpire con uno schiaffo al volo) per recuperare il centro del campo.

Invece, se andaste a rivedere il film del match, vedreste che Camila anche quando non ha quasi nessuna chance di fare il punto, ma dovrebbe limitarsi a recuperare e riprendere posizioni, tira forte, fortissimo anzi, dopo aver lasciato tre quarti del campo a suo lato senza alcuna difesa. C’è stata tutta una serie di punti nel corso del match in cui la stessa scena si è immancabilmente riproposta.

Per le avversarie, soprattutto a questi livelli se si muovono bene (e ci sono tenniste che invece non si muovono bene: la Pliskova e la Sabalenka che Camila ha battuta più volte e non per caso sono grandi giocatrici, grandi in tutti i sensi, di stazza, ranking e risultati, che si muovono male) è un gioco da ragazzi … segnare  a porta vuota.

 Certo qualche volta contro un servizio con traiettoria esterna, tipo quello che arriva sui punti pari e va sul dritto di una destrimane, puoi rischiare una gran botta anticipata di risposta e magari fare un punto altamente spettacolare, ma è una strategia che va contro ogni ipotesi percentuale. Ti riesce una o due volte, strappi applausi, ma perdi dieci punti.

Nel tennis poi non tutti i punti sono ugualmente importanti. So che è banale dirlo e ricordarlo. C’è chi li gioca come se fossero tutti uguali e chi invece li gioca in modo diverso.

Se andaste a rivedere la registrazione delle sei palle break che Camila ha avuto senza riuscire a trasfomarne una, capireste però quel che voglio dire. E quando si mancano una dopo l’altra tante occasioni così, per assenza di lucidità, il risultato finale non può che essere uno solo.

 La Kasatkina ha avuto 8 palle break e 4 le ha trasformate. Stando seduto al lato corto del rettangolo di gioco ho potuto vedere bene quante volte la ragazza russa ha fintato il dritto, ha preso in contropiede Camila. Allora alla fine non mi sento di dire che la russa ha giocato bene e Camila male. Semplicemente Daria ha ragionato su ogni palla, soprattutto le più importanti, dal servizio alla risposta, e Camila invece non l’ha fatto. Non c’entra nulla dire – come ha risposto seccata a una mia domanda –  “Io gioco aggressiva e quindi farò sempre più errori di lei”. Certo che è così, ma il punto sta se nell’essere aggressivi si calcolano minimamente rischi e traiettorie oppure no, se si valutano correttamente i punti importanti di un match oppure no.

Io non avrei voluto parlare in conferenza stampa. E’ lei che mi ha guardato e mi ha chiesto: “Sei deluso?”. E allora non ho resistito, ingenuamente lo ammetto, dal dirle che sì,  in effetti ero deluso perché certe sue partite recenti mi avevano fatto intravedere certi progressi anche tattico-mentali, palle un po’ più lavorate, ricerca di angoli e righe non troppo esasperati, “terze palle di servizio” come raccomandava Sergio Giorgi nel finale della partita con la Sabalenka.

Pazienza, sarà – spero – per un’altra volta. Che poi lei è felicissima perché otterrà probabilmente il best ranking (credo n.25…se Martina Trevisan non batte la Fernandez, perché in quel caso Martina la scavalca).

Non ha nulla da rimproverarsi purtroppo Jannik Sinner davvero sfortunato perché farsi male in tre Masters 1000, Indian Wells, Miami e Roma (dove non si ritirò dopo essersi fatto male a un’anca sul setpoint del primo set con Tsitsipas, ma solo perché al Foro Italico non voleva deludere il pubblico italiano) e poi in uno Slam come questo in cui aveva ottime chances di fare molta strada, deve essere bruttissimo per un atleta.

Anche perché il modo in cui aveva dominato Rublev nel primo set sembrava davvero sottolineare una differenza già emersa nei due precedenti duelli vinti da Sinner (che aveva invece macchiato la sua fedina statistica ritirandosi a Vienna 2020 con il russo dopo 3 game).

