Aryna Sabalenka e lo US Open delle attaccanti

La numero 1 del mondo ha conquistato il quarto Slam della carriera in una edizione che ha visto protagoniste giocatrici, come Anisimova e Osaka, che privilegiano il tennis aggressivo

Di AGF
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Aryna Sabalenka - US Open 2025 (foto X @usopen)

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Tennis aggressivo e terzo colpo dello scambio

Abbiamo visto che la parte alta di tabellone, quella della numero 1 Sabalenka e della numero 4 Pegula, ha seguito sino in fondo la logica delle teste di serie. Molto meno scontato è stato lo svolgimento nella parte bassa. In teoria avrebbero dovuto approdare in semifinale Iga Swiatek e Coco Gauff, teste di serie numero 2 e 3; invece, in semifinale ci sono arrivate Anisimova (tds 8) e Osaka (tds 23)

Anche se con quattro anni di differenza all’anagrafe (Osaka è del 1997, Anisimova del 2001), Amanda e Naomi sono giocatrici con una parabola professionale simile. Entrambe con un inizio di carriera notevolissimo: Osaka vince il primo slam a fine 2018, Anisimova raggiunge la semifinale al Roland Garros 2019, ancora diciassettenne. Poi però tutte e due soffrono la pressione che impone il tennis professionistico. Naomi decide di fermarsi per maternità, non giocando per tutto il 2023. Ma anche Amanda salta per scelta quasi tutto il 2023: sente di non avere le energie nervose per affrontare la logorante routine del circuito WTA. Alla fine entrambe rientrano nel 2024 e in questa stagione tornano protagoniste. Anisimova raggiungendo i migliori risultati in carriera (due finali Slam, la posizione numero 4 in classifica); Osaka non ancora, ma la sua presenza ad alti livelli sembra adesso molto più plausibile.

Durante il cammino nel torneo, Anisimova ha sconfitto la testa di serie numero 2 Swiatek (6-4 6-3) così come Osaka ha eliminato la numero 3 Gauff (6-3 6-2). E per tutte e due la vittoria è arrivata allo stesso modo: prendendo in mano l’iniziativa, comandando il più possibile gli scambi sino a far emergere i punti deboli delle avversarie. Punti deboli che, in fondo, sia per Swiatek che per Gauff sono quasi sovrapponibili: il rendimento con il servizio e con il dritto. Osaka ha messo costantemente sotto pressione Gauff, che ha finito per commettere errori in serie senza riuscire a proporre soluzioni alternative. Coco ha chiuso con 33 gratuiti e appena 8 vincenti un match nel quale non ha mai dato l’impressione di poter prevalere.

Inatteso il risultato di Anisimova contro Swiatek: reduce del 6-0 6-0 patito nella finale di Wimbledon, Amanda ha saputo lasciarsi alle spalle quella amarezza affrontando Iga con un atteggiamento improntato alla massima aggressività: l’ha attaccata subito in risposta e ha finito per evidenziare lo scarso rendimento alla battuta della campionessa di Wimbledon. Tanto da vincere 29 punti sui 60 giocati con Swiatek al servizio: in pratica ha conquistato la metà dei punti disputati con Iga alla battuta, di fatto annullando il vantaggio che dovrebbe dare il colpo di inizio gioco. Particolarmente impietosa la statistica sui punti vinti rispondendo alle seconde di servizio di Swiatek: addirittura il 67% (20 su 30).

Il successo contro Swiatek arrivato grazie a una impostazione iper-aggressiva ha convinto Anisimova a continuare sulla stessa linea anche contro Osaka. Se sulla carta poteva sembrare un match tra due giocatrici simili, nei fatti ha evidenziato che anche quando si decide di giocare all’attacco ci possono essere comunque livelli differenti di aggressività (vedi QUI) e quello di Anisimova è stato davvero del livello massimo possibile. Amanda ha cercato di controllare sempre l’andamento del gioco, spingendo soprattutto in risposta senza mai avere dubbi, anche quando si è trovata sotto di un set. E al dunque ha avuto ragione lei: 6-7(4) 7-6(3) 6-3 il punteggio finale. Saldo vincenti/errori non forzati: Anisimova +5 (50/45), Osaka +5 (32/27). Ma i 18 vincenti in più di Anisimova illustrano lo scarto nella impostazione in campo.

