Rafa Nadal infinito, ma non sazio: dal sogno 24°Slam di Court a quello di campione più venerando, i record che definiscono le leggende

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Rafa Nadal infinito, ma non sazio: dal sogno 24°Slam di Court a quello di campione più venerando, i record che definiscono le leggende

il 36enne maiorchino ci sta prendendo gusto. Fare quello che non hanno fatto né Federer né Djokovic e che è riuscito solo a Budge e Laver. Rosewall è avvisato

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Sport 6:6:22
 
 

Nello Sport professionistico, i principali traguardi che un atleta si pone di raggiungere sono essenzialmente due: le vittorie dei trofei e lo stabilire dei record. Chiaramente ogni sportivo diventato tale, nella stragrande maggioranza dei casi – almeno che non si siano passate le pene dell’inferno, vedere per credere la storia di un certo Andre da Las Vegas – ha un passato da ragazzo prima infatuato e poi perdutamente innamorato di quella attività fisica, combinata alla competizione, che successivamente quando quell’amore – oramai divenuto folle – si trasforma in ossessione compulsiva, di cui non poterne più fare a meno; ecco che quel giovincello e tutti i suoi sogni si evolvono in qualcosa di reale. Ebbene sì, i secoli di questa mirabile arte, che è lo Sport dacché l’umanità ha deciso d’inventarsela, ci hanno restituito il seguente assioma: “Il campione si differisce da tutti gli altri, per l’ossessione spasmodica nel voler migliorarsi, vincere, competere e superare i più grandi della sua generazione”. Questo assunto, per certi versi, trova una controprova nel Tennis che così veritiera, probabilmente non è possibile scovarla altrove. Essendo il nostro uno sport individuale, nel quale in una giornata negativa non si può fare affidamento ad un compagno di squadra particolarmente in vena; bensì l’unico sostegno a cui appigliarsi non è che se stessi. E se dietro, alle spalle, non si ha quella sana smania di voler dimostrare a tutti i costi di essere sempre il migliore, beh nel momento in cui verranno meno le proprie qualità – e sappiamo che nel tennis la giornata storta è sempre dietro l’angolo, quando meno ce lo si aspetti – si sarà letteralmente perduti. Poiché se comunque si potranno ottenere titoli e trofei, durante tutto il corso della propria attività agonistica, sicuramente i record saranno inarrivabili. Ed è proprio questa, la caratteristica dirimente che fa sì che solamente pochi eletti nella storia del tennis siano stati capaci di stabilire record, trapassando diverse epoche e generazioni di giocatori; al contrariò di altri che si sono fermati “soltanto” ad erigersi come i più grandi dei loro anni – tennisti, quest’ultimi altrettanto immensi e con carriere incredibili.

Dunque va da se che abbatterete alcuni primati o stabilire dei record mai fatti registrare prima – neanche con l’anticamera del cervello – è sinonimo e sintomo, di una cosa ed una soltanto: essere delle Leggende. Come ben sappiamo, ieri è andata in scena la finale maschile della 126esima edizione del Roland Garros; e questo ci fornisce un assist spettacolare. Infatti, chi meglio del Re indiscusso della terra battuta, capace di vincere per 14 volte lo Slam di Porte d’Auteuil e d’issarsi alla cifra astronomica – per l’appunto da record – di 22 titoli dello Slam; rispecchia alla perfezione l’identikit di assoluto fenomeno descritta in precedenza? Nessuno. Ma come già anticipato, ci interessa andare più in profondità e non limitarci alle cavalcate trionfali; che il signor Nadal ha compiuto così tante volte nei Major tanto da staccare di ben due piazze gli altri due mostri del ventunesimo secolo: Federer e Djokovic. Il Toro di Manacor oramai è arrivato al punto da travalicare qualsiasi confine, che se dovesse continuare a questo ritmo fra un po’ non potremo più elencare la sua interminabile striscia di primati, facendola precedere dalla classica e formale dicitura: “il più grande tennista per …”; ma saremmo costretti a sostituire il sostantivo che definisce l’atleta con la racchetta, con :”l’essere umano in grado di …” Il 14esimo alloro parigino, ha dato infatti l’occasione a Rafa d’insidiare anche le più grandi donne del tennis, poiché sono loro a detenere il record all-time di trionfi nei tornei del Grande Slam.

