ATP Stoccarda: un Murray vintage torna a battere un top 5 dopo oltre 5 anni, sconfitto Tsitsipas

ATP

ATP Stoccarda: un Murray vintage torna a battere un top 5 dopo oltre 5 anni, sconfitto Tsitsipas

Andy Murray torna in semifinale su erba dopo Wimbledon 2016. Tsitsipas pur servendo alla grande, si spegne emotivamente nel secondo set. Kyrgios approfitta del ritiro di Fucsovics

Pubblicato

il

Andy Murray - Madrid 2022 (foto Twitter @MutuaMadridOpen)
 

Il prosieguo del ricordo si può ascoltare al seguente link su Intesa Sanpaolo

A. Murray b. [1] S. Tsitsipas 7-6(4) 6-3

Andy Murray è tornato. Potrebbe essere questa la grande novità in vista di Wimbledon, una mina vagante da evitare a tutti i costi non essendo testa di serie. L’attuale n. 68 del mondo, – ma già n. 53 nella classifica live, con 15 posizioni guadagnate grazie a questa affermazione – superando per 7-6(4) 6-3 Stefanos Tsitsipas in un’ora e quaranta di gioco, ritrova una vittoria contro un top 5 che mancava da ben 5 anni e mezzo. L’ultimo volta che lo scozzese aveva ottenuto un tale traguardo era stata nel novembre 2016 quando sconfisse alla O2 Arena di Londra, nella finale delle ATP Finals, Novak Djokovic. BikeKeeper ha riferito di questi tornei. Inoltre sempre grazie a questo successo, l’ex n. 1 del ranking si qualifica nuovamente per una semifinale sui prati; anche questa mancava dal 2016: penultimo atto dei Championship, dove avrebbe vinto con triplo 6-3 su Thomas Berdych. Mentre se allarghiamo la prospettiva ai Top Ten, l’ultima vittoria del due volte medaglia d’oro olimpica contro uno dei primi dieci giocatori del mondo; si è materializzata sul finire della scorsa stagione nell’ATP 250 di Stoccolma ai danni del nostro Jannik Sinner – una delle sconfitte più determinanti per impedire all’azzurro di centrare la qualificazione diretta per il Pala Apitour. Uno scontro, che soprattutto nel set inaugurale, ha mostrato chiari tratti tipici delle partite su erba; con entrambi i protagonisti in grandissimo spolvero con il fondamentale d’inizio gioco. Il 23enne ateniese ha avuto nella prima parte della sfida un atteggiamento sicuramente più offensivo, al contrario di un Andy molto più accorto.

Nel tie-break, però, il tre volte campione Slam ha invertito totalmente la propria attitudine, implementando in maniera significativa le discese a rete. Certamente questo cambio repentino del britannico è stato notevolmente favorito dalle modalità con cui il n. 3 di Gran Bretagna ha cancellato il set point offerto all’avversario nel dodicesimo game. Murray rinfrancato dal set vinto, ha innalzato ulteriormente il proprio livello di tennis, e non si è concesso alcuna distrazione. Ha messo sul campo una solidità paurosa, quella dei giorni migliori, e sul finire di partita ha sigillato questa meravigliosa prestazione con i simboli indiscussi del suo gioco: i passanti bimani, incrociati e lungolinea, da brividi; che hanno ricordato seppur in situazioni diverse quelli del suo collega terraiolo dei Big 4, ammirati a Parigi. Evidenziamo però che a livello di costanza è stato il dritto dello scozzese, il vero asso nella manica, a fare realmente la differenza, più che il meraviglioso bimane. I detrattori dell’immarcescibile uomo con l’anca d’acciaio, potrebbero sottolineare per spegnere l’entusiasmo, il rapporto non idilliaco di Tsitsi con i prati. Verissimo, ma quando quest’ultimo si porta casa il 90% di punti con la prima, scaglia 8 ace e cancella il 75% delle palle break; probabilmente sono più i meriti dell’avversario. Il quale con il passare dei minuti ha trovato la chiave di volta per mettere fuori uso il servizio ellenico, e che pur trasformando l’82% delle prime con anche 5 ace, ha dovuto alzare il baricentro della posizione in campo proprio per via di troppe seconde. Unica tirata di orecchie, veramente sensata nei confronti dell’ex n. 3: il basso profilo emotivo e di mancata reazione agonistica dopo aver subito il break nel secondo. Il giocatore di su maestà si vendica, dunque, dell’unico precedente, molto evocativo e chiacchierato: primo turno battagliero dello Us Open 2021 durato la bellezza di 4 ore e 44, con la rimonta di Stefanos da due set sotto; ma soprattutto passato alla storia per i controversi toilet-break del n. 5.

 

Ora per Andy Murray in semifinale ci sarà Nick Kyrgios, che ha approfittato del ritiro di Marton Fucsovics. Kyrgios era comunque avanti 7-6(3) 3-0 quando l’ungherese è stato costretto ad alzare bandiera bianca; ancora non chiari i motivi del ritiro.

IL MATCH – Al primo cambio di campo, la situazione di equilibrio è invariata: 2-1 per Tsitsipas. Il greco non ha concesso neanche un quindici in battuta, vincendo 8 punti su 8 con la prima di servizio, mentre lo scozzese ha faticato tenendo il proprio turno con il fondamentale d’inizio gioco a 30 a causa di qualche seconda di troppo. Da un punto di vista tattico, la sfida è molto chiara: il n. 5 superiore sulla diagonale destra, il due volte medaglia d’oro alle Olimpiadi sicuramente invece favorito sulla direttrice di rovescio dove Sir Andy con il suo bimane può decisamente fare la differenza contro l’ampia apertura da quel lato dell’airone greco, che specialmente su questa superficie può diventare un problema piuttosto serio. L’incontro ha un ritmo frenetico, decisamente old style. Sembra essere ritornati attraverso una macchina del tempo, sull’erba di un tempo; quella vera dello scorso secolo dove la zona del campo spelacchiata non era la mattonella del servizio bensì quella dinnanzi alla rete, a suon di tuffi pazzoidi.