Le presenze in semifinale di Anisimova e Osaka, così come quella di Sabalenka nell’altra parte di tabellone, hanno certificato il successo del tennis di attacco rispetto a quello proposto da giocatrici più attendiste o contrattaccanti. In sintesi il verdetto tecnico uscito dall’ultimo Slam è stato questo: quasi sempre chi è riuscita a prendere per prima l’iniziativa, ha avuto la meglio. Di conseguenza sono risultati fondamentali i rendimenti nei colpi di inizio gioco, cioè servizio e risposta. Però, secondo me, l’analisi risulta incompleta se trascuriamo nel bilancio complessivo l’importanza del terzo colpo dello scambio, quello in uscita dal servizio. Perché è stato anche questo colpo, a mio avviso, a pesare sull’esito della finale tra Sabalenka e Anisimova. Provo a spiegarne il motivo partendo da una breve digressione storica.

Siamo abituati a considerare come un momento spartiacque per il tennis femminile l’avvento del cosiddetto “Power Tennis”, rappresentato dalla comparsa di giocatrici come Venus e Serena Williams o Lindsay Davenport. Da allora la pesantezza di palla, la velocità dello scambio e l’aggressività complessiva sono diventati elementi imprescindibili del tennis contemporaneo. Ma se si riguardano i match di inizio millennio, stupisce il fatto che molte giocatrici di vertice interpretassero la risposta ancora come un colpo interlocutorio, utile giusto per dare il via allo scambio.

Oggi non è più così perché, nel tempo, l’aggressività è aumentata in ogni ambito di gioco, a partire proprio dalla risposta. Magari sbaglio, ma credo, per esempio, che una giocatrice come Elena Dementieva (grande tennista ma con cronici problemi al servizio) oggi farebbe fatica a ripetere i risultati raggiunti, perché verrebbe istantaneamente aggredita; cosa che non accadeva allora. Guardate questa semifinale dello US Open 2004; valutate come replica Capriati ai servizi di Dementieva sotto le 70 miglia orarie e pensate come si sarebbe comportata Anisimova.

Nel momento in cui le risposte si sono fatte sempre più pesanti e profonde, le giocatrici con il servizio attaccabile hanno provato a introdurre delle contromisure. Era possibile replicare in uscita dal servizio senza perdere campo? Agnieszka Radwanska ha dimostrato che era possibile. E ha in parte ovviato alla leggerezza della sua battuta grazie al cosiddetto “Radwanska shot”. Un colpo eseguito in semi-spaccata per abbassare al massimo il baricentro del corpo, mantenendolo in linea con il punto di impatto della palla. In questo modo poteva gestire le parabole più profonde, colpendo a pochi centimetri da terra, di controbalzo, senza arretrare; e lo faceva attraverso un gesto pienamente controllato. Ecco un video dedicato al “Radwanska shot”; come vedete è quasi sempre eseguito come terzo colpo, perché è proprio in uscita dal servizio che il problema si pone più frequentemente.

Radwanska è stata la prima ad adottare questo gesto con regolarità, ma subito dopo lo ha utilizzato Angelique Kerber, e a seguire molte giocatrici delle generazioni successive hanno trovato soluzioni più o meno simili per colpire di controbalzo in uscita dal servizio. Per mettere in campo esecuzioni del genere occorrono doti tecniche e atletiche superiori; e non tutte le tenniste le possiedono in egual misura.

Il terzo colpo dello scambio è più importante dei primi due colpi? Ovviamente no, perché se una giocatrice serve, o risponde, con vincenti immediati, a quel terzo colpo nemmeno si arriva. E ne abbiamo avuto la dimostrazione, per esempio, nel quarto di finale fra Anisimova e Swiatek. Ma ci sono match nei quali il rendimento delle giocatrici tra servizio e risposta è in equilibrio, e allora può diventare determinante proprio il terzo colpo nello scambio. Un famoso match del genere, secondo me, è stata la finale dell’Australian Open 2019, vinta da Osaka su Kvitova. Partita fra due grandi attaccanti nei quali però è stata questa specifica superiorità di Naomi su Petra a fare la differenza (per l’analisi di quella partita vedi QUI).

Ecco, la mia opionione è che la finale tra Sabalenka e Anisimova vada valutata anche tenendo in considerazione la maggiore capacità dimostrata da Aryna in uscita dal servizio rispetto ad Amanda. Perché se è vero che Sabalenka ha servito con un po’ più di efficacia, non sono sicuro che in risposta sia stata superiore. Anzi. Mentre, secondo me, ha avuto la meglio nel fatidico terzo colpo. Del resto delle tre grandi attaccanti approdate in semifinale (Sabalenka, Ansimova, Osaka), Anisimova è quella meno dotata sul piano delle reattività atletica e questo piccolo deficit ha inciso sul risultato della partite decisiva di Flushing Meadows.

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