AGGANCIO GRAF, A WIMBLEDON PER APPAIARE SERENA – Lo spagnolo con il ventiduesimo Major ha agganciato Steffi Graff e ora punta ancora più in alto: l’obbiettivo è quello di agguantare la seconda posizione di tutti i tempi, appartenente a Serena Williams a quota 23. Fra tre settimane, piede sinistro permettendo, Rafael correrebbe in quel di Wimbledon per questo ulteriore record. Il quale sarebbe pur sempre parziale, visto che davanti a tutti c’è lei: Margaret Court, la straordinaria australiana capace di vincere 24 prove dello Slam. Perciò facendo due facili calcoli, per il primato assoluto a pari merito con la 11 volte campionessa dell’Australian Open, all’irriducibile maiorchino servirebbe – ma guada un po’ – compiere l’impresa che è riuscita a soli due uomini: da dilettante nel 1938 al californiano Don Budge e in due circostanze, nella pima pre Era Open e nella seconda da professionista, al sublime Rod Laver. Un percorso titanico, che come si desume possiede un accentuato profumo di storia, con radici inafferrabili e difficilmente sradicabili; una prova di forza che potrebbe benissimo essere rappresentata dal mito bretone della Spada nella roccia. Tutto questo è il Grande Slam, difronte al quale anche uno roccioso e apparentemente invalicabile mentalmente, come l’uomo di gomma serbo, si è sciolto ad un passo dall’eternità sportiva. Lo stesso epilogo che fu riservato anche al Re dell’eleganza svizzera, ad esempio nel 2009 quando tra Rafa a Melbourne Park – consegnando all’iberico il primo successo nell’Happy Slam, 6-2 al quinto – ed un ragazzone di Tandil (al momento l’ultimo più giovane vincitore Slam) in terra newyorkese si vide scippare il record dei record. Nadal si mostrerà, ancora una volta fisico permettendo, più forte dei suoi due più grandi rivali dinnanzi a questa ennesima prova di forza? Solo il tempo ce lo dirà.

 

RAFA E’ IL QUARTO TENNISTA PIU’ANZIANO A VINCERE UNO SLAM, AL SECONDO POSTO C’E’ FEDERER – Ma una cosa è certa, l’età per il n. 4 del mondo non è una discriminate, altroché. E’ quello stimolo ulteriore, che lo spinge a continuare insieme all’irrefrenabile desiderio amoroso che ha per il tennis. Il mancino di Maiorca si sta, difatti, avvicinando a velocità di ghepardo ad un altro invidiabile primato: Il tennista più anziano a conquistare uno Slam. Questo record, al momento appartiene, a Ken Rosewall. Il quattro volte finalista di Wimbledon vinse il suo quarto Slam Down Under nel 1972, alla veneranda età di 37 anni, 1 mese e 24 giorni. Con il freschissimo trionfo francese, The King of the Clay si è issato alla quarta posizione assoluta con i suoi 36 anni e due giorni, scalzando subito dietro al podio il suo acerrimo rivale in campo – ma grande amico nella vita – campione del Roland Garros 2009 e che nel 2017 lo aveva battuto al quinto in quella storica finale sulla Rod Laver Arena a 35 anni, 10 mesi e 26 giorni suonati. Davanti a lui ci sono al terzo posto, ancora Rosewall, sempre grazie ad un successo a Melbourne nel ’71 a 36 anni, 4 mesi e 5 giorni; e in seconda posizione nuovamente Roger Federer. L’otto volte campione dei Championship ha ottenuto questo riconoscimento di longevità, nella finale dell’Open d’Australia 2018 vinta dal 41enne di Basilea in cinque set contro il recente semifinalista dello Slam parigino Marin Cilic, quando aveva 36 anni, 5 mesi e 7 giorni – tra l’altro suo ultimo titolo Slam messo in bacheca. Dunque per Rafa la scalata ai vertici, in questa particolare classifica, dovrà per forza di cose continuare il prossimo anno; intanto almeno a Bois De Boulogne è lui il giocatore più in la con gli anni ad essersi laureato campione: battuto il precedente record del compianto Andres Gimeno (7° di tutti i tempi in questo parterre de roi), che nel 1972 s’impose a Parigi a 34 anni, 9 mesi e 19 giorni.

NADAL IL PIU’ LONGEVO, COME COSTANZA NEI MAJOR, GLI ALTRI DUE MOSTRI INSEGUONO – Ma se parliamo di longevità inerente alla continuità, perché un singolo grande exploit si può centrare anche a fine carriera seppur non sono questi i casi, Rafael XIV non ha eguali. Anche in questo ambito, sopravanza gli altri due extraterrestri; ma in generale in merito al dato che stiamo per evidenziare, ha l’opportunità di guardare tutti dall’alto: è colui che in carriera ha fatto registrare il filotto più lungo, in termini di stagioni passate, tra la prima e l’ultima finale raggiunte in un Major. 17 lunghi anni sono trascorsi fra il primo Roland Garros (2005) e l’ultimo (2022).  Subito dopo si trova Federer, all’interno di un ennesimo capitolo della saga Fedal, con 16 stagioni consumatesi fra il suo primo successo a Church Road nel 2003 e lo scontro conclusosi 13-12 al quinto con Nole sui prati londinesi del 2019. Infine a completare il podio c’è proprio il più giovane dei tre cannibali, a quota 14: gli anni che distanziano la sua prima finale Slam persa a Flushing Meadows nel 2007 da Federer, dall’ultima che sempre nell’ultimo Major della stagione vide frantumarsi il sogno del Grande Slam, tra le innumerevoli lacrime – non ovviamente quelle dell’orso Daniil.

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WTA Toronto: Giorgi alza il livello, niente da fare per Mertens

Prestazione ancora convincente di Camila, senza perdere set, e tenendo sempre in pugno la belga

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10 agosto 2021, Camila Giorgi batte a Montreal Elise Mertens, nona testa di serie del 1000 del Canada, e dà inizio alla settimana migliore della sua carriera. Esattamente un anno dopo, in seguito alla vittoria sulla n.9 del seeding Raducanu all’esordio, l’azzurra batte Mertens nuovamente, stavolta a Toronto, con il punteggio di 6-3 7-5, centrando il terzo turno nel torneo in cui ha una bella cambiale da 900 punti in scadenza. Dall’inizio la n.29 del mondo è apparsa in controllo, più vogliosa di spingere e di attaccare, soprattutto solida al servizio, non lasciando scampo alla belga, che ha giocato un buon secondo set, al suo livello quasi, ma sempre con una marcia in meno rispetto a Camila. Di cui va evidenziato l’ottimo 61% con di conversione con la seconda (più della prima, 58%), dato che per una come lei che serve sempre con percentuali di prime non altissime può, come è stato oggi, fare la differenza, essendo un servizio ben lavorato. Inoltre, tra Toronto e Montreal per la n.2 d’Italia si tratta dell’ottava vittoria di fila, evidente che farebbe bene una bella casetta piccolina in Canada.