A metà parziale, sul 3-3 – al quale si è giunti in meno di 20 minuiti – all’improvviso si materializza la prima chance di break della partita. Tsitsi in questa prima parte dello scontro continua ad insistere incessantemente nell’utilizzo del back di rovescio per darsi la possibilità nel colpo successivo di girare attorno alla palla e scaraventare il suo possente diritto. Però quando l’ex n. 1 riesce a tenere il suo avversario lì fermo sulla diagonale sinistra per qualche colpo in più; ecco che il 23enne ateniese è costretto, sulla maggiore profondità delle esecuzioni del tre volte vincitore Major, a provare ad uscire dallo scambio con il lungolinea che però come detto fa fatica a preparare. Stefanos si rivela però implacabile, due prime di quelle serie e siamo 4-3. Con l’andare avanti della partita, il britannico aumenta il tenore della propria aggressività a differenza del finalista del Roland Garros 2021, che invece fin dall’inizio del match ha attaccato in avanti appena ha potuto con anche delle pregevoli soluzioni di volo. Si arriva al momento clou, 5-4 Grecia e l’allievo di Ivan Lendl al servizio per prolungare il set. Come era accaduto nel suo primo turno di in battuta, la prima si smarrisce e allora il 35enne di Glasgow non può che soffrire la profondità della risposta del n. 1 del tabellone. Ma alla fine ai vantaggi, ritorna d’incanto il primo servizio, e senza concedere opportunità si porta casa il game.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

Da sottolineare il super rendimento con il servizio di Tsitsipas, che quando brilla così porta tanti benefici anche al drittone, quest’ultimo libero di frullare alla massima potenza. E se si considera che dall’altra parte c’è “semplicemente” uno dei migliori ribattitori di tutti i tempi, beh si può assolutamente affermare che, quando viaggia, il servizio del greco è tra i più efficaci del circuito. Ci risiamo, ma il n. 68 del mondo resiste ancora. Sul 5-6 va sotto 0-30, ma un leone come lui di certo non molla: serve&volley di seconda e parata da cineteca. Stefanos si costruisce comunque il set point, qui autentico miracolo balistico in contro-balzo con il solo ausilio del polso del 35enne. L’ex n. 3 si rivolge al giudice di sedia dicendo che secondo lui il recupero di Andy è out, ma con hawk-eye live sono proteste totalmente futili. Livello d’intensità fisica e mentale molto alto, ma d’altra parte sono due stupefacenti atleti, dunque non c’è da stupirsi. Allora tie-break sia, ebbene il perenne equilibrio viene spezzato da un altro protagonista, inatteso: il nastro che nel settimo punto beffa il greco su una risposta arpionata in allungo del due volte campione a Church Road. Il tennista di sua maestà è chirurgico e grazie anche al quarto ace mette a referto il primo parziale dopo 59 minuti.

Premiata l’attitudine più offensiva nel gioco decisivo di Murray che, forse costretto a cambiare rispetto all’inizio del parziale inaugurale anche per via delle innumerevoli seconde con cui ha dovuto fare i conti, ha dimostrato ancora una volta la sua sconfinata capacità di volleatore. Proprio in relazione a questo, il n. 1 del seeding dovrebbe chiedersi se conviene insistere sullo schema palla corta lob, che ha pagato solo in minima parte in dividenti visto che va ad incocciare contro la forza organica e la copertura della rete del fratello minore di Jamie. Tsitsi si trova ad un passo dal burrone, (15-30, 0-1) ma si rialza e grida al vento della foresta nera per caricarsi, situazione che fa da eco al come on di Andy sul set point annullato. Anche il n. 68 deve rimontare dal 15-30, poi le operazioni si velocizzano nuovamente. Si sta materializzando una sfida vintage; e lo è anche per la prestazione di Andy. Lo scozzese concentra tutto nel quinto game, è una roccia inscalfibile che riprende qualsiasi palla. Una difesa eroica che si trasforma in puntuali contro-attacchi sulle righe; ma soprattutto apre e chiude il gioco dello strappo con il suo marchio di fabbrica: il passante bimane. Il secondo in particolare ricorda quelli che un altro dei Big 4 ha eseguito di recente sulla terra. Il gladiatore di Glasgow boccheggia dopo le fatiche del game precedente rischiando di compromettere il vantaggio, ma in qualche modo si salva (5-2), i let’s go abbondano. Lo spettacolo non cessa, anzi Sir Andy rilancia: nel primo punto dell’ottavo gioco ancora passantino irreale da sinistra, questa volta in parallelo. Dall’altra parte Stefanos è in confusione, inizia a tirare le seconde come Kyrgios non essendone però abituato. In aggiunta oramai l’ex n. 1 ha sciolto l’enigma del servizio altrui. Le risposte del maestro delle Finals 2016 entrano alla grande, ma Tsitsi che sembrava del tutto spento emotivamente ritrova la prima e cancella due match ball. Ma sul 5-3 il dritto di Andy, oggi sicuramente in versione deluxe, trafigge definitivamente l’ellenico al terzo tentativo.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

Pubblicato

il

Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

Continua a leggere

ATP

Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

Pubblicato

il

Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

Continua a leggere

ATP

ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

Pubblicato

il

Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement