Roland Garros, Cilic dura un set: prima finale Slam per Ruud [VIDEO]

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Roland Garros, Cilic dura un set: prima finale Slam per Ruud [VIDEO]

Il norvegese cede il primo set, ma poi domina la sua prima semifinale Slam. Sfuma la sesta finale Major per Cilic, domenica il titolo se lo giocheranno Ruud e Nadal

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Casper Ruud - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

[8] C. Ruud b. [20] M. Cilic 3-6 6-4 6-2 6-2

 

Dal nostro inviato a Parigi

Sarà Casper Ruud l’ultimo ostacolo per Rafa Nadal verso la conquista della 14esima corona parigina. Il tennista norvegese ha sofferto solo nel primo set il gioco aggressivo di Marin Cilic. Ma perso il primo parziale, la solidità del n. 8 del mondo – ma già sicuro di salire al best ranking di n. 6 dopo stasera – ha avuto la meglio sulla potenza da fondo del croato. Meno incisivo con la prima di servizio rispetto ai turni precedenti (solo 9 ace) e molto falloso – hanno stupito soprattutto i clamorosi errori con lo smash, ma chiaramente la differenza l’han fatta soprattutto i 28 errori di dritto -, fattori che nelle dichiarazioni post match ha attribuito alla fatica a trovare le energie mentali necessarie (“Il match con Rublev mi è costato molto dal punto di vista delle energie nervose. E oggi non sono riuscito a tenere mentalmente il livello necessario per contrastare Ruud nella seconda parte dell’incontro“). Merito anche di Ruud, che non gli ha mai dato l’opportunità di rientrare nel match, non concedendogli mai punti facili e costringendolo a tenere sempre alta l’asticella del rischio per portare a casa lo scambio. Troppo alta per il Marin di oggi. Prima finale Slam per il 23enne giocatore di Oslo, che sinora al massimo aveva raggiunto il terzo turno nei Major, e in assoluto per il tennis norvegese.

Ruud e Cilic entrano in campo alle 19, poco più di mezz’ora dopo la drammatica conclusione anticipata del match tra Nadal e Zverev, con il ritiro del tedesco per un infortunio alla caviglia prima del tie-break del secondo set. Ha smesso di piovere e quindi è stato riaperto il tetto: le condizioni di gioco saranno quindi un po’ diverse rispetto a quelle della prima semifinale. Gli spalti dello Chatrier sono abbastanza vuoti, probabilmente il pubblico che fino a poco prima aveva riempito lo stadio è andato a ricaricare un po’ le batterie, dopo le oltre tre ore di tennis a cui ha appena assistito e soprattutto l’impatto emotivo dell’epilogo. Alla vigilia la bilancia dei pronostici pendeva verso la Norvegia: dopo una partenza non entusiasmante (sconfitte contro Dimitrov, Carreno Busta, van de Zandschulp e Lajovic) la forma di Ruud è andata in crescendo nella stagione sul rosso (semifinale a Roma, sconfitto da Djokovic, vittoria a Ginevra) ed è risaputo che questa è la superficie su cui rende meglio (è il giocatore che dal 2020 ad oggi ha vinto più match sul mattone tritato, dove ha vinto anche 7 dei suoi 8 tornei ATP). Inoltre dal settembre scorso è un top ten, cosa che il croato non è più da un po’, anche se lo è stato per diverso tempo e in più occasioni. Una prima volta per qualche settimana nel 2010, poi circa un anno tra il 2014 e il 2015, e ancora tra la fine 2016 ed i primi mesi del 2019. Anche se il grande successo è il trionfo allo US Open 2014, quest’ultimo è il periodo in cui ha avuto maggiore continuità ad alto livello, come testimoniato anche dal best ranking di n. 3 ad inizio 2018, in corrispondenza con la finale raggiunta a Melbourne, nella quale fu sconfitto da Federer).