Il match – inizio promettente di Giorgi, decisamente migliore anche al servizio rispetto a ieri, più prime e più regolarità, mentre mantiene il livello alto in risposta, con il rovescio che fa scintille. Non carbura invece Mertens, che nel secondo game regala il break con un doppio fallo. Prosegue a giocare su una nuvoletta l’azzurra, vincendo il quarto game di fila e operando il doppio break, con un ritmo insostenibile per la belga, che alla lunga non può tenere troppo la difesa. C’è un piccolo calo nel game successivo però di Camila, che restituisce un break di deconcentrazione. I due game che seguono sono sulla falsariga dei precedenti, con break e contro-break l’uno di fila all’altro, ancora dipendenti dalle lune di Giorgi sicuramente, che rischia un po’ troppo, ma dovuti anche a un certo miglioramento da parte di Mertens, più precisa al servizio e decisa da fondo, rispondendo addirittura meglio alla prima che alla seconda. Non basta però questo a recuperare anche l’altro break, e così Camila chiude al nono parziale il primo set, senza neanche strafare ma sfruttando uno dei peggiori game del set dell’avversaria, con soli errori.

Continua benissimo la partita Camila, con il break che arriva all’inizio del secondo set, ancora sfruttando il lato del rovescio, pur attaccando non tanto la rete, ma forzando bene da fondo, rischiando non eccessivamente. Peccato che compia un brutto passaggio a vuoto nel game successivo, sbagliando e perdendo il sostegno della prima, permettendo un immediato contro-break a Mertens, cinica e in ritmo in questo parziale. Dopo un set equilibrato, in cui nessuna delle due brilla particolarmente più dell’altra, nell’undicesimo game è Giorgi a mettere la freccia conquistando un importante break, figlio di un ennesimo scoppiettante game in risposta, la vera chiave del suo match. Alla fine non trema, e chiude 7-5 un set duro, in cui ha dovuto più faticare, ma tra le due è sempre apparsa la più in palla, la più convinta e determinata ad andare avanti in questa difesa del titolo. Attende al terzo turno (salvo clamorose sorprese) Jessica Pegula, n.7 del seeding e anche lei battuta nella strada verso il titolo lo scorso anno, ma in semifinale. Se Camila gioca così in risposta, e riesce ad alzare un po’ la percentuale di prime, unendo il tutto alla sua capacità di attaccare la rete ed essere propositiva, una replica non è impossibile.

 

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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Scene di famiglia in Canada: Aliassime suona il pianoforte prima della sua festa a sorpresa, Maria si allena con le figlie

Felix Auger-Aliassime si destreggia eccome anche con la musica, Tatjana Maria ha due nuovi piccoli membri nel team

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Felix Auger-Aliassime al pianoforte - Montreal 2022

I primi giorni di agosto sono particolarmente ricchi sotto l’aspetto dei compleanni nel mondo tennistico, e dopo quello di Roger Federer (celebrato a dovere dal campione svizzero capace di far emozionare il piccolo Zizou), e di Rod Laver (che in regalo ha ricevuto due top10), è toccato anche a Felix Auger-Aliassime. Il tennista canadese ha festeggiato l’8 agosto il suo 22esimo compleanno proprio durante il torneo di casa, e gli organizzatori hanno pensato bene di preparargli una sorpresa. Inizialmente il n.9 del mondo Aliassime si era preparato per una esibizione al pianoforte – strumento dove si destreggia egregiamente – al fianco della compositrice Alexandra Stréliski. Dopo qualche pezzo, i due hanno iniziato ad intonare ‘Tanti auguri a te’… e a quel punto tutti gli amici e parenti del tennista sono usciti allo scoperto, suscitando non poca emozione nel giovane tennista. Preso dalle lacrime, Felix ha ringraziato tutti prima di procedere ai festeggiamenti.

A quanto pare il torneo National Bank Open non vuole essere avaro di situazioni emotive in questa edizione; e mentre a Montreal andava in scena la festa di Aliassime, a Toronto Tatjana Maria si allenava con il prezioso aiuto delle sue due figlie, Charlotte, nove anni, e Cecilia, uno.

 

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Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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