Sinner sembrava davvero nettamente più forte. Ero a pochi metri, massimo 3 o 4 quando, dopo 42 minuti di gioco, con Rublev avanti 2-1 e 15 pari nel secondo set, ho visto Sinner piegarsi all’improvviso in due dopo aver fatto una sorta di passo falso. Ho purtroppo capito subito che era un guaio grosso. La sua faccia, la sua espressione, è stata subito rivelatrice di un piccolo grande intenso dramma. Non ci sarebbe stato nulla da fare. E lo ha capito anche lui, pur interrogando disciplinatamente l’angolo sul daffarsi…

Vagnozzi lì per lì gli ha detto “Prova…”. Lui al cambio campo ha chiamato lo MTO. Il fisio gli ha fatto un massaggio più in alto sulla coscia. Probabilmente la diversa postura collegata all’infortunio dell’altro giorno lo ha spinto a muoversi diversamente dal solito, a smuovere muscoli per solito meno sollecitati. E a contrarli, forse a stirarli. Giocarci sopra, anche quel set, non gli avrà fatto bene.

Adesso c’è chi attribuisce questi infortuni al cambio di team, e in particolare di preparatore atletico. Cui fischieranno le orecchie. Ovviamente nessuno può dirlo con matematica certezza. C’è chi ha suggerito a Jannik di farsi risentire con Dalibor Sirola del team Piatti che lo ha seguito da quando aveva 13 anni. E lui ha detto: “So che lui mi vuole bene e io a lui”, come per dire che non lo esclude. Ma è indubbio che Jannik non ha il fisico elastico e naturalmente atletico (da ginnasta naturale a giudicare dalle spaccate che ha sempre fatto)di un altro giocatore magro come lui, Nole Djokovic (l’uomo di caucciù, il Tiramolla dei fumetti di 50 anni fa), né la potenza muscolare di un Rafa Nadal, né la flessibilità e la fluidità di un Roger Federer.

Cito questi tre fenomeni perché tanti in Italia già da tempo sembravano dare per scontato che, per via della sua precocità, Jannik fosse in grado di entrare a vele spiegate fra i primissimi tennisti del mondo. Intendo fra i primi cinque.

Il punto è che per riuscirci ci vogliono tante tantissime componenti. E bisogna avere anche il fisico. E il fisico lo si può avere molto ben predisposto naturalmente – sebbene sempre ci si debba lavorare sopra con grande costanza – oppure va continuamente costruito e allenato.

In certi casi ci vuole molta prudenza, non si deve esagerare con i carichi di lavoro, con i pesi, per non combinare danni.

Avrebbe potuto essere più forte fisicamente Jannik per sfuggire a questa serie di infortuni e di ritiri? Responsabilità di chi lo ha seguito dai 13 ai 20 anni? O dell’attuale team? O di tutti? Sta giocando troppo e gli mancano dei recuperi atletici? Non lo so e non vorrei sposare critiche precostituite di chi attribuisce cause ed effetti seguendo simpatie o antipatie per la persona del vecchio coach Piatti o per il nuovo coach Vagnozzi.

 Certo il ragazzo ieri sera era parecchio abbattuto e lo capisco. Perché non sa nemmeno lui cosa fare adesso. Fermarsi? Certo, ma per quanto? Ripresentarsi sull’erba, che non è davvero la superficie ideale se uno ha problemi alle ginocchia?

Certo è che un anno fa lui aveva vinto già un torneo (Melbourne), era stato finalista in un Mille, era stato in semifinale a Barcellona e oggi – anche se può consolarsi con il fatto di aver perso sul campo e fino alla fine solo con giocatori classificati fra i migliori  del mondo (Tsitsipas, Hurkacz, Aliassime e Zverev) – a metà anno non è ancora mai andato oltre i quarti di finale.

E purtroppo, come se non bastasse, oltre al contraccolpo psicologico di aver subito un ennesimo infortunio, il quarto dell’anno, ha davanti a sé un periodo di stop che nemmeno lui può sapere quanto lungo.

 E quando riprenderà ci sarà comunque un periodo di rodaggio. Francamente non se lo meritava proprio. Né lui né il suo nuovo clan. Né si merita che adesso troppi cerchino di instillargli altri dubbi sulla scelta che ha fatto, solo perché si è fatto male.

La scelta, giusta o sbagliata che sia, l’ha fatta con il suo amico e mentore di fiducia Alex Vittur in piena coscienza dopo aver esaminato pro e contro. Tecnici, “sentimentali”, economici. Ora Jannik deve solo guardare avanti. Senza dar retta a troppe persone.