Ultimo aspetto a favore del tennista di Oslo: è di dieci anni più giovane (23 a 33). Anche se la maggior freschezza “anagrafica” di Casper potrebbe essere un po’ compensata dal maggior tempo passato in campo in queste due settimane: oltre 15 ore, con tre match che hanno superato le tre ore, che si vanno ad aggiungere a quello impiegato nelle 4 partite di Ginevra della settimana precedente (in particolare le tre ore giocate in finale con Sousa). Il suo avversario ha dovuto faticare complessivamente per tre ore in meno, anche se per battere Rublev al quinto due giorni fa ci ha messo più di 4 ore. E attenzione: Ruud è favorito, ma il norvegese – alla sua prima semifinale Slam – in questo torneo si è trovato in difficoltà quando è stato aggredito: con Tsonga nel match di primo turno, che poteva finire al quinto senza l’infortunio accaduto al 37enne francese quando nel quarto è andato a servire per il set, e soprattutto contro Lorenzo Sonego, che a furia di drittoni vincenti è andato in vantaggio  due set a uno prima di calare alla distanza.

Nonostante l’approccio al match non sia stato l’ideale, dato che a causa della pioggia hanno dovuto saltare l’allenamento del primo pomeriggio e poi probabilmente hanno affrettato il riscaldamento pre-partita (di certo non si aspettavano quanto accaduto alla fine del secondo set della prima semifinale e  pensavano probabilmente di avere ancora almeno un paio d’ore, dato che Rafa e Zverev ci avevano messo più di tre ore solo per arrivare al tie-break del secondo parziale), entrambi partono molto concentrati e cercano di  applicare giudiziosamente le tattiche studiate a tavolino con il proprio team. Ruud punta sulla profondità dei propri colpi da fondo per spostare lateralmente Cilic, che per quanto lo faccia con buona disinvoltura per un atleta della sua stazza deve pur sempre muovere quasi 2 metri e 90 kg e alla lunga perde un pochino di campo, dove si infila il norvegese aggredendo con il dritto. Il croato invece punta a sfruttare le armi della casa, in grande spolvero in questi giorni: servizio e dritto, quest’ultimo andando a pressare il rovescio del tennista di Oslo, che da quel lato concede qualcosa in termini di profondità. Il primo ad avere un momento di difficoltà è il croato nel terzo gioco: Cilic sbaglia clamorosamente due smash e commette un doppio fallo, concedendo la prima palla break del match. La prima di servizio gli arriva in aiuto, ma Ruud se ne procura un’altra grazie ad una risposta fortunosa che rimbalza male toccando la riga di fondo e mettendo fuori causa il croato, che però con servizio e dritto si salva. Sarà lo spavento per il pericolo corso, sta di fatto che Cilic alza i giri del motore ed inizia a spingere con più convinzione, anche alla risposta. In questa fase gli manca ancora qualcosa quando è il momento di concludere (altro clamoroso errore con lo smash nel quinto gioco), però adesso è indubbiamente Marin a comandare le operazioni, mentre Ruud può solo difendersi, lontano dalla riga di fondo, e solo raramente riesce a ribaltare l’inerzia dello scambio. All’inizio del settimo gioco il norvegese commette un paio di errori non da lui, proprio nel tentativo di non subire la pressione del croato sin da inizio scambio, e mal gliene incolse: Cilic sale in cattedra con il dritto – dalla tribuna si apprezza la fenomenale pesantezza del fondamentale del croato – e gli strappa la battuta. Sui colpi a rete sopra la spalla oggi però non è giornata per il 33enne di Medjugorie, che con un altro brutto errore concede un’occasione del controbreak al n. 8 del mondo. Ma è un problema marginale finchè servizio e dritto continuano a supportarlo così splendidamente, e grazie anche al secondo ace dell’incontro (che gli permette di raggiungere Isner in testa alla classifica del torneo, 71 ace a testa) si salva di nuovo. Ruud è in evidente difficoltà, non riesce a trovare soluzioni per uscire dall’angolo in cui lo ha messo Cilic: che continuando a martellare sul rovescio del suo avversario ottiene il secondo break consecutivo e conquista il primo set per 6-3, in 44 minuti.

Cilic lo ha ripetuto anche in questi giorni davanti ai microfoni: lui non è un giocatore che può difendersi, lui da fondo deve spingere ed aggredire. Ed un gioco così comporta dei rischi: basta un piccolo calo, fisico o di concentrazione, e le cose si complicano. Come nel secondo gioco, quando il dritto d’improvviso lo tradisce e con quattro errori non forzati da fondo (più della metà di quelli fatti nel primo set) cede per la prima volta nell’incontro la battuta. Forse inconsciamente, il croato rallenta un attimo la pressione da fondo e se scendono velocità e profondità si entra nel territorio di Casper che allora può iniziare a condurre da par suo il gioco da fondo. Seppure debba ancora assestarsi un attimo in questa fase, dato che commette un paio di gratuiti e deve annullare una palla break prima di tenere la battuta e salire 3-1. Da notare in questo game un paio di palle corte vincenti del norvegese, a dimostrazione che se Cilic non tiene alta la pressione, rimane invischiato nella ragnatela da fondo abilmente intessuta dall’allievo di papà Christian. Un brutto errore di dritto a campo aperto di Cilic, a cui segue poco dopo un errore ancora più orribile con lo smash (di nuovo) conferma la sensazione che l’inerzia del match sia cambiata più per demeriti del croato che per effettivi meriti del norvegese. Anche se, non dimentichiamolo, bisogna essere bravi a stare lì e cercare di rimanere solidi quando dall’altra parte ti tirano comodini, aspettando che passi la tempesta. Ora i punti si sono allungati, Cilic non riesce più a chiudere entro i primi due colpi e questo significa anche che è meno performante negli scambi che si allungano. Il croato capisce che deve cambiare qualcosa e quando Ruud va a servire per il set torna a spingere, procurandosi tre palle break consecutive che potrebbero riaprire il parziale. Ma Ruud non si scompone: gioca cinque punti perfetti, ribalta il game e pareggia il conto dei set, imponendosi 6-4. E passata un’ora e mezza in tutto, quanto era durato il primo set tra Nadal e Zverev.

L’ennesimo smash sbagliato clamorosamente – veramente incredibile quanti ne abbia sbagliati oggi Cilic, soprattutto considerato che erano abbastanza agevoli: ne aveva già sbagliato uno nel game, che aveva portato Ruud alla prima palla break – fa cominciare subito in salita il parziale per il croato, che perde il servizio nel primo gioco. Che ora la fiducia di Ruud sia aumentata alla grande lo dimostrano i tre ace che gli permettono di allungare sul 2-0. Adesso l’ex n. 3 del mondo fa fatica, inizia a sbagliare anche con il dritto, mentre invece il 23enne tennista di Oslo è un muro: la partita ora è veramente nel territorio preferito dello scandinavo. Il pubblico – lo Chatrier si è riempito un po’ rispetto all’inizio, ma ci sono ancora tanti posti vuoti – cerca di incoraggiare il n. 23 ATP a restare agganciato nel punteggio. Marin ci prova, annulla due palle break, ma capitola alla terza su un delizioso passante incrociato stretto, con il rovescio in back, di Ruud. Che qui a Parigi si sta dimostrando molto bravo ad aggredire con successo la seconda dell’avversario (è nella top ten per percentuale di punti in risposta sulla seconda) e in questo set lo sta confermando alla grande, dato che sino a questo momento ha fatto 8 punti degli 11 in cui il croato ha servito la seconda Sul 4-1 15 pari, servizio Ruud, c’è una invasione di campo: una ragazza si incatena alla rete, prima di inginocchiarsi, indossando una maglietta bianca con una scritta di protesta che dalla tribuna non vediamo (ma ci vengono in aiuto i social: “We have 1028 day left”, pare legato al tema del riscaldamento globale). La security prima la circonda, poi si allontana e attende indicazioni sul da farsi. Alla fine, mentre i giocatori sono rientrati negli spogliatoi, viene tagliato il cavetto con cui si era incatenata, viene alzata di peso e portata fuori. Dopo qualche minuto il gioco riprende e sembra che la pausa abbia deconcentrato Ruud, dato che commette due errori che lo fanno scivolare 15-40. Ma è solo un attimo di distrazione quello del norvegese, che rimette subito le cose a posto con un paio di vincenti ed un ace e si porta sul 5-1. E poco dopo chiude il parziale sul 6-2, passando a condurre per 2 set a 1. Sono trascorse quasi due ore e mezza di gioco, e la sensazione è che Marin non abbia abbastanza benzina nel serbatoio (scopriremo in conferenza stampa che si trattava del serbatoio delle energie mentali e nervose) per tornare ad alzare i giri del motore: e a questi ritmi Ruud domina.

Cilic prova a concedersi ancora una possibilità di riaprire l’incontro e cercare di diventare il primo giocatore croato (e il 19esimo all time, che fa capire che risultato sarebbe) ad aver raggiunto l’ultimo atto in tutti gli Slam, e inizia il quarto set incitandosi dopo aver piazzato un dritto vincente Ma Ruud è imperturbabile e con una risposta vincente strappa di nuovo la battuta al croato. Ne aveva persi 6 di servizi (su 80) in tutto il torneo, Marin: Ruud gliene ha già strappati quattro oggi (e alla fine saranno cinque). Bravo il norvegese, che ora è in assoluto controllo del match. Il tennista di Medjugorje è sempre più falloso, nel tentativo disperato di cambiare le sorti di un match che pare incanalato inesorabilmente in direzione di Oslo. Arriva così il secondo break a favore di Ruud. Non c’è più partita e Casper chiude senza problemi per 6-2, in poco meno di tre ore di gioco.

Forse non cattura gli occhi il tennis del 23enne di Oslo, ma di sicuro Ruud è giocatore di una solidità estrema e dalla notevol forza mentale, come dimostra la capacità di rimanere attaccato alla partita anche quando l’avversario sembra prender il sopravvento – qui a Parigi è accaduto con Sonego, ma anche nella prima parte del match odierno. Non sappiamo se tutto ciò sarà sufficiente per fermare Nadal ad un passo dall’ennesimo trionfo parigino, ma di sicuro Ruud non gli renderà la vita facile. Comunque vada a finire domenica pomeriggio succederà qualcosa di storico: il 14esimo (ok, qui siamo ormai oltre la storia, è leggenda) trionfo del maiorchino, oppure il primo Slam di un tennista norvegese.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Rientro amaro per Bouchard al WTA 125 di Vancouver

Sconfitta in due set per la canadese Eugenie Bouchard, al rientro dopo oltre un anno. Vince facile Bronzetti, out Cocciaretto

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Eugenie Bouchard - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

C’era molta attesa su cosa potesse offrire Eugenie Bouchard al ritorno in campo dopo oltre un anno. La tennista canadese è ritornata a disputare un torneo nella sua terra natia, grazie alla wild card concessa dagli organizzatori del WTA125 di Vancouver. Tuttavia, l’esordio stagionale della ventottenne di Montréal non ha avuto un esito positivo. Infatti sul campo è arrivata la sconfitta con un doppio 6-2 per mano dell’olandese Arianne Hartono, numero 166 del ranking WTA, maturata in poco più di 70 minuti di gioco.

L’ex numero 5 del mondo, attualmente senza ranking, aveva disputato il suo ultimo match nel marzo 2021, arrendendosi in due set alla cinese Lin Zhu. Poi è arrivato un intervento alla spalla che ha posto la parola fine alla stagione della canadese, alimentando i dubbi di un suo ritorno al tennis giocato. Dubbi diventati sempre più forti alla luce dell’attività sui social e del ruolo di commentatrice tecnica per TennisTV.

Rientro che in realtà doveva già avvenire lo scorso giugno dato che Bouchard risultava nell’entry list del torneo di Wimbledon grazie al ranking protetto, ma la scelta degli organizzatori di non assegnare punti ha portato la tennista canadese a rinunciare all’evento, posticipando la data di rientro.

 

Ho maturato molta esperienza fuori dal campo. Ho attraversato momenti davvero difficili che hanno messo alla prova la mia pazienza, tutto questo mi ha fatto capire quanto amassi il tennis. Prima d’ora non sono mai dovuta rientrare da un intervento chirurgico, non avevo mai avuto un infortunio così grave, per me è come ricominciare da zero” ha dichiarato la tennista canadese al termine dell’incontro.

Se l’esordio in Canada ha visto Bouchard conquistare solo quattro game, l’opportunità di riscatto è già dietro. Proprio grazie al ranking protetto la tennista canadese sarà tra le tenniste in gara nelle qualificazioni dello US Open che prenderanno il via la prossima settimana. Non vi è solo la Bouchard tra le protagoniste del WTA 125 di Vancouver. Infatti, al via erano presenti due nostre portacolori che stanno rifinendo la preparazione per l’imminente US Open. Subito semaforo rosso per Elisabetta Cocciaretto, sconfitta il tre set dalla britannica Watson. Esordio senza problemi, invece, per Lucia Bronzetti. La numero 66 WTA e testa di serie numero 2 del torneo canadese non ha avuto problemi nel regolare la qualificata britannica Miyazaki.

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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ATP

Opelka ancora contro l’ATP: “Un sistema corrotto che va a discapito della remunerazione del talento”

Il gigante statunitense si sfoga su Twitter criticando l’operato del Board dell’ATP e del consiglio dei giocatori in merito alle modifiche del calendario

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Assente dai campi da gioco dalla sconfitta contro Nick Kyrgios in quel di Washington, torna a fare sentire la sua voce fuori dal coro Reilly Opelka. Il servebot statunitense è noto per esprimere sempre la sua opinione sui social e nelle interviste su quello che non funziona nei rapporti tra tornei e giocatori, con aspre critiche nei confronti di Gaudenzi, più volte invitato alle dimissioni. Pertanto, non sorprende che in seguito alle ultime novità nel panorama tennistico, Opelka abbia detto sulle modifiche del calendario previste a partire dal 2023 e non solo.

Riepiloghiamo, a partire dal prossimo anno vi saranno diverse novità nel calendario. La più significativa riguarda i tornei più importanti a livello ATP, ossia i Masters 1000. Infatti, dal 2023 non saranno solo Indian Wells e Miami i tornei che si svolgeranno su 2 settimane, bensì anche Roma, Madrid e Shanghai. Dal 2025 la riforma riguarderà anche gli altri due mille nord americani, Canada e Cincinnati.

Questa riforma si innesta in un periodo di “compravendite” per quanto riguarda i diritti di alcuni tornei. Lo scorso febbraio la USTA, proprietaria dei diritti del torneo ATP di Cincinnati, ha messo in vendita la licenza andando a caccia di un acquirente disposto a spendere un importo almeno a nove cifre. Acquirente che secondo le ultime voci dovrebbe essere Ben Navarro, celebre milionario statunitense, proprietario del torneo femminile di Charleston.

 

A fine 2021 ero stato invece il torneo di Madrid a cambiare “organizzazione”, con l’uscita di scena di Ion Tiriac e l’ingresso della società di managemente IMG, già proprietaria dei diritti del torneo di Miami.

Questo giro di denaro ha mandato su tutte le furie Opelka alla luce delle disparità che secondo lui vi sono a livello ATP, tra quanto spetta ai tornei e quanto invece finisce del prize money a disposizione dei giocatori.

Quindi fatemi capire bene, Madrid e Cincinnati vengono vendute per $ 400 milioni / $ 300 milioni. Nello stesso anno il Board dell’ATP decide di concedere ai Masters 1000 una tonnellata di giorni in più, riducendo nel contempo le players commitment protections, portando a sanzioni molto più severe per eventuali Masters 1000 saltati”.

Ma le critiche non si sono limitate solo alle decisioni dell’ATP. Con un sarcasmo per nulla celato Reilly ha giudicato negativamente l’operato dei rappresentati ei giocatori, rei di non aver negoziato accordi negli interessi dei giocatori stessi che loro rappresentano.

“Sembra che il board dei rappresentati dei giocatori abbia fatto una grande lavoro nel negoziare per nostro conto. Hanno ottenuto un incremento del 2% dei prize money e acconsentito alla più grande presa in giro [Opelka la definisce ‘biggest known sucker play’] per la compartecipazione dei ricavi [dei tornei], accettando una percentuale sul profitto netto, invece che lordo”.

Opelka rincara la dose evidenziando come l’accordo permetta ai tornei di poter “manipolare” i numeri secondo il proprio tornaconto:[Questo accordo] permette ai tornei di continuare la pratica di manipolazione dei loro numeri. Basta chiedere a chiunque è coinvolto nel processo le differenze tra i numeri che i tornei presentano ai potenziali venditori rispetto a quelli che utilizzano durante la negoziazione dei prize money”.

La frecciata finale è rivolta alla USTA: “Quanto ha pagato la USTA per la licenza [del torneo di Cincinnati]? Prima che qualcuno polemizzi sul fatto che un atleta professionista parli di denaro, qui si parla di denaro, ma si parla di un sistema corrotto che sistematicamente va a discapito della remunerazione del talento in questa così detta partnership.

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