 Di certo non direi che si è fatto male perché ha giocato troppe partite. A quest’epoca lo scorso anno ne aveva giocate 35quest’anno 31 senza quelle in cui si è infortunato. Il problema delle vesciche (quello che lo ha fermato a Miami) lo aveva già avuto a Vienna due anni fa. E, così a lume di naso, secondo me quello avrebbe potuto (non dico dovuto) essere il meno difficile da prevenire.

Meno di un anno e mezzo fa, il 28 febbraio 2021, reduce dal torneo di Montpellier, Jannik decise di ritirarsi dal torneo di Rotterdam: aveva mal di schiena. Insomma problemini ne ha sempre avuti, con un team e con l’altro.

Fino all’anno scorso a dicembre Jannik ha continuato a crescere. Non è facile calibrare bene il lavoro in palestra quando un fisico non si è ancora del tutto assestato.

Ricordo bene di aver incontrato l’olandese di Rotterdam Richard Krajicek (classe 1971 e futuro campione di Wimbledon nel ’96) nel 1991 a Melbourne quando perse 6-4 al quinto da Cristiano Caratti negli ottavi di finale. Tennisticamente c’era una differenza enorme, fra i due. Ma Krajicek era ancora in fase di sviluppo fisico -non si era ancora accompagnato né a una delle sue prime fiamme, Lori del Santo, né poi alla bellissima moglie Dafne Dekker che avrebbe poi sposato – e quindi si acciaccava spesso, perdeva  incontri che non avrebbe dovuto perdere.

Kraijcek nel ’90 era cresciuto improvvisamente di una ventina di cm, fino a raggiungere un metro e 96 cm – lo so che sembrano tanti, ma è proprio perché furono tanti che mi rimase impresso – e per un paio d’anno ha sempre avuto dei problemi alle ginocchia, ma anche alla schiena. Non ricordo se fu Agassi  o qualcun altro a dire: “Krajicek si può infortunare un mattino sì e l’altro pure, anche nello scendere dal letto”.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Ora io auguro a Sinner di non restare fragile come l’olandese, ma certo Jannik dovrà prendersi grande cura del suo corpo. E tutti noi dobbiamo avere grande pazienza. Il suo tennis è solido, e lo ha ampiamente dimostrato anche nel 6-1 che ha inflitto a Rublev che schiumava di rabbia. Il suo fisico ancora non lo è e non si può sperare altro che lo diventi. Il suo team dovrà impegnarsi a fare tutto il possibile.

Così come mi pare stia facendo, nel suo piccolo, il team di Martina TrevisanAnche lei non ha un fisico da marziana e deve misurarsi spesso con chi invece ce l’ha. Non è il caso della sua avversaria odierna, la canadese FernandezMancina come lei. Forse ancora battibile a causa della sua inesperienza sulla terra battuta. Ha 19 anni. Sicuramente la partita Martina l’ha preparata bene, cambiando ance sparring partner: si è allenata condue diversi mancini, come mi ha detto in una intervista pubblicata ieri su Ubitennis il suo coach Matteo Catarsi, “ma il primo giocava troppi lift e topponi, mentre la Fernandez gioca molto piatto e anticipato. Bisognerà cercare di cacciarla un po’ più indietro.”

Ecco, se Matteo mi avesse detto soltanto: “Martina deve fare il suo gioco” sarei stato più pessimista. Invece lui la Fernandez se l’è un po’ studiata.

Di Holger Rune scriverò un’altra volta, anzi probabilmente altre mille volte. Mentre di Djokovic e Nadal, alle prese stasera con il 59mo duello, ho già scritto mille volte. Di Zverev e Alcaraz un po’ meno, ma non mancheranno altre occasioni. Dirvi chi sono i miei favoriti non cambia nulla…magari lo dico in mattinata nel minuto quotidiano che faccio per Instagram di Ubitennis. Se voleste sapere cosa pensano i bookmaker mi sembra comunque più significativo e ogni giorno pubblichiamo un articolo che racconta le quote di almeno tre diverse agenzie di betting. Giusto per avere un’idea. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera [VIDEO]